13 marzo 2013

MyriadRF e bladeRF, l'SDR abbraccia l'open hardware per lanciare l'RF fai-da-te

È ormai boom conclamato per il software defined radio e il fenomeno, inserito nel contesto dell'open hardware, potrebbe creare opportunità davvero interessanti per lo sviluppo di sistemi a radiofrequenza di ogni tipo. I settori interessati sono, a parte quello delle comunicazioni militari, che pervadono un po' tutto, le industrie della telefonia cellulare, di Internet wireless, del satellite. Ovunque l'approccio SDR comincia a pagare in termini di flessibilità in un mondo in cui devono convivere tanti tipi di modulazione e standard. Finora il discorso viene portato avanti in modo più o meno convenzionale se lo si guarda in un'ottica "imprenditoriale". Chi era abituato a progettare elettronica oggi guarda al software e al DSP, ma sono sempre le aziende grandi e le piccole startup, a popolare di soluzioni il mercato.
Una di queste aziende, la britannica Lime Microsystems, ha pensato di rimescolare un po' le carte mettendo insieme l'SDR con l'hardware-plastilina inaugurato dalla ormai mitica scheda di microcontrollo Arduino. L'obiettivo è stimolare la partecipazione di un'intera comunità di sviluppo, trasferendo nei territori della progettazione elettronica i concetti "open" che hanno rinnovato profondamento il software, moltiplicando le opportunità economiche. 

Lime, uno dei leader della cosiddetta field-programmable RF commercializza un chip molto particolare, definito come "transceiver configurabile digitalmente", in pratica una radio ricetrasmittente su singolo chip che al posto dei soliti oscillatori, circuiti di sintonia e mixer, mette a disposizione del progettista RF stadi ADC, DAC, near-zero IF mixer, insomma tutto l'armamentario che radioamatori e DXer ormai conoscono bene. Prima di mettere le mani al portafoglio, questi ultimi devono sapere che il componente Lime LMS6002D (qui il datasheet) è rivolto espressamente alle applicazioni dalle UHF in su, limite che esclude molte bande amatoriali, ma è pur sempre il segno di una tendenza che farà sicuramente vedere molte cose. Ma torniamo a Lime. Utilizzando il suo chip la società del Surrey ha creato il progetto no-profit MyriadRF, una schedina - prodotta dalla taiwanese Azio, che al centro ha il chip LMS6002D e tutto intorno quel poco hardware necessario per gestire l'I/O, le alimentazioni, le interfacce verso decoder o FPGA. In più MyriadRF prevede una dotazione di software che con un investimento molto contenuto (la scheda costa 300 dollari) consente di svilupparsi in proprio un progetto SDR per frequenze RF comprese fra 300 e i 3,8 GHz. 

La notizia di Myriad RF è stata ripresa da EeTimes e da altre testate specializzate attraverso il comunicato Lime che riporto qui. Ma la sfida sembra essere già stata raccolta da altri sperimentatori. Nuand, di Santa Clara, si definisce un "group of software, hardware, and RF engineers dedicated to making understanding and experimenting with RF more accessible to hobbyists and enthusiasts". Il suo progetto è una scheda, bladeRF, che oltre al chip LMS6002D integra un processore ARM9 a 200 MHz e una FPGA Altera Cyclone 4. Anche qui, considerando che la parte RF poggia sul chip Lime Microsystems, le applicazioni devono riguardare la finestra tra 300 MHz e 3,8 GHz, ma Nuand dice di aver pensato anche a possibili convertitori per consentire lo sviluppo di soluzioni HF-VHF. BladeRF sarà disponibile a giugno e costerà da 450 euro (a variare sono il numero delle celle della FPGA) e potrà essere interfacciata a schede di controllo come Raspberry (raffigurato con bladeRF nella foto) e BeagleBoard. Nuand ha tutta l'aria di essere una prestartup e per trovare i soldi per bladeRF è andata - come tutti, di questi tempi - su Kickstarter con una "offerta pubblica" rivolta ai microfinanziatori. Sapete come è andata? L'obiettivo di partenza era raccogliere 100 mila dollari e 500 persone ne hanno offerto un totale di 190 mila nel giro di   poco tempo. 

Open source RF hardware project to further innovation using wireless communications spectrum 
Non-profit initiative creates low cost, easy to use, fully configurable RF platform with pre-made boards and free editable design files available 
12 March 2012, Guildford, UK: Lime Microsystems has launched an open-source RF initiative to widen the community of developers and aid RF innovation.
Launched as a non-profit initiative, Myriad-RF aims to give both hobbyists and experienced design engineers a range of low-cost RF boards and free design files available for general use. Future board designs will come from the wider Myriad-RF community, with the first board (Myriad-RF 1) designed by Taiwanese distributor Azio Electronics.
Myriad-RF boards use field programmable RF (FP-RF) transceivers to operate on all mobile broadband standards – LTE, HSPA+, CDMA, 2G – including all regional variants; and any wireless communications frequency between 0.3 and 3.8GHz. This includes the regulated, licensed bands and unlicensed / whitespace spectra.
Lime has also beta-launched the Myriad-RF community website and forum, www.myriadrf.org. This resource will also house the board design files and example projects with how-to guides and the ability for users to contribute extra content.
Designs hosted on myriadrf.org will initially come from Lime and close partners, but Lime seeks to increase involvement and design contribution from the general RF design community – both hobbyists and professional system designers.
Azio’s Myriad-RF 1 board measure approximately 5x5cm, uses a 5V power supply and is software configurable to operate from 300MHz to 3.8GHz and on 2G, 3G and 4G communication networks. Pre-built boards will initially retail for $299 or less via the Azio online store.
“Innovation only really happens when a large number of minds tackle a problem, and by going open-source we can slash the hardware costs and open RF innovation up to as many people as possible,” said Ebrahim Busherhi, Lime CEO and Myriad-RF creator.
“We’re trying to create an Arduino for the RF sector; a board that’s low cost, powerful, exceptionally flexible and easy to use. And, most importantly, we’re trying to let the community determine what’s required, letting them add the functionality they need.”
A distribution network is already in place for pre-built boards and components with Azio Electronics and Eastel already on board. Links to all available pre-built boards can be found on the Myriad-RF board pages.




