Ta-tatta-ta-tatta-ta-taaaaa-taa. C'è una microscopica, a suo modo felice minoranza della mia generazione che custodisce un duplice ricordo del prolungamento della guerra europea, durato dal 1945 al 1989. Un ricordo "multimediale". Visivamente è popolato dalle immagini della scarpa di Krushev, dei cappottoni di Brezhnev o Tchernenko, su, su fino ai giovani festanti a cavallo di un muro di Berlino già in disfacimento. La seconda traccia, più debole ma forse ancora più persistente, almeno per quanto mi riguarda, scorre tuttora nelle orecchie, dove riecheggiano le voci e i suoni che un adolescente degli anni settanta sintonizzava, di sera tardi, con un miracoloso "transistor" Sony colorato - hai visto mai - di un rosso davvero proletario ma del tutto casuale, considerando le prime affiliazioni politiche repubblicane (inteso come il PRI di La Malfa padre, che però a ben pensare agitava una bandiera con foglia d'edera in campo rosso).
Il suono in assoluto più evocativo, quello che riesce a rappresentare tutta un'epoca di contrapposizione e paranoia, è fatto di poche note di fiati, la breve melodia di una marcetta in minore, pochissime battute di una tristezza infinita, addirittura lugubre. Paradossalmente lontana dall'ottimistica retorica che proprio quelle note avrebbero dovuto aiutarci a sintonizzare.
Erano le note del segnale di intervallo di Radio Tirana (ju flet Tirane) e giungevano da una nazione letteralmente circondata dai muri delle ideologie e costellata dei bunker fatti costruire da un dittatore che di grande aveva solo la tragica follia. L'Albania di allora era la Corea del Nord dell'Europa. La Radio Tirana di oggi sembra arrivare da una galassia diversa.
Sono passati 23 anni dalla morte di quel dittatore (andatevi a guardare questo incredibile sito-memoriale su Enver Hoxha) e circa 18 dalla rivoluzione che spazzò via anche la lugubre marcetta.
Ma ho subito risentito dentro di me quelle note leggendo sull'ultimo Diario l'articolo dedicato a Ylljet Aliçka, uno scrittore albanese che recentemente è stato nominato addirittura ambasciatore del suo paese a Parigi. Un pezzo straordinario quello scritto da Margherita Belgiojoso; da solo merita che corriate in edicola (Diario Anno XIII N. 9). Si parla di un eroico omino che arriva a pubblicare i suoi primi libri a cinquant'anni, di un lavoro fortunato, viste le circostanze, in contatto con gli organismi internazionali, di una passione per la cultura italiana e per le canzoni di Fabrizio De André, di una strana amicizia con Faber. E di un libro di racconti pubblicato in Italia da Guaraldi e intitolato I compagni di pietra, da cui il regista Gjergj Xhuvani ha tratto un film che può essere visto integralmente su Internet. Ancora non riesco a togliermi dall'orecchio la marcetta.
Il suono in assoluto più evocativo, quello che riesce a rappresentare tutta un'epoca di contrapposizione e paranoia, è fatto di poche note di fiati, la breve melodia di una marcetta in minore, pochissime battute di una tristezza infinita, addirittura lugubre. Paradossalmente lontana dall'ottimistica retorica che proprio quelle note avrebbero dovuto aiutarci a sintonizzare.
Erano le note del segnale di intervallo di Radio Tirana (ju flet Tirane) e giungevano da una nazione letteralmente circondata dai muri delle ideologie e costellata dei bunker fatti costruire da un dittatore che di grande aveva solo la tragica follia. L'Albania di allora era la Corea del Nord dell'Europa. La Radio Tirana di oggi sembra arrivare da una galassia diversa.
Sono passati 23 anni dalla morte di quel dittatore (andatevi a guardare questo incredibile sito-memoriale su Enver Hoxha) e circa 18 dalla rivoluzione che spazzò via anche la lugubre marcetta.
Ma ho subito risentito dentro di me quelle note leggendo sull'ultimo Diario l'articolo dedicato a Ylljet Aliçka, uno scrittore albanese che recentemente è stato nominato addirittura ambasciatore del suo paese a Parigi. Un pezzo straordinario quello scritto da Margherita Belgiojoso; da solo merita che corriate in edicola (Diario Anno XIII N. 9). Si parla di un eroico omino che arriva a pubblicare i suoi primi libri a cinquant'anni, di un lavoro fortunato, viste le circostanze, in contatto con gli organismi internazionali, di una passione per la cultura italiana e per le canzoni di Fabrizio De André, di una strana amicizia con Faber. E di un libro di racconti pubblicato in Italia da Guaraldi e intitolato I compagni di pietra, da cui il regista Gjergj Xhuvani ha tratto un film che può essere visto integralmente su Internet. Ancora non riesco a togliermi dall'orecchio la marcetta.