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22 agosto 2012

Christian Vision spegne le onde corte sudamericane. In Mali VOA "trasmette" sul cellulare

L'emittente religiosa Christian Vision ha deciso piuttosto repentinamente di cessare a partire dal 17 di agosto ogni trasmissione in onde corte rivolta all'America Latina dagli impianti cileni di CVC La Voz da Calera de Tango, che verranno smantellati. Le ragioni? La solita miscela di retorica sui giovani che preferiscono usare telefonini e Facebook in un continente di vaste proporzioni che non può garantire ovunque una copertura cablata o senza fili.

L'inesorabile tendenza alla migrazione verso nuove piattaforme di distribuzione investe del resto le strategie di Voice of America nella stessa Africa. Da pochissimo ha preso il via il portale per gli ascoltatori VOA nel Mali. All'indirizzo di Mali1 si possono ascoltare o scaricare, attraverso una interfaccia minimale pensata per smartphone molto semplificati, notiziari di tre minuti in lingua francese. Target primario della iniziativa è la popolazione delle zone settentrionali della nazione sahariana, dove imperversano le bande di guerriglieri islamici che hanno giá chiuso con la violenza le emittenti locali in FM. La speranza ovviamente è che le infrastrutture del telefono cellulare non vengano prese di mira. Le onde corte sembrano ormai stregate: ci sono mille buone ragioni per continuare ad usarle, ma se le ricerche di mecato dicono che Internet e le reti telefoniche (la prima cosa che un governo ostile alla democrazia può controllare) sono le preferite dal pubblico, a New York come a Timbuktu, i broadcaster spengono la radio e accendono gli mp3 e lo streaming. Auguri.

 

 

26 marzo 2012

"Shortwave": su You Tube una storia di resistenza via radio dal Cile soggiogato da Pinochet

Sul gruppo FB "Radioascolto interattivo" Gabriele Rizzi ripesca un corto americano di una decina di anni fa che ho la sensazione di aver già sentito citare all'epoca della sua uscita, il 2003, trentennale del golpe cileno. Shortwave - a film, racconta la storia immaginaria ma molto realistica di un insegnante di Santiago, Rafael Casagrande, che nei giorni dell'uccisione di Allende e delle retate dei militari di Pinochet si mette davanti al microfono di una vecchia apaprecchiatura radioamatoriale per trasmettere sulle onde corte una cronaca - artigianale ma veritiera - degli avvenimenti di un Cile che sta precipitando nella morsa di una spietata dittatura. Le parole del resistente cileno vengono fortuitamente intercettate da Hal Dumont, uno studente universitario americano, che senza saper bene come fare, cerca comunque di attivarsi per amplificare quelle terribili notizie di morte e tortura. Non finirà bene per Rafael, ma le ultime scene della storia lasciano capire che anche Hal (visto il pesante coinvolgimento americano in quella tragedia) passerà dei guai.
Shortwave - a film, scritto, prodotto e diretto da Chris McElory e Terry Young, due giovani di Detroit, grazie a una donazione di un ente di interesse pubblico, circolò su scala locale e ora, proprio grazie a McElroy, approda finalmente su You Tube, dove è possibile seguirlo in una versione presumo integrale di poco meno di 45 minuti:




Nella sua veste molto amatoriale, Shortwave riesce a ricostruire bene lo spirito di quell'epoca, con i giovani americani ancora ribelli e anticonformisti, chiaramente segnati dalle vicende del Vietnam. Ma offre anche uno spaccato molto verosimile di come poteva essere ormai 40 anni fa l'ascolto delle onde corte, in un'epoca di grandi conflitti, guerriglie nazionali e indipendentiste e propaganda sfrenata. Ci sono anche dei particolari degni di un collezionista di apparati radio d'epoca, come le prime scene in cui Rafael sintonizza un ricevitore National NC-155, un apparecchio dei primi anni 60 che copriva le bande radioamatoriali fino ai 6 metri. Dal punto di vista tecnico non tutto è inappuntabile, ma tutto sommato non ci sono grandi errori: ai fini della narrazione qualche licenza poetica è comprensibile. La capacità evocativa di certe immagini è davvero drammatico, le scene ti fanno veramente capire il potere di un mezzo di comunicazione che quasi venti anni prima di Internet riusciva ad annullare ogni distanza e ad aggirare ogni controllo (e proprio per questo poteva comportare grossi rischi). Un regalo molto gradito da parte di questo cineasta indipendente.

24 agosto 2010

Mina de San Juan su Radio Nostalgica de Atacama

Pochi giorni fa i ricordi degli italiani andavano al disastro di Marcinelle, proprio mentre dal Cile arrivava la notizia del crollo che aveva intrappolato 33 minatori nel giacimento di oro e rame di San Juan, a meno di cinquanta chilometri a nordovest di Copiapò, provincia di Atacama. Poi improvvisa la notizia che la sonda scavata in tutta fretta per cercare tracce di eventuali sopravvissuti aveva portato in superficie un bigliettino che avvertiva: stiamo bene e siamo in un rifugio. Se lo è stato per me, per tutti noi, immaginiamoci che cosa dev'essere stato per i familiari riuniti intorno a un foro di otto centimetri e profondo 800 metri.
Ora con gli intrappolati di San Juan è stato stabilito un collegamento citofonico, seguendo i filmati del canale televisivo La Tercera era tutto un "Chi-chi-chi Le-le-le viva Chile!" fino a quando i trentatrè mineros hanno intonato l'inno nazionale, nel commosso silenzio degli astanti (non un solo applauso in quel momento, come avviene ai nostri funerali di Stato, solo una grande, spaventata dignità).
Bellissime anche le corrispondenze (e le fotografie) di Radio Nostalgica l'emittente regionale, il cui sito Web purtroppo si carica molto lentamente. Col Mac non sono riuscito a beccare lo streaming, non so se per problemi di software o di scarsa connettività. La miniera si trova in un'area così remota che è più facile coprire 800 metri con collegamenti via filo sottoterra. Alle prime notizie dell'incidente le autorità della gestione dell'emergenza, ONEMI, riferivano che i collegamenti con la miniera erano assicurati con telefoni satellitari e ricetrasmettitori HF.

