03 aprile 2006

Ancora FM

Essendo riuscito a ritrovare i miei appunti, ho poi stilato la lista della cinquantina e rotti di stazioni FM che si possono ascoltare nel centro di Parigi, quartiere latino, a un piano abbastanza basso e incastrato tra le altre case. Come si può vedere oltre alla quantità è soprattutto la qualità a spiccare. E parliamo di una capitale in cui vivono e lavorano parecchi milioni di persone, che per loro fortuna non ascoltano la stessa stazione su otto frequenze e godono di un'offerta che accontenta tutti i gusti musicali, culturali e informativi.
La modulazione di frequenza è un'invenzione successiva a quella "di ampiezza" e la sua evoluzione commerciale, dal paper "seminale" di Edwin Armstrong, del 1935, ha occupato la seconda metà della ultraottantenne cronologia della radio. E' buffo pensare che Armstrong presentava la sua invenzione come "metodo per ridurre i disturbi nelle radio trasmissioni". Di lei abbiamo una percezione ancora più localistica, perché tutti abbiamo ben presente quei segnali che svaniscono tra fastidiosi fruscii quando ci si allontana troppo dalla stazione emittente. E invece basta un semplice ricevitore, preferibilmente su una spiaggia del Mediterraneo d'estate, per rendersi conto delle anomalie che in certe giornate senza vento ci permettono di ascoltare stazioni a duecento, quattrocento, mille chilometri di distanza. Sono gli effetti dei segnali che rimbalzano dalla troposfera. In Italia, con tante frequenze dell'FM perennemente occupate da trasmettitori potentissimi (a Parigi, sulla torre Eiffel, molte antenne sono di pochi kilowatt, perché da quelle parti il Far West dell'etere, dove sopravvive chi spara di più non sanno cosa sia), in Italia dicevo è più difficile ascoltare gli effetti di un secondo meccanismo, l'E sporadico, le cui aperture tuttavia trasportano i segnali ancora più lontano, grazie alla maggiore quota raggiunta dai segnali che ritornano a terra in virtù della propagazione ionosferica. Solo in qualche rara zona un po' schermata dalle antenne delle stazioni locali più potenti, durante le aperture che si verificano nei mesi estivi si possono verificare gli effetti della forte ionizzazione diurna dello strato E, ascoltando stazioni lontane duemila chilometri. Per approfondire l'argomento potete fare riferimento ai siti, i gruppi online e ai testi raccolti nella colonna dei link di Radiopassioni, dove per esempio si può trovare una tabella riassuntiva dei principali modi propagativi nelle bande VHF. A questi materiali ho aggiunto un articolo generale a suo tempo pubblicato sulla rivista Elettronica Flash e una breve introduzione alla tematica della selettività dei ricevitori che spiega perché sia opportuno effettuare alcune modifiche agli stadi di media frequenza (in particolare i filtri) delle radio per riuscire a dare meglio la caccia ai segnali più deboli e interferiti.
Ma ecco intanto la lista delle stazioni di Parigi, per i vostri viaggi con radio al seguito e come augurio per le rare - ma sempre possibili - aperture in E sporadico. L'hobby dell'FM DX può essere molto divertente, si svolge in pieno giorno, non richiede chissà quale attrezzatura ed è - famiglie permettendo - un ottimo passatempo vacanziero. I codici di quattro cifre esadecimali che vedete accanto ad alcune stazioni sono i rispettivi PI Codes del sistema RDS, Radio Data System, lo standard europeo che consente di trasmettere, attraverso una sottoportante del segnale, varie informazioni, come il nome della stazione, la tipologia dei programmi e altri codici tra cui il PI (Program Information). Per il DXer dell'FM è diventato molto importante poter decodificare, con l'aiuto di specifici software, queste informazioni, che aiutano a identificare anche i minimi sprazzi di segnale. I PI codes qui segnati non erano registrati o differiscono da quelli segnalati nelle liste del software RDSDX. La prossima volta proveremo ad approfondire questo aspetto, ma per il momento questo è un testo introduttivo che fornisce le prime indicazioni sui codici trasmessi con l'RDS.

