22 marzo 2007

IBOC nel night time, la FCC sta decidendo


E' mezzogiorno a Washington e la Federal Communication Commission sta deliberando su alcune questioni relative alla radio digitale IBOC (HD Radio di Ibiquity). Pochi minuti fa su una lista di discussione americana è apparso un primo de profundis di un DXer che "annunciava" l'approvazione di IBOC, finora autorizzato in trasmissione su onde medie solo prima del tramonto, anche nel cosiddetto night time. E' una autorizzazione molto temuta da chi ascolta le stazioni lontane in AM, perché se il rumore digitale comincia a propagarsi a distanza, le interferenze sulle stazioni analogiche potrebbero essere importanti. Il messaggio che ho appena citato, di Bruce Carter, parla non a caso di "morte delle onde medie". Al messaggio sta replicando (sto seguendo la lista in tempo reale e il sito della FCC ha, per tutte le sue udienze, una bella diretta Internet da nazione civile) Scott Fybush, DXer e consulente radiofonico, con un messaggio più positivo. Anche se IBOC fosse approvato nel night time, scrive Scott, non è detto che le onde medie siano finite, semplicemente perché l'opzione digitale in questa banda non ha incontrato un grande successo: sono le stazioni in FM quelle più interessate ad HD Radio, e soprattutto per le opportunità date dal multiplexing di più programmi su una sola frequenza (opzione che su onde medie, per ragioni di larghezza di banda, non può funzionare con l'IBOC ibrido analogico-digitale). Fybush conclude affermando di essere stupito davanti a tanti DXer e associazioni di DXer "ansiosi," scrive, "di dichiarare l'imminente dipartita del nostro hobby".
E' una osservazione che mi sta facendo riflettere, perché anch'io dopo tanti anni di passione per le radio lontane a volte mi faccio prendere da un certo pessimismo, non solo davanti alle oggettive minacce che arrivano dalle modulazioni digitali, ma anche per il graduale assottigliarsi del numero di stazioni in onde medie e corte (l'FM è un'altra cosa, ce ne sono moltissime ma qui in Italia è difficile fare dell'FM DX - che pure esiste ed è molto divertente - come si deve). Per fortuna ci sono ancora molte cose da ascoltare là fuori e ogni tanto ci arrivano confortanti notizie relative alla riattivazione di frequenze che erano state spente. Alla fine il pessimismo è dovuto a un terzo fattore, contro cui è difficile fare qualcosa: l'hobby della radio inteso alla nostra maniera è ormai una nicchia popolata da vecchi babbioni come me. Ogni anno l'età media della nicchia aumenta di un anno, il ricambio non esiste e anzi il bilancio è sempre più negativo. Non c'è troppo da stupirsi, un giovane che fino a trent'anni fa trovava affascinante la radio oggi trova molto più affascinante Internet e tutto il resto. E' giusto così, non è la radio a morire, ma i radioascoltatori stanno sempre meno bene. Ma continuano a divertirsi.
Stay tuned per i risultati da Washington, vedremo se il rumore digitale potrà propagarsi con l'onda di cielo. E, se sì, quali saranno le vere conseguenze sul DXing in onde medie.

21 marzo 2007

Colpi di frusta nella cromosfera

Ce n'è abbastanza per farvi saltare dalla sedia, scrive la NASA a proposito del film di un brillamento solare appena registrato nello spazio dalla sonda giapponese Hinode, già nota come "Hubble solare". La sonda è stata lanciata lo scorso settembre per studiare, con riprese ravvicinate e strumenti, la formazione dei brillamenti. Lo scopo è quello di arrivare a un meccanismo predittivo per un evento, il solar flare appunto, che provoca l'eiezione di una massa di particelle potenzialmente dannose per chi opera nello spazio, dagli astronauti ai componenti del Laboratorio Spaziale. Dati gli effetti di questi eventi sulla magnetosfera e la ionosfera terrestri, delle previsioni attendibili farebbero molto comodo anche agli ascoltatori della radio, per i quali un flare può essere al tempo stesso distruttivo e foriero di particolarissime condizioni propagative.
Proprio oggi sul sito della NASA è stato pubblicato un breve filmato con una spettacolare scena ripresa nella cromosfera solare. Si vede una specie di vortice (magnetico) e un forte colpo di frusta sul lato. E' con questo tipo di osservazioni sulla magnetodinamica dei brillamenti che gli scienziati sperano di ricavare le loro regole predittive. Per chi è abituato a pensare ai flare come a una seccatura, capace di rovinare il gioco della ricezione di stazioni lontane, è una vista che incute parecchio rispetto. Stiamo parlando di aree "limitate" grandi come l'intero pianeta terra. Nessuno, ovviamente, aveva mai "visto" cose del genere.



