Pour le PDG de Radio France, la suppression de la publicité ne pose "aucun problème"
PARIS (AFP) — Le PDG de Radio France Jean-Paul Cluzel a estimé mercredi que la suppression de la publicité sur les diverses antennes du groupe ne posait "aucun problème" et que Radio France n'a par conséquent, rien à voir avec la commission créée pour "une nouvelle télévision publique".
Interrogé, à la suite du propos du président de la commission Jean-François Copé, soulignant que cette commission ne s'occuperait pas de la radio, M. Cluzel a souligné que la commission était née d'une "interrogation sur les missions de France Télévisions", alors que "personne ne s'interroge sur le bien fondé des missions de Radio France et de leur avenir".
"Il était normal que nous ne soyons pas concernés par une commission dont le but essentiel est le format des chaînes de télévision", a souligné Jean-Paul Cluzel.
Le PDG de Radio France évalue à 40 millions d'euros (8% du budget environ) le manque à gagner du groupe si les recettes publicitaires viennent à disparaître, Radio France n'accueillant que la publicité institutionnelle et non de marque.
"C'est un non-problème pour Radio France", a indiqué Jean-Paul Cluzel, estimant que la compensation "se trouvera" facilement, car elle est sans commune mesure avec les compensations nécessaires pour remplacer les recettes publicitaires de France Télévisions.
Pour France Télévisions, précise-t-il, "la discussion tient pour une grande part au coût des programmes de substitution". Pour sa part, Radio France n'aura "pas de programmes de substitution" puisqu'il suffit de prolonger telle ou telle interview d'une minute ou deux pour remplacer la plage publicitaire disparue. Selon le PDG de Radio France, il n'y a donc pas de débat sur le montant qui devra venir compenser la suppression de la publicité sur ses antennes (France Inter, France Info, le réseau France Bleu, France Culture, France Musique, FIP, Le Mouv').
L'intersyndicale de Radio France (CFDT, CFTC, CGT, SJA-FO, SNFORT, SNJ, SNJ-CGT, SUD), rejointe mercredi par la CGC, avait exprimé mardi dans un communiqué son inquiétude sur une éventuelle suppression de la publicité, en soulignant que le manque à gagner équivalait "à la disparition de la rédaction de France Info, de dix radios locales ou des orchestres et du choeur de Radio France".
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21 febbraio 2008
Capo di Radio France, No pubblicità? No problem
Se in Gran Bretagna si ipotizza addirittura la privatizzazione dei primi due programmi radiofonici della BBC, in Francia si discute la proposta del presidente Sarkozy, che intende eliminare dalla radiotelevisione pubblica il pur piccolo cespite della pubblicità. A Radio France i sindacati sono molto preoccupati. Così dev'essere stata una bella doccia fredda la dichiarazione del PDG (direttore generale) di Radio France Jean-Paul Cluzel, che ha fatto sapere che la perdita dell'incasso pubblicitario, 40 milioni di euro, "non costituisce un problema", rappresentando appena l'8% del budget complessivo del gruppo di emittenti pubbliche. Sarà, rispondono i sindacalisti, ma con quei milioni pagheremmo un canale come France Info, o dieci stazioni commerciali. In teoria si potrebbero studiare forme di compensazione, distogliendo una parte degli introiti pubblicitari privati (che non saranno molto contenti) o rivolgendosi ai contribuenti (che saranno ancor meno felici). In linea di principio l'idea di un ente pubblico che debba fare a meno della pubblicità non è certo sbagliata, la BBC funziona appunto così. Ma il canone è piuttosto consistente.
Privatizzare (in parte) BBC Radio?
L'OFCOM inglese sta lavorando alacramente alla periodica revisione dei piani (anche di finanziamento) relativi al servizio pubblico radiotelevisivo. E' un'operazione di revisione complessiva che il regolatore britannico effettua ogni cinque anni e che dovrebbe portare nel 2010 a una serie di direttive che verranno recepite dal legislatore entro il 2012. Tra le questioni da affrontare c'è il finanziamento di Channel 4, l'ente radiotelevisivo (la radio è solo digitale) di pubblica proprietà ma finora supportato esclusivamente da introiti di natura commerciale. Channel 4 da tempo invoca la possibilità di attingere alle risorse pubbliche, cioè di poter usufruire di una parte del canone incassato dalla BBC. In Inghilterra parlano di top slicing, cioè di riallocazione di una voce di bilancio dipartimentale a una iniziativa gestita a livello centrale. In pratica si tratterebbe di limare qualcosa da qualche parte e ridirigerla verso Channel 4 (il termine top-slicing, letteralmente affettare dall'alto sembra di origine mineraria ed è riferita alle estrazioni di filoni verticali che vengono sfruttati non scavando tunnel orizzontali ma procedendo a scavare, dall'alto verso il basso, per gradoni successivi).
