Prosegue, al contrario di quello che pretendono di affermare certe petizioni esageratamente nostalgiche (intendiamoci, a me non piace l'idea di un cambiamento così radicale della radiofonia che conoscevo, ma trovo stupido illudersi), l'irreversibile manovra di dismissione di quel che resta della infrastruttura trasmissiva europea sulle onde media. Resta ancora un mese per sintonizzarsi su due frequenze storiche, i 783 e i 1044 di Lipsia e Dresda, su cui eravamo soliti ascoltare i programmi di Stimme der DDR e che dopo il 1990 hanno invece ripetuto i programmi di MDR - Mitteldeutsche Rundfunk (in particolare il canale MDR Info). C'è in realtà una terza frequenza soppressa, i 1188 kHz, ma la potenza è bassa e ininfluente qui. A Dopo lo spegniment, previsto il 30 aprile prossimo, tutto il Land ex-orientale tedesco si trasferisce radiofonicamente parlando in FM e DAB+. Inutile stracciarsi le vesti, tenere accesi 100 kilowatt (tanti sono quelli di Lipsia) in un brodo variabile di rumori locali è del tutto pretestuoso, soprattutto se a finanziare certe presenze nell'etere sono i soldi pubblici. Tanto vale rassegnarsi e mettersi a pensare a un uso più locale e ad hoc di una parte di spettro che per fortuna non interessa - almeno per il momento - nessun dividendo digitale.Ascolto, linguaggi, tecnologie, storia, geopolitica, cultura della radio: emittenti locali, internazionali e pirata • Web radio • radio digitale • streaming music • ham radio • software defined and cognitive radio • radiocomunicazioni • regolamentazione
28 marzo 2013
Germania, se ne va un altro pezzo di infrastruttura a onde medie
Prosegue, al contrario di quello che pretendono di affermare certe petizioni esageratamente nostalgiche (intendiamoci, a me non piace l'idea di un cambiamento così radicale della radiofonia che conoscevo, ma trovo stupido illudersi), l'irreversibile manovra di dismissione di quel che resta della infrastruttura trasmissiva europea sulle onde media. Resta ancora un mese per sintonizzarsi su due frequenze storiche, i 783 e i 1044 di Lipsia e Dresda, su cui eravamo soliti ascoltare i programmi di Stimme der DDR e che dopo il 1990 hanno invece ripetuto i programmi di MDR - Mitteldeutsche Rundfunk (in particolare il canale MDR Info). C'è in realtà una terza frequenza soppressa, i 1188 kHz, ma la potenza è bassa e ininfluente qui. A Dopo lo spegniment, previsto il 30 aprile prossimo, tutto il Land ex-orientale tedesco si trasferisce radiofonicamente parlando in FM e DAB+. Inutile stracciarsi le vesti, tenere accesi 100 kilowatt (tanti sono quelli di Lipsia) in un brodo variabile di rumori locali è del tutto pretestuoso, soprattutto se a finanziare certe presenze nell'etere sono i soldi pubblici. Tanto vale rassegnarsi e mettersi a pensare a un uso più locale e ad hoc di una parte di spettro che per fortuna non interessa - almeno per il momento - nessun dividendo digitale.La musica emergente di Zimbalam anche su Blackberry 10
I normali canali di intermediazione che permettevano di stabilire un contatto tra gli artisti musicali e i loro fan non potevano restare gli stessi davanti al fenomeno della digitalizzazione della musica, che come bene commerciale vive ormai a ciclo completo - dalla composizione al consumo - sul computer e su Internet. Zimbalam è uno dei nuovi canali più interessanti, perché si rivolge esclusivamente ai musicisti emergenti indipendenti proponendosi come una sorta di etichetta discografica virtuale. Il modello è abbastanza semplice e si ispira a quello che era il normale lavoro di un editore discografico. Il musicista "carica" le sue canzoni - Zimbalam propone due formule "single" e "album" per caricare rispettivamente 1/2 brani o una playlist - e da questo punto in poi la musica entra in circuito di partner che comprende store online come iTunes e Amazon, piattaforme streaming come Spotify e Deezer, mobile store come Nokia Music, e persino stazioni radio, Web radio (molto forte per esempio il legame con le Web radio universitarie di Uniradio) ma anche siti di informazione musicale e festival specializzati come il MEI. Anche X Factor ha una partnership e gli artisti hanno la possibilità di integrare il player di Zimbalan anche nei loro spazi su MySpace o Facebook. In cambio del fee di distribuzione Zimbalam riconosce ai musicisti una percentuale molto elevate delle royalties corrisposte dai vari partner ed è sempre l'artista che sceglie dove far arrivare i suoi brani e come promuoverli.
