26 giugno 2006

Friedrichshafen, prime impressioni

Ecco il reportage di Andrea Borgnino, reduce della fiera radiantisca di Friedrichshafen, sulle rive tedesche del lago di Costanza, l'evento più importante a livello continentale. Il salone si è tenuto dal 23 al 25 giugno. Grazie di cuore al nostro corrispondente. Potete trovare il suo testo e le fotografie sul sito di Andrea:

Il prodotto più visibile ed innovativo dell'edizione 2006 della Fiera di Friedrichshafen è stato di sicuro l'ormai noto SDR-1000, il ricetrasmettitore in tecnologia SDR (Software Defined Radio) prodotto dall'americana FlexRadio. In più stand la radio veniva presentata e "vivisezionata" e per mostrare al pubblico le potenzialità di questo prodotto e del software open source PowerSDR. Da segnalare la presenza alla fiera di Gerald Youngblood K5SDR, il papà dell'SDR-1000 che ha tenuto due affollatissime conferenze sul mondo Sdr. Di fianco a questo prodotto erano presenti in fiera anche delle vere novità nel campo Sdr. Da segnalare il ricevitore hF SDR-X realizzato da Giuliano I0CG e prodotto dalla WoodBox Radio (gestita da Giuseppe IK3VIG che importa in Italia il FlexRadio) che sfrutta al massimo la potenza del software WinRad utilizzando un ottimo stadio preselettore rf.
Sempre nel campo Sdr era presente l'italiana Elad che mostrava al pubblico il nuovo trasmettitore SDR FDM-77 (0 – 50 Mhz – 5 watt di potenza) che va ad affiancare il già noto ricevitore HF FDM-77 e un interessante convertitore che permette di trasformare un qualsiasi ricevitore con media frequenza a 455 Khz o 10.7 mhz in vero box SDR generando i due canali I/Q da mandare alla scheda audio.
Allo stand dell'inglese Waters & Stanton era poi in vendita e in esposizione il Kit del Softrock ver. 6.0 che permette di realizzare un potente ricevitore SDR in 40 e 80 metri con la spesa di poche decine di euro.
L'AOR ha presentato invece il primo ricevitore SDR "senza computer", si tratta del AR-Alpha definisto "Stand Alone Software Radio Receiver". Riceve da 0 a 3 Ghz, in ogni modalità, ed è dotato di uno grosso schermo LCD per la visualizzazione della banda e dei segnali Tv. Sempre AOR ha presentato un ricevitore professionale "black box" (da controllare via pc) da 25 MHz a 3 GHz con uscita IF. Nel mondo delle radio da collegare il Pc da segnalare poi lo stand l'australiana WinRadio con i modelli gia noti WR-G303i e WR-G303e.
Era presente in fiera anche la Eton che ha annunciato nei prossimi mesi una versione europea del nuovo ricevitore a onde corte ETON E1 che sarà dotato anche di un modulo per la ricezione del signali digitali Dab. In uno spazio del padiglione B2 era presente anche Claudio Re della Sistel che presentava il ricevitore/test set SDR CiaoRadio H101 e un nuovo modello di loop magnetico a banda larga (100 khz - 30 Mhz) da accoppiare con il CiaoRadio.
L'ultima segnalazione nel campo dei ricevitori è quella del DRM-40, prodotto dalla Sangean e disponibile sul mercato a partire da Ottobre (prezzo circa 300 Euro). Questa radio è il primo modello di ricevitore DRM/DAB/FM/AM per gli utenti "finali" ed era a disposizione a Friedrichshafen dei visitatori per le prime prove d'ascolto nello stand "Digital Radio". Per le prove di ascolto era stata attivata anche una stazione speciale sui 25980 kHz che trasmetteva dalla fiera i segnali di SWR.
Per quanto riguarda invece le radio "vere" che non hanno bisogno del personal computer per le demodulazione dei segnali le principali novità arrivano dalla Yaesu e della Hilberling. La casa giapponese ha presentato a Friedrichshafen il nuovo FT-2000 che sarà il sostituto nel noto FT-1000 e che prende comunque alcune forme e caratteristiche del prodotto top FT-9000 (tre filtri roofing da 3/6/15 kHz e front end è dotato del VRF Variable RF Tuning). Lo stand della società tedesca Hilberling ha visto invece una vera e propria folla per la presentazione del primo ricetrasmettitore HF/50 MHz realizzato completamente in Germania. La radio si chiama PT-8000A ed è realizzata con cura e standard quasi militari, è dotata di due ricevitori indipendenti e un trasmettitore da ben 600 watt a mosfet. In ricezione usa un misto di tecnologia Dsp e analogica con un front end dotato di 8 filtri di roofing e 40 filtri a cristallo a 16 poli. Visto dal vivo è veramente bello e costruito da dio, e penso che può diventare un vero concorrente di Icom e Yaesu (il suo prezzo non è stato confermato ma dovrebbe essere intorno ai 6000 euro.