Sul Financial Times di qualche giorno fa, Peter Bazalgette, che è stato il capo di Endemol in UK, ha gettato un sasso nello stagno a proposito di top-slicing, invocando nientepopodimeno che la privatizzazione di BBC Radio 1 e Radio 2, i canali di maggior successo della Beeb. L'argomento di Peter è che è inutile parlare di top-slicing quando nel mercato radiofonico la BBC detiene il 55% dell'ascolto complessivo. La radio commerciale inglese va male perché gli inserzionisti vogliono poter contare su forti catene nazionali, cosa che con le stazoni locali analogiche e gli ensemble nazionali ma digitali (quindi ad ascolto più basso) non si può avere. Ergo, bisogna privatizzare. In alternativa si può privatizzare BBC Worldwide (che non è il World Service, ma la società preposta alla vendita della preziosa produzione televisiva di qualità della Beeb).
Una lettera apparsa oggi sull'FT risponde a questa provocazione affermando che il dominio dell'audience la BBC se l'è conquistato sul campo, reclutando le persone migliori e puntando sulla qualità. Perché la radio commerciale non ha fatto lo stesso? Perché, di fatto, non ha saputo far bene il proprio lavoro? Non dovrebbe essere proprio quello il punto di una privatizzazione, incentivare le persone a fare meglio?
E qui naturalmente si può scatenare una discussione infinita sui meriti del pubblico o del privato. A me viene in mente che il famoso discorso del privato che incentiverebbe la qualità mi lascia sempre molto perplesso. Una stazione radio commerciale mira a vendere un sacco di pubblicità, e va bene. Ma non è detto che il predominio sull'audience sia sempre legato alla qualità in senso assoluto. Quando si tratta di mercato di massa conta quello che viene percepito come "qualità". Non si spiegherebbe altrimenti perché in Italia i pessimi varietà televisivi pubblici e privati riescano a generare tutta quella audience. O i numeri sul pubblico sono falsi, o questo pubblico è stato condizionato al punto di accettare queste schifezze come fossero manicaretti squisiti. E a guadagnarci, con la vendita della pubblicità, sono i proprietari delle stazioni, mentre un buon programma pubblico può portare a "guadagni" intangiblii (sul piano culturale, della formazione civica, del benessere sociale) di valore inestimabile. Perché questi intangibili non dovrebbero pesare sulle decisioni dei legislatori? Dentro alla BBC stanno facendo un gran lavoro, con una dedizione che dimostra quanto siano ingenui (o in malafede) i soliti panegirici dello "spirito di intrapresa" che animerebbe i dipendenti delle aziende private, coi loro sistemi di incentivazione e il clima di eterna competizione. I programmisti della Beeb, evidentemente, non percepiscono i soldi pubblici solo per scaldare le sedie. E' una win win situation, come direbbero gli entrepreneur veri. Dipendenti pubblici che fanno un buon prodotto e ascoltatori-contribuenti che li premiano con elevate percentuali di audience (e possono contare su ottima informazione e sano intrattenimento). Una relazione di questo tipo, ovviamente, è possibile anche con le radio commerciali, ce ne sono di ottime. Ma in questo caso la tesi dell'ex capo di Endemol è che le radio private inglesi sono fuori mercato non perché fanno cattivi programmi, ma perché il cattivo operatore pubblico, essendo troppo bravo, attira gli ascoltatori e drena appeal pubblicitario. E allora? Privatizziamo tutto, perbacco! Così avremo tanti network nazionali commerciali che potrebbero anche mettersi tutti d'accordo per fare gli stessi programmi mediocri e i pubblicitari acquisteranno a scatola chiusa, perché la mediocrità entra in tutte le case con gli spot al traino.
Why Radios 1 and 2 should be privatised
By Peter Bazalgette
February 17 2008
Channel 4 says that its funding model may collapse. It is one of several organisations attempting to get its hands on the BBC’s licence fee, like so many members of a family scrapping over the assets of an elderly relative.
This argument over “top-slicing” coincides with a new review of public service broadcasting from Ofcom, the media regulator. What is now needed, though, is a much more imaginative debate about how to sweat our broadcasting assets, rather than the squabbling we have seen so far.
[...]
It is extraordinary that the BBC has 55 per cent of the radio audience. The result is an emaciated commercial radio sector that can no longer afford to invest properly in its digital radio infrastructure (witness GCap’s recent retreat). What our commercial radio lacks is strong national stations that are attractive to advertisers.
The answer is to privatise BBC Radios 1 and 2 – the BBC’s two national stations that are not core to its news information mission. True, Radio 1 plays a healthy role pioneering new music but that can be made a condition for the new owners. The public would still have the stations they love but they would not be from the BBC (altogether now: “Auntie – you can’t do everything”). This move would revitalise the commercial radio sector and initial estimates suggest it could raise up to one billion pounds.
