24 ottobre 2007

La radio nel cuore dei francesi

Un buon "cru", una buona annata per la radio in Francia. Secondo Médiamétrie, che oggi ha presentato la sua relazione annuale sul mezzo, l'incremento sul giorno medio è di quasi mezzo milione di ascoltatori in più rispetto allo scorso anno. Prima beneficiaria di questa crescita, legata a quanto sembra all'interesse destato dal dibattito elettorale, è la radio generalista. Cresce il consumo radiofonico attraverso Internet (9 milioni di ascoltatori), ma non c'è enorme entusiasmo nei confronti di canali alternativi come Web radio e podcast.

ANNEE RADIO 2006 - 2007 LA RADIO AU CŒUR DU QUOTIDIEN DES FRANÇAIS

Sources Médiamétrie : 126 000 Radio - Grilles Radio d’Eté - Panel Radio - Observatoire des Usages de l’Internet (O.U.I.)


2006-2007 : un bon cru pour l’écoute de la radio

La saison 2006-2007 s’est révélée un très bon cru pour le média radio, avec 83,5 % d’audience cumulée. Cela représente 42 576 000 auditeurs en moyenne sur un jour de semaine, soit 480 000 auditeurs en plus, qui n’écoutaient pas la radio la saison précédente. La durée d’écoute par auditeur a progressé régulièrement tout au long de la période, de 2 heures 52 minutes en septembre-octobre, à 3h00 en avril-juin 2007, pour une moyenne sur la saison de 2 heures 56 minutes.
Les stations généralistes sont celles qui bénéficient le plus de l’embellie, avec un gain de 781 000 auditeurs par rapport à l’année précédente, nouvellement acquis au média radio ou bien qui écoutaient déjà d’autres programmes radio. L’effet stimulant d’une actualité nourrie par les élections présidentielles et législatives de l’année 2007 y a probablement en partie contribué. Ces résultats confirment le rôle quotidien de la radio auprès des Français pour l’information quotidienne et le débat d’idées.
Les stations musicales – si elles semblent avoir peu bénéficié de l’effet « élections » - séduisent toutefois 22 581 000 auditeurs quotidiens de 13 ans et plus sur cette période. L’été, elles enregistrent une part d’audience supérieure à celle des programmes généralistes auprès des vacanciers.
Cet engouement des Français pour la radio s’est confirmé pendant l’été 2007 : 40 170 000 Français l’ont écoutée en moyenne chaque jour de semaine, soit 500 000 personnes de plus qu’en juillet-août 2006 ; ils ont écouté la radio en moyenne 2h57 par jour, ce qui est en ligne avec le reste de l’année.
Les auditeurs de la radio sont généralement fidèles et réguliers : 47,5% des personnes âgées de 13 ans et plus déclarent écouter la radio tous les jours (cinq jours sur cinq) en semaine.

Une écoute de plus en plus hors domicile

Si les Français écoutent encore majoritairement la radio à domicile (51,7% des pratiques), cette domination a tendance à s’effriter d’année en année. Cette évolution s’effectue au profit de l’écoute hors domicile : les Français écoutent de plus en plus la radio en voiture (26,1%) et sur leur lieu de travail (18,2%) – pratique qui progresse notamment grâce à l’écoute sur Internet.
Ce phénomène s’accompagne en parallèle d’un renforcement de l’écoute des plus actifs et des plus mobiles, catégories traditionnellement les plus consommatrices de radio. On constate en effet un renforcement de la proportion d’hommes : de 52% en 2002-2003, à 53,5% cette année. De même, la part de l’auditoire appartenant aux catégories socioprofessionnelles supérieures (CSP+) progresse de 22,4 % à 23,2% et celle des 35-49 ans de 26,6% à 27,7%.

Des nouveaux modes d’écoute encore émergents

Le nombre de Français qui écoutent la radio en direct sur Internet progresse régulièrement : ils étaient 8,4 millions de 13 ans et plus au deuxième semestre 2006 à déclarer avoir « déjà écouté des émissions de radio en direct sur Internet ». En janvier-mars 2007, leur nombre avait crû significativement et s’élevait à près de 9 millions, soit 17,4% des personnes âgées de 13 ans et plus. Les Français recourent de façon encore ponctuelle à l’écoute de la radio en différé : à ce jour, ils sont 5 millions à l’avoir déjà fait. Les deux tiers d’entre eux l’ont écoutée en streaming - sur le site Internet de la station - le tiers restant en podcasting, après avoir téléchargé une tranche ou une émission.

E se Michela accendesse la radio?

