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FammiScegliere.com

29 novembre 2006

AM/FM. Tutto finisce, secondo l'Ofcom

Mi considero molto fortunato. Quando ho cominciato a interessarmi attivamente di radioascolto questo fantastico mezzo di comunicazione aveva già mezzo secolo di vita. Ma la radio che ho imparato a conoscere (e ad amare) non era poi tanto diversa da quella che muoveva i suoi primi passi negli anni venti del secolo scorso. Ora, leggendo articoli come quello pubblicato pochi giorni fa sul Media Guardian (richiesta la registrazione gratuita), sul futuro della radio nel Regno Unito, mi ritrovo a riflettere sulla mia fortuna: quella di avere forse qualche pallida chance di vedere qualche indizio di come la radio sarà tra altro mezzo secolo. Il Guardian parla della consultazione appena aperta dall'Authority britannica, l'Ofcom, sulla possibile evoluzione del mercato radiofonico, anche dal punto di vista delle tecnologie. E' la prima volta che si parla concretamente di totale - anche se non imminente - dismissione delle onde medie e dell'FM analogiche. Non solo per l'arrivo di standard digitali vecchi e nuovi, il DAB, il DAB+, il DRM+. Ma anche per la possibile riallocazione delle attuali frequenze analogiche a nuovi servizi digitali, broadcast o meno che siano. Ci vorranno ancora anni, ovviamente, forse decenni, ma immagino sia inevitabile che il digitale cancelli l'analogico, non foss'altro per la pressione esercitata dall'industria del silicio. E quella delle batterie, aggiungerei con un po' di malizia, visto quanto riescono a consumare le radio digitali.
Un punto molto importante della notizia del Guardian è però quello che riguarda la questione, vera o presunta, della qualità (sonora) digitale. Il DAB, scrive il collega Jack Schofield, ha dimostrato di essere un disastro su questo piano, ma l'Ofcom non affronta il tema della qualità audio. Ma, ricorda Schofield, la gente ascolta la radio per la qualità dei programmi. Quando quarant'anni fa strizzavano i loro primi transistor per ascoltare Radio Caroline, i giovani della qualità dell'audio se ne fregavano: per quando gracchiante ed evanescente, quella musica la potevano sentire solo su Caroline, non dalla soporifera BBC. La quale proprio da Caroline imparò moltissimo, come tante altre radio pubbliche in Europa. Certo, messa di fronte alla possibilità di scegliere tra un buon audio e un cattivo audio, gli ascoltatori preferiscono il primo.
Fatevi una grande regalo, se volete. Leggetevi la storia del Guardian e andate a prelevare il lungo documento di consultazione stilato dall'Ofcom. Ci sono molti dati interessanti, come un grafico che evidenzia come l'ascolto digitale della radio, tra DAB, TV digitale e Internet, sia già al 13,6% in Gran Bretagna. O come il pubblico britannico ascoltasse nel 2005 3,2 miliardi di ore di FM, 0,6 di ore di onde medie e 0,45 miliardi di ore in digitale (nel 2006 immagino che le onde medie risulteranno già non pervenute). Trovate il link a questo straordinario documento in fondo al pezzo qui riportato. Direi che si possa sorvolare sul riferimento ai presunti ricevitori DAB/DRM "commercializzati" al momento. Funzionano male, ma questo il giornalista del Guardian non può saperlo. E dopo tutto conta poco: prima o poi funzioneranno. Non so voi, ma a me pare già di avvertire un inquietante ticchettio.



The future of UK radio is now in your hands

The industry regulator Ofcom is throwing the debate on British radio formats over to the public

Jack Schofield
Thursday November 23, 2006
Guardian

If you are concerned about the future of radio in the UK, it's time to get involved. Ofcom has just published a discussion document, The Future of Radio, and is looking for comments by December 14. There are some dramatic changes up for consideration, such as replacing AM radio with Digital Radio Mondiale and replacing FM with DAB. These could render hundreds of millions of radio sets obsolete, and either make radio sound much better or - as with DAB - worse.
Ofcom stresses that nothing has been decided. The purpose of the discussion document is merely to establish the area for debate. It will be followed next year by a full consultation document, which will look at "policy solutions". Ofcom said: "The discussion document looks at what we believe should be considered going forward. Are there additional areas that we should look at?"
Anyone who has been following the DAB (digital audio broadcasting) saga will have no doubt that there are. In particular, Ofcom is simply ignoring the whole issue of sound quality. This is a disaster in view of the BBC's apparently diminishing interest in the topic and the commercial stations' continuing lack of interest. Only Ofcom, the industry's regulator, can set minimum standards to ensure that listeners can receive high-quality sound.
The problem is that people choose their radio stations for content rather than sound quality. Those who joined Jimmy Saville's Under The Bedclothes club on Radio Luxembourg or tuned in to pirate stations such as Radio Caroline listened in spite of the sound quality because they wanted to hear programmes the BBC did not provide. This doesn't mean they would not have preferred better sound. When they have a choice, such as when ripping their own CDs for PC or iPod playback, users clearly do care.
The current argument is about the World DAB Forum's adoption of the AAC+ codec to replace the old MP2 used by DAB in the UK. Ofcom says it has no plans to move to AAC+ - it plans to roll out another DAB multiplex based on obsolete technology. Steve Green, a Hi-Fi World columnist who runs the digitalradiotech.co.uk website, says this is "a ridiculous idea, because it makes the switchover [to AAC+] harder to achieve, and it will prolong the date before we can switch off the old services".
For comparison, Australia adopted AAC+ before the new standard was announced, and Bakom, the Swiss regulator, has already changed tack. After inviting bids for three MP2 radio stations on its new DAB multiplex, Bakom has decided to offer eight stations in the more efficient AAC+ format instead. Ironically, Ofcom's discussion document suggests that Digital Radio Mondiale (DRM) is one option to replace AM radio, as a complement to DAB. DRM already uses AAC, so dual DRM/DAB radios could soon become a convenient replacement for AM/FM radios. T-Mobile is already selling a Morphy Richards DAB/DRM radio in Germany, while Sangean has a triple-format FM-RDS/DAB/DRM model based on a new chipset from Radioscape in Cambridge.
There are several options for the spectrum now occupied by FM radio stations. At present there are five blocks for BBC Radios 1 to 4 and Classic FM, plus five blocks for local radio. Ofcom suggests there could instead be 11 blocks for DAB or DMB (Digital Multimedia Broadcasting, ie including TV), or five blocks of DVB-H (radio or TV for handhelds) "or something not yet thought of".
There's nothing fundamentally wrong with using FM space for DAB; it's more efficient. The problem today comes from adding more stations and reducing the broadcast quality of existing stations - even transmitting stereo music stations in mono - to fit them all in. Adding TV, which requires far more bandwidth, could make radio sound even worse.
Green says: "It is totally unacceptable to even consider switching off FM unless there is regulation in place to ensure that listeners get at the very least the same audio quality level on digital radio as they receive on FM, and preferably it should be significantly higher. This is the 21st century, after all. If they can't beat 1960s FM there is something very wrong." The way Ofcom is going, Green says he'd put a large bet on the UK getting digital radio with the worst audio quality in Europe. We already have the worst average DAB quality in the world.
www.ofcom.org.uk/consult/condocs/radio_future



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27 novembre 2006

I viaggi di Agide

La sua passione è ascoltare il mondo alla radio, captare voci lontane che attraversano i continenti sulle onde corte. Lui è l'imolese Agide Melloni, 57 anni, autista dell'Atc di Bologna oggi in pensione. Il 2 agosto 1980 era in servizio sull'autobus che trasportò le vittime della strage e per questo il nostro giornale ha già avuto modo di parlare di lui (si veda sabato sera del 3 agosto 2002). Stavolta, il pretesto per tornare farlo è per fortuna molto più lieve ed «etereo». Agide Melloni ha infatti vinto un concorso indetto da Radio Cina Internazionale e per questo dal 28 ottobre al 4 novembre andrà in viaggio premio a Pechino con la sua compagna.
Il viaggio di Agide - qui raccontato dal settimanale imolese Sabato Sera - ha fatto scattare l'interesse della redazione di Diario, che sul numero uscito venerdì in edicola (quello con il Dvd "Uccidete la democrazia") pubblica una intervista con Melloni dopo la sua esperienza cinese. Davvero un personaggio, questo guidatore di autobus con una parentesi di autentico eroismo nella vita e una passione comunista dichiarata ma tutt'altro che stolida e bacchettona. Al Sabato Sera Agide dichiara:

«Già da bambino ero affascinato dai suoni e al momento di andare a dormire, mio padre, per farmi star buono, mi metteva sotto il cuscino il disegno della radio».
Appena avuta la possibilità di spendere qualche soldo, ha acquistato il suo primo vero apparecchio. «Ho cominciato ad ascoltare la radio in modo più "organizzato" nel 1974. Nel tempo ne ho comperate altre, più potenti». Oggi il «parco giochi» di Agide, così lo definisce, è costituito da tre radio per l'ascolto e da una trentina di apparecchi da collezione, funzionanti o in attesa di essere riparati. La giornata in casa Melloni comincia in genere con il notiziario trasmesso dal Giappone alle 7.30.

Sul sito di Radio Cina Internazionale, il reportage sulla visita di Agide Melloni assume toni di epicità che ricordano molto quelli usati da Radio Pechino ai tempi in cui l'imolese iniziava il suo ascolto "organizzato". Nella pagina campeggia la foto di Agide che ascolta la radio con accanto - fatto abbastanza inedito per un hobby generalmente inviso alle compagne di vita - con la sua inseparabile Marilena. E nell'immagine si vede uno stendardo di Radio Berlino Internazionale, fu-emittente di uno stato che non esiste più.
Quello delle redazioni radiofoniche internazionali in lingua italiana è un mondo in via di estinzione. Con loro se ne andranno i concorsi per i loro ascoltatori (di solito si tratta di rispondere a domande le cui risposte si nascondono nei testi letti durante i programmi, o di inviare un componimento più o meno celebrativo della nazione e dell'emittente che bandiscono la gara), che venivano premiati con ricordini, libri e - vedi il caso di Agide e di qualche altro fortunato - con un viaggio. La Cina evidentemente è una destinazione molto ghiotta. Eppure allora si faceva a gara per essere invitati in luoghi assai meno stimolanti.
Se oltre al sito di Radio Cina Internazionale andiamo a spulciare quello di Voce della Russia, lo spazio dedicato alle lettere degli ascoltatori dimostra che in tutta Italia di Agide ce ne sono ancora (se non ricordo male l'argomento è stato affrontato da Enrico Bellodi in una tesi di laurea pubblicata tempo fa da Edizioni Medicea). Un ristretto pubblico di appassionati che continua a seguire i programmi rivolti all'estero, venendo comunque a consocenza di fatti, temi, persone che la nostra stampa ignora e che l'onnipotente televisione fatica a seguire. Pretendere che certe trasmissioni proseguano nella nostra lingua è davvero eccessivo. Inglese, spagnolo, arabo e francese potrebbero tranquillamente bastare: a mio modesto parere il medium onde corte potrebbe continuare a svolgere, anche in analogico, una preziosa funzione informativa e diplomatica, magari da coniugare con l'ininterrotta azione dei grandi broadcaster verso i luoghi di maggior criticità geopolitica. Fa pensare, in questo senso, un annuncio pubblicitario di un ricevitore, l'Eton E1 ("Il top delle radio a onde corte"), che oggi Andrea Borgnino mi ha segnalato da Repubblica. In un mondo globalizzato e popolato da viaggiatori e migranti non si capisce perché l'idea di un mezzo di comunicazione che costa così poco, può stare comodamente in tasca, consuma quattro pilette e non richiede connessioni fisse, computer e soprattutto infrastrutture e licenze pagate a carissimo prezzo, debba fare così schifo. Sono così scemi quelli della Eton, a intuire un mercato potenziale dove questo non c'è?
Eppure la passione di Agide sta per essere spazzata via dal generale calo di motivazione - e di finanziamenti - da parte dei vari governi. Le trasmissioni in lingua italiana spariscono e con loro se ne va anche una buona dose di incentivo a proseguire sulla strada di un hobby più tecnico. Contemporaneamente, nazioni di peso come l'Italia smettono di parlare di sé in onde corte. Tanto c'è Internet, o la tv satellitare, o il videofonino, rispondono gli avveduti strateghi di uno sfascio voluto per risparmiare poche migliaia di euro. Sì, ma c'è un sacco di gente che viaggia per lavoro e per divertimento, centinaia di milioni di persone che Internet non la vedranno mai. Un giornale radio internazionale costa infinitamente meno di un telegiornale ritrasmesso da una rete cellulare di terza generazione, che comunque non raggiungerà tanto presto l'interno, poniamo, della Nigeria. Rivolgersi alle popolazioni afghane via radio potrebbe risultare poco efficace, è vero: ma siamo sicuri che le bombe e le successive missioni di pace lo siano di più? Nessuno dice di concentrare l'offerta mediatica sulle onde corte: è il discorso del presunto ramo secco da tagliare che non riesco proprio ad accettare. Di mezzi di comunicazione non ce ne sarammo mai troppi, il rischio è semmai che siano troppo pochi.
Leggendo di Agide e del suo viaggio in Cina ho pensato alle celebrazioni del trentennale di Radio Popolare di questi giorni, a una trasmissione di tanto tempo fa. Sull'onda dei fatti del 1989 Paolo Hutter e Marco Formigoni vollero andare a esplorare da vicino le storie che portarono alla più stupefacenta svolta degli ultimi duecento anni di politica europea. Lo fecero proprio con le trasmissioni in lingua italiana, che dopo tanta retorica propagandistica si ritrovarono di colpo a dar torto marcio ai loro (spesso sanguinari) editori di riferimento. Nacque così Popolarest, una trasmissione che abbinava alle voci ascoltate sulle onde corte le testimonianze dirette raccolte "oltre cortina", come si diceva allora. Riascoltata oggi varrebbe più di un corso universitario. Ho chiesto a Danilo De Biasio, responsabile di Popolare Network e curatore di uno dei due libri celebrativi usciti in questi giorni, che ne sia stato delle registrazioni di Popolarest. Tutto in teoria si trova ancora nell'archivio della radio, saranno venti, trentamila cassette. Studiare, classificare quell'archivio, ridare un contesto a tutte quelle voci richiederebbe la dedizione e il lavoro di molti storici. Chi se ne sobbarcherà i costi? Il passato ci interessa poco, il futuro è condizionato dai mille tagli ai nostri già risicati bilanci. Ci resta un presente mediatico popolato di "famosi" (per che cosa, di grazia?) che per finta si azzannano alla gola su una finta isola deserta. Allegria.

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24 novembre 2006

Onde corte RAI, a dicembre si chiude?


Nei corridoi RAI le voci su una imminente soppressione delle trasmissioni internazionali sulle onde corte sono diventate delle grida. Ormai più o meno ufficiosamente c'è chi lo dice chiaro e tondo: a fine dicembre i trasmettitori verrano spenti per sempre. Al posto delle trasmissioni radio, ci saranno però due bei canali televisivi internazionali. Non è ancora chiaro se al posto delle onde corte verranno utilizzati canali radiofonici satellitari o Internet, immagino che per conoscere i piani definitivi bisognerà attendere ancora un poco. Sull'opportunità di tale mossa ragioneremo quando ci sarà piena ufficialità sulle decisioni dell'emittente.

Since this is meaningful news for a broad, international audience, here's a short translation in English. Rumors about a total suppression of shortwaves broadcasts from Italy are stronger than ever. It's highly likely RAI's shortwaves facilities will be switched off for good at year's end. RAI will be producing two international TV channels, instead. More, sadly, to follow.

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1957-2007, cinquant'anni nello spazio

Con un programma di Chris Bowlby BBC Radio 4 ha inagurato le celebrazioni del cinquantesimo dell'era spaziale. Il satellite Sputnik-1 fu messo in orbita dall'Unione Sovietica nell'ottobre del 1957 scatenando le reazioni, tra ammirazione, rabbia e paura, del mondo occidentale. From Sputnik to Satnav è una mini-serie radiofonica (qui la prima delle tre puntate andata in onda ieri, 23 novembre) che ripercorre con numerose testimonianze (tra cui quelle del figlio di Krushev, scienziato spaziale) le tappe dell'incredibile avventura, da quella prima sfera di metallo agli attuali, sofisticati satelliti per le telecomunicazioni, il posizionamento, l'esplorazione scientifica e geografica e lo spionaggio.
Sono andato a cercarmi qualche dettaglio sullo Sputnik, che era essenzialmente un radiotrasmettitore nello spazio. Per gli sperimentatori di questi oggetti era fondamentale poter monitorare in qualche modo le orbite, la velocità e le condizioni ambientali, per esempio la temperatura, intorno ai primi velivoli in grado di raggiungere quote così elevate. Così anche a bordo del primo satellite doveva esserci una radio. Pochi sanno che quel primo lancio scatenò la passione dei radioamatori, che subito cercarono di ascoltare il flebile segnale telemetrico trasmesso su due frequenze intorno ai 20 e i 40 MHz. Secondo la NASA i russi giocarono anche in questo senso un tiro mancino all'Occidente. Una commissione dell'International Geophysical Year aveva infatti deciso di utilizzare i 108 MHz come frequenza per la sperimentazione di veicoli spaziali. Un documento della CIA, desecretato pochi anni fa, illustra nel 1961, in alcune tabelle, le frequenze dei successivi satelliti sovietici. Lo splendido sito dello svedese Sven Grahn sulla storia dell'esplorazione spaziale presenta i dati in forma sintetica.
Per ascoltare il vagito del primo satellite artificiale, ecco una pagina che raccoglie alcune incisioni originali del radioamatore americano Roy Welch, che da Dallas ascoltò lo Sputnik su una frequenza di 20.007 kHz. Sembra che per consentire il monitoraggio del satellite persino la stazione di tempo e frequenza campione WWV spegneva il trasmettitore sui 20 MHz durante i suoi passaggi sopra l'orizzonte.

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23 novembre 2006

Relativismo culturale? Sì, grazie

CERIMONIA DI PREMIAZIONE - PREMIO MOSTAFÀ SOUHIR 2006
Firenze 25 novembre 2006, h 11:00
Sala Luca Giordano - Palazzo Medici Riccardi, via Cavour 1

Ore 11.00 – Saluti - Matteo RenziPresidente Provincia di Firenze

Introduce - Lucia De SiervoAssessore Accoglienza e Integrazione Comune di Firenze

TALK SHOW – Media Multiculturali, Media Mainstream una collaborazione possibile
Conducono: Raymon Dassi (asteriscoradio.com) e Roland Sejko (Bota Shqiptare) vincitori delle passate edizioni

Partecipano: Jean Leonard Touadi (presidente di Giuria) Enzo Cucco (Segretariato Sociale RAI), Raffaele Palumbo (Controradio) per la giuria del premio 2006, oltre a Carlo Sorrentino (Università di Firenze), Pino Rea (FNSI), Gennaro Schettino (Metropoli – La Repubblica), Viorica Nechifor (La Stampa)

Ore 12.30 – CERIMONIA DI PREMIAZIONE - conduce Jean Leonard Touadi

con la partecipazione di Fabio Laurenzi - Presidente del COSPE, Lucia De Siervo - Assessore Accoglienza e Integrazione Comune di Firenze, Mario Simondi - Presidente Festival dei Popoli e Mercedes Frias - Parlamentare

Il premio Mostafà Souhir è un’iniziativa promossa da COSPE con la collaborazione del Comune di Firenze – Assessorato Politiche Accoglienza e Integrazione e Controradio; con il contributo della Commissione Europea – Progetto Mediam’Rad - Media Diversità Pluralismo e con il patrocinio di RAI – Segretariato sociale, Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Ordine dei Giornalisti, Regione Toscana. Media partner Metropoli
Informazioni: COSPE – Via Slataper, 10 – Firenze – Tel.055-473556 – Fax. 055-472806

e-mail: info (at) premiomostafasouhir (dot) it web: www.premiomostafsouhir.it

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Un catasto dello spettro repubblicano

L'esterofilia non è un reato, malgrado l'assonanza con tutte le altre perversioni di etimo greco (se non sono perversioni è il filo a precedere l'oggetto della passione, altrimenti c'è solo da vergognarsene), ma è del tutto fine a se stessa. Qui siamo, qui rimaniamo, qui dobbiamo cercare di cambiare le cose che non ci piacciono. Guardate al problema della gestione dello spettro RF. Curiosando sul portale comunitario europeo (politiche per la società dell'informazione, spettro delle radiofrequenze), ho trovato una utile lista degli organismi preposti - ministeri e quant'altro - nei vari paesi membri. Le agenzie specificamente rivolte alla gestione delle frequenze sono poche, a dire il vero. Non so se per mancanza di chi ha allestito i link sul portale. Ma in Francia - dove la sigla RF ha una grande importanza nazionale - vedo che esiste la Agence Nationale des Fréquences (ANFR). Sono andato sul sito e tanto per cambiare mi sono vergognato un poco. Tra le funzionalità messe a disposizione di chi consulta questa risorsa, oltre a un mucchio di informazioni sulla gestione dello spettro e il controllo dei campi elettromagnetici, c'è Cartoradio, un vero e proprio catasto GIS degli impianti trasmissivi sull'intero territorio francese. Navigando nella mappa compaiono tre generi di simboli colorati che designano gli impianti di radiotelefonia mobile, radiodiffusione e altri trasmettitori (tipicamente PMR, Personal Mobile Radio) più un simbolo rosso che fornisce il dato sui campi misurati in quella porzione di territorio. Per ogni impianto è possibile visualizzare una scheda che illustra il comune di pertinenza e la banda di frequenza operativa. Per legge, il cittadino francese può andare dal suo sindaco e chiedere di misurare i livelli di campo nel proprio comune di residenza. Ma attraverso Cartoradio si possono consultare le "schede sanitarie" relative alle misure già effettuate. Queste schede sono dettagliatissime (ne allego una presa da Parigi) e indicano i livelli di intensità di campo elettromagnetico alle principali frequenze rilevate (da 0 a tot GigaHertz), oltre a dati fisici come l'altezza delle antenne presenti nella porzione di territorio. Insomma, una quantità di dati umiliante per chi vive nel Far West di Spettrosalvaggio, il paese dove - se hai soldi - non devi chiedere mai per sparare i tuoi cento kiloWatt dove cavolo ti pare. Quando qualcuno se ne accorgerà sarà solo a sanatoria avvenuta. A Spettroselvaggio, come a Casabusiva, Tassevasa e Ariafetente, una sanatoria non la si nega a nessuno.
Di fronte a un sito come Cartoradio uno può reagire in modi diversi. Per esempio affermando che si tratta di un inutile spreco di soldi pubblici (il che probabilmente è vero, anche se immagino che i dati siano stati raccolti nel tempo, in base a un regolamento e a una allocazione di risorse finanziarie che rientra in quella disciplina, da noi esoterica e poco praticata, della gestione della cosa pubblica, sì quella cosa inventata dai romani circa 2.500 anni fa; ci credo che ce la siamo scordata). Oppure chiedendo immediatamente l'asilo politico in Francia. Ma forse una terza via potrebbe essere piu semplice: prendere esempio. Non credo che il ministro Gentiloni legga questo modestissimo blog. Forse il suo staff dovrebbe fare un po' di benchmarking su Internet, così, tanto per imparare qualcosa. Per completezza, prendete nota della pagina dello European Radio Office sul Frequency Information System (EFIS) and National Frequency Tables. Da questo indirizzo è infatti possibile accedere ai vari band plan nazionali dei paesi membri UE, o consultare direttamente il band plan ufficiale comunitario (prelevabile qui ) e accedere alla maschera di interrogazione online del database EFIS.

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Modulatori FM e altre radio a corto raggio


Sto seguendo - con un certo interesse per i diversi approcci alla definizione (e al rispetto) delle regole sulla gestione delle risorse spettrali - una problematica divertente: l'uso dei cosiddetti "modulatori" FM, veri e propri piccoli trasmettitori FM a bassissima potenza, che servono a stabilire un facile collegamento tra sorgenti audio di vario tipo (tipicamente i lettori MP3 come l'iPod) e un ricevitore FM convenzionale. Negli Stati Uniti questi apparati sono piuttosto diffusi tra i pendolari che vogliono ascoltarsi, direttamente sull'autoradio, una playlist personalizzata e memorizzata sul lettore MP3. Uno dei più popolari era stato l'iTrip di Griffin Technology, una piccola estensione da incastonare sull'iPod attraverso il connettore per le cuffiette. Adesso questo prodotto è stato sostituito da iTrip Auto e da RoadTrip, trasmettitori FM con caricatore per auto incorporato.
Nell'ottobre scorso la mailing list del British DX club informava di una imminente decisione da parte dell'OFCOM, l'Authority britannica, che sembrava intenzionata a liberalizzare l'uso di questi apparati anche nel Regno Unito. Ora questa proposta di liberalizzazione è diventata ufficiale e potrebbe già entrare in vigore prima di Natale. Leggetevi il documento stilato dall'OFCOM, che contiene anche i rimandi alla proposta di liberalizzazione della Banda Cittadina dei 27 MHz (20mila utenti nel Regno Unito che potrebbero essere liberati da ogni obbligo di licenza) e dei dispositivi PMR 466 che già operano su porzioni di spettro "unlicensed".
Tutto bene? Beh, non completamente. Perché se in Inghilterra i piccoli modulatori potranno circolare liberamente, gli americani cominciano a osservare i primi problemi con gli apparecchi che non rispettano troppo le limitazioni imposte dalla FCC attraverso il cosiddetta Part 15 certification, un paragrafo della normativa che rende appunto possibile l'uso dei modulatori in piena libertà. Secondo la newsletter specializzata del consulente e radioamatore Robert Gonsett, The CGC Communicator, negli Stati Uniti questi apparecchietti avrebbero già raggiunto la notevole quota di 3.5 milioni di pezzi venduti. Il fatto è che da quelle parti i modulatori servono anche per l'ascolto, sull'autoradio, dei ricevitori satellitari digitali portatili, quelli per XM e Sirius. Gonsett cita un divertente pezzo del Los Angeles Times, in cui si racconta del reazioni di stizza degli ascoltatori di una stazione, che improvvisamente cominciano a ricevere (dall'auto ferma al semaforo nella corsia accanto) programmi del tutto diversi. E magari sgraditi. Sirius per esempio trasmette il celeberrimo (e sboccatissimo) Howard Stern: quando la sua voce interferisce per colpa di un modulatore troppo potente, o su una frequenza sbagliata, c'è chi si affretta a coprire le orecchie ai bambini.
Non è un caso se proprio la National Public Radio americana è uno dei fautori più espliciti di un mercato dei modulatori (o dei micro-trasmettitori) rispettosi delle leggi e dei limiti di potenza. Negli USA è vietato per esempio utilizzare una frequenza come gli 87,9 MHz - compatibili con certe autoradio - perché potrebbero partire delle interferenze sull'audio di un canale televisivo. La NPR è però preoccupata per l'uso molto diffuso di una frequenza, gli 88,1 MHz, che molte sue stazioni utilizzano. Anche la National Association of Broadcasters si è messa a fare lobby dopo aver constatato, come scrive Radioworld Online, che 13 dispositivi su 17 non rispettano i limiti di potenza fissati dal famoso paragrafo 15.
Come al solito, agli occhi di un residente in Italia, sembra di leggere un racconto di fantascienza. Qui circolano senza alcun problema gli apparati RF più disparati, senza che nessuno si preoccupi delle interferenze. Viceversa, pensare di utilizzare un prodottino potenzialmente utile come il RoadTrip qui da noi sarebbe da pazzi: dove la troviamo una frequenza libera, anche all'interno dell'auto, a meno di non staccare completamente l'antenna esterna e immettere il segnale FM attraverso un cavetto?
Il ministro Gentiloni in questo momento ha ben altri grattacapi per la testa, ma per quanto un oggettino simpatico come il RoadTrip appaia trascurabile, non è detto che l'Italia possa permettersi di ignorare del tutto la faccenda (a parte che prima o poi non sarebbe male mettersi a gestirlo per davvero questo benedetto spettro). Perché, guarda un po', anche il RoadTrip ricade nell'ambito delle iniziative per le politiche per la Società dell'Informazione, in particolare tra le politiche di Gestione dello Spettro comunitario, alla voce Short Range devices.

Short-range devices are low power transmitters for many types of applications such as alarms, local communications, door openers, medical implants, radio frequency identification applications. They are usually simple mass-market products. They use spectrum under an unlicensed regime. A functioning European Union Internal Market for SRDs relies on clear, predictable rules for manufacturers and users.


E' molto istruttivo andarsi a leggere l'ultimo studio, pubblicato fresco fresco sugli "Aspetti legali, economici e tecnici dell'uso collettivo dello spettro nella Comunità europea." Lo studio si può prelevare a questo indirizzo in formato PDF. Nelle prime pagine leggiamo

Collective use spectrum is mainly allocated to short range devices (SRDs). Specific ECC Decisions that are intended to allow free circulation within the CEPT area cover some of these; however, implementation of these by EU Member States varies. SRD spectrum management activities are mainly handled by the SRD Maintenance Group of CEPT, which maintains the principal European regulatory reference document for SRDs, CEPT Recommendation 70-03 (Rec 70-03). This document defines twelve specific SRD applications and a single generic category of “non-specific devices”.

Sarebbe però sbagliato credere che il discorso sugli SRD si esaurisce con la musica dell'iPod da ascoltare sull'autoradio. In realtà la questione abbraccia anche applicazioni elettromedicali come il monitoraggio a distanza delle funzioni vitali, o sistemi ancora più interessanