Visualizzazione post con etichetta linguistica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta linguistica. Mostra tutti i post

03 dicembre 2010

L'ultimo autunno di Radio Praga

Eccone un'altra che ci lascia, facendo scattare inesorabile di un'altra tacca il contatore alla rovescia di un medium in via di estinzione. A Český Rozhlas 7/Radio Praga mancano i soldi e tra le prime misure di risparmio c'è l'abolizione, il 31 dicembre di quest'anno, delle trasmissioni in onde corte. La notizia è circolata in queste ore sulle liste specializzate (sembra che l'allarme l'abbia lanciato l'emittente internazionale slovacca, Radio Slovakia International, le cui facilities vengono utilizzate dall'aggregatore italiano IRRS/Nexus) ed è stata confermata da M&M, una newsletter di settore ceca.
Nonostante i tagli alla redazione Radio Praga, che produce programmi eccellenti e ha un sito Web pieno di informazioni locali e culturali, dovrebbe continuare a trasmettere su Internet e satellite. Ma per chi ricorda le leggendarie trasmissioni di Radio Praga e della redazione italiana dei transfughi del PC, la propaganda politica ancora viva nell'era Brezhnevana, è proprio un simbolo, certo un po' logoro, che sparisce per sempre. Se escludiamo una Voce di Russia ancora molto attiva, è come se le emittenti dell'Est europeo avessero rimandato di vent'anni il crollo dei regimi avviato nell'89. In questi vent'anni sono stati diffusi molti buoni programmi, ma il meccanismo di questo finale lascia l'amaro in bocca: lo spegnimento delle onde corte è la migliore dimostrazione di quanto di nicchia sia diventato questo mezzo di diffusione. Proseguirne l'impiego in Europa (e ormai sono davvero pochissimi) sembra solo accanimento terapeutico.
Confido che almeno il sito e i contenuti in lingua straniera di Radio Praga possano proseguire. Curiosamente a Milano abito a pochi passi dal consolato della Repubblica Ceca e poche sere fa ho partecipato a una conferenza dedicata a un personaggio straordinario come Bedřich Hrozný, archeologo, linguista, orientalista, il primo decifratore della lingua ittita. Era il figlio di un pastore evangelico Boemo, in quello che allora era ancora l'impero austroungarico è morto a Praga nel 1952. Se ho ben interpretato le parole della relatrice, Šárka Velhartická - dottoranda in studi mediorientali presso la Freie Universität Berlin e luganese di adozione - Hrozný era debilitato dalla malaria contratta durante le campagne di scavo in Asia minore. La traduzione dei testi cuneiformi ittiti ebbe una grande importanza per i mediorientalisi perché la scoperta di Hrozný confermò l'origine non semitica ma indoeuropea della bellicosa popolazione anatolica e della loro lingua. Ho registrato la conferenza della Velhartická, potete ascoltarlo qui:



Sulla modernità della Cechia ho invece trovato un curioso diario di Mattia Butta un ingegnere elettrico e ricercatore lecchese che racconta della sua esperienza di graduate student praghese (oggi Butta studia per il suo post-doc in Giappone, a Fukuoka) Il libro, molto piacevole, si intitola I Cechi non osano sedersi in tram, lo pubblica l'editore DBooks ma si può prelevare gratuitamente dal sito di Mattia Butta.

21 ottobre 2009

UNESCO: la ricchezza della diversità


Un monumentale volume di 420 sulla diversità culturale e linguistica e la promozione del dialogo interculturale come strumento di crescita anche economica del mondo. Il World Report 2009 dell'Unesco è scaricabile gratuitamente qui. Ci sono anche diversi cenni alla radiofonia con considerazioni e cifre interessanti. Abbiamo un governo e molti elettori, spesso condizionati ad arte, che considerano la diversità culturale una minaccia e impongono all'intera collettività barriere e norme che - anche considerando la complessità di gestione di certi aspetti della diversità - sono vergognose. Questa pubblicazione è anche un antidoto contro il clima che disgraziatamente sono riusciti a costruire. E sempre dall'UNESCO, ecco una pubblicazione che racconta di un progetto di radio comunitaria in Nepal nel 2008.
It is urgent to invest in cultural diversity and dialogue, according to a new UNESCO report

Paris, 20 October
Companies which invest in cultural diversity, whether at the management, human resources or marketing level, can benefit economically from it. This is one of the conclusions in the UNESCO World Report Investing in Cultural Diversity and Intercultural Dialogue, presented at the Organization’s Headquarters.
This World Report aims to become a reference tool for cultural diversity. Cultural diversity, which is too often reduced to the protection of heritage in danger, is also the development of intercultural skills, the search for an antidote to expressions of cultural isolationism, the road towards new forms of governance, the lever of the effective exercise of universally recognized human rights and a means to reduce imbalances in the world trade in creative products.
Media and cultural industries represent more than 7 % of global GDP and represent approximately US$1.3 trillion, i.e. approximately twice the level of receipts from international tourism, estimated at US$680 billion. Africa’s share in the global trade in creative products remains marginal – at less than 1 % of worldwide exports – despite its abundance of creative talent. In order to improve this situation, it is urgent to invest in cultural diversity and dialogue, the Report insists.
“Culture was the great forgotten issue among the Millennium Development Goals’, deplored Koïchiro Matsuura, UNESCO’s Director-General, adding that ‘it has become urgent in our world, which is confronted to cultural changes of all sorts, to learn how to manage change and ensure that it does not becomes a source of greater vulnerability for those who are badly prepared to face it.”
This is clearly the meaning of the ten recommendations drawn by the Report about ways to invest in cultural diversity. The Report especially suggests creating a ‘World Observatory on Cultural Diversity, to monitor the impacts of globalization’, setting up a “national mechanism for monitoring public policies as they relate to cultural diversity,” and implementing “national language policies with a view to both safeguarding linguistic diversity and promoting multilingual competencies.”
The Report also puts forward new strategies to facilitate intercultural dialogue, improve the relevance of educational contents, overcome stereotypes in the media and facilitate the exchange of artistic productions and the circulation of artists.
Aimed at the academic world as well as the general public, this Report develops a new vision of cultural diversity, which stresses its dynamic nature and the need to combat the development of cultural illiteracy, which is promoted by the acceleration of social transformations.

****

Key figures
:

Estimates set at 6,000 to 8,000 the number of languages in the world today, which – although one language does not necessarily correspond to one culture (several cultures can speak the same language, and in one culture different languages may be spoken) – gives an idea of cultural diversity.
There are many imbalances in the global trade of creative products: Africa’s share remains marginal (at less than 1% of exports), despite its abundance of creative talent.
Most of the 75 million children who did not go to school in 2006 (55% of whom were girls) were from cultural ‘minorities’, indigenous populations or nomads.
Half of the languages in the world are spoken by linguistic communities of less than 10,000 people.
While in 2000 53% of Internet users were English-speaking their number fell to 29% in 2009.
Developing countries’ exports of cultural and media equipment increased rapidly between 1996 and 2005, growing from US$51 billion to US$274 billion, which showed the emergence of so-called “counter-flows”, which are countering the extreme concentration of media ownership.
Crafts and tourism are a major source of revenue for developing countries: crafts production and tourism represent more than 25 % of the GDP of Morocco, for example.
Fair trade has grown rapidly, by an average of 40% over the last five years.


