Visualizzazione post con etichetta SIGINT. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta SIGINT. Mostra tutti i post

15 novembre 2014

TitanSDR: un pdf spiega i vantaggi della ricezione HF multicanale in applicazioni SIGINT

Nils Schiffhauer did it again. Ancora una volta il noto radioamatore-recensore ci sorprende con una approfondita analisi pratica delle funzioni di monitoraggio multi-canale (nello spettro HF) di un ricevitore SDR professionale - ma abbastanza abbordabile, il prezzo parte da valori inferiori ai 2000 euro  - di cui avevo sentito parlare solo di sfuggita: TitanSDR. L'aspetto sorprendente è che questo strumento, rivolto in modo esplicito al mercato dell'intelligence militare e civile, viene progettato e prodotto a Roma, da una società chiamata Enablia.
L'approccio utilizzato da TitanSDR è un po' diverso dall'ormai classica strategia del Perseus. Anche qui viene utilizzata una FPGA per la preselezione digitale dei canali da ricevere, ma a differenza di Perseus - che effettua la conversione diretta di un'intera porzione di spettro per poi andare a demodulare solo uno specifico canale - Titan implementa dei filtri digitali che acquisiscono uno o più canali di larghezza di banda fissa, consentendo così di monitorare/registrare più frequenze in simultanea. Una capacità che può essere preziosa per una stazione ricevente che deve sorvegliare contemporaneamente diverse frequenze fisse, come avviene per esempio nel campo delle radiocomunicazioni aeronautiche.
Nils ha provato TitanSDR acquisendo fino a 40 canali in simultanea,  con una varietà di software di decodifica. Il software di demodulazione di TitanSDR ha infatti una architettura a plug-in che gli permette di utilizzare direttamente programmi di SIGINT come Code-3 di Hoka Electronic o come Krypto500, dell'americana Comint Consulting, mentre altri programmi si possono utilizzare attraverso Virtual Cable. 



Il risultato delle sue osservazioni è stato condensato in un pdf di 25 pagine ricco di videate e esempio audio e video (visualizzabili con una versione recente di Acrobat Reader). Viene per esempio dimostrato come è possibile interfacciare TitanSDR con un programma di forecasting propagativo come Propman2000, un software basato sugli algoritmi di modellazione ionosferica VOACAP (ulteriori informazioni) per avere sempre un ascolto ottimizzato dentro a finestre temporali molto lunghe.
Come sempre, il lavoro di Nils Schiffhauer è di eccellente qualità e pieno di informazioni tecniche espresse in modo molto semplice. Nils riesce a dimostrare come la banda delle onde corte continua a essere un formidabile mezzo di comunicazione, efficiente e accessibile.

11 gennaio 2014

Go2Signals, una nuova famiglia di decoder per il SIGINT

Si affaccia sul mercato professionale degli strumenti e applicazioni per il SIGINT (signal intelligence) una nuova famiglia di prodotti software per la decodifica e la demodulazione dei segnali trasmessi in HF e altre bande dagli enti militari e civili che utilizzano i diversi protocolli di comunicazioni dati. La nuova proposta, go2Signals, arriva da una società svizzera di Berna, la Plath AG e viene commercializzata anche in Italia, da un dealer specializzato romano. Il responsabile delle vendite è un professionista che ha maturato la sua esperienza in un'altra famosa società del settore, Wavecom e ora, a quanto mi pare di capire, opera in proprio. 
Al momento go2Signals comprende quattro diverse soluzioni: go2Monitor, go2Decode, go2Record e go2analyse. Il primo è un software molto completo che funge sia in veste di GUI e controller per ricevitori SDR come WinRadio e Perseus, sia come sofisticato strumento di classificazione, demodulazione e decodifica. Per quanto possa suonare strano nell'epoca della "Internet delle cose", trasmettere dati via radio - sulle onde corte, le VHF/UHF, su link terrestri e satellitari - è ancora una attività molto diffusa, tra navi civili e militari, eserciti, corpi diplomatici, ONG, attività industriali di ogni tipo... Dalla telegrafia Morse e le prime rudimentali forme di radiotelescrivente, sono discese intere famiglie di codici sempre più efficienti e "robusti", cioè in grado di assicurare trasmissioni efficienti e comprensibili anche in condizioni operative e propagative difficili. Ovviamente molti di questi protocolli includono ormai sistemi di cifratura altrettanto resistenti.
Benché molti di questi segnali siano oggetto oggi di attività di monitoraggio di natura prettamente hobbystica, un software come per esempio go2Monitor non fa parte dell'armamentario, a volte anche open source o freeware, del singolo appassionato delle onde corte "non broadcast". Stiamo parlando di un sistema il cui costo di partenza, nella versione predisposta per la decodifica di un singolo canale dati, è di 16 mila euro (sì, avete letto bene, 16.000). È però possibile farsi un'idea dell'approccio grazie a una videorecensione che il radioamatore tedesco Nils Schiffhauer DK8OK, uno specialista del genere, ha appena rilasciato su Youtube. Per chi si deve accontentare di software gratuiti (e pur sempre completi e molto funzionali) come MultiPSK, è sempre stimolante vedere in azione l'articolata interfaccia di go2Monitor, attraverso la quale si passa agevolmente (o quasi), dalla traccia di uno spettrogramma alla classificazione del bitstream e infine alle stringhe di caratteri trasmessi (qui per curiosità potete vedere il lungo elenco di modulazioni e protocolli supportati).

