05 novembre 2005

Roll over, Bach

Qualche tempo fa Bbc Radio 3 fece notizia nelle discussioni relative ai diritti d'autore nei media digitali con la sua decisione di mettere gratuitamente a disposizione degli ascoltatori le versioni Mp3 delle sinfonie di Beethoven, trasmesse dalla radio nel corso di una programmazione speciale. Sembra che l'industria discografica britannica non sia rimasta molto contenta. Le sinfonie digitali erano rimaste online per un periodo molto limitato, a ridosso dei giorni di trasmissione, ma pare che malgrado questi ostacoli il numero di download sia stato molto elevato, 1,4 milioni in due settimane. Una cifra che una normale edizione commerciale su Cd avrebbe impiegato anni a raggiungere (il che farebbe pensare che qualcosa di sbagliato nel mercato discografico ci sia, magari il prezzo dei singoli titoli?) Ora la stessa rete radiofonica si appresta a trasmettere le opere di Bach nell'arco di altre dieci giornate speciali natalizie. Il commento che segue è apparso sul Media Guardian.

BBC backs down over Bach
Julia Day, radio correspondent
Tuesday November 1, 2005
MediaGuardian.co.uk

The BBC has backed down in a row with the music industry over free classical downloads.
BBC Radio 3 will not offer complete classical music downloads for free during its forthcoming 10-day Bach extravaganza following complaints from the music industry after the surprise success of the station's Beethoven downloads.
The corporation will not offer complete works over the internet during its Bach Christmas special after the Beethoven symphonies were downloaded 1.4m times in two weeks in June, upsetting classical music record companies who feared the activity hit their sales.
The BBC has decided not to risk the ire of the industry again during the 10 uninterrupted days of Bach running from December 16 to Christmas Day, when thousands of people will be looking for music to download on to their brand new Christmas present iPods.
Instead the BBC is considering offering only parts of Bach's music as downloads, rather than whole works, but a decision has yet to be made whether it will offer downloads at all.
The corporation has entered into talks with the music industry on the million-dollar question of how to offer free music online without adversely affecting music sales and is due to meet classical music companies within the next week.
"We only envisaged the Beethoven downloads to be a trial to see what the response would be," said a spokeswoman for Radio 3, who admitted the massive take-up took the BBC by surprise.
"We are in communication with the BPI [British Phonographic Industry] and record companies to assess and analyse what the response was and we are still at that stage.
"Nothing will happen without consultation and, should it happen, it will be nothing on the scale of Beethoven."
The spokeswoman said offering downloads was a "sensitive" issue both inside and outside the BBC, and that "viable" solutions that work for all parties have to be found.
A spokesman for the BPI said its members were upset the BBC gave away Beethoven content for free without consulting the organisation, which represents major and independent record labels.
"If the BBC has decided that free downloads will not form part of Bach. It is encouraging that they are willing to take on board comments made after Beethoven ... and they've given us the opportunity to engage with them," he said.
The massive demand for Beethoven's complete symphonies on Radio'3's website over two weeks in June would have sent the Viennese maestro straight to No 1 in the pop charts were free downloads were eligible.
An equivalent commercial CD would take "upwards of five years" to achieve the same kind of sales figures, according to record company executives.
John Whittingdale, the chairman of the culture and media select committee, accused the BBC of failing to consult the UK record industry over the Beethoven downloads.
Classical music lovers from 26 countries all over the world flocked to Radio 3's website to grab Beethoven's symphonies for free, with the US accounting for 21% of the downloads with 17% being downloaded by Brits while fans from as far as Vietnam and Mexico joined in.
Some record companies are not opposed to downloading per se and believe that giving away snippets of music could encourage sales, Mr Whittingdale added.
With the corporation planning to launch new digital and download services, such as the forthcoming broadband TV service IMP, finding a way forward on the music rights issue is crucial for the BBC.
Andy Parfitt, the controller of BBC Radio 1 told MediaGuardian this week that resolving the issue was "key" to his station's development.
"We're absolutely sensitive to the people who invest a lot of money in the music ... all of this technology in the end is absolutely great for music because of the volume of music downloaded and interest in music being re-energised. The key is for it to be portable," he said.
Mr Parfitt believes one way forward may be to offer music on demand that would expire after seven days, covering a week-long public service window.

04 novembre 2005

They do that again. And again

Fermate le macchine.

Hi all
very good new one

04 0110 216 CLB Wilmington / Carolina Beach USA km 7442

73

Giorgio
from Sardinia Island


Insomma, adesso i radiofari arrivano pure dalle coste degli Stati Uniti. Prossima fermata Alaska? L'ascolto di questa notte è ancora più eccezionale perché se il primo gruppo di NDB canadesi era arrivato in condizioni propagative (indice K) molto favorevoli alle frequenze sotto i 1000 kHz, in queste ore l'osservatorio di Boulder sta incasellando una lunga serie di K planetari uguali a 4. Cosa che dovrebbe favorire percorsi verso sud-ovest e sud-est. Per esempio in Irlanda del Nord segnalavano intorno alla mezzanotte Utc di ieri il Turkmenistan sulle onde lunghe (279 kHz) e poco prima Francesco Prezzavento, di Liscate, vicino a Milano, riceveva un eccellente iraniano:

23:19 341 BUZ BUSHEHR, IRN 4043 km (da Liscate)


Sono i fantastici misteri della propagazione sotto i 400 kHz. In attesa di svelarli, sempre ammesso che abbia senso farlo, godetevi la traccia di CLB. Notare innanzitutto l'assenza del long dash tipico dei canadesi e non utilizzato dagli americani. I quali in genere modulano in A2A con toni a 1020 Hz dalla portante.

