23 dicembre 2006

Prigionieri nella radio

Dal suo eremo sui Giovi Daniele Rolla, maestro assoluto di SWL DX (il monitoraggio delle trasmissioni radioamatoriali) mi scrive per raccontare di un breve articolo del portale eHam sul ruolo che gli ascoltatori delle onde corte ebbero nel corso del secondo conflitto mondiale negli Stati Uniti, dove i parenti dei prigionieri di guerra spesso ricevevano notizie dei loro cari attraverso i programmi che i giapponesi diffondevano - anche per ragioni propagandiste - e i DXer di allora monitoravano con pazienza. eHam segnala l'esistenza di un sito, Honoring those who listened, in cui vengono raccolte alcune lettere inviate dai DXer alle famiglie dei prigionieri. In questi particolarissimi rapporti d'ascolto venivano riportati i dettagli appresi via radio, con la segnalazione dei nomi di chi stava bene, dei feriti, di chi purtroppo non c'era più. La pagina è stata allestita dal Capitano George Duffy, che in tanti anni ha tenuto gelosamente in custodia le cartoline ricevute proprio da sua madre quando il capitano era prigioniero dei giapponesi in Indonesia. Duffy scriveva a casa delle lettere che poi venivano lette alla radio e trascritte da chi ascoltava, dall'altra parte dell'oceano, trasmissioni che servivano anche a demoralizzare il nemico.
Persino gli stessi prigionieri venivano utilizzati per leggere ai microfoni la propaganda giapponesi e le lettere dei loro commilitoni imprigionati. La storia di uno dei questi programmi, The Zero Hour, collegato alla famosa "Rosa di Tokyo", l'ho trovata su Wikipedia, in una bellissima ricostruzione. I redattori delle trasmissioni che si servivano di prigionieri anglofoni e spesso di nippoamericani, erano soliti monitorare le trasmissioni locali delle stazioni in onde medie USA. Le cattive notizie, un incendio, un incidente sul lavoro, un fatto di cronaca nera, venivano subito riportate da Zero Hour, i cui programmi venivano ascoltati dalle truppe nel Pacifico, in una logorante guerriglia condotta sulle onde della radio.
Di questa vecchia storia fa parte anche la celebre Iva Toguri d'Aquino, scomparsa recentemente. Per un caso montato da due giornalisti senza scrupoli, la sfortunata americana di origine nipponica, che aveva partecipato ai programmi di Zero Hour, fu identifica come Rosa di Tokyo, un personaggio reso mitico dai resoconti dei militari americani. In realtà non c'era una sola "Rosa", ma numerose annunciatrici. Tutte quelle voci diverse vennero identificate come un solo personaggio. La Aquino, che era nata in California, tornò in patria ma passò molti guai, e sei anni di galera, per il suo presunto ruolo di propagandista e "traditrice". Solo il presidente Ford la perdonò ufficialmente nel 1977. Su Internet si trovano anche alcuni spezzoni originali degli annunci di Zero Hour, una raccolta molto interessante è quella di EarthStation.

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22 dicembre 2006

Un lunghissimo augurio in codice Morse

Se avete una antenna discreta (ma in teoria uno può anche fare delle prove con un pezzo di filo, badando a evitare fonti di corrente e cariche elettrostatiche) ecco un divertente esperimento natalizio di ricezione "senza radio" che funge al tempo stesso da lezione di SDR e di scienza delle sorgenti radio naturali. La mattina della vigilia, il 24 dicembre alle 08.00 utc, entra in funzione - come avviene periodicamente - l'alternatore Alexander della stazione radiotelegrafica svedese Varberg di Grimeton. L'impianto, unico al mondo e oggi patrimonio dell'umanità certificato dall'Unesco, era stato inaugurato nel 1924, con antenne montate su sei pali di 127 metri ciascuno, per la trasmissione di telegrammi a lunga distanza. In epoca recente, l'Associazione Alexander e i radioamatori svedesi hanno restaurato la stazione, che può essere visitata dal pubblico e ogni tanto organizzano una trasmissione speciale sull'inedita frequenza di 17,2 kHz, con nominativo SAQ.
Questa frequenza bassissima rientra nei limiti di banda di una scheda audio per personal computer. Il che significa che il segnale è ricevibile senza altri intermediari, equipaggiando il computer stesso con un software di demodulazione come Winrad di Alberto Di Bene (che ringrazio per la segnalazione del prossimo evento SAQ) e attaccando l'antenna direttamente all'ingresso line in della scheda. Per avere un'idea del tipo di ricezione (ovviamente in codice Morse) accludo qui una videata realizzata con Winrad e pubblicata sul sito di Alberto dove trovate anche l'audio della trasmissione del 9 febbraio scorso. Mi farebbe piacere pubblicare i risultati delle vostre prove del 24 dicembre, come formula beneagurale per il 2007.