03.21.2007

March 21, 2007: It's enough to make you leap out of your seat: A magnetic vortex almost as big as Earth races across your computer screen, twisting, turning, finally erupting in a powerful solar flare. Japan's Hinode spacecraft recorded just such a blast on Jan. 12, 2007.
"I managed to stay in my seat," says solar physicist John Davis of the Marshall Space Flight Center, "but just barely."
Davis is NASA's project scientist for Hinode, Japanese for Sunrise. The spacecraft was launched in Sept. 2006 from the Uchinoura Space Center in Japan on a mission to study sunspots and solar flares. Hinode's Solar Optical Telescope, which some astronomers liken to "a Hubble for the Sun," produces crystal-clear images with 0.2 arc-second resolution. (Comparison: 0.2 arc-second is a tiny angle approximately equal to the width of a human hair held about 100 meters away.) "We're getting movies like these all the time now," he says.
This particular movie is visually stunning, but the most amazing thing about it, notes Davis, is where the scene unfolded--in the sun's chromosphere. "We used to think the chromosphere was a fairly uneventful place, but Hinode is shattering those misconceptions."
Chromosphere means "sphere of color." It's the name astronomers of the 19th century gave to a narrow and very red layer of the sun's atmosphere they saw peeking over the edge of the Moon during solar eclipses. The color comes from the chromosphere's abundant hydrogen which emits light at a wavelength of 6563 Angstroms, also known as "hydrogen alpha" light. Hinode's telescope is equipped with filters tuned to this specific color.
The view from space is impressive. Visually, the chromosphere resembles a shag carpet with threads of magnetism jutting up from the floor below. Hinode's movies show the threads swaying back and forth as if blown by a gentle breeze. There is nothing gentle, however, about "spicules" shooting into the chromosphere from the underlying photosphere. "These are jets of gas as big as Texas," says Davis. "They rise and fall on time scales of 10 minutes."
And then there are the explosions. "The fact that Hinode is able to observe solar flares taking place in the chromosphere is very important," he says.
The origin of solar flares is a mystery. Researchers have long known that flares develop from magnetic instabilities near sunspots, but even after centuries of studying sunspots, no one can predict exactly when a flare is about to happen. This is a problem for NASA because astronauts in space are vulnerable to intense radiation and high-energy particles produced by the explosions. An accurate system of forecasting would help explorers stay out of harm's way.
Hinode may be looking right into the genesis zone of flares. If so, "it could teach us how flares work and improve our ability to predict them."
Meanwhile, hang on and enjoy the show.

Voci dall'Indonesia

Ottimo lavoro quello del DXer giapponese Atsunori Ishida, che ha appena rilasciato una lista di stazioni indonesiane da lui monitorate sulle onde corte. Sono due paginette in formato PDF che si possono liberamente scaricare da Internet. Due paginette? Eh beh, sì la cosa è un po' triste, anzi un po' tanto se penso a tutte le stazioni che potevano arrivare tra 2300 e 5050 kHz diversi anni fa. Ma il lavoro di Atsunori è comunque prezioso, perché se non altro uno ha una idea molto chiara su ciò a cui dare la caccia. L'Indonesia, per quanto sembri lontanissima, offre spesso ottime opportunità di ascolto nel nostro pomeriggio o in seconda serata. La stagione per la verità sta cambiando e il sole sempre più alto da noi implica una forte riduzione delle chance di ascolto pomeridiano. Discrete sono ancora le opportunità per le stazioni che aprono intorno alle 20-21 UTC. Dopo l'estate la propagazione tornerà a favorirci, sempre sperando che le stazioni nel frattempo non chiudano. Vengono riportate anche le frequenze di Voice of Indonesia (recentemente spostatasi su 11785 kHz e del canale interno di RRI-3 Jakarta su 11860. Atsunori riporta le frequenze al momento inattive in un grigio più chiaro.

Chiacchiere (e preghiere) tra pescatori sulle onde corte

E' davvero incredibile quanto riesca a essere ancora vitale un mezzo che nel ricco occidente ipertelevisivo diamo praticamente per spacciato. Sulle onde corte si sentono cose davvero strane. Oggi sulla lista "utilitaria" UDXF per esempio, un DXer americano ha pubblicato una richiesta di aiuto per l'identificazione di alcune trasmissioni, in una lingua che gli pareva l'italiano, su 6570 kHz in USB verso le 22 UTC. Ora, per DX "utilitario" (traduzione di utility DX) si intende un tipo di comunicazione non broadcast, di solito a supporto di servizi come la navigazione aerea o marittima, ma anche del pronto intervento civile e militare, le emergenze, le attività industriali o ingegneristiche. Insomma tutto quello che riguarda le professioni e il traffico in mare e nei cieli. E' una tradizione molto vecchia, dove bisogna coprire distanze molto lunghe via radio, si usano le onde corte, che ancora oggi sostituiscono o affiancano i satelliti (costosi e non sempre accessibili). 6570 kHz è una frequenza normalmente assegnata al volo civile, da dove venivano quelle voci? Ascoltando le registrazioni che il DXer americano ha messo a disposizione della comunità di UDXF è stato facile capire che molto probabilmente si trattava di una flotta di pescatori d'altura galiziani, che comunicavano tra loro in una porzione di spettro non propriamente assegnata a loro. Esiste una banda marittima nei 6 MHz, ma leggermente più in basso. I pescatori semplicemente avevano acceso l'apparato di bordo su un canale che a loro pareva libero e se la contavano su, visto che in alto mare i telefonini non funzionano.
Ieri sera dopo le 23.00 UTC, anche in Italia è stata ascoltata una trasmissione di questo tipo, su 8989 kHz USB, Anche questa non è una frequenza marittima ma aeronautica, anche in questo caso le conversazioni sono state segnalate da un americano (nel West Virginia) e anche queste erano di pescatori che parlavano spagnolo. A cambiare era l'area geografica, secondo Raúl Saavedra, in Costa Rica, si è trattato di un "net" una rete estemporanea tra pescatori, quasi tutti della costa Caraibica del Nicaragua, riunitisi via radio, in onde corte, per pregare e parlare dell'eternità. Malgrado la presumibile scarsa potenza e la grande distanza, Renato Bruni è riuscito a registrare con buona intensità qualche scampolo dei saluti finali tra i pescatori. Che tipo di "validità" hanno queste trasmissioni? Sono da considerarsi di tipo utilitario o no? Non è facile rispondere, perché se è vero che le frequenze utilizzate non sono di tipo radiodiffusivo, non si può dire che i contenuti fossero professionali. Il parallelo più calzante sarebbe quello dei camionisti che si servono del baracchino nella banda dei 27 MHz, solo che questa volta il "baracchino" è l'apparato HF a bordo di un peschereccio. La radio è bella anche perché è ancora molto varia.