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Friedrichshafen, prime impressioni

Ecco il reportage di Andrea Borgnino, reduce della fiera radiantisca di Friedrichshafen, sulle rive tedesche del lago di Costanza, l'evento più importante a livello continentale. Il salone si è tenuto dal 23 al 25 giugno. Grazie di cuore al nostro corrispondente. Potete trovare il suo testo e le fotografie sul sito di Andrea:

Il prodotto più visibile ed innovativo dell'edizione 2006 della Fiera di Friedrichshafen è stato di sicuro l'ormai noto SDR-1000, il ricetrasmettitore in tecnologia SDR (Software Defined Radio) prodotto dall'americana FlexRadio. In più stand la radio veniva presentata e "vivisezionata" e per mostrare al pubblico le potenzialità di questo prodotto e del software open source PowerSDR. Da segnalare la presenza alla fiera di Gerald Youngblood K5SDR, il papà dell'SDR-1000 che ha tenuto due affollatissime conferenze sul mondo Sdr. Di fianco a questo prodotto erano presenti in fiera anche delle vere novità nel campo Sdr. Da segnalare il ricevitore hF SDR-X realizzato da Giuliano I0CG e prodotto dalla WoodBox Radio (gestita da Giuseppe IK3VIG che importa in Italia il FlexRadio) che sfrutta al massimo la potenza del software WinRad utilizzando un ottimo stadio preselettore rf.
Sempre nel campo Sdr era presente l'italiana Elad che mostrava al pubblico il nuovo trasmettitore SDR FDM-77 (0 – 50 Mhz – 5 watt di potenza) che va ad affiancare il già noto ricevitore HF FDM-77 e un interessante convertitore che permette di trasformare un qualsiasi ricevitore con media frequenza a 455 Khz o 10.7 mhz in vero box SDR generando i due canali I/Q da mandare alla scheda audio.
Allo stand dell'inglese Waters & Stanton era poi in vendita e in esposizione il Kit del Softrock ver. 6.0 che permette di realizzare un potente ricevitore SDR in 40 e 80 metri con la spesa di poche decine di euro.
L'AOR ha presentato invece il primo ricevitore SDR "senza computer", si tratta del AR-Alpha definisto "Stand Alone Software Radio Receiver". Riceve da 0 a 3 Ghz, in ogni modalità, ed è dotato di uno grosso schermo LCD per la visualizzazione della banda e dei segnali Tv. Sempre AOR ha presentato un ricevitore professionale "black box" (da controllare via pc) da 25 MHz a 3 GHz con uscita IF. Nel mondo delle radio da collegare il Pc da segnalare poi lo stand l'australiana WinRadio con i modelli gia noti WR-G303i e WR-G303e.
Era presente in fiera anche la Eton che ha annunciato nei prossimi mesi una versione europea del nuovo ricevitore a onde corte ETON E1 che sarà dotato anche di un modulo per la ricezione del signali digitali Dab. In uno spazio del padiglione B2 era presente anche Claudio Re della Sistel che presentava il ricevitore/test set SDR CiaoRadio H101 e un nuovo modello di loop magnetico a banda larga (100 khz - 30 Mhz) da accoppiare con il CiaoRadio.
L'ultima segnalazione nel campo dei ricevitori è quella del DRM-40, prodotto dalla Sangean e disponibile sul mercato a partire da Ottobre (prezzo circa 300 Euro). Questa radio è il primo modello di ricevitore DRM/DAB/FM/AM per gli utenti "finali" ed era a disposizione a Friedrichshafen dei visitatori per le prime prove d'ascolto nello stand "Digital Radio". Per le prove di ascolto era stata attivata anche una stazione speciale sui 25980 kHz che trasmetteva dalla fiera i segnali di SWR.
Per quanto riguarda invece le radio "vere" che non hanno bisogno del personal computer per le demodulazione dei segnali le principali novità arrivano dalla Yaesu e della Hilberling. La casa giapponese ha presentato a Friedrichshafen il nuovo FT-2000 che sarà il sostituto nel noto FT-1000 e che prende comunque alcune forme e caratteristiche del prodotto top FT-9000 (tre filtri roofing da 3/6/15 kHz e front end è dotato del VRF Variable RF Tuning). Lo stand della società tedesca Hilberling ha visto invece una vera e propria folla per la presentazione del primo ricetrasmettitore HF/50 MHz realizzato completamente in Germania. La radio si chiama PT-8000A ed è realizzata con cura e standard quasi militari, è dotata di due ricevitori indipendenti e un trasmettitore da ben 600 watt a mosfet. In ricezione usa un misto di tecnologia Dsp e analogica con un front end dotato di 8 filtri di roofing e 40 filtri a cristallo a 16 poli. Visto dal vivo è veramente bello e costruito da dio, e penso che può diventare un vero concorrente di Icom e Yaesu (il suo prezzo non è stato confermato ma dovrebbe essere intorno ai 6000 euro.