18 settembre 2009

Un documentario sul Cile in ascolto di Mosca

In Cile un documentario di Andrés Daie ricorda i 17 anni di “Escucha Chile”, la trasmissione di informazione, propaganda e musica, che Radio Mosca rivolse alla nazione sudamericana nel duro periodo della dittatura di Pinochet. Una dei commentatori più celebri di quel pezzo di storia radiofonica e politica del dopoguerra fu Volodia Teitelboim, giurista, politico, saggista di origine ebree-ucraine, scomparso lo scorso anno e autore di un corposo diario della lunga avventura radiofonica. Un trailer di Escucha Chile, una voz viene desde lejos è visibile sul sito del canale televisivo La Tercera.


Documental recuerda el sonido de “Escucha Chile”
Por Javier García / La Nación

Miles de horas de transmisión hicieron del espacio radial, transmitido desde la capital rusa, un hito histórico y el programa de radio más oído en la dictadura. Volodia Teitelboim y José Miguel Varas fueron claves para su continuidad, que ahora llega al cine.

Se escucha la voz de Volodia Teitelboim que sale de una radio a pilas de onda corta con un cable de cobre como antena. El escritor habla del golpe militar ocurrido hace un par de horas, de la muerte de Salvador Allende, de La Moneda en llamas. Se lo imagina, su voz tiembla. Es la noche del 11 de septiembre de 1973. Se oye el inicio de la Canción Nacional. El biógrafo de Pablo Neruda y Vicente Huidobro volverá al día siguiente.
Teitelboim estaba en Europa y “Escucha Chile” nació en Radio Moscú -la radio estatal de la ex Unión Soviética-, el día que Augusto Pinochet se tomaba el país.
El programa duraría 17 años, y sería escuchado por miles de personas que deseaban comunicarse con sus familiares, que querían saber cómo el mundo reaccionaba ante el desastre político local. El escritor José Miguel Varas llegó a ser su director.
Miles de horas de transmisión que hicieron historia, y que ahora reviven en un documental.
“Escucha Chile”, dirigido por Andrés Daie, fue producido por OídoMedio y Etnomedia Producciones, y será estrenado el 24 de septiembre (a las 20 horas) en el Centro Arte Alameda. En la oportunidad se realizará una conversación entre los periodistas Vicky Quevedo, Juan Pablo Cárdenas y José Miguel Varas.

DATOS FIDEDIGNOS

El documental “Escucha Chile” recoge las experiencias asociadas a la historia del programa, el cual se oía incluso en los centros de tortura como Isla Dawson, que produjo fieles auditores clandestinos. Del programa, bautizado “Habla Moscú, escucha Chile”, se haría cargo un grupo de chilenos exiliados, entre otros, Eduardo Labarca, Pepe Secall y Rolando Carrasco.
Ellos recibían y transmitían la información de los chilenos que lograban conseguir datos fidedignos de detenidos y de la situación política del país. Pero no sólo de denuncias vivía el programa, también se logró crear espacios dedicados a la música y la cultura a través de diversos segmentos. En Chile y en el mundo se podía escuchar el programa gracias a su transmisión en onda corta, una señal de baja frecuencia que viaja a niveles muy altos. Los militares intentaron acallar las transmisiones, pero todas representaban un elevado costo.
El documental relata una serie de historias, como la de Eduardo Martínez, quien estuvo preso en el centro prisioneros políticos Tres Álamos, donde con un sistema de antenas preparado por un grupo de prisioneros escuchaban el programa. También habla de su experiencia Miguel Lawner, quien recibió una llamada realizada desde los estudios de Radio Moscú al campo de detención de Ritoque, donde se encontraba.