09 settembre 2010

Scoperte nel Negev le orecchie elettroniche israeliane?

Un altro scoop di Nicky Hager, il giornalista investigativo neozelandese specializzato sul tema della "SIGINT", lo spionaggio delle comunicazioni radio e telefoniche? Non secondo gli esperti della lista UDXF che monitorano le comunicazioni radio "non broadcast", i quali affermano di aver già avuto notizia da anni delle "rivelazioni" apparse in questi giorni su Le Monde Diplomatique. Ma intanto l'articolo di Hager sulla misteriosa stazione di ascolto del Negev occidentale, a breve distanza dal Kibbutz Urim, sta facendo il giro del Web, ha determinato l'immediata creazione di una voce su Wikipedia ed è stato anche rilanciato dal quotidiano israeliano Haaretz. Hager sostiene che con quelle antenne, ben visibili su Google Maps, il servizio segreto militare, la mitica sezione "8200", coordina le sue attività di intercettazione delle comunicazioni navali e telefoniche sottomarine da e verso Israele.
Rivelazione o no (mi sembra in effetti un po' strano che un impianto così ben visibile su Google Maps sia , la storia della base di Urim, equiparata ad analoghe postazioni della NSA e dell'MI6, più che giornalismo investigativo è una lettura avvincente come un romanzo. E' abbastanza logico che Israele - e tutte le altre nazioni di una certa importanza, specie in un teatro così critico dal punto di vista militare - si sia dotato di strutture di questo tipo. Ma naturalmente le dichiarazioni sullo spionaggio effettuato sul traffico telefonico e sulle email di Europa, Asia e Africa sono tuttalpiù "educated guesses", per definizione dev'essere alquanto complicato reperire prove oggettive. L'unica evidenza è la foto satellitare di Google e la marea di commenti (molti dei quali apertamente ostili nei confronti di Israele, tanto per cambiare) che questa storia - e tantissime altre - ha sollevato sul Web.

Desert base listens to the world talking
Israel’s omniscient ears

Israel’s Urim base in the Negev desert is among the most important and powerful intelligence gathering sites in the world. Yet, until now, its eavesdropping has gone entirely unmentioned