Stop the SDR press

Andrea B. è appena tornato dalla mitica fiera di Friedrichshafen. Il suo primo reportage fotografico è già online qui. Andrea mi dice che ovviamente il Software Defined Radio l'ha fatta da padrona, con parecchie novità dall'Italia. WoodboxRadio ha presentato la sua nuova radio stand alone, basata su un progetto di DDS (sintetizzatore digitale) di Giuliano I0CG. In esposizione anche i primi ricevitori commerciali DRM che dovrebbero essere a disposizione del pubblico a partire dal prossimo autunno. Altri dettagli a seguire.

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25 giugno 2006

Back to the noises

Avrei sperato di tornare con qualche notizia interessante dopo diversi giorni di silenzio, ma le cose non sono andate molto bene in questo finesettimana ligure. Il sonno ha avuto la meglio su una propagazione estiva bloccata non tanto dalle condizioni geomagnetiche quanto dalle scariche elettrostatiche (fulmini e saette), un marchio stagionale contro il quale non c'è alcun rimedio. Ho provato un po' di radiofari tra venerdì e sabato. Interessantissime, per la mia postazione, le condizioni verso le 23: arrivava il radiofaro di dublino, OE, su 316 kHz, una vera rarità - mai sentita prima - considerando che dalle isole britanniche arrivano pochissimi segnali. Molto più forte arrivava il non nuovo WTD Waterford su 368 kHz. Insomma, ero convinto che avrei ascoltato chissà cosa, e invece le scariche hanno coperto tutto e io non ho avuto più voglia di lottare contro le palpebre pesanti.
Durante la giornata, buona apertura televisiva con Belgio (E3), Ucraina, Romania nel primissimo pomeriggio. Alle 20.30, sprazzo di televisione in arabo sul canale E4, forse la Siria. Stamattina un po' di Spagna, RTVE1 su E2. Poi sparisce un po' tutto. Ero partito armato delle migliori intenzioni per la conferma di una recente segnalazione dall'Olanda: Cipro del Nord su 6150 kHz. L'avevano ascoltata con l'inno intorno alle 03 UTC, disturbata da Gene Scott della World University Network. Mi sono alzato a fatica verso le 03.20 ma da me arrivava solo Gene Scott. Non posso essere sicuro che Radio Bayrak chiuda per la domenica (che non è certo giorno di festa islamico). Se è attiva, prima o poi la si ribecca di nuovo, è sempre stata molto, molto elusiva.

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20 giugno 2006

Sat radio: E pluribus unum?


L'amico Maurizio Bertolino mi ha segnalato qualche giorno fa la recensione di un nuovo ricevitore portatile per la rete satellitare americana Sirius. Ormai il livello di integrazione e miniaturizzazione è tale da far tutto sommato sperare molto bene dalla tecnologia della radio digitale, anche via satellite. I segnali arrivano da lontano ma non dobbiamo più pensare a questo medium coma a un qualcosa di inevitabilmente statico e ingombrante. Quella di Sirius è una vera radiolina, che non richiede enormi antenne a padella e mille scatole e scatolotti.
Purtroppo a questi segnali positivi si aggiungono sintomi meno belli. Sono infatti sempre più insistenti le voci di una possibile fusione tra Sirius e il suo concorrente diretto Xm Radio. Ieri non l'ho scritto in modo esplicito, ma se si pensa ai movimenti che caratterizzano gli attuali e futuri scenari radiosatellitari europei e ai ruoli dei vari player tecnologici, questa fusione appare del tutto probabile. Ma per un mercato come quello americano, tradizionalmente nemico dei monopoli, è veramente strano immaginarsi una qualsiasi nicchia di pubblico servita da un solo operatore. InItalia è normalissimo che ci si masturbi per cinque anni con le finzioni sul decoder satellitare unico per aprire la strada a Murdoch come unico provider. Negli Stati Uniti la concorrenza tra Xm e Sirius ha finora contribuito al successo di una offerta il cui gradimento non era niente affatto scontato.
Ora la lista di discussione ABDX riporta una pagina Web piuttosto misteriosa. E' stata aperta per annunciare la Select Satellite Radio e si riferisce a un futuro ricevitore ibrido capace di ricevere entrambe le piattaforme Xm e Sirius, che sono per il momento incompatibili. Costruttore di questa radio sarà la società Interoperable Technologies, che guarda caso viene presentata come una joint venture tra Sirius e Xm. Dal punto di vista del consumatore non ci sarebbe nulla di male, anzi. Ma se ci pensate bene la cosa solleva inquietanti interrogativi sui reali motivi di questa convergenza e quindi sugli effettivi potenziali di una tecnologia che ha conquistato cuore e portafogli di una decine di milioni di abbonati. Un po' come nelle alleanze politiche elettorali, non è detto che la somma totale di Xm e Sirius messi insieme sia più grande delle due vecchie parti prese separatamente. Tra due contendenti si può sempre giocare sulla differenza di gusto tra due tipi di pubblico. E la pressione sui prezzi tende a mantenerli bassi. Senza un vero concorrente l'operatore unico potrebbe cedere alla tentazione e pretendere di più dai suoi abbonati. Insomma, l'eventuale fusione mi sembra un segno di debolezza, non di forza.