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21 dicembre 2006

Le aurore, battito cardiaco della magnetosfera

Un nuovo importante studio, effettuato da Applied Physics Lab della Johns Hopkins University e da Aeronautica Militare USA su una mole di dati raccolti da satelliti NASA e da altre agenzie, conferma che fenomeni come l'aurora boreale e altre turbolenze magnetiche non sono, come si credeva, correlati ai forti campi elettrici del vento solare e quindi ai brillamenti nell'atmosfera del sole. La correlazione più certa sembra essere quella, magnetica, ai confini tra i campi magnetici solare e terrestre. E' ciò che i ricercatori chiamano "battito cardiaco della magnetosfera": il tasso di "connessione" tra le linee di campo magnetico del sole e della terra (Radiopassioni aveva trattato questo stesso argomento qualche tempo fa parlando di uno studio molto simile).
Il testo del comunicato stampa rilasciato per l'occasione è interessante, ma ancora più dettagliato è il materiale diffuso per la presentazione della ricerca davanti alla American Geophysical Union a San Francisco, lo scorso 11 dicembre. Gli autori dello studio sottolineano di aver ricavato una singola formula che sulla base delle osservazioni magnetiche a circa 40 mila chilometri di quota (all'interfaccia tra i due campi magnetici) fornisce accurate previsioni sull'intensità delle aurore e altri dieci parametri significativi.

New findings indicate that the aurora and other near-Earth space weather are driven by the rate at which the Earth’s and Sun’s magnetic fields connect, or merge, and not by the solar wind’s electric field as was previously assumed. The merging occurs at a spot between the Earth and Sun, roughly 40,000 miles above the planet’s surface, and appears fundamental to the circulation of particles and magnetic fields throughout near-Earth space.
Researchers at the Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory (APL) in Laurel, Md., and the Air Force Research Laboratory at Hanscom Air Force Base (Massachusetts) will announce the results of their study at the Fall American Geophysical Union Meeting in San Francisco on Dec. 11. The researchers, led by Patrick Newell of APL, have developed a formula that describes the merging rate of the magnetic field lines and predicts 10 different types of near-Earth space weather activity, such as the aurora and magnetic disturbances.
“Having this formula is a big step forward for understanding how the Sun and Earth interact,” says Newell. And that understanding could help predict the space weather that affects communications, navigation, and the health of humans in space.
The space between the Earth and Sun is not empty, but filled with energetic particles, most of which are generated in the solar atmosphere. Temperatures of a few million degrees accelerate a stream of these particles, called the solar wind, to roughly one million miles per hour. Space weather scientists had long assumed that near-Earth space weather phenomena could best be predicted by the behavior of the solar wind electric field. However, Newell and his colleagues were the first to put this theory to a rigorous test with many data sets from a number of years.


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Un ciclo solare da record?