In a virtuous circle, that money could be hypothecated for Channel 4 and any other impoverished public service broadcasting purposes. For instance, ITV regional news services are under threat. Why not give this important task to Channel 4, so that we continue to have healthy competition in the supply of public service broadcasting news, both nationally and regionally?
Everyone wins with this idea – if we allowed the BBC to keep the licence fee at its current level this would release funds for additional investment in its other services.
However, the BBC is the most effective lobbyist in our political system. I expect them to do their best to howl down this sort of debate: they will argue that it needs Radio 1 to continue to engage younger audiences; that the proceeds of previous privatisations such as transmission and playout have all gone to the BBC because they owned the asset; that listeners to Radios 1 and 2 do not want to hear commercials.
There are answers to all of these arguments. The point is: let us have the debate. We need more imaginative ways of deploying our media assets to support public service broadcasting. And if not Radios 1 and 2, then why not privatise BBC Worldwide? It could also raise a billion. Discuss, as they used to say in history exams.
Una lettera apparsa oggi sull'FT risponde a questa provocazione affermando che il dominio dell'audience la BBC se l'è conquistato sul campo, reclutando le persone migliori e puntando sulla qualità. Perché la radio commerciale non ha fatto lo stesso? Perché, di fatto, non ha saputo far bene il proprio lavoro? Non dovrebbe essere proprio quello il punto di una privatizzazione, incentivare le persone a fare meglio?
Sir, Peter Bazalgette (“Why Radios 1 and 2 should be privatised”, February 18) asks for a debate – I am sure he will get one. The BBC has 55 per cent of the radio audience because it hires the best. The commercial stations had the world in their hands when Capital Radio and the rest were launched – but they muffed it.
You can’t blame the Beeb for getting on with the job. The inept management from the commercial stations has created their low market share. New ownership and management is needed to rectify the situation; five years of good work should fix it.
E qui naturalmente si può scatenare una discussione infinita sui meriti del pubblico o del privato. A me viene in mente che il famoso discorso del privato che incentiverebbe la qualità mi lascia sempre molto perplesso. Una stazione radio commerciale mira a vendere un sacco di pubblicità, e va bene. Ma non è detto che il predominio sull'audience sia sempre legato alla qualità in senso assoluto. Quando si tratta di mercato di massa conta quello che viene percepito come "qualità". Non si spiegherebbe altrimenti perché in Italia i pessimi varietà televisivi pubblici e privati riescano a generare tutta quella audience. O i numeri sul pubblico sono falsi, o questo pubblico è stato condizionato al punto di accettare queste schifezze come fossero manicaretti squisiti. E a guadagnarci, con la vendita della pubblicità, sono i proprietari delle stazioni, mentre un buon programma pubblico può portare a "guadagni" intangiblii (sul piano culturale, della formazione civica, del benessere sociale) di valore inestimabile. Perché questi intangibili non dovrebbero pesare sulle decisioni dei legislatori? Dentro alla BBC stanno facendo un gran lavoro, con una dedizione che dimostra quanto siano ingenui (o in malafede) i soliti panegirici dello "spirito di intrapresa" che animerebbe i dipendenti delle aziende private, coi loro sistemi di incentivazione e il clima di eterna competizione. I programmisti della Beeb, evidentemente, non percepiscono i soldi pubblici solo per scaldare le sedie. E' una win win situation, come direbbero gli entrepreneur veri. Dipendenti pubblici che fanno un buon prodotto e ascoltatori-contribuenti che li premiano con elevate percentuali di audience (e possono contare su ottima informazione e sano intrattenimento). Una relazione di questo tipo, ovviamente, è possibile anche con le radio commerciali, ce ne sono di ottime. Ma in questo caso la tesi dell'ex capo di Endemol è che le radio private inglesi sono fuori mercato non perché fanno cattivi programmi, ma perché il cattivo operatore pubblico, essendo troppo bravo, attira gli ascoltatori e drena appeal pubblicitario. E allora? Privatizziamo tutto, perbacco! Così avremo tanti network nazionali commerciali che potrebbero anche mettersi tutti d'accordo per fare gli stessi programmi mediocri e i pubblicitari acquisteranno a scatola chiusa, perché la mediocrità entra in tutte le case con gli spot al traino.
Colpito e distrutto il satellite spia.
Missione compiuta per la USS Lake Erie: il missile SM-3 ha colpito oggi, alle 4:30 del mattino ora italiana, il satellite spia del National Reconnaissance Office, che in quel momento si trovava a una altitudine di 247 miglia e viaggiava a 17 mila miglia all'ora. Nelle prossime 24 ore si dovrebbe avere conferma dell'avvenuta distruzione del serbatoio con hydrazina, obiettivo primario dell'operazione. Ecco qualche foto fornita dalla US Navy e un impressionante film rilasciato durante la conferenza stampa presso il Pentagono:


Londra, pugno di ferro contro i pirati della radio
Tre persone arrestate e 22 impianti trasmittenti sequestrati. Questo il frutto dell'operazione contro i pirati radiofonici coordinata in questi giorni dall'OFCOM e dalla polizia di Londra. Nella capitale britannica si stima la presenza di oltre la metà delle 150 stazioni pirata britanniche e le autorità, come vedete, intendono adottare una politica di grande rigore.