Il progetto Zimbalam nasce nel 2009 dalla società francese Believe Digital (un aggregatore di contenuti musicali a sua volta nato cinque anni prima su inziativa di Denis Ladegaillerie, ex Vivendi Universal) ed è già presente in altre nazioni, tra cui l'Italia, dove è affidata a Luca Stante. In questi giorni è stato annunciato l'accordo con BlackBerry per aprire l'access allo store virtuale BlackBerry World. Un altro segno dei tempi, considerando che un tempo Blackberry si vantava di essere totalmente immune da usi e contenuti non strettamente professionali, ma forse in questo caso anche a Zimbalam interessa arrivare a un tipo di cliente diverso.
Gli artisti - si legge nel comunicato ufficiale, potranno gestire le loro vendite grazie alla semplice e intuitiva interfaccia di Zimbalam e ai report di vendite giornalieri. Il customer support e il formato di distribuzione vengono adattati alla lingua e al Paese dell’artista. “La finalità di Zimbalam è di permettere ad artisti senza contratto di far arrivare la loro musica sulle piattaforme digitali e di trovare il loro pubblico. Siamo entusiasti di lavorare con BlackBerry, che darà agli artisti accesso a una diversa fan base contribuendo alla scoperta della loro musica” afferma Denis Ladegaillerie, CEO di Zimbalam.
Ecco il responsabile italiano Luca Stante durante apresentazione di Zimbalam al MEI 2009:
27 marzo 2013
Le antenne di Ricardo: Arduino per la remotizzazione di antenne loop
Da diversi mesi Ricardo Caratti PU2CLR, radioamatore di Brasilia, sta lavorando con Arduino per implementare semplici sistemi di sintonia meccanica di antenne magnetiche, in particolare i loop direzionali. Circuiti che consentono di variare la sintonia di un condensatore variabile di vecchio tipo utilizzando motorini e servo-meccanismi. Per ora i suoi esperimenti sono documentati soprattutto attraverso una serie di filmati YT, mentre su Github esiste già un primo deposito di schemi, fotografie e sorgenti software (Ricardo dice di essere ancora al lavoro sulla documentazione).
Qui di seguito potete vedere alcuni di questi filmati, diversi altri si trovano all'indirizzo YT appena fornito. Il controllo avviene tramite telecomando all'infrarosso, ma anche con uno smartphone Android via Bluetooth, le possibilità sono diverse. Oltre a poter immaginare di gestire in questo modo antenne installate sui tetti, ovviamente è possibile pensare a progetti di remotizzazione più spinta, con impianti di ricezione e antenne "manovrabili" anche a lunghissime distanza.
ASIC configurabili, una alternativa per dispositivi mixed-signal
Sulla rivista online Embedded, Jack Ganssle parla di un innovativo approccio allo sviluppo di componentistica elettronica altamente integrata capace di implementare complesse funzioni di trattamento "misto", analogico/digitale. Molto spesso questi scenari vengono applicati al mondo della radiofrequenza o del video. In questi casi, scrive Embedded, si parte da una scheda dove le funzioni analogiche e digitali vengono ripartite. A volte il trattamento digitale, nei casi in cui un microprocessore classico non sarebbe all'altezza, viene implementato in logica cablata, con una FPGA. Quando si prevede di vendere un sacco di scatole, la FPGA può essere trasformata in un ASIC, un chip custom-made in cui le malleabili "celle" della logica cablata vengono congelate in una architettura digitale su misura. Ma gli ASIC sono molto costosi e poi resterebbe il problema della parte analogica.
