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15 marzo 2010

Radiofari QRP, il progetto di Ross KB1KGA

Nella mia rapsodica catalogazione di progetti interessanti per radioamatori e DXer ho già avuto modo di parlare di diversi trasmettitori per attività QRP (trasmissione a bassissima potenza) e radiofari propagativi. Ma quello messo a punto da Ross Keatinge KB1KGA, neozelandese residente negli USA, è un vero capolavoro di semplicità, anche per la pulizia del blog che ospita i minuziosi dettagli della realizzazione. Il progetto di Ross utilizza un DDS (sintetizzatore digitale di RF) e su un microcontrollore programmabile che gestisce l'output dei segnali generando le forme d'onda richieste. In genere è il tipico allestimento utilizzato dai radioamatori che "operano" un radiofaro a bassa potenza.
Il dispositivo realizzato si basa su una basetta DDS-60 della Midnight Design Solutions in collaborazione con American QRP Club (la si può ordinare in kit o già montata e testata) e su un microcontrollore Arduino, un hardware/software open source sviluppato da un italiano, Massimo Benzi, che ha utilizzato il chip ATmega 328. Per ottimizzare gli spazi e sfruttare alloggiamenti di dimensioni ridotte Ross ha scelto la Really Bare Bones Board di Modern Device e una piccola interfaccia verso la porta USB del computer, che serve a programmare il tutto. Una manciata di componenti, un codificatore della Mouser, qualche pulsante e un display LCD completano il tutto. Davvero semplice e lineare.
In futuro Ross conta di esplorare le possibilità di implementare il controllo di sistemi di trasmissione più avanzati come WSPR, solitamente gestiti via PC, continuando a sfruttare le capacità di Arduino.
Ecco tutti i link ai componenti necessari per l'assemblaggio.

13 luglio 2008

Un pratico DDS con interfaccia USB

Ancora una novità dall'ormai fiorente filone della sintesi di frequenza, un aspetto fondamentale della sperimentazione SDR. Un team anglo-tedesco-olandese di radioamatori costituito da Tom DG8SAQ (autore del circuito originale apparso sul magazine Funkamateur.de), Alan M0PUB, Guido PE1NNZ, Steve G0XAR e Jan G0BBL, - la squadra del progetto QRP2000, un transceiver radioamatoriale a bassissima potenza proposto una decina d'anni fa - ha messo a punto degli economici kit per realizzare un DDS basato sul chip programmabile Si570 della Silicon Labs. L'interfacciamento con il computer viene realizzato con un controller Atmel ATTiny 45. La schedina, disponibile per meno di 30 euro può essere ordinata via Internet e tra le applicazioni c'è anche il SoftRock, piccolo front end SDR che grazie a questo DDS diventa "full band" cioè può sintonizzare in un ampio spettro di frequenze. I costruttori parlano di una capacità di generare segnali da 3,5 a 160 MHz. Tutti i dettagli, incluso il software di controllo da pc, sul sito Sdr-kits.net