17 aprile 2009

Il Cile a Milano, un mese di eventi, libri e cibo

Attribuendo al mio spazio una visibilità sicuramente sproporzionata alla realtà dei click, l'amica Marisandra, incaricata dell'ufficio stampa per le iniziative del Mes de Chile, il mese dedicato dalla città di Milano alle relazioni d'affari, culturali ed enogastronomiche nella lontana - e fraterna - nazione latinoamericana, mi ha invitato oggi alla presentazione dell'iniziativa organizzata dalla Camera di Commercio.
Non sono mai stato in Cile ma quel che so mi fa venir voglia di andarci. Il programma allestito a Milano dagli uffici commerciale e culturale dell'Ambasciata cilena in Itaila e da numerosi enti e associazioni italiane è molto fitto ed è in buona parte rivolto alle aziende italiane in cerca di opportunità di business con l'imprenditoria cilena. Ma ci saranno tantissimi spazi dedicati ai libri, al cinema, al teatro e all'arte, mentre l'Hotel Four Seasons di Via Gesù, dove si terranno molti degli incontri e seminari, fino al 21 aprile (c'è ancora qualche giorno) mette le sue cucine a disposizione dello chef Giancarlo Mazzarelli.
Vorrei segnalare in particolare il seminario del 20 aprile sulle opportunità per la piccola e media editoria. Dalle 11 alle 13, sempre al Four Seasons si tiene in collaborazione con Marcos y Marcos il workshop intitolato "Import-export: libri, servizi e diritti editoriali tra l'Italia e il Cile". Verranno presentate le case editrici LOM Ediciones, Editorial del Ediciones Cal y Canto, Editorial Cuarto Propio, Liberalia Ediciones, Pehune Editores e Esfera de Papel Libros. La sera del 28 aprile, alle 21 al Mama Café di via Camminadella 7, l'editore riminese Raffaelli presenterà invece la traduzione italiana di Purgatorio, del poeta contemporaneo cileno Raúl Zurita (di madre italiana), primo di una serie di pubblicazioni di poeti latinoamericani mai arrivati in Italia.
Nel corso della conferenza stampa di oggi ho registrato il sonoro dell'intervento di Claudia Barattini, attaché culturale dell'Ambasciata cilena e subito dopo l'interludio musicale di Samir Suez, di Viña del mar, chitarrista barocco, liutista e tiorbista. Venuto in Italia per lo studio della musica antica Samir è rimasto a Milano dove ha costituito un gruppo, Palinsesto Produzioni e una sua orchestra barocca. Il suo breve intervento sugli interscambi musicali tra Europa e America Latina nell'epoca barocca e tardo barocca è stato affascinante. Samir con la sua armonicissima chitarra barocca ha improvvisato, dall'intavolatura originale, una ciaccona ritrovata in un manoscritto della Cattedrale di Santiago e attribuito a Santiago de Murcia, chitarrista spagnolo morto dopo il 1732, forse in Messico. De Murcia fu il maestro di chitarra di Maria Luisa Gabriella di Savoia, prima moglie di Filippo V di Spagna (che poi sposò Elisabetta Farnese). Forse l'arrivo di copie dei suoi manoscritti a Santiago del Chile si spiegano con le relazioni che il successivo protettore di de Murcia, Jacome Francisco Andriani, nobiluomo italiano che rappresentava in Spagna i cantoni cattolici svizzeri, ebbe con le colonie sudamericane.
Potete ascoltare l'intervista che Samir Suez ha concesso a Radio Classica sul sito di Palinsesto Produzioni. Qui di seguito una breve videointervista a Claudia Barattina prodotta da Televisionet.tv, Web tv che ha lavorato all'organizzazione del Mese del Cile. Oggi ascoltare il cile alla radio, dall'Italia, non è un'impresa facile.
In passato arrivano qui le frequenze di Radio Nacional, di Antofagasta, di Cooperativa. Il Cile alla radio era anche rappresentato dalle voci dell'opposizione a Pinochet, del mitico Escucha Chile che arrivava da Radio Mosca. Oggi è diventato difficilissimo, forse il canale più regolare, se si può dir così, è Colo Colo in onde medie, su 1380 kHz. In compenso Internet ci propone in streaming emittenti come Radio BioBio, che sono interessanti e piacevoli da ascoltare.

22 luglio 2008

Roberto Bolaño, nell'anniversario della morte di un poeta

Ieri sul Domenicale del Sole ho letto la recensione dell'ultima opera incompiuta dello scrittore cileno Roberto Bolaño, di cui ricorre in questi giorni l'anniversario della morte. Per la precisione Bolaño è scomparso il 15 luglio di cinque anni fa, vittima appena cinquantenne di una malattia degenerativa epatica che il suo stile di vita bohemien certo non contribuiva a rintuzzare. Nonostante che i suoi romanzi fossero presenti nel catalogo di Sellerio da una decina d'anni, non lo conoscevo affatto ma ciò che ho letto ieri a proposito di 2666, monumentale opera-testamento che Adelphi sta pubblicando di questi tempi, mi ha affascinato. Poeta, romanziere e autore di racconti popolati da personaggi improbabili e proprio per questo terribilmente autentici, epigono di Borges e amante della letteratura gialla, Bolaño è stato un anarchico dalle molte mai definitive radici, nel suo Cile nativo, in Messico e, nell'ultima parte della sua vita, nella zona di Barcellona, dove gli era capitato di lavorare anche come guardiano di campeggio. I biografi giurano che amava definirsi soprattutto poeta.
Spulciando oggi le recensioni delle sue opere in rete (Bolaño è stato scoperto negli Stati Uniti grazie a recenti traduzioni inglesi) mi sono imbattuto in personaggi come l'insegnante di uno dei racconti di Putas Asesinas, che soddisfa le proprie necessità artistiche ascoltando la musica ranchera delle radio messicane e in mille altre finzioni poetiche. 2666 è una storia di scrittori borgesianamente immaginari (o forse no), che si intreccia con le nere vicende dei delitti di Ciudad Juarez.
In una delle sue ultime interviste, Bolaño rispondeva così alla giornalista che gli chiedeva come si immaginava il paradiso.

Como Venecia, espero, un lugar lleno de italianas e italianos. Un sitio que se usa y se desgasta y que sabe que nada perdura, ni el paraíso, y que eso al fin y al cabo no importa.