Una possibile soluzione si prospetta grazie a una novità sviluppata dalla Triad Semiconductor, una azienda fondata una decina d'anni fa nel North Carolina, con il preciso obiettivo di accelerare lo sviluppo (e contenere i costi) di ASIC per applicazioni "mixed signal". La linea di prodotto Triad si chiama VCA, ovvero Via-Configurable Array, una tecnologia che integra come tanti mattoncini lego, tante funzioni analogiche e digitali in "blocchi" che possono essere disposti su quella che viene definita una matrice ASIC preconfigurata. In una specie di catalogo di diverse tipologie di matrici, il progettista può scegliere quella più confacente ai suoi scopi (c'è anche una VCA-RF che permette di implementare un ricevitore RF-to-digital anche per applicazioni come la radio digitale DAB) e all'interno della matrice può selezionare i blocchi funzionali necessari (filtri, op-amp, o per la parte digitale gate locigi, processori, RAM, I/O e così via). Una volta configurata sulla matrice viene applicato una "trama" di instradamento del segnale che fisicamente viene realizzata con microscopiche forature, le "vie", che stabiliscono i contatti fisici. Rispetto a un approccio ASIC tradizionale, Triad VCA costerebbe meno e implicherebbe tempi di ingegnerizzazione molto più brevi. A fronte del milione di dollari di investimenti per 18 mesi della progettazione ASIC, Triad promette risparmi fino all'85%, riducendo i tempi dell'ingegnerizzazione a 3-5 mesi, anche per quantitativi ridotti a mille pezzi: per lavorare sui VAC "basta" una applicazione Windows, ViaDesigner, che mette a disposizione un ambiente di sviluppo EDA completo. Ecco comunque un filmato che riassume tutte queste caratteristiche:
25 marzo 2013
Centrafrica, saccheggiati gli uffici dell'ultima stazione SW
Cominciano ad arrivare da Bangui, nella Repubblica Centrafricana, i primi report sulla situazione dopo il golpe dei ribelli Seleka e la cacciata del presidente Bozize. Da qualche anno a nord di Bangui opera una emittente in onde corte dell'organizzazione religiosa ICDI, Integrated Community Development International, collegata alla nota istituzione cristiana non denominazionale HCJB. li uffici di questa ONG sono stati saccheggiati, come riferisce in questa telefonata pubblicata su Web uno dei dipendenti. Radio ICDI, dalla località di Boali, è stata segnalata su 6030 kHz, ma da diverso tempo non esistono più rapporti d'ascolto. Un'altra frequenza è 3390 kHz e anche in questo caso non ci sono notizie recenti sullo stato di attività. Probabilmente in questa fase è ancora più difficile che le trasmissioni possano essere regolari. Nessuna nuova anche per quel che riguarda le frequenze in onde corte dell'emittente di stato, le storiche 5035 e 7220 kHz. Per dettagli molto aggiornati sulle emittenti africane vale sempre la lista Africa on Shortwave del British DX Club.
21 marzo 2013
Radio DAB do-it-yourself: software open source e un trasmettitore in due chip
Dall'Ucraina Sergiy propone un piccolo "hack" elettronico che al di là dell'interesse specifico per un circuito semplice ma ben progettato, ci offre lo spunto per riflettere su che cosa voglia dire "fare radio" oggi, 2013, in piena era dei makers. Non mi riferisco al lato contenutistico del mezzo, notoriamente molto leggero anche da questo punto di vista. Voglio proprio riferirmi al lato tecnico di uno strumento di comunicazione fatto di impianti, antenne, linee di distribuzione, studi. Cose abbastanza complicate, costose, almeno se si vuole ottenere un minimo livello qualitativo. Per non parlare degli aspetti normativi di una radiofonia giustamente sottoposta a lunghi iter di certificazione e licensing.