Sempre puntuale (e notturno, forse anche lui ascolta le radio d'oltreoceano), l'amletico Fabrizio mi invia un ritaglio elettronico dal Messaggero del 22 ottobre, in cui Alberto Guarnieri, nel contesto della notizia di una possibile rinuncia al canale televisivo satellitare per la "Tv delle libertà" di Michela Brambilla (costi troppo elevati) elabora l'ipotesi del passaggio a una Web tv e parallelamente della attivazione di una "Radio della Libertà", che potrebbe in futuro trasmettere su Web ma anche "sulle tradizionali onde medie".
Fab, che ha riportato la cosa sul suo blog in lingua inglese (un'ottima scelta, dovrei farlo anch'io), commenta chiedendosi chi oggi andrebbe ad ascoltare una emittente politica sulle onde medie monofoniche. Ragionamento che non fa una grinza, anche se malignamente potrei suggerire che visto il profilo demografico dell'elettorato di F.I. le onde medie sarebbero un complemento ideale della strategia comunicativa di Rete 4 (anche quella potrebbe diventare una Web tv...).
ROMA - Si spengono i riflettori su Michela Vittoria Brambilla? E’ molto probabile e non metaforicamente. Sarebbe infatti ormai questione di giorni la decisione di rinunciare alla vetrina satellitare (canale 862 di Sky) per la ”Tv delle libertà”, inaugurata in pompa magna solo 4 mesi fa, l’11 giugno scorso.
Della chiusura si parla apertamente sia negli uffici romani della tv, diretta da Giorgio Medail, che al quartier generale di Forza Italia. Ma il possibile spegnimento del segnale satellitare non viene spiegato come un fallimento. Si parla infatti di un cambio di strategia che porterebbe l’emittente della Brambilla a diventare prevalentemente (ci sono anche canali analogici che la trasmettono in varie regioni in chiaro) una web tv.
Una scelta che consentirebbe di sviluppare al massimo le caratteristiche su cui è nata la ”Tv delle libertà”, cioè un filo diretto coi cittadini che è molto nelle corde di Internet, frequentata da persone che amano interagire coi siti con cui si collegano.
E’ vero però che Internet non è ancora un mezzo di comunicazione popolarissimo, specie nel target cui ha deciso da subito di rivolgersi la Brambilla. Che per altro sta ultimamente allargando il tiro. In questo week end niente programmi in onda sul sito internet della ”Tv della libertà”, ma solo immagini di monaci-bambini birmani.
A bilanciare il tutto (ridimensionamento e parziale cambio di strategie) arriverebbe infine una novità positiva. L’apertura della ”Radio della libertà”, non si sa ancora se solo via Internet o anche sulle tradizionali onde medie. Certo, mancherebbe la possibilità di vedere la Brambilla, ma il mezzo radiofonico, per la sua agilità, molto si presta a ondate di mobilitazione come quelle che piacciono tanto al Cavaliere. Che infatti sta anche portando sempre più ”in trincea” i suoi mezzi tradizionali: da ”Panorama” a ”Italia1”, entrambi oggetto di un recente cambio di direttori.
Ma perché la ”Tv della libertà” starebbe per rinunciare al satellite? La scelta sarebbe dettata dagli alti costi che comporta questo tipo di trasmissione e dalla tutto sommato scarsa visibilità al di fuori del bouquet Sky. L’emittente non è infatti nemmeno rilevata dall’Auditel nonostante lo sforzo produttivo non sia certo indifferente: dai servizi sul campo al reclutamento di opinionisti d’area.
I sostenitori della Brambilla ricordano che solo pochi giorni fa, il 6 ottobre, la convention dei suoi circoli è stata un successo. I detrattori fanno invece notare che Mara Carfagna le è stata preferita come responsabile nazionale delle donne di Forza Italia. Il che l’avrebbe amareggiata non poco.

Il Messaggero non è l'unico a riportare le voci di un possibile cambiamento di rotta nella casa dei circoli delle libertà. Anche il Velino, nella stessa data del 22, parla di un progetto radiofonico, "vecchio pallino" di Giorgio Medail, a sua volta storico stratega del combinato mediatico di Arcore (dalla Telemilano del 1975). Ma secondo Il Velino di spegnere la tv non si parla proprio:
Tv delle libertà, Medail e Brambilla: Crisi? Andiamo avanti