E sul sito di una radio cilena, PlayFM, ho trovato una breve ma intensissima rievocazione dello scrittore cileno di estrazione italiana Pablo Simonetti, che potete leggere qui o ascoltare direttamente da PlayFM:

Se cumplieron cinco años de la muerte de Roberto Bolaño. A estas alturas, su influencia en la literatura latinoamericana es incuestionable. La mayoría de los escritores de esta generación se han visto influenciados por él de una u otra manera. ¿Y cuál es la razón? Por supuesto que la calidad de su pluma y la originalidad de sus personajes y de sus historias. Pero hay algo más: A través de sus magníficos cuentos y novelas, Bolaño nos libera de un destino único y definitivo, nos hace sentir leves, nos acompaña y nos compadece. Nos enseña que nuestra vida está hecha de circunstancias, no de culpas. De sucesivas posibilidades, no de sucesivos encarcelamientos. Creo que él mismo se consideró fruto de una carambola del destino, el resultado azaroso de la experiencia, una vida en que una sola convicción permaneció intacta: el valor de la literatura. Y más que una convicción, fue un sentimiento: el amor por la literatura.
Los personajes de Bolaño no siempre terminan bien, pero no por eso sus vidas dejan de ser valiosas, interesantes, sujeto de ser narradas. Al rescatar estas vidas mínimas y azarosas, Bolaño nos rescata a todos. Nos perdona. La literatura nos perdona. La literatura es la religión de los pecadores, de los escépticos, de los extraviados. La literatura nos salva, ahora, mientras nos movemos aquí en la tierra.
Pablo Simonetti
Che la nostra vita sia fatta di circostanze, non di colpe, è una verità che sfugge a molte persone, tra le quali tendo ad annoverarmi. Da queste colpe fittizie che ci pesano addosso fino a schiacciarci ci salva la letteratura e la poesia di quei pochi Bolaño che si sforzano di ricordarci - perlopiù inascoltati - "que nada perdura, ni el paraíso, y que eso al fin y al cabo no importa."

16 giugno 2008

L'uomo che registrò le ultime parole di Allende

E' morto ieri a Santiago del Cile Hernán Barahona, il giornalista di Radio Magallanes che registrò l'ultimo discorso alla nazione di Salvador "Chicho" Allende nella residenza presidenziale, la Moneda, nelle ore del golpe dei militari. Barahona lavorò in seguito anche a Radio Praga Internazionale e divenne docente universitario. Quello che segue è il testo di una lunga intervista concessa a Cronica Digital, in cui racconta le drammatiche ore di quel lontano 11 settembre 1973.

ALLENDE: DE LA MONEDA ME SACARAN EN PIJAMA DE PALO
Fecha Domingo, 15 junio a las 12:58:31
Tema Chile

"Miré mis manos y estaban sudorosas, realmente no quería morir, era joven y tenía toda una vida por delante y además poseía un documento importante para la historia de Chile", Hernán Barahona, periodista de Radio Magallanes en 1973 y que hoy dejó de existir en su casa producto de un cáncer a los 65 años.


EL HOMBRE DETRÁS DEL ÚLTIMO DISCURSO DE SALVADOR ALLENDE

"Trabajadores de mi Patria tengo fe en Chile y su destino. Superarán otros hombres este momento gris y amargo en el que la traición pretende imponerse". (Las últimas palabras del Presidente Allende en el Palacio de gobierno de La Moneda)"

Estas palabras forman parte del último discurso que el entonces presidente Salvador Allende pronunció por las ondas de Radio Magallanes al dirigirse a todos los chilenos el 11 de septiembre de 1973, en momentos que se gestaba el golpe militar liderado por Augusto Pinochet (1973-90), en el Palacio de Gobierno de La Moneda. El optimismo, la fuerza de la pasión y la integridad política que emanó de ese discurso llegó al éter por el olfato de un joven reportero que supo guardar la cinta y la voz de "Chicho", como cariñosamente le decía su pueblo, para que la escuchara el mundo. A pocos días de cumplirse un año más de la asonada golpista, acordamos reunirnos con Hernán Barahona en un bullicioso restaurante en la céntrica Alameda de Santiago de Chile. Barahona director de Radio Nuevo Mundo. Su pluma insomne también le hizo escribir un libro (Chile acusa y advierte) y su verbo doctoral lo convirtió en profesor universitario.
Aquel joven reportero de Radio Magallanes vivió el destierro de Pinochet en Europa Oriental y Cuba. En más de una hora de conversación, entre tragos y humo, conocimos a un cronista de nuestro tiempo, a un hombre que siempre procura pasar invisible. Cuando preguntamos que pasó ese día martes 11 de septiembre de 1973, Barahona, ahora de 60 años y una barba de pronunciadas canas, enciende un tercer cigarrillo e inhala, y su mirada se pierde en los recuerdos para aterrizar justo en la mañana donde la traición se impuso y empezaba a destruirse, a sangre y fuego, el sueño de millones de chilenos. "Eran casi las seis de la mañana del día 11.

