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03 giugno 2013

Radio locali in crisi, protesta a Roma il 21 giugno. Perché non favorire la loro transizione al digitale?

Le emittenti radiofoniche locali sono in una situazione economica molto difficile, con una contrazione degli introiti pubblicitari tre volte più ingente rispetto a quella che già pesa sui network radiofonici nazionali, e il presidente dell'associazione REA, Antonio Diomede scrive al ministro dello Sviluppo economico per annunciare una giornata di protesta convocata per il 21 giugno a Roma, davanti alla sede del dicastero. 
Diomede dichiara di rivolgersi al governo per  «rappresentare la gravissima situazione economica in cui versa la piccola e media emittenza radiotelevisiva locale la quale, nel corso dell’ultimo trimestre, ha registrato una fortissima contrazione della pubblicità pari al 29,5%, vale a dire 10,5 punti ancor meno della perdita registrata nelle grandi reti nazionali per effetto, com’è noto, della stagnazione dei mercati. Il presidente REA, che riunisce 420 emittenti radiotelevisive, ricorda che a sostegno del pluralismo informativo sancito dall’ordinamento costituzionale, la legge prevede alcune misure di sostegno economico di cui alla legge 28 dicembre 2001, n. 448 da erogare secondo modalità e criteri di attribuzione impartiti nel Regolamento di cui al Decreto del Ministro delle Comunicazioni di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, n. 225 del 1 ottobre 2002. «Allo stato dei fatti - scrive Diomede, la erogazione dei contributi alle radio locali  è costantemente in ritardo di oltre  tre anni  nonostante le proteste delle emittenti sfociate nell’atto di diffida del 19 dicembre 2009 e  nell’azione giudiziaria TAR del 7 febbraio 2010.»
Purtroppo è così, dopo lo sconvolgimento dell'assetto televisivo avvenuto con una transizione al digitale terrestre presentata con toni trionfalistici ma piena di risvolti negativi per le emittenti locali, adesso sono le piccole stazioni radio a lanciare un grido d'allarme. Spesso i loro segnali sono schiacciati tra quelli molto potenti diffusi dalle sorelle maggiori ma è soprattutto il pessimo quadro congiunturale della pubblicità locale, inserito nel contesto di crisi generalizzata delle attività commerciali, a preoccupare. Le  radio private italiane medio-piccole, rappresentano un patrimonio ormai storico ma sempre vitale di pluralismo e cultura localista, sono voci importanti per la collettività che ora rischiano di soffocare per mancanza di spazio e di risorse. Si potrà obiettare che il mercato sta esercitando in modo brutale quel minimo di selezione naturale che in uno spettro herziano ben regolamentato avrebbe imposto fin da subito dei precisi limiti allo sviluppo del settore. Ma il punto fondamentale è cercare di attenuare il rischio di disertificazione cui si sta andando incontro. Non è troppo tardi per inserire dei criteri di pianificazione delle frequenze più equi, magari partendo una buona volta da una analisi di come vengono oggi utilizzate le risorse dell'FM. E si può anche pensare di trasformare le misure di sostegno economico di cui parla Diomede in precisi incentivi alla digitalizzazione, anche della radiofonia locale. Una sorta di legge per la rottamazione dell'analogico, che premi le emittenti locali interessate ad assicurare a se stesse e ai proprio ascoltatori un futuro.