15 settembre 2008

Il festival di Babele, la radio e la diversità linguistica

Prima di Internet e prima ancora dei padelloni satellitari sui balconi, c'era un solo modo per percepire vivissima, quasi tangibile, la diversità linguistica. La radio delle onde corte e medie, la radio dei segnalini inseguiti, in mezzo a rumori e interferenze, appena dopo il tramonto o poco prima dell'alba, mezz'ora più mezz'ora meno, era un misterioso coacervo di idiomi e accenti. Oggi la radiofonia non ha perduto il suo ruolo di guardiano della Torre (di Babele) e si può tranquillamente affermare che proprio grazie a Internet questa funzione è stata infinitamente amplificata.  Ma certo il fascino di quei segnali, la curiosità che le varie versioni di creolo, di pidgin, l'ironico papiamento, suscitavano nelle orecchie di noi DXer restano un'esperienza unica e, ahimé, sempre più difficile da ripetere sulle onde hertziane senza l'ingombrante "mediazione" del protocollo IP. 
Ho rivissuto quelle notti alla radio leggendo oggi avidamente le pagine che il Domenicale del Sole 24 Ore dedica agli autori che prenderanno parte, a Bellinzona, al Babel Festival 2008, terza edizione di una raffinata kermesse dedicata - con tanto di incontri pubblici, spettacoli, mostre e workshop di alto livello - all'intricato rapporto tra letteratura e traduzione. Il supplemento del nostro quotidiano finanziario si apre con un estratto dall'ultimo romanzo di Amitav Gosh (a Bellinzona sabato 20, alle 16, nel Teatro Sociale) tradotto in lingua italiana. Poi, nelle pagine interne, un pezzo sulla capacità della lingua inglese di prendere a prestito parole da 300 e più idiomi senza mai "sposarsi" veramente con nessuno di essi. Non a caso l'inglese viene definito una "grande puttana" dalla recensora di un recente libro sulla questione, The Secret Life of Words, di Henry Hitching, opportunamente suggerito dall'autore dell'articolo del Sole, Luigi Sampietro. E intorno al pezzo di Sampietro i pareri di Sandra Cisneros, Jamaica Kincaid e del premio Nobel Derek Walcott sul loro modo di vivere le rispettive ibridizzazioni culturali e linguistiche. La Kincaid che rifiuta il dialetto di Antigua per afferrarsi saldamente al British English, Walcott a sottolineare il privilegio di cavalcare creolo francese, creolo inglese e inglese letterario e la Cisneros che con la sua eredità spanglish si sente la "aliena illegale" della letteratura americana. (Oggi viaggiavo in metropolitana e accanto a me un ragazzo dalla pelle molto olivastra e il profilo incaico ripassava un testo hip-hop elaborato evidentemente da lui. Un testo in "itañol" su Milano e la sua comunità ecuadoriana. E non mi sembrava affatto male.)
La mia trasferta a Cagliari per il Prix Italia e un impegno al Centro Culturale Protestante il sabato pomeriggio mi terranno - sfortunatamente - lontano da Bellinzona. Peccato, anche se con qualche sforzo potrei rifarmi alle 21.30 di sabato per il concerto dei Tiger Lillies, la dissacrante (ma è un eufemismo) kabarett band britannica. E ancora di più l'indomani per l'ultima giornata di incontri, aperti dall'intervento del poeta romancio, anzi "sursilvano", Leo Tuor. 
Il romancio può essere considerato il creolo delle Alpi? E perché da tutto questo bendidio meticcio latita il papiamento, il creolo portoghese-olandese di Aruba, Bonaire e Curaçao? Forse perché non ci sono scrittori famosi sulla piazza. Pazienza. Senza muoversi da casa, fosse pure per quelle due ore di treno che separano Milano da Bellinzona, per il papiamento basta sintonizzarsi, via Internet ovviamente, sulle emittenti di Radio Curom, la storica Curacaosche Radio Omroep. Non sarà come riuscire a sintonizzare Willemstad su 860 kHz in onde medie, ma è pur sempre una preziosa scappatoia per riuscire a evadere da una città che celebra la diversità culturale inseguendo e ammazzando a sprangate un "negro di merda", un ragazzo di diciannove anni originario del Burkina Faso e passaporto italiano, reo di un delitto davvero esecrabile. Il furto di un pacchetto di biscotti da un chiosco dietro la stazione centrale. 

25 giugno 2008

Chiusura forzata per la voce dell'Extremadura a Barcellona

In Catalunya scoppia l'ennesimo caso radio-linguistico con la revoca della licenza di Radio Unión de Cataluña da parte della Generalitat, il governo locale. La colpa? Radio Unión non ha voluto "atenerse a los criterios de fomento del habla catalana". Le regole vogliono che in Catalunya si debba fare, almeno in parte, programmazione in lingua locale. Dietro questa emittente attiva da una ventina d'anni su 88 MHz (fino alla chiusura forzata dell'8 giugno scorso) ci sono diverse comunità di spagnoli "immigrati" nella capitale catalana, tra cui la forte comunità "extremeña" orginaria dell'Extremadura. Il presidente del Parlamento di Badajoz, Juan Ramón Ferreira, ha protestato con i colleghi capi della Generalitat e del Parlamento catalano, ma per il momento la stazione resta chiusa e si può ascoltare solo via Internet.