  • 87.80 France Inter, Paris
  • 88.20 Générations/Paris Jazz (FE50)
  • 88.60 Méditeranée FM/Soleil (F230)
  • 89.00 RFI
  • 89.40 Libertaire
  • 89.90 TSF Jazz
  • 90.10 TSF
  • 90.40 Nostalgie
  • 90.90 Chante France
  • 91.30 Cherie
  • 91.70 Musique
  • 92.10 Le Mouv'
  • 92.60 Media Tropical
  • 92.80 Music Box
  • 93.10 Pays
  • 93.50 Culture
  • 93.90 Campus
  • 94.30 Orient
  • 94.80 RCJuive (F097)
  • 95.20 Ici et maintenant/Neo
  • 95.60 Courtoisie
  • 96.00 Skyrock
  • 96.40 BFM
  • 96.90 Voltage
  • 97.40 Rire
  • 97.60 Musique Beaumont Oise
  • 97.80 ADO
  • 98.00 Enghien FE52
  • 98.20 Radio FG
  • 98.60 R. Alfa
  • 98.80 Espace FM (FE41)
  • 99.00 Latina
  • 99.50 France Maghreb
  • 99.90 Sport FM
  • 100.30 NRJ
  • 100.70 Notre Dame
  • 101.10 Classique
  • 101.50 Nova (F22A, non FE44)
  • 101.90 FUN
  • 102.30 Oui FM (FE40)
  • 102.70 M FM (F225 non F845)
  • 103.10 RMC Info
  • 103.50 Europe2
  • 103.90 RFM (F212 non FE30)
  • 104.30 RTL
  • 104.7 Europe1
  • 105.10 FIP
  • 105.50 INFO
  • 105.90 RTL2
  • 106.30 FPP Paris Plurielle
  • 106.50 Alternative ?
  • 106.70 Beur FM (F229)
  • 107.10 Bleu IDF (F205)
  • 107.50 Africa 1 (FE93)




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01 aprile 2006

Stazioni mancate, stazioni impreviste

Sono tornato da una breve escursione parigina. Oltre a verificare che la stazione Internet Paris Live Radio non ha per niente attivato la sua frequenza delle onde medie, i 963 kHz, e si deve quindi accontentare del solito stream Internet, avevo anche compilato una lista di stazioni FM ascoltate con il fedele Sangean modificato dalla mia stanza d'albergo, ma per dabbenaggine non l'ho trascritta sul computer... Bella cretinata, ma bisogna anche dire che la lista non si discostava per niente (se non per qualche piccolo dato sui PI Code) da quella allegata a un programma software prezioso per chi ama ascoltare le stazioni FM con metodo (e un po' di attrezzatura in più), puntando sui modi propagativi che consentono ai segnali di percorrere distanze inimmaginabili anche su queste frequenze. Il programma, RDSDX si trova a questo indirizzo e permette di decodificare sul personal computer i codici identificativi trasmessi con il sistema RDS, o Radio Data System. Con RDSDX vengono fornite anche le liste di emittenti FM per molte nazioni, curate dai collaboratori del sito UKWTV.DE. Nella sezione FMlist di quest'ultimo è possibile accedere (registrandosi o entrando come "guest") a una lista online di stazioni FM ordinate per paese o all'area di download per prelevare le country list (simili a quelle di RDSDX) in formato PDF.
Di che cosa stiamo parlando? Di FM DX, ovvero di ascolto FM a lunga distanza. Una modalità propagativa un po' anomale perché può mescolare segnali rifratti dalla ionosfera - in particolare attraverso uno strato molto intenso e evanescente, l'E sporadico, che si forma nei mesi tardo-primaverili estivi a una quota grossomodo corrispondente allo strato E (un centinaio di km al massimo) - e segnali che invece percorrono "condotti" propagativi nella troposfera, la quota dei fenomeni meteorologici, attraverso fenomeni di inversione termica che determinano improvvisi mutamenti dell'indice di rifrazione dell'aria. In condizioni di propagazione FM "tropo", il segnale nella banda degli 88-108 MHz reagisce in presenza del diverso indice di rifrazione con una improvvisa curva, come se incontrasse un ostacolo fisico. E può rimbalzare a terra percorrendo una distanza inattesa (come se fosse stato ripetuto da una antenna in alta montagna), o addirittura proseguire coi rimbalzi tra uno strato di inversione termica e un altro, fino a percorrere, come in una tubatura, diverse centinaia, se non migliaia di chilometri. Niente male, in ogni caso, per segnali che teoricamente facciamo fatica a sentire se l'antenna trasmittente cittadina è nascosta dal palazzo davanti a casa nostra. Con l'inizio di aprile siamo ormai in apertura di stagione dell'FM DXing, un tema che vede impegnati molti appassionati in Europa e in Italia. Intanto accontentatevi di queste anticipazioni, poi vedremo di approfondire in questi giorni.