Quello che succede sul sole, dice l'intuito, si traduce sulla terra in termini di variazioni e turbolenze del campo geomagnetico. Questo dice l'intuito, e infatti gli scienziati hanno misurato una forte correlazione tra geomagnetismo e massimi solari (in numero di macchie). Peccato per un piccolo particolare: sembra che l'andamento del geomagnetismo *precedano* quello delle macchie. La Nasa ha appena pubblicato una interessante storia sulle previsioni del prossimo ciclo solare, il numero 24. Tutto lascia prevedere che sarà uno dei cicli più intensi degli ultimi 400 anni. La stima si basa per l'appunto su uno studio che ha correlato il ciclo delle macchie a quello dell'indice orario di variabilità del campo geomagnetico, scoprendo che il secondo aiuta a prevedere il primo (con il 94% di affidabilità) con 6-8 anni di anticipo. Le curve fine all'attuale ciclo 23, che si sta concludendo in questi mesi con un minimo piuttosto anomalo (cioè accompagnato da grossi rimescolamenti geomagnetici dovuti a macchie solari particolarmente attive), fanno pensare che il prossimo massimo arriverà intorno al 2010-11 e sarà molto, molto intenso. Staremo a vedere.

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KF inventa la radio interattiva

Ho incontrato l'altra sera l'amico Nick, malatissimo di radio. Determinato come non mai Nick è riuscito in un paio di mesi a conferire al suo progetto - KF Radio, una Web radio diffusa in podcasting - un livello di maturità sorprendente, con diverse puntate già disponibili attraverso il network Audiocast.it E in così poco tempo è riuscito ad allestire un convegno virtuale che vedrà la partecipazione dei maggiori podcaster italiani. L'evento si svolgerà domani sera, venerdì 22 dicembre, alle 18.00 e sarà aperto a tutti quelli che vorranno "sintonizzarsi" sulla Skypecast che Nick ha intitolato "United Italian Podcasters Project", primo esperimento di "radiofonia interattiva" in Italia. Che cosa una Skypecast e come funziona? Che cosa occorre per partecipare o ascoltarla? Tutte le istruzioni si trovano sul sito di KF Radio, ma è presto detto: Skypecast è un servizio di chiamata collettiva su Skype che viene gestita attraverso un server pubblico. Funziona secondo lo stesso principio di una conference call con Skype, ma è appunto, aperta al pubblico, e può supportare fino a 100 partecipanti in simultanea. La "Skypesfera" diventa quindi l'etere attraverso cui Nick diffonderà una inedita trasmissione radiofonica collettiva. La sessione verrà registrata e fornirà gli argomenti per le future trasmissioni di KF Radio.
Per partecipare alla Skypecast in diretta si deve utilizzare Skype in versione 2.5 o superiore, ma Nick consiglia di installare direttamente Skype 3.0 che integra la funzione Skypecast nella sua interfaccia. Anzi, United Italian Podcasters sarà proprio l'occasione per un primo importante test collettivo di questa nuova versione. Con Skype 2.5 l'accesso avviene invece attraverso il portale https://skypecasts.skype.com/skypecasts/home, dove si potrà consultare la lista delle Skypecast attive o individuare l'evento di Nick inserendo una parola chiave che contenga la stringa "podcast" nel campo di ricerca. Il titolo completo della trasmissione è: "Podcasters MeetingPoint - KF Radio music and words!" Buon ascolto partecipativo a tutti.

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Due nostalgiche bufale dalle onde lunghe