Venía de casa de unos amigos -relata el periodista- y en la radio anunciaron que sería un día parcial nublado. Me dirigía en mi auto Citroen de color azul cielo hacia la radioemisora, ubicada a sólo algunas cuadras de La Moneda". "A las 7:30 horas debía, como todos los días, entregar un comentario político sobre la realidad de Chile y en especial sobre el Parlamento, pues era el reportero que cubría esa plaza." "Sabía que sería una jornada extensa, como eran esos días en el Chile de Allende y la Unidad Popular (UP)..." Como todo fumador con vicio, Barahona enciende otro Belmont, sus ojos se nublan y sus palabras se entrecortan. Sólo un sorbo de cerveza permite que continué con su relato. "Al llegar a La Moneda a las 6:50 horas de la mañana ya estaba rodeada por militares, pensé que podrían ser leales al presidente Allende y la Constitución... pude cruzar el cordón porque contaba con una credencial de periodista y logro llegar a los estudios de Radio Magallanes".
La situación indicaba que se gestaba un golpe militar. Recordar que el 29 de junio se había realizado un intento de complot cuando los tanques salieron a las calles y rodearon la sede presidencial. El pueblo de Santiago pudo sofocar la asonada. Desde esa fecha los hechos de violencia en el escenario político nacional no dejaban reaccionar a los partidarios de la UP. Mientras la derecha golpeaba las puertas de los cuarteles, Allende trabajaba día tras día por solucionar las dificultades de la compleja realidad nacional: los opositores a su gobierno habían decidido derrocarlo, y más aún, traicionar la Constitución que tantas veces utilizaron para alcanzar el poder. Entre los dirigentes oficialistas había dos ideas para salir de la crisis: unos estaban por avanzar consolidando y otros avanzar sin tranzar. Allende llegó a la conclusión que había que consolidar lo avanzado. Ese 11 de septiembre, en la Universidad Técnica del Estado, el mandatario socialista pronunciaría un discurso para realizar un plebiscito. Esperaba que el pueblo dilucidara sobre la continuidad del gobierno de la UP.

ALLENDE LLAMA A RADIO MAGALLANES
"Cuando pude cruzar La Moneda, pensé que ese día no sería normal. Los hechos me lo confirmaron horas después", nos relata el periodista. Allende aún se encontraba en su casa de Tomás Moro, en el oriente de Santiago. En el centro de la ciudad empezaban a llegar los empleados de las instancias públicas y privadas. En todo el país, millones de trabajadores estaban decididos a convertir a Chile en una nación que podía producir su propio sustento, como llamó en varias ocasiones el gobernante. "Al llegar a Radio Magallanes subí hasta el sexto piso, ingresé a las oficinas de prensa y me encontré con Fernando Barraza, quien era el periodista de turno. Amado Felipe fungía como radio controlador y Agustín Fernández leía las noticias", narra Barahona. "En mi comentario de ese día apoyaría la propuesta de Allende de llamar a un plebiscito y alertar a los chilenos de un posible golpe de Estado, el cual estaba siendo preparando por sectores fascistas. En fin, reiteraba el llamado para defender la Constitución y los procesos de la UP".
Magallanes era la radioemisora del Partido Comunista (PC) y contaba con cobertura nacional. Tenía un teléfono directo con la residencia de Allende y el Palacio de Gobierno. "A las 7:40 el radio controlador me indica que el mandatario llama de forma urgente desde su casa. Como estaba allí tomé el llamado y puede conversar con él..." Barahona toma un respiro, su mirada se pierde entre las luces del local, sus manos se mueven lentamente. Con su voz gastada por los años relata la conversación con Allende. - Habla el compañero Presidente... ¿con quién hablo? - Con Hernán Barahona, periodista ... - Hernán, tengo informaciones que la Marina en Valparaíso se ha rebelado... - ¿Pero compañero Presidente... es sólo la Marina? ¿Usted tiene antecedentes que si el Ejército u otra rama de las Fuerzas Armadas está en la misma actitud? Allende responde un poco enojado: -Por eso los llamo a ustedes. Yo sé que sé levantó la Marina. Quiero saber si tienen más informaciones con respecto a lo comentado por usted.
En medio de la tensa conversación, Barahona explicó al presidente que no tenía más informaciones y sólo contaba con la noticia proporcionada por él. Sin embargo, le comentó que al llegar a la radio vio que La Moneda estaba rodeada de militares y desconocía si eran leales al gobierno. "En ese momento -señala el profesor universitario- Allende me comunica que quiere dirigirse al país, a través de la cadena voluntaria de radioemisoras de la Voz de la Patria. Le pido al presidente que espere para comunicarme con la dirección del PC y recabar más informaciones sobre sus dudas". "En el PC me informaron que tenía que leer la declaración completa que había salido en el diario El Siglo bajo el titular: Todos a sus puestos de combate. Cuando terminé de leer el editorial -sigue en su reseña el periodista- empezaron las llamadas a la radio amenazándonos que nos iban a silenciar". En su momento cada uno de los integrantes del equipo periodístico y técnico decidió defender los postulados del gobierno de Allende y quedarse hasta el final. Al detenerse en su relato, Barahona reflexiona en silencio sobre aquellos llamados que se hicieron al pueblo esa mañana para que rodeara La Moneda. Nos comenta: "fueron llamados temerarios porque no sabíamos las dimensiones del golpe que se gestaba".