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30 marzo 2006

L'altra faccia delle onde corte


C'è tutto un mondo di comunicazioni sulle onde corte che sfugge completamente al normale ascoltatore. Mi riferisco al traffico non broadcast o, come si dice in gergo, "utilitario", a supporto di varie attività professionali e di pronto intervento, in campo civile e militare. Si trova veramente di tutto anche se nel corso degli ultimi anni una parte significativa di certe attività di comunicazione si è spostata dalle onde corte terrestri ai satelliti in orbita bassa o geostazionari, su frequenze normalmente molto elevate o comunque fuori dal normale spettro HF.
Le comunicazioni utility sono, per loro natura, protette. Nel senso che anche quando avvengono "in chiaro", senza strati di crittatura aggiuntiva, le varie leggi nazionali di solito proibiscono se non l'ascolto (che può essere casuale, specie se si utilizzano ricevitori a copertura continua, non limitata cioè alle sole bande broadcast), sicuramente la divulgazione dei contenuti. Per certi versi, insomma, io non dovrei stare a scrivere quello che scrivo. Nella realtà dei fatti, a fronte del traffico utility c'è anche una fiorente attività di monitoraggio amatoriale, o utility DXing esplicitamente riconosciuto dagli stessi operatori delle stazioni, che a volte confermano i rapporti di ricezione di servizi formalmente "segreti" o "proibiti". Il grosso delle comunicazioni sorvegliate è di tipo punto-punto o punto-multipunto (network), ma nel caso di servizi come quelli di radionavigazioni (leggi, radiofari) il modello è più simile al broadcast. Quello che conta è che per svariati motivi le modalità di comunicazione utilizzate sono sempre meno quelle tradizionali o vocali (fonia) e sempre di più in modalità grafico-testuale (dati digitali). Per monitorare queste ultime - e qui trovate un bel catalogo di modi digitali - la radio non basta: occorrono strumenti di decodifica di modulazioni tipicamente digitali (la più basilare di tutte prevede per esempio di assegnare ai bit un valore di frequenza o di fase e trasmettere, alternandoli, tali valori). Questa decodifica oggi viene implementata soprattutto in chiave software, su piattaforma PC.
Anche questi modi si sono molto evoluti, nel tentativo da un lato di incrementare la capacità trasmissiva (data throughput), dall'altro di combattere i fattori negativi della propagazione ionosferica, che può influire molto sulla leggibilità delle codifiche. L'altro giorno cercavo informazioni sui nuovi standard usati dalla NATO alcuni dei quali vengono riassunti in questa bella pagina canadese. Queste modalità richiedono di solito modem dedicati e costosi, ma programmi come Skysweeper possono decodificarli con la classica Soundblaster. Navigando un po' sono arrivato sul sito di una rivista specializzata, Signal (disponibile anche una newsletter elettronica) che pubblica tra l'altro un articolo sulle comunicazioni digitali militari in Italia e le ricerche sul software defined radio in questo campo (tra le aziende coinvolte c'è ovviamente Selex Communications, nuovo nome di Ote/Finmeccanica dopo le precedenti joint venture con Marconi). E' un bell'articolo che cita tra gli altri alcuni progetti SDR Nato come il Joint Tactical Radio System, o http://www.globalsecurity.org/military/systems/ground/jtrs.htm. Altre fonti interessanti sui nuovi modi digitali e il SDR militare sono la rivista Army Communicator, il SDR Forum e molti siti dei costruttori di apparati come Rockwell Collins o Harris RF Comm.