In questo contesto ereditato in buona parte dall'epoca pionieristica della radiofonia, Sergiy, di cui non conosco neanche il cognome, entra come in un tackle a gamba tesa con la sua ricetta per una radio digitale DAB che definire ultralight sembra quasi esagerato. Il suo trasmettitore DAB richiede una robusta ma gratuita componente software, gli mmbTools sviluppati in Canada dall'istituto CRC e la parte audio consiste, letteralmente di due circuiti integrati. Due. Uno di questi è un banalissimo controller USB che assicura la connessione al personal computer. Il nucleo e pressoché unico componente è uno speciale upconverter digitale che prende la banda base del multiplex DAB da trasmettere, rappresentata dal segnale I/Q generato dal computer (meglio un pc abbastanza potente, avverte Sergiy, considerata la larghezza della banda base, in alternativa si potrebbe aggiungere al circuito uno stadio di bufferizzazione) la "trasla" alle frequenze abituali inVHF - il chip in questione effettua la upconversion fino a 400 MHz - e spara il tutto in un DAC a 14 bit che funge in pratica da "trasmettitore". Non viene specificato il costo del componente fondamentale, l'Analog Device AD9957, ma il sito parla di 25 dollari per quantitativi di 100 pezzi e di 400 dollari per la evaluation board.
Il succo del discorso è che con il circuito di Sergiy la radio digitale diventa alla portata di qualsiasi pirata, che un liceo o una università potrebbe costruirsi una stazione radio completa e aggiungervi flussi radio, lezioni a distanza, un resort turistico o la nave da crociera potrebbe avere la sua stazione delle vacanze... Insomma mille scenari che un tempo si potevano solo immaginare, fino a quando arrivava il momento di scontrarsi con i limiti fisici della tecnologia.
Beninteso, una infrastruttura di radio digitale DAB capace di offrire copertura di qualità a milioni di persone è tutta un'altra cosa. Ma la scomparsa di molte delle barriere d'accesso con cui avevamo a che fare in passato, implica comunque un nuovo modo di vedere la radiofonia nei suoi risvolti tecnici e normativi. La tecnologia è cambiata in modo radicale ed è inevitabile prima o poi adeguare processi di autorizzazione e di gestione dello spettro delle frequenze. Comunque, le scarne pagine allestite dal buon Sergiy, contengono gli schemi e le poche istruzioni necessarie per assemblare le due semplici schedine (il 9957 ha cento pin, un po' di cautela ci vuole). Anche il software va scaricato seguendo le istruzioni. Questo breve filmato You Tube riassume le operazioni necessarie per impostare le trasmissioni sul computer. Al di fuori del nostro ambito amatoriale, immagino che questa lezione di essenzialità possa essere molto utile per l'industria degli apparati.
20 marzo 2013
Cicale, Arduino e sensori, come cambia il giornalismo ai tempi di big open data
Che cosa possono avere in comune le cicale, il microcontroller Arduino e il giornalismo? E soprattutto: come possono aiutarsi a vicenda? Chiedetelo a John Keefe, dell'emittente "public radio" WNYC di New York, e vi risponderà che per il punto di intersezione tra i canterini omopteri, l'open hardware per eccellenza e l'antica ma ansimante professione del cronista, oggi passa una nuova modalità di raccolta e analisi delle informazioni e delle storie da raccontare. Una modalità "collaborativa" capace, anche in virtù di una tecnologia alla portata di tutti, di trasformare i numeri in servizi utili per gli abitanti delle grandi città o per gli agricoltori, aiutare politici e amministratori a gestire meglio la cosa pubblica, affiancare medici e personale sanitario nell'affrontare le emergenze e le malattie, contribuire insomma al benessere e alla crescita dell'intera collettività.
