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02 aprile 2013

I conflitti del Caucaso in diretta sulle onde corte

Malgrado il predominio tecnologico del satellite e di Internet, la radio a onde corte continua a essere uno straordinario strumento di conoscenza del mondo. Questa mattina intorno alle 9 UTC (con l'ora legale le nostre 11) ascoltavo direttamente dal territorio caucasico - autonomo, ma non riconosciuto - del Nagorno-Karabakh, le trasmissioni di The Voice of Talyshistan,  un nuovo programma in lingua talysh che lo sgangherato trasmettitore di Stepanakert, ereditato dalla poderosa organizzazione radiotelevisiva sovietica, ha messo in onda proprio in questi giorni. La minoranza talysh abita un angolo della repubblica dell'Azerbaijan e usa una lingua che secondo il catalogo delle lingue a rischio dell'Unesco arriva a malapena a un milione di parlanti. Sembra che il ceppo linguistico, affine al farsi ma non del tutto mutualmente comprensibile, risalga addirittura all'antica popolazione dei Medi ed è ancora oggi diffuso, oltre che in Azerbaijan, anche nelle regioni confinanti dell'Iran.
Immagino che non sia escluso il collegamento tra l'inizio delle trasmissioni in talysh e le vicende del giornalista e attivista talysh Hilal Mamedov, direttore del giornale Tolyshi Sado, arrestato e detenuto a Baku dal giugno del 2012. Mamedov inizialmente è stato accusato di detenzione di sostanze stupefacenti, poi gli inquirenti hanno aggiunto anche il carico del tradimento e dell'incitamento all'odio etnico. Sembra che le autorità azere non abbiano affatto gradito il successo di un filmato YouTube in cui Mamedov viene ripreso nel pieno di una funerea cerimonia nuziale talysh mentre improvvisa, in russo e talysh, una "meikhana" (una specie di rap tipico dell'Azerbaijan) intitolata "E tu chi sei? Diciamoci arrivederci", immagino con chiaro intento ironico nei confronti delle autorità costituite. L'uso della lingua russa ha fatto pensare che il destinatario dell'insolito "rap" sia l'onnipotente amico Putin, che il regime di Baku si sforzerebbe di compiacere. Anche con l'arresto dell'autore dello scherzo cantato.



Sarebbe bastato questo, insieme evidentemente a tutto quello che Mamedov scrive su Tolyshi Sado, per far scattare una repressione che secondo fonti come Kavkaz-Uzel (Il nodo caucasico), sito Web in russo e inglese della ONG russa Memorial (ideata addirittura dal celebre dissidente sovietico Andrei Sakharov per propagare la verità sul potere staliniano), sarebbe sempre più spietata nei confronti di tutte le etnie, le lingue e le opinioni estranee alla cultura turca dominante da quelle parti. Hilal Mamedov, considerato una vera e propria spia che agisce per conto del regime iraniano, è stato anche insignito di un premio dall'Istituto per la pace e la democrazia, un'altra organizzazione umanitaria locale diventata bersaglio della repressione azera. Tolışstoni Sədo Radioyi pubblica l'audio delle sue trasmissioni, con tanto di logo con i "9677" dell'emittente fantasma di Stepanakert - ben lieta di diffondere qualsiasi cosa che possa far dispiacere a Baku - anche su un canale YouTube. Ma indubbiamente le onde corte consentono un ascolto diretto che rende a sua volta molto più immediate le intricate e drammatiche vicende di un territorio in secolare conflitto. Ecco come arriva in Italia la voce dell'inesistente  (per ora) "Talyshistan" ripresa dall'antenna del Nagorno-Karabakh:

31 dicembre 2010

Una voce in onde corte per gli azeri nell'Iran

Si chiude con l'apertura delle trasmissioni di una nuova emittente "clandestina" un anno che ha ribadito la tendenza al ribasso nell'impiego delle onde corte nel mondo. Mentre Cechia e Slovacchia decidono di lasciare le onde corte e proseguire con le loro emittenti ufficiali solo sul "nuovo mezzo" (anche se i programmi della emittente slovacca internazionale in inglese e spagnolo verranno ripresi in onde corte, per il Nord America, da WRMI di Miami) - e proprio mentre tutta la comunità degli ascoltatori "ionosferici" si prepara a una ulteriore drastica riduzione di ore di trasmissione da parte di broadcaster come Deutsche Welle, Radio Netherland e della stessa BBC - una strana emittente televisiva rivolta alla comunità azera residente in Iran apre un inaspettato canale sulle onde corte, per la precisione sulla frequenza di 7510 kHz (qui registrati ieri, 30 dicembre, poco prima delle nostre 18, da Christian Diemoz)