DE LA MONEDA ME SACARAN EN PIJAMA DE PALO
"Me encontraba en la sala de prensa y podía escuchar los aviones que pasaban rasantes por el centro de Santiago: habían destruido las plantas transmisoras de Radio Corporación y Radio Portales y trataban infructuosamente de interferirnos", apunta el profesional. "Teníamos miedo, pero debíamos seguir al aire. Nuestro deber era dar a conocer al mundo como se destruía la democracia en Chile". A las 9:03 de ese fatídico día 11, Allende nuevamente se comunica con Radio Magallanes y Barahona tuvo la oportunidad deconversar en privado con el mandatario, quien con voz tranquila, pero firme le espeta: "de La Moneda me sacaran en pijama de palo". Con esa frase, el gobernante ratifica su decisión de morir en combate. Minutos más tarde, cuando sale al aire describe: "en estos momentos pasan los aviones. Es posible que nos acribillen. Pero que sepan que aquí estamos, por lo menos con nuestro ejemplo, que en este país hay hombres que saben cumplir con la obligación que tienen". Más adelante agrega: "yo lo haré por mandato del pueblo y por mandato consciente de un Presidente que tiene la dignidad del cargo entregado por su pueblo en elecciones libres y democráticas"... "Pagaré con mi vida la defensa de los principios que son caros a esta Patria. Caerá un baldón sobre aquellos que han vulnerado sus compromisos, faltando a su palabra... roto la doctrina de las Fuerzas Armadas". A las 9:10, Allende se dirige nuevamente a la nación. "Supuse que serían sus últimas palabras -comenta Barahona- y grabé sus palabras, aunque todos los discursos de ese día estaban siendo grabados en el estudio master de la radio. Pero en una ocasión el radio control grabó las cintas al revés".
Ante posibles problemas en la parte técnica, el nerviosismo y los gritos que inundaban la radio, "decidí colocar un casete en una grabadora japonesa que estaba en la sala de prensa. Grabé lo que sería el último discurso del presidente Salvador Allende". "Seguramente, ésta será la última oportunidad en que pueda dirigirme a ustedes. La Fuerza Aérea ha bombardeado las antenas de Radio Magallanes. Mis palabras no tienen amargura, sino decepción", dijo Allende. Sostuvo que "sean ellas un castigo moral para quienes han traicionado su juramento: soldados de Chile, comandantes en jefe titulares, el almirante Merino, que se ha autodesignado comandante de la Armada, más el señor Mendoza, general rastrero que sólo ayer manifestara su fidelidad y lealtad al Gobierno, y que también se ha autodenominado Director General de carabineros". Ante estos hechos -sentenció el mandatario- sólo me cabe decir a los trabajadores: "¡ No voy a renunciar!" Minutos después, las ondas de Radio Magallanes fueron acalladas, sus torres transmisoras recibieron impactos de cohetes. Mientras en los estudios trataban infructuosamente de poner nuevamente la señal al aire, La Moneda ardía en llamas y Allende, con sus colaboradores, continuaba en un combate desigual contra los golpistas. "Quienes se encontraban en la sala de prensa de Magallanes nos sentimos muy tristes y con un gran dolor, al saber que estaban siendo asesinados cientos de chilenos en todas las calles de Chile. Nos reunimos y tomamos decisiones", narra Barahona. "Unos se quedaron en las oficinas, que estaban un piso más arriba, otros fueron enviados a la planta transmisora y yo, junto a al radio controlador Federico Godoy, me marché de la radio a sabiendas que podría morir en la calle".

PARA QUE LA VOZ DE ALLENDE SE ESCUCHE EN EL MUNDO
Al retirarse de Magallanes, Barahona tenía en su bolsillo un documento histórico: las palabras del extinto presidente. Sabía muy bien que si quedaba en los estudios de la radio esta podría ser allanada y sus archivos destruidos. El joven periodista decide salir junto a su amigo, el "negro" Godoy, baja las escaleras del céntrico edificio e inicia una dramática aventura que terminaría en la ex Republica Democrática de Alemania (RDA). "Salimos del edificio, tras saltar una reja, tenía 30 años en ese entonces. Los disparos, las bombas y ruidos de sirenas se hacían más intensos, cruzamos la principal avenida de Santiago (Alameda) por un paso nivel y por suerte no había nadie", recuerda aliviado el comunicador. "Miré mis manos y estaban sudorosas, realmente no quería morir, era joven y tenía toda una vida por delante y además poseía un documento importante para la historia de Chile, revela. Por las desiertas calles de Santiago y a medida que seguían camino hacia el sur, los disparos de metralla se sentían persistentes, pero lejanos.
Se notaba que había resistencia a los militares en las poblaciones de la capital. Eran cerca de las dos de la tarde, y lograron llegar a la casa de Federico, Anita María, esposa del radio control, se alegra de ver a su marido vivo junto a su amigo Barahona, les brinda café y comienza a guardar documentos.
A la casa empiezan a llegar otros compañeros a pedir asilo momentáneo. Barahona en el refugio temporal toma una decisión trascendental: "Federico me tengo que ir". Este le exige que debe quedarse, los golpistas habían declarado el estado de sitio en el país y su nombre estaba en las listas de los más buscados de Chile. Godoy le argumenta que "si los militares te ven en la calle te pasan bala". El periodista insiste en su decisión y se despide de sus compañeros, a sabiendas que tal vez nunca los volvería a ver. Pasaron tres largos años para poder encontrarse con sus amigos y compañeros. Salió de la casa del "Negro" a las 17 horas rumbo al hogar de sus padres. "Fue largo el camino, aunque en un día normal podría llegar en 45 minutos. En cada cruce me detenía a ver si pasaba alguna patrulla militar. Mis pensamientos volvían a recordar las palabras de Allende: tengo fe en Chile y su futuro...". Para el escritor, la tarde santiaguina desaparecía y la noche empezaba a envolver a Santiago, era un anochecer distinto, Chile comenzaba a no ser el mismo. "Llegue a la casa de mis padres después de sortear patrullas militares e incluso a un regimiento que se encontraba camino a mi hogar."
Al llegar a casa de sus progenitores, Barahona vio a un amigo de la familia, un vecino que a mis padres "daba el pésame por mi presunta muerte". Su familia y millones de radioyentes, al no escuchar más las voces de Magallanes, pensaron que los trabajadores de la estación radial habían sido asesinados por los golpistas. "Mi madre me abrazó y lloró al verme, porque pensó que estaba muerto".