11 marzo 2013

Dal tracciamento radio al puntatore laser: la caccia al satellite diventa arte audiovisuale


Luis Bustamante, alias Protonumerique - designer e coder colombiano residente a Berlino - ha sparato una autentica cannonata di suggestioni ai lettori di Instructables, l'esclusiva community di "makers", gli appassionati di do it yourself del terzo millennio, quelli che hanno sostituito il meccano con Arduino, acquisita addirittura da Autodesk, il colosso del software per CAD. Il suo progetto riguarda la realizzazione di un cannone laser autoguidato in grado di sparare un raggio (green laser) verso i satelliti in orbita, satelliti che vengono tracciati via software partendo dalla posizione GPS del cannone e dai dati orbitali. Insomma, un puntatore pilotato da Arduino e da uno step motor, per fare del satellite tracking ottico. Poche ore dopo la pubblicazione del suo progetto Protonumerique ha pensato di modificare il titolo originario, "Satellite Laser Cannon", con qualcosa di più neutro, Satellite-spotting Laser, per evitare il ricorso a una terminologia troppo militare. La materia è in effetti un po' controversa. L'idea di sparare raggi laser per "illuminare" i satelliti in volo orbitale non è del tutto nuova (qui un "hack" presentato nel 2011), in questi ultimi anni ci sono stati diversi progetti, ma a parte le implicazioni per i costruttori di questi sistemi (i laser utilizzati potrebbero essere illegali in alcune nazioni), si potrebbero avanzare dubbi di natura tecnica (il laser può danneggiare la strumentazione di bordo?) e etiche. Di fatto la tecnica di tracciamento e "ranging" viene utilizzata ufficialmente, per esempio dalla stessa NASA, quindi si può ragionevolmente concludere che svolgere questo tipo di attività a livello hobbystico non sia pericoloso, sempre a patto di non interferire con gli aerei in volo!


Satellite - spotting laser from Protonumerique on Vimeo.

Il lavoro di Bustamante vale comunque un approfondimento attraverso i materiali che Protonumerique pubblica sul suo sito. L'interesse nei confronti della cosiddetta "satellistica" nasce come iniziativa scientifico-artistica, un esempio di interdisciplinare pop-culture, con l'idea di utilizzare gli strumenti di tracciamento in tempo reale degli oggetti orbitali come installazione visiva e sonora, grazie alla proiezione tridimensionale del suono corrispondente alla posizione dei satelliti nel cielo. 
Tutto comincia, scrive Protonumerique, «with the interest on the utopian works of satellite hunters and radio-aficionados around the world. The hours of satellite-pass recordings, the DIY  Antennae, and the thoughts on airspace and its invisible inhabitants, caused the impression of being a discipline in itself, a whole world of specialized knowledge and terminology.» Dopo l'incontro con diversi appassionati, Bustamante decide di sviluppare il concetto di un tracciamento satellitare non più riservato a pochi nerd ma a un pubblico più esteso, interessato al fascino di una disciplina difficile ma densa di implicazioni anche sociali (pensate all'importanza della meteorologia o al tema delicatissimo dei satelliti spia).  
Nasce così il progetto audiovisivo Birds/Nerds Within, presentato al MediaLab Prado di Madrid nel 2010 (in questa pagina trovate il video della presentazione, diverse fotografie e qualche campione del sonoro prodotto, tra cui l'esempio riportato qui sotto; ulteriori dettagli sono pubblicati su questo wiki), con l'obiettivo di costruire una sorta di planetario sonoro e luminoso con le scie delle centinaia di oggetti che popolano in ogni momento il nostro cielo, come una sorta di invisibile rete di lampioni invisibili.

 Tre anni dopo Madrid arriva il puntatore satellitare laser, presentato lo scorso febbraio da Satellistica, una manifestazione organizzata insieme agli astronomi dilettanti a Tunjuelito, un centro della periferia di Bogotà. Adesso l'equipaggiamento che Bustamante ha realizzato per quell'evento viene messo a disposizione di tutti attraverso Instructables, con tutte le istruzioni passo passo e il software necessario per programmare la scheda Arduino che alla base di questo incredibile sat-tracker ottico. Ulteriore documentazione si può trovare sul sito Protonumerique.net

Radiodays Europe, un continente studia la nuova radiofonia (anche senza radio)

Finalmente un convegno che non privilegia solo la via tecnologica (digitale) al cambiamento della radio. Un "cambiamento" che in Europa, visti gli orizzonti sempre più ristretti in cui l'emittenza pubblica deve ormai navigare, viene spesso e volentieri tradotto con "sopravvivenza". Comincia domenica prossima a Berlino la manifestazione Radiodays Europe, una vetrina di casi di studio ma soprattutto l'occasione per confrontare/confrontarsi e cercare di ricavarne una valida strategia di rinnovamento dei contenuti. La cosa di cui in questo momento la radio, almeno in Italia, ha più bisogno, schiacciata com'è tra un'offerta pubblica insufficiente dal punto di vista della ricchezza tematica e dell'informazione e un mondo dell'emittenza privata troppo legato a stili e linguaggi ormai desueti. Le stazioni al cento per cento musicali sembrano essere le meno attrezzate per affrontare la concorrenza di Spotify, Rdio e tutti i servizi di discovery e condivisione via Web: il loro è un puro arroccamento su posizioni più demografiche che contenutistiche, che non possono avere un lungo futuro. Non parliamo poi dell'incertezza sulle cifre dell'audience determinata dal fallimento di Audiradio e compensata solo in parte dalla nascita di iniziative private, ma non del tutto condivise, come Radiomonitor di GFK Eurisko. Senza contenuti la radio muore e quelli che si ascoltano oggi tendono a essere vecchi e inconsistenti.
Trattandosi di una platea continentale, Radiodays funziona sul principio della selezione dei casi più interessanti, portata avanti da consulenti che operano nelle diverse nazioni europee. Per l'Italia le storie selezionate sono due e una non è neppure radiofonica in senso stretto. A rappresentare la radio vera e propria ci sarà Alessio Bertallot con il suo programma Raitunes, in onda dal lunedì al venerdì su Radio 2 alle 22.40. Un'ora e venti minuti di esplorazione che non è solo musicale (Bertallot, aostano, membro della band Aeroplanitaliani, è in grado di parlarne in modo non banale) ma è anche molto aperta alle contaminazioni cross-mediali, soprattutto con il mondo delle arti visuali. Del resto il manifesto della trasmissione è abbastanza esplicito. Scrive infatti Bertallot: «mai mi sarei aspettato di riuscire ad accostare alla musica anche altre culture ma l’avvento di internet ha cambiato tutto. Sapere che c’è qualcosa oltre l’orizzonte ed essere uno dei primi ad andare a vedere mi fa avere sempre entusiasmo. La mia visione è questa: una radio nuova che sfruttando le innovazioni annulli le distanze fra i soggetti che, contaminando immagini e suoni, espanda i suoi argomenti all’arte e alle nuove culture, che si rivolga a degli ascolt-autori. Una radio d’avanguardia, una radio 2.0.» 