06 luglio 2008

SDR, nuove proposte: l'importanza del DDS giusto



Giuliano Carmignani I0CG ha apportato una importante modifica alla sua piattaforma di ricezione SDRx introducendo il nuovo componente AD9912 per la daughterboard della sintesi di frequenza (DDS), una mossa che assicura un pulizia spettrale molto più elevata rispetto ai componenti precedenti e un minor rumore di fase. Ora SDRx ha la possibilità (e una preselezione sul front end adeguata) di ricevere da 1,8 a 30 MHz e sull'intera porzione dei 6 metri tra 50 e 52 MHz. Questo grazie anche alla nuova clock reference da 500 MHz (upgradabile a 1 GHz) che pilota il 9912.
Nell'ampia documentazione fornita sul suo sito, Giuliano spiega che la SDRx è disponibile in tre configurazioni. Monobanda, per le bande amatoriali da esplorare attraverso l'ingresso della scheda audio del computer. Sintonizzabile ma con controllo affidato al pc. E infine con la gestione, la lettura di frequenza e altre funzioni implementate a livello di un microcontrollore programmato (ma la demodulazione viene sempre effettuata via software immettendo il segnale I/Q del ricevitore nell'ingresso della scheda audio del pc).
Per capire meglio il tracciato evolutivo dell'apparecchio di Giuliano, molto ben costruito, vi suggerisco di prelevare la presentazione PowerPoint che contiene tra l'altro molte delle slide presentata alla scorsa riunione SDR di Modena. Il documento è importante perché contiene una preview del nuovo blocco che trasformerà SDRx in un ricetrasmettitore. L'idea, da quel che mi pare di capire, è che Giuliano intenda partire dal progetto HPSDR utilizzando per la parte trasmittente la scheda HPSDR Alex come banco di filtri RF in trasmissione e un blocco di generazione I/Q SSB per la modulazione della voce.
Già che stiamo parlando di nuovi DDS, segnalo che Bob Hillard WA6UFQ sta offrendo interessanti DDS stand alone con microcontrollore integrato molto utili per chi utilizza front end SDR molto semplici come il SoftRock. Il nuovo DDS utilizza il chip Si570 che lo stesso SoftRock integra in una delle sue versioni. Come per l'SDRx di Giuliano, che può montare DDS con diversi componenti, anche il DDS progettato da WA6UFQ ha la possibilità di ospitare vari moduli, non esclusivamente quello con il Si570.
Perché tutta questa puntigliosità sui componenti che permettono di sintetizzare le frequenze da inserire nei ricevitori SDR a "near-zero IF"? Perché nelle applicazioni che interessano i radioamatori e gli ascoltatori delle stazioni molto deboli, è fondamentale poter contare su uno spettro il più possibile pulito, cioè privo di spurie, che potrebbero essere scambiate per segnali autentici. Un altro problema molto elusivo è il rumore di fase, cioè i minuscoli salti che un segnale sinusoidale sintetizzato compie in avanti e indietro sull'asse del tempo. Nel dominio delle frequenze questo rumore si traduce in un piccolo spettro di rumore centrato sulla frequenza fondamentale generata, che a sua volta crea distorsioni quando si tratta di demodulare i segnali ricevuti grazie alla frequenza generata da quello specifico oscillatore locale che è un DDS. E' per questo che i progettisti di apparati SDR sono sempre alla caccia di chip per una sintesi esente da questi difetti. Per dimostrare la qualità della sintesi ottenuta con l'AD9912, Giuliano ha memorizzato sul suo sito uno spezzone del segnale I/Q ottenuto con il suo nuovo ricevitore sulla banda dei 6 metri, *prima* della demodulazione. Se avete un po' di tempo provate a prelevare questo campione e a "riceverlo" con WinRad. Alberto Di Bene, autore di WinRad, lo ha fatto e ha a sua volta pubblicato l'immagine dello spettro "visto" con il suo software di demodulazione. Il risultato, scrive Alberto, è un ricevitore "rimarchevolmente privo di tutte quelle spurie che affliggono altri ricevitore SDR..." nell'immagine di Alberto "si vede un modesto picco centrale (e questo dipende dalla scheda audio usata) e praticamente l'assenza di spurie." Chi volesse approfondire le problematiche relative al rumore di fase negli oscillatori - uno dei parametri più indicativi della qualità di un ricevitore, visto che un basso "phase noise" di solito equivale alla capacità di estrarre meglio le informazioni dalle portanti modulate più deboli, può leggere questo articolo generale sul rumore nei circuiti di oscillazione segnalato da Wikipedia.