John Keefe è, nel suo genere, quello che potremmo definire un pioniere. Il suo interesse riguarda sostanzialmente il vasto fenomeno del big e open data, la disponibilità di grandi volumi di dati di diversa natura (magari raccolti da un sensore ambientale, da una fotocamera, o da qualsiasi altro strumento tecnologico di rilevamento) e la possibilità di condividerli in maniera aperta, sfruttando le tecnologie questa volta software per analizzare il dato grezzo, incrociarlo ed estrarne informazioni utili dal punto di vista pratico. In una intervista concessa al blog O'Reilly Strata, Keefe racconta la sua personale visione del nuovo mestiere del "data journalist", il cronista del dato. «Candidati alle elezioni, aziende, municipalità, enti e organizzazioni no-profit, tutti stanno utilizzando dei dati. E molti di questi dati riguardano te, me e le persone di cui scriviamo nei nostri articoli. Quindi, tanto per cominciare il giornalismo ha bisogno di capire i dati disponibili e che cosa ne può fare. Oggi questo fa semplicemente parte della copertura di una storia. Saltare a pié pari questa parte del mondo significherebbe togliere qualcosa al tuo pubblico, alla nostra democrazia. Parlo sul serio. Per cui meglio riusciamo a presentare i dati al pubblico in generale e a raccontare con forza le storie che nascono o dipendono dai dati, meglio riusciremo a fare del grande giornalismo.»
Sul Data Blog del Guardian ("Facts are sacred"), Simon Rogers parlava l'estate scorsa, in previsione della lunga stagione di votazioni che stava per aprirsi in tutto il mondo, di come open data e la capacità di costruire sui dati efficaci mashup grafici e interattivi possono «restituire il voto agli elettori», permettere loro di misurarne l'efficacia e i cambiamenti indotti. Guarda caso nel post ritroviamo il nome di Keefe, che dalla sua redazione radiofonica, il "Data News Team", aveva segnalato per primo, durante il lungo iter delle primarie presidenzali americane, che nel raccogliere e visualizzare i dati provenienti dalle urne elettorali, Google Elections era molto più rapido ed efficace della storica agenzia di stampa Associated Press.
Troviamo una terza volta il nome di Keefe in un bell'articolo di Caroline O'Donovan sul Nieman Journalism Lab della Nieman Foundation di Harvard. Questa volta però il giornalista della WNYC è al centro di un progetto tutto suo, una iniziativa nata nel contesto di un "hackathon" una riunione in cui giornalisti, programmatori e altri soggetti interessati si riuniscono per proporre e prototipizzare ipso facto nuovi modi per convertire il dato in una storia o in un servizio informativo, dal monitoraggio del ritardo degli autobus ai rilevamenti, assai più utili, della radioattività effettuati in modalità crowdsourcing da Safecast.org. Proprio durante una di queste riunioni (la stessa WNYC ne aveva promossa una nel 2010, il Great Urban Hack), a Keefe e a un gruppo di ascoltatori e tecnici viene in mente l'idea della cicala. Anzi, della Magicicada. Negli stati della costa est americana, il fenomeno delle cicale "periodiche"è qualcosa di unico nel suo genere. Nascono solo tra Virginia e Connecticut, hanno un ciclo di vita lunghissimo, 13 o 17 anni, e lo passano quasi interamente come larve nascoste nel terreno, a nutrirsi di radici di alberi. Alla conclusione del loro ciclo emergono dal terreno come insetti formati e si mettono a cantare. Non fanno molto altro, pur essendo bruttine da vedere, ma sono milioni e milioni e i loro cori sono ostinati e assordanti. Ma i dati, direte voi, che c'entrano? I dati sono quelli che il progetto Cicada di WNYC raccoglie attraverso un network di sperimentatori volontari che investono una piccola somma di denaro nella costruzione di un sensore termico controllato da Arduino. Il calore è un fattore importante nella storia della cicala periodica perché le famose larve sotterranee si decidono a venir fuori solo alla fine del loro ciclo di 13 o 17 anni e solo se il suolo ha superato una certa soglia di temperatura. In questi giorni del 2013 è atteso l'arrivo, della cicala Brood II. Le magicicada sono precise come orologi svizzeri ce ne sono diversi gruppi che emergono con estrema regolarità. Il Brood II si è visto l'ultima volta nel 1996, ancora prima nel 1979 e il loro è un ciclo 17-ennale: la prossima volta risusciteranno nel 2030, sempre che non si estinguano come è accaduto nel 1954 al Brood XI (che al suo appuntamento del 1971 non si è mai visto).