Roma, 22 ott (Velino) - Tv delle libertà in crisi? Macché, “non c’è nessuna novità, procediamo con soddisfazione e andiamo avanti con la nostra striscia di trasmissioni quotidiane” dice il direttore dell’emittente, Giorgio Medail. “Non lasceremo il satellite, anzi potenzieremo ulteriormente la diffusione del canale” aggiunge Michela Vittoria Brambilla, presidente dei Circoli della libertà. Nessuna chiusura di battenti all’orizzonte, quindi, per il progetto mediatico nato circa quattro mesi fa e supervisionato dalla “rossa” manager lanciata da Silvio Berlusconi. Smentita la notizia di un cambio di strategia aziendale che avrebbe portato alla rinuncia della vetrina satellitare, lasciando in campo solo il canale web. “Il bilancio di questi quattro mesi di lavoro è molto positivo – chiarisce Medail interpellato dal VELINO –. Per ora non abbiamo nessuna novità, poi si vedrà”. Resta in sospeso l’idea di dar vita anche a una “Radio delle libertà”: “È un mio vecchio pallino – continua Medail –. Sarebbe la famosa quarta gamba del tavolo, oltre al giornale, alla tv e al web. Non è stato possibile dare vita prima a questo progetto perché c’è stato un problema di frequenze”. Il progetto, insomma, è ancora valido.
A difendsa della Tv della libertà è scesa in campo anche la Brambilla: “Che i Circoli della libertà stiano dando fastidio a qualcuno è un fatto ormai arcinoto, ma ciò non giustifica, in alcun modo, la diffusione di notizie false, anzi inventate di sana pianta. Oggi – ha aggiunto – pur di screditare l’attività di un movimento, c’è chi non esita a ricorrere a ogni mezzo lecito o illecito, ma da questo a inventarsi una notizia che proprio non esiste molto ci corre. Non solo la Tv della libertà non lascerà il satellite, ma l’obbiettivo al quale stiamo lavorando è anzi quello di potenziare ulteriormente la sua diffusione convinti come siamo che oggi, in questo paese, c’è sempre più bisogno di un mezzo televisivo che dia finalmente diritto di parola e di opinione a tutti quei cittadini – e sono davvero tanti – ai quali la politica di questo governo ha ormai voltato le spalle”.
Forse Fab ha ragione quando dice che a nessuno verrebbe in mente di sintonizzarsi sulle onde medie, figurarsi per raccogliere il verbo brambilliano. Negli Stati Uniti la talk radio conservatrice è dominante e molte stazioni operano proprio in AM. Mentre qui in Italia semmai si mormora di onde medie (a proposito, che fine hanno fatto i progetti del Conna per una azione legale a favore delle street radio in onde medie? Giovanni Montefusco non me ne ha più parlato). Quanto alla Radio delle libertà, guardate che succede a fare un semplice whois. Il sito, per ora, rimanda alla home page dei Circoli. Circolare, circolare non è (ancora) successo niente.
Domain name: LARADIODELLALIBERTA.COM
Created on: 2007-03-14
Updated on: 2007-03-14
Expires on: 2008-03-14
Registrant Name: MICHELA BRAMBILLA