22 maggio 2008

SoftRock multibanda, SDR per tutte le tasche

Continuo a seguire l'evoluzione del progetto di SDR a basso costo SoftRock, con molta invidia per i colleghi radioamatori e DXer che non solo hanno la possibilità di lavorare con questo straordinario kit di montaggio elettronico ma riescono a metterne a frutto le inaspettate qualità in ricezione.
Per chi ancora non lo sapesse, il SoftRock sfrutta un circuito di demodulazione di Tayloe per estrarre dalla radiofrequenza l'informazione modulante e immetterla in una scheda audio per pc che si occupa del trattamento interamente digitale del segnale. L'estrazione avviene attraverso una modalità "zero-IF", in pratica inserendo in un mixer digitale la radiofrequenza originale e una portante artificiale isofrequenza. Le informazioni utili sono rappresentate dalle minuscole deviazioni tra questa portante e la RF: dentro a queste deviazioni c'è il segnale audio che ci interessa.
In origine il SoftRock è nato come ricevitore "quarzato" nel senso che la famosa portante artificiale era generata da un semplice oscillatore a quarzo. Questo consentiva di immettere nell'ingresso della scheda audio del pc un segnale centrato su una particolare frequenza (per esempio il centrobanda di una gamma amatoriale) e demodulare digitalmente l'intera porzione di spettro corrispondente alla larghezza di banda dell'ingresso della scheda stessa. Il SoftRock può essere trasformato in un ricevitore a copertura continua utilizzando un generatore di frequenze continuo per la portante artificiale.
In questi ultimi mesi la community che sviluppa SoftRock ha escogitato diverse proposte e varianti. In questo momento la versione 8.3 del SoftRock viene commercializzata insieme a una daughter board in cui il cristallo viene accoppiato a un chip Si570 della Silicon Labs. Che cosa fa questo integrato programmabile? In pratica divide e moltiplica la frequenza del cristallo per generare la frequenza desiderata in uno spettro piuttosto ampio. La programmazione del chip avviene tramite interfaccia seriale I2C Integrated Circuit bus a due linee a sua volta controllata con un PIC. La scheda figlia viene fornita completa di cristallo e PIC 12F683 con software per l'impostazione della frequenza centrale delle varie bande, ma il chip Si570, di non facile reperibilità viene consegnato a parte, attraverso il gruppo di acquisto solidale gestito dalla stessa comunità SoftRock. Non finisce qui, perché oltre alla scheda col suo controller alcuni stanno sperimentando l'uso di altri dispositivi di interfacciamento tra Si570 e computer. Per esempio il bellissimo progetto chiamato BitWacker viene realizzato da SparkFun Electronics ed è basato su un microcontrollore PIC 18F2455. Attraverso un semplice interpreter il BitWacker, visto dal computer come una porta seriale, permette di tenere sotto controllo tutte le linee di input e output del PIC e quindi, nel caso della scheda figlia del SoftRock, consente di accedere alle due linee necessarie per la programmazione della frequenza da impostare sul Si570. Altre soluzioni si basano per esempio sulla scheda per sperimentazioni di progetti microcontrollati PICAXE. Altri ancora bypassano il software di microcontrollo che il curatore del progetto SoftRock inserisce nel 12F683 del kit. Tutto viene ampiamente illustrato e commentato sul gruppo Yahoo della community.
Che cosa succede in pratica? Affiancando il SoftRock alla sua scheda figlia XTAL (in effetti non saprei dire se si tratti davvero di una scheda figlia o di una nuova scheda con il circuito SoftRock originale e l'estensione per il Si570) e programmando il PIC con il software fornito si ottiene un ricevitore multibanda a copertura non continua ma perfettamente adatto, per esempio, al monitoraggio delle bande amatoriali o di quelle internazionali broadcast. Per chi volesse fare un passo successivo e dotarsi di un SoftRock a copertura davvero continua, c'è sempre la strada dei DDS, cioè dei sintetizzatori diretti programmabili. La comunità SoftRock si sta rivolgendo per questo tipo di dispositivi a un radioamatore americano David Brainerd, WB6DHW. David si serve soprattutto di integrati DDS della Analog Devices che permettono di generare uno spettro RF ampio e abbastanza pulito da rumori e spurie. L'ultima sua creazione è una scheda basata su un DDS AD9912 che sembra molto promettente e copre tra 0,5 e 200 MHz. Considerate che questo significa poter pilotare il SoftRock fino a una frequenza di 50 MHz perché il circuito Tayloe funziona in quadratura e deve essere alimentato con una portante pari a quattro volte quella che si desidera sintonizzare. WB6DHW propone anche una schedina con Si570 evidentemente destinata a chi possiede già una versione monobanda del SoftRock. Gli ordini per il nuovo SoftRock multibanda (comprensivo di scheda figlia XTAL) devono essere effettuati sul sito ufficiale SoftRock.org. La versione del kit 8.3 con la scheda XTAL (il chip Si570 è compreso nel prezzo ma viene spedito separatamente a seconda delle disponibilità) costa con spedizione all'estero 43 dollari. Senza il chip Si570 si pagano 29 dollari. Con 3 dollari in più si può richiedere una utile scheda per un filtro passabanda che aiuta a limitare il fenomeno delle armoniche dispari tipiche dei mixer in quadratura Tayloe (nella banda sintonizzata vengono riflessi i segnali che coincidono con le terze e quinte armoniche del segnale fondamentale, cosa che può dare molto fastidio a chi riceve radiofari e si ritrova in banda i "riflessi" delle stazioni in onde medie). Non dimenticate che il kit SoftRock esiste anche in versione RxTx per chi vuole trasmettere.Tutti gli schemi e molto software e soluzioni alternative per il controllo del chip Si570 si trovano invece sul gruppo Yahoo del SoftRock.

