Sono tornato dalla visita alla mostra "Il vero e il falso" che la Guardia di Finanza organizza al Palazzo Reale di Milano fino al 24 marzo. È una mostra itinerante ma purtroppo quella di Milano è la sua dodicesima e ultima tappa. Il tema dominante dell'allestimento è la contraffazione monetaria dall'epoca antica a oggi, ma in realtà diverse bacheche sono dedicate anche all'azione anti-contrabbando nelle aree di confine. I curatori sono riusciti a trovare del materiale davvero incredibile - c'è persino un approfondimento sulla nascita della mafia newyorkese e l'omicidio a Palermo (era il 12 marzo del 1909) di Joe Petrosino, che indagava su una organizzazione, la Mano Nera, tra i cui "pentiti" ci fu un tipografo calabrese, Antonio Comito, coinvolto nella stampa di dollari falsi. Ma è stata grande la sorpresa di trovare, proprio nell'ultima sala, un esemplare originale di macchina cifrante Enigma a tre rotori. Secondo le didascalie, la Guardia di Finanza dopo la guerra acquisì un buon numero di questi dispositivi che vennero poi utilizzati nel cifrare messaggi che altrimenti avrebbero potuto essere intercettati dalle organizzazioni di contrabbando, molto attive negli anni '50 e '60. Io fino ad almeno gli anni '80 ricordo bene del traffico radiotelegrafico, coordinato da iniziali messaggi in fonia, che aveva luogo su diverse frequenze delle onde corte (ecco quelle puntualmente elencate nell'archivio del museo virtuale Utilityradio). Chissà se la codifica di quei messaggi avveniva ancora con Enigma! Se siete appassionati di crittografia avete ancora qualche giorno, fino a domenica prossima, per ammirare questo esemplare e visitare una esposizione che vale sicuramente una trasferta.
Ascolto, linguaggi, tecnologie, storia, geopolitica, cultura della radio: emittenti locali, internazionali e pirata • Web radio • radio digitale • streaming music • ham radio • software defined and cognitive radio • radiocomunicazioni • regolamentazione
Visualizzazione post con etichetta Enigma. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Enigma. Mostra tutti i post
15 marzo 2013
11 settembre 2008
A Basilea, un convegno per spiegare il mito di Enigma
Perché una complessa macchina da scrivere capace di rimescolare le lettere di un messaggio in miliardi di combinazioni diverse e utilizzata per coordinare - dietro l'impenetrabile segreto dei messaggi cifrati così generati - le manovre dei sottomarini tedeschi nella Seconda Guerra mondiale, continua a esercitare, a quasi settant'anni di distanza, un enorme fascino in chi non capisce nulla di matematica? I segreti di Enigma, l'azzecatissimo nome di questa macchina, erano stati violati dai servizi di intelligence militare britannici con l'aiuto di una squadra di esperti che, magari senza sospettarlo, gettarono le fondamenta della moderna informatica. Ma solo a metà degli anni '70 l'incredibile storia è emersa dagli archivi. Nel giro di pochi anni su Enigma e la guerra di spie scatenata intorno ai suoi messaggi e al suo intricatissimo funzionamento, sono apparsi romanzi e film di successo. Un tema da oscuri specialisti di matematica, storia e diplomazia è diventato un mito popolare.
A questo mito, il Mythos Enigma, il giornalista zurighese (precisiamo, di Winterthur) Dominik Landwehr ha dedicato un libro apparso lo scorso maggio presso l'editore tedesco Transcript. E il prossimo 8 novembre, a Basilea, Dominik organizza una giornata di studio a Enigma, invitando a discutere di questo mito del novecento esperti di grande rilievo. La giornata inizia, a mezzogiorno, con una lunga introduzione sulle macchine cifranti, curata da un ex dipendente delle famosa azienda Krypto Ag. Oskar Stürzinger, un ingegnere ormai ultraottantenne, fu uno dei primi tecnici locali assunti da Boris Hagelin, lo svedese che nel 1954 aveva fondato la Krypto a Zugo, non lontano da Zurigo. Svizzeri e svedesi, guarda caso cittadini di nazioni che durante la guerra avevano si erano mantenute neutrali (non al punto da non farsi coinvolgere successivamente in scandali per presunti favori concessi ai nazisti e per i ruoli ambigui nelle tragiche storie di persecuzione delle famiglie israelite di tutta Europa). E che in piena guerra fredda potevano far valere tale equidistanza rivendendo ai servizi di tutto il mondo i loro sistemi elettromeccanici di cifratura. Anche qui non senza risvolti inquietanti, come accadde proprio con Crypto Ag e le macchine spedite in Iran con dentro delle speciali trappole che consentivano al controspionaggio americano di accedere più facilmente ai messaggi in chiaro.
Anche quella di Dominik è una figura interessante. Nella sua biografia leggo che da ragazzo costruiva apparecchi radio e che ha lavorato come redattore radiofonico. Sul sito elvetico Digital Brainstorming c'è anche un link a un suo programma trasmesso dalla SudWest Rundfunk sul mito di Enigma. Tra gli interventi successivi sono previsti i contributi di altri storici e docenti di scienze delle comunicazioni.
A questo mito, il Mythos Enigma, il giornalista zurighese (precisiamo, di Winterthur) Dominik Landwehr ha dedicato un libro apparso lo scorso maggio presso l'editore tedesco Transcript. E il prossimo 8 novembre, a Basilea, Dominik organizza una giornata di studio a Enigma, invitando a discutere di questo mito del novecento esperti di grande rilievo. La giornata inizia, a mezzogiorno, con una lunga introduzione sulle macchine cifranti, curata da un ex dipendente delle famosa azienda Krypto Ag. Oskar Stürzinger, un ingegnere ormai ultraottantenne, fu uno dei primi tecnici locali assunti da Boris Hagelin, lo svedese che nel 1954 aveva fondato la Krypto a Zugo, non lontano da Zurigo. Svizzeri e svedesi, guarda caso cittadini di nazioni che durante la guerra avevano si erano mantenute neutrali (non al punto da non farsi coinvolgere successivamente in scandali per presunti favori concessi ai nazisti e per i ruoli ambigui nelle tragiche storie di persecuzione delle famiglie israelite di tutta Europa). E che in piena guerra fredda potevano far valere tale equidistanza rivendendo ai servizi di tutto il mondo i loro sistemi elettromeccanici di cifratura. Anche qui non senza risvolti inquietanti, come accadde proprio con Crypto Ag e le macchine spedite in Iran con dentro delle speciali trappole che consentivano al controspionaggio americano di accedere più facilmente ai messaggi in chiaro.Anche quella di Dominik è una figura interessante. Nella sua biografia leggo che da ragazzo costruiva apparecchi radio e che ha lavorato come redattore radiofonico. Sul sito elvetico Digital Brainstorming c'è anche un link a un suo programma trasmesso dalla SudWest Rundfunk sul mito di Enigma. Tra gli interventi successivi sono previsti i contributi di altri storici e docenti di scienze delle comunicazioni.
I am pleased to inform you that an Enigma day will be held in Basel on November 8 to celebrate the release of the book "Mythos Enigma". During the afternoon crypto collectors will show a number of interesting cypher machines among them Enigma, Nema, Fialka, CD57, Kryha etc. In the evening there will be a number of speeches. Additionally we will provide an occasion for a non-official meeting in the morning. No registration is requested but we appreciate if you give us a sign - this will help to make the day more attractive. Information on the day can be found at http://www.digitalb rainstorming.ch/programm/mythosenigma
Information on the book "Mythos Enigma" at http://www.mythos- enigma.ch/
20 luglio 2008
Cifrante da nababbi
Oltre centomila dollari. Questa l'incredibile cifra fruttata per un'asta di Christie's che aveva tra i lotti una macchina crittografica Enigma a tre rotori. La macchina è stata venduta insieme ad alcune pubblicazioni e diari scientifici, tra cui diversi quaderni di Einstein (che hanno "battuto" oltre trecentomila dollari), in una asta a New York. Il catalogo di quella vendita mostra una bella fotografia ingrandibile di Enigma, che oltretutto non mi sembra in buonissime condizioni. In passato Christie's aveva venduto Enigma anche a quattro rotori a somme di gran lunga inferiori.02 luglio 2008
Enigma do-it-yourself, la crittografia come hobby
La foto che vedete qui è stata scattata alla fiera di Friedrichshafen da Quirino Tirelli. Nell'occasione, i costruttori del kit hanno presentato un nuovo accessorio, Enigma UhrBox-E basato su una estensione di Enigma introdotta dalla Luftwaffe per rendere ancora più complesso l'algoritmo cifrante (era un sistema che cambiava automaticamente la disposizione del quadro di commutazione frontale).
Per documentarvi su Enigma suggerisco, oltre al già citato WW II Codes and Ciphers di Tony Sale, il sito polacco The German Enigma Machine - History of Solving, che racconta la storia di come i matematici polacchi riuscirono a determinare matematicamente le connessioni interne di Enigma.
Per documentarvi su Enigma suggerisco, oltre al già citato WW II Codes and Ciphers di Tony Sale, il sito polacco The German Enigma Machine - History of Solving, che racconta la storia di come i matematici polacchi riuscirono a determinare matematicamente le connessioni interne di Enigma.
04 aprile 2008
I code breakers di Enigma rievocano le loro imprese
Tramissione davvero imperdibile per i patiti di codici segreti quella di domenica alle 11.15 (le 12.15 da noi) su BBC Radio 4. Per la serie The Reunion, Sue McGregor incontra cinque code-breakers, la squadra di crittanalisti di Bletchley Park, la villa di Milton Keynes, a nord di Londra, dove le forze alleate leggevano i messaggi radio dei sommergibili tedeschi cifrati con la macchina Enigma. Il programma si può ascoltare e riascoltare online e viene anche ritrasmesso in diretta alle 10.00 italiane di venerdì 11.
Nel novembre scorso forse ricorderete la gara organizzata da Bletchley Park, oggi trasformata in un museo, e un analogo museo tedesco per mettere alla prova le capacità di decrittazione dei moderni computer e quella dell'originale Colossus, la macchina progettata da matematici come Alan Turing e utilizzata negli anni Quaranta dagli stessi code-breakers che verranno intervistati domenica. Colossus è stato ricostruito fedelmente e pochi mesi fa è tornato a macinare i cifrari prodotti da una macchina simile a Enigma e trasmessi in RTTY (qui il servizio trasmesso nell'occasione dalla BBC ). La gara è stata vinta da un radioamatore tedesco, ma Colossus mantiene tutto il suo fascino di antesignano dei moderni computer elettronici.
6 April 2008
Sunday 6 April 2008 11:15-12:00 (Radio 4 FM)
Repeated: Friday 11 April 2008 9:00-9:45 (Radio 4 FM)
Sue MacGregor presents the series which reunites a group of people intimately involved in a moment of modern history.
She gathers together five Bletchley Park code-breakers recruited during World War II to decrypt German messages created by the complex Enigma machine. Their success, on an unprecedented scale and against enormous odds, is said to have shortened the war by two years, but ther nature of their work remained a secret for more than three decades
Nel novembre scorso forse ricorderete la gara organizzata da Bletchley Park, oggi trasformata in un museo, e un analogo museo tedesco per mettere alla prova le capacità di decrittazione dei moderni computer e quella dell'originale Colossus, la macchina progettata da matematici come Alan Turing e utilizzata negli anni Quaranta dagli stessi code-breakers che verranno intervistati domenica. Colossus è stato ricostruito fedelmente e pochi mesi fa è tornato a macinare i cifrari prodotti da una macchina simile a Enigma e trasmessi in RTTY (qui il servizio trasmesso nell'occasione dalla BBC ). La gara è stata vinta da un radioamatore tedesco, ma Colossus mantiene tutto il suo fascino di antesignano dei moderni computer elettronici.
6 April 2008
Sunday 6 April 2008 11:15-12:00 (Radio 4 FM)
Repeated: Friday 11 April 2008 9:00-9:45 (Radio 4 FM)
Sue MacGregor presents the series which reunites a group of people intimately involved in a moment of modern history.