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28 marzo 2006

Ascolta l'eclisse

Il temporaneo crepuscolo di una eclisse di sole non rappresenta solo l'occasione di godersi un grande spettacolo naturale. Proprio perché con l'oscurità scattano determinati meccanismi propagativi ionosferici, una eclissi si può anche "ascoltare" via radio. Il passaggio dell'ombra lunare impatta in particolare sullo strato D della ionosfera, quello più basso, che in condizioni di insolazione normali tende a bloccare le onde radio sotto i 2 MHz. In genere lo strato D si attenua con una certa rapidità quando la radiazione solare diminuisce. Tanto rapidamente che anche il veloce passaggio di una eclisse può dar luogo a veri e propri fenomeni di propagazione da linea d'ombra, anche sulle frequenze delle onde medie.
L'eclisse solare di domani raggiunge la totalità sull'Africa e la Turchia, intorno alle 11 UTC (l'una del pomeriggio in Italia). L'area favorita è il meridione d'Italia (a Roma il disco solare sarà coperto del 40% circa) ma la geometria propagativa dovrebbe consentire di avvertire il fenomeno, magari affievolito, anche nel nord. Che cosa ci si può aspettare di ascoltare durante una eclisse? Molto dipende dalla posizione di chi ascolta rispetto alla totalità del fenomeno. L'ombra della luna contribuisce ad attenuare lo strato D, ma solo una area ristretta. Per tutti gli altri il sole è bello alto sull'orizzonte e lo strato D perfettamente integro. Ricordo per esempio l'ultima eclisse totale sulla Germania, cinque o sei anni fa se non sbaglio. In quel caso l'effetto si fece sentire su alcune emittenti tedesche e francesi sulle onde medie basse. Stazioni che senza l'eclisse non sarebbero mai arrivate. Con l'eclisse di domani ci sono meno chances sulle medie semplicemente perché ci sono meno trasmettitori dislocati lungo il corridoio percorso dall'ombra, ma qualche tentativo si può fare (penso a certi trasmettitori egiziani, per esempio, ma non mi stupirei se nel sud Italia fossero segnalati trasmettitori del Mediterraneo orientale, come Cipro). L'eclisse ha effetto anche sulle onde corte e chissà che il Benin o il Bourkina Faso (5025 e 5030 kHz) non possano "bucare" gli strati più bassi della ionosfera e farsi sentire. Per seguire l'andamento del fenomeno il sito Spaceweather.com ha allestito una bella animazione che illustra chiaramente le zone di totalità e di copertura parziale del disco solare.