20 marzo 2007

Un appello contro HD Radio

Giovedì 22 la FCC americana si riunisce per stabilire le regole definitive per l'uso della tecnica di modulazione digitale (ibrida) HD Radio/IBOC http://www.fcc.gov/mb/audio/digital/. In discussione dovrebbe esserci anche la questione dell'uso di HD Radio in onde medie dopo il tramonto, quando il segnale di cielo porta il "fischio" digitale (quello che si sente di HD Radio quando si utilizza un ricevitore normale su una frequenza vicina a quella di una stazione IBOC) a viaggiare molto lontano.
Quello che segue è l'appello che un DXer americano (noto per il suo stile un po' barocco) particolarmente sfavorevole a una tecnologia in-band come quella proposta da Ibiquity ha pubblicato su Etherzone.com. In sostanza Zecchino sostiene che autorizzare IBOC di notte equivale a negare a milioni di persone ancora in possesso di radio non digitali l'accesso ai programmi locali, con gravi conseguenze sulla possibilità di disporre di fonti informative preziose in caso di emergenze meteorologiche, traffico stradale intenso e situazioni di disordine.

STOP HD/IBOC RADIO BEFORE IT BLOCS
YOUR RIGHT TO PUBLIC AIRWAVES

By: Paul Vincent Zecchino

You slipslide home through a nighttime blizzard. You tune in the weather. Your hometown station, 'Big 800', is gone, drowned by a shrill hissing. You tune another local station. You hear blown steamlines shrieking across six channels. Denied vital information, you get stuck in an easily avoidable traffic jam, all because BigKorpseorate Radio denied you your right to access your airwaves and hear your local stations.
Later, you call your stations to report this. They're sympathetic, as are most local businesses. They say the hissing is IBOC - In Band On Channel - a digital signal called "HD Radio". They say the FCC, against all sense, approved it. Distant HD signals jam Big 800, depriving listener and advertiser alike. Worse, the jammer is a station on 820, over a thousand miles and two channels away. They say the FCC, long trusted to keep our airwaves free from destructive illegal interference, now strangely turns a deaf ear to it.
You report your noisesome disruption to Radio 820's manager. Callously dismissive, he states HD Radio is 'your inevitable digital future'. He's compliant with FCC rules, says he. Even if not, he taunts, tough, "HD's gonna happen! Buy HD radio! It scrolls traffic texting across a screen." He dares you to report his jamming interference to the FCC. Go right ahead, he baits, boasting that his network owns the FCC. He hangs up.
Does the above sound like a malevolent totalitarian fantasy? Yes. Unfortunately, it's what citizens experience when they inquire about destructive interference from HD or iBLOC, as scurillous wags call IBOC. Has your favorite classical FM station vanished down a buzzing maelstrom? Do hissing shrieks across your AM dial now block vibrant stations you formerly long enjoyed? Welcome to your 'inevitable digital future', as HD Cheerleaders call it.
Big Boy Broadcasters want to seize control of your airwaves. They've been at it since the rotten 90s. They say they 'must do more' to promote HD. Their actions refute them. Yes, they forced small stations to install HD equipment. Engineers who pointed out obvious flaws, they coerced into silence. But BigKorpseorate Broadcasters labored to keep HD a secret from you, the listening public, to whom your airwaves belong.
Why?
Because HD Radio/IBLOC renders all existing radios worthless. If these greedy-guts have their way this Thursday, March 22, and receive FCC night HD authorization, you might as well burn the wife's Bose Car Radio, the restored Cathedral set gift from your son, and your neat waterproof AM/FM armset you love playing while jogging. Billions of radios worth trillions of dollars will be rendered worthless, all because The Big Boys want money.
Your 'Invevitable Digital Future', as HD Pavilllion calls it, is in reality, The Company Store. HD/iBLOC is not only backward incompatible, it's backward destructive. Backward compatible means your heirloom '51 Black & White DuMont pulls in American Idol. It means your KLH FM Mono Radio hears FM stations, minus the stereo. HD not only won't work with your AM and FM analog sets, it jams them. Their abrasive hissing travels great distances, many times farther than their useable digital signal. As the Big Boys see it, either buy new radios from them, or listen to their buzzing.
Despite rabid consumer and broadcaster apathy, this irksome radio barnfly won't go away. Why not? At this Thursday's meeting, a docile FCC may short-circuit market forces by allowing HD jammers on air 24/7. This means that sooner than later, the public will give up and buy unecessary HD radios.
HD radio is a long obsolete, fatally flawed, serially superseded concept. BigKorpseorate Broadcasters like HD because it limits listeners' choices - to them. During the past ten years, they bought numerous stations, fired local talent, and syndicated dope addicts fobbed off as 'talk hosts'. Execs claimed layoffs benefitted investors and stuffed their pockets. Ratings fell. A techno-solution, HD, was cobbled up. www.ibiquity.com was reportedly tossed a no-bid contract to develop HD. No one wants this Radio Zil. The more your learn about HD, the more you detest it. Retailers yoked into selling HD sets hide them from sight. You need outside antennas to hear nearby HD stations. You can see the tower, but, no rooftop antenna? No signal. As your HOA CC&R's prohibit outside antennas, the point is moot. What on earth was this HD Pavillion thinking?
Total Control, that's what. Total Control means never having to say you're sorry for cheaply produced, lackluster, repetitive programs that bore gnats to sobs.
iPods, WiMax, and other legit gadgets leave this 70s kluge in the dustbin of Hole-i-garch History.
Acquaint yourself with 'our inevitable digital future' at