In Europa ci sono due broadcaster internazionali che non solo operano esclusivamente su Web (il che sarebbe anche normale), ma che perfino su Web operano solo a parole, senza trasmettere un alcunché. Sono due progetti di stazioni annunciate, entrambi caratterizzati da una marcata propensione alla nostalgia, anzi, all'antiquariato radiofonico, ma mascherati con qualche orpello modernista. Nella fattispecie, ovviamente, il mantra utilizzato è la radio digitale in modulazione di ampiezza. Il discorso è il solito: le onde medie e lunghe contengono ancora un potenziale straordinario perché stanno per diventare digitali, basta poco per cogliere tutte le opportunità di questa corsa all'oro mediatica. Conoscevo e ho citato qualche volta qui su Radiopassioni il progetto relativo al trasmettitore a onde lunghe sull'Isola di Man, la Isle of Man International Broadcasting plc. Una emittente più che virtuale che da anni continua a sostenere di essere pronta a partire con i test. Finora non è successo nulla. Le ultime notizie (9 novembre) dicono che anche gli ultimi problemi di antenna (vogliono dire: gli ultimi ultimi problemi, la lista dei problemi avuti in passato è infinita) sono stati risolti e che le trasmissioni partiranno "all'inizio del 2007".
Cominciavo a pensare che IOMIB fosse un caso isolato quando dal British DX Club arriva la notizia di una seconda, futura (?) emittente europea sulle onde lunghe, la norvegese Northern Star International Broadcasters AS, fondata nel 1999 e da allora impegnata in misteriose attività di lobbying per la riattivazione della frequenza dei 216 kHz in onde lunghe, smantellati più di dieci anni fa. Secondo la brillante idea dei fondatori di Northern Star, il gestore degli impianti trasmissivi (Norkring, gruppo Telenor, l'omologa della nostra Raiway) doveva riattivare i 216 per consentire la trasmissione di programmi, anche digitali (ça va sans dire), per tutta l'area del Nord Europa. Nel 2003 Northern si accorge che Norkring non ha nessuna voglia di rimettere in piedi una infrastruttura che assorbe, chessò 500 kW (sparo a caso) di potenza solo per farsi ascoltare da quattro nostalgici di Radio Caroline. E adotta una "strategia" più flessibile, puntando nientepopodimenoche a ottenere una licenza di trasmissione dall'impianto di 1314 kHz che la radio norvegese ha puntualmente abbandonato quest'anno.
Del 12 dicembre l'ultimo, quasi esilarante, comunicato. Sapete che c'è? Per i 1314 kHz Norkring vuole troppi soldi! Così, oltre ai 216 kHz adesso sono in standby anche i 1314 mentre Northern Star ha deciso di diventare Radio Norway International e si dice disposta a prendere in considerazione le offerte di impianti dalle nazioni vicine e su ogni genere di frequenze, non più solo in onde lunghe e in onde medie. Mi direte: che male c'è in un gruppo di innocenti vecchietti che pensano di rinversire l'industria della radio trasmettendo le canzoni dei loro vent'anni? Se sei un vero appassionato di radio dovresti applaudire davanti a queste iniziative! La mia risposta è: certo, sono avventure nostalgiche e innocenti che dovrebbero far piacere, ma vengono presentate come se avessero un potenziale di business da svariati miliardi. Non è così, oggi non si può pensare di fare soldi utilizzando frequenze radiofoniche di cui nessuno sospetta più nemmeno l'esistenza. Se vuoi fare soldi con l'antiquariato devi dirlo e metterti in quell'ottica, non arrampicarti sugli specchi per le allodole dei "futuri" sistemi di radio digitale. Se tutte le nazioni d'Europa si stanno affrettando a spegnere le frequenze che i loro servizi pubblici avevano cominciato a usare nel 1935 ci sarà pure un motivo. Disporre di un impianto in grado di coprire bacini di utenza molto estesi non implica automaticamente il fatto di avere qualcosa di dire a tanti ascoltatori.
Il sito di Northern Star contiene pagine e pagine di studi tecnici sulla fantastica copertura del segnale in onde lunghe e sulle incredibili opportunità del digitale (quali?). Ma non trovo una sola riga che discuta del problema delle emissioni di carbonio legate alla produzione dell'energia necessaria per alimentare un'antenna da 1,2 Megawatt. Visto che non si può *veramente* essere così sprovveduti, devo concludere che quelle norvegese e dell'isola di Man sono due delle tante bufale online di cui gli appassionati del genere continueranno a discutere. Magari un po' truccate da sogni nel cassetto di imprenditori radiofonici con un occhio a un passato glorioso.
In compenso, il sito ospita una fantastica sezione sulla "broadcasting heritage" con preziose testimonianze sulle radio pirate anni 60, la storia della radio in Norvegia e un sacco di altre informazioni. Da vedere.