02 novembre 2007

SoftRock, obiettivo frequenza libera

Il SoftRock ha sempre voglia di crescere. Il gruppo di discussione del famoso frontend SDR disponibile in kit per pochi dollari in queste ultime settimane ha avviato un emozionante dibattito sul problema di come superare il limite più evidente di questo circuitino, pensato originariamente per operare in una porzione ben precisa di una banda amatoriale centrata sulla frequenza del quarzo di oscillazione del mixer zero-IF. Insomma, il SoftRock funziona bene ma non è possibile sintonizzarlo in modo continuo.
La soluzione possibile è implementare, insieme al SoftRock, un circuito digitale di sintesi di frequenza (DDS) che svolga la funzione dell'oscillatore locale di una radio convenzionale. Una strada non difficile da percorrere, a patto di scegliere i componenti integrati più opportuni e gli schemi corretti. Quando la copertura di frequenze è estesa i DDS realizzati con componentistica commerciale possono generare spurie che renderanno problematico l'uso del frontend, creando "segnali" là dove non esistono e confondendo software e operatori.
Ultimamente sono stati suggeriti diversi approcci al DDS e nel gruppo SoftRock sono stati subito creati due gruppi di acquisto per ottenere un certo numero di componenti a buon prezzo e realizzare le schede che potranno essere integrate o affiancate al SoftRock. Uno di questi gruppi riguarda un circuito di cui RP ha già parlato in passato, la famiglia di componenti AD 995x utilizzata da David Brainerd. Colgo l'occasione per fornire qui il nuovo indirizzo del sito di Brainerd. Chi fosse interessato a partecipare all'acquisto dei componenti per la realizzazione della scheda può fare richiesta sul gruppo di Yahoo creato per l'occasione.
Sul finire dell'estate, la notizia di un nuovo componente della Silicon Laboratories, ha rinficolato la discussione facendola culminare in un'altra proposta di un circuito in grado di "liberare" il SoftRock dal vincolo di una frequenza fissa. Il circuito, proposto da Thomas Hoflich KM5H, ha dato il via a un altro gruppo di acquisto. La scheda si basa su un chip SI570 e un controller programmabile Picaxe. Ma anche questa è una soluzione con qualche inconveniente: la sintesi di frequenza del 570 parte infatti da 10 MHz.
Un terzo approccio è ancora più recente e si riferisce a uno schema appena apparso sulla rivista Circuit Cellar. Lo stesso articolo è ora disponibile, ma solo in formato HTML, sul sito della rivista. Si riferisce a un generatore RF programmabile basato su un microcontroller Luminary Micro.
E come se non bastasse, in queste ore arrivano altre segnalazioni su generatori PLL disponibili in kit molto economici, come questo di Willy's Electronic o quest'altro di DC Electronics. Insieme a queste segnalazioni vengono riportate altre pagine Web sul tema dei DDS/PLL, per esempio le risorse di Cornell Drentea o un articolo non meglio identificato apparso su QEX qualche anno fa. Qui il DDS verrebbe usato per pilotare un circuito PLL che assicurerebbe la necessaria purezza spettrale, cioè l'assenza di spurie. Un mucchio di varianti del SoftRock che promettono un grande aumento di flessibilità di questa fortunata piattaforma di sperimentazione, e pratica, SDR. L'unica, se non l'avete ancora fatto, è iscriversi al newsgroup e seguire il fitto scambio di messaggi.

