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21 agosto 2014

Bertrand Lanthiez: l'aurora boreale diventa suono e arte interattiva (con Arduino)

65°-75°. È il titolo dell'installazione che Bertrand Lanthiez ha presentato a Parigi a fine giugno, in occasione del suo diploma alla scuola superiore di design, arti grafiche e architettura di interni ESAG Penninghem. Bertrnand è un giovane interactive designer francese con uno spiccato interesse per la sound art e in 65°-75° - la fascia geografica che favorisce le aurore boreali - mescola i suoi interessi per questo fenomeno così correlato alla propagazione dei segnali radio e l'espressività coltivata con computer, software e schede Arduino. L'ho scoperto grazie a PSFK e subito mi sono trovato in sintonia con le parole di Bertrand:

«Northern lights are difficult to describe. When I tried to explain the phenomenon to people surrounding me, it always sounded to be far from the experience these lights had immersed myself. To nourish my project, I had to plan a trip in the most northern Scandinavia cities and chase the auroras again, before they would disappear in the light of spring.»

Il suo progetto, che segue altre installazioni sempre molto centrate sul suono e la sua esperienza in chiave multisensoriale (con titoli come "Sound of Threads", dove il suono si può letteralmente toccare, e "Hvisl - Whispers of Ice Land", frutto di un altro viaggio nel profondo nord), si articola in due parti. La prima è un diario di viaggio elaborato nel corso della missione in Scandinavia, alla caccia di immagini, suoni, sensazioni, il tutto condensato in un libro. La seconda parte, l'installazione vera e propria, sfida il visitatore a immergersi nelle stesse esperienze di Lanthies, seguendo il suo stesso percorso attraverso una mappa di viaggio realizzata su un tessuto tratteggiato da cuciture elettro-conducenti. Sfiorando questi fili l'esploratore di 65°-75° scatena una serie di stimoli acustici e visivi, che nelle intenzioni dell'artista devono avvolgere il pubblico come i veli verdognoli dell'aurora artica.
Una bellissima idea che potete apprezzare dal sito personale di Bertrand o dalla sua pagina su Behance, grande vetrina online della creatività multimediale. Bertrand Lanthiez ha anche uno spazio su Soundcloud e di se stesso nel suo curriculum afferma: "sono cresciuto con il Lego, oggi gioco con Arduino".


27 marzo 2013

Le antenne di Ricardo: Arduino per la remotizzazione di antenne loop

Da diversi mesi Ricardo Caratti PU2CLR, radioamatore di Brasilia, sta lavorando con Arduino per implementare semplici sistemi di sintonia meccanica di antenne magnetiche, in particolare i loop direzionali. Circuiti che consentono di variare la sintonia di un condensatore variabile di vecchio tipo utilizzando motorini e servo-meccanismi. Per ora i suoi esperimenti sono documentati soprattutto attraverso una serie di filmati YT, mentre su Github esiste già un primo deposito di schemi, fotografie e sorgenti software (Ricardo dice di essere ancora al lavoro sulla documentazione).
Qui di seguito potete vedere alcuni di questi filmati, diversi altri si trovano all'indirizzo YT appena fornito. Il controllo avviene tramite telecomando all'infrarosso, ma anche con uno smartphone Android via Bluetooth, le possibilità sono diverse. Oltre a poter immaginare di gestire in questo modo antenne installate sui tetti, ovviamente è possibile pensare a progetti di remotizzazione più spinta, con impianti di ricezione e antenne "manovrabili" anche a lunghissime distanza.

 