Ofcom, police and London Boroughs take action against illegal broadcasting
three arrested
twenty two illegal transmitters seized
Ofcom today announced the results of joint operations across four London boroughs to take illegal radio stations off the air.
Working in partnership with the London Boroughs of Hackney, Haringey, Tower Hamlets and Islington, as well as the Metropolitan Police, Ofcom’s team carried out enforcement action against over 20 illegal broadcasters in these areas.
Illegal broadcasters can cause interference to safety-of-life services, such as the fire brigade and air traffic control, as well as licensed broadcasters, denying listeners their choice of music and news. Illegal stations cause significant damage to rooftops, resulting in expensive repair bills at public expense.
Ofcom’s operation ran from 6 to 16 February and resulted in three arrests, one studio raid, the removal of 22 illegal broadcasters’ transmitters and over 20 letters sent to local night clubs that have advertised events on illegal radio stations.
Ofcom estimates that there are over 150 illegal stations operating in the UK, with half of those broadcasting across London and the South East. There are over thirty illegal stations across these four boroughs, making up 60% of all illegal broadcasters in North London.
Ofcom is responsible for keeping radio spectrum free from interference, taking illegal stations off the air by raiding studios and seizing and disconnecting transmitters and aerials. Last year, Ofcom carried out over 900 such operations and 37 people were convicted of offences related to illegal broadcasting.
Robert Thelen-Bartholomew, Director of Field Operations, said: "Illegal broadcasters can cause serious interference to safety-of-life services such as the fire brigade and air traffic control, as well as legitimate radio stations. Ofcom takes swift and firm action to remove these illegal stations from the air. We work closely with local authorities to ensure that this problem is tackled at source for the benefit of the community."
Councillor Terry Stacy, Islington Council's Executive Member for Housing and Communities, said: "Pirate radio stations are a menace and we are pleased to support this crackdown.
He added, “Islington Council is determined to stop illegal radio stations. Illegal broadcasters can put lives at risk by interfering with vital emergency equipment, damage council property and make the lives of our residents hell. Sometimes these stations are linked to drug-dealing and serious crime, which we will not tolerate.”
Councillor Nilgun Canver, Haringey’s cabinet member for enforcement and safer communities, said:
“Pirate radio installations seriously damage our properties when they break locks and doors into stairwells to access the roofs of council flats from where they broadcast. We fully support this campaign to stop pirate radio and our enforcement team is keen to continue working with Ofcom to sort out this problem.”
London Borough of Tower Hamlets Pirate Radio Project Manager, Claire Demmel said, "In recent months Tower Hamlets Council and its partners have taken stringent security steps to prevent illegal broadcasters from gaining access to our roof tops. Joint operations such as this can only reinforce the message that we take radio piracy seriously.”
The illegal broadcasters targeted by the Ofcom operation include
Attitude 107.4 FM, Hackney
Bizim 104.2 FM, Haringey
Conshus 106.9 FM, Tower Hamlets
Heat 96.6 FM, Haringey
Jiggy FM , Haringey
Kasapa 104.0 FM, Hackney
Kool 94.6 FM, Tower Hamlets
Live 101.5 FM, Tower Hamlets
Millennium Supreme 99.8 FM, Tower Hamlets
Origin 95.2 FM, Islington
Rude 88.2 FM, Islington
Shine 87.9 FM, Tower Hamlets
SLR 97.7 FM, Haringey
Takeover 107.7 FM, Hackney
Touch 94.0 FM, Haringey
True 100.2 FM, Hackney
Unid Station 102.6 FM Haringey
Xtreme 101.7 FM Haringey
Cultura alla radio, Firenze ricorda l'Approdo
Recentemente, la Firenze University Press ha pubblicato un volume dedicato all'Approdo, il programma radiofonico, poi affiancato da una rivista e da un programma televisivo, che per un trentennio, dal 1945 al 1977, ha profondamente segnato il panorama culturale italiano. Domani, venerdì 22 febbraio (ho trovato la notizia sul portale Italradio), il volume viene presentato alla sede RAI di Firenze, nell'ambito dell'incontro Comunicazione, cultura, economia organizzato dalla RAI
L'Approdo: storia di un programma radiofonicoVenerdì 22 febbraio 2008 la Prof.ssa Anna Dolfi presenterà il volume "L'Approdo. Indici, copioni, lettere" nell'ambito dell'incontro Comunicazione, cultura, economia: dagli anni dell'Approdo ai giorni nostri organizzato dalla RAI.Luogo: Rai - Radio Televisione ItalianaLargo Alcide De Gasperi 1Firenze - FIData: 22/02/2008Orario: 15.00Interverranno:- Nicola Cariglia, Direttore Sede Rai per la Toscana- On. Riccardo Nencini, Presidente del Consiglio Regionale della Toscana- Pasquale Santoli, Responsabile documentazione TV e RF- Anna Dolfi, Università di Firenze- Maria Carla Papini, Università di Firenze- Mario Domenichelli, Università di Firenze- Angela Frati, Università di FirenzeUna giornata dedicata a uno dei programmi radiofonici più importanti del secolo scorso, un esempio di incontro tra cultura e comunicazione.Dal recupero della storia di questo programma, a cui si affiancò anche una rivista coordinata dalla determinante figura di Carlo Betocchi, è nato il volume pubblicato da Firenze University Press "L'Approdo. Indici, copioni, lettere".La pubblicazione è un'edizione anastatica del primo numero della rivista e il cd-rom in allegato propone tutti gli indici e i copioni rimasti delle trasmissioni, oltre alla schedatura e ai regesti di contenuto dell'intera corrispondenza.Un omaggio a un trentennio fervido di cultura ed entusiasmo intellettuale.