25 ottobre 2005, 25 ottobre 2007

Domani questo blog compie due anni di vita. Nella "blogosfera" non è un tempo lunghissimo, ma neppure troppo breve. Una giusta via di mezzo, specie considerando che in circa 730 giorni su RP sono apparsi oltre 900 post.
Qui nella capitale morale del rumore, Radiopassioni è diventata la mia alternativa all'hobby della radio vissuta sulle prime linee dell'ascolto, quelle dove si battono valorosamente i pochi amici che ancora inseguono l'emozione del segnalino che più lontano e difficile non si può. Fremiti che anche in situazioni meno disperate delle mie la radio non riesce più a dispensare come faceva una volta, ma che non smettono di dirci quanto incredibile possa essere l'hobby della ricezione DX. E quanto il suo fascino abbia saputo resistere all'avvento di tecnologie come Internet, che pure lo hanno trasformato e per molti versi potenziato.
Una alternativa forse meno emozionante, ma alla quale mi sono molto affezionato. Al di là della distanza, intorno alla questione della radio continuano a gravitare aspetti, storie e personaggi che meritano di essere raccontati e, dove possibile (vedi l'intera problematica della radio digitale), approfonditi. Con RP, insomma, ho perso un sacco di tempo e di sonno, a volte ho trascurato lavoro e famiglia, ma ne è valsa la pena. Non sono molto bravo nelle statistiche, i miei counter sono partiti in ritardo, ma quello più storico mi dice che il sito ha servito oltre 91mila visitatori unici, oltre 152 mila pagine. E dopo la trasmissione dell'altro giorno su Rai Due, grazie insomma ai fratelli Judica Cordiglia - che a questo punto si meritano un applauso, malgrado la discontinuità del loro apparato probatorio - RP si è permessa il lusso di un compleanno da record. Google ha trascinato verso i miei modesti post una fettina significativa dell'Itailia incuriosita dal programma Voyager: oltre 1.100 visitatori unici in due giorni, cifre da blog vero, mica da fogliettone di nicchia, a volte un po' sgangherato, spesso un po' troppo fumoso, come il mio. Senza questi insperati picchi RP oggi supera comunque il discreto livello dei 6.500 visitatori mensili e le circa 10 mila pagine servite. Oltre 250 persone, mediamente, visitano il blog. Pochi ma buoni.
Attraverso i commenti postati (non moltissimi, per la verità) e le reazioni ricevute ho conosciuto persone nuove e rafforzato le relazioni che sono la seconda grande qualità di questo hobby. Un hobby che si è fatto incredibilmente tecnico rispetto a come l'avevo casualmente conosciuto, ma che non riesce mai a nascondere del tutto il suo umanissimo lato, la generosità e l'intelligenza che così frequentemente ho riscontrato tra i due altoparlanti delle cuffie. Gli amici hanno poi una virtù esclusiva e bellissima: resistono a qualsiasi forma di rumore e interferenza. Un grazie sincero ai vecchi e ai nuovi.
Si continua, dunque? Finché la radio ci riserva tutta questa passione, magari frammentata e diluita nelle più rare occasioni di ascolto, certamente filtrata dalla saudade del ricordo, certo che si continua. E chissà che finalmente non si riesca a mettere mano alla grafica e all'impaginazione del sito. E' un mezzo di comunicazione che sembra avere ancora molto da dire e pazienza se il punto di vista da "impallinato" della sintonia esotica si deve ormai stemperare in un più pragmatico - ma non meno interessante e coinvolgente - osservatorio delle cose nuove ma "di massa" che il nostro oggetto del desiderio ci riserverà in futuro.
La radio appassiona anche quando non è estrema e quando si invecchia questa è proprio una qualità che non ha prezzo. Buona lettura, amici cari, e abbiate indulgenza verso i miei difetti.

OFCOM, il futuro della radio deve attendere

Doveva uscire a fine ottobre il condensato delle risposte pervenute al britannico Ofcom dopo l'avvio della consultazione sul futuro della radio (sul piatto anche l'eventualità di una data da fissare per lo switch off dell'analogico). E invece, riporta il MediaGuardian, la mole dei "contributi arrivati in redazione" ha costretto i funzionari dell'authority più autorevole che c'è a rimandare la pubblicazione agli ultimi giorni del 2007. Chissà che cosa emergerà dal sondaggio. E se davvero gli inglesi decidessero lo spegnimento dell'analogico?
Ofcom radio report hit by delays

John Plunkett
Tuesday October 23, 2007

Radio bosses will have to wait longer than expected for Ofcom's keenly anticipated vision for the future of the industry after it was hit by delays that will take it beyond this month. The results of Ofcom's Future of Radio consultation were due to be published by the end of October. However, the volume of feedback has meant the publication has been delayed until the "back end" of 2007. The regulator said it had received more than 140 responses to its consultation document, which was published in April this year.
The proposals will play a key role in the future regulation of the industry, including ownership rules, the provision of locally produced programming, and the possible switch-off of the analogue radio signal. Ofcom has opened the door to further deregulation, but commercial radio bosses have said the proposals do not go far enough. An Ofcom spokeswoman said: "Ofcom intends to publish its statement on the future of radio before the end of the year. "Ofcom received over 140 responses to its consultation earlier this year. Extra time has been required to give due consideration to the high volume of responses."
The next set of radio listening figures will be published by Rajar on Thursday.

23 ottobre 2007

In Venezuela, nove stazioni per gli indios

Curiosa questa notizia apparsa oggi sul sito di Radio Nacional de Venezuela a proposito della realizzazione di una rete di emittenti "Indigenas". Si tratta di un progetto di nove emittenti di cui sei attivate in prova in quattro diversi stati lo scorso 12 ottobre. L'obiettivo è raggiungere attraverso la radio, con una offerta in parte nelle lingue locali, comunità di indios finora tagliate fuori dalla radiofonia locale. Ogni stazione è quipaggiata con trasmettitori da 800 watt e spesso il loro target è composta da poche decine di gruppi famigliari. Presumo che si tratti di emittenti in FM, ma mi piacerebbe avere una conferma di questa supposizione.
RNV trasmette per l'estero in onde corte, ma per ora attraverso gli impianti di Radio Habana Cuba. Dovrebbe essere in costruzione un nuovo centro emittente sul territorio venezuelano.

Pobladores fueron capacitados
Radio Nacional de Venezuela Indígena inicia transmisiones en cuatro estados

Red TV y RNV estarán a cargo del monitoreo de estas radios para garantizar la calidad y permanencia de la señal, por lo que se estarán haciendo ajustes en los transmisores antes del acto inaugural por parte del Presidente Chávez.