by Nicky Hager

Israel’s most important intelligence-gathering installation is only a 30km drive into the Negev desert from Beersheba prison – where those taking part in the Gaza aid flotilla were briefly detained this June. The base, hidden until now, has rows of satellite dishes that covertly intercept phone calls, emails and other communications from the Middle East, Europe, Africa and Asia. Its antennas monitor shipping and would have spied on the aid ships in the days before they were seized.
Israel’s powerful position in the Middle East is often associated with its armed forces, nuclear weapons arsenal or covert (Mossad) operatives. But just as important is its intelligence gathering – monitoring governments, international organisations, foreign companies, political organisations and individuals. Most of this happens at the installation in the Negev a couple of kilometres to the north of the kibbutz of Urim. Our sources, close to Israeli intelligence, know the base first-hand. They describe lines of satellite dishes of different sizes, and barracks and operations buildings on both sides of the road (the 2333) that leads to the base. High security gates, fences and dogs protect the facility. As you can see on the internet, the satellite images of the base are quite clear. A practised eye easily discerns the signs of an electronic surveillance base. A large circle in the farmland shows the site of a direction-finding antenna (HF/DF) for monitoring shipping.
The Urim base was established decades ago to monitor Intelsat satellites that relay phone calls between countries. It expanded to cover maritime communications (Inmarsat), then rapidly targeted ever more numerous regional satellites. As such, says intelligence specialist Duncan Campbell, it is “akin to the UK-USA pact’s Echelon satellite interception ground stations”. The Echelon system is a network of interception stations around the world, set up in 1996 by the US, Britain, Canada, Australia and New Zealand. Satellite phones used by the Gaza-bound aid ships were easy targets for this hi-tech equipment.
Our Israeli sources described how the computers are “programmed to detect words and phone numbers of interest” from intercepted phone calls, emails etc, then transferred to Unit 8200 – the headquarters of Israeli signals intelligence – in the city of Herzliya, north of Tel Aviv. There they are translated and passed on to other agencies, including the army and Mossad.
Unit 8200 and its counterparts – the British Government Communications Headquarters (GCHQ) and the American National Security Agency (NSA) – are less famous than their foreign intelligence and special operations agencies (MI6, the CIA and Mossad). Yet the signals agencies are far bigger.
The Urim base targets many nations, friend and foe. A former analyst at Unit 8200, a military service conscript, said she worked full time translating intercepted calls and emails from English and French into Hebrew. It was “interesting” work, studying routine communications to find the nuggets. Her section listened mostly to “diplomatic traffic and other off-shore [international] signals”. They also searched public internet sites.
The Urim base, said our sources, is the centre of a spying network that taps undersea cables (notably Mediterranean cables linking Israel to Europe via Sicily) and has covert listening posts in Israeli embassy buildings abroad. Unit 8200, which is officially part of the Israeli army, also has secret monitoring units within the Palestinian territories and uses Gulfstream jets fitted out as signals intelligence aircraft.
Excluding television satellites, most satellites, in an arc stretching from the Indian Ocean to the Atlantic, are probable targets: European, Arab, Russian and Asian, as well as the Intelsat and Inmarsat satellites. Images of the base show 30 listening antennas, making Urim one of the largest signals intelligence bases in the world. The only comparable-sized station is a US facility at Menwith Hill in Yorkshire, UK.
Other stations have been known about since the 1980s. There is a large NSA base near the German city of Bad Aibling, and another US base on the Indian Ocean island of Diego Garcia, just northwest of an airbase with a runway full of B-52 bombers. The main UK base, at Morwenstow, Cornwall, can be spotted through its 20 listening antennas above the cliffs. France has its own network, known as Frenchelon, under the General Directorate for External Security (DGSE), which includes several bases in France and its overseas territories.
But unlike these, Israel’s spy facility at Urim remained invisible for decades.

11 marzo 2010

Hackers al cinema, inedito festival a Milano

Una tematica marginale rispetto alla radiofonia, anche se non del tutto considerando le implicazioni sul piano dell'intercettazione e della "signal intelligence". Nei giorni del Security Summit evento sulla sicurezza informatica organizzato Milano, dal 16 al 18 marzo si terrà un inedito film festival dedicato alla secutirty e all'hacking. Di seguito il comunicato. Diverse proposte presentate nelle sale della Scuola Civica di cinematografia sono disponibili anche su Web. Le proiezioni sono ad accesso gratuito ma bisogna registrarsi sul sito del Summit.
Andate a guardarvi soprattutto Unauthorized Access di Annaliza Savage, uno dei primi documentari sul genere. Tra gli intervistati, nel 1994, c'è un ragazzo che oltre ad avere alle spalle un bel Macintosh SE30 (mi sembra) parla di un programma radiofonico curato da Emmanuel Goldstein di 2600 Magazine. Quel programma, Off the hook, esiste ancora, così come esiste la stazione no profit citata nel documentario, WBAI di Long Island. Questa è la pagina del programma, il cui feed XML è reperibile qui.