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20 dicembre 2006

Millecanali discute sulla radio digitale

Avevo letto della cosa su Newsline, qualche settimana fa, ma mi pare sacrosanto riportare anche qui la notizia del convegno sulla radio digitale che Millecanali, testata storica del settore del broadcast italiano, confluita dopo lunghe vicissitudini nella galassia del Sole 24 Ore, promuove il prossimo gennaio qui a Milano.
La rivista organizza infatti il convegno "Insight Millecanali - Digital Radio, Tecnologie e nuovi Modelli di Business" per il giorno il 16 gennaio 2007 dalle ore 9.15 alle ore 18.30, a Milano, presso il Quark Hotel, via Lampedusa 11/a.
Il seminario, - scrive la testata in un comunicato che mi appena arrivato via mail - è di grandissima attualità (eh già). Con l'occasione - prosegue il comunicato - verrà anche presentato un nuovo 'speciale di Millecanali' della collana Insight, sempre sui temi inerenti la "Digital Radio" (accidenti, peccato non aver potuto partecipare alla stesura). Per i particolari sull'iniziativa è possibile consultare il sito di Millecanali, mentre la registrazione può essere effettuata on-line mediante questa stessa newsletter, oppure sempre su wwww.millecanali.it. Un particolare confortante: la partecipazione al seminario è gratuita.


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19 dicembre 2006

Filtri audio commerciali, da restringere


I radiofaristi di NDBlist continuano a sfornare progetti interessanti. L'ultimo è stato proposto dal grande Steve Ratzlaff e consiste nelle modifiche da lui ideate per ridurre la larghezza di banda di un filtro audio disponibile in kit di montaggio (volendo anche in versione già assemblata) da Vectronics. Questo produttore fornisce accessori e apparati di qualità agli appassionati di radioamatori e il suo filtro a 8 poli VE-821K offre di default eccellenti prestazioni a un piccolo prezzo. Il dispositivo, pensato per l'ascolto del morse (sì, lo usano ancora anche se non serve più in sede di esame per la licenza di OM, neppure più negli USA), lavora su tre larghezze di banda 180, 110 e 80 su una frequenza centrale di circa 750 Hertz. Per molti radiofaristi questo valore è troppo elevato, di solito per l'ascolto dei radiofari si preferisce lavorare tra 450 e 550 Hz. Ecco quindi la prima modifica effettuata, per poter regolare a piacere la frequenza centrale di filtro passabanda, che di base è fissa.

Once the filter was assembled and working properly I wanted to see if the center frequency could be adjusted. I prefer a much lower frequency, 440 Hz. I found that adding a 100 kohm/10 turn trimpot in series with each of four resistors (R5, 10, 13, 15), that the center frequency could be readily changed over a wide range. All four pots are set to the same value, from 79
kohms at 400 Hz to 10.9 kohms at 650 Hz, as examples. (I measured the resistance needed from 400-750 Hz, in 50 Hz steps.) With the relatively wide filter bandwidth, nothing else is needed--just set the pots to the correct resistance for the associated desired new center frequency. One end of each resistor is easily unsoldered from the board and the pot added in series, on top of the board. This would allow using the filter with most any receiver that didn't have a CW filter, and give a worthwhile 80, 110, 180 Hz filter bandwidth, and allow changing the center frequency (assuming the radio allows changing the center frequency) to the user's preferred pitch.


La seconda modifica riguarda la larghezza di banda, che Steve è riuscito a ridurre di un ordine di grandezza portandola (circa 8 Hz) su valori simili a quella del filtro superstretto già descritto qui su RP e realizzato anche da Aldo Moroni.

The same four resistors (R5, 10, 13, 15) are removed and replaced with a 1 kohm/10 turn trimpot. Depending on desired bandwidth, pairs of much larger capacitors (8 total) are placed in parallel with the existing 0.001 uF poly caps. I tried 3 different values, measuring the bandwidths that resulted.