Prensa Relaciones Institucionales 23 Octubre 2007, 01:25 AM

Este 12 de octubre, iniciaron transmisiones en período de prueba seis de las nueve emisoras que integrarán en su primera fase el canal Indígena de Radio Nacional de Venezuela, asentadas en las distintas regiones sede de los viceministerios del Ministerio del Poder Popular para los Pueblos Indígenas, con el objetivo de fortalecer el derecho de participación, información y comunicación de los pueblos originarios venezolanos; a la vez de garantizar la soberanía del Estado a través de la emisión del mensaje oficial en todo el territorio nacional.
Este proyecto impulsado por el Ministerio del Poder Popular para las Telecomunicaciones y la Informática, la Red de Transmisiones de Venezuela (Red tv), la Comisión Nacional de Telecomunicaciones (Conatel) y RNV, persigue consolidar la presencia del medio radioeléctrico en zonas con un alto índice de población indígena, que debido a sus condiciones geográficas y la distancia que guardan con los centros de mayor actividad económica, nunca contaron con la presencia de medios de comunicación social oficiales.
En esta fase el proyecto de Radio Nacional de Venezuela Indígena, arrancó con seis radios operativas en las comunidades Los Negritos en el estado Zulia, que cuenta con una población aproximada de 660 habitantes de la etnia Wayú; El Manguito 1 y Fruta del Burro en Apure, la primera con 252 y la segunda con 700 habitantes Pumé; La Esmeralda con pobladores de las etnias Arahuaco, Yekuana y Yanomami, y Betania Topocho con 90 familias Piaroa, ambas comunidades radicadas en Amazonas y por último La Bombitas en Bolívar, con una población de 228 habitantes Kariña.
Las emisoras funcionarán de manera provisional en centros comunales y de salud, que han sido debidamente acondicionados hasta que se concrete la construcción de las edificaciones para estas estaciones. El coordinador del proyecto de la Radio Nacional de Venezuela Indígena en el Circuito, Félix Martínez informó que la dotación de estas emisoras estuvo a cargo del Ministerio del Poder Popular para la Comunicación y la Información y RNV, cada radio cuenta con antenas de 800 vatios, parabólica, receptor satelital, equipos de radiodifusión profesional: consola de audio, caseteras, CD player, equipo de computación y micrófonos; para la producción de contenidos de corte cultural, musical y noticioso, que serán difundido en su lengua nativa y en español, para consumo de su comunidad y otras que serán beneficiadas por la señal de las RNVI.
Las personas que están a cargo de estas emisoras, recibieron capacitación para el manejo operativo de los equipos radiofónicos, tarea que estuvo bajo la responsabilidad de Conatel, mientras que RNV ofreció talleres a los pobladores para la preparación del material contentivo en la parrilla de programación de estas estaciones que en su primera fase arrancarán con cuatro horas de transmisión, que irán incrementándose paulatinamente y compartirán espacio con el canal Informativo de este Circuito, programas especiales del gobierno nacional y alocuciones presidenciales, que ocuparán el resto de las horas.
Para respaldar el trabajo que realizarán estos grupos en las RNVI, se conformó una parrilla con pistas indígenas en diferentes lenguas y sonidos de ambientes para la producción de material diversos, con el fin de promover la difusión y conocimiento de culturas de grupos originarios en extinción.
En esta primera etapa del proyecto de las RNVI se prevé la puesta en funcionamiento de tres emisoras más para completar las nueve incluidas, una de ellas en la comunidad de Muaina en el estado Delta Amacuro, Wuatamo en Amazonas y Kumanda en Zulia. Paralelo a esto, las autoridades del Circuito conjuntamente con Red Tv, estarán a cargo del monitoreo de estas radios para garantizar la calidad y permanencia de la señal, por lo que se estarán haciendo ajustes en los transmisores antes del acto inaugural por parte del Presidente de la República Bolivariana de Venezuela.