La security va al cinema

Sono un appuntamento per cinefili appassionati di tecnologia e per “geek” le tre serate dedicate ai film underground sul tema della security in programma il 16-17 e 18 marzo 2010 a Milano.
Evento “fuori programma” del convegno Security Summit, che radunerà nel corso delle stesse giornate esperti del settore, utenti, docenti e consulenti nelle sale dell’Hotel Ata Executive, l’ Hacking Film Festival é “la pausa dopo il lavoro”, cioé il momento di svago e di relazione dopo l’impegno professionale che nel corso della giornata i partecipanti al convegno vivranno stimolati dagli oltre 100 qualificati relatori .
Il Festival è alla sua seconda edizione e dopo il successo dell’anno scorso percorre un cammino inedito, mettendo in proiezione solo filmati underground, realizzati con scarsità di mezzi, ma ricchezza di idee da giovani appassionati di tecnologia e profondi conoscitori delle problematiche e delle falle della security.
Nel corso delle tre serate saranno proiettate infatti opere che illustrano “dall’interno” l’ambiente e il fenomeno hacker, i casi giudiziari più importanti che hanno attraversato il panorama tecnologico underground e le probematiche di sicurezza e vulnerabilità dei sistemi.
Sono quasi tutte opere girate con mezzi modesti e con budget amatoriali, ma che sono in grado di illustrare con un realismo non comune tutte le complesse sfaccettature sociali, politiche, giuridiche e tecnologiche di un mondo complesso come quello dell’hacking.
Durante le tre serate Raoul Chiesa, Alessio Pennasilico, Danilo Bruschi e Giovanni Ziccardi, consulenti del settore e docenti dell’Università degli Studi di Milano, insieme ad altri ospiti, coordineranno un breve dibattito sui contenuti e ascolteranno e commenteranno le osservazioni del pubblico.
Ospite speciale Mark Abene, meglio noto come “Phiber Optik”, vera e propria leggenda dell’hacking negli anni ’90 e co-protagonista in due dei documentari che verranno proiettati.
La rassegna si svolge all’Auditorium delle Scuole Civiche di Milano, corso di Porta Vigentina 15/A, fermata Crocetta della metropolitana M3, è ad ingresso gratuito, ma è necessaria l’iscrizione sul sito www.securitysummit.it

16 Marzo 2010 Ore 21.00 - 23.00

La serata sarà presentata e coordinata da Raoul Chiesa e Alessio Pennasilico.

È prevista la proiezione di due pellicole.

* "Sapere Aude 1784" di mfp&ila, CCC2007, 2007 (durata 10 minuti)

Uno "Short emotional trip", come lo definiscono gli Autori: 10 minuti di musica a rappresentare 5 giorni di "recursive knowledge". Un giornalista polacco parla del CCC 2007 (Chaos Computer Club Camp) come l'esempio vivente che "una societa' aperta, ideale" sia possibile...

* "Unauthorized Access", di Annaliza Savage, 1994 (durata 50 minuti)

Opera prima di Annaliza Savage ed uno dei primissimi documentari sull'hacking, il phreaking ed il trashing nella prima metà degli anni '90. I MOD & LOD, Kevin Poulsen...tanti i protagonisti di questo indimenticabile documentario, girato tra gli USA, l'Olanda e la Germania...quando il blue-boxing era ancora una realtà.

17 Marzo 2010 Ore 21.00 - 23.30

La serata sarà presentata e coordinata da Danilo Bruschi, docente all’Università degli Studi di Milano

* "Freedom Downtime", di Emmanuel Goldstein, 2001 (121 minuti)

Il documentario ufficiale, a firma di Emmanuel Goldstein di 2600 Magazine, sul movimento "Free Kevin" (in onore di Kevin Mitnick) e sul mondo dell'hacking, con Mark Abene (Phiber Optik), John Markoff, Bruce Sterling, Kevin Mitnick ed, ovviamente, Emmanuel Goldstein e molti altri!

18 Marzo 2010 Ore 21.00 - 24.00

La serata sarà presentata e coordinata da Giovanni Ziccardi, docente all’Università degli Studi di Milano . È prevista la proiezione di due pellicole.

* "Hackers: Outlaws and Angels", 2002 (durata 46 minuti)

Questo documentario, della Discovery Channel Production, svela le battaglie quotidiane tra i "bad guys" e gli hacker che si oppongono, formando i professionisti dell'IT ed il Law Enforcement, controllando il cyberspazio alla ricerca di segnali di infowar imminenti. Interviste quindi ai protagonisti di questa "guerra invisible", tra cui il DoD USA, il NYPD, i detective della Kroll Associates, il team dell'X-Force e svariati hacker e cracker conosciuti nel settore.