- and recoil. Once and former credible industry poopsheet, Radio World, unfortunately quacks the Digitalis Uber Alles party line at www.rwonline.com. But for the moment, please....
...Time is short. Please, today, e-mail, write, fax, and/or call the FCC, www.fcc.gov . Ask them to reject Docket # 99-325 at their public meeting, Thursday, 22 March, 2007. Your public airwaves are at stake. HD promoters tell a variety of tales to conceal the inconvenient truth about destructive interference. Some say jamming is their true goal. Many listeners believe everything about HD radio is a lie. Why trust your airwaves to them?


"Published originally at EtherZone.com: republication allowed with this notice and hyperlink intact."

18 marzo 2007

La scuola nella radio. Emittenti scolastiche in convegno a Lecco

Stamane durante Crapapelata, la benemerita trasmissione per bambini (anche cresciutelli) di Radio Popolare, ho sentito parlare del Primo incontro nazionale delle radio scolastiche, che si tiene dal 22 al 24 marzo a Lecco e Oggiono. Organizzato dalla redazione scolastica di Radio Cristal Area di Lecco, questo primo convegno segue in realtà una analoga convention, internazionale, che si era tenuta lo scorso anno - sempre a cura degli stessi organizzatori - in questo stesso periodo. Il bando ufficiale del convegno si può prelevare qui, l'idea naturalmente è quella di incontrarsi e parlare di un fenomeno che tanto per cambiare in Italia ha una articolazione assai meno marcata che in Francia, Inghilterra e altre nazioni.
Le radio scolastiche italiane si appoggiano in generale sulle radio private che le accolgono e ora grazie al Web possono praticare il modello più leggere della Web radio. Sono rari i casi in cui i giovani studenti di ogni ordine e grado riescono a realizzare una vera e propria emittente. I casi di una certa notorietà si contano sulle dita di una mano, se va bene. Forse il più importante è Facoltà di frequenza della Università di Siena, 99,45 MHz in collaborazione con Radio Siena. Un repertorio completo di emittenti degli atenei si trova sul sito UniRAI, un progetto gestito da Radio 2 e Conferenza Nazionale delle Facoltà e dei Corsi di Laurea in Scienze della Comunicazione. La sezione Link è molto interessante.
C'è anche una associazione delle stazioni, RadUni, presieduta da Romeo Perrotta, autore per Carocci di "Facoltà di frequenza", il libro che appunto raccoglie l'esperienza della omonima radio senese.
Basta muovere qualche passo sul Web francese per rendersi conto di quanto diverse siano le attenzioni nei confronti di uno strumento così educativo nelle scuole e nelle istituzioni di Oltralpe. Fare radio a scuola non serve solo per imparare come si trasmettono programmi decenti (arte che qui servirebbe non poco), ma serve anche per apprendere come si comunica con gli altri, come si approfondiscono gli argomenti... La radio è insomma una doppia scuola di vita. Radio-campus.org è l'omologo francese di RadUni e sul suo sito ci sono tutte le notizie sulle emittenti universitarie di Francia. Su Clemi sito di smistamento dei centri di formazione sui media, si trova invece la lista delle radio liceali e medie. Si tratta in molti di casi di stazioni vere e proprie, perché come spiega molto dettagliatamente il sito La Radio en Milieu Scolaire, in Francia il Consiglio superiore per l'Audiovisivo concede con un minimo di burocrazia licenze temporanee di "categoria A" (in Francia - non sul pianeta Marte - la radio comunitaria, di quartiere, no profit, viene considerata di prima categoria e viene finanziata con una parte di risorse pubblicitare raccolte dalle stazioni di categoria B-E, quelle commerciali) alle microemittenti delle scuole, che possono così trasmettere per periodi fino a sei mesi. Sul sito REMS si trovano tutte le istruzioni su come presentare richiesta per una licenza e quali apparecchiature bisogna procurarsi per costruire un piccolo studio e un impianto di trasmissione.
Pensate che sia ancora possibile chiedere ai francesi di invaderci o quelli non si fidano più?

Falklands 1982, una tranquilla serata di guerra

Sto ascoltando dall'archivio della BBC un importante pezzo della storia mondiale recente e mia personale. Nel 1982 la Guerra delle Falklands Malvinas catturò l'immaginario collettivo di un'Europa che avrebbe inseguito assistito a conflitti assai meno "romantici" (se mai si può usare un termine simile per una guerra). Il 19 marzo ricorre il 25 anniversario dei primi sbarchi argentini sull'arcipelago di South Georgia, un gruppo di isole vulcaniche a 800 miglia di distanza dalle Isole Falklands. Allora South Georgia faceva parte del "dominio" delle Falkands, ma dopo il 1985 divenne un "territorio britannico oltremare". Erano i primi sintomi delle serissime intenzioni della sanguinaria giunta militare del generale argentino Galtieri, che per risolvere i suoi problemi di immagine aveva optato per un bello spettacolino di nazionalismo spinto, così apprezzato da quelle parti (solo da quelle parti?), ordinando di prendere il controllo delle isole che gli argentini chiamavano Malvinas. Un territorio di pecore e pinguini sorvegliati da milleottocento sudditi di Her Majesty. Il 2 aprile la flotta argentina sbarca a Port Stanley, dopo che nei giorni precedenti Galtieri aveva respinto l'offerta del presidente americano Reagan, pronto a inviare come messaggero di pace tra argentini e britannici il suo vice, padre dell'attuale presidente Bush.
BBC Radio 4 ha trasmesso ieri, nel quadro del programma Archive Hour, un eccezionale documento sonoro. La "radiocronaca" dell'invasione iniziata la sera tra sabato primo e domenica 2 aprile 1982.