22 ottobre 2007

Ancora la Torre

La puntata di stasera di Voyager, su RAI 2, sta portando molti visitatori nuovi qui su Radiopassioni. Potenza di Google. E della televisiún. Nel dare il benvenuto a tante persone che immagino sinceramente interessate all'argomento sollevato dalla trasmissione televisiva, voglio ancora una volta sottolineare che il mio blog è una delle poche platee di discussione che in questi mesi di grande ritorno di fiamma mediatica per le imprese dei fratelli Judica Cordiglia, ha cercato di assumere un atteggiamento scettico di fronte a tante affermazioni non sempre corroborate da prove particolarmente solide.
Era del tutto prevedibile che con l'avvicinarsi del cinquantesimo anniversario dello Sputnik Torre Bert tornasse a far parlare di sé, come negli anni Sessanta. Prima è stata la volta del documentario trasmesso da History Channel, poi del libro curato dagli stessi fratelli. Insomma, un bel po' di motivi per riprendere la questione dei presunti predecessori di Gagarin.
Ma a differenza di allora, le attuali uscite mediatiche sono tutte sgradevolmente a senso unico. Le famose registrazioni della Torre non rappresentano una ipotesi, sono la *dimostrazione* di un certo numero di vittime, non si capisce bene neppure di quante. Quattordici, come dicono i Cordiglia? Otto o più, come sentivo dire questa sera su RAI 2? Non ho seguito la trasmissione, ho preferito un altro romanzo russo: Guerra e pace. Certo non mi aspettavo che un programma per me abbastanza deleterio come Voyager, un inutile spreco di spazio dedicato con colpevole leggerezza dalla tv pubblica alle storie più strampalate, affrontasse il tema con un atteggiamento scettico. Non so quindi se i due fratelli siano stati presentati come radioamatori. Volevo semplicemente precisare, nel caso, che il termine in questo contesto si deve intendere nel senso di appassionato di ricezione radiofonica, non come "iscritto all'Associazione radioamatori italiani (allora Associazione radiotecnica italiana)"; almeno non dopo il 1964, anno in cui Giambattista fu espulso dopo un procedimento avviato nel 1963. La polemica che portò alla radiazione fu sollevata da un altro radioamatore - Gianfranco Sinigaglia del Politecnico di Bologna e padre, insieme a Marcello Ceccarelli, del radiotelescopio di Medicina - e verteva sulla presunta ricezione di immagini dal satellite sovietico Lunik IV. Ricezione impossibile perché in quegli anni le immagini scattate a bordo dei satelliti russi o americani non venivano trasmesse via radio ma recuperate, e sviluppate, dopo il ritorno delle capsule al suolo.
E' comprensibile che un pezzo della Guerra Fredda entri facilmente in un contesto politico, persino oggi. Ma qui non mi va di buttarla in politica, cosa che in genere non disdegno mai. Le ipotesi formulate dai fratelli poggiano su presunte prove di natura tecnica e io resto convinto che tali prove non permettano in realtà di arrivare serenamente ad alcun tipo di conclusione (a parte qualche verdetto negativo, come nel caso del Lunik IV). Sappiamo molto poco delle attrezzature utilizzate, nessuno si prende la briga di verificare con strumenti moderni la veridicità di molte registrazioni, non possiamo incrociare e confermare i dati dei Cordiglia con quelli raccolti da altre postazioni d'ascolto europee. Abbiamo delle voci, dei sospiri, dei presunti battiti cardiaci (non ricevuti in telemetria!), qualche dato orbitale, le cronache dell'epoca incrociate con Radio Mosca e tautologici riferimenti alla stampa di 45 anni fa. Troppo poco, per ipotesi così sconvolgenti. E troppo poco perché tutto venga sempre ammantato di un trionfalismo un po' fuori luogo per chi si vanta della portata "scientifica" delle sue imprese.

Le connessioni a banda (quasi) infinita di IBM


IBM sta promuovendo da un po' una tecnologia a larghissima banda per la trasmissione senza fili di grossi volumi di dati. Il 60 GHz wireless (mmWave, millimeter waves) consentirebbe di trasmettere via radio, tra un dispositivo e l'altro, flussi di HDTV e enormi file. Bastano cinque secondi per trasmettere 10 giga di dati! Un intero DVD Blueray in dieci o quindici secondi. La proposta di IBM è quella di utilizzare frequenze superiori ai 60 gigahertz senza licenza, per applicazioni di home networking e come evoluzione di sistemi come Bluetooth e ZigBee o altri standard per personal area network come Ultra-wideband. Insomma non stiamo parlando di alternative a WiMax, né tantomeno di standard infrastrutturali per la mobilità. Però, però... IBM precisa che le origini di questa nuova tecnologia, per la quale Big Blue ha raggiunto un accordo con MediaTek (la notizia viene da Electronics Times) per lo sviluppo congiunto di chipset, affondano in realtà nei progetti finanziati dal solito DARPA per la realizzazione di sistemi di comunicazione inter-satellitare. Nello spazio è tutto un altro discorso, non ci sono ostacoli, non c'è aria, umidità, perturbazioni. Ma certo è uno spettacolo vedere quanto la radiofrequenza immersa nel contesto informatico sappia muoversi in fretta. Non voglio dire che a 60 GHz la radio su IP sarà in grado di affondare definitivamente la radio digitale terrestre così come la conosciamo oggi. Ma non ci si può permettere tante esitazioni quando la "concorrenza" ragiona così.