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27 marzo 2006

Dalle steppe alle stelle


C'è un bel reportage dal Turkmenistan sull'ultimo numero, il 492, di D di Repubblica (accesso gratuito previa registrazione), il femminile allegato ogni sabato al quotidiano. Forse un po' di parte e più sarcastico che ironico. Ma per molti buoni motivi. La grande nazione dell'Asia centrale ex sovietica non ama i giornalisti e l'autore del pezzo, non firmato, si è introdotto in incognito, sbarcando con tutta probabilità sulle coste del Caspio dall'Azerbaijan, percorrendo una rotta che Lev Nussinbaum, l'Orientalista dell'omonimo libro di cui vi ho già detto, fece per sfuggire ai primi segni della rivoluzione bolscevica.
Se il tono dell'articolista è sarcastico, buona parte del merito va al clima da brutta operetta orwelliana, di stampo prettamente nordcoreano, che il padre padrone della nazione "indipendente", Saparmurat Niyazov, è riuscito a imporre dal 1991, data del passaggio di consegne da Mosca alla nuova corte di Ashkabad. Un signore di studi tecnici ( lavorava in una centrale elettrica) e di livello politico-culturale che lo avvicina pericolosamente (per noi) a certi bei tomi di casa nostra. Un parvenu di un potere esercitato con arrogante bonomia, al punto da cambiare i nomi dei mesi con quelli dei parenti e mediato dall'immancabile, in questi casi, libretto teorico-catechistico abborracciato in fretta e reso obbligatorio nelle scuole. Un "vangelo secondo me" che predica la falsa pace universale del dissenso imbavagliato e si intitola Ruhnama (l'illuminato Turmenbashi, Signore dei Turkmeni, ha pensato bene di farlo tradurre in italiano sul sito governativo). Da anni, il presidente Niyazov, eletto ovviamente da una maggioranza del 99,9% di adoranti elettori, troneggia in doppiopetto blu e cravatta a pallini (!), come un gangster della steppa, nelle statue dorate e nelle gigantografie appese in ogni centro abitato.
Il viaggiatore di D descrive una nazione vasta (12 volte la Svizzera) e poco popolosa (meno di 5 milioni di abitanti), che non riesce ad affrancarsi dal delirio di onnipotenza di un dittatore che ha costretto migliaia di concittadini alla fuga. C'è chi per studiare (per davvero, visto che le scuole non funzionano e il
Grande Capo ha pensato bene di togliere dagli ospedali medici e infermieri e sostituirli con militari) se ne va in Kyrgyzstan, che non deve essere proprio il paradigma di una democrazia parlamentare di stile anglosassone. Ma nessuno rientra per far valere i l diploma: dal 1993, le lauree conseguite all'estero non valgono, in Turkmenistan, la carta su cui sono stampate.
E' un ritratto tragicomico, tristemente familiare visto il clima di quella regione, che tuttavia non intacca il senso di fascino che promana, almeno sulla carta, dalle sue steppe, dai suoi deserti montuosi. Il fascino dell'Asia millenaria e guerriera, degli invasori e delle carovane verso la Cina. Un territorio gigantesco diventato di colpo strategico in chiave purtroppo molto moderna, in virtù dei suoi primati energetici (il Turkmenistan è un serbatoio di gas naturale che non ha certo reso ricchi gli sfortunati abitanti) e militari.
Anche da questa nazione le onde radio ci portano suoni e impressioni degne di un viaggio virtuale. Due le frequenze delle onde corte, anzi delle bande tropicali (il Turkmenistan tropicale non è ma quando le fasce geografiche assegnate da Ginevra alle frequenze delle onde corte "basse, tra i 120 e i 60 metri, le repubbliche sovietiche ci finirono dentro e là rimasero). Entrambe storiche, perché ereditate dai tempi di Mosca: 4930 e 5015 kHz. Su quest'ultima, viene segnalato un breve notiziario in inglese ogni giorno verso le 15.00 UTC. Non è un orario molto compatibile con la stagione primaverile e estiva, su queste frequenze i segnali sono nemici del sole pomeridiano e senza una buona antenna e condizioni di ricezione ottimali (niente rumori elettrici), non si può sentire granché. Le cose migliorano dopo il tramonto, oppure durante la stagione tardo autunnale, quando 5015 rivaleggia, per intensità, nella prima sera, con alcune stazioni africane. I DXer europei segnalano anche, raramente, il trasmettitore sulle onde lunghe, 279 kHz, ma la preda è quanto mai difficile. Ho un paio di clip, dai 5015 kHz registrati nel tardo pomeriggio qualche settimana fa e da 4930, registrata ieri col sole ancora alto, ma nella location di L'Ago, l'oasi di silenzio elettrico dove scappo ogni tanto per poter accendere la radio.


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DRM, locale o internazionale?