Insieme a Bertallot, a Berlino ascolteremo il contributo di Andrea Di Silvestri di Fonderia Mercury, la casa di produzione di Sergio Ferrentino che ha al centro l'articolato progetto di produzione e rappresentazione di audiodrammi Autorevole. Lo slot in cui il progetto verrà inserito a Berlino si intitola Outside the box, un cappello appropriato per raccontare due storie provenienti da esperienze "altre" rispetto alle tradizionali emittenti radiofoniche (co-relatore con Di Silvestri sarà Andrey Knyshev, una sorta di Monty Python russo, produttore della web-radio satirica e del sito Web "Chiplduk"). I lettori di questo blog conoscono già l'iniziativa di Ferrentino: l'idea è di far rientrare dalle finestre del teatro, del Web, persino dei libri il genere del radiodramma, quasi completamente dimenticato dalla radio italiana - che pure vantava una certa tradizione in materia. Fonderia Mercury parte da un innovativo concetto di "spettacolarizzazione" della fase produttiva di un radiodramma e dopo aver reclutato un gruppo di grandi firme letterarie - tra cui Carlo Lucarelli, Pino Corrias, Massimo Carlotto - ha messo letteralmente in scena (in questo caso al teatro Elfo Puccini di Milano), davanti agli spettatori, "audiodrammi" che lontano dalla ribalta diventano lo spunto per una ulteriore diffusione del contenuto via podcast a pagamento, mobile app, o in forma di script pubblicato dall'editore Feltrinelli. Proprio questo discorso di adattamento, travestimento di un modello antico come il radiodramma deve aver convinto gli organizzatori di Radiodays a dare spazio a un esempio di come, di fatto, la radio riesce a riaffermarsi negando sé stessa attraverso il potere di suggestione della parola declamata nel buio, senza effetti di luce, senza movimenti e gestualità degli attori. 

Per la sua partecipazione a Radiodays Europe Fonderia Mercury ha preparato un video che verrà proiettato nel corso della relazione, durante Outside the box. Video con cui ho collaborato per la sottotitolazione inglese e che spero di pubblicare qui a breve. Intanto ecco il comunicato che ho ricevuto in data 13 marzo:

Autorevole a Berlino


Selezionato come progetto di radiofonia sperimentale per la sezione “Outside the box” all'European Meeting Point of Radio


“AutoreVole: audiodrammi in teatro”, prodotto da Fonderia Mercury, è stato selezionato tra i due progetti italiani che parteciperanno alla terza edizione di Radiodays Europe, la più importante convention europea sulla radiofonia che si terrà a Berlino dal 17 al 19 marzo 2013.
Ha così la possibilità di presentarsi all’interno nella sessione “Outside the box“ dedicata alle avanguardie radiofoniche.
Radiodays è un punto di incontro che mette a confronto le esperienze radiofoniche private e pubbliche di tutta Europa; le precedenti edizioni (a Copenhagen e Barcellona) hanno registrato circa 800 partecipanti da 45 paesi e l’intervento di oltre 80 speaker suddivisi in una cinquantina di workshop, sessions e conferenze.                                                  
Alla stessa sessione parteciperanno i russi di Chiplduk, particolarissima web-radio che miscela esperienza su Internet, news, musica e humour. A rappresentarla a Radiodays Andrey Knyshev, chiamato spesso il Monty Python russo.
Fonderia Mercury produce il progetto AutoreVole, ideato e curato da Sergio Ferrentino, invitando alcuni importanti autori italiani come Lucarelli, Carlotto, Corrias, Dazieri, Bajani, Bucciarelli a scrivere un drammaturgia radiofonica. Fonderia si occupa dell'adattamento trasformandoli in racconti espressamente concepiti per l'oralità, allestendoli in teatro e offrendo  un'esperienza particolare a chi si trova in platea, munito di cuffie, ad ascoltare voci, effetti sonori, musiche dal vivo.
I radiodramma, poi, sono scaricabili dall'AUDIOCATALOGO per poter essere ascoltati in cuffia, al computer, sullo stereo: ma il loro percorso non finisce on air. Si trasformano in digitale, in un app dedicata, e in cartaceo, grazie a Feltrinelli Editore, che pubblica i testi originali e i copioni in e-book e in versione cartacea.
Tutti i radiodrammi in DOWNLOAD all'indirizzo www.fonderiamercury.it/autorevole/

GUARDA l'AUDIO, LEGGI la RADIO, CERCA l'APP
Disponibile l'applicazione per Apple e Android che permette di rivivere a 360° l'esperienza radiofonica in teatro. 