20 marzo 2013

Cicale, Arduino e sensori, come cambia il giornalismo ai tempi di big open data

Che cosa possono avere in comune le cicale, il microcontroller Arduino e il giornalismo? E soprattutto: come possono aiutarsi a vicenda? Chiedetelo a John Keefe, dell'emittente "public radio" WNYC di New York, e vi risponderà che per il punto di intersezione tra i canterini omopteri, l'open hardware per eccellenza e l'antica ma ansimante professione del cronista, oggi passa una nuova modalità di raccolta e analisi delle informazioni e delle storie da raccontare. Una modalità "collaborativa" capace, anche in virtù di una tecnologia alla portata di tutti, di trasformare i numeri in servizi utili per gli abitanti delle grandi città o per gli agricoltori, aiutare politici e amministratori a gestire meglio la cosa pubblica, affiancare medici e personale sanitario nell'affrontare le emergenze e le malattie, contribuire insomma al benessere e alla crescita dell'intera collettività.
John Keefe è, nel suo genere, quello che potremmo definire un pioniere. Il suo interesse riguarda sostanzialmente il vasto fenomeno del big e open data, la disponibilità di grandi volumi di dati di diversa natura (magari raccolti da un sensore ambientale, da una fotocamera, o da qualsiasi altro strumento tecnologico di rilevamento) e la possibilità di condividerli in maniera aperta, sfruttando le tecnologie questa volta software per analizzare il dato grezzo, incrociarlo ed estrarne informazioni utili dal punto di vista pratico. In una intervista concessa al blog O'Reilly Strata, Keefe racconta la sua personale visione del nuovo mestiere del "data journalist", il cronista del dato. «Candidati alle elezioni, aziende, municipalità, enti e organizzazioni no-profit, tutti stanno utilizzando dei dati. E molti di questi dati riguardano te, me e le persone di cui scriviamo nei nostri articoli. Quindi, tanto per cominciare il giornalismo ha bisogno di capire i dati disponibili e che cosa ne può fare. Oggi questo fa semplicemente parte della copertura di una storia. Saltare a pié pari questa parte del mondo significherebbe togliere qualcosa al tuo pubblico, alla nostra democrazia. Parlo sul serio. Per cui meglio riusciamo a presentare i dati al pubblico in generale e a raccontare con forza le storie che nascono o dipendono dai dati, meglio riusciremo a fare del grande giornalismo.»
Sul Data Blog del Guardian ("Facts are sacred"), Simon Rogers parlava l'estate scorsa, in previsione della lunga stagione di votazioni che stava per aprirsi in tutto il mondo, di come open data e la capacità di costruire sui dati efficaci mashup grafici e interattivi possono «restituire il voto agli elettori», permettere loro di misurarne l'efficacia e i cambiamenti indotti. Guarda caso nel post ritroviamo il nome di Keefe, che dalla sua redazione radiofonica, il "Data News Team", aveva segnalato per primo, durante il lungo iter delle primarie presidenzali americane, che nel raccogliere e visualizzare i dati provenienti dalle urne elettorali, Google Elections era molto più rapido ed efficace della storica agenzia di stampa Associated Press. 
Troviamo una terza volta il nome di Keefe in un bell'articolo di Caroline O'Donovan sul Nieman Journalism Lab della Nieman Foundation di Harvard. Questa volta però il giornalista della WNYC è al centro di un progetto tutto suo, una iniziativa nata nel contesto di un "hackathon" una riunione in cui giornalisti, programmatori e altri soggetti interessati si riuniscono per proporre e prototipizzare ipso facto nuovi modi per convertire il dato in una storia o in un servizio informativo, dal monitoraggio del ritardo degli autobus ai rilevamenti, assai più utili, della radioattività effettuati in modalità crowdsourcing da Safecast.org. Proprio durante una di queste riunioni (la stessa WNYC ne aveva promossa una nel 2010, il Great Urban Hack), a Keefe e a un gruppo di ascoltatori e tecnici viene in mente l'idea della cicala. Anzi, della Magicicada. Negli stati della costa est americana, il fenomeno delle cicale "periodiche"è qualcosa di unico nel suo genere. Nascono solo tra Virginia e Connecticut, hanno un ciclo di vita lunghissimo, 13 o 17 anni, e lo passano quasi interamente come larve nascoste nel terreno, a nutrirsi di radici di alberi. Alla conclusione del loro ciclo emergono dal terreno come insetti formati e si mettono a cantare. Non fanno molto altro, pur essendo bruttine da vedere, ma sono milioni e milioni e i loro cori sono ostinati e assordanti. Ma i dati, direte voi, che c'entrano? I dati sono quelli che il progetto Cicada di WNYC raccoglie attraverso un network di sperimentatori volontari che investono una piccola somma di denaro nella costruzione di un sensore termico controllato da Arduino. Il calore è un fattore importante nella storia della cicala periodica perché le famose larve sotterranee si decidono a venir fuori solo alla fine del loro ciclo di 13 o 17 anni e solo se il suolo ha superato una certa soglia di temperatura. In questi giorni del 2013 è atteso l'arrivo, della cicala Brood II. Le magicicada sono precise come orologi svizzeri ce ne sono diversi gruppi che emergono con estrema regolarità. Il Brood II si è visto l'ultima volta nel 1996, ancora prima nel 1979 e il loro è un ciclo 17-ennale: la prossima volta risusciteranno nel 2030, sempre che non si estinguano come è accaduto nel 1954 al Brood XI (che al suo appuntamento del 1971 non si è mai visto).
Per fortuna ora c'è l'Arduino guardia-cicala di WNYC Cicadas. Sul sito vengono fornite tutte le istruzioni per assemblare un sensore termico che dovrà monitorare la temperatura del terreno a 8 pollici (20 centimetti) di profondità. Quando la temperatura è stabile sui 64 gradi Farenheit (circa 18 gradi centigradi), scatta il momento della cicala. Il compito dei collaboratori del progetto è segnalare le temperature rilevate nella loro zona e trasmetterle a WNYC, che le utilizzerà per tracciare una mappa dell'insorgenza della cicala. Non è ben chiaro con quale obiettivo finale, forse con l'idea di consentire a chi lo vorrà di lasciare le proprie abitazioni alla ricerca di un posto più silenzioso. L'obiettivo delle cicale invece è quello di cantare, cercarsi un compagno, accoppiarsi e far ripartire il ciclo di 17 anni.
Il data journalism, per fortuna, ha ben altre ambizioni. Il circuito pubblico televisivo PBS ha preso in prestito il modello di WNYC per affidare alla sua trasmissione di inchiesta POV, Point of View, l'organizzazione del POV Hackathon "Storytelling and Technology intersect in New York City". La terza edizione si svolgerà verso metà aprile ma già negli incontri precedenti i progetti interessanti non sono mancati. In questo caso l'orientamento è più alla produzione di documentari in un contesto di mashup e crossmedialità. Il blog del John S. Knight Journalism Fellowships a Stanford riferisce di una iniziativa molto simile che si è tenuta a Los Angeles lo scorso dicembre, il L.A. MigraHack. In quel caso i cronisti hanno affrontato la questione del data journalism applicata al mondo dell'emigrazione. Dall'incontro sono emersi sette progetti molto stimolanti, incluso una mappatura dell'incidenza del diabete tra gli ispanici della California del sud, una popolazione molto a rischio per questa patologia. Ma la marea montante del data journalism non si ferma qui: persino nel New Jersey a gennaio è stato organizzato "Hack Jersey" un altro punto di confluenza tra giornalisti, softwaristi e "mangiatori di dati". Il sito Hacks/Hackers fa da collettore di questi meeting, anzi meetup, e ha già costituito in tutto il mondo dei chapter locali. Ce n'è uno anche a Milano, che organizza i suoi incontri, alla confluenza tra Web, giornalismo e open hardware, in una location di moda nel centro della città. 