A proposito di DRM, Digital Radio Mondiale (è una precisazione utile per chi magari ha fatto con Google una ricerca sul Digital Rights Management: non stiamo parlando di questo) Andrea Russo mi manda un commento molto sensato, che riporto paro paro. Andrea mi chiede anche se a mia conoscenza esiste un software per PC per la decodifica di IBOC. Rispondo di no, a mia conoscenza il sistema IBOC non prevede, ancora, decoder basati sul normale hardware del pc. Un po' perché Ibiquity, l'inventore, sembra essere più gelosa delle sue tecnologie, un po' perché la banda base, soprattutto in FM potrebbe essere troppo estesa per gli ingressi Sound Blaster, soprattutto per l'IBOC su FM.
La sensazione di Andrea, è che anche DRM interessi i broadcaster più sul piano delle copertura locale dei territori e non come reale alternativa alle onde corte analogiche internazionali (ricorderete le obiezioni sollevate a proposito della propagazione ionosferica del digitale e dei suoi effetti sulle condizioni di ascolto). In questo senso il DRM diventerà a tutti gli effetti uno standard di radiofonia digitale locale, eventualmente con il supporto di trasmissioni analogiche (che però - aggiungo io - fanno fatica a convivere con il segnale digitale, a meno di non inventarsi una regolamentazione diversa).

«Lavorando ormai da quasi un anno allo sviluppo di Dream ho maturato una serie di idee e pareri su cosa sarà il reale utilizzo del DRM. Prima di tutto ho notato che la visione che hanno i broadcasters è totalmente diversa da quella che abbiamo noi radioascoltatori. Ricordo ad esempio che al meeting dall'AIR a Bologna ho incontrato gli speakers di Voce del Mediterraneo insieme al direttore dei programmi, la cosa che mi ha stupito a quel tempo è che gli speakers erano degli attori professionisti che di “tecnica della radio” non sapevano proprio niente e così mi e' sembrato anche il direttore dei programmi.
«Recentemente il chief manager della BBC, che cura le sperimentazioni del DRM, ha definito la ricezione della BBC in Italia in DRM dal trasmettitore in Norvegia con 50 Kw di potenza (segnale che arriva con sio 444) una ricezione dx. Io l'ho corretto e lui mi ha risposto dicendo che intendeva dire che le attuali trasmissioni della BBC non sono nell'intenzione dirette fino all'Italia, ma solo a coprire il Regno Unito. In pratica la trasmissione in onde corte, e specialmente in DRM, è vista come una trasmissione indirizzata a un'area molto più ristretta di quella che noi pensiamo: una nazione e poche aree confinanti. Chi pratica radioascolto a questo punto si chiede... "ma a che scopo ?". Una traccia più chiara dello scopo è delineata da una presentazioe del drm (e drm+) fatta dalla BB, le sui slides sono reperibili in rete in formato PDF.
«A mio avviso lo scopo sarà utilizzare le onde corte per spalmare un segnale in modo più o meno omogeneo in un territorio in modo da coprire le zone di ombra presenti, o le zone collinari o montuose dove installare una rete di piccoli trasmettori in FM è più costoso. A questo punto i ricevitori, che utilizzeranno le informazioni AFS (Alternative Frequencies Signalling) presenti tra i dati trasmessi con il segnale DRM (con l'RDS in FM e con il DAB) che elencano tutte le frequenze in tutte le possibili madalità di trasmissione disponibili dell'emittente, sceglieranno automaticamente la frequenza con la migliore qualità presente in quel momento nella zona.
«Quindi la visione dei buchi di ricezione del DRM quando il segnale non è buono non è in realtà una cosa che preoccupa chi adesso sta lavorando al DRM perché ci sarà quasi sempre un segnale alternativo FM, DAB (o al limite AM analogico) che permetterà una ricezione continua. In un certo senso è la conferma che l'interesse per le trasmissioni dirette verso l'estero non c'è più o comunque ha una importanza relativa.»


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Morte non accidentale di una antenna


Davvero impressionante la ripresa della distruzione del parco antenne della Playa de Pals, l'ex impianto di Radio Free Europe in Catalunya. Un breve filmato può essere osservato qui su YouTube (tnx A. Borgnino). Ricordiamo che il sito era stato utilizzato fin dagli anni Cinquanta, ma era andato in pensione agli inizi del millennio, con il venir meno delle necessità radiopropagandistiche verso l'Europa dell'Est. E' stato fatto saltare in aria qualche giorno fa, con grande risonanza in Spagna e altrove.