* "Insecurity", (durata 75 minuti)

Insecurity e' un film decisamente controcorrente, girato in pochissimi giorni, unitamente a 2 mesi di post-produzione ed un budget di 250 dollari Australiani. La post-produzione e' stata effettuata con Final Cut Studio 2 e SoundTrackPro per i canali audio. Di seguito un estratto della descrizione che lo staff stesso dà del film e del concept alle spalle di esso.
"Insecurity/ is an Australian-made independently-funded feature film. However, as it's not a typical film in any way, we haven't given it a typical official website for a film, either. What you'll find here is information about the film, the filmmakers, why we made it, how we made it, and information about where to get the film. You see, we're giving Insecurity away for free. Insecurity/ is a hacker film, but rather unlike any you're likely to have seen before. Almost everyone involved in its creation are, to one degree or another, involved in the IT industry or some other nerd subculture – and we've done our best to keep as technically accurate as we can."

04 giugno 2009

EONIC e Rf Engines per l'SDR nella SIGint

EONIC, azienda olandese specializzata in soluzione di analisi del segnale per applicazioni di SIGint e COMint (signal and communication intelligence) di classe professionale e militare, ha affidato a RF Engines, società specializzata britannica, lo sviluppo di avanzati downconverter digitali da utilizzare nelle sue piattaforme SDR a larga banda. Downcoverter, leggo nel comunicato che mi è arrivato stamane, che deve essere implementato in una FPGA Altera. Le FPGA sono componenti di logica cablata che sono protagonisti di molti progetti di ricevitori SDR di classe radioamatoriale, fa piacere ritrovare nel contesto professionale e militare di EONIC molte delle considerazioni fatte a proposito di quei progetti.
RF Engines wins new contract with EONIC of the Netherlands
“Novel wideband downconverter for signal analysis”

Newport, Isle of Wight, UK – 4 June 2009 -- RF Engines Limited, the specialists in high performance signal processing design work, have been contracted by EONIC of Delft in the Netherlands for the development of a novel digital downconverter to be used in one of their latest signal processing platforms.
The high-speed design will enable the real-time extraction of large sections of spectrum from a wideband signal for subsequent analysis. The EONIC specification requires particularly demanding channel passband, stopband, ripple and SFDR (Spurious Free Dynamic Range) performance, as well as requiring a complex range of parallelisms (levels of de-multiplexing) to enable the multiple outputs to precisely match the required data rates.
The RFEL core is to be implemented in a single Altera Stratix III FPGA and then incorporated into EONIC’s bespoke hardware. It will accept data from a Maxim MAX109 analogue to digital converter running at speeds of up to 2.2 Giga samples per second.
The design will incorporate the required functions including mixers, half-band-filters and down-samplers, in a unique flexible architecture that will provide all of the required functionality for both baseband and IF input signals. The high flexibility and decimation data rate of the specification make the implementation and the routing/placing constraints particularly demanding and require the design of a novel parallel down-sampler that is specifically tailored to the Stratix III silicon architecture. The outputs of the core will also be selectable from various nodes within the core to enable the full range of required decimation rates to be achieved.
Laurens Bierens, EONIC’s co-founder and CTO, commented: “EONIC are recognised as one of the world’s leading companies in this specialist area of signal analysis and recording and are keen to partner with companies who are able to understand the requirement and deliver quality products and designs on time. We’ve worked with RF Engines for a number of years and so can always depend on them delivering the goods, particularly so where the design is as complex as this.”
Simon Underhay, RFEL’s Sales Director, commented: “We’re pleased to be working with EONIC again and to use our skills, both in hardware and in FPGA embedded firmware, to supply them with what is a very clever and operationally efficient design.”

EONIC
EONIC is a global supplier of best-of-class signal acquisition systems for intelligence, surveillance and reconnaissance applications. EONIC is one of the world's leading providers of technologically advanced signal collection and analysis systems in the EW industry. The company supplies a complete line of SIGINT, ELINT, FISINT,COMINT and Data Acquisition Systems which are used to intercept, identify, locate and analyze radar, milcom and satcom signals for a variety of military needs, including intelligence, reconnaissance, surveillance, precision targeting, situational awareness and threat warning.


RF Engines Ltd
RF Engines Limited is a UK-based electronic systems designer, providing high specification signal processing solutions for FPGAs, as well as supplying digital receiver and complete product solutions for the homeland security, defence, communications and instrumentation markets. Applications include communications base stations, satellite communications systems, test and measurement instrumentation, and bespoke wideband receivers/transceivers.