She gathers together five Bletchley Park code-breakers recruited during World War II to decrypt German messages created by the complex Enigma machine. Their success, on an unprecedented scale and against enormous odds, is said to have shortened the war by two years, but ther nature of their work remained a secret for more than three decades
03 giugno 2007
Il nostro agente a Venezia Mestre
Come in un romanzo di un nostrano Le Carrè, un appartamento di una palazzina della periferia di Mestre ospita una impressionante raccolta di macchine, libri, manuali, testi e documentazione tecnica e storica sulla scrittura segreta, la crittologia. Sicuramente è la più impressionante che mi sia mai capitato di vedere sull'argomento. Il curatore e custode di questo formadibile archivio è un appassionato fiumano, Filippo Sinagra, riconosciuto esperto internazionale di sistemi crittografici militari e macchine cifranti (che per Sinagra si "fermano" all'era elettromeccanica, anche se in piena era della crittologia software based i dispositivi cifranti dedicati esistono ancora e alcuni utilizzatori - sostiene Sinagra - sembrano preferirli rispetto alla crittografia implementata su personal computer). Dopo essere entrato in contatto con Sinagra grazie alle informazioni sui messaggi cifrati di Garibaldi e Mazzini resi pubblici dalla redazione italiana di Voce della Russia. Ho trascorso una giornata straordinaria nell'antro del mistero crittologico in compagnia del suo mago-sacerdote. E' stata un'esperienza affascinante.L'arte della scrittura segreta non è un'invenzione recente. Ma la trasmissione di messaggi cifrati ha ricevuto un forte un impulso dopo l'avvento del telegrafo e ancora di più dopo Marconi.
Nella collezione di Filippo non mancano in effetti i "code book", i cifrari utilizzati per codificare la trasmissione dei cablogrammi non tanto per occultarne il contenuto quanto per ridurre al minimo il volume - e quindi il costo - di informazione trasmessa. Chiaramente però una parte notevole della collezione riguarda la crittografia di guerra, in particolare quella che durante la seconda guerra mondiale si articolava intorno alle trasmissioni che i tedeschi cifravano con l'impenetrabile (o almeno così credevano loro) Enigma. Nel corso di un conflitto - e la cosa vale certamente anche per la successiva guerra fredda - per certi versi radio e crittologia finiscono per diventare due facce di una stessa medaglia. Perché se da un lato l'invenzione di Marconi permetteva di comunicare con i militari, i mezzi e gli agenti schierati sul campo, il carattere universale della trasmissione, specie sulle onde corte, diventa un fattore di vulnerabilità che solo la crittografia può efficacemente compensare. Proprio per questo motivo la crittologia è un hobby o una passione collaterale per molti appassionati di radioascolto. Ancora oggi l'etere è attraversato da numerose trasmissioni cifrate, anche sulle frequenze HF. La differenza rispetto al passato è che abbandonato il codice Morse il grosso di questo traffico avviene in modalità radiotelegrafiche più sofisticate, con modem che aggiungono un livello di complessità e protezione in più. Con l'avvento del computer, la crittografia ha inoltre compiuto un salto qualitativo sul piano squisitamente teorico e matematico, passando da un approccio basato su una ars combinatoria di stampo marcatamente rinascimentale e barocco, a un modus operandi in cui le trasposizioni e le permutazioni lasciano sempre più il posto alla teoria dei numeri, alla teoria delle comunicazioni, all'algebra, alla statistica, alla meccanica quantistica. Oggi la crittologia è una branca importante della matematica applicata e della computer science, quella che fu la scienza letteraria e romantica di Giulio Cesare, Leon Battista Alberti e Blaise de Vigenère ora è la durissima disciplina dei Bruce Schneier, una giungla di integrali, sommatorie e curve ellittiche.
Tra questi due mondi, con i piedi fermamente piantati nel passato recente, Filippo Sinagra esercita un sapiente mestiere di storico, archivista e collezionista che lo porta in giro per musei, biblioteche, conferenze, librerie antiquarie e aste.
Il suo caotico album fotografico lo ritrae - tra migliaia di immagini di macchine, apparecchi ricetrasmittenti e cifrari assortiti - con personaggi come David Kahn, giornalista specializzato autore di una monumentale storia della crittografia, o come il vecchietto dall'aria tranquilla che è stato direttore del KGB fino alla caduta di Krushev. Sinagra è anche un prolifico autore di saggi e articoli e il suo instancabile lavoro ha prodotto un'opera dattiloscritta in nove volumi e 25 allegati (il tutto occupa uno scatolone e pesa 18 chili) intitolata
"Dalla scitala all'Enigma", incredibile excursus con tutta la crittografia degli ultimi venti secoli. Un'opera più recente, "La crittografia nel movimento di liberazione italiano", getta luce per la prima volta sul risvolto più trascurato (e critico) della guerra partigiana: le comunicazioni tra comandi alleati, i responsabili e le squadre dei volontari combattenti (ricordate le famose trasmissioni in codice da Radio Londra? Il libro di Filippo spiega in modo circostanziato determinati retroscena con alcuni documenti inediti).