Dalla scheda del volume leggo che:
Nel dicembre del 1945 cominciarono presso la sede Rai di Firenze le trasmissioni dell'"Approdo". Il programma radiofonico (uno dei più importanti nell'Italia del tempo) sarebbe andato in onda fino al 1977, affiancato, a partire dal '52, da una rivista, e dal '63 al '72 da una trasmissione televisiva. Imponente e di grande importanza il numero dei collaboratori delle tre, parallele 'imprese' culturali, che vedevano al loro centro, con ruolo di guida e organizzazione, la figura determinante di Carlo Betocchi. Pure, nonostante l'importanza, anche l'avventura dell'"Approdo" era destinata a finire. Interrompendo le trasmissioni e la pubblicazione della rivista, un'intera élite culturale prendeva atto non solo di difficoltà oggettive, ma di una crisi di fiducia e di impegno dinanzi a mutamenti ormai irreversibili nel paese. Eppure - proprio perché "L'Approdo" si era battuto per una linea destinata a divenire minoritaria col trionfo della nuova società mediatica - appare particolarmente significativo il recupero della sua storia e la ricostruzione, tramite voce, carta, immagini, di quello che fu uno dei primi esempi di incontro/mediazione tra cultura e comunicazione. Il modi e la forte progettualità dell'intera esperienza emergono chiaramente dal primo numero della rivista, che qui si offre in edizione anastatica; soprattutto dal CD-Rom allegato, che propone, oltre agli indici dell'"Approdo", la schedatura e i regesti di contenuto dell'intera corrispondenza (oltre 20.000 pezzi inediti), e notizie sui copioni rimasti delle trasmissioni... Abbiamo insomma finalmente a disposizione quanto permette di ricostruire, attraverso le tracce di una trasmissione/rivista e degli intellettuali che vi collaborarono, un trentennio di cultura e di utopia, di compromessi e entusiasmo, agglutinati intorno alla nascita, allo sviluppo, alla fine di un articolato progetto di 'politica culturale'.
In margine ricordo che uno degli scrittori più coinvolti in questa ambiziosa trasmissione culturale fu Carlo Emilio Gadda. RAI/ERI ha dedicato al Gadda dell'Approdo un libro intitolato L'ingegnere e la radio. Altri ricordi si trovano sul recente libretto di Alberto Arbasino presso Adelphi, L'ingegnere in blu.
Radio Monte Ceneri, deciderà il Consiglio Federale
Radio Monte Ceneri potrebbe chiudere, ma non è ancora stato deciso tutto. C'è in ogni caso un margine di discussione e il coinvolgimento del governo elvetico. Michele Ferrario, dell'ufficio relazioni esterne di RTSI (lo ringrazio per la grande disponibilità), mi ha fornito diverse utili precisazioni sulla questione dell'impianto in onde medie di Monte Ceneri Cima, da dove RTSI diffonde i programmi di Rete 1 e che il 18 aprile prossimo festeggerà il 75esimo anniversario.
Ricorderete che poche settimane fa su Internet, per la precisione sul riflettore di it.hobby.radioascolto, era apparsa la "notizia" dell'imminente chiusura di Monte Ceneri. Era stata addirittura fatta una data precisa, di inizio o fine luglio 2008. Ferrario mi ha riferito che se è vero che SSR, la società che gestisce in Svizzera gli enti radiotelevisivi per le tre aree linguistiche, pensa effettivamente a chiudere le onde medie nell'ambito di un più complesso piano di revisione del sistema di distribuzione dei contenuti, questo piano deve passare per un iter decisionale che ancora non è stato completato.