Archive Hour – Strangers In The Night
Saturday 17 March
8.00-9.00pm BBC RADIO 4

On 1 April 1982, Patrick Watts, the station manager of the Falkland Island Broadcasting Service (FIBS), went to work as usual to present his weekly Saturday show – a mixture of music and chat. Whilst tensions were growing in the South Atlantic, nobody on the Falkland Islands quite knew what to expect. However, on this night, whilst the British media was reassuring the UK public that there had been no South Atlantic invasion, Argentine leader Leopoldo Galtieri's soldiers were landing on the shores near Stanley. One of the Governor's aides rang the station to let them know the news. Patrick then changed his running order and made the next record Strangers In The Night. It wasn't long before the islanders responded and there began the most extraordinary phone-in as loyal listeners called Patrick with their sightings of tanks and armed soldiers and reports of the sound of gunshot. Six hours later, Argentine soldiers barged into the radio station.
Using the original archive from the programme, Michael Nicholson revisits one of the world's most bizarre live radio programmes, 25 years after it was first broadcast. He hears the dramatic developments of the Argentine invasion of the Falkland Islands, as recorded by the FIBS, and speaks again to Patrick Watts, Major Mike Norman from the Marines and the then Governor, Sir Rex Hunt.


Per quanto preoccupati, gli abitanti delle isole andarono avanti come al solito, confidando in una svolta diplomatica che non arrivò mai. Il conduttore del programma di dediche musicali, Patrick Watts, del Falklands Islands Broadcasting Service, era già dietro al microfono in quel primo giorno di aprile del 1982 quando cominciarono ad arrivare le prime telefonate degli abitanti che avevano avvistato le navi militari argentine. Watts non si perse d'animo e cominciò a coordinare con sovrumano understatement una maratona di oltre 12 ore in cui le telefonate che raccontavano di mezzi da sbarco, jeep ed elicotteri si alternavano ai messaggi del governatore Rex Hunt. La radiocronaca di Watts si concluse il mattino dopo, quando tre invasori argentini ("mi dicono di non chiamarle forze di invasione" dichiara Watts con voce visibilmente spaventata, dopo aver parlato con i nuovi "proprietari" della radio) presero il controllo di FIBS. E' davvero emozionante ascoltare il proclama del militare che in buon inglese annuncia il nuovo call della stazione ("LRA Islas Malvinas Broadcasting Station") e mette in onda l'inno nazionale argentino.
Oggi Patrick Watts fa il giornalista free lance e il tour operator dell'isola, portando in giro i rari turisti sui luoghi dell'invasione. Nelle dieci settimane dell'occupazione non smise di condurre il suo programma e alla fine per il grande sangue freddo dimostrato nell'occasione gli fu concessa l'onorificenza di membro dell'Ordine dell'Impero britannico. La Thatcher impiegò poche settimane a stabilire una base ad Ascensione, muovere verso South Georgia e le Falklands e, dopo 74 giorni di guerra, riprendersi Port Stanley. L'armistizio fu firmato il 14 giugno con il sangue (come succede per tutti gli "armistizi") di 255 militari britannici, 649 argentini (circa la metà sull'incrociatore Belgrano) e 3 abitanti delle isole. Ma forse la vittima più importante di questa assurda invasione alla fine fu proprio il regime di Leopoldo Galtieri, decision maker della circostanza, costretto alle dimissoni l'anno successivo per le proteste di una piazza che evidentemente non sopportava l'idea di una dittatura così spietata e inetta.
La registrazione della trasmissione speciale di Radio 4 "Strangers in the night" può essere ascoltata a questo link. La RAF e il ministero della difesa britannico hanno creato due siti Web con molte informazioni e un nuovo sito speciale è stato aperto per il 25esimo anniversario della campagna. La stazione FIBS non ha purtroppo un proprio sito Web. La radio delle forze britanniche BFBS (FM e 550 kHz) ha una sua pagina locale.