0.01 uF caps give -3dB bandwidths of 8, 10, 19 Hz. For a 440 Hz center frequency, each pot was in the 690 ohm range.
0.012 uF caps give 7, 8, 16 Hz. (Pot value for 440 Hz was about 416 ohms.)
0.015 uF caps give 6, 7, 14 Hz bandwidth. (Pot value for 440 Hz was about 270 ohms.)
The 0.015 uF caps give an equivalent bandwidth to the audio filter I'm now using, 6 Hz. This would be the version I'd use if I were making this filter for myself.

The capacitors should be high quality low-loss stable types, such as mylar, polyester, polystyrene, polypropolene or equivalent. Do not use disk ceramics unless they're NP0 or COG types! They are simply soldered on the bottom of the board across the four existing pairs, C18/19; C16/17; C14/15; C12/13. If possible each pair should be matched for best/narrowest bandwidth (I matched each pair in my tests). Only pairs should be matched, as the pots will be adjusted for the same center frequency for each of the four pairs. Or, some distributors such as Mouser sell caps in various tolerances--use at least 2% or better tolerance if you don't have the ability to match caps. Simply buy the caps and use them without matching. That will certainly give a good narrow filter, though it may be a little wider than the bandwidths I obtained using matched caps.
Of course the four variable resistors can be adjusted to operate over any desired center frequency range from 350-850 Hz. You will need a way to precisely measure filter output amplitude in order to tune up the filter, as each resistor is adjusted for maximum amplitude output at the desired center frequency. Tuning is very sharp for the very narrow bandwidths, so multi-turn trim pots are needed. Be sure to set the rotary switch to the narrow bandwidth position before beginning alignment.


Il sito Web Vectronics è molto facile da navigare e il catalogo vale una visita: ci troverete molte cose interessanti. In Europa i kit si possono ordinare anche da Waters & Stanton in Gran Bretagna. C'è anche un dealer italiano, IL Elettronica, ma non vedo i kit che ci interessano: l'821K descritto da Steve, la versione 820 senza l'amplificatore audio dell'821 e il nuovo 841K e W (quest'ultima versione è già assemblata), filtro passabanda/notch con centro frequenza variabile da 30 a 3000 Hz adatto per il CW e l'ascolto della SSB.

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18 dicembre 2006

InFusion, Internet radio da tasca


Che cosa assomiglia a un walkman un po' più avveniristico, occupa un volume di 77.6 x 59.5 x 22.7 millimetri, pesa 100 grammi, costa 229 dollari e permette di ascoltare diverse migliaia di stazioni radio di tutto il mondo in diretta, senza satellite (e ahimé senza onde corte)? Se la notizia apparsa su Slippery Brick , subito ripresa da ADBX e strillata in bella evidenza sul sito del costruttore, Torian (una azienda di Melbourne con uffici nella Silicon Valley e un progetto di apertura di una sede europea), non è una bufala clamorosa, la risposta al nostro quiz natalizio - no, non si vince una beata fava ragazzi, mica siamo in tv - è:
la radio portatile InFusion!
Beh, certo, nel suo piccolo Torian InFusion è più grande e pesante degli attuali player MP3, quelli grossi come mezzo accendino. In compenso però, oltre a sintonizzarsi sulle stazioni FM analogiche InFusion integra una interfaccia Wi-Fi e quindi permette di ascoltare la Internet radio nelle aree coperte dalla connettività senza fili. Supporterebbe i formati Real, MP3, AAC e OGG e contiene pure una funzione di time shift recording, per riascoltare un brano mentre si continua a registrare (mia supposizione).
Anche questa è una novità presentata al CES di Las Vegas e comincio a invidiare parecchio il mio collega che ci andrà. Il nuovo dispositivo fa il paio con un altro annuncio di Internet radio portatile appena riportato qui su Radiopassioni e conferma che la tendenza ai terminali multifunzione portatili, compatibili con una varietà impressionante di formati trasmissivi broadcast e IP è ormai consolidata. Sposate un apparato come Torian InFusion alla nuova religione del Software Defined Radio e chissà che cosa potrà succedere tra sei o dodici mesi. In teoria InFusion potrebbe anche ricevere la radio satellitare digitale. Tra l'altro Torian promette di consegnare InFusion nel giro di tre settimane per chi piazza l'ordine sull'apposito online shop.