on air, on stage, on line 

10 marzo 2013

SDR su chiavetta, l'evoluzione della specie: da RTL a Mirics Dongle


Non sembra mai venir meno l'interesse di sperimentatori, radioamatori e DXer nei confronti delle chiavette USB commercializzate - a poco prezzo - per la ricezione sul computer dei segnali televisivi digitali. Con qualche trucchetto software il segnale RF catturato dai "tuner" di queste chiavette può essere facimente intercettato e passato direttamente al pc (Windows, Linux e persino Mac) e ai numerosi software SDR, trasformandosi così in un perfetto front end destinato alla ricezione software based delle frequenze comprese tra le VHF e le UHF, fino a 1,8 GHz o anche di più. Visto il predominio del decoder RTL2832U utilizzato dai produttori di queste chiavette, si parla in genere di RTL-SDR e sul Web il punto di riferimento principale, che raccoglie driver, software di base e applicazioni, è la pagina allestita dal progetto OsmocomSDR
Il chip di decodifica (che viene di fatto in parte bypassato) è più o meno lo stesso, ma il tuner no. Il chip Elonics E4000 che caratterizzava molte delle chiavette della prima ora, è diventato sempre più raro a causa dei guai finanziari della Elonics, ma è stato sostituito da altri componenti, in particolare della Rafael Micro (R820T). Per chi utilizza la chiavetta con applicazioni SDR le cose non cambiano troppo drasticamente, si tratta solo di impostare valori diversi nei driver. Una novità riguarda però la disponibilità di front end che usano lo stesso fattore di forma ma si affidano a chip più evoluti per la sintonia e il campionamento. Parlo in particolare della nuova chiavetta FunCubePro Plus, che è basata su componentistica Mirics e il cui costo è ancora abbordabile ma chiaramente superiore alla media di venti euro o anche meno che caratterizza i vari modelli RTL-SDR. 
Il mio amico esperto che viene citato piuttosto spesso su questo blog (anche se in forma anonima per sua espressa richiesta) mi ha recentemente inviato parecchio materiale prezioso derivato dalle sue esperienze SDR con dispositivi USB.  «Le chiavette basate RTL2832U sono un vero spasso - mi ha scritto qualche settimana fa. Ne possiedo una seconda, basata sul tuner R820T (17 euro!) e in frequenza arriva fino a 1.5 GHz.» 
L'amico mi ha inviato degli screenshot con alcuni  divertenti programmi elencati all'indirizzo fornito prima, quello della pagina "ufficiosa" del progetto RTL-SDR. Le schermate si riferiscono, in sequenza a:

1) "dump1090", un magnifico software sviluppato dall'italiano Salvatore Sanfilippo (aka Antirez) riceve e decodifica i segnali di posizionamento ADS-B che gli aerei civili emettono sulla frequenza di 1090 MHz:


2) "kalibrate" Un calibratore che aiuta a tarare il l'economico clock chiavette. Come si fà? Si osservano le frequenze delle stazioni GSM nella cella in cui è posizionata l' antennina. Nella videata si vedono i risultati. Altri esperimenti nelle bande GSM sono quelli condotti da Harald Welte, Steve Markgraf (qui il video di una loro presentazione http://www.youtube.com/watch?v=_0LCgxe24Po):


3) Display dello spettro dei segnali GSM con lo Spectrum-Viewer sviluppato per il software Linux e Windows SDR-J (ex jSDR) dall'olandese Jan van Katwijk:


4) Sempre SDR-J con una videata del decoder per stazioni FM «ancora il migliore, l'unico che dà PI code se la stazione è forte» specifica il nostro anonimo ma preparatissimo amico, che aggiunge anche di aver sentito Jan van Katwijk a proposito di un nuovo progetto. «Sembra di capire che sta attaccando il tostissimo problema del decoder DAB/DAB+, dice che è dura ma spera diriuscirci (almeno in parte) per questa estate.» Staremo a vedere:


La nostra inesauribile fonte passa a un argomento diverso ma strettamente correlato. «Qualcuno ha aperto il FunCubrePro+ e sai che cosa  ci ha trovato dentro? Il tuner Mirics001, ricordi?» Lo ricordo sì, Radiopassioni ha parlato diverse volte di questo tuner universale per ricevitori digitali multistandard. «Ci vorrebbe una chiavetta RTL2832U con tuner Mirics, diventerebbe adatto [senza convertitori] pure per  AM/SW (magari appena sufficiente)» A parte il FunCubePro questa chiavetta ancora non c'è, ma il nostro inviato sul fronte avanzato RTL-SDR ha fatto un'altra scoperta. «Apparentemente la stessa Mirics ora commercializza vende campioni e sistema di sviluppo per il suo chip, a prezzi abbastanza ragionevoli. Guarda qui: 


[Il form permette di ordinare a 50 sterline più spedizione un campione della SDR USB Dongle FlexiTV MSi3101]

«Non ho resistito - prosegue il racconto del mio amico, la curiosità era troppa, ho investito 80 euro nell' acquisto di una chiavetta USB Mirics direttamente da Mirics. Ho chiesto e senza ulteriori domande hanno accettato il pagamento, mi è stata inviata con software solo per radio (niente TV). Ho fatto questa scommessa anche perchè, guardando con attenzione il sito di OsmocomSDR, ho scoperto che [proprio Harald Welte e Steve Markgraf]  stanno costruendo una libreria per gestire l' hardware Mirics, parente di quello per gestire RTL2832U. Se vai a:


nella sezione SDR si trovano le seguenti lib:


  • gr-osmosdr, Gnuradio block to work with OsmoSDR and rtl-sdr
  • libmirisdr, Software for the Mirics MSi2500 + MSi001 SDR platform
  • osmo-sdr, Small form-factor / inexpensive USB SDR
  • rtl-sdr, Software to turn the RTL2832U into a SDR


Quindi a naso sia Jan con SDR-J sia l'autore di SDRsharp, Youssef Touil, dovrebbero essere in grado di portare il loro software su questa chiavetta, in teoria semplcemente sostituendo la libreria per RTL con quella Mirics, le API sembrano quasi uguali. Avremmo così un solo oggetto, economico, in grado di coprire dall'AM ai 2 GHz, magari collegato ad uno smartphone o tablet a sua volta collegato a WiFi  e a stazioni radio Web (hai visto SDRtouch per Android).
Mirics, in linea di principio, va da 150 kHz a 2 GHz. Inoltre sull'hardware ci sono solo filtri, nessuna decodifica come quelle implementate su RTL2832U. Infatti per le frequenze DVB-T butta fuori ben 8 MS/s. Ne consegue che devi avere, per decodificare la TV digitale terrestre, un computer alquanto potente. Nel suo caso RTL2832 fa una cucina preliminare e quindi richiede meno risorse di calcolo. Una cosa che potrebbe  essere importante che viene riportata nei data sheet Mirics  (alquanto sommari) è che l' ADC è di "circa 10 bit", meglio dei "circa 8bit" di RTL2832U ma uguale alla risoluzione  dei chip di FrontierSilicon, il meglio del DAB. Le aspettative sono buone ma per l'effettiva realtà bisognerà fare delle misure. Guardando il codice si scopre che la libreria dovrebbe girare  sulla chiavetta Mirics, ma anche su una chiavetta per la TV digitale "consumer" ma per il mercato giapponese, che usa uno standard diverso, il modello GV-TV100 della società I-o Data.»