La Generalitat cierra una emisora extremeña por no usar el catalán
El presidente de la Asamblea de Extremadura, Juan Ramón Ferreira, ha enviado sendas cartas a los presidentes del Parlamento de Cataluña y de la Generalitat, Ernest Benach y José Montilla, respectivamente, en las que manifiesta su preocupación por el cierre de Radio Unión de Cataluña. Esta emisora, que emitía en castellano desde hace más de 20 años desde Barcelona, dejó de emitir el pasado 8 de junio después de que la Generalitat le denegara la licencia al «no atenerse a los criterios de fomento del habla catalana». El presidente del Parlamento extremeño considera en la carta que Radio Unión «cumple objetivos sociales y culturales y preserva la identidad de los extremeños en Cataluña, a la que cientos de miles de ellos fueron a trabajar y que tanto han contribuido a su desarrollo económico». «La programación de la emisora -añade- mantiene un foro de encuentro, memoria y soporte de elementos culturales que sería bueno se mantuviesen en aras de esa identidad que todos defendemos». (da ABC)


21 maggio 2008

Auf Wiederhören, Multikulti. Si chiude.


A partire dal prossimo anno, l'emittente regionale berlinese RBB dovrà risparmiare 54 milioni di euro, la somma che viene sottratta al suo bilancio dal 2009. Per la stazione il taglio implica la rinuncia a uno dei suoi programmi televisivi trasmessi dal primo canale nazionale ARD, ma soprattutto la chiusura del canale radiofonico Multikulti, eccellente esempio di integrazione linguistica e culturale della folta popolazione immigrata berlinese. Le frequenze, afferma questo comunicato ufficiale appena apparso sul sito di Multikulti, verranno occupate dal 2009 dai programmi di Funkhaus Europa, prodotto dalla WDR di Colonia. 54 milioni sono una bella cifra, nulla da eccepire su certe decisioni. Oltretutto la direzione assicura che i 28 redattori a tempo indeterminato resteranno tutti al loro posto e che si cercherà di trovare una soluzione per i collaboratori occasionali. Ma sono triste lo stesso, perché sono convinto che ogni investimento in integrazione e cultura garantisca sempre grandi ritorni sul piano sociale. Peccato siano quasi sempre non misurabili e che della multiculturalità non gliene freghi niente a nessuno, specie alla cultura dominante che paga le tasse.