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Contratto RAI: quale destino per il DAB?

Ma che fine farà il povero DAB in Italia? Parlando al telefono con un amico salta fuori l'argomento della sfortunata tecnologia di trasmissione radio digitale (ampiamente snobbata dalla maggioranza di ascoltatori e in perenne fase di "decollo") e vengo a sapere che in questi giorni è circolata la voce di una dismissione ufficiale di Eureka 147 decisa dai vertici di viale Mazzini. Ho chiesto ai miei contatti in RAI e Andrea Borgnino oggi mi risponde citando il testo del nuovo contratto di servizio appena approvato dal ministero delle Comunicazioni. Nel testo del contratto, che ho caricato su questo indirizzo, non si parla mai di Digital Audio Broadcasting. La copertura dei servizi di radiodiffusione sonora vengono assicurati in modulazione di frequenza e di ampiezza, come da articolo 17:

Articolo 17
Copertura del servizio di radiodiffusione sonora
1. La RAI deve assicurare un grado di copertura del servizio di radiodiffusione sonora per ciascuna delle tre reti radiofoniche in modulazione di frequenza (FM) non inferiore al 99 per cento della popolazione e di copertura del territorio non inferiore all'80 per cento, salvo le implicazioni interferenziali.
2. La RAI si impegna, ove occorra, a migliorare la qualità del segnale, previa assegnazione da parte del Ministero delle necessarie frequenze.
(Enhanced Other Network), conformemente alle norme ETSI (European Telecommunications Standards Institute) e potrà estendere la sperimentazione del servizio RDS-TMC (Traffic Message Channel).
4. Nel corso dell'attività di adeguamento della rete per garantire il grado di copertura con impianti che rispettino i valori de al comma 1.
5. Il servizio di radiodiffusione sonora in modulazione di ampiezza viene svolto attraverso gli impianti ad onde medie di cui all’allegato…...


Non chiedetemi di quale allegato stia parlando il comma 5 perché i puntini di sospensione sono nel testo originale del contratto. Di radio digitale per la verità si parla abbastanza diffusamente, ma solo nel contesto della sperimentazione e degli sviluppi futuri:


Articolo 23
Trasmissioni radiofoniche in tecnica digitale
1. La RAI si impegna ad accelerare lo sviluppo della diffusione radiofonica in tecnica digitale e, a tal fine, si impegna a stipulare con il Ministero un apposito Accordo di Programma finalizzato a definire gli obblighi in capo alla concessionaria relativamente alle fasi di realizzazione delle reti di trasmissione, alla percentuale di copertura della popolazione e ai tempi di attuazione, nel rispetto del principio di neutralità tecnologica.

Articolo 25
Neutralità tecnologica
1. La RAI si impegna, ove possibile, a garantire la disponibilità dei suoi canali in chiaro su tutte le piattaforme distributive.

Articolo 26
Ricerca e Innovazione
1. Al fine di promuovere l’evoluzione tecnica e lo sviluppo industriale del Paese, la RAI sperimenta la diffusione di contenuti radiotelevisivi mediante l’uso di nuove tecnologie trasmissive quali il DVB-H, il DMB, il DRM, l’Alta Definizione, l’IP Television, il Wi-Max e di ogni altra tecnologia evolutiva a larga banda nel rispetto dei principi di parità di trattamento e non discriminazione, nonché delle norme in materia di accesso alla capacità trasmissiva digitale terrestre.

Articolo 27
Servizi sperimentali
1. La RAI, di intesa con il Ministero, può:
a) sperimentare nuove forme di produzione multimediale e nuovi linguaggi televisivi e sonori;
b) valorizzare le sinergie fra telecomunicazioni, informatica, radio, televisione, teletext, anche con finalità di estensione dell'offerta all'estero, nonché di servizio rivolto alle aree disagiate del Paese;
c) sperimentare i sistemi a larga banda e ideare progetti attinenti allo sviluppo della “società dell’informazione”;
d) contribuire alla definizione di nuovi sistemi digitali ad alta qualità ed alle applicazioni del cinema elettronico;
e) progettare ulteriori offerte di contenuti multimediali attraverso canali “pay”.