La liberalizzazione dei buchi

In previsione del futuro switch-off della televisione terrestre analogica negli Stati Uniti (credo nel 2009), la FCC americana ha avviato diversi anni fa un piano per il riassegnamento delle frequenze televisive liberate dal passaggio al digitale. Si tratta dei cosiddetti white spaces, spazi bianchi o "buchi". Tante frequenze VHF e UHF tra i 54 e gli 800 e rotti MHz che potrebbero rendersi disponibili per altri usi su scala locale e non solo.
In questo momento ci sono gruppi di opinione, organizzazioni lobbystiche e no profit, imprese che premono per una forte liberalizzazione in materia. Si tratterebbe secondo questi gruppi di ammettere l'impiego dei white spaces in regime non licenziato (unlicensed), privilegiando applicazioni anti-digital divide, in particolare per estendere in modo significativo gli accessi broadband senza-fili. Con la riforma della televisione molti canali verranno spenti, ma questo non significa che intere porzioni dell'ex spettro televisivo saranno disponibili su scala nazionale. Ci saranno piuttosto tanti buchi liberi, un canale qui, uno là e, sullo sfondo, tante proposte di radio cognitiva che, secondo i proponenti, permette di costruire dispositivi radio intelligenti, in grado di determinare di volta in volta quali di questi famosi buchi, i white spaces appunto, sono utilizzabili in un dato momento e in una data località senza recare interferenza ad altri servizi.
Il dibattito su questa problematica, che potrebbe davvero spalancare le porte a un mucchio di opportunità in una porzione dello spettro molto pregiata e finora occupatissima, è in atto da parecchio tempo. Ma sta subendo una improvvisa accelerazione in questi giorni, quando una coalizione di imprese dai nomi roboanti come Microsoft, Intel, Philips, Dell, Google e Hp ha presentato alla FCC un progetto di un dispositivo Wi-Fi "cognitivo", capace di offrire connettività a Internet senza fili sulle frequenze UHF lasciate libere dalla vecchia Tv. Sviluppato nei laboratori Microsoft, l'apparato è capace di determinare "ad hoc" le frequenze su cui operare, come spiega questo articolo del Washington Post. La notizia viene commentata anche da Searchengine Land.
La questione va molto al di là della notizia di una iniziativa puramente commerciale. L'uso non licenziato dello spettro, con l'aiuto di tecnologie opportune, è una nuova filosofia che punta a liberare risorse spettrali giudicate - arbitrariamente, dicono i promotori del libero spettro - "scarse" e quindi rigidamente regolamentate. L'idea in sostanza è quella di trasferire il lavoro di assegnamento e controllo dal tavolo del regolatore a quello del software della radio cognitiva. Invece di pianificare tutto ex ante, assegnando la tale frequenza al tale servizio e decidendo a priori il numero di operatori che potranno accedervi, si deve fare in modo che in pratica siano le radio a decidere. Un discorso di grande fascino sul piano giuridico, politico e naturalmente tecnologico.
Un bel dossier sulla questione è From Broadcast to Broadband, realizzato dalla New America Foundation per il sito Spectrumpolicy.org. Anche il Media Access Project va in questa direzione. Qui trovate anche un commento della Wispa la associazione dei service provider Wi-Fi (i Wisp). Se tutte queste organizzazioni sono forse più sbilanciate a favore della larga banda senza fili per Internet, Prometheus Project si propone di liberare le risorse necessarie per aprire in banda FM nuove stazioni comunitarie, nel primo come nel terzo mondo. Tempo fa avevo sentito una bella trasmissione, credo sulla Web station Asteriscoradio, che parlava di come Prometheus girasse il mondo per insegnare alle piccole comunità etniche l'arte di attivare stazioni FM low-power. Mi ero ripromesso di parlarne ma ho perso i riferimenti precisi: secondo me era uno speciale in occasione dell'evento per il Premio Mostafa Souhir per la multiculturalità nei media promosso da Media e Multuculturalità del Cospe. L'evento in questione è stato coperto da Asteriscoradio i cui programmi di archivio si trovano qui.
Prima di dimenticare anche questo: il 21 marzo ci sarà la 24 ore di Radio Voices Without Frontiers, iniziativa dell'Amarc per sensibilizzare il pubblico sui valori delle radio comunitarie, attraverso una catena di trasmissioni che abbraccerà per l'intero arco di 24 ore una serie di emittenti locali.
Tornando alla questione white spaces, ho trovato diversi commenti interessanti nella blogosfera, come questo di David Isenberg e quest'altro di Giga Om. Ci sono anche le lobby che pur essendo favorevoli al concetto di servizio unlicensed, temono che spingere troppo sulle tecnologie cognitive possa creare problemi ad altri servizi. Per esempio, gli utenti dei radiomicrofoni fanno osservare, a proposito del caso white spaces, che nei buchi delle frequenze televisivse operano già i microfoni usati per gli spettacoli, le riprese dei film, o negli studi televisivi. Questo articolo di Broadcast Engineering dà voce alle loro perplessità. Michael Marcus, un consulente specializzato in problematiche spettrali riporta invece sul suo blog Spectrumtalk un articolo scritto per la newsletter Policy Tracker, in cui difende le istanze della cognitive radio. Anche la New America Foundation ha preparato un documento per fare chiarezza sui timori ventilati dall'industria mediatica, preoccupata che eventuali dispositivi Wi-Fi non abbastanza "intelligenti" possano interferire con le trasmissioni su canali erroneamente giudicati "liberi". Un altro studio effettuato su un campione di broadcast markets americani parla di una nuova disponibilità di risorse davvero cospicua, con percentuali del 60% di spettro effettivamente riutilizzabile (questo è un breve sommario del survey effettuato dalla New America Foundation). La problematica della gestione dinamica dello spettro verrà affrontata il mese prossimo a Dublino dalla prestigiosa associazione ingegneristica IEEE, che organizza il convegno Dyspan, New Frontiers in Dynamic Access Spectrum Networks "a discussion of all aspects of devices and networks that utilized spectrum on a dynamic basis, rather than under central control."
Per altre notizie su questi temi, non mancante di visitare le pagine degli amici di Open Spectrum.