Aus für Radiomultikulti
rbb-Pressemitteilung

Der Rundfunk Berlin-Brandenburg steht unter massiven Sparzwängen. Zum Jahresende muss er deshalb sein Integrationsprogramm Radiomultikulti aufgeben. Die Hörerinnen und Hörer von radiomultikulti verlieren allerdings nicht ihr vielsprachiges Angebot: Vom 1. Januar 2009 an wird auf derselben Frequenz das multikulturelle Programm „Funkhaus Europa“ des WDR ausgestrahlt.
rbb-Intendantin Dagmar Reim: „Das Ende von radiomultikulti ist ein schmerzlicher Einschnitt in unsere Programmvielfalt. Die finanzielle Situation des rbb lässt es leider nicht zu, alle sieben Radioprogramme zu erhalten. Ich bin Intendantin Monika Piel außerordentlich dankbar, dass der WDR uns ermöglicht, radiomultikulti durch Funkhaus Europa zu ersetzen.“
WDR-Intendantin Monika Piel: „Integration ist und bleibt eine wichtige Querschnittsaufgabe der ARD. Dafür steht der WDR nicht zuletzt mit seinem Integrationsprogramm Funkhaus Europa. Auch wenn radiomultikulti in der Berliner Metropole eine ganz eigene Handschrift entwickelt hat, bin ich sicher, dass wir den Berliner Hörerinnen und Hörern mit Funkhaus Europa ein attraktives Angebot machen können.“
„WDR-Funkhaus Europa“ wurde 1998 gegründet und sendet, ähnlich wie radiomultikulti, ein 24-stündiges Programm in Deutsch und 17 weiteren Sprachen. Zwischen Radiomultikulti und „Funkhaus Europa“ gibt es seit Jahren eine enge Kooperation.
Für die Hörerinnen und Hörer von radiomultikulti bleibt es also bei einem qualitativ hochwertigen Programm auf der Berliner Frequenz 96,3 Mhz.
radiomultikulti besteht seit 1994. In der jüngsten Media-Analyse vom März 2008 kam es aufeinen Marktanteil von 0,8 Prozent. Das entspricht täglich 37 000 Hörern.
Hörfunkdirektor Christoph Singelnstein: „Ilona Marenbach, die Chefredakteurin von radiomultikulti, und ihr Team machen ein inspiriertes, interessantes und engagiertes Programm. Wir hätten es gern erhalten. Die 28 fest angestellten Kolleginnen und Kollegen bleiben beim rbb. Wir werden versuchen, freie Mitarbeiterinnen und Mitarbeiter auch in anderen Programmen zu beschäftigen.“
Der rbb stellt zudem am Jahresende das Fernsehmagazin „POLYLUX“ ein. „POLYLUX“ wird 30mal jährlich donnerstags im ERSTEN nach „Schmidt und Pocher“ oder nach dem „Scheibenwischer“ ausgestrahlt. Fernsehdirektorin Dr. Claudia Nothelle: „Tita von Hardenberg und ihr Team haben elf Jahre lang die Hauptstadt gegen den Strich gebürstet. Wir danken ihr für viele schräge Einfälle und den Blick auf die komischen und verrückten Seiten Berlins. Gern hätten wir ‚POLYLUX’ weiterhin für das ERSTE produziert. Leider haben wir die finanziellen Möglichkeiten dafür nicht mehr.“
In der kommenden Gebührenperiode, die im Januar 2009 beginnen soll, fehlen dem rbb voraussichtlich 54 Millionen Euro. Das liegt daran, dass im Sendegebiet des rbb 14,5 Prozent der Haushalte von der Zahlung der Rundfunkgebühr befreit sind – verglichen mit nur 9 Prozent im ARD-Durchschnitt. Hinzu kommen Abwanderung aus der Region und hohe Forderungsausfälle, also Gebühren, die zu bezahlen wären, aber nicht eingehen.
Der rbb hat vom Tage seiner Gründung an (1. Mai 2003) seine Ausgaben intensiv und hart reduziert. Bis zum 1. Januar 2009 werden 320 Planstellen abgebaut und ein hoher zweistelliger Millionenbetrag eingespart sein. Alle diese Kürzungen hat der Sender in einer großen und solidarischen Anstrengung seiner Mitarbeiterinnen und Mitarbeiter verkraftet, ohne seine Programme in ihrer Substanz zu beschädigen.
Durch die massiv ansteigenden Gebührenausfälle ist nun eine neue Situation entstanden. Würden die notwendigen Kürzungen auf alle Programme gleichmäßig verteilt, gerieten alle in die Gefahr, nicht mehr den Qualitätsmaßstäben öffentlich-rechtlichen Rundfunks genügen zu können.
Dr. Ulrike Liedtke, Vorsitzende des rbb-Rundfunkrates: „Der rbb ist unverschuldet in Not geraten. Er leidet unter Gebührenausfällen und darunter, dass die Rundfunkgebühren ungerecht verteilt werden. Intendantin Reim hat die wohlhabenden ARD-Sender um Hilfe gebeten. Dass sie im Ergebnis nur wenig Unterstützung erhielt, führt nun zu diesen unvermeidlichen, bitteren programmlichen Konsequenzen. Der Rundfunkrat wird sich in seiner morgigen Sitzung damit beschäftigen.“

22 febbraio 2008

Viva il Messico della lingue indigene

Il giornale La Cronica ci racconta da Mexicali una bellissima iniziativa del governo messicano, che ha creato un network di stazioni radio che trasmettono nelle lingue indigene locali e ora punta a diffonderne via Internet i programmi. Ho trovato il sito del Sistema de Radiodifusoras Culturales Indigenistas ed è assolutamente straordinario, si possono prelevare in formato Real i programmi, si trovano testi bilingui e documenti, Una vera miniera. Il tutto è stato celebrato l'altro giorno in occasione della Giornata mondiale della lingua madre (questa la pagina messicana mentre questo è il sito originale dell'Unesco e qui una altra pagina di riferimenti presa dal sito ONU). Avete sentito parlare di queste iniziative sui nostri giornali? In questi giorni non li ho letti molto attentamente, ma non mi pare che siano state spese tante parole sulla grande stampa. Su Internet ho trovato qualche comunicato sui siti delle pubbliche amministrazioni e di piccole associazioni. Alcune delle quali ne approfittano per le solite tirate sulla sopravvivenza dell'italiano e contro l'apprendimento dell'inglese e delle altre lingue, preoccupandosi poco del vero problema, che è quello della diversità linguistica, delle lingue minoritarie che spariscono.