MARIA TERESA Y JOSE SALVARON LA VOZ DE CHICHO
"Mi hermana María Teresa, vivía muy cerca de casa de mis padres, estaba casada con José Weibel, subsecretario general de las Juventudes Comunistas, que hoy está desaparecido", narra Barahona. Puntualiza que "debía llegar a la casa de José y entregar el cassete. Sabía muy bien que ese documento en las manos de la dirección política del PC saldría muy pronto del país". "Toqué la puerta de casa de mi hermana, no salía nadie ...grité y dije a María Teresa que era yo. Por fin abrió la puerta y le comento si ha visto a José... me dice que no, pero que lo verá después".
Explica que tiene el discurso de Allende y resulta importante que salga ese documento del país. Ella lo recibe y señala que el documento llegara a buen destino. "Nos despedimos con un fuerte abrazo, al cerrar la puerta ella abre la cortina de la ventana y veo como su mirada me sigue hasta perderme al final de la calle", evoca Barahona. "Desde ese día no volví a ver a mi hermana. Viví en el entretecho de una fábrica durante casi un año. Ahí escribo y escucho Radio Moscú. Un compañero retiraba los artículos para editarlos en el periódico Unidad Antifascista, una publicación pequeña, modesta, que nació casi el mismo día del golpe". En 1974 se asiló en una dependencia de la embajada de la ex RDA en Chile. Cinco años después se reencuentra con su hermana en la ciudad de Praga, antigua Checoslovaquia. "Pregunto por José, mi cuñado y gran amigo. El silencio lo dice todo: es detenido desaparecido". Barahona dice que puede morir mañana: cumplió la misión que se autodesignó el día 11 en la sala de prensa de Radio Magallanes.

Por: Iván Gutiérrez Lozano. El autor es director de Crónica Digital.
Trabajo publicado en Portal de Negocios el 2003 y el 7 de septiembre de 2005 en Crónica Digital.

*Nota: El artículo original llevaba el titulo: ALLENDE: "DE LA MONEDA ME SACARAN EN PIJAMA DE PALO".
Santiago de Chile, 15 de enero 2008 Crónica Digital
Santiago de Chile, 15 de junio 2008 Crónica Digital

12 giugno 2008

Gli impianti HD Radio che vengono dal Cile

Uno dei fornitori tecnologici (quasi mille impianti venduti) del mercato americano di HD Radio è una azienda cilena, Continental Lensa. Il costruttore fornisce anche i trasmettitori a onde corte al governo Morales in Bolivia. Questo pezzo sul quotidiano El Mercurio celebra le meraviglie della radio digitale, lasciando intendere che l'azienda ambirebbe a digitalizzare le onde medie in Cile.

Miércoles 11 de junio de 2008
Y ya viene la radio digital:
La radio AM obtiene nueva vida gracias a la tecnología digital

Una empresa de Recoleta fabrica transmisores de radio digital y exporta el 90% de su producción. Aunque la Subtel no enfrenta este tema aún, Continental Lensa prospera.

ALEXIS JÉLDREZ

Evo Morales usa sus transmisores de onda corta para llegar a las comunidades indígenas. "Éste es el segundo transmisor que fabricamos para el Gobierno de Bolivia", cuenta Marcos Caballero, presidente de Continental Lensa, mientras muestra un ropero metálico justo al medio de una fábrica en Recoleta. "Ellos tienen muchos indígenas en regiones alejadas que reciben señales en onda corta. Y hay dos más que les vamos a fabricar más adelante. Son de 10 kilowatts, de onda corta, estado sólido".
-¿A qué le llaman "estado sólido"? "Al hecho de que use transistores; que no tenga válvulas. Es todo con semiconductores". Nunca con tubos. Esta empresa, que ya tiene 20 años, nunca usó tubos. Se manejó siempre con transistores.
Ahora, el empeño de Lensa es la radio digital. En el sitio de Lensa ofrecen una comparación entre el sonido la AM convencional análoga y la AM digital: se escucha mucho más nítida. Es una tremenda ventaja para la radio AM actual. Y transmite en estéreo.
Claro que se necesitan nuevos receptores, que sean digitales. Hubo un tiempo en que la Radio Portales promovió acá la radio AM Stereo. El proyecto tuvo fallas: nadie tenía receptores AM Stereo (y, como decía Gila, para qué quiero un disco pornográfico si no tengo pornógrafo) y no se promovió lo suficiente. Sin nuevos receptores, no hay nuevo sonido. Pero antes, el Gobierno debe tomar una decisión, lo que se ha mostrado difícil. Después de que elija la norma para la TV digital abierta, deberá hacerlo con la radio digital.
Como ocurre con la TV digital, acá también hay normas en competencia. Las más importantes son HD Radio y DRM. EE.UU. está usando HD Radio; Europa, DRM. Existe alguna relación entre ambas normas: cuando vino una delegación francesa a promover la norma europea de TV digital, al final mencionaban las bondades de DRM.
Lensa tiene una de las cinco licencias en el mundo para fabricar equipos con la norma HD Radio. De hecho, es la única licencia que se ha otorgado fuera de Norteamérica. "Nosotros estamos apostando por HD Radio, porque ya está funcionando en 1.500 emisoras en EE.UU., y Brasil está a punto de apostar por esa norma", confía Caballero. "Argentina ya tiene una en prueba. Nosotros compramos esa licencia para fabricar equipos digitales. Y hacemos también los excitadores para generar la señal".
-¿Qué es un "excitador"? "Un excitador digital es un aparato que genera una forma de onda capaz de meter ahí dentro los dos canales estéreo".
Caballero fue durante seis años director de la División Industrial de Gradiente, un fabricante líder de productos electrónicos, y cuenta que una de las preocupaciones del Gobierno brasileño es que la radio comunitaria no quede afuera de esta evolución tecnológica.
"Como tenemos una fábrica en Sao Paulo, esperamos ofrecer transmisores y generadores de señal digital de bajo costo y muy fácil de operar, de manera que cualquier comunidad pueda emitir su señal". En Brasil hay 10 mil radios comunitarias.
En el caso de la TV digital, le parece atractivo ese mismo mercado: el de los pequeños canales. "El mercado nuestro va a ser el de la TV digital de baja potencia". No le interesan los cinco grandes canales, donde habrá mucha competencia. Como el Gobierno está interesado en que se extienda la TV digital a todos los puntos del país, hay una oportunidad para los pequeños canales.
Otra de las ventajas de los equipos de Continental Lensa es que permiten transmitir tanto en forma análoga como digital. Radio Agricultura acaba de comprar uno de estos transmisores.
-¿Qué posibilidades tiene la radio digital en Chile? "Buenísimas, porque es una sobrevida para la AM".