Per fortuna ora c'è l'Arduino guardia-cicala di WNYC Cicadas. Sul sito vengono fornite tutte le istruzioni per assemblare un sensore termico che dovrà monitorare la temperatura del terreno a 8 pollici (20 centimetti) di profondità. Quando la temperatura è stabile sui 64 gradi Farenheit (circa 18 gradi centigradi), scatta il momento della cicala. Il compito dei collaboratori del progetto è segnalare le temperature rilevate nella loro zona e trasmetterle a WNYC, che le utilizzerà per tracciare una mappa dell'insorgenza della cicala. Non è ben chiaro con quale obiettivo finale, forse con l'idea di consentire a chi lo vorrà di lasciare le proprie abitazioni alla ricerca di un posto più silenzioso. L'obiettivo delle cicale invece è quello di cantare, cercarsi un compagno, accoppiarsi e far ripartire il ciclo di 17 anni.
Il data journalism, per fortuna, ha ben altre ambizioni. Il circuito pubblico televisivo PBS ha preso in prestito il modello di WNYC per affidare alla sua trasmissione di inchiesta POV, Point of View, l'organizzazione del POV Hackathon "Storytelling and Technology intersect in New York City". La terza edizione si svolgerà verso metà aprile ma già negli incontri precedenti i progetti interessanti non sono mancati. In questo caso l'orientamento è più alla produzione di documentari in un contesto di mashup e crossmedialità. Il blog del John S. Knight Journalism Fellowships a Stanford riferisce di una iniziativa molto simile che si è tenuta a Los Angeles lo scorso dicembre, il L.A. MigraHack. In quel caso i cronisti hanno affrontato la questione del data journalism applicata al mondo dell'emigrazione. Dall'incontro sono emersi sette progetti molto stimolanti, incluso una mappatura dell'incidenza del diabete tra gli ispanici della California del sud, una popolazione molto a rischio per questa patologia. Ma la marea montante del data journalism non si ferma qui: persino nel New Jersey a gennaio è stato organizzato "Hack Jersey" un altro punto di confluenza tra giornalisti, softwaristi e "mangiatori di dati". Il sito Hacks/Hackers fa da collettore di questi meeting, anzi meetup, e ha già costituito in tutto il mondo dei chapter locali. Ce n'è uno anche a Milano, che organizza i suoi incontri, alla confluenza tra Web, giornalismo e open hardware, in una location di moda nel centro della città.
19 marzo 2013
FreeDV, verso la fonia digitale in banda radioamatoriale
Riusciranno gli intrepidi "coder" di FreeDV a prendere il posto, nella vasta comunità internazionale dei radioamatori, della modulazione in "banda laterale unica", meglio nota come SSB, la modalità trasmissiva più amata per scambiare quattro chiacchiere al microfono e superare le distanze più estreme nei "contest"? Ci sarà davvero uno switchoff analogico anche per la radio dei radioamatori?
L'hobby della radio ricetrasmittenti in onde corte, che secondo le stime attuali conta circa due milioni di adepti in tutto il mondo, si è arricchito nel corso degli ultimi anni, di una pletora di sistemi radiotelegrafici numerici che hanno trovato accanto al codice Morse (sempre più spesso "lavorato" grazie al computer). Ma una percentuale molto significativa dei radioamatori continua di fatto a usare un telefono senza fili completamente analogico, anche quando il segnali vengono generati da sistemi "software defined". La voce viene trasmessa in banda laterale unica, una tecnica concepita e brevettata prima della prima guerra mondiale. È un po' come tornare a immaginare un mondo in cui milioni di persone comunicano con telefonici ETACS.