12 novembre 2009

Le "Giornate Marconiane" ai tempi della ex-Eutelia

La prima delle "Giornate marconiane", organizzate dalla Fondazione Ugo Bordoni per celebrare il centenario del Nobel a Guglielmo Marconi con una serie di interventi che hanno al centro le tecnologie delle telecomunicazioni e il loro potenziale di rinnovamento c'è già stata e mi scuso per non averne dato notizia per tempo. Le altre due, previste per l'11 dicembre e per il 28 gennaio 2010 sono ancora in calendario e potete trovare tutte le indicazioni sul sito della FUB, dove tra l'altro viene pubblicato, in relazione alla prima giornata del 9 novembre, l'intervento di Sandro Frova, un economista molto preparato sull'economia dell'innovazione. Il programma è davvero fitto di relatori e tematiche interessanti, incluse quelle politiche (politica industriale, quella che da noi semplicemente non si fa, o si fa solo a parole). Non mancano i nomi di ministri e governanti, ma ci sono anche gli esperti veri, quelli che vale ancora la pena ascoltare, come Leonardo Chiariglione. Le giornate di studio sull'industria delle telecomunicazioni e sulle prospettive in Italia si tengono a Roma e potete prelevare il PDF con il programma dell'11 dicembre e del 28 gennaio.
A me piacerebbe molto che si riuscisse ad aprire un piccolo spazio di analisi e autocritica dello "spirito imprenditoriale" italiano del settore Tlc emerso in questi giorni dalla lettura della triste vicenda dei lavoratori ex-Eutelia. Trovo opportuno inserire, in calce alla notizia sull'ennesimo, paludato, ufficialissimo convegno, il comunicato che mi è arrivato dal comitato Lavoratrici e Lavoratori di Agile s.r.l.. Ho fatto qualche ricerca, quel poco che si può trovare su Internet, sul Gruppo Omega, nuovo acquirente di Agile, la società ceduta da Eutelia dopo lo scorporo delle attività informatiche dell'operatore (nato dalla fusione tra Plug It e Edisontel) . Le zone grige della vicenda sono a dir poco inquietanti (altre informazioni si trovano qui sul blog di Paolo Casalieri). Come "eredità" dell'imprenditore Marconi non ci siamo proprio, specie se guardiamo a questo ennesimo esempio di spreco di risorse umane ed economiche unito all'analogo caso di Nortel Italia, filiale italiana del colosso delle telecomunicazioni canadese, entrato in procedura fallimentare e avviato a essere fatto a pezzi. Michele Prosperi, un vero amico comunicatore di quella azienda, mi ha invitato a diffondere l'indirizzo del blog aperto insieme ai colleghi. Ad Agile e Nortel Italia va la mia soliderietà, per il poco che vale.
AGILE – ex EUTELIA - COME LICENZIARE 9000 PERSONE SENZA CHE NESSUNO SE NE ACCORGA !!!!!

E’ iniziato il licenziamento dei primi 1.200 lavoratori di OLIVETTI-GETRONICS-BULL-EUTELIA-NOICOM-EDISONTEL TUTTI CONFLUITI in:

AGILE s.r.l. ora Gruppo Omega

Agile ex Eutelia è stata consegnata a professionisti del FALLIMENTO.
Agile ex Eutelia è stata svuotata di ogni bene mobile ed immobile.
Agile ex Eutelia è stata condotta con maestria alla perdita di commesse e clienti .

Il gruppo Omega continua la sua opera di killer di aziende in crisi, l’ultima è Phonemedia, 6.600 dipendenti, che subirà a breve la stessa sorte. Siamo una realtà di quasi 10.000 dipendenti e considerando che ognuno di noi ha una famiglia,le persone coinvolte sono circa 40.000 eppure nessuno parla di noi. Abbiamo bisogno di visibilità mediatica, malgrado le nostre manifestazioni nelle maggiori città italiane (Roma - Siena Montepaschi – Milano – Torino – Ivrea – Bari – Napoli - Arezzo - ) e che alcuni di noi sono saliti sui TETTI, altri si sono INCATENATI a Roma in piazza Barberini, nessun giornale a tiratura nazionale si è occupato di noi ad eccezione dei TG REGIONALI e GIORNALI LOCALI.