Una historia de éxito

En 2007, Continental Lensa exportó US$ 1,5 millón ($727 millones). Los principales clientes son emisoras de Latinoamérica, España, Australia y Nueva Zelandia. "Radio Nacional de España es un cliente cautivo nuestro, hace más de doce años. Casi todas las radios de Brasil usan transmisores nuestros".
Los transmisores AM de 500 watts cuestan US$ 10 mil ($4.850.000). Uno de 15 KW vale US$ 69.063 ($33 millones). En la empresa trabajan 33 personas; entre ellos, siete ingenieros (cinco de ellos se dedican al desarrollo de software para los controladores), cuatro técnicos y quince con formación Inacap o equivalente.
Ya están llegando a mil equipos vendidos.

18 ottobre 2007

Dalla radio al cinema, un Cile di amore e trasgressione

Già convertito in pellicola nel 1999, El Chacotero Sentimental, programma radiofonico di grande successo dedicato alle storie d'amore raccontate al microfono dagli stessi protagonisti - tutta gente normale, non i soliti VIPs - ridiventa un film e questa volta miete successo persino a Hollywood. "Radio Corazón", dal nome dell'emittente cilena che trasmette oggi El Chacotero, è uscito il 4 ottobre e ha per protagonisti i personaggi che telefonano al conduttore del programma, El Rumpy, alias di Roberto Artiagoitia. Sono tre storie reali, di persone vere, che tracciano un veridico ritratto del nuovo Cile, quello che si lascia alle spalle i terribili anni settanta e l'immagine di una nazione ingessata in un conservatorismo estremo. Per un trailer della nuova versione di Radio Corazón potete andare su questo link mentre su YouTube trovate (tra i cento clip dedicati al film e alla trasmissione) una intervista a El Rumpy:


'Radio Corazón' intenta reflejar "ese Chile nuevo"
14 de octubre de 2007, 07:35 AM

LOS ÁNGELES (AFP) - La película chilena 'Radio Corazón' sorpendió en Los Ángeles con tres historias cargadas de comedia y drama que muestran una cara transgresora de ese Chile etiquetado como el país más conservador de América del Sur, que "ahora cambió", dijo a AFP su director.
"Creo que 'Radio Corazón' sin duda es un reflejo de ese Chile nuevo, en el cual el programa de radio que dirijo desde hace 10 años se coló en ese país conservador y empezamos a ver otra sociedad", contó Roberto Artiagoitía, conocido en su país como 'El Rumpy', conductor de un popular programa de radio que es casi una terapia sentimental institucionalizada.
Su programa 'El Chacotero Sentimental' ya inspiró otra película homónima que alcanzó muy buenos resultados de taquilla y crítica en 1999, pero en esta oportunidad Artiagotía debutó como director de una obra que proyecta tres historias de amor, descubrimientos sexuales con personajes que van desde la misoginia, la pacatería, hasta un joven desparpajo sexual.
"Hemos cambiado como sociedad estos años, y de alguna forma nos hemos ido quedando con la etiqueta de conservadores, que solo en algunos sectores sigue siendo cierto", apuntó la actriz Isidora Cabezón, que acompañó al director y el productor Ricardo Larraín a la presentación de la cinta en el Festival Internacional de Cine de Los Angeles.
La película llenó una sala de 200 personas en el complejo Arclight de Hollywood causando risas en muchos momentos e incómodos movimientos de butacas en otros: "No conozco Chile pero me ha sorprendido lo universal de las tres historias que cuenta la cinta", dijo en el foro posterior un espectador estadounidense.
Una adolescente empeñada en perder la virginidad horas antes de cumplir los 18 años con quien menos se puede esperar, la ilusión de un novio aplastada por el descubrimiento sexual de su pareja con su suegra y la ruptura de los sólidos patrones de clase en una familia de alcurnia dan vida a 'Radio Corazón' que empezó el viernes en la noche su paseo por los festivales internacionales.
"Las tres historias son reales, personas que llamaron al programa a contar sus anécdotas y penas y nosotros las recreamos", contó 'El Rumpy' mientras Cabezón agregó que contribuyó a escuchar más de 100 historias grabadas en estos años para que finalmente el mismo locutor-cineasta se decantara por estas tres.
El ex dictador Augusto "Pinochet, sí marcó, pero ya fue y hace tiempo, la Iglesia (Católica) no tiene el mismo peso que antes y eso se percibe en las generaciones más jóvenes", respondió Artiagotía a espectadores sobre todo centroamericanos y estadounidenses que se animaron a hacer todo tipo de comentarios sobre el filme y espectadores chilenos mayores, que se confesaron sorprendidos con el país que mostraban.