IBM plans to send HDTV over wireless link
by Richard Wilson
Monday 22 October 2007

IBM is working on a chip development project with Taiwanese firm MediaTek which could make it possible to wirelessly transmit a data rate of more than 5Gbit/s.
This would allow high definition video to be transmitted to and from a home PC, handheld device or television using a wireless link.
The intention is to use millimeter wave (mmWave) radio technology which operates in the high, multi-gigahertz region of the radio spectrum. This is above 50GHz.
The large bandwidth for data transmission available in this frequency band will allow radio links with 100 times higher data rates than current Wi-Fi standards, said IBM.
IBM will use its existing millimeter wave technology and integrate radio chips, antenna, and package technology with MediaTek's digital baseband and video processing chips.
"This collaborative effort will enable consumers to wirelessly transfer large multimedia data files around their home and/or offices in seconds," said Dr. T.C. Chen, v-p for science & technology at IBM Research.
For example, you could upload a 10Gbyte file in five seconds with the new technology versus 10 minutes using current Wi-Fi technology.
IBM demonstrated a prototype packaged chipset which transmitted uncompressed HD video in February 2006. IBM used their 0.13µm silicon germanium BiCMOS process to manufacture the chips.

I dolori del giovane IBOC


Negli Stati Uniti si sta rafforzando il movimento di chi contesta l'uso del digitale nella banda delle onde medie, Un nuovo sito, Stop IBOC, risolve l'acronimo Ibiquity con l'espressione "It bothers other channels", Disturba gli altri canali. Stop Iboc non è una iniziativa "dal basso", sul sito si firmano diversi responsabili tecnici delle stazion interferite. E l'autorevole Wired pubblica oggi un pezzo con una intervista a una stazione di San Diego che non ha intenzione di passare al digitale neppure in FM (l'operazione costa in media centomila dollari ai proprietari). Wired sottolinea che nonostante il parziale successo in termini di stazioni attivate, IBOC non riesce a "bucare" nella percezione degli utenti. Viene anche riportata una recensione che lamenta la scarsa sensibilità degli apparecchi HD Radio in cui l'autore racconta di come sia facile ascoltare ogni mattina a 45 miglia di distanza una emittente newyorkese in onde medie con una radiolina Sony di pochi dollari, mentre lo stesso segnale arriva disturbato e debolissimo su una radio HD assai più costosa.
Peter Ferrara, presidente del consorzio HD Radio replica a Wired che le cose stanno per cambiare: a gennaio verrà presentato al CES di Las Vegas un chip IBOC che consuma pochissimo. Ma i dubbi permangono, specie quando si va a guardare il contenuto dei canali alternativi trasmessi insieme ai flussi principali. Vengono scelti formati troppo di nicchia, stile radio satellitare, che non portano molti soldi nelle casse delle stazioni, neppure oggi che Ibiquity ha autorizzato la trasmissione di spot pubblicitari sui canali HD-2 e HD-3 dell'FM digitale.
Ci sono poi ostacoli di natura più tecnica, come quello misurato da un radioamatore americano di San Diego. Le stazioni IBOC non curano sufficientemente l'aspetto della sincronia tra audio analogico e digitale e questo si ripercuote negativamente sull'ascolto nelle fasi di passaggio da un tipo di ricezione all'altro. Invece di percepire un netto miglioramento qualitativo, l'ascoltatore rischia di sentire fischi, silenzi, echi... Tutto il contrario della piacevole esperienza promessa dalla tecnologia

As HD Radio Sniffs Success, Critics Question the Formula
By Randy Dotinga Email 10.22.07