26 maggio 2007

SDR, parla lo sperimentatore

Ho incontrato l'altro giorno il grande Aldo Moroni, che oltre a farci ogni sorta di favore elettronico riparando guasti e installando filtri e componenti, sta proseguendo nella sua personale esplorazione dell'universo SDR. Perché è così interessante il suo giudizio in materia? Perché oltre ad avere una buona conoscenza delle questioni legate all'elettronica lineare e digitale e all'inquadramento teorico del software di trattamento, Aldo è in primo luogo un DXer. Cioè uno che ha una certa coscienza di quello che il ricevitore sta pescando nel mare magnum dell'RF e di quello che, a valle, entra nelle cuffie di chi ascolta. Può sembrare un fatto scontato ma non lo è del tutto: il fenomeno SDR sotto i 30 MHz fino a oggi è dominio quasi esclusivo di una famiglia internazionale di radioamatori estremamente preparati e solidi sul piano teorico. Ma che normalmente hanno esigenze molto diverse in campo pratico. Per chi ascolta in banda radioamatoriale comunicazioni vocali, un parametro come la "comprensibilità del segnale" non è visto nello stesso modo da me o da altri DXer specializzati per esempio nell'ascolto delle onde medie. L'identificazione di un radiofaro "estremo" avviene a soglie di segnali ancora più basse rispetto al collegamento (QSO) in CW dei radioamatori.
Insomma, parli di SDR e il progettista ti risponderà citando il fondamentale problema delle misure e l'ossatura teorica dell'approccio software alla problematica dell'estrazione delle modulazioni RF. Il radioamatore ha ben presente la sua esigenza: sfruttare una piccola porzione di spettro riservata con frequenze spesso occupate da molti ma disciplinati operatori, dove il problema delle intereferenze e dell'intensità del segnale ha un valenza tutta specifica. Mentre il DXer andrà a privilegiare la problematica dei filtri, della leggibilità, o quella delle frequenze immagine, che nel caso dell'SDR è un argomento molto critico.
Dopo una prima sfortunata esperienza, Aldo si è impegnato molto sul fronte del progetto SoftRock per informazioni sui kit qui e qui), l'interfaccia QSD ultraeconomica inizialmente sviluppata per la banda amatoriale dei 40 metri. Il SoftRock è uno stadio QSD capace con pochi componenti di generare i segnali I/Q che poi verranno campionati e analizzati dalla scheda audio del computer. E' stata concepita come interfaccia quarzata: il quarzo genera una determinata IF (di solito posta al centro della banda che si vuole esplorare) e la larghezza di banda della scheda audio fa, insieme al software di controllo e demodulazione, tutto il resto. Aldo ha adattato il SoftRock all'ascolto dei radiofari, utilizzando una configurazione a tre quarzi che copre, in altrettanti segmenti, più o meno l'intero spettro tra 280 e 500 kHz. La scheda audio è una EMU (volendo oggi è possibile contare su larghezze di banda di 48, 96 o 192 kHz, a seconda del tipo e del numero di canali di ingresso impegnati e delle caratteristiche della scheda). La variante principale a un SoftRock quarzato è lo stesso front end in cui la funzione del quarzo viene svolta da un circuito DDS, in pratica un oscillatore digitale. L'equivalente del VFO di una radio analogica trasposto in campo SDR.
Aldo ha voluto sperimentare anche la strada del DDS scegliendo il circuito normalmente consigliato per il SoftRock (il DDS 60), per il quale è previsto anche un apposito kit. Un kit, mi ha raccontato Aldo, molto economico ma con un difetto non trascurabile: il componente principale, l'oscillatore digitale Analog Devices AD9851, non viene fornito perché sarebbe troppo costoso. Il chip viene però fornito su richiesta come campione (sample) e senza troppe speranze Aldo aveva inviato il suo bravo form. Il chip è arrivato pochi giorni dopo via corriere, ma il packaging era di quelli tosti. Saldarlo sulla basetta del kit, mi dice Aldo, è stato un incubo (distanza tra i pin, 0,65 mm).