04 marzo 2013

Arduino e varianti: come ti controllo il radiofaro

Mi sembra davvero degno di nota l'esperimento di Paul Darlington M0XPD sull'impiego di nanocomputer openhardware come Arduino (utilizzato qui in una sua variante) per il controllo di un circuito di sintesi di frequenza (DDS)  a sua volta destinato alla trasmissione di segnali radio a bassa potenza, per applicazioni radioamatoriali come lo studio della propagazione. Da qualche anno il fenomeno dei radiofari da pochi milliWatt, utilizzati con varianti del codice Morse a banda strettissima (e quindi in grado di percorrere enormi distanze grazie al rapporto segnale rumore molto favorevole), è diventato un grande laboratorio di sperimentazione per molti radioamatori in tutto il mondo. Considerando che un radiofaro è sostanzialmente un semplice circuito di oscillazione, il problema dello sperimentatore consiste nel modulare la forma d'onda generata attraverso una codifica come il Morse. Questo lavoro lo può ovviamente svolgere un personal computer, ma per rendere i radiofari costruiti molto più autonomi e facili da alimentare (anche con energia solare volendo), presto l'interesse dei costruttori si è focalizzata sui microcontrollori e da qui su controllori programmabili come Arduino, che offrono l'enorme vantaggio di poter applicare linguaggi di alto livello e codifiche assai più evolute. 
Il progetto di Paul, presentato qui sul suo blog, sfrutta come circuito oscillatore un "sintetizzatore diretto" basato sul chip Analog Devices AD9850, che viene commercializzato a prezzi estremamente convenienti su eBay (da cui il nome "eBay DDS": qui c'è un pdf che ne spiega il funzionamento).  Il controllo non è affidato a un vero e proprio Arduino, ma ad una variante autocostruita (addirittura con un circuito stampato personale) che Paul chiama Wotduino, il quale discende a sua volta dalla versione semplificata di Arduino chiamata Nanino, di Johan von Konow. L'impiego di Arduino per il pilotaggio di un radiofaro per bande radioamatoriali è stato ispirato a Paul da un altro radioamatore, Ron Rollinson NR8O, ma a dire il vero la magica schedina di Massimo Banzi era stata utilizzata in abbinamento con un circuito DDS-60, anche un paio di anni fa, da Ross Keatinge KT1F e sicuramente da altri.
Per farla breve, il progetto di Darlington si trova a questo indirizzo e se non vi dovesse bastare il buon Paul ha realizzato anche un progetto simile basandosi però sul nanocomputer RaspberryPI. Un autentico maker!