Secondo Ferrario ogni decisione su Monte Ceneri richiederà una modifica del testo della concessione tra Consiglio Federale - il governo elvetico - e SSR. La concessione regola le modalità dell'offerta radiotelevisiva pubblica. "L'ultimo testo è entrato in vigore il 28 novembre del 2007 e nella sezione 2, Programmi e trasmissioni, all'articolo 4 Programmi radiofonici, si legge espressamente al paragrafo e) che SSR deve allestire tre programmi in onde medie da diffondere in ciascuna delle aree linguistiche. Per noi di RTSI, si tratta evidentemente di Rete 1 da Monte Ceneri." Prima di poter spegnere l'impianto SSR deve insomma chiedere una modifica della Concessione, procedimento che richiede i suoi tempi e soprattutto coinvolge diverse parti che devono esprimere il loro parere. SSR è infatti tenuta a fare riferimento al regolatore, OFCOM, e lo stesso Consiglio Federale ha poi il potere di accettare o non accettare le richieste di modifica presentate. In ogni caso, è il Consiglio a stabilire il testo della Concessione, che non viene rinnovata o sottoposta a revisioni a scadenza fissa.
Insomma, le intenzioni di SSR puntano a una graduale riduzione di una modalità trasmissiva che probabilmente (sto esprimendo ipotesi mie) viene ritenuta obsoleta e troppo costosa. Ma al tempo stesso SSR non ha in mano l'interruttore dell'impianto. Secondo Ferrario RTSI intende fare presente l'importanza che l'antenna del Monte Ceneri riveste nella copertura di una regione di lingua italiana che non comprende solo il Canton Ticino. Così come è avvenuto nel recente passato per il passaggio dalla tv analogica al digitale terrestre, è possibile che il pubblico degli utenti italiani di Radio Monte Ceneri/Rete 1 si faccia sentire. E' positivo "qualsiasi segnale di interesse che giunge ogni volta che RTSI rischia di perdere pezzi importanti," afferma Ferrario.
Vista l'aria che tira, non mi sento di essere troppo ottimista. Forse ci vorrà del tempo, ma il rischio che i 558 kHz chiudano per sempre è molto consistente. Si può però, come sempre, cercare di organizzare un dibattito costruttivo, "farsi sentire" presso RTSI e SSR. Si può anche pensare a una forma di presidio simbolico. Nei pressi dell'impianto di Monte Ceneri, nel comune di Rivera, è aperto un piccolo museo della radio amorevolmente curato da Renato Ramazzina, ex ingegnere dell'esercito elvetico e collezionista di radio antiche. L'ingresso al museo è libero ogni primo mercoledì del mese e su richiesta, contattando il curatore all'indirizzo renato (dot) ramazzina (at) bluewin (dot) it. Il 18 aprile è vicino e Ferrario ritiene che ci potranno essere delle celebrazioni ufficiali.
20 febbraio 2008
Distrutti gli archivi sonori di Radio Chad
Raramente le rivoluzioni sono amiche della storia, l'obiettivo dopotutto è sempre ripartire da zero. Sarà costretto a farlo anche Radio Nationale du Tchad, che secondo qesta corrispondenza Reuters ha assistito impotente alla distruzione di tutti i suoi archivi sonori nei giorni del saccheggio della sede ufficiale dell'emittente, nella capitale N'djamena. Se ne sono andati i nastri con le dichiarazioni dell'indipendenza dalla Francia e tante voci di musicisti ormai scomparsi.
Chad loses historic voice in looting of state radio
Tue 19 Feb 2008, By Stephanie Hancock and Moumine NgarmbassaN'DJAMENA (Reuters) - From landmark speeches made at independence to recordings of beloved musicians long since dead, Chad lost historic audio archives in the looting frenzy that accompanied a rebel assault on its capital this month.
Like many other state institutions in N'Djamena, the Radio Nationale du Tchad (RNT) was pillaged by civilians who ran amok during two days of chaos on February 2-3 when government forces were busy repelling the insurgents in the city.
All that remains is the charred shell of its offices.
Walls are blackened; windows have exploded; furniture has been reduced to rubble.
Inside the gutted building, every public audio archive since Chad's independence has gone up in smoke, including recordings of the former French colony's independence day itself.
"There's nothing left to be saved," said RNT director Halime Assadia Ali, covering her mouth with her headscarf to give some protection from the choking dust.
(continua)
Una radio che sa di terra

La Opinion, quotidiano ispanico di Los Angeles, racconta la storia di una catena di stazioni FM molto particolare. Radio Campesina è la creatura mediatica di un famoso sindacalista di origine messicana attivo in California (ma nato in Arizona, se non sbaglio). La figura di César Chàvez, purtroppo scomparso nel 1993, è ancora leggendaria tra i contadini di una vasta regione tra Sonora, California, Nuevo Mexico e Arizona. Il suo sindacato, United Farm Workers continua a essere molto attivo.