17 marzo 2007

L'Adven della radio digitale in Italia

Non smettono di arrivare nuovi dettagli sul debutto italiano della radio digitale secondo FMeXtra. Ho parlato con Giovanni Necchi, di Adven nl, una ditta di Verbania specializzata in soluzioni per il mercato radiotelevisivo, su cui opera da una ventina d'anni (fino al '93 anche come costruttore). Adven ha stipulato con Digital Radio Express una esclusiva per la commercializzazione del sistema FMeXtra in Italia, seconda nazione europea dopo la Norvegia in cui l'azienda americana ha stabilito una presenza. Anche secondo Necchi la grande discrezione che ha circondato questo sistema (l'SCA, cioè l'uso di sottoportanti nel segnale composito dell'FM) deriva da una grande concretezza di un'offerta carattarizzata da un approccio "end to end". FMeXtra ha scelto di muoversi in parallelo sul fronte degli encoder ma anche su quello, assai più delicato, dei ricevitori. Dopo un primo modello già in commercio, Necchi precisa che DRE sta per lanciare sul mercato diversi nuove radio analogico-digitali FMeXtra, tra cui un dispositivo handheld simil-iPod che servirà come adattatore per le autoradio. E' possibile che le nuove radio comincino a sbarcare nei negozi italiani entro pochi mesi.
L'altro punto di forza del sistema è la grande semplicità: in pratica basta un encoder per aggiungere al proprio segnale una componente digitale che può servire per diffondere due nuovi programmi stereo o una combinazione di canali stereo e mono (fino a 4 mono). «In prospettiva, eliminando la componente analogica è possibile diffondere quattro programmi stereofonici di buona qualità,» dice Necchi sottolineando come FMeXtra apra la strada a una gamma di opportunità molto interessanti per le stazioni FM locali e per i network. «Per esempio ora si possono ipotizzare programmi multilingue.» La semplicità di FMeXtra non implica una scarsa robustezza della codifica, che è anzi particolarmente flessibile. Adven ha addirittura sviluppato un software gestionale che aiuta i tecnici delle stazioni a impostare correttamente tutti i parametri.
Abbiamo parlato a lungo anche del problema delle interferenze e della protezione da/verso le emittenti adiacenti e pur riconoscendo che la componente digitale FMeXtra non può resistere a interferenze laterali troppo intense, Necchi mette in evidenza che questa obiettiva "debolezza" da un lato non impedisce di assicurare una discreta, anche se limitata, copertura geografica e dall'altro rende FMeXtra un sistema sicuramente meno aggressivo nei confronti della normativa vigente. L'uso di sottoportanti modulate in digitale a livelli nettamente inferiori alla componente analogica è più conforme alle direttive CCIR. «Se il Ministero potrebbe storcere il naso davanti a modulazioni come l'IBOC di HD Radio,» osserva Necchi, «FMeXtra opera nel dominio della bassa frequenza,» cioè della banda base. E' uno dei motivi per cui il segnale digitale resiste anche nei passaggi di rimodulazione nelle reti di ripetitori (qualità rilevata anche da Massimo Caracciolo di Rete Otto).
Infine, Necchi annuncia l'attivazione di un sito Web - www.fmextra.it - dedicato alla tecnologia Digital Radio Express, pensato per promuovere il sistema sul mercato italiano. Dopo Radiopassioni è la prima risorsa informativa in lingua italiana su una tipologia di radio digitale che in pochi giorni di ristretta notorietà ha già accumulato un grande potenziale. Adven non può ancora far nomi, ma altre radio commerciali hanno manifestato un notevole interesse.

16 marzo 2007

Il digitale buono?