10 giugno 2012

Arduino e altre radio e SDR "senza pc"

Giancarlo Polo ha riportato sul gruppo FB "Radioascolto interattivo" (un salotto virtuale che sta riunendo alcuni dei più attivi radioascoltatori "DXer" italiani) il link al sito del radioamatore franco canadese Alain Boudreault VE2CUY dove trovate un interessante progetto basato su Arduino, il controller programmabile "open hardware" nato in Italia. Il progetto risale al 2009 ma interesserà certamente gli sperimentatori che si sforzano di sviluppare soluzioni software defined radio indipendenti dal PC. Alain utilizza Arduino per controllare il ricevitore Icom PCR1500, uno scanner wide-band (con onde corte) di tipo "black box" controllabile dal personal computer. Non è una radio SDR, il PCR è piuttosto un ricevitore analogico interfacciato, ma le potenzialità di questi microcontrollori stanno crescendo e quindi possiamo aspettarci molte novità in futuro.


Nello stesso filone si inserisce a buon diritto un kit progettato negli Stati Uniti dai radioamatori che fanno riferimento al club Austin QRP (QRP è la sigla radioamatoriale che definisce un contatto radio stabilito con trasmettitori a bassisima potenza, meno di 5 Watt). SDR2GO è un transceiver per bande radioamatoriali ad architettura QSD. Il microcontrollore utilizzato per assicurare l'indipendenza dal PC è se non sbaglio un dsPIC della Microchip. Informazioni sul kit si trovano all'indirizzo che ho appena linkato, quello realizzato da John Fisher K5JHF e da Kees Talen K5BCQ, mentre il gruppo "AQRP" si trova su Yahoo. A quest'altro indirizzo trovate un dettagliato PDF con le "builder's notes" di SDR2GO.
Completiamo la serie dei ricevitori o ricetrasmettitori "pc-less" con la semi-notizia - anche in questo caso non è propriamente una novità freschissima - di un prodotto finlandese ragionevolemente recente. Il dispositivo si chiama JUMA TRX2 ed è in buona sostanza una variante dell'ormai classico modello "DDS" con sintesi di frequenza e demodulazione near-zero IF. E' stato progettato dai finlandesi Juha Niinikoski OH2NLT e Matti Hohtola OH7SV e viene commercializzato in kit per autocostruzione e in versione per due bande amatoriali (80 e 40 metri) o a copertura "all band" in SSB e CW. Il brand JUMA propone tanti altri kit di ricevitori, ricetrasmettitori e lineari.