L'aspetto più inquietante dell'archivio crittologico di Mestre è tuttavia il suo incerto futuro. Sinagra, che si occupa dell'argomento da più di un quarto di secolo (ma il suo interesse era già vivo quando a Fiume vedeva i soldati tedeschi armeggiare con i radiogonomietri a bordo dei camioncini attrezzati per dare la caccia alle emittenti clandestine, racconta lui) non è giovanissimo e la natura ultraspecializzata e complessa della sua raccolta non aiuta a immaginare un facile percorso di "istituzionalizzazione" dei materiali. In Italia esistono raccolte di pregio, alcune delle quali già trasformate in piccoli musei aperti, in misura variabile, al pubblico. Ma l'archivio Sinagra è costituito in modo particolare da libri, pubblicazioni e fotocopie. E' un tipico "fondo" che - se si trrattasse di una discipline un po' meno... criptica - troverebbe più facilmente posto in una biblioteca, magari annessa a un museo o università.
Una situazione resa ancora più complicata dal carattere personale di una conoscenza che Sinagra ha accumulato in buona parte dentro di sé e che non è ancora stata del tutto plasmata in materia strutturata, in schedari dettagliati, in pubblicazioni di ampio respiro storico e scientifico. Non è certo per colpa di un limite intellettuale del nostro superesperto che è anzi fin troppo preparato. Quanto piuttosto un problema di disponibilità di mezzi economici, spazi adeguati e validi assistenti. Scherzosamente (ma non troppo) Sinagra dichiara che un giorno la sua summa criptologica finirà nel cassonetto davanti a casa. Sentendolo parlare l'appassionato sgrana gli occhi e balbetta che non può essere vero. Ma sotto sotto non può fare a meno di ammettere che quello, ahimé, è un destino possibile. Bisognerebbe riuscire a coinvolgere una istituzione, ma obiettivamente non si capisce bene quale. Anche l'ipotesi più verosimile, quella di un sito Web che faccia se non altro da primo, rudimentale, repository dei documenti esistenti (alcuni già passati allo scanner) e schedario di libri e pubblicazioni, comporterebbe una enorme mole di lavoro.
Chi volesse contattare Filippo Sinagra per ordinare una delle sue pubblicazioni può rivolgersi a cryptosite (at) yahoo (dot) it.
Nella collezione di Filippo non mancano in effetti i "code book", i cifrari utilizzati per codificare la trasmissione dei cablogrammi non tanto per occultarne il contenuto quanto per ridurre al minimo il volume - e quindi il costo - di informazione trasmessa. Chiaramente però una parte notevole della collezione riguarda la crittografia di guerra, in particolare quella che durante la seconda guerra mondiale si articolava intorno alle trasmissioni che i tedeschi cifravano con l'impenetrabile (o almeno così credevano loro) Enigma. Nel corso di un conflitto - e la cosa vale certamente anche per la successiva guerra fredda - per certi versi radio e crittologia finiscono per diventare due facce di una stessa medaglia. Perché se da un lato l'invenzione di Marconi permetteva di comunicare con i militari, i mezzi e gli agenti schierati sul campo, il carattere universale della trasmissione, specie sulle onde corte, diventa un fattore di vulnerabilità che solo la crittografia può efficacemente compensare. Proprio per questo motivo la crittologia è un hobby o una passione collaterale per molti appassionati di radioascolto. Ancora oggi l'etere è attraversato da numerose trasmissioni cifrate, anche sulle frequenze HF. La differenza rispetto al passato è che abbandonato il codice Morse il grosso di questo traffico avviene in modalità radiotelegrafiche più sofisticate, con modem che aggiungono un livello di complessità e protezione in più. Con l'avvento del computer, la crittografia ha inoltre compiuto un salto qualitativo sul piano squisitamente teorico e matematico, passando da un approccio basato su una ars combinatoria di stampo marcatamente rinascimentale e barocco, a un modus operandi in cui le trasposizioni e le permutazioni lasciano sempre più il posto alla teoria dei numeri, alla teoria delle comunicazioni, all'algebra, alla statistica, alla meccanica quantistica. Oggi la crittologia è una branca importante della matematica applicata e della computer science, quella che fu la scienza letteraria e romantica di Giulio Cesare, Leon Battista Alberti e Blaise de Vigenère ora è la durissima disciplina dei Bruce Schneier, una giungla di integrali, sommatorie e curve ellittiche.Tra questi due mondi, con i piedi fermamente piantati nel passato recente, Filippo Sinagra esercita un sapiente mestiere di storico, archivista e collezionista che lo porta in giro per musei, biblioteche, conferenze, librerie antiquarie e aste.