Finora qualche tentativo di trasmettere in onde corte la voce digitale c'è stato, partendo dal lavoro fatto sullo standard Digital Radio Mondiale. Su questi tentativi gravano però i limiti della tecnologia attuale, in particolare la banda occupata, due o tre volte tanto rispetto alla mitica, efficientissima SSB. Un altro limite non trascurabile è che il DRM poggia su costosi brevetti che non potrebbero essere regalati a due milioni di persone. Ed è a questo punto che entra in scena FreeDV, o Free Digital Voice, un sistema di trasmissione pensato per la propagazione HF, che occupa 1.125 kHz (anche meno della voce analogica) e come codifica della voce utilizza l'algoritmo open source Codec 2 sviluppato da David Rowe, VK5DGR. Un codec in grado di trasmettere in 2.400 bit fino a 26 telefonate. Finalizzata lo scorso dicembre, la prima release di FreeDV, si basa su una forma d'onda a 14 sottoportanti spaziate di 75 Hz, ciascuna delle quali modulata in DQPSK o modulazione di fase a quadratura differenziale, più una quindicesima portante centrale usata a scopi di sincronia e riferimento. Per ciascuna sottoportante vengono trasportati 50 simboli (a 2 bit per simbolo) per un totale complessivo di 1.450 bit al secondo di voce, testi e dati. Al centro una quindicesima sottoportante che funge da riferimento per la sincronia delle trame digitali che si intrecciano attraverso i simboli del "payload" digitale. Tutto rigorosamente patent-free e open source.
Per rispondere alle esigenze di tutti, FreeDV uscirà in versioni per Windows, Macintosh e Linux anche se bisognerà aspettare ancora la conclusione dei test per poterle scaricare tutte. Le prime prove on air vengono effettuate dai radioamatori americani sulla frequenza di 14.236 kHz con la versione 0.91beta per Windows (qui il link diretto al codice binario) e per Fedora Linux a 32 e 64 bit. Per il supporto e la discussione è stato istituito un gruppo Google. Un video illustra uno dei primi collegamenti, o "QSO". La voce oggettivamente è un po' paperinesca, niente a che vedere con la SSB analogica e decisamente diversa dai codec ai quali siamo abituati nel mondo della telefonia GSM, ma stiamo pur sempre parlando di poco più di 1 kHz di occupazione di banda.
Da San Francisco a Torino, storie di sangue firmate in codice

No, non abbiamo esattamente avuto la nostra nazionale versione di Zodiac, lo spietato killer seriale che alla fine degli anni '60 agì in California, a San Francisco e dintorni, lasciandosi dietro una lunga scia di messaggi, alcuni dei quali criptati, dal contenuto ancora oggi oscuro. Tra la storia californiana e il delitto avvenuto una decina di anni prima, nel 1958 in via Fontanesi a Torino un paio di elementi in comune, però, ci sono. Quello più vistoso è che in California come a Torino i colpevoli non vennero mai trovati. L'altro è la crittografia. Per il resto, ci sono molte differenze, a cominciare dal clima. Malgrado il bel tempo stabile della Bay Area, Zodiac fu anche molto più spietato: fece fuori sette persone.
Nel caso raccontato l'altra sera dalla trasmissione di RAI 3 Il giallo e il nero, dedicata al delitto torinese, la vittima fu una sola, Mario Giliberti, emigrato da Foggia, ex telegrafista dell'Esercito, lavoratore a Mirafiori. Il serial killer americano è passato alla storia non tanto per gli omicidi perpetrati in una nazione tristemente assuefatta a questo tipo di violenza, quanto per i messaggi in codice inviati alla stampa locale, quattro "crittogrammi" di cui solo uno effettivamente risolto. Anche Torino, in quello che sarebbe diventato il "Caso Diabolich" - nome che sembrava ispirarsi al protagonista di un giallo di seconda categoria scritto all'epoca da un cronista di nera e successivamente adottato, con la variante della "k" finale, dalle sorelle Giussani per il loro fumetto - il quotidiano La Stampa ricevette dall'omicida di via Fontanesi diversi messaggi, quasi tutti "in chiaro". Firmandosi appunto Diabolich, l'assassino - o qualcuno che si spacciava per lui - si serviva di trucchi crittograficamente banali come gli acrostici e gli allineamenti verticali per provocare gli inquirenti con qualche indizio, vero o presunto. Come vanno ripetendo da anni i "profilatori" dei telefilm americani, i serial killer uccidono e lasciano indizi per farsi beccare e questa sembrava proprio l'intenzione di Diabolich, visto che sul luogo del fattaccio il primo messaggio recitava "prenderete l'Assino", con tanto di sfottò ortografico.