26 aprile 2012

Da Firenze i Digital Makers in Web Tv


La Mostra internazionale dell'artigianato in corso in questi giorni a Firenze apre domattina - 27 aprile - le porte all'artigianato dell'era dell'elettronica pervasiva, con un convegno intitolato Digital Makers organizzato alla Fortezza da Basso. E' una bellissima idea targata CNAnext, l'ombrello di nuove iniziative promosse dalla Confederazione Artigianato, per esplorare le nuove opportunità di "fabbricazione" in cui i materiali tradizionali si mescolano ai bit grazie all'intermediazione dell'elettronica programmabile e dove gli artigiani scoprono anche nuovi modi di organizzarsi, stabilire alleanze, inventare formule e canali commerciali finora inesplorate.
L'evento della mattinata (in realtà Digital Makers proseguirà per tutto il pomeriggio e la serata che si concluderà alle 23) prevede una prima parte istituzionale e una successiva discussione che coinvolge "makers" digitali come il mio amico Alberto D'Ottavi (un giornalista diventato imprenditore con Blomming, una innovativa idea di commercio elettronico social) e Davide Gomba delle Officine Arduino. L'intera discussione sarà seguita in diretta, oltre che sul sito di CNANext, dal circuito delle micro Web Tv italiane coordinato da Altra.tv e dai siti che rilanceranno l'iniziativa. La copertura prosegue fino alle 17 del pomeriggio con tante storie raccontate in prima persona dai nuovi "fabbricatori": a incominciare dal bellissimo Oilproject di un giovane ma determinato Marco De Rossi e proseguendo con Luisa Via Roma, Vectorealism, Manafactory, Match Point, Che(F) Moi, Premio Giovanisì, Coworking Multiverso, Spaziodati, MOKup, Stream, Super Duper Hats, Metwit, Kent’s Strapper, Dolc-È, Premiere Shooting, Toscana In, Liquid Lab, Amico Nostro, Eppela, Fattelo.com.

16 aprile 2012

Wireless hack: dai pager giocattoli a Arduino Due e Raspberry l'open hardware alle feste degli hacker

Arrivata stamane, la solita newsletter del guru della sicurezza Bruce Schneier, consiglia la visione di un breve intervento di Avi Rubin, docente di computer science alla Johns Hopkins University, nel quadro della famosa iniziativa TEDx. Sono quindici minuti tutti dedicati all'hackeraggio di dispositivi wireless in cui l'ospite di TEDx racconta di una serie di studi che gli esperti di sicurezza "buoni" svolgono per mettere in evidenza le vulnerabilità prima che queste ultime vengano sfruttate dai "cattivi".



Rubin parla per esempio dei possibili attacchi wireless a dispositivi elettromedicali come i pace maker cardiaci, ma anche a tutte le manipolazioni che sarebbe teoricamente (e praticamente) possibile effettuare a distanza contro automobili sempre più farcite di microcontrollori e interfacce radio non adeguatamente protette (assolutamente vero, ricordo ancora a un convegno di infomobilità l'intervento di due programmatori italiani che erano riusciti a trasmettere false informazioni ai navigatori attraverso i bit del sistema RDS-TMC).
Tra gli "hack" citati c'è anche quello che coinvolge un dispositivo non conosciuto in Italia, almeno credo. Il pager giocattolo della Mattel, GirlTech "IM-ME" che serve per inviare messaggi istantanei via computer senza sfruttare il Wi-Fi ma utilizzando una connessione a 900 MHz (ma c'è anche una versione a 433) gestita attraverso un componente Texas Instruments, il system on chip CC1110. Avevo già incontrato questo strano ma serio giocattolo, che su Amazon.co.uk costa 16 sterline. Gli hacker hanno per esempio trovato il modo di trasformare il suo semplice display a cristalli liquidi in un rudimentale analizzatore di spettro panoramico per la banda coperta dal chip TI (descritto anche qui). Ma un paper annunciato nel corso di una conferenza USENIX lo scorso anno ha dimostrato che il pager color rosa può diventare un pericoloso jammer per i walkie-talkie professionali che utilizzano lo standard APCO-25, il TETRA americano in dotazione anche alla polizia: il chip CC1110 opera sulle stesse frequenze!
Lo spirito degli hacker, che poi è lo stesso dei radioamatori degli anni 10 e 20 del secolo scorso, o dei moderni sperimentatori del Software Defined Radio, sempre amatoriale, rivive nelle iniziative della Open Hardware Association, di cui potete leggere in questo post della community di Arduino, il celeberrimo microcontrollore open hardware promosso da Massimo Banzi. La OHA è il momento costitutivo dell'Open Hardware Summit, un evento che quest'anno, a settembre, presso l'Eyebeam Art+Technology Center di New York (tra pochi giorni in quella stessa sede si terrà il Sound Research Summit), vivrà la sua terza edizione. L'Open Hardware Summit sarà tra l'altro sponsorizzato da Sparkfun, una società specializzata in kit per la sperimentazione elettronica che i radioappassionati molto interessante: tra i prodotti una schedina che permette di fare molte manipolazioni sul chip SiLabs 4703, che implementa una radio FM/RDS.
Mi rendo conto che questo post rischia di essere fin troppo rapsodico, ma vorrei concludere proprio con Arduino, ricordando il ruolo che proprio questo microcontrollore potrebbe avere nella realizzazione di ricevitori SDR autonomi rispetto ai computer general purpose. Poche settimane fa a Milano, l'iniziativa dell'amico Marco Ottolini, Startuppami, ha organizzato un incontro con Massimo Banzi. Ecco l'audio della sua presentazione:



La grossa novità in arrivo probabilmente entro l'anno sarà la seconda generazione della piastrina programmabile, Arduino Due. Secondo Banzi monterà un microprocessore Cortex-M3 a 32 bit della Atmel, che integra dei canali ADC/DAC. I milanesi a partire da domani potranno entrare in contatto con il concetto di Open Design di Arduino visitando in occasione del Salone del Mobile la mostra The Future in The Making, dove verranno esposti diversi progetti selezionati da Banzi in persona. Senza contare quello che al di là di Arduino è il progetto di "nanocomputer" più celebre del momento, Raspberry Pi. I primi esemplari del minuscolo pc completamente autonomo e basato su architettura ARM/Linux, vengono consegnati in questi giorni, anche se la reperibilità appare problematica a causa dell'enorme interesse suscitato.

02 marzo 2011

Un iPad SDR grazie all'hardware open source

Un iPad fatto apposta per le applicazioni Software Defined Radio dei radioamatori? E' l'obiettivo di un progetto chiamato BeagleBrick, già presentato da Robert Thomas, radioamatore con sigla KC4NYK e designer industriale, nel 2009 e citato lo scorso anno dalla rivista Wired. Siamo nell'ambito che potremmo definire SDR "embedded", la radio definita via software che non richiede l'interfacciamento con un personal computer general purpose ma si basa su dispositivi hardware e software integrati e autonomi. Thomas aggiunge a questo concetto un "tocco", è il caso di dirlo, di modernità, perché la sua idea è utilizzare il fattore di forma dei tablet computer per arrivare appunto a una tavoletta capace di funzionare come una radio software based.
Nucleo centrale di BeagleBrick è l'hardware "open source" BeagleBoard, un single-board computer basato a sua volta sulla piattaforma Texas Instruments OMAP3 e su una speciale distribuzione di Linux embedded, la Angstrom Distribution. Per meno di 500 dollari si può ordinare presso Liquidware un computer completo con tanto di display touch, il Beagle Embedded Starter Kit. E' un sistema come questo che Robert Thomas pensa di utilizzare per il suo BeagleBrick, la cui presentazione in Powerpoint è disponibile qui. Il senso di questo progetto è quello di abbinare uno dei front-end oggi disponibili per applicazioni di ricetrasmissione SDR, tipicamente un SoftRock, e un single board computer con sistema operativo embedded e applicazioni SDR mirate. Con un investimento piuttosto contenuto è teoricamente possibile realizzare dispositivi SDR completamente autonomi che occupano un volume ridotto e garantiscono la più ampia portabilità e una sufficiente autonomia di alimentazione. Se proprio non si vuole rinunciare alla relazione tra SDR e l'hardware Wintel, sono in corso diverse sperimentazioni della motherboard Intel D510MO, basata su microprocessore dual core Atom D510, che sul mercato si può acquistare per 70 dollari.
Dopo una prima fase di grande sviluppo delle applicazioni software e la creazione dei primi front-end, l'SDR radioamatoriale punta dunque con decisione a tagliare il cordone ombelicale con il pc, un fattore che incide molto sulla diffusione di queste tecniche anche nel ristretto ambiente degli appassionati della radio "estrema". E' un fenomeno, quello dell'hardware open source, che del resto è in forte crescita in tutti i comparti. A questo proposito segnalo sin d'ora che di open hardware si parlerà il mese prossimo a Milano nel quadro delle iniziative per Innovation Festival. Il 6 aprile per esempio è previsto un incontro con Massimo Banzi, inventore del processore "aperto" Arduino.