Günaz Radio ripete per il momento l'audio di Günaz Tv, una strana emittente che produce i suoi programmi a Chicago e li ritrasmette dai satelliti europei e turchi a beneficio della consistente minoranza azera residente in Iran (si calcola che possano essere il 25% della popolazione). Pur condividendo la fede sciita con gli iraniani non azeri, la comunità che abita la parte nord-nordoccidentale del paese vive in una situazione a dir poco spiacevole. Gli azeri hanno persino difficoltà a parlare e pubblicare nella loro lingua di ceppo turchico.
Alle spalle di Günaz Tv c'è uno strano businessman di origine iraniana, Ahmad Obali, che ha creato il canale televisivo satellitare nel 2005. Lui nega recisamente, ma si dice - ed è lecito sospettare - che l'operazione riceva un cospicuo finanziamento dal Dipartimento di Stato americano.
L'emittente radiofonica appena varata viene definita clandestina perché non è supportata da un governo e perché la sua ricezione verrà quasi sicuramente osteggiata a Teheran. Ma non si deve pensare a un impianto di fortuna nascosto in qualche grotta sulle alture a nord di Tabriz, Günaz Radio affitta le sue ore di trasmissione da un broker internazionale che a sua volta compra interi pacchetti di "air time" probabilmente in Russia.
Non è la prima volta che una emittente trasmette in azero per gli azeri iraniani. Negli ultimi quindici anni ci sono state clandestine come Radio Free Azerbaijan e soprattutto Voice of Southern Azerbaijan. Oggi dal Canada su Internet opera il sito Radio Odlar Yurdu Azerbaijan.
Le onde corte, che potrebbero aiutarci a essere più uniti, sopravvivono anche grazie alle numerose aree di conflitto con cui dobbiamo convivere, all'alba della seconda decade di un millennio ancora così lontano dalla pace. Un 2011 più sereno a tutti voi, possibilmente.

07 gennaio 2009

Azerbaidjian, ritorno forzato alle onde corte

L'eco delle polemiche suscitate dalla decisione di sospendere dal primo gennaio di quest'anno la ritrasmissione di Radio Free Europe/Radio Liberty sulle frequenze FM interne all'Azerbaidjian, ha fatto molta strada nei media occidentali. Nelle scorse settimane, le autorità della nazione caucasica hanno formalmente negato a Radio Azadliq (Libertà) ed altri broadcaster stranieri, BBC compresa, la licenza di trasmissione sulle frequenze locali. All'emittente, i cui programmi sono finanziati da RFE/RL, è rimasta solo una risorsa, oltre al satellite: le onde corte. Descrivendo gli eventi che hanno fatto seguito alla chiusura di Radio Azadliq in FM, Radio Free Europe riferisce che all'improvviso, nei negozi di elettronica di consumo di Baku e dintorni la richiesta di ricevitori in onde corte è alle stelle, la gente si accalca per procurarsi uno strumento che mezzo mondo ha dichiarato obsoleto da un pezzo.
In questi giorni di tensione e morte in Israele e a Gaza, con un amico siamo rimasti a lungo davanti a CNN e al BBC World Service televisivo, rimpiangendo le notti trascorse ad ascoltare notiziari e corrispondenze con le nostre semplici radioline. Avete mai provato ad andare a letto con un notebook? La cosa più scomoda del mondo, anche con Wi-Fi, eppure è quello che siamo costretti a fare oggi se vogliamo ascoltare, in streaming Web, un notiziario da Israele o da qualsiasi altra fonte, perché le voci sulle onde corte si stanno spegnendo una dopo l'altra, con il pretesto della "razionalizzazione" della spesa. Il caso Azerbaidjian dimostra che quando si tratta di informazione, di pluralismo, di libertà, al gioco della razionalizzazione perdiamo tutti.

January 02, 2009

RFE/RL Listeners In Azerbaijan Angry Over Closure Of Azadliq

“They shut you down, but it's too late. I already know what liberty is, and that liberty is possible. Thank you for that.”
That's what one listener wrote to Radio Azadliq [Liberty], the Azerbaijani service of RFE/RL, after the government ordered the closure of all foreign broadcasters in the country: BBC, Voice of America, and Radio Azadliq.
Rauf Mirkadirov, an analyst who writes for the newspaper "Zerkalo," echoed the listener's comments. “Radio Azadliq’s error is obvious. It makes people think," Mirkadirov writes. "If people think, they suffer, because they understand that the truth is not what the pro-government media shows: [a picture of] a country with economic growth and stability. They understand how bad the situation really is.”
Radio Azadliq started receiving messages of support on October 31 when Nushiravan Maharramli, the head of the National Television and Radio Council, announced the plan to stop foreign broadcasts on national frequencies.
The messages are still arriving. Radio Azadliq’s offices in Baku and Prague received thousands of phone calls, mobile text messages, and emails, while independent and opposition newspapers published commentaries regretting the government’s decision.
“I don’t understand this decision, and I don’t want to understand it,” wrote Vagif Samedoglu, a prominent writer and member of parliament. "They should not forget that these radio stations helped us, made our voices heard in the world in our bad days.... Especially Radio Azadliq.”
“Everyone would listen to Azadliq, from taxi drivers to housewives. This was enough to shut down the station. Where else you would hear alternative voices?” Mammad Suleymanov wrote in an opinion piece in "Bizim Yol."
Alternative voices are still being heard through Radio Azadliq -- but fewer people are able to hear them. Azadliq is still able to broadcast on shortwave frequencies, and shopkeepers say the demand for radios that receive shortwave has skyrocketed in past days. Others tune in on Azadliq's website, where they can hear not only current broadcasts but also older ones from the archive.
Most listeners, however, express grave concern not only about the fate of their favorite radio station, but about what the development means for Azerbaijan.
“Radio Azadliq would always inform us about different views. Now alternative information will be available only at funerals and mosques -- from the mullahs. These are only places where you don’t get arrested for listening to something other than the government’s propaganda,” said Elshan Poladli. Poladli is an activist of the Dalga youth movement, and has been arrested several times for organizing public protests against corruption, oil pollution, and restrictions on freedom of expression.
In his commentary, Suleymanov writes that “the restrictions placed on Azadliq will end up with bringing freedom to the people, because their unexpressed anger will build up and explode."