Inaugura Presidente sistema para subir señal de radio indígena a la red

DURANGO, México(SUN)

El Presidente Felipe Calderón encabezó la celebración del Día Internacional de la Lengua Materna y puso en marcha un sistema mediante el cual las 10 radios indígenas podrán subir su señal a Internet a fin de que sena escuchadas en todo el mundo. Acompañado por el director de la comisión nacional de los pueblos indígenas Luis H. Álvarez, el titular del Ejecutivo subrayó la importancia de conservar las diversas culturas con las que cuenta México y especialmente la lengua de cada una de ellas.
El mandatario, al notar la intención de algunos representantes de comunidades indígenas de hacer otras peticiones, improvisó y les cedió el micrófono durante el evento en donde no estaba programado el diálogo con ellos. Uno a uno, el Presidente les solicitó presentaran sus solicitudes y quejas por lo que varios de ellos quienes hicieron uso del micrófono pidieron escuelas electrificación, suministro de agua y proyectos productivos locales, además de problemas agrarios relacionados con las zonas limítrofes. El mandatario, quien también participó en un enlace radiofónico en vivo con una estación ubicada en San Quintín Baja California dijo: “Ponemos en marcha este programa de ecos indígenas para que las radios indígenas o comunitarias se oigan en todo el mundo y que incluso los mexicanos que viven en estados unidos, por ejemplo, pueda oír sus canciones en nuestra lengua, las voces y el diálogo”.
El titular del Ejecutivo indicó que no se puede cerrar la brecha de la pobreza entre los indígenas si no nos reconciliamos con el medioambiente. A Calderón le obsequiaron dos morrales tradicionales, un sombrero de tehuano y se le entregó el bastón de mando de las comunidades indígenas durante su estancia en este lugar.
Nota Publicada: 21/02/2008

06 febbraio 2008

L'UNESCO parla di lingue perdute

Splendido il numero speciale di The Unesco Courier dedicato ai linguaggi. Secondo l'organizzazione culturale dell'ONU, la metà delle settemila lingue del mondo rischia l'estinzione a causa della mancata rappresentanza nelle sedi scolastiche, governative e sui media. La radio, si intuisce leggendo questi articoli , è uno strumento che può avere un ruolo fondamentale. Straordinari gli articoli sui medici erboristi della tribù boliviana dei Kallawaya e sull'antica lingua giapponese ainu, vecchia di migliaia di anni e oggi utilizzata da piccole stazioni come FM Pipaushi di Hokkaido. Una lettura obbligata.
“The first instrument of a people’s genius is its language,” said the French writer Stendhal. Literacy, learning, social integration….Everything transits through language, which embodies national, cultural and sometimes religious identity for each person. It constitutes one of the fundamental dimensions of a human being. Yet specialists estimate that within only a few generations, more than half of the 7,000 languages spoken in the world face extinction, because they are not represented in government, education and the media. For this reason, the United Nations had declared 2008 the International Year of Languages, to be launched by UNESCO on 21 February, International Mother Language Day. The Courier devotes this year’s first issue to languages.