Pensare che l'uso di un DDS risolva ogni tipo di problema e regali un SoftRock capace di sintonizzare segnali fino a 180 MHz sarebbe illusorio. Aldo ha preparato un abbinamento SoftRock+DDS 60 per le onde medie, ma questo non significa disporre sul pc di un ricevitore "normale". Per la sua natura il software che estrae dai canali I/Q le informazioni audio è caratterizzato da due limiti. Il primo è che i due canali devono essere "bilanciati" in ampiezza e in fase, cioè devono uscire allo stesso livello e sfasati esattamente di 90 gradi sul piano complesso (la matematica del software SDR è complessa, ha cioè un asse immaginario). Senza questo bilanciamento il software produrrà facilmente delle immagini rispetto alla frequenza centrale campionata, rendendo molto difficoltoso il lavoro del radiofarista. Questo bilanciamento si può fare via software, ma molto dipende dal programma utilizzato. Aldo mi dice che il pacchetto più interessante in tal senso è Rocky, il demodulatore software sviluppato da Alex Shovkoplyas VE3NEA, lo stesso di DX Atlas. Rocky dispone di un algoritmo di bilanciamento automatico che esplora una porzione della banda individua le portanti più consistenti e attenua automaticamente i segnali che in base alle regole della decodifica I/Q sono evidentemente delle immagini. Anche un programma come WinRad - che secondo Aldo è in assoluto il migliore per i radiofari perché offre passi di sintonia da 1 Hz (contro i 12 di Rocky) e permette di costruire graficamente filtri molto efficaci - riesce a fare lo stesso. Ma lo fa solo in un ambito molto ristretto, per cui quando si cambia la sintonia di pochi kHz il lavoro di bilanciamento deve ripartire da capo.
L'altro inconveniente dei front end QSD sono le armoniche dispari del centro banda. Per la matematica del sistema di quadratura, un front end come SoftRock tende a "tirar dentro" segnali che non sono direttamente presenti nella porzione di spettro fondamentale. E' un problema che conosciamo bene nei circuiti di miscelazione analogici dei ricevitori, per cui se sintonizzo una radio su 5050 kHz, per esempio, nel mixer vengono riconvertiti alla media frequenza (poniamo 455 kHz) non solo i segnali effettivamente presenti sui 5050 kHz ma anche quelli che si ritrovano 910 kHz più in su (910 è il doppio di 455!). Nelle bande broadcast posso trovare stazioni su 5050 ma anche su 5960 kHz e a quel punto un mixer non mi permetterebbe di capire dove sto ricevendo. I front end SDR hanno lo stesso problema con le armoniche dispari. Per cui se io ho il mio SoftRock centrato con il DDS sui 370 kHz ed esploro la mia banda 20 o 30 kHz sopra e sotto, potrei osservare su 378 kHz lo spettro di un segnale che non ha nulla a che fare con un faro su 378 kHz, ma che invece è l'immagine della terza armonica di questa frequenza (1134 kHz, manco a dirla la potenze stazione in onde medie croata).
Risolvere quest'altro problema via software non è possibile, quello che bisogna fare è adottare lo stesso procedimento che governa queste situazioni nei ricevitori analogici: attenuare con un filtro i segnali che potrebbero "imbucarsi" come ospiti indesiderati nel mixer complesso. La soluzione adottata da Aldo è utilizzare tra l'antenna e l'ingresso RF del SoftRock un filtro passabasso tagliato poco sopra la banda assegnata ai radiofari (nella fotografia che pubblico qui dal sito di Aldo è lo scatolotto con il grafico logaritmico collegato appunto all'ingresso del SoftRock versione onde medie).
Era una storia lunga, ma secondo me ne vale la pena. La conclusione di Aldo è che l'SDR è una tecnica di grande fascino, ma ancora molto macchinosa sul piano pratico. Gli ostacoli da superare sono numerosi e dal punto di vista ergonomico uno si può scordare la semplicità e la immediatezza di un ricevitore analogico semiprofessionale. Probabilmente, dico io, il futuro dell'SDR in questo campo va di pari passo con front end ancora più evoluti che includono lo stadio di conversione analogico/digitale e risolvono alla fonte certe problematiche legate alla aritmetica dei mixer complessi. Ma il vero breakthrough arriverà quando insieme a tutti questi aspetti il software adotterà un approccio embedded per arrivare a veri ricevitori SDR stand alone, indipendenti dal personal computer. Qui la strada da percorrere è ancora lunga, perché di softwaristi bravi ce ne sono pochi, soprattutto in ambito embedded. E quei pochi difficilmente lavorerebbero per progetti su scala così limitata.