Una imperdibile guida meteosatellitare


Ancora in margine ai satelliti meteorologici, ho appena ricevuto, a pochi giorni dalla richiesta e gratuitamente, un plico contenente la versione cartacea dell'Earth Observation Handbook dell'Esa, l'Agenzia spaziale europea. Che piccolo capolavoro! Anzi, un grande, imperdibile manuale illustrato sulle missioni satellitari passate, presenti e future, con una miriade di dati e grafici scientifici sulle finalità delle diverse osservazioni orbitali. In appendice al lungo testo si trova un elenco dettagliato dei satelliti in orbita (la lista e' presente in .pdf tra i materiali di Radiopassioni). Come già riferito l'Eoh si può consultare online, ma poterlo sfogliare e tutta un'altra cosa. Per farne richiesta ci si può rivolgere a Joseph Aschbacher, mailto:Josef.Aschbacher@esa.int
Non diamo troppe cose per scontate. Non c'è scritto da nessuna parte che l'Handbook debba essere gratuito, forse Herr Aschbacher ha semplicemente fatto un gradita gentilezza a un surfer che non si era neppure qualificato come giornalista e si era limitato a chiedere istruzioni su come ordinare il volume. Sembra doveroso ricambiare la sua cortesia senza sommergerlo di sgarbate richieste e solleciti (per fortuna, questo spazio è semi-clandestino al massimo mi leggeranno in cinque).

Uno spettro si aggira per gli NDB. Solo su Windows

Uno scambio di messaggi con Flavio Gori mi dà l'occasione di tornare su una categoria di software citata in questi giorni a proposito delle straordinarie ricezioni di radiofari transatlantici effettuate in Italia. Notizie accompagnate dalle tracce spettrografiche in cui si potevano leggere chiaramente le lettere in codice Morse delle identificazioni. Perché molti appassionati radiofaristi utilizzano questi programmi? In generale è ancora possibile utilizzare lo spectrum analyzer che abbiamo tra le orecchie: il cervello è molto efficace nel decodificare il Morse anche in condizione di rumore. Ma il software riesce spesso a compensare l'uso di un ricevitore con filtri di media frequenza non strettissima. Molti radiofari modulano in ampiezza, ma la prassi comune è ascoltarli in banda laterale, con il BFO innestato su una certa frequenza. La sintonia non avviene sulla portante (che nel caso dei radiofari A2A e' continua e non serve per l'identificazione), ma sulla componente modulata, su cui in pratica si centra la sintonia. Esempio: un radiofaro trasmette su 372 kHz con shift (modulazione audio) di 1020 Hz; il ricevitore si deve dunque sintonizzare su 373,02 Hz; se la modalità di ricezione è il CW con uno shift diciamo di 600 Hertz, quando la modulazione del radiofaro arriva, in cuffia si sentirà un tono di 600 Hz che codifica un gruppo di lettere Morse. In condizioni reali e con un filtro troppo largo, con queste impostazioni si rischia di sentire anche un tono continuo 20 Hz sotto, corrispondente alla portante di un radiofaro su 373 kHz e magari il fischio eterodino di una portante di un altro faro, a 373,5 kHz, per non parlare delle lettere che identificano un faro che ha la portante a 374 kHz ma la modulazione inferiore a 372,98 kHz (374 - 1020). Insomma, un bel casino di fischi e bip bip incrociati. L'unica soluzione consiste nell'utilizzare un filtro di media frequenza strettissimo, di almeno 500 Hz (meglio se 250) e possibilmente un filtro audio capace di ridurre ulteriormente la banda passante, a 50 o 25 Hz. In mancanza di questo setting (i filtri costano), un software di analisi spettrografica permette di riconoscere con precisione le tracce lasciate dai diversi segnali e di individuare le lettere nascoste tra righe continue (le portanti) e altre identificazioni.
Come spesso succede, chi utilizza il sistema operativo Windows può trovare su Internet diversi programmi molto interessanti. Sono tutti descritti in un bellissimo articolo di un radioamatore belga, Rik Strobbe, ON7YD, sulle tecniche di ricezione e trasmissione telegrafica a banda strettissima (qui in traduzione italiana), praticamente impossibili senza l'aiuto del software. Tra i tanti programmi citati, tre sono preziosi anche per la ricezione della telegrafia a velocità normale: Spectrogram, Spectran (un software italiano) e SpectrumLab.