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19 giugno 2006

Spectrum management, meglio se aperto

Quante informazioni sul mondo wireless, da Open Spectrum! Il sito della omonima fondazione di diritto olandese con doppia sede in Olanda e a Praga è una miniera di notizie normalmente focalizzate sulle applicazioni informatiche. Ma è l'attenzione alla politica per la gestione dello spettro delle radio frequenze a interessare da vicino anche noi. Sapevate per esempio che l'UE starebbe per approvare in Europa l'uso di iTrip? iTrip è un microscopico trasmettitore FM che serve per usare l'autoradio per ascoltare la musica dell'iPod. Usarlo qui sarebbe vietatissimo perché non si può mica trasmettere musica in FM, nemmeno con un picowatt. Lo ha rivelato, secondo Open Spectrum, un quotidiano irlandese, The Post, discutendo a proposito di una conferenza sulle novità in materia di spectrum management promossa dall'OECD a Dublino il mese scorso.
Open Spectrum, come dice il nome, è una associazione no profit che cerca di promuovere in tutto il mondo l'allargamento dei segmenti di spettro non sottoposti a regime di licenza. Le frequenze radio sono, è vero, un bene collettivo e relativamente scarso (se confrontato alla virtualmente infinita banda trasmissiva della fibra ottica), ma esistono tecnologie capaci di garantire una gestione praticamente automatica di questa risorsa, facilitando l'uso dello spettro senza reciproche interferenze tra servizi o tra utenti di uno stesso servizio. Anche senza tirare in ballo certe tecnologie avanzate, Open Spectrum sostiene che la libertà d'uso delle frequenze radio porta sempre a ottimi risultati, sempre che non si finisca per prevaricare e togliere lo spazio agli altri.
E' un argomento toccato poche settimane fa dai miei colleghi di Nòva 24 con una bella apertura. A parte qualche confusione tra cognitive radio e software defined radio, la sostanza del discorso era in linea con i principi applicati da Open Spectrum: certe regolamentazioni troppo rigide, certe beghe come la quella che in Italia divide per esempio il Ministero della Difesa e quello delle Comunicazioni per l'uso di porzioni di frequenze sovrapposte a quelle "di proprietà" dei militari, dovrebbero essere una buona volta accantonate per il bene di tutti e la lotta al digital divide. Openspectrum fornisce una marea di documenti nelle notizie e nella sua sezione bibliografica.
Tra le segnalazioni buone, anzi ottime metto anche quella - segnalata anche sull'ultimo DXLD - di un testo di storia della radio, anzi del wireless, che sembra davvero tutta da leggere. Ho ordinato una copia sull'usato di Amazon e vi farò sapere. Il libro si intitola History of Wireless, di autori vari, ed è appena stato pubblicato da John Wiley and Sons.

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Effetto St. Louis. Fine della radio gratis?

Dopo altre tre importanti squadre di baseball americane, i St. Louis Cardinals stracciano il contratto con la stazione che trasmetteva da decenni le radiocronache delle sue partite. I Cardinals lasciano KMOX (una stazione in onde medie che si può sentire anche in Italia, con grande difficoltà) per KTRS 550, che in Italia non si sentirà mai e anche a St. Louis offre una pessima copertura con i suoi 5 kW contro i 50 di The Mighty KMOX. Un bellissimo pezzo del Wall Street Journal, che riporto qui anche se per questioni di copyright non dovrei, spiega perché. Il fatto è che da quando c'è la radio satellitare a pagamento e le radio via Internet, i tifosi hanno una alternativa, dicono i capi dei Cardinals. Peccato che uno di questi tifosi, Tom Murrell, intervistato dal WSJ dica che è uno schifo, che lui le cronache del baseball le sente dagli anni Sessanta e non ha mai dovuto sborsare una lira, che lui di tifosi che si siano abbonati al satellite di Xm Radio non ne conosce uno.
I numeri del mercato della radio satellitare dicono cose diverse, scrive il quotidiano finanziario, che di libero mercato se ne intende (a parte quando pensa che Silvio B. sia uno dei suoi più strenui paladini e un grande statista). Questo è solo l'inizio di un percorso di migrazione verso il pay per listen/view per molti tipi di contenuto che abbiamo sempre considerato gratuiti (o finanziati dalla pubblicità) per diritto naturale o magari divino. Succede con il baseball per gli americani. E con il calcio per noi, come dimostra la Coppa del mondo in Germania. Cambiano le palle, mazze e guantoni but there's still no such a thing as a free lunch, pal.