21 settembre 2007

Il silenzio radio prima della battaglia

Nel vasto repertorio di teorie cospirazioniste che tanto affascinano il pubblico americano (e non solo), ve n'è una che ha direttamente a che fare col radioascolto. Anzi, con la signal intelligence (SIGINT) quella parte della attività di controspionaggio che consiste nell'analizzare le radiocomunicazioni del nemico. Il complotto riguarderebbe uno degli eventi più traumatici della storia americana, il devastante attacco aereo alla base navale di Pearl Harbor che divenne primario fattore scatenante della decisione da parte di Roosevelt di dichiarare guerra al Giappone e, di conseguenza, al suo alleato nazista. Fu una decisione particolarmente controversa perché se Roosevelt era un deciso anti-isolazionista e interventista, una parte significativa dell'opinione pubblica americana in guerra non voleva entrarci. Non sorprende che il Web sia pieno zeppo di pagine dedicate a una questione su cui in America si discute da 60 anni. Ho trovato per esempio questo sito, ricco di fotografie dell'attacco e questo ipertesto del Muskingum College (Ohio) che riassume in modo molto chiaro la discussione in corso. Secondo i cospirazionisti Pearl Harbour non fu affatto colta di "sorpresa", i militari sapevano che Tokyo stava preparando un attacco in grande stile perché avevano decrittato i codici di guerra giapponesi e avevano abilmente sfruttato le ripetute violazioni del silenzio radio imposto dai comandanti della flotta nipponica nei giorni immediatamente precedenti all'attacco.
Insomma, la solita solfa: come nel caso delle torri gemelle e di tante altre "stragi annunciate", la presidenza non era affatto all'oscuro. Roosevelt sapeva perfettamente che Pearl Harbour sarebbe stata attaccata, ma accettò scientemente la distruzione di natanti e vite umane per poter fare la sua sporca guerra a fianco degli inglesi e successivamente dei russi. Il fatto che una conoscenza previa di un attacco di tale portata poteva essere trasformata in una brillante vittoria, o avrebbe comunque evitato la pesante distruzione di equipaggiamento aeronavale (12 navi, 188 aerei, ma le tre porta-aerei erano in manovra in mare e non furono colpite) non conta. Tanto è sempre tutto un complotto. La storia "ufficiale" è scomoda, noiosa, dev'essere riscritta.
Sull'ultimo numero (luglio 2007) del trimestrale Cryptologia, è uscita una delle tante, documentate confutazioni di una teoria revisionista che a partire dalla fine della guerra mondiale e fino ai giorni nostri ha preso corpo in numerosi libri di "denuncia". Uno di questi Day of deceit, di Robert Stinnett, viene riassunto dall'autore in questo intervento del The Independent Institute. Il libro di Stinnett, del '99, fu poi seguito nel 2001 da Pearl Harbor redefined di Timothy Wilford. Prima ancora, nel 1986 c'era stata la denuncia di John Toland che successivamente fu però in parte smentita dalle stesse fonti consultate dall'autore.
L'articolo di Cryptologia, scritto da Philip Jacobsen, appartiene a una lunga serie di confutazioni a cura dello stesso autore. La lettura, corredata da un apparato di note di tutto rispetto, non è leggera ma da quello che posso capire le prove presentate sono robuste e dimostrano che i giapponesi non hanno mai violat, o non sono stati colti a violare uno stretto silenzio radio. L'attacco ha davvero colto di sorpresa gli americani.
Mi ha affascinato, nell articolo di Jacobsen, vedere riportate anche le frequenze HF e VLF utilizzate dai giapponesi per le comunicazioni marine e sottomarine. Cryptologia è sempre straordinariamente ricca di spunti, anche se il formalismo matematico dei contributi più tecnici è, evidentemente, superspecialistico. Le rievocazioni storiche di questo tipo sono affascinanti, figuriamoci quando c'è di mezzo il monitoraggio di segnali criptati.
Jacobsen, che non solo ha lavorato come criptologo della Marina ma era anche radioamatore con il call K6FW è purtroppo scomparso prima della pubblicazione del suo ultimo contributo alla rivista ma qui, in un sito amatoriale sulla guerra del Pacifico, ho trovato un suo altro articolo, molto meno tecnico). Da leggere, grazie all'archivio su FindArticles, la sua recensione del libro dell'"avversario" Stinnett pubblicata su un numero di Cryptologia sette anni fa.