Flavio, uno studioso di fenomeni radio a frequenze bassissime come le luci di Hessdalen e coordinatore europeo del progetto Nasa Inspire e giornalista scientifico curatore de Lo Scrittoio, mi ha chiesto se conoscevo l'esistenza di analoghe offerte sul Macintosh, la piattaforma preferita da entrambi.
Purtroppo no. Ho trovato, a fatica solo cose parzialmente adatte alla visualizzazione della traccia dei radiofari. Il punto dolente è la risoluzione dell'analisi spettrale. Su Windows è possibile, con i programmi summenzionati, distinguere tra due portanti distanti pochi hertz, su Mac questo obiettivo sembra stranamente non interessare i programmatori, che si rivolgono perlopiù a un pubblico di musicisti digitali. Io per esempio uso frequentemente
AudioXplorer, un ottimo software svizzero recentemente "discontinuato"
dall'autore. Ecco il link, http://www.arizona-software.ch/applications/audioxplorer/en/ il programma c'e' ancora ed e' gratuito.



Un altro programma interessante, con visualizzazione in waterfall, a cascata continua, e' SignalScope, in versione normale e Pro, ma entrambe a pagamento:
http://faberacoustical.com/SignalScope/index.php
Un programma recente e promettente e' iSpectrum, http://www.dogparksoftware.com/iSpectrum.html. Anche qui a pagamento. Funzioni di analisi spettrale sono incluse nel gratuito Audacity (open source, interpiattaforma), potente ma e' un programma specializzato nell'editing di file gia' acquisiti e nella recording, sul real time non ho ancora capito che cosa si puo' fare e cosa no (temo poco) http://audacity.sourceforge.net/
Anche DSP-Quattro, tra l'altro italiano, e' un potente editor recorder, ma devo ancora capire le possibilita', http://www.i3net.it/Products/dspQuattro/Asp/Index_EN.asp?Language=EN. Questo programma supporta i moduli plug-in VST e forse tra questi moduli c'e' in giro qualcosa per la visualizzazione di spettrogrammi (avevo incontrato qualcosa in passato).
Amadeus II dispone di discrete funzioni di analisi in tempo reale, ma anche qui siamo nel campo di interesse degli studi di registrazione, non dei DXers. Comunque Amadeus II si trova qui: http://www.hairersoft.com/Amadeus.html. MultiMode, il software per la decodifica radiotelex e Morse ha integrato nell'ultima versione un piccolo visualizzatore waterfall, ma serve piu' che altro per la sintonia corretta dei segnali.
In giro si trova anche il professionale Mac the Scope, http://www.channld.com/mts.html. Purtroppo il prezzo dell'opzione spctrogram analysis e' di 250 dollari.
Cose piu' sofisticate/nuove? Si potrebbe dare un'occhiata a MaxMSP,
http://www.cycling74.com/products/maxmsp.html, piu' che un programma un ambiente visual per la creazione di applicazioni DSP. Sembra interessante ma temo anche che si debba perdere molto tempo prima di arrivare a un risultato. Non resta che tenere d'occhio il sito Apple e Versiontracker, altri riferimenti li troviamo qui:
http://www.hitsquad.com/smm/mac/SPECTRUM_ANALYZERS/.
Uno strano programma recente e' il freeware GleetchLAB... http://www.gleetchplug.com/

La replica di Flavio non si fa attendere:

Ti dico quindi che Amadeus, MacTheScope e DSP4 li adopero. I primi due sono, a mio parere, di scarso interesse. Amadeus poi mi rallenta l'iMac G3 in maniera assurda, forse per qualche incompatibilità che non sono riuscito a scovare. MactheScope lo uso da vari anni ed ho in qualche misura contribuito alla sua evoluzione, ma non sono riuscito a far inserire la registrazione audio e grafica del file mentre acquisisce e mostra il segnale, come invece fa ad esempio Spectrogram o SpectrumLab, per PC. Inoltre la definizione è scadente per nostri scopi e non capisco come facciano a venderlo a quelle cifre.
Poi ho acquistato SpectraFoo (http://mhlabs.com/metric_halo/ ) al prezzo speciale di 200 $ (costa 800!) ma anche questo non va bene, nasce con i musicisti in mente ed a noi non risolve.
Recentemente ho scaricato la demo di DSP4, come ti dicevo, e mi pare funzioni bene, ma non ha la funzione spettrogramma. Da un annetto sono in contatto saltuario con Stefano Daino che fa parte del team di sviluppo. Mi ha promesso di arrivare a proporre lo spettrogramma appena possibile e ci sta già lavorando, ma chissà quando riusciremo ad averlo.
Insomma io continuo ad usare SoundEdit di Macromedia che è un ottimo software a pagamento ma non lavora in real time, nè ha la scala logaritmica. Inoltre non è più oggetto d'interesse da parte di macromedia e non si parla di OS X. Con Audacity si era iniziata una collaborazione fra Inspire e la software house, ma purtroppo la morte improvvisa di Bill Taylor, presidente di Inspire che aveva in mano il rapporto, causerà ritardi e forse qualcosa in più e peggio.
Ecco che io sono ancora su OS 9.2.2 per usare questi software ed anche il mitico MacCro un analizzatore di spettro e oscilloscopio molto carino ma che adesso è scomparso dal web.
Poi uso un oscilloscopio che si chiama RTA a pagamento e fermo nello sviluppo a qualche anno fa, http://exo.com/~vesphd/MacSLMPage8.HTML.
Diciamo la verità, un software senza la funzione spettrogramma ci serve a poco, almeno a me.
Ti segnalo anche questo: LAUER X AUDIO http://www.dfki.de/~clauer/sonogram/
Naturalmente ci sarebbe Raven della Cornell university,
http://www.birds.cornell.edu/BRP/Raven.html, ma costa 400$ nella versione super oppure 25$ nella light che però campiona solo un canale. Non sono ancora riuscito ad avere informazioni di prima mano da un utente Raven per Mac. Oggi ho fatto anche un appello ai colleghi della mailing list VLF, http://groups.yahoo.com/group/VLF_Group/, vediamo se qualcuno lo adopera, altrimenti farò lo stesso appello alla ML di bioacustica.
Dunque la situazione è scadente e lo è almeno dal 1998 quando effettuai il primo rilevamento per Inspire Journal. Certo fa un po' rabbia vedere che nel mondo PC ci sono alcuni prodotti, peraltro gratis, che funzionano molto bene. Ci mancano radioamatori che sviluppano per Mac.

Fin qui Flavio Gori con la sua controrassegna di software. Non sono esclusi sviluppi interessanti in futuro, con l'avvento della futura generazione di sistemi Mac Os basati su chip Intel, ma per il momento, chi intende fare dell'analisi spettrale molto seria non può fare a meno di Windows e delle sue numerose alternative. Con almeno due dei programmi Mac visti, AudioXplorer e iSpectrum, si possono invece tranquillamente ricevere "visivamente" i radiofari, anche senza un ricevitore con filtri molto stretti.

02 novembre 2005

L'onda della nonna

Secondo il Blog di Medianetwork, programma di Radio Netherlands sulle onde corte e altri media, sarebbero in via di risoluzione i problemi finanziari che hanno determinato la sospensione delle trasmissioni in onde medie di Big L Radio London, emittente satellitare di Ray Anderson. L'imprenditore della radio aveva attivato nel maggio scorso una frequenza, 1395 kHz, affittata da Nozema, la Raiway olandese, che trasmetteva appunto dai Paesi Bassi. Ma a settembre, a causa delle bollette non pagate, Nozema aveva chiuso i rubinetti e Big L ha dovuto rinunciare alla copertura terrestre. Oggi Anderson sostiene di aver trovato nuovi finanziatori del suo progetto, che rimanda a un'altra, ben più mitica Radio London, attiva negli anni Sessanta da un mercantile ancorato al largo delle acque territoriali britanniche (erano anni in cui la radiofonia privata era anche e soprattutto pirata e in cui gli ascoltatori cercavano alternative musicali dalle onde della extraterritoriale Radio Luxy). Anderson non è nuovo a certe imprese. Nel 1997, in occasione del trentennale dalla chiusura forzata della vera Big L, si fece concedere dall'Authority inglese una licenza temporanea (RSL) per una trasmissione commemorativa, a bordo di un'altra nave. Poi è venuto il lancio del canale Internet e satellitare, su Sky. Mesi fa il primo tentativo di copertura, serale, con una frequenza radiofonica terrestre, ma le cose, come si è visto, andarono male.
Riuscirà davvero Big L a tornare sulle onde medie? E soprattutto, ha ancora senso per una emittente prettamente musicale e commerciale, una banda di frequenze sparita dalla prassi e dalla memoria di milioni di radioascoltatori europei? Entrambe le cose sono piuttosto dubbie. Non si capisce perché gli investitori pubblicitari dovrebbero dar soldi a una stazione che decide di operare non già in modulazione di frequenza, ma sui 1395 kHz, in una banda che neppure le nostre nonne, passate in massa su Radio Maria, ricordano più di aver usato da bambine. Le onde medie in Europa sopravvivono, forse, in nazioni come la Spagna, dove lo spettro è sempre stato affollato di offerte radiofoniche pubbliche e private, e forse nella stessa Gran Bretagna. Ma anche in queste due nazioni di grandissima tradizione radiofonica, la qualità dell'FM ha fatto praticamente piazza pulita dei vecchi ricevitori e nessun essere pensante si metterebbe ad ascoltare la musica rock sulle onde medie, magari in autoradio. Pochi anni fa, un network privato tedesco, Mega Radio, pensò di lanciare sulle medie un canale giovanilista. Fallimento completo e chiusura della stazione.
Eppure molti pensano ancora di poter "rivitalizzare" il mezzo. In Francia, il Csa, l'authority locale, ha lanciato nel 2003 un piano di rilancio pensato anche per sfuggire alla saturazione della banda degli 88-108 MHz (se fossero in Italia forse utilizzerebbero il bazooka). Sono state concesse numerose licenze utilizzando canali abbandonati da Radio France. Con quali risultati in termini di ascolto? Difficile saperlo perché in questo caso il rilancio sembra molto artificioso, dettato più da ragioni culturali e politiche che da precise esigenze di mercato. I francesi hanno ritenuto opportuno riattivare antenne che l'ente pubblico aveva dismesso, forse con la nobile intenzione di favorire una maggiore diversificazione dell'offerta.
Ma le analoghe decisioni prese dalla Rai nel maggio del 2004 (e discussa con grande disappunto, ma forse con non troppa partecipazione, su forum come Amici di Radio 3 e Idearadio) e da altri enti nazionali e privati europei prima e dopo la Rai, verso un graduale smantellamento delle onde medie deve pur far capire qualcosa ai regolatori. I quali hanno anche avanzato l'idea che forse le onde medie potrebbero rinascere sull'onda degli standard digitali e dunque su una rinnovata qualità dei segnali. Anche qui è tutto da vedere. Le onde medie vengono dimenticate solo perché l'FM "suona" meglio? Se anche così fosse, niente autorizza a pensare che un rilancio qualitativo (sempre supponendo che il digitale lo sia), coincida con un ritorno di interesse. E la qualità dei programmi non interessa a nessuno? Dopo i fenomeni di concentrazione e di cessione di frequenze dalle stazioni FM locali e dai network regionali a quelli nazionali, in Italia ci ritroviamo con un etere FM sicuramente saturo... Di programmi tutti dannatamente uguali. Quello radiofonico, analogico o digitale che sia, è un mezzo da bacini di utenza estesi, vuoi su scala locale, vuoi a livello nazionale. Digitalizzando le frequenze oggi disponibili si arriverebbe a una potenziale moltiplicazione dell'offerta (comunque non paragonabile a quella offerta dalla televisione digitale, satellitare o terrestre che sia). Davvero questo potenziale di offerta verrà riempito da un moltiplicarsi di programmi diversificati? O la soddisfazione dei gusti dei milioni di piccole nicchie preconizzati dalla teoria della Lunga Coda non è piuttosto meglio affidarla a mezzi intrinsecamente punto-punto come Internet?
Il mio, ovviamente, è un discorso molto di parte. Quello di uno che sulle onde medie preferisce cercare di ascoltare segnali lontanissimi e che vede come il fumo negli occhi ogni possibile interferenza europea. Ma è un discorso su cui varrà presto la pena di ritornare.

29 ottobre 2005

Radiofari: spiegazioni spettrali



Due videate Spectran2 di Aldo Moroni servono a illustrare il processo di identificazione dei radiofari (e le loro modulazioni) dalle tracce audio analizzate nello spettrogramma. La prima traccia più in alto si riferisce a NGY, leggibile sulla riga corrispondente al tono a 1.000 Hz. Tradotta in radiofrequenza, questa riga corrisponde alla modulazione inferiore di NGY, la cui portante si trova su 399 kHz. Contrariamente a quello che si sente dire in giro, non tutti i radiofari modulano in CW puro. Su questa videata c'e' un solo radiofaro in modulazione "non" A1A (un CW truccato da una portante continua nei secondi in cui il faro non identifica) ed è MO dalla Francia, su 400 kHz. La sua portante, interrotta per l'identificazione, appare come una striscia continua di Spectran poco sopra la tacca dei 1500 Hz. NGY modula in A2A (ci sono anche varianti "non" A2A), cioè con una portante modulata in ampiezza da due toni. Essendo un radiofaro inglese, questo tono è a 400 Hz (tecnicamente si parla di shift, spostamento, di 400 Hz). Aldo ha "trascritto" in questo caso il tono su 399.4 kHz, a circa 600 Hz dalla portante di MO. Poco sopra la riga di NGY si distingue il tono del radiofaro COD di Codogno, che appare come un tono in corrispondenza dei 1.100 Hz su Spectran. Questo tono equivale per COD a uno shift di 1020 Hz sotto la portante vera, che è di 400,5 kHz. L'altro tono di COD sarebbe dunque posizionato intorno ai 401,5 kHz.
Nella seconda immagine, subito più sotto, troviamo invece la traccia lasciata da PY. Il suo tono è centrato esattamente sulla tacca dei 600 Hz di Spectran, equivalenti a una frequenza RF di 396.1 kHz (lo shift di -400 Hz dalla portante di 396,5 kHz). Infatti 100 Hz più sotto si può intuire il tono generato da ROC 396, un radiofaro francese in CW, quindi in pratica con uno shift pari a 0 Hz. Dalla traccia emerge anche, sulla riga corrispondente ai 1200 Hz di Spectran, il tono a -400 di EHN un radiofaro olandese su 397 kHz (anche gli olandesi, come quasi tutto il Nord Europa, adotta i 400 Hz di shift, contro i nostri 1.020). 400 e 1020 sono due shift tipici dei radiofari aeronautici, il CW puro era molto comune per quelli marittimi costieri, che però ormai sono stati smantellati quasi dappertutto, a parte qualche eccezione. In Francia come si è visto lo shift è di 0 Hz.

E non era finita lì


Ancora in margine alla mezzanotte UTC del giorno 29 ottobre, giorno zero della seconda Repubblica del radiofarismo italiano. JC ha dato la stura a una alluvione di canadesi su San Gavino, QTH di Giorgio Casu, mentre Aldo Moroni, nei pressi di Milano, non superava un comunque eccellente PY Plymouth 396.5, probabile primo ascolto in Italia e lo scozzese NGY 399, idem. Enrico Oliva, nella località di L'Ago (la stessa dove Giorgio Casu è stato sorpreso in questo scatto fotografico), ascoltava YHR 276. Restate in attesa per la pubblicazione delle tracce spettrografiche e nel frattempo, se siete interessati, scaricatevi il Beacon's Hunter Handbook, la Bibbia del genere curata da Alan Gale.

  • 29/10/2005 0013 280 QX Gander CAN
  • 29/10/2005 0024 263 QY Sydney CAN
  • 29/10/2005 0031 220 BX Sablon CAN
  • 29/10/2005 0045 276 YHR Chevery CAN
  • 29/10/2005 0104 323 UWP Argentia CAN
  • 29/10/2005 0109 326 FC Fredericton CAN
  • 29/10/2005 0120 340 YY Fredericton CAN
  • 29/10/2005 0135 356 AY ST Anthony CAN
  • 29/10/2005 0147 385 NA Natashquan QC CAN

Miracoli propagativi radiofaristici

Quella che vedete è la traccia audio di un radiofaro della Groenlandia. Forse non è facile distinguere bene le lettere in codice Morse su questo spettrogramma Spectran, ma guardando bene si riconosce distintamente la sigla OZN, Prins Christian Sund 372 kHz:


E questo poco più sotto invece
è un radiofaro del Canada, JC (Jesus Christ, immagino) di Rigolet su 396 kHz, da notare il lungo tratto del tono long dash a 400 Hz dalla portante (la riga di questo tono viene interrotta per trasmettere il call identificativo, anch'esso ovviamente spostato di 400 Hz rispetto alla portante). E' il marchio di fabbrica dei radiofari canadesi; altre nazioni non adottano questo particolare format:



Spero di non poter essere smentito se affermo che questa è la prima volta che un radiofaro da entrambe queste nazioni arriva in Italia. L’autore dell’eccezionale
ricezione - avvenuta poco fa, la Groenlandia alle 21.50 e il Canada alle 23.20, sempre UTC, del giorno 28 ottobre - è il più paziente, abile e meritorio dei radiofaristi italiani (è talmente modesto che arrossirà, mentre noi colleghi siamo tutti un po’ verdini): Giorgio Casu, dalla nobile San Gavino Monreale, Sardegna. Che non contento di questo straordinario exploit ha aggiunto pochi minuti dopo un secondo canadese, BC 414, insieme a due fari UK (nazione molto più rara di quanto uno non si aspetterebbe). L'ascolto dei radiofari, oggi realizzato come si vede anche con l'ausilio di software di analisi dei segnali audio, è la specializzazione più esoterica del variegato hobby della ricezione. I radiofari sono trasmettitori dedicati che emettono un segnale identificativo sulle rotte di aerei e navi (i radiofari marittimi per la verità vengono gradualmente smantellati). Per questo in inglese si chiamano navigation aids. Perché aiutano la navigazione. Dar loro la caccia è focalizzarsi sulla distanza pura. Il radiofaro è la distanza. Il radiofaro non direzionale vero e proprio (NDB, non directional beacon) opera sulle LF, grossomodo tra i 250 e i 480 kHz. I meccanismi propagativi a queste frequenze sono in larga misura inesplorati, il che rende ancora più intrigante tutta la faccenda. Bravo, Giorgio.


28 ottobre 2005

La Chiesa ti uccide con l'onda?

Con "Peccato di Trasmissione" l'autorevole Spectrum, organo ufficiale dell'IEEE si occupa sul numero di ottobre della vexata quaestio delle antenne di Radio Vaticana, condannata a ridurre i suoi livelli di potenza per possibili danni alla salute degli abitanti nell'area degli impianti.
La parola agli ingegneri.




Sins Of Transmission?

By: Alexander Hellemans

The view is impressive, if strange. A forest of about two dozen huge towers supports an intricate web of antenna wires that together pump many hundreds of kilowatts into the atmosphere from a site 25 kilometers north of Rome. The antennas are the Vatican's portal to the world: signals from two medium-wave transmitters reach all of Italy at all times, while those from 27 shortwave antennas are beamed at selected parts of the world in different languages at varying times. (Only two of the shortwave antennas transmit at any given time.) Thus, papal speeches, news programs, and religious events are dispatched in 40 languages to all the corners of the world, making this complex as important to the Vatican as the Voice of America and Radio Free Europe were to the United States at the height of the Cold War.

But to the inhabitants of Cesano and neighboring communities, the antennas, some transmitting at an effective 600 kilowatts, represent not only a blight on the landscape and something of a nuisance—hearing the Pope's voice picked up by your front-door intercom is not always appreciated—but also a possible health threat [see photo, "Radio Spikes"]. When the antennas were erected in 1951 on a 3.9-square-kilometer plot, the surrounding area, known as Santa Maria di Galeria, was still largely rural. But during the last few decades the area has been built up, and now an estimated 60 000 people live within a radius of 10 km of the transmitters. In 2000, a small number of cases of childhood leukemia, first reported by a local physician, were blamed by residents on the strong radio-frequency fields generated by the Vatican antennas.

This past May, an Italian court imposed suspended 10-day prison sentences on two Vatican officials responsible for operating the transmitters, a cardinal and a priest, for the "dangerous showering of objects"—meaning the antennas' electromagnetic waves. (The term "electromagnetic radiation" has not made it yet into Italy's legal vocabulary.) In addition, environmental groups and committees representing the local population will be awarded damages in a separate civil action, though the figures have yet to be determined. Local residents and environmentalists have sought to have the Vatican close down the complex since 2000. Several years ago, an Italian environmental minister, Willer Bordon, organized field strength measurements and found that the Vatican's radio transmitters violated Italy's radiation standards, which are much stricter than those in other parts of the world. He threatened to cut off electric power to the site; in response, Vatican Radio reduced the time it was on the air and transferred some radio transmission to other sites.

The Vatican's situation improved in 2002, when courts ruled that the Italian government had no jurisdiction over the transmitters because of the Vatican's status as an independent state. But in 2003, Italy's Supreme Court overturned those rulings, which resulted in the two Vatican officials' having to stand trial [see photo, "Divine Right of Way?"] What does science say? While the complaints against Vatican Radio were bouncing back and forth in the Italian courts, the regional government commissioned an epidemiological study of leukemia incidence in the area around the disputed antennas. A team of researchers led by Paola Michelozzi of the Local Health Authority, in Rome, reported in 2002 that the incidence of childhood leukemia from 1987 to 1998 was twice the expected rate, but the actual numbers were very small. The results, published in the American Journal of Epidemiology, indicated that instead of the expected 3.7 cases in the population of 60 000, there had been eight. Because of the small number, Michelozzi considers the result statistically insignificant. But a somewhat more disconcerting finding in her study made a stronger impression on critics of the Vatican, members of the press, and even some experts. Michelozzi's survey determined that if leukemia incidence was measured in concentric circles around the radio complex, rates dropped off with increasing distance from the transmitters. Based on that finding, a court-appointed expert science panel in the legal proceeding against the Vatican concluded, questionably, that "the weight of evidence...is much more in favor of the existence of a [cancer] risk" and that it "is in favor of a causal relationship."

That assessment, together with the Vatican's violation of Italian power limits, is what prompted the guilty verdict last May against the Vatican officials. Similar studies of populations around radio and television transmitters have been conducted during the past two decades in several countries, including the United States, Switzerland, the Netherlands, and New Zealand. But all these studies are crippled by the very low normal incidence of leukemia, the need to study very large populations, and the technical difficulty of accurately determining actual exposure levels. "The situation has not changed that much. If you look at the string of recent epidemiological studies, they are still equivocal," says Keith Florig, a specialist in risk analysis and radiation protection at Carnegie Mellon University, in Pittsburgh. Florig expressed surprise at the court's ruling in the Vatican case. Others agree that the ruling was premature. "I'm quite concerned about a rush to judgment based on a less-than-adequate understanding of the scientific issues," says Wayne Overbeck, a specialist in the legal aspects of communications at California State University, in Fullerton. (Overbeck, a ham radio operator, takes precautions to avoid exposing himself and other people to excess RF radiation.)

Local inhabitants, on the other hand, reacted to the Italian court's finding with jubilation. "We are satisfied; we had to suffer the arrogance of the Vatican for years," one resident told the press. Representatives of Vatican Radio, maintaining that the radiation levels are safe, said that they found the judgment unjust and plan to appeal it. The case of Vatican Radio is but the latest episode in a half-century-long scientific controversy. Last December, a panel of the International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection (ICNIRP), headquartered in Oberschleissheim, Germany, published a global review of epidemiological studies dealing with the impact on health of electromagnetic waves. The report covered a range of RF sources, including cellphones and communication towers, and one section reviewed eight epidemiological studies of residents living around radio and television transmitters, including Michelozzi's study. The panel found the results inconclusive. "For these studies to be informative, there have to be better exposure assessments, and the numbers [of people in the samples] should be larger," says Anders Ahlbom of the Karolinska Institute in Stockholm, Sweden, who led the study. "Even taken together, they don't really suggest any health risks," he says. RF radiation is nonionizing—that is, it cannot break the bonds in molecules—and no plausible biophysical mechanism has been proposed that would predict biological effects from low-level fields, except as related to heating.

Therefore, many scientists in the field have viewed research on the biological effects of radio waves with some skepticism. Radio frequencies do, however, induce currents in parts of the human body, which can resonate as a half-wave antenna: there is a maximum in the fraction of incident energy that is absorbed in the whole body at 100 megahertz and at 800 MHz in the head—the latter is close to the 850 and 900 MHz frequencies used for mobile phones in the United States and Europe. Exposure limits, such as those recommended by the IEEE, take that effect into account. In addition to epidemiological studies, researchers are looking at what happens to cultures of human cells (and also of other organisms) when they are exposed to radio waves of intensities that do not produce any significant heating in the material in which the radiation is absorbed.

Most useful for risk assessment are standardized animal studies, which are being undertaken in a number of labs around the world. But some researchers are pursuing other areas of investigation, some of which are scientifically controversial. At CNR-IREA, the Italian National Research Council's Institute for Electromagnetic Sensing of the Environment, in Naples, researchers place petri dishes with cell cultures in beams of radio waves and then compare the cells with control samples that have not been irradiated. DNA damage, cell division, oxidative stresses, and the induction of apoptosis (cell death) are some of the effects the small Naples group investigates. So far, however, such studies "do not produce a coherent picture," says Maria Rosaria Scarfi, a researcher at CNR-IREA. Fundamentally, the absence of theoretical models explaining the interaction between electromagnetic fields and biological systems complicates the research, she says. Despite the lack of compelling results, whether the focus is on cellular changes or statistical anomalies found in connection with radio transmitters, high-power lines, or mobile telephony, Ahlbom thinks that research should continue, because RF radiation is so ubiquitous. "So many people are exposed. I think it makes sense to try to investigate as much as possible whether there might be any risks, although the likelihood is against [there being any] risks." In the meantime, the inhabitants of Cesano can, in principle, rest assured that they are in no great danger. "The exposure from the [Vatican] transmitters is much lower than what you receive from ordinary cellphones—several orders of magnitude lower," says Ahlbom. This does not mean, however, that Cesano residents actually are relaxing or giving up their struggle to close down the Vatican complex altogether. Italy's stricter limits on RF energy exposure, ironically, seem to be have made the public more ill at ease rather than more confident. Though they were intended to provide an extra measure of safety, the limits "actually increased public fears and controversies," concludes Paolo Vecchia of Italy's National Institute of Health, in Rome, and Kenneth R. Foster, a professor of biophysical engineering at the University of Pennsylvania, in Philadelphia. Vecchia and Foster believe this is because the public took the stricter Italian limits to be an admission that RF fields really are dangerous in the long run.

For this very reason, Vecchia and Foster note in an article they wrote about the Vatican controversy for IEEE Technology and Society in winter 2002, the World Health Organization in Geneva has advised against adoption of overly cautious exposure limits. The organization warns that the credibility of exposure standards is undermined if limits are lowered to levels "that bear no relationship to the established hazards or have inappropriate arbitrary adjustments."


—Alexander Hellemans






Radio Spikes: Neighbors of these high-power radio transmission towers outside Rome complain tha they represent a hazard.
PHOTO: VINCENZO PINTO/REUTERS








Divine Right of Way?: The Vatican's status as an independent state
shielded it at first from Italian legal action.
That changed two years ago.

PHOTO: VINCENZO PINTO/REUTERS





Ars registrandi

Il registratore è sempre stato il più fedele compagno del radioascoltatore dei segnali lontani. Ci sono situazioni, in questo fascinoso hobby, in cui anche la perfetta conoscenza di una lingua può non bastare per intendere chiaramente i contenuti trasmessi, vuoi a causa dell'evanescenza del segnale, vuoi per i mille disturbi che si sovrappongono, specie quando la stazione è debole. Che si tratti del notiziario di una broadcast internazionale o a maggior ragione di una identificazione di una stazione rara, magari operante su una frequenza dove esistono diverse alternative che non si possono escludere a priori, la registrazione è una sicurezza. La si può riascoltare a piacere e funge da perfetta testimonianza (conferma) dell'ascolto, più autorevole di una lettera scritta (la QSL, come si dice in gergo radioamatoriale).
Fino a ieri bastava un semplice registratore a cassetta ma con Internet si è cominciato ad apprezzare il valore della registrazione digitale, facile da accludere al messaggio di e-mail o al sito Web per lo scambio con altri ascoltatori (che a volte possono dare una mano nell'identificare un segnale particolarmente ostico). Purtroppo l'audio analogico richiede ogni sorta di trattamento, dall'acquisizione sul computer fino alla compressione (pochi secondi di audio non compresso possono pesare parecchio). La scelta può cadere su un formato come il minidisc Hi-Md, che registra in digitale e consente una certa flessiblità di conversione dal formato proprietario Atrac. Ma oggi sono molto più apprezzati i player/recorder tutti digitali che non solo sono bravi a trasferire l'audio verso il computer, ma lo comprimono direttamente, nel comodo e universale formato Mp3. Ce ne sono sostanzialmente di due tipi, con disco fisso integrato (stile iPod per intendersi) e con memoria flash, alcuni con slot per schede di espansione fomrato Sd o similari. Due i requisiti importanti: la capacità di registrare oltre che di scaricare clip già digitalizzati dal computer e la presenza di una presa line-in per l'acquisizione di sorgenti analogiche come radio, registratori e quant'altro.
Due i modelli qui citati, non per fare pubblicità ma perché oltre a rispondere a questi requisiti integrano anche una radio FM che permette di ascoltare e registrare le stazioni preferite. Parliamo dell'iRiver-IFP serie 89x e del Creative Zen Nano Plus, qui illustrati. Sono apparecchi versatili, che grazie alla variabilità del bit rate di codifica con 256 mega di memoria possono registrare ore e ore di audio, considerando che la banda passante di un ricevitore in onde corte non è mai superiore ai 6 o 12 kHz e un bit rate di 16 kbps spesso è sufficiente. Non a caso i due apparecchietti, soprattutto l'iRiver che nella versione a 256 mega costa intorno al centinaio di euro (o qualcosa in meno se lo si acquista negli Usa), sono già relativamente noti e apprezzati da alcuni DXer.
Quello della registrazione audio via computer è un tema su cui avremo modo di tornare, perché oltre a questi piccoli dispositivi ne esistono altri e soprattutto esistono diverse tipologie di software di trattamento del segnale che possono rivelarsi molto utili una volta fatta la registrazione.