Ecco a titolo esplorativo il prodotto giapponese cui si riferisce il nostro esperto al quale va il mio più sentito ringraziamento per aver reso possibile un post quanto mai ricco di informazioni e spunti:



Arriva in Italia Rdio, la musica in streaming dai "papà" di Skype


Ho scoperto la cosa del tutto casualmente ma è una gran bella scoperta: Rdio, il servizio musicale in streaming fondato da Janus Friis con Niklas Zennström - sì, proprio loro, la coppia che hanno lanciato Kazaa, il network musicale peer-to-peer, e la telefonia IP di Skype - è arrivato in Italia. Anzi, anche in Italia si può usufruire dell'offerta promozionale gratuita lanciata a gennaio (allora in una quindicina di paesi, ma evidentemente l'azienda, che ha la sede a San Francisco, deve aver sottoscritto accordi anche per l'Italia e per un totale che raggiunge oggi le 23 nazioni). Nell'arco di sei mesi, a seconda di quanti brani si ascoltano, è possibile ascoltare la musica custodita nelle teche di Rdio senza pagare una lira. In questo periodo si ha a disposizione una certa dotazione di brani da ascoltare per il mese in corso. Esaurita la scorta mensile si deve aspettare che la ricarica abbia luogo per il mese successivo. Immagino che al termine del semestre di "free ride"- e in ogni caso se si vuole ascoltare musica in mobilità - si debba sottoscrivere una delle due formule di abbonamento: 4,99 euro per l'ascolto illimitato via Web o con le desktop applications o 9,99 euro al mese per un ascolto che comprende anche lo smartphone e il tablet (con possibilità di sincronizzare i brani da ascoltare in assenza di connessione Internet) incluso lo streaming verso sistemi hi-fi e tv "connessi" come Roku o Sonos, o gli altoparlanti wireless come Jawbone Jambox. Su smartphone, Rdio è presente su iPhone, Android, Windows Phone e Blackberry.
I 18 milioni di brani di Rdio si possono ascoltare in quattro modalità, tutte legate ai propri gusti musicali (basta condividere con Rdio i brani custoditi nel proprio computer) e al sistema di relazioni su Facebook e Twitter: Heavy Rotation permette di seguire i brani accumulati complessivamente, Recent Activity mostra la musica man mano che questa viene inserita nelle collezioni e playlist, Top Charts contiene ovviamente le segnalazioni di brani e album più popolari e infine New Releases offre uno spaccato sulle ultime novità, curate da esperti. Il flusso dei brani può essere organizzato ulteriormente nella collezione e nelle playlist. Una caratteristica molto particolare di Rdio è che queste strutture possono essere aperte alla "collaborazione" degli amici e volendo è possibile seguire le playlist condivise dalla comunità di utenti. La condivisione è un'altra specialità, volendo si può integrare il player di Rdio nel proprio blog, oltre che annunciare i brani ascoltati sui social network, "scrobblare" la musica verso Last.fm
Last... but not least, Rdio include anche in alcune sue "viste" (Heavy Rotation, Collections e singoli artisti), il pulsante con l'icona della radio portatile. Cliccandoci sopra parte lo stream di brani casuali attinti a una delle tre categorie. I canali radiofonici si possono personalizzare visualizzando la coda dei brani e rimuovendo quelli meno graditi.
Una curiosità appena apparsa sul blog della piattaforma in streaming, è la collaborazione tra Rdio e The Echo Nest, una startup che sta sviluppando un incredibile ecosistema di servizi e applicazioni a supporto dell'industria musicale online. Echo Nest ha appena messo online una Web app (residente sul cloud di Amazon) chiamata Talk Radio. È basata sulle Web Speech API integrate nel browser Google Chrome a partire dalla release 25 e come si intuisce facilmente permette di richiedere a voce l'esecuzione di un brano. La richiesta "suonami un brano di Michael Jackson" (ovviamente detto in inglese) viene catturata dal browser, interpretata dal server di Echo Nest e inoltrata - attraverso le Rdio API - alle librerie di Rdio che eseguono i brani richiesti. Nell'immagine che ho appena catturato, ho chiesto, a voce, a TalkRadio di eseguire un brano di Sting ed ecco il risultato.
Come si vede, Rdio un servizio estremamente completo e flessibile, che rivaleggia con Spotify per ricchezza delle librerie di brani, funzionalità e ascolto social del musica. Il fatto che entrambi oggi siano disponibili in Italia rende sempre più stimolante l'accesso alle modalità di consumo in streaming di un contenuto fino a pochi anni fa ancora blindato all'interno del mercato, al confronto angusto, del compact disc venduti nei negozi. Sull'altro versante, quello della scoperta di gruppi, cantanti e brani ancora sconosciuti, l'armata degli Spotify, Rdio e Pandora sta incalzando in modo sempre più aggressivo le stazioni radio musicali, che in Italia bisogna ammettere, non si sono mai contraddistinte - a parte rare eccezioni - per inventiva e capacità di distinguersi.  

iRadio, lo streaming deve attendere. Apple contratta (al ribasso) sulle royalties