Hearing Red
Does Cardinals' switch to smaller station signal eclipse of free radio broadcasts?
By LARRY BOROWSKY
Special to THE WALL STREET JOURNAL
June 19, 2006

In April, in just the third game the St. Louis Cardinals played in their brand-new ballpark, they heard a strange sound drifting down from the stands. Booing. Aimed at the home team. St. Louis fans rarely boo the opposition, much less their own Cardinals. When the team got swept by the Boston Red Sox in the 2004 World Series, nary a catcall was heard at Busch Stadium. Instead, the crowd stayed after Game 4 to cheer the vanquished Cardinals and honor the celebrating Red Sox. So why did these famously loyal fans turn on the Cardinals during their new park's opening week? "It seems like a greed element has taken over," says lifelong Cardinal fan Tom Murrell. "There's a different mood. The owners have made some decisions that it seems they wouldn't have made in the past."
The Cardinals' new ballpark (the third to bear the Busch Stadium name) has brought spikes in the price of tickets, concessions, and parking -- unfortunate, but not terribly surprising. But Mr. Murrell says he's more upset about a different change of address: The Cardinals have moved down the radio dial from 50,000-watt KMOX, their flagship station since 1954, to 5,000-watt KTRS, whose signal sometimes barely reaches his home in Shiloh, Ill. -- all of 15 miles from Busch. "It's terribly irritating to lose that signal when we're so close," says Mr. Murrell, who says he's followed the Cardinals on radio since the early 1960s. "We're just right across the river." Few stations have ever been more closely identified with a team than KMOX was with the Cardinals. For more than half a century, "the mighty MOX" beamed Cardinal baseball throughout the Midwest, the Great Plains, and the Bible Belt, creating deep and long-lasting loyalties. Before the major leagues expanded into Texas, Colorado, Georgia and California, the Cardinals were the "home" team in those states -- and it was KMOX that made them so. But after losing money on a five-year deal that expired in 2005, KMOX offered a lower guarantee in renewal negotiations. KTRS, seeking to boost ratings in a market dominated by KMOX, wowed the Cardinals by offering the team a 50% ownership stake in the station.
And so the Cardinals became the third team this decade to dump a longtime flagship station: The Detroit Tigers left flagship WJR three years ago, while the Philadelphia Phillies departed WPHT in 2001. (The team returned in 2005.) Last month the Boston Red Sox sold their local radio rights for the next decade for an estimated $13 million a year, the largest such package ever sold. Under the terms of that deal, next season the majority of Red Sox games will move from hallowed WEEI to WRKO. All four organizations left clear-channel monoliths for lower-wattage stations, bringing in more revenue, but sacrificing reach. Why? "The flagship [radio] station is not as important to distribution as it was 20 to 30 years ago," says Cardinals president Mark Lamping. "If the only way our fans could follow the team was radio, we'd still be on KMOX. Knowing that there are alternative avenues of distribution was a very important consideration."
Those alternatives include MLB.com's Gameday Audio, which is streamed over the Internet, and XM Radio, a satellite service that has carried all major-league games since 2005. The Cardinals encouraged fans who couldn't pull in KTRS's signal to migrate to one of those platforms, even offering free portable XM receivers (which retail for about $150) to fans who signed up for a six-month XM subscription. But there's a key difference between those technologies and traditional radio: You have to pay to hear the games. And that has some Cardinals fans wondering if the seemingly sacred bond between free radio and baseball -- bound up with the mythology of summer nights and transistor radios smuggled under the covers -- is fraying in favor of a pay-to-listen model. "I don't know anyone who has bought one of those subscriptions," says Mr. Murrell. "It isn't worth the monthly fee just to listen to Cardinal games. Besides, why should I pay for something that by all rights I should reasonably expect to get free?" That's the general feeling among fans who grew up spinning the dial on a transistor radio, pulling in crackly, far-away broadcasts from all over the country. But more and more people are willing to pay for play-by-play. When XM Radio inked its deal with major-league baseball in November 2004, it had 2.5 million subscribers; by Opening Day 2005 it had 3.7 million. XM now has nearly 6 million customers, and a survey commissioned by XM found that 23% of new subscribers signed up primarily to hear baseball. MLB.com, meanwhile, sold 800,000 radio and TV packages in 2004 alone.
The new media, and the growing number of local TV broadcasts, are fragmenting baseball's audience. "Every local contract has now been greatly diluted," says David Pearlman, a former CBS Radio official who's the president of Lexington, Mass., media-consulting group Pearlman Advisors. That trend is driving away megastations like KMOX and drawing in "niche" stations like KTRS; if it continues, could it eventually drive baseball off the free airwaves entirely? "It is probably inevitable that baseball radio broadcasts will go to a 100% subscription model," says Larry Rosin, president of Somerville, N.J.-based Edison Media Research. "It might take five years, 10 years, 20 years -- but nothing can stop it. It will happen because there's too much money in it not to do it." From fans' point of view, that would be a familiar story: As recently as the early 1990s, "free" TV stations carried more than 80% of local broadcasts. Today, that share has dwindled to 23%; subscription-based cable services carry the rest. Seven major-league teams -- the Red Sox, Pittsburgh Pirates, San Diego Padres, Florida Marlins, Toronto Blue Jays, Cincinnati Reds and Milwaukee Brewers -- won't have any local broadcasts on free TV this season.
Mr. Rosin, for one, believes radio could follow a similar trajectory. "Look at MLB Radio," he says. "It's already incredibly successful, even though the listeners are tied to their computers. Imagine how successful it's going to be when you can stream that audio to a mobile device that's a combination cellphone, satellite radio, iPod, and GPS tracker." To be sure, there are reasons to expect local radio will endure where free TV hasn't. The most basic is that local broadcast revenues are exempt from baseball's revenue-sharing system, while income from XM Radio and MLB Radio is split evenly among the 30 teams. That leaves the powerful large-market clubs heavily invested in the status quo: A subscription-based, equally shared model would undermine the advantage enjoyed by teams such as the New York Yankees, Red Sox, and Atlanta Braves, whose local radio rights are worth as much as $10 million more than those of poor cousins such as the Baltimore Orioles and Milwaukee Brewers. "In the era of revenue sharing, local broadcast rights are one of the last bastions of autonomy," Mr. Pearlman says. "This area goes straight to the bottom line. That has tremendous appeal for the large-market clubs."
But nothing is forever in baseball economics; the Cardinals' Mr. Lamping, for one, won't rule out the possibility of an all-subscription radio future. "I think a lot of franchises would do that if they knew they could pursue that strategy without losing their audience and alienating their fans," he says. "It would probably have to happen in a large-enough market where you had such a huge fan base that you could lose a third of them and still fill your ballpark every night." Bob Bowman, CEO of MLB Advanced Media, thinks it's more likely that the new media will eventually achieve a rough balance with the old: "We will have millions of subscribers, and we will have our place, but the over-the-air broadcasts will always reach the majority of listeners." But if those over-the-air broadcasts are no longer on stations with the reach of KMOX, fans who live far enough from transmitters may be increasingly forced to pay for what they once got for free. That doesn't mean the end for the romance of baseball on the radio: Laptops and satellite-radio receivers can bring the sounds of baseball to the porch on a summer night as effectively as an old transistor set -- maybe even without the static. But as baseball's old radio signal grows fainter, a lot of fans may be left behind. "A lot of people out here," says Mr. Murrell, "feel like they're not in sync with the Cardinals anymore."
Larry Borowsky writes about the Cardinals daily at Viva El Birdos1, a blog on the SB Nation network. He lives in Denver and listens to Cardinal radio broadcasts over the Internet.


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Il Club Dab tra terra e cielo. Ma quando?

Il 16 giugno l'Ansa ha battuto un comunicato che Andrea B. mi ha girato stamattina, segnalandomi anche la notizia apparsa su Affari e Finanza di oggi. Argomento: l'accordo tra Club Dab Italia e Onda Media per la ritrasmissione in Banda L dei futuri contenuti del network radiofonico satellitare che la madrilena Ondas Media SA si appresta a lanciare. Nel 2009. Il Club Dab comunica di aver ricevuto dal Ministero delle comunicazione l'autorizzazione a sperimentare la rete terrestre di ritrasmissione. Curioso il fatto che la cosa venga pubblicizzata a poche settimane dalla notizia della creazione di Worldspace Italia, joint venture tra Worldspace e Class Editori per la creazione di un bouquet di radio digitale satellitare a pagamento basata sulla flotta Worldspace, che su parte dell'Europa prevede un satellite già attivo in orbita geostazionaria, Afristar, e il prossimo lancio di un secondo satellite (già in stoccaggio nel centro aerospaziale di Tolosa).
Dopo qualche ricerca sono andato a vedermi il sito ufficiale di Ondas Media. Uno dei due comunicati pubblicati sulle pagine di una società finora piuttosto umbratile e misteriosa è quello, in italiano, del Club Dab Ialia ed è appunto datato 16 giugno. L'altro riguarda una partnership tra Ondas e Delphi, che oltre a essere fornitore di terminali e ricevitori per Xm Radio (operatore radiofonico satellitare concorrente di Sirius e tecnologicamente legato a Worldspace) è anche investitore "per una sostanziosa somma in contanti" nella stessa Ondas. Delphi quindi sarà un fornitore tecnologico di Worldspace attraverso la tecnologia Xm (basata su satelli geostazionari) e di Ondas (che ha già optato per satelliti a orbita bassa come Sirius). Una situazione un po' intricata.
Club Dab Italia, uno degli attuali operatori DAB in Italia, afferma di voler offrire a Ondas la copertura necessaria a una tecnologia volutamente ibrida satellitare-terrestre (dallo schema si evince che Ondas ha in mente un sistema misto compatibile con il T-DAB) in cambio del trasporto su satellite dei programmi delle stazioni affiliate: Radio DeeJay, Radio Capital, m2o (Elemedia Gruppo Espresso), RDS, Radio Maria, Radio Radicale, Radio Italia Solo Musica Italiana, Radio 24 - Il Sole 24 Ore (Gruppo Il Sole 24 Ore), Play Radio (Gruppo RCS) e R101 (Gruppo Mondadori). Tutto questo a partire dal 2009, perché al momento Ondas non ha ancora messo in orbita niente, pur avendo già precisato che il suo network poggerà su quattro vettori. Se mi è concesso un ulteriore commento, anche la faccenda della copertura terrestre mi sembra un po' ironica. Club Dab Italia andrà a realizzare i ripetitori Ondas nella banda L, la stessa che il Ministero ha riservato per il DAB terrestre. Ma al momento il Club opera via DAB solo in banda III e non potrei scommettere sulla effettiva estensione del suo segnale (io a Milano riesco a sentirlo con l'antenna interna, ma a fatica). Sulla copertura terrestre del DAB in banda III si sa del resto molto poco. Uno dei rari documenti ufficiali che trovo sul Web, a parte quello poco aggiornato della RAI, è quello relativo ai segnali del consorzio Eurodab+RAS (Alto Adige) e lo si può trovare su:
http://www.radiodabitalia.com/copertura/EURODAB+RAS.pdf.
A mio modesto parere la situazione raffigurata è un po' troppo ottimistica.
Insomma, che dire? Ondas Media non è una società quotata in Borsa e può permettersi di fare un po' di "forward communication". Non si può dire altrettanto di alcuni gruppi rappresentati nel Club Dab. Ma a parte queste disquisizioni sostanzialmente irrilevanti resta la questione del mercato europeo della pay radio satellitare e delle sue prospettive. Se davvero si vuole imitare il successo d'oltreoceano sarebbe il caso di importare anche un po' di sano pragmatismo e parlare di servizi già disponibili o disponibili in tempi - e modi - ragionevoli.