NON siamo mai stati nominati in nessun TELEGIORNALE NAZIONALE perchè la parola d’ordine è che se non siamo visibili all’opinione pubblica il PROBLEMA NON ESISTE. [la frase risale ai giorni precedenti le ultime, drammatiche cronache - NdR]

è dal 4-Novembre-2009 le nostre principali sedi sono PRESIDIATE con assemblee permanenti

22 ottobre 2008

Accuse a Sirius: schiavismo dietro i ricevitori satellitari

Non bastassero i guai finanziari, adesso per la radio satellitare Sirius XM ci si mettono pure le beghe sindacali. E' scoppiata una brutta polemica, con tanto di proteste, picchetti e scioperi della fame, sulla questione dei ricevitori digitali che gli abbonati di Sirius utilizzano per sintonizzarsi sui segnali che piovono dal cielo. I ricevitori vengono prodotti in Corea da Kiryung Electronics e secondo le organizzazioni sindacali sono frutto di un trattamento schiavistico dei dipendenti, che percepirebbero stipendi ridicoli (meno 600 dollari al mese) in una nazione dove il costo della vita è più caro che da noi e non possono assentarsi dalla catena di montaggio neppure per andare in bagno. Ieri è stata organizzata una protesta davanti alla sede newyorkese dell'emittente, dopo che le manifestazioni di Seoul non sono servite a sbloccare la situazione.
Bruttissima storia. Anche perché il famoso conduttore Howard Stern, uno dei simboli di Sirius, ha appena fatto discutere (per l'ennesima volta) per aver accusato una stilista americana di importare capi di abbigliamento cuciti negli sweatshop estremo-orientali. "Adesso Howard Stern saprà prendersela anche con chi lo paga" si chiedono i sindacati?

The Dark Side of Sirius Satellite Radio

Oct. 20, 2008

NEW YORK, Oct 20, 2008 /PRNewswire-USNewswire via COMTEX/ -- Sweatshop Conditions at the Kiryung Electronics Factory
Labor rights watchdog challenges Howard Stern -- who lampooned Kathie Lee Gifford over the exploitation of child workers in Honduras who sewed her clothing for Wal-Mart -- to confront Sirius Satellite Radio for the abusive sweatshop conditions faced by women workers at the Kiryung Electronics factory in Korea, where they assembled Sirius Satellite Radios.

WHO: Charles Kernaghan, director, National Labor Committee
Women workers from the Kiryung Factory in Korea,
Representatives of the Korean Metal Workers Union.

WHAT: Attempt to meet with Sirius management. (This will be the third attempt to meet.)
Press conference

WHERE: Sirius Satellite Radio headquarters
1221 Avenue of the Americas (Entrance on 49th St. betw. 6th & 7th Ave.), NYC

WHEN: Tuesday, October 21, 2008, 1:00 p.m.

-- Over 250 production line workers at the Kiryung Electronics factory have no rights and are held under conditions of constant uncertainty and fear.

-- Married women limited to just three-month contracts so they can be fired if they become pregnant.

-- Workers can be fired for using the bathroom.

-- Forced to work 13 to 14-hour shifts, six or seven days a week, sometimes going for up to three months without a single day off. There are also grueling all-night 24-hour shifts two or three times a month.

-- Workers making Sirius Satellite radios earn just $145 a week, despite the fact that the cost of living in Seoul is as high or higher than in New York City. Workers and their families must subsist on rice and kimchee (pickled cabbage).

-- In the face of discrimination and abuse, the workers organized a union in July 2005. Management immediately threatened to fire the women, who then occupied the plant staging a sit-down strike.

-- Kiryung management informed the workers that at the insistence of Sirius Satellite Radio, production of the radios would be relocated to a low wage factory in China.

-- Hired goons also attacked the strikers, stomping, kicking and beating the women.

-- For 1,160 days, the women have continued their strike in front of the factory gates. The head of the local union at the Kiryung factory went on a hunger strike for 94 days before being hospitalized in mid-September. The situation has reached a crisis, which is why the workers have come to New York to press Sirius Satelite Radio to intervene.