As HD Radio braces for a sliver of success -- adding advertisers and a new wave of portable receivers -- critics say tight control by big radio companies at the top is smothering the fledgling industry's chances.
"Radio's most popular formats were created by radio rebels, outlaws, misfits and ne'er-do-wells -- not by corporate marketing executives," says Robert Hughes, co-owner of San Diego rock station KPRI, which has no immediate plans to broadcast in HD.
Over the last two years, about 1,500 U.S. radio stations have made the leap to digital broadcasting, terrestrial radio's response to the overwhelming success of the iPod and the threat posed by satellite radio. The technology -- known as HD Radio, although the letters don't stand for "high definition" or anything else -- allows stations to broadcast in higher fidelity and offer secondary channels to listeners with special digital radios.
Stations spend an estimated $100,000 each to upgrade their transmitters to carry digital signals, according to the HD Digital Radio Alliance trade group, which is dominated by huge radio companies.
But so far, digital radio has generated nearly no buzz. HD Radio technology company iBiquity Digital estimates about 200,000 HD radios were sold last year, and predicts between 1 million and 1.5 million will be sold this year.
But car manufacturers are beginning to offer digital radios as an option, and home sets are becoming cheaper, although they're still plagued by reception problems.
Peter Ferrara, the trade group's president, says another development will spur HD Radio's success: a less power-hungry digital radio chip, to debut at the Consumer Electronics Show in January.
Another sign that HD Radio is gaining traction: The trade group announced last Monday that it will, for the first time, allow advertisers to underwrite blocks of time on the hundreds of subchannels that piggyback onto parent stations' digital signals.
There could be "a BMW oldies station, a Starbucks coffee channel," says Ferrara.
The group still won't allow actual commercials on the subchannels, however, and DJs remain rare. Plus, members of the alliance cannot offer formats -- say, oldies from the 1980s -- on their subchannels if duplicate formats already exist in their local markets.
"There's not much free market there, is there?" says program director John Decker of San Diego public radio station KPBS, which broadcasts in HD but isn't a member of the trade group.
But Ferrara says the alliance just wants to support "a diverse ... array of unique content."
Many of the formats currently broadcast on digital subchannels would probably never survive on a profit-hungry radio station. Subchannels in cities from Syracuse, N.Y., to San Antonio feature a syndicated gay-oriented format created by the monolithic Clear Channel chain. Elsewhere, subchannels offer up Irish music, "tropical, reggae and beach music," and 24/7 comedy.
To KPRI's Hughes, this focus on niche programming sounds like satellite radio, which is not doing well. The premise for HD Radio "is under a pretty serious cloud," he says.
As for commercials and DJs, industry analysts say they should have been on subchannels from the beginning because listeners expect them.
"The myth is that (listeners) find the DJs annoying," says radio consultant Donna Halper. "They find them annoying when they babble endlessly."
Despite HD Radio's slow and possibly flawed start, Ferrara says the technology will take off in time.
"FM radio took 10 to 15 years to get its footing," he says. "I don't think HD Radio will take nearly that long."

20 ottobre 2007

Il fascino irresistibile del QRP

Alessandro Santucci, I0SKK, autocostruttore doc, mi dice di aver trovato un interessante link a una libreria online di testi teorici e pratici quasi tutti riferiti alla radio vintage (ci sono persino testi sui primi radar) e ai progetti QRP (trasmissioni radioamatoriali a bassa potenza, da 10 watt in giù), inclusi i progetti del QRP magazine. I testi public domain si possono prelevare in formato PDF.
E a proposito di QRP, il discorso sarebbe davvero molto lungo ma in questo contesto segnalo il mitico progetto di Ashhar Farhan, un giovanissimo ingegnere indiano che ha progettato un ricetrasmettitore SSB per la banda amatoriale dei 20 metri partendo da un requisito fondamentale: l'assemblaggio doveva essere facile da realizzare con pochi soldi e con componenti di recupero, facilmente reperibili anche nei negozi di elettronica più marginali o addirittura da apparecchi dismessi. E' nato così BITX20, un autocostruibile che ha attirato anche l'interesse dei realizzatori di kit più "raffinati" (leggi americani). La Hendricks QRP Kits ha preparato un kit BITX20A che mette insieme tutti i componenti necessari per la somma molto ragionevole di 85 dollari.
Per chi volesse cimentarsi (e ricordo che l'accesso alle bande amatoriali in trasmissione è vincolato al possesso della licenza, non fate scherzi), Ashhar e compagni hanno dato vita a un manuale di istruzioni online che guida nella realizzazione del radiotrasmettitore passo dopo passo (and I mean it). Un gruppo Yahoo è dedicato a dubbi, curiosità e migliorie per su un progetto che sta raccogliendo una quantità pazzesca di adesioni.

QRSS, due tool per capire la propagazione

In considerazione del mio interesse nei confronti del QRSS, Claudio Marega I2NDT mi scrive per parlami di due siti (uno è suo, l'altro di Massimiliano Recchia IK0VVE...) che raccolgono i grabbers di alcuni QRSS Knights "fornendo in tempo quasi reale indicazioni sull'andamento della propagazione". I grabber non sono altro che le videate di programmi come Spectran, utilizzati per la videoricezione di radiofari propagativi QRSS. Gli "scatti" prodotti a intervalli regolari su Internet permettorno di sorvergliare in tempo praticamente reale l'andamento della propagazione in diverse bande di frequenza. Claudio e Massimiliano hanno realizzato degli aggregatori che visualizzano un certo numero di catture in postazioni di ascolto diverse.