Ma come, non eri contrario alla radio digitale? E allora perché sembra che questo FMeXtra ti abbia quasi entusiasmato?
Forse alcuni lettori di Radiopassioni hanno macinato tra sé e sé questi interrogativi. O più probabilmente se ne fregano altamente e me li sto ponendo solo io. In ogni caso mi sembra giusto rispondere, anche per fare più chiarezza dentro a quello che provo.
E' vero, io non sono mai stato un grande fautore della radio digitale, ma non posso neanche far finta che il fenomeno non esista e che non rischi di prendere seriamente piede. Il mio punto di vista è più complesso di altri perché non sono uno di quelli che si limita ad ascoltare e amare genericamente la radio. Quando ascolto segnali molto distanti, ogni tipo di interferenza mi preoccupa e la radio digitale locale può essere una interferenza molto seria quando trasmette su frequenze che analogico e digitale si trovano ancora a condividere. Per questo motivo, ma non solo per questo motivo, non appartengo al partito degli scettici nei confronti di tecnologie off-band come il DMB. "Ah ma bisogna acquistare una radio nuova", dicono in tanti. Di per sé questo non sarebbe un problema e del resto come si farebbe di grazie a non acquistare una radio nuova se la vecchia risulta incompatibile? Quando l'FM è stata inventata tutti hanno dovuto acquistare una radio nuova, è solo questione di domanda e offerta: se l'investimento porta a significativi vantaggi, si investe anche pagando l'iniziale tassa dell'innovazione (ogni prima generazione tecnologica costa più della seconda, ogni seconda più della terza e così via). Giustamente, sono i proprietari delle emittenti a veder male il DMB, perché per loro i costi sono davvero importanti e il passaggio rappresenta un vero salto nel buio: chi ti ripaga se accendi il DMB e poi la gente non ti ascolta?
Il vero punto è che anche mettendo da parte i miei "particulari" interessi di DXer, la radio digitale per come è stata pensata fin qui continua a sembrarmi una soluzione fasulla per un problema reale: la dissaffezione per la radio, la migrazione dei giovani verso modalità di consumo di contenuti che gravitano intorno a Internet. Gli standard radio digitali finora sembrano solo una misura cosmetica, una vernice che ricopre una incapacità più strutturale. Non sono i fruscii e le porcherie in altoparlante ad allontanare il pubblico: è la noia. Proviamo a reinventare la programmazione radiofonica, proviamo a gestire lo spettro analogico come una risorsa aperta a tutti, proviamo a intervenire sull'industria dei terminali (non su pochi privilegiati costruttori di antenne) e forse ci renderemo conto che mentre sperimentiamo uno standard digitale dopo l'altro, la radio che conosciamo funziona benissimo (tecnicamente) ma viene abbandonata per un mezzo che, paradossalmente, piace non perché funziona bene tecnicamente (il software per Internet può essere un incubo di complicazioni) ma perché il pubblico ci trova quello che cerca. Il rischio evidentissimo è che proprio mentre la radio cerca affannosamente uno standard di cui forse non ha poi tanto bisogno, Internet cattura milioni di anime. Se continua così IBOC e company finiranno per digitalizzare il white noise.
Detto questo, veniamo al punto di FMeXtra e al perché dovrebbe piacermi più di altre tecnologie. Una volta chiarito che le tecnologie in-band mi sembrano destinate a determinare una fase di convivenza reciproca imposta dall'alto e che non farà bene a nessuno, vediamo di capire con quali scelte abbiamo a che fare. Una tecnologia originariamente non ibrida come il DRM, utilizzata In Band è pura violenza nei confronti dello statu quo. Sulle onde medie è un'idea cervellotica gettata in un medium scomparso dalla memoria collettiva insieme alle ultime bisnonne. Non posso escludere che ci sia un valido business case nel rivitalizzarlo e non posso neanche negare che nel daytime la copertura raggiunta ha un bilancio di efficienza più interessante rispetto all'AM analogica. I problemi su queste frequenze sorgono quando il sole va a dormire e la ionosfera fa rimbalzare i segnali a lunga distanza. Se consideriamo le esigenze di servizio su scala nazionale, dimenticando l'ottica globale del DXer, forse uno spettro AM completamente digitale è gestibile con le opportune protezioni. Ma con quali costi complessivi rispetto a uno spettro analogico gestito meglio? E con quali vantaggi in termini di accessibilità, numeri di canali, reale beneficio per gli utenti? Non dimentichiamo che in onde medie parliamo pur sempre di un migliaio di kHz! Di canalizzazioni a 9 kHz. Voglio dire che forse non ha molto senso cancellare un canale analogico, mettere al suo posto un canale digitale (o due di cattiva qualità?) e spendere per tutto questo un bel po' di soldi in impianti nuovi che ancora nessuno può ascoltare per mancanza di terminali. Non sono un economista ma l'idea di aprire piuttosto la banda a grandi numeri di stazioni analogiche locali a bassa potenza potrebbe essere più sensato.
Tornando all'FM diversamente dallo spettro televisivo (la cui digitalizzazione coinvolge un minor numero di operatori verosimilmente più ricchi), la banda accoglie una quantità notevole di editori. Il primo obiettivo è di non strangolarli con tecnologie troppo costose e possibilmente il secondo è quello di non chiudere gli spazi per nuovi entranti, locali, regionali o nazionali che siano. Insomma, l'idea è quella di fare un generale passo avanti, non di rovinare una cosa che con molti limiti sembra funzionare bene. Se la radio digitale permette di realizzare entrambi gli obiettivi ha senso, se no è meglio studiare l'ennesimo percorso alternativo. FMeXtra è una tecnologia In Band ma la sua filosofia è molto diversa da HD Radio. Quest'ultimo sistema è pensato per dare una certa continuità attraverso la sua natura ibrida. Ma la componente digitale e quella analogica vengono integrate a patto di una pesante occupazione di spettro, progettata non a caso in un sistema normativo che impone, tra una stazione e l'altra, spazi sconfinati di qualche centinaio di kiloHertz. FMeXtra parte dalle occupazioni di spettro reali e cerca di spremere il digitale dove l'analogico lascia ancora un po' di spazio libero. Probabilmente basta intervenire sulla selettività dei ricevitori (oggi francamente irrealistica) e sul pre-trattamento audio usato dalle emittenti, per assicurare una protezione ancora più robusta contro le interferenze adiacenti. Un approccio dolce, potremmo dire, che non impone forti investimenti per chi trasmette, offre al mercato della produzione di terminali un percorso più lineare e riesce comunque a dare a chi la vuole una chance per aumentare l'offerta in termini di programmi sintonizzabili su un singolo canale. Detta così mi sembra molto più accettabile di un ibrido invasivo come HD Radio e di un non-ibrido come il DRM (che forse avrà pensato di poter imitare le modalità televisive del DVB-T, seguendo cioè la strategia dello switch-off per l'analogico). Poi forse c'è anche un elemento di simpatia nei confronti di un marketing così sommesso, pragmatico e poco aggressivo.
Per chi cerca di praticare anche un poco di FM DX, FMeXtra rimane pur sempre una fonte di potenziale disturbo perché la quantità di informazione presente in banda implica per forza dei canali più corposi e rischia di vanificare l'uso di filtri di media frequenza molto stretti. Lo spazio libero dalle interferenze si ridurrà ulteriormente, ma forse (dico forse) in misura inferiore a quella associata alle altre tecnologie In Band. Lo sapremo solo stando alla finestra per guardare chi e in quanti seguiranno l'esempio di Rete Otto. La cosa che deve essere chiara è che al di là del dibattito digitale sì, digitale no, in gioco c'è il futuro della radio in senso ancora più profondo e quello delle sue modalità di fruizione. Ripeto che sarebbe un errore madornale - tipicamente ingegneristico - pensare che tutto si risolva digitalizzando una modulazione e inventandosi un logo accattivante.