Il suo caotico album fotografico lo ritrae - tra migliaia di immagini di macchine, apparecchi ricetrasmittenti e cifrari assortiti - con personaggi come David Kahn, giornalista specializzato autore di una monumentale storia della crittografia, o come il vecchietto dall'aria tranquilla che è stato direttore del KGB fino alla caduta di Krushev. Sinagra è anche un prolifico autore di saggi e articoli e il suo instancabile lavoro ha prodotto un'opera dattiloscritta in nove volumi e 25 allegati (il tutto occupa uno scatolone e pesa 18 chili) intitolata
"Dalla scitala all'Enigma", incredibile excursus con tutta la crittografia degli ultimi venti secoli. Un'opera più recente, "La crittografia nel movimento di liberazione italiano", getta luce per la prima volta sul risvolto più trascurato (e critico) della guerra partigiana: le comunicazioni tra comandi alleati, i responsabili e le squadre dei volontari combattenti (ricordate le famose trasmissioni in codice da Radio Londra? Il libro di Filippo spiega in modo circostanziato determinati retroscena con alcuni documenti inediti).L'aspetto più inquietante dell'archivio crittologico di Mestre è tuttavia il suo incerto futuro. Sinagra, che si occupa dell'argomento da più di un quarto di secolo (ma il suo interesse era già vivo quando a Fiume vedeva i soldati tedeschi armeggiare con i radiogonomietri a bordo dei camioncini attrezzati per dare la caccia alle emittenti clandestine, racconta lui) non è giovanissimo e la natura ultraspecializzata e complessa della sua raccolta non aiuta a immaginare un facile percorso di "istituzionalizzazione" dei materiali. In Italia esistono raccolte di pregio, alcune delle quali già trasformate in piccoli musei aperti, in misura variabile, al pubblico. Ma l'archivio Sinagra è costituito in modo particolare da libri, pubblicazioni e fotocopie. E' un tipico "fondo" che - se si trrattasse di una discipline un po' meno... criptica - troverebbe più facilmente posto in una biblioteca, magari annessa a un museo o università.
Una situazione resa ancora più complicata dal carattere personale di una conoscenza che Sinagra ha accumulato in buona parte dentro di sé e che non è ancora stata del tutto plasmata in materia strutturata, in schedari dettagliati, in pubblicazioni di ampio respiro storico e scientifico. Non è certo per colpa di un limite intellettuale del nostro superesperto che è anzi fin troppo preparato. Quanto piuttosto un problema di disponibilità di mezzi economici, spazi adeguati e validi assistenti. Scherzosamente (ma non troppo) Sinagra dichiara che un giorno la sua summa criptologica finirà nel cassonetto davanti a casa. Sentendolo parlare l'appassionato sgrana gli occhi e balbetta che non può essere vero. Ma sotto sotto non può fare a meno di ammettere che quello, ahimé, è un destino possibile. Bisognerebbe riuscire a coinvolgere una istituzione, ma obiettivamente non si capisce bene quale. Anche l'ipotesi più verosimile, quella di un sito Web che faccia se non altro da primo, rudimentale, repository dei documenti esistenti (alcuni già passati allo scanner) e schedario di libri e pubblicazioni, comporterebbe una enorme mole di lavoro.Chi volesse contattare Filippo Sinagra per ordinare una delle sue pubblicazioni può rivolgersi a cryptosite (at) yahoo (dot) it.
Iscriviti a:
Post (Atom)