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Una voce (povera) in meno

Vi ricordate di Raghav Mahto, il proprietario della baracchetta di riparazioni elettriche del villaggio indiano di Mansoorpur e della sua micro stazione comunitaria? Radiopassioni ne ha parlato tempo fa (vedi Radio, ma per davvero). Beh, la notorietà internazionale non gli ha portato fortuna. Ieri, domenica, le autorità hanno chiuso di forza Radio Raghav FM Mansoorpur 1 per violazione delle leggi vigenti. Raghav non ha mai avuto la licenza, concetto che del resto ignorava. Di farne regolare richiesta, al momento non se ne parla. Alla agenzia Indo-Asian News Service, che lo ha intervistato, Raghav ha dichiarato: «Non me la potrei permettere. Non guadagno abbastanza per curare mio padre, malato di cancro, figuriamoci acquistare una licenza di trasmissione in FM.» Raghav dice di essere disposto a tornare on air anche subito, se il governo locale o i suoi ascoltatori lo aiutassero. L'agenzia riferisce che gli abitanti del villaggio hanno protestato molto perché Radio Raghav trasmetteva, gratuitamente, musica e molte informazioni utili sulle iniziative anti-AIDS e su altre attività locali. Una vicenda che solleva parecchie questioni, politiche e giuridiche, su che cosa significa accesso a una risorsa condivisa.


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25 marzo 2006

Effettivamente, Afghanistan

Dopo numerose segnalazioni nelle ultime settimane è arrivato anche a me il segnale di Radio Solh (Pace) Bagram dall'Afghanistan. Dopo le prime notizie fornite da Jari Savolainen in Finlandia, che aveva identificato la stazione verso tra le 16 e le 17 UTC avevo notato un tip proveniente addirittura dall'Argentina, da Arnaldo Slaen, che segnalava un tentativo di Solh a in un orario che mi sembrava poco probabile, le 01.25 UTC (l'alba o il mattino presto in Afghanistan). E invece Slaen doveva aver ragione perché ieri sera, dopo le 23.10 UTC su 9345 arrivava una trasmissione di musica tipica, no stop, dell'Asia centrale. Brani davvero molto belli che possono essere ascoltati in MP3 cliccando qui o anche qui.L'annuncio ci ha messo un'ora e venti ad arrivare, ma è molto chiaro: Radio Solh Bagram. Se sentite qualche interferenza potrebbe essere una stazione coreana.
La nazione più travagliata e sofferente dell'Asia centrale ha avuto in passato un servizio per l'estero e uno interno sulle onde corte e le bande tropicali ma tra invasione sovietica, guerra civile, incubo talebano e successiva invasione americana le possibilità di ascoltarla direttamente si sono ridotte enormemente. L'ultimo segnale sulle onde corte prima di War on terror era una trasmissione dei talebani, nemici della musica e del sorriso. Un trasmettitore dalla modulazione atroce che ogni tanto veniva segnalato in Europa, intorno ai 7 MHz (7050-90 se non ricordo male, oltretutto la frequenza era alquanto instabile). Con la guerra degli USA è arrivato il Commando Solo, con le sue trasmissioni di "psyop", guerriglia psicologica diffuse a bordo di un aereo C130 trasformato in una stazione radio con le ali (qui c'è una storia interessante di quella fase di psyop). Gli americani si stabilirono poi a Bagram, una base aerea a nord di Kabul che era stata usata anche da russi. E lì impiantarono un trasmettitore che in teoria dovrebbe essere quello che ho ascoltato. Radio Solh dopo i voli di Commando Solo era stata ripetuta anche da trasmettitori nel Kuwait e negli Emirati Arabi. Nel corso di questi ultimi anni nel paese è sorto un piccolo gruppo di emittenti locali, comunitarie, che trasmettono in FM e onde medie (ecco una lista curata da DXing.info). Qui c'è un rapporto abbastanza recente sulla situazione dei media da quelle parti. E' ancora una stazione completamente controllata dai militari? Difficile che non sia così se davvero le facilities sono ancora nella base. Il documento sulle psyops qui citato descrive in modo esplicito il momento in cui Radio Solh è stata trasformata in una operazione terrestre, con tre frequenze in onde corte da Bagram e Kandahar, 9325, 9345 e 9365 kHz. Quindi tutto lascia pensare che i 9345 di adesso facciano ancora parte della Special Operation Systems B, anche se da quelle parti c'è' una stazione comunitaria che si chiama più o meno nello stesso modo e che gli americani supportano. Ora che il segnale arriva così bene salteranno fuori dettagli e magari conferme, sicuramente sarà possibile approfondire il tema.