Difficilmente la discesa di Apple nella stessa arena della musica in streaming oggi guidata da brand come Pandora o dall'arrembante Spotify (appena sbarcato in Italia) verrà annunciata prima dell'estate. La nascita di un servizio Apple "iRadio", in cui la musica in streaming possa prendere il posto del modello download ormai desueto rivitalizzando in questo modo le revenues di iTunes, era stato anticipato dai media americani alla fine dello scorso anno. Sembrava che l'avvento della radio online di Cupertino fosse imminente (segni premonitori erano stati individuati nascosti nellle pieghe di iOS 6), e invece il New York Post ha rivelato l'altro giorno che Apple non riesce a mettersi d'accordo con le case discografiche sul prezzo dei diritti. Secondo il quotidiano newyorkese il negoziatore di Apple, Eddy Cue, vorrebbe strappare un prezzo di 6 centesimi ogni 100 canzoni trasmesse in streaming, contro i 12 che Pandora starebbe pagando. Servizi in abbonamento come Spotify arriverebbero a pagare anche 32 centesimi per 100 canzoni e le medie di mercato si attestano sui 21, 22 centesimi (questo per esempio il prezzo pagato dalle stazioni del circuito Clear Channel iHeart Radio, che riunisce i flussi streaming delle radio che operano principalmente in modalità tradizonale, on air. 
Certamente l'arrivo di Apple nel settore potrebbe scombinare molte carte, per la forza intrinseca che il marchio può scatenare anche nell'acquisire, con la sua piattaforma mobile iAd, i clienti pubblicitari. Il dominio di Pandora, che vanterebbe 67 milioni di utenti, non è accompagnato da una posizione finanziaria molto solida. Il suo anno fiscale 2013, appena chiuso, mostra un ottimo aumento di fatturato (427 milioni di dollari, 375 milioni dei quali da pubblicità, una performance che fa paura alle radio commerciali americane) ma il risultato operativo netto è ancora negativo. In borsa, in compenso, il titolo di Pandora sta segnando livello record sui 12 mesi, anche grazie alle aspettative che si sono accese alla notizia delle dimissioni del CEO, Joe Kennedy, dopo 14 anni di governo dell'azienda. 
Spotify dal canto suo gode di un grande momento di popolarità qui in Italia dopo il lancio coinciso con la manifestazione Sanremese, che il neonato ufficio milanese dell'azienda anglo-svedese, guidato da una giovanissima Veronica Diquattro, ha saputo sfruttare molto abilmente. Proprio in questi giorni Spotify ha anche inaugurato la nuova modalità di accesso basata non più sulla applicazione da scaricare a parte ma direttamente su Web. Per ora il Web Player di Spotify è disponibile solo nel Regno Unito e il suo corredo funzionale è ancora incompleto (qui la recensione di Spotify su Web pubblicata da TechRadar), a differenza di un concorrente forse meno blasonato ma decisamente interessante come Rdio, che guarda caso ha appena avviato una aggressiva strategia di internazionalizzazione ed è sbarcato persino in Italia. Notizia che merita senz'altro un approfondimento...

09 marzo 2013

Telegrammi via radio: Voice of America usa le onde corte come modem

Presto Voice of America, voce ufficiale dell'amministrazione americana, comincerà a trasmettere via onde corte dei veri e propri "radiogrammi digitali", messaggi di testo che gli ascoltatori potranno decodificare con il personal computer. L'obiettivo è fare arrivare questi contenuti anche là dove le normali trasmissioni vengono regolarmente disturbate, o sono difficili da ricevere. sfruttando tecniche che oltre a essere più vicine alle abitudini di un target ormai affezionato al Web, assicurano la possibilità di veicolare un maggior volume di informazioni rispetto a un testo letto al microfono. La scelta di Voice of America relative alle modalità di trasmissione non è caduta su tecniche di trasmissione audio evolute come il Digital Radio Mondiale, ma su sistemi molto più leggeri, che pur necessitando di un personal computer per la decodifica, non comportano troppe difficoltà per i destinatari dei radiogrammi.
La trasmissione di contenuti audio digitali ad alta fedeltà in onde corte in modalità DRM ha finora fallito nei suoi obiettivi originari. L'intenzione era di ridare vita a un mezzo - la programmazione radiofonica internazionale - che vive ormai in larga misura di ricordi tramandati da qualche migliaio di hobbysti superstiti. Le onde corte vengono utilizzate ancora, ma in modo sempre più mirato e limitato ad alcune aree di crisi politica e bellica, mentre quelli che furono i grandi broadcaster governativi (ad eccezione ormai della sola Cina) devono fronteggiare ingenti tagli ai loro bilanci e lo fanno concentrando la loro azione sulla disseminazione di contenuti multimediali via Internet.  L'insuccesso di Digital Radio Mondiale è legato soprattutto alla mancata cooperazione da parte dell'industria dei componenti e dei ricevitori, che finora non ha creduto per niente in questa tecnologia. Chi ribatte che il DRM si può ricevere facilmente collegando il computer alla radio, trascura spesso di aggiungere che per l'ascolto occorrono accorgimenti che vanno comunque adottati per poter riversare nel computer un segnale non modulato compatibile e che rappresentano un serio ostacolo alla diffusione di massa. Bisognerà vedere adesso con quelli che dovrebbero essere, sulla carta, i progetti formalmente approvati a livello parlamentare in grandi nazioni come India e, forse, Russia. 
Nel frattempo però c'è chi ha cominciato a sperimentare la trasmissione di contenuti diversi dall'audio. L'idea è utilizzare modalità trasmissive numeriche nate nell'ambito delle comunità radioamatoriali per lo scambio di messaggi testuali e grafici. Questi esperimenti non richiedono particolare impegno per chi li riceve tramite software. Le trasmissioni avvengono direttamente nella banda audio trasmessa in modulazione di ampiezza e diversamente dal DRM non richiedono modifiche dei ricevitori: in teoria basta un cavetto audio dall'altoparlante alla presa mic della scheda audio del pc. Il principio di funzionamento di questi modi è esattamente quello che anni fa ci permetteva di accedere alle BBS e poi a Internet con la normale linea telefonica attraverso i cosiddetti accoppiatori acustici e che ancora adesso serve per l'ormai desueto telefax: le informazioni digitali vengono convertite in un segnale audio in grado di viaggiare sui cavi telefonici in virtù del fatto che il segnale così generato va a occupare una larghezza di banda molto limitata.
I primi a sperimentare queste tecniche, radioamatori a parte, sono state le stazioni pirata in onde corte, le quali in genere utilizzano modalità come la SSTV, la televisione a scansione lenta usata nei collegamenti radioamatoriali. La trasmissione di una fotografia a bassa risoluzione richiede una manciata di minuti e in genere serve alla radio pirata per inviare, direttamente via etere, una cartolina di conferma da conservare a testimonianza dell'avvenuta ricezione. Poi qualche mese fa l'emittente musicale KBC, che affitta le frequenze degli impianti in onde corte della ex-Radio Bulgaria, ha cominciato a trasmettere messaggi di testo in modalità PSK (modulazione a spostamento di fase), una tecnica radioamatoriale molto efficiente perché consente di trasmettere informazioni in difficili condizioni di propagazione e pulizia del segnale grazie alla banda audio molto ristretta occupata. 
Sono proprio le frequenze della KBC a essere state utilizzate per i primi VOA "Radiogram", che per il momento restano sperimentali. Ma oltre ai ripetitori bulgari VOA ha già registrato degli slot dagli impianti di Greenville negli Stati Uniti e da Nauen in Germania. Queste per esempio sono le frequenze registrate per Greenville:


0230-0300 on 5745 GB 080 kW / 190 deg to NEAm various languages
1300-1330 on 6095 GB 080 kW / 190 deg to NEAm various languages
1600-1630 on 15670 GB 080 kW / 045 deg to WeEu various languages
1600-1630 on 17860 GB 080 kW / 045 deg to WeEu various languages

Gli annunci relativi a questi test sono disponibili sul sito Voaradiogram.net. In queste ore per esempio è in corso un test dal trasmettitore dell'emittente privata WRMI di Miami, sulla frequenza di 9995 kHz e tra l'una e le tre del mattino di questa domenica (tra le 00 e 02 UTC di domani) ci si può sintonizzare su KBC, dalla Germania, sui 7375 kHz. Di che tipo di software bisogna disporre per poter decodificare i radiogrammi? Il programma di riferimento si chiama FLDIGI, un modem software sviluppato da David Freese per le tre piattaforme Windows, Linux e MacOS X. Le modalità utilizzate per le trasmissioni di questo finesettimana dovrebbero essere MFSK64, MFSK32 (per le immagini) e MT63-2000 (long interleave), basati sulla modulazione di frequenze audio fisse (FSK) o sulla multiplazione di fasi (MT63, basato sulla modulazione BPSK). Quest'ultimo per esempio è teoricamente in grado di trasmettere 20 caratteri ASCII al secondo, per cui una cartella di testo richiederebbe un minuto e mezzo. 


08 marzo 2013

Scoperto il "motore" del vento solare. Forse può aiutarci ad avere energia da fusione.

Questa è bellissima. Una sonda NASA, Wind, lanciata nel lontano 1994 e dotata di una strumentazione i cui dati vengono registrati su nastro per essere ogni volta riprodotti e trasmessi a terra, contiene forse i dati che spiegano perché il vento solare soffi tanto veloce e tanto caldo. Un perché che i ricercatori della fusione nucleare sono molto interessati a capire, perché da questa spiegazione possono a loro volta ricavare un metodo che renderà più efficienti i futuri reattori a fusione.
Il sole è un po' come una pentola che bolle, rilasciando in tutte le direzione un "vapore" costituito da un gas magnetico ricco di particelle. Al contrario della pentola, però, questo vapore non diventa più freddo e lento man mano che si allontana dal sole. Al contrario: il vento solare accelera fortemente e si riscalda attraversando l'atmosfera solare, la corona. Secondo gli scienziati alle origini del fenomeno ci sarebbero le onde di ciclotrone ionico (ione cyclotrone waves), un effetto di risonanza che coinvolge gli ioni pesanti del plasma solare e li accelera come una fionda, conservandone l'energia e quindi il calore. Forse sfruttando questo stesso meccanismo, si potrebbero intercettare e eliminare gli ioni pesanti che staccandosi dalle pareti delle camere di reazione di fusione emettono calore togliendolo alla reazione stessa, e causandone l'interruzione.


Solar Wind Energy Source Discovered
March 8, 2013: Using data from an aging NASA spacecraft, researchers have found signs of an energy source in the solar wind that has caught the attention of fusion researchers. NASA will be able to test the theory later this decade when it sends a new probe into the sun for a closer look.
The discovery was made by a group of astronomers trying to solve a decades-old mystery: What heats and accelerates the solar wind?
The solar wind is a hot and fast flow of magnetized gas that streams away from the sun's upper atmosphere.  It is made of hydrogen and helium ions with a sprinkling of heavier elements.  Researchers liken it to the steam from a pot of water boiling on a stove; the sun is literally boiling itself away.
“But,” says Adam Szabo of the NASA Goddard Space Flight Center, “solar wind does something that steam in your kitchen never does.  As steam rises from a pot, it slows and cools.  As solar wind leaves the sun, it accelerates, tripling in speed as it passes through the corona. Furthermore, something inside the solar wind continues to add heat even as it blows into the cold of space."
Finding that "something" has been a goal of researchers for decades.  In the 1970s and 80s, observations by two German/US Helios spacecraft set the stage for early theories, which usually included some mixture of plasma instabilities, magnetohydrodynamic waves, and turbulent heating.  Narrowing down the possibilities was a challenge. The answer, it turns out, has been hiding in a dataset from one of NASA's oldest active spacecraft, a solar probe named Wind.
Launched in 1994, Wind is so old that it uses magnetic tapes similar to old-fashioned 8-track tapes to record and play back its data.  Equipped with heavy shielding and double-redundant systems to safeguard against failure, the spacecraft was built to last; at least one researcher at NASA calls it the "Battlestar Gallactica" of the heliophysics fleet. Wind has survived almost two complete solar cycles and innumerable solar flares.
"After all these years, Wind is still sending us excellent data," says Szabo, the mission’s project scientist, “and it still has 60 years' worth of fuel left in its tanks.”
Using Wind to unravel the mystery was, to Justin Kasper of the Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, a "no brainer." He and his team processed the spacecraft's entire 19-year record of solar wind temperatures, magnetic field and energy readings and ...