2. La RAI può, inoltre, nei limiti imposti dalla normativa vigente e purché non arrechi pregiudizio al servizio pubblico e concorra ad una equilibrata gestione aziendale, estendere la gamma dei servizi gestiti in compartecipazione con società e gruppi nazionali ed esteri, in modo da articolare il suo carattere di impresa e di acquisire nuove competenze e tecnologie.
3. Sulle iniziative assunte ai sensi dei commi precedenti, la RAI è tenuta a trasmettere al Ministero, annualmente, una dettagliata relazione.

Articolo 28
Servizi di diffusione via satellite
1. Al fine di diffondere la conoscenza della lingua, della cultura e dell’economia del Paese nel contesto internazionale e di promuovere l’innovazione tecnologica e industriale, con particolare riguardo ai processi di convergenza multimediali, la RAI, previa autorizzazione, potrà realizzare, utilizzando satelliti funzionanti su frequenze di radiodiffusione:
a) servizi televisivi di canali tematici in chiaro via satellite con sistemi di numerizzazione del segnale, secondo lo standard DVB-S (Digital Video Broadcasting - Satellite) approvato in sede europea; volti alla valorizzazione dell’immagine italiana nel mondo, le sue attrattive storiche, culturali, ambientali e turistiche;
b) servizi che utilizzano adeguati sistemi di numerizzazione e criptaggio del segnale diffuso via satellite per la protezione dei programmi televisivi trasmessi ma privi dei diritti di diffusione all’estero; tali programmi non potranno, comunque, assumere prevalenza rispetto a quelli diffusi in chiaro via satellite;
c) servizi radiofonici mono e/o stereo in chiaro con sistemi di numerizzazione del segnale;
d) servizi televisivi e radiofonici mediante l'uso di sistemi analogici; la concessionaria provvederà a convertire in digitale tali servizi;
2. Per programmi di spiccata utilità sociale del tipo dei canali "educational" o dei canali al servizio del volontariato e dei portatori di handicap, dei canali in difesa dei consumatori in tema agroalimentare o ambientale, realizzati dalla RAI direttamente o per conto o con la partecipazione di altri Ministeri o delle Istituzioni Universitarie Pubbliche la sperimentazione potrà essere autorizzata dal Ministero anche su appositi canali dedicati.
3. La RAI si impegna a diffondere, all’interno dell’offerta trasmessa via satellite, a rotazione, programmi di informazione regionali già trasmessi dalle reti terrestri.


Quindi è vero, di DAB non si parla in modo esplicito. Però non si dice neanche che verrà dismesso a breve. Non solo. Andando a spulciare il testo del precedente contratto, valido tra il 2003 e il 2005 il DAB non viene menzionato neppure in quel contesto. La differenza semmai riguardano le onde corte, citate espressamente nel 2003 nella parte riguardante la copertura e del tutto sparite in questa edizione 2006. Per una breve discussione sulle principali novità vi rimando alla lettura (oltre che dell'articolo del Sole 24 Ore riportato prima) del comunicato ministeriale.
Che cosa se ne deve dedurre? Che il digitale radiofonico terrestre nel suo complesso resta ufficialmente tra i mandati dell'ente pubblico. Ma che il DAB non è sicuramente più considerata come alternativa unica e irrinunciabile. Al tempo stesso non va accantonata, come del resto ribadito dalla stessa Authority di controllo pochi giorni fa in occasione della pubblica consultazione sul digitale, l'Agcom, la presenza di una normativa a favore delle licenze pubbliche e commerciali per il DAB. Insomma, la situazione è diventata evidentemente più fluida, senza particolari preclusioni ma senza neppure una direzione strategica ben precisa. Una confusa chiarezza, o una chiara confusione, come sempre. Siamo o non siamo italiani, che diamine?


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