Emisora con olor a tierra
Radio Campesina, fundada en 1983 por César Chávez, busca ser agente de cambio Iván Mejía 18 de febrero de 2008"¡Muy buenos días!, esta es Radio Campesina", es la frase con la que el presentador radiofónico, Moisés Ochoa, despierta cada mañana a los obreros del campo en tres estados de la Unión Americana y el norte de Sonora, México. Fundada en 1983 por César Chávez, el legendario líder del Sindicato de Trabajadores Agrícolas (UFW), la radioemisora tiene como objetivo ser "un instrumento de cambio social", a través de la organización sindical.
Parte de la programación de Radio Campesina está orientada a educar a la población de trabajadores del agro, compuesta en su mayoría por inmigrantes hispanos. "Cuando estuve trabajando como maestra me di cuenta de la necesidad de educar al padre antes de educar al alumno", dijo Mary Martínez, presentadora del programa Punto de Vista de Radio Campesina, quien antes de ser locutora laboró durante cinco años como profesora de preparatoria. "El enfoque principal de los programas educativos es dar esa información a los padres de familia para que entiendan que ellos son los modelos a seguir y los primeros maestros de sus hijos", explicó y destacó que el primer segmento educativo es Despierta ya campesino, dirigido a las 5:00 a.m. por Ochoa. Martínez detalló que a través de su programa, transmitido de 10:00 a.m. a 11:00 a.m., a sus radioescuchas les dice que "la educación comienza en casa y el padre es el que debe de saber qué es lo que se está impartiendo en las clases de sus hijos y de ahí trabajar en unión".
El martes pasado su segmento lo dedicó a dar a conocer oportunidades de becas educativas, para lo cual entrevistó a Sonia Rodríguez, vicepresidenta del Instituto de Educación César Chávez. Mientras Martínez hablaba ante el micrófono entraban las llamadas telefónicas de los oyentes. Una ama de casa le contó al aire que una de sus hijas quiere estudiar mecánica; pero su esposo le dijo a la estudiante: "No quiero que estudies eso, porque esos son trabajos de hombres". Entre sonriente e indignada, Martínez le aconsejó a la señora que su hija tiene el derecho de elegir en qué carrera prepararse y en este país el padre de familia tiene que cambiar su mentalidad.
En Bakersfield, Soledad Pulido de 36 años, sintoniza siempre el segmento educativo de Martínez. Al ser entrevistada por La Opinión dijo: "Antes de oír en la radio sobre las becas, yo creía que mis hijos solamente tenían que terminar la preparatoria y los iba a tener que llevar a trabajar al campo igual que nosotros". "Con Radio Campesina sentimos que tenemos alguien que se preocupa por nosotros", reveló Pulido quien quedó motivada para buscar las becas para el mayor de sus cuatro hijos.
En la ciudad de Arvin, María García, de 46 años, también escuchó el programa a través del cual hace poco ganó unos boletos para ir a un concierto del cantante Marco Antonio Solís. "Me gusta la programación de Radio Campesina, porque nos ofrece bastante información sobre cómo cuidarnos la salud y sobre a qué lugares ir en búsqueda de ayuda", dijo. García contó que tiene una hija que está terminando la preparatoria y para averiguar más sobre los programas de becas apuntó el número de teléfono al cual hablará para saber cómo obtener y llenar los formularios.
Radio Campesina también se escucha en Arizona. Roberto Cruz, de 46 años, habló desde Yuma a la radio y se ganó un paquete con "un oso de peluche, joyas y chocolates". "Trabajo limpiando en el campo y oigo la radio en la mañana, cuando tengo unos minutos de descanso y a la hora del almuerzo", relató Cruz. "Radio Campesina nos motiva de que ‘sí se puede’ organizar uno para que no nos aplasten, nos motiva a superarnos y a que impulsemos a nuestros hijos para que sean mejores y que sean unos profesionales", dijo.
César Estrada Chávez tuvo la idea de crear una Radio Campesina a partir de la necesidad de hacer llegar su mensaje de organización sindical a todos los trabajadores de los ranchos del centro de California. Cuando Chávez falleció en abril de 1993 habían pasado diez años desde la creación de su sueño en frecuencia modulada, el cual en la actualidad es una red de 8 estaciones de Radio Campesina y una llamada "Play", para jóvenes que gustan de la música Hip-Hop.
Desde la base en Bakersfield, California, "la Campesina" transmite en el 92.5 FM a los valles: Central, San Joaquín y Salinas, en California. Vía satélite la señal llega a los campos en Washington, Arizona y parte de Oregon. Las ondas herzianas cruzan la frontera sur y la voz de los trabajadores del agro llega hasta los pueblos de San Luis y Nogales en el estado de Sonora, México. Anthony Chávez, hijo menor de César Chávez, detalló que para cubrir los costos de producir dos programas educativos, diarios, anualmente reciben de parte del congreso estadounidense, a través de la Corporation of Public Broadcasting, 620 mil dólares.