20 novembre 2010

Il promettente connubio tra analogico e digitale

Arrivano altre novità dall'amico Cédric e dal suo blog DxFm & DxTv, dove vengono periodicamente pubblicati filmati e snippet sulla sperimentazione di radio-on-chip come la Silicon Labs Si4735 e microcontrollori come Arduino. Recentemente Cédric è riuscito a collegare il 4735 a una scheda Seeeduino e in questo filmato YouTube c'è un esempio di semplice interfaccia grafica che permette di pilotare la sintonia del chip in banda FM e visualizzare le informazioni RDS.



Ha ancora senso impegnare tante energie su trasmissioni analogiche in questa fase di evidente ridiscussione della tecnologia su cui si sono basati circa 60 anni di radiofonia? Al di là degli aspetti hobbystici che dominano in questo tipo di esperimenti, sono convinto di sì. Se ammettiamo che la radio via etere, il modello radiofonico diffusivo ha ancora un ruolo, uno dei modi per affrontare gli evidenti limiti della modulazione analogica FM agendo da entrambi i lati. Sul fronte trasmissivo le sottoportanti RDS possono diventare un mezzo ancora più efficace per stabilire delle connessioni crossmediali tra le emissioni FM e i contenuti di Internet. Sul versante della ricezione mi sembra ci sia ancora molto spazio per ricevitori più evoluti, capaci di sfruttare meglio la qualità intrinseca della modulazione FM e ridurre gli effetti negativi dell'affollamento dell'etere o della rumorosità ambientale. Dentro al chip Silicon Labs sono in funzione gli stessi principi software defined radio che caratterizzano prodotti molto più evoluti ma a un costo assai più contenuto. L'abbinamento tra questa tecnologia, che ingloba di suo parecchio DSP e il microcontrollo, può sfociare in ricevitori molto più smart dal punto di vista delle interfacce utente e molto più robusti sul piano della fedeltà dell'audio.
Una piccola parentesi sulla scheda Seeeduino, che viene dal costruttore cinese Seeed Studio, di Shenzhen. Il suo catalogo prodotti è sorprendente, pieno di controller, sensori, strumenti di misura. C'è persino la possibilità di ordinare per 89 dollari il DSO Nano v2 un oscilloscopio 0-1 MHz poco più grande di una carta di credito, costruito intorno a un microchip ARM Cortex. A seconda delle versioni, con chip Atmega 328 o 328P, i prezzi di Seeeduino sono compresi tra i 22 e i 40 dollari. Ovviamente si parla di elettronica digitale da hobbysti, non di strumentazione o hardware professionale. Ma il potenziale esprimibile, anche in termini di apprendimento, mi sembra enorme.

15 marzo 2010

Radiofari QRP, il progetto di Ross KB1KGA

Nella mia rapsodica catalogazione di progetti interessanti per radioamatori e DXer ho già avuto modo di parlare di diversi trasmettitori per attività QRP (trasmissione a bassissima potenza) e radiofari propagativi. Ma quello messo a punto da Ross Keatinge KB1KGA, neozelandese residente negli USA, è un vero capolavoro di semplicità, anche per la pulizia del blog che ospita i minuziosi dettagli della realizzazione. Il progetto di Ross utilizza un DDS (sintetizzatore digitale di RF) e su un microcontrollore programmabile che gestisce l'output dei segnali generando le forme d'onda richieste. In genere è il tipico allestimento utilizzato dai radioamatori che "operano" un radiofaro a bassa potenza.
Il dispositivo realizzato si basa su una basetta DDS-60 della Midnight Design Solutions in collaborazione con American QRP Club (la si può ordinare in kit o già montata e testata) e su un microcontrollore Arduino, un hardware/software open source sviluppato da un italiano, Massimo Benzi, che ha utilizzato il chip ATmega 328. Per ottimizzare gli spazi e sfruttare alloggiamenti di dimensioni ridotte Ross ha scelto la Really Bare Bones Board di Modern Device e una piccola interfaccia verso la porta USB del computer, che serve a programmare il tutto. Una manciata di componenti, un codificatore della Mouser, qualche pulsante e un display LCD completano il tutto. Davvero semplice e lineare.
In futuro Ross conta di esplorare le possibilità di implementare il controllo di sistemi di trasmissione più avanzati come WSPR, solitamente gestiti via PC, continuando a sfruttare le capacità di Arduino.
Ecco tutti i link ai componenti necessari per l'assemblaggio.