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18 giugno 2006

Quattro conti sulla radio digitale

Altri due o tre sassolini da scagliare nello stagno dell'incertezza che continua a circonda il (presunto?) business della radio digitale. Soprattutto terrestre. Tornando sulla questione del fading, dell'evanescenza, Dave Kenny del BCDX continua a manifestare un certo scetticismo sul reale potenziale di gradimento per il DRM. Dalle prove risulta ormai chiaro che la decodifica di un segnale digitale richiede un buon livello di ricezione. Un minimo di evanescenza può portare alla sparizione dell'audio, cosa che con i segnali analogici non succede. Ma c'è un altro fattore di cui tener conto, aggiunge Kenny: secondo lui, i modi digitali rischiano di consumare di più in termini di potenza e batterie. Un costo che ricade tutto sull'ascoltatore. Questo è un punto su cui personalmente non mi ero soffermato ma che mi sembra importante. Anche se riflettendoci meglio forse questi timori possono essere "dissipati" con una maggiore integrazione dei componenti. Dopotutto, i lettori MP3 alla iPod Shuffle consumano davvero poco...
Mark Ramsey, del blog Hear2.0 e autore di "Fresh Air" dedicato al marketing radiofonico, fa un semplice ragionamento statistico, ma è molto più convincente. Il contesto è quello del sistema americano HD Radio. Immaginiamoci che siano passati dieci o quindici anni e che sul mercato ci siano venti milioni di apparecchi HD, una cifra molto ottimistica ritiene Ramsey. Se immaginiamo anche che questi ricevitori siano uniformemente distribuiti sul territorio americano, in modo proporzionale al numero di abitanti. A New York dovrebbero esserci circa 2 milioni di apparecchi. Se ipotizziamo che ciascuna radio serva un ascoltatore e mezzo si arriva a 3 milioni di ascoltatori, «circa quanto un paio di grosse stazioni newyorkesi,» scrive Ramsey. Ora ipotizziamo anche che grazie all'HD lo spettro FM di New York possa ospitare il doppio delle stazioni normalmente ascoltabili. Sarebbero circa sessanta stazioni. Dividendo questo numero per il numero di ascoltatori immaginari otteniamo una media di 56mila ascoltatori a stazione. A New York. A Washington sarebbero 15mila, a Denver 7mila. E questo con un numero di radio compatibili che al momento appare difficile raggiungere. «Del tutto candidamente mi chiedo: con quale modello di business abbiamo a che fare? Non voglio criticare, vorrei davvero sapere. Nel caso della radio satellitare abbiamo una copertura nazionale sotto un unico grande ombrello finanziato dagli abbonamenti, e questo lo capisco. Ma per favore, spiegatemi il modello per la HD Radio.» Eh già, spiegatecelo.
La sopravvivenza del modello digitale radiofonico poggia interamente sulla disponibilità di ricevitori in tempi brevi e sulla voglia, da parte del pubblico, di acquistarli. Ma a questo punto qualcuno degli originari fautori di HD Radio comincia a nutrire qualche dubbio di diversa natura. Harry Helms, in Future of radio, cita una lettera aperta che Audiographics.com, ha pubblicato a firma di Robert Conrad, proprietario della stazione di musica classica di Cleveland, WCVL-FM, in IBOC fin dal 2003. Ci avevano detto che in poco tempo HD Radio avrebbe avuto una copertura simile a quella delle stazioni analogiche. Non è vero. Ci avevano detto che la ricezione sarebbe stata altrettanto facile. Adesso salta fuori che in alcuni casi è consigliabile una antenna a dipolo. Ci avevano detto che le interferenze sui canali adiacenti sarebbero diminuite. Ma non è così. «Tutto questo è molto scoraggiante e ci induce a chiedere perché dovremmo ancora preoccuparci di promuovere lo standard HD Radio.»
If it ain't broken, don't fix it, ricordate?