Los costos de operación anual de las 9 radios ascienden a los 7 millones de dólares, que son recogidos a través de la venta de tiempo publicitario. En la red de emisoras se generan 90 empleos y se estima que la audiencia es de 5.5 millones aproximadamente. "En San Luis, Sonora (México), la compañía de televisión por cable local en el canal en que sólo pasan anuncios escritos pone el audio de Radio Campesina", reveló Chávez. "Entre San Luis y Yuma, Arizona, hay una gran relación de familias y trabajadores que cruzan ambos lados de la frontera, y la emisora que prefieren es la Campesina".
Isabel Eggert, directora de programas educativos de Radio Campesina, explicó que en la emisora que transmite ritmos de bandas, mariachis y norteños "la música es solamente un gancho para tener audiencia y poder educarla".
"Nuestra música no atrae a la juventud, sino a un componente de personas mayores. Servimos a una audiencia entre 25 y 49 años", destacó. Radio Campesina también transmite a través de internet, a menudo los operadores de la emisora reciben retroalimentación de escuchas en Europa, América Latina y diversas ciudades de norteamérica donde se mueven en busca de trabajo los campesinos emigrantes.
Radio Campesina en internet: www.campesina.com
Kosovo, aggiornamento sulle frequenze
DX Listening Digest discute sull'ultimo numero di possibilità di ascolto dal neonato Kosovo indipendente. Non sembrano esserci molte chance, l'unica frequenza attiva secondo fonti tedesche sarebbe Radio Kosova su 549 kHz.
Intanto vi segnalo un articolo di Marcello Peluso sulla Voce d'Italia, che intreccia la storia di Radio West, la stazione italiana della forza internazionale KFOR e Radio Gorazdevac, emittente con programmazione serba. Radio West non appare nel alista ufficiale dell'IMC, l'authority kosovara in materia di comunicazioni radiotelevisive, ma forse è perché essendo una iniziativa militare non rientra nel normale sistema di concessione di licenze civili. L'emittente viene descritta nel bollettino delle forze NATO dello scorso dicembre, quindi presumo sia ancora in attività (Radio West è stata tra le prime a entrare in funzione nel 1999). L'attuale responsabile è il capitano Francesco Diati
Intanto vi segnalo un articolo di Marcello Peluso sulla Voce d'Italia, che intreccia la storia di Radio West, la stazione italiana della forza internazionale KFOR e Radio Gorazdevac, emittente con programmazione serba. Radio West non appare nel alista ufficiale dell'IMC, l'authority kosovara in materia di comunicazioni radiotelevisive, ma forse è perché essendo una iniziativa militare non rientra nel normale sistema di concessione di licenze civili. L'emittente viene descritta nel bollettino delle forze NATO dello scorso dicembre, quindi presumo sia ancora in attività (Radio West è stata tra le prime a entrare in funzione nel 1999). L'attuale responsabile è il capitano Francesco DiatiL'isola delle stazioni
Secondo la Madagascar Tribune, giornale malgascio su Internet, in Madagascar ci sarebbero 253 stazioni radio (uno studio dell'università della capitale dice che 11 sono illegali). Il mezzo è ovviamente il più popolare.
253 stations de radio à Madagascar
mercredi 20 février 2008,
par Felana
Ecouter la radio constitue un divertissement et demeure la première source d’informations à Madagascar. Plus de 75% des foyers malgaches en possèdent et trouvent qu’elle est indispensable. Une utilité qui est d’autant plus prouvée pendant ces saisons cycloniques. Outre les ménages, les voitures privées, les taxis, les taxi-be ou les taxis-brousse s’approprient également d’un poste radio et optent pour une station pour se satisfaire et pour satisfaire les clients. Sans compter les restaurants, les bureaux ou d’autres lieux publics.
La population malgache est considérée comme leader en nombre de stations radios, aussi bien dans la région de l’Océan Indien que sur le continent Africain.
La capitale demeure le lieu de concentration de ces stations. On compte 70 stations radios à Tana, viennent ensuite Tuléar avec 47, Diégo, et Fianarantsoa, avec respectivement 40, 38. Et finalement Tamatave 34 et Majunga 24.
Divertissement d’abord
Feuilleton, dédicace, animation ou d’autres sujets de divertissement, outre le journal d’information, ce sont les attentes des auditeurs et les programmes des stations. Une enquête d’audimat menée dans quelques Fokontany à Mahajanga, au mois de juillet dernier, par les étudiants en Communication Médiatique de l’Université d’Antananarivo a permis de conclure que la Rnm est sollicitée pendant les journaux d’information. Un choix sûrement partagé avec les autres auditeurs. Les autres stations qui émettent d’autres programmes divertissants intéressent l’auditoire pendant les heures restantes.11 radios privées sont illégales selon cette enquête.
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