04 ottobre 2007

Licenziata "per parlar en castellà" alla radio

Grandi discussioni in Spagna per il licenziamento di una scrittrice di origine uruguayana collaboratrice di Catalunya Radio. Cristina Peri Rossi si è vista esclusa dalla ripresa stagionale di "Una nit a la Terra", Una notte sulla terra (a settembre il programma notturno è stato anticipato in prima serata e si intitola L'ofici de viure, Il mestiere di vivere), il programma al quale aveva collaborato fino a luglio scorso. Motivazione: la scrittrice, che oltretutto lavora per una casa editrice che difende la cultura catalana, quando era alla radio preferiva parlare in castigliano. Ma un regolamento approvato dall'ente radiotelevisivo regionale (oops, "nazionale") catalano, prevede che alla radio pubblica gli annunciatori parlino nella lingua della Catalunya, malgrado lo stretto bilinguismo che di solito vige in questa zona ampiamente autonoma della Spagna. Ora in base al nuovo regolamento solo gli ospiti occasionali che proprio non parlano catalano possono usare lo spagnolo.
La vicenda viene riassunta dal blog di Periodista Digital mentre la scrittrice censurata per le sue scelte linguistiche ha pubblicato un J'Accuse online già sottoscritto da migliaia di persone, a incominciare dal grande scrittore peruano Mario Vargas Llosa.
Io sono molto favorevole al plurilinguismo e trovo la cultura catalana affascinante, ma ritengo che decisioni come quella presa da Catalunya Radio siano arroganti e pericolose. Durante il franchismo, la lingua catalana è stata ingiustamente perseguitata e prendersi oggi certe ripicche suona odioso e doppiamente ingiusto. Forse sarebbe il caso di ripensarci.

TV3 y Catalunya Ràdio vetan a quienes hablen en castellano
La uruguaya Peri Rossi ha sido despedida de Catalunya Ràdio donde colaboraba. Anuncios, piezas cortas de ficción y reportajes deben ir siempre subtitulados. En las entrevistas queda prohibido usar el castellano como lengua "puente"
El ente público, integrado por representantes de las cinco fuerzas políticas parlamentarias, aprobó el pasado 17 de julio un acuerdo que instaba a su director general, Joan Majó, a cumplir la carta de principios de la CCRTV.
En ella está previsto que "locutores, conductores, entrevistadores y colaboradores fijos" usen el catalán "cuando estén en antena".
Pese a ello y por simple sentido común, tanto TV3 como Catalunya Ràdio seguían teniendo en plantilla colaboradores de habla castellana.
El 17 de julio, el consejo de administración de la Corporación Catalana de Radio y Televisión (CCRTV) enarboló la tijera de la censura y decidido -manu militari- prescindir de todos los colaboradores que se exprersan habitualmente en castellano.
Entre los afectados por la censura esta Cristina Peri Rossi. La escritora uruguaya era tertuliana fija del espacio "Una nit a la Terra" (Una noche en la Tierra), presentado por Gaspar Hernández los dos últimos años.
Con el inicio de la nueva temporada radiofónica en septiembre, la dirección de la cadena cambió el horario del programa, que se emitía de 1.00 a 3.00 de la madruga, a la franja de 20.00 a 21.00, pasó a llamarlo "L'ofici de viure" (El oficio de vivir) y despidió a Peri Rossi. Motivo: habla en castellano.
Televisió de Catalunya ha hecho una "comunicación verbal" a los directores de programa de la cadena. En dicha advertencia, se indica que los espacios deben tener únicamente colaboradores que no hablaran en castellano y que los invitados puntuales deben hablar en catalán preferiblemente.
El Consejo de Administración de la CCRTV también ha dado el visto bueno a cuatro directrices de política lingüística. La primera, contempla que las piezas cortas de ficción deben ir como las largas, es decir, subtituladas en catalán.
Los reportajes o documentales deben incorporar una voz en off en lengua catalana. En las entrevistas, el castellano no se puede utilizar como lengua puente y, por último, los anuncios gratuitos siempre deben emitirse en catalán, nunca en otro idioma.


MANIFIESTO CONTRA LA PERSECUCIÓN LINGÜÍSTICA

La escritora Cristina Peri Rossi ha sido despedida de Catalunya Radio por hablar en castellano. Todos quienes conocemos su lucha a favor de la democracia, su participación y defensa de la cultura catalana, queremos manifestar nuestro rechazo al despido y nuestra solidaridad a la persona y escritora frente a esa discriminación.


L’escriptora Cristina Peri Rossi ha estat acomiadada de Catalunya Ràdio per parlar en castellà. Tots els qui coneixem la seva lluita a favor de la democràcia, la seva participació i defensa de la cultura catalana, volem manifestar el nostre rebuig a l’acomiadament i la nostra solidaritat a la persona i escriptora davant d’aquesta discriminació.