L'evidente sfida lanciata con sarcasmo in faccia a chi avrebbe dovuto indagare sulle diciotto coltellate sferrate al povero Mario si risolse in un nulla di fatto. Del delitto venne accusato un giovane amico di Giliberti, un commilitone, ma l'accusa non resse. La polizia era arrivata a lui perché uno dei messaggi conteneva un riferimento alla divisa che vittima e ipotetico assassino avevano "portato insieme". Quello della divisa è tra l'altro un particolare che sembra aver mantenuto tutta la sua credibilità, perché l'ipotesi formulata dagli autori del programma, analizzando anche il linguaggio usato nei fogli fatti avere alla Stama, è che comunque quell'omicidio dovesse essere maturato nell'Esercito e precisamente nel corpo trasmissioni, dove Giliberti era diventato "marconista specializzato".
Nel corso del programma, il bravo attore Cesare Bocci, il Mimì Augello del Montalbano televisivo, al quale è stata affidata la conduzione de Il giallo e il nero, ha mostrato anche i due messaggi che "Diabolich" aveva messo in codice. Per la verità non hanno il classico aspetto dei crittogrammi seri, sono solo brevi sequenze di lettere, una quarantina di caratteri ottenuti probabilmente - almeno a quanto riferito da Bocci - rimescolando la sequenza originale. In confronto i messaggi di Zodiac erano crittograficamente molto più evoluti, con le lettere o le sillabe sostituite da una cinquantina di simboli diversi. A quanto pare solo uno di essi era stato decifrato in modo certo, all'epoca in cui il killer era ancora in attività. Poi i vari tentativi non sono andati in porto, malgrado gli sforzi di analisti e matematici. Su Web si trovano diversi siti specializzati sul "killer dello zodiaco", Zodiackiller.com, Zodiac Killer Ciphers, Zodiac Ciphers. Il materiale sul delitto di via Fontanesi è invece piuttosto scarsino. Negli ultimi anni è apparso un libro, ormai difficile da reperire, scritto dal giornalista della Stampa Maurizio Ternavasio, intervistato da Il giallo e il nero. Chi uccise in modo tanto efferato il marconista Giliberti? Fu davvero il commilitone senza nome che compare, come un fantasma, nella fotografia della naja citata dalla trasmissione? Nessuno dei messaggi in chiaro o "in cifra" è riuscito a fornire informazioni definitive, a parte quel vago linguaggio militaresco segnalato in conclusione da Bocci. A meno di pensare a una tardiva confessione a 55 anni dagli eventi, il mistero di via Fontanesi è probabilmente destinato a rimanere tale.
18 marzo 2013
Un po' di codice e il Raspberry PI diventa un trasmettitore FM
L'Imperial College Robotics Society ha pubblicato un fantastico hack in cui si spiega, con tanto di codice alla mano, come trasformare un nanocomputer Raspeberry PI in un potente (e del tutto illegale) trasmettitore in FM fino a 250 MHz. Senza alcun hardware aggiuntivo. Il trucco coinvolge la non facile programmazione dei pin GPIO, o general purpose I/O, pensati per generare segnali di clock. Un pezzo di filo attaccato al GPIO PIN 4 e il codice per la modulazione affidata a un divisore che determina la variazione della frequenza in funzione dell'audio (sembra che il "Raspi" limiti il suo audio digitale a 6 bit ma la sua velocità consenta un oversampling fino a 9,5 bit di risoluzione), completa una ricetta che sembra abbastanza semplice. La qualità dell'audio trasmesso non è granché, ma sembra che la copertura ottenuta dal segnale sia piuttosto estesa. Comunque la descrizione dell'hack la trovate a questo indirizzo, mentre qui su Hackday trovate un how to sull'uso corretto dei famosi pin GPIO, con tutte le cautele del caso dovute alla necessità di evitare rischiosi cortocircuiti sui connettori da saldare alla schedina del Raspberry. Per completezza, qui c'è il link ai commenti alla notizia pubblicata nel dicembre scorso, originariamente su Reddit.
Ah: ricordate che usare un trasmettitore FM nelle frequenze commerciali e amatoriali senza le necessarie autorizzazioni e licenze è decisamente illegale.
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