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Ars (pre)amplificandi

Aldo, fornitore ufficiale di circuiti qui su RP (dovrei dire fornitore ufficiale a interim, in attesa che un certo Flavio Golzio ritorni dalle sue missioni spaziali, ma il sostituto mi sembra più che all'altezza), ha leggermente modificato l'ampli del suo Mini-loop e ho provveduto pertanto a salvare la nuova versione nella solita area file. La modifica è minima, con il disaccoppiamento della continua dal gate e la variazione della resistenza di source del JFET utilizzato. Presto sarà anche disponibile il disegno della basetta del circuito.
A questo punto ho pensato che fosse opportuno riassumere qui un po' di notizie sulla tematica dei preamplificatori, i circuiti che servono a irrobustire il segnale RF catturato da una antenna prima dell'ingresso del ricevitore vero e proprio (che a sua volta può avere uno stadio di preamplificazione, quindi attenti a quel che fate per non dar luogo a inutili o addirittura dannose ridondanze). La tendenza è quella di abbinare al preampli un circuito di accoppiamento (ed eventualmente sintonia) dell'antenna stessa. L'operazione può essere necessaria, se non indispensabile, con antenne direzionali ma a bassa cattura come i loop e in molte altre situazioni. Aldo stesso, nei suoi esperimenti con il Mini-loop, dopo aver scartato il disegno originale di Burhans, ha in pratica messo alla prova tre circuiti. Il primo è un super-classico, quello proposto da Lawrence Molitor W7IUV, originariamente come ampli a larga banda per la sua antenna tipo flag rotabile. Per larga banda qui si intende qualcosa che possa soddisfare l'appassionato di onde medie e corte, quindi un ampli a bassa cifra di rumore e alta linearità tra i 0 e 30 MHz (nel caso dell'antenna di Aldo è il dimensionamento dei trasformatori e del circuito a determinare la resa ottimizzata tra 100 e 1.700 kHz). Il circuito dell'amplificatore W7IUV che potete vedere qui raffigurato è quella preparata da Mark Connelly, altro colossale sperimentatore di preamplificatori d'antenna, circuiti di fase e altri accessori rivolti in modo specifico ai BCB DXer, come vengono designati dagli americani gli appassionati di Broadcast Band, ovvero onde medie. Per entrare in maggiore dettaglio è fondamentale leggersi l'articolo in cui Mark mette a confronto il W7IUV con altri amplificatori. L'articolo è in inglese ma non escludo una sua traduzione, vista la quantità di informazioni fornite. Tra l'altro è un punto di partenza essenziale per la comprensione di molte antenne, dalla K9AY alle varie delta, EWE, pennant, flag che insieme a loop, dipoli (e varianti ripiegate) e filari rappresentano l'armamentario di base del buon DXer "sotto i 7 MHz".
Dopo la W7IUV Aldo ha deciso di provare il Mini-loop con l'ampli progettato da Roelof Bakker per la sua Miniwhip, sulla base di una antenna attiva proposta da Ian Braithwaite G4COL. In seguito ha provveduto a sostituire il J310 della Mini-Whip con un altro FET, il 2SK937 ottenendo un circuito leggermente diverso rispetto all'originale.
C'è però un terzo amplificatore, ispirato a un originale di Ulrich Rohde rielaborato e testato da Flavio Golzio per le sue versioni di K9AY. Aldo ha ripreso anche questo formidabile ampli in almeno due sue realizzazioni. La sua personale versione di K9AY "monoloop" (ricordo che la K9AY originale è costituita da due delta loop incrociati ortogonalmente e del tutto indipendenti l'uno dall'altro, in modo da fornire tramite opportuna scatola di relé, quattro lobi di direzionalità a 90 gradi) e il suo splitter d'antenna. In quest'ultimo circuito, qui raffigurato, l'ampli di Rohde precede il trasformatore T3 dello splitter, per compensare in modo molto efficace la classica perdita di 3 dB che si ha quando si vuole ripartire e disaccoppiare una unica antenna filare tra due ricevitori.
In conclusione, ecco un riassunto della letteratura citata, come prima parziale guida all'arte dell'ampflicazione dei segnali a bassa frequenza:

1) Aldo's Mini-Loop ultima versione (18/06/06)
2) Mark Connelly sugli amplificatori a confronto
3) Roelof Bakker's Mini-Whip
4) Aldo's K9AY monoloop
5a+b) Aldo's splitter (schema, foto)

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