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24 marzo 2006

IBOC e DRM, un parere da Cuba

Continua a occupare le caselle di posta dei frequentatori delle mailing list americane la discussione sulla radio digitale HD, anche perché recentemente il capo della FCC ha fatto pubblicamente sapere che è arrivato il momento di ufficializzare le cose e di considerare lo standard IBOC come mainstream, autorizzando le stazioni in onde medie a usarlo anche dopo il tramonto. E' la notizia che i DXer paventavano perché con l'oscurita il rumore digitale dell'IBOC rischia di compromettere seriamente la ricezione delle normali stazioni analogiche distanti.
Al dibattito sta partecipando anche Arnaldo "Arnie" Coro, radioamatore cubano piuttosto noto nell'etere per il suo programma per DXer trasmesso da Radio Habana Cuba. DXers Unlimited dovrebbe essere trasmesso il martedì e il sabato alle 21.10 UTC sulle frequenze di RHC in inglese (9505 e 11760 kHz secondo il British Dx Club con l'aggiunta di 13660 e 13750 kHz secondo il sito di RHC, tutti dati che comunque potrebbero cambiare il 26 marzo). Coro ha scritto due o tre cose molto semplici l'altro giorno e mi piace riportarle qui perché arrivano da chi dovrebbe essere un outsider rispetto all'economia di mercato e alle sue problematiche. I fautori di IBOC e DRM sembrano dimenticare, afferma Coro, che la questione radio digitale è un problema a tre teste: ingegnerizzazione, marketing e accettazione da parte del mercato. Sulle due ultime teste sono stati commessi formidabili errori. Coro racconta di aver partecipato a dimostrazioni pubbliche del DRM in Sud Africa, su segnali provenienti dall'Europa. Condizioni propagative ottime, ricorda Coro, qualità davvero simile all'FM. Ma in certi momenti, se il segnale non era abbastanza intenso, la decodifica si interrompeva e dall'altoparlante usciva solo un desolante silenzio. Qualcosa, sottolinea Coro, che l'ascoltatore delle onde corte non è disposto ad accettare. Puoi perdere qualche parola nelle selle del fading o per colpa di qualche scarica, ma interi minuti di silezio totale? Chiunque risponderebbe che in quel caso è meglio spegnere la radio. Definitivamente. Non a caso, osservano i colleghi di Coro, IBOC è un sistema ibrido che "innesca" il vecchio segnale analogico quando il digitale subisce dei contrattempi. Sul fronte dell'onda di cielo, dicono in molti, gli standard digitali finiranno per rompersi le corna: la propagazione ionosferica sarebbe semplicemente incompatibile con una modulazione digitale applicata alla voce (per i dati, naturalmente, le condizioni sono diverse). Il fatto che la voce sia di buona qualità quando sia possibile decodificarla, non basta a compensare il problema di un contenuto che viene a mancare del tutto quando la decodifica salta completamente (e nel caso dell'IBOC bastano pochi decibel di qua o di là dalla soglia della normalità). Trasmettete pure in digitale via satellite o su scala strettamente locale, ma se volete fare affidamento sull'allargamento di un bacino d'ascolto via skywave... Beh, scordatevi del digitale.
Un altro punto fondamentale posto da Coro è quello della non disponibilità di ricevitori. Uno potrebbe anche dire che la stessa carenza aveva caratterizzato i primissimi tempi della radio analogica, 85 anni fa. Ed è vero, allora la radio era un privilegio di pochi autocostruttori e di benestanti in grado di acquistare i primi apparecchi. In questo caso, si chiede Arnie, non si capisce perché il consorzio DRM faccia pagare anche al singolo ascoltatore il software per la ricezione su computer (software che esiste anche in forma gratuita , ma solo per iniziativa di pochi volonterosi programmatori open source).


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