07 marzo 2013

ITU e fonderie fanno il punto sulla radio digitale a Bangkok

Su segnalazione dell'infallibile amico guru del silicio, eccovi il punto di accesso ai materiali informativi distribuiti in occasione di un evento sulla radio digitale organizzato dall'ITU a Bangkok dal primo al 3 marzo. La partecipazione all'NBTC/ITU Workshop on Digital Radio Techologies comprendeva diversi esponenti dal mondo dell'industria dei semiconduttori, tra cui Keystone. Per conto di quest'ultima Curtis Au si è soffermato sulla famiglia KWSW8650 "Tsunami", una linea di chip "all in one" per la radio digitale, che integrano sia gli stadi di ricezione RF, i tuner, che i decoder di vari sistemi digitale, incluso ovviamente il DAB. Sono i chip alla base di diversi device di ultima generazione, spesso rivolti al segmento smartphone. La ricca presentazione in pdf è disponibile sul sito ITU.
Contestualmente segnalo la recentissima pubblicazione della raccomandazione EBU R 138 sull'adozione in Europa della radio digitale. L'impegno dell'associazione dei broadcaster pubblici europei è quanto mai perentorio. Al punto 6 della raccomandazione si legge l'incoraggiamento ai governi (già, quali governi?) a spingere a favore della «harmonisation in the timetable for deployment of digital radio across Europe, including a target date for the switch-off of analogue radio, [which] would create a greater momentum and market take-up».  

Onde millimetriche (30-300 GHz), una possibile applicazione sanitaria?

Risultati inaspettati sono stati presentati dai ricercatori israeliani dell'Ariel University Center alla conferenza IEEE Conference on Microwaves,  Communications, Antennas and Electronic Systems (Comcas) in programma in questi giorni a Tel Aviv. Sembra che gli scienziati abbiano osservato un effetto di inibizione delle cellule tumorali dopo l'applicazione di onde millimetriche, cioè su frequenze comprese tra i 30 e i 300 GHz. Come viene spiegato nel comunicato curato dal Ministero degli esteri israeliano gli scienziati distinguono questo tipo di radiazione dalla radiazione ionizzante che invece determina la morte delle celule. A queste frequenze invece le conseguenze sembrano indicare che solo certe funzioni cellulari, tra cui la riproduzione, vengono soppresse, ma la cellula rimane intatta. 
Secondo Asher Yashalom, che dirige il gruppo Free Electron Laser dell'università, ha spiegato che finora una degli ostacoli da superare per queste ricerche era legato alla difficoltà nella produzione di queste onde, che hanno molte altre applicazioni nel campo delle telecomunicazioni, ma anche dell'imaging e dello scanning. Utilizzate per colpire le cellule del cancro polmonare, la radiofrequenza millimetrica sembra essere in grado di bloccare il proliferare delle stesse, ma ancora gli scienziati non hanno individuato la ragione. La cosa ancora più strana è che le cellule sane non reagiscono nello stesso e restano indisturbate. E' ancora presto per trasformare le scoperta in un metodo di cura, occorrono molte verifiche e poi resterebbe il problema di generare onde a queste frequenza. 


It’s long been known that radiation therapy is good news and bad news: It cannot discriminate between cancer cells and healthy surrounding cells. Lung tissue in particular is vulnerable to damage from x-rays. Could a different kind of radiation produce a better result for lung cancer patients?
That was the question asked by a group of Israeli researchers a few years ago. Recently they shared their surprising conclusions at the third International IEEE Conference on Microwaves, Communications, Antennas and Electronic Systems held in Tel-Aviv, and won funding from a European source to continue their studies. According to the researchers, a newly available type of radiation appears to disable cancer cells while leaving healthy cells unaffected.
“There are two kinds of radiation,” explains Prof. Asher Yahalom, one of the group from Ariel University Center. “Ionizing radiation is what is usually used for cancer. It has the ability to tear apart molecules, so it causes death to all cells. What we have done is quite different. We chose millimeter wave radiation, which is non-ionizing, so that it may only destroy functionality but not the cell itself.”
When tested in the lab on human lung-cancer cells, millimeter wave radiation rendered the cells unable to reproduce. “It disrupts their activity, although we don’t yet know how,” says Yahalom, who spent the summer and fall semesters as a visiting fellow at the Isaac Newton Institute for Mathematical Sciences in Cambridge, England. “We have also done irradiation of regular cells, and they were not affected. We are still gathering more data to be absolutely sure this effect is statistically significant and not due to any unrelated factors.”
New frontiers in radiation
In nature, Yahalom explains, there are electromagnetic (EM) fields everywhere. We are able to see light that is an EM field of very short wavelengths and high frequencies. We cannot see many other types of EM waves, such as the longer waves coming from cell phones and the microwaves that heat food. Millimeter waves are shorter than microwaves and longer than visible waves. “The problem with this type of radiation is that it’s hard to produce,” Yahalom says. “But in recent years there are more sophisticated components that produce wavelengths, and people have started to think about applications.”
Yahalom is head of Ariel’s Free Electron Laser (FEL) Laboratory User Center, part of the FEL lab headed by Prof. Avi Gover that developed a free-electron laser, using a magnetic structure known as “the wiggler”, that produces millimeter waves by accelerating electrons close to the speed of light and setting them on a wiggly trajectory. “The question was what would be an application for this laser, and we thought about applications in medicine, remote sensing, imaging and communications,”
says Yahalom.
Physics Prof. Konstantin Komoshvili is in charge of the experiments in conjunction with Prof. Jacob Levitan; engineering Prof. Boris Kapilevich, an expert in microwaves and millimeter waves; and biologist Stella Aronov of Ariel’s cancer research lab.
“Every major discovery must be checked and double-checked in a few laboratories,” says Yahalom, which is why the experiments are now being replicated in a Danish university. The two teams from Israel and Denmark recently got funding from the Eva and Henry Fraenkel Foundation in Denmark.
Yahalom stresses that research into using millimeter radiation against cancer cells is unique in the world.
“The radiation sources we are developing do not exist anywhere else in Israel,” he says. “In Russia and elsewhere, other groups are working on developing radiation sources but not on this application.”
Scientists in other countries are looking into terahertz radiation (shorter than millimeter waves) for devices that could detect hidden explosives, advance communications and imaging, or diagnose hidden skin cancer.
Tel Aviv University researchers in 2008 experimented with terahertz radiation to see its effects on healthy white blood cells. “We went the other way around -- we wanted to see how the radiation affects non-healthy cells, and this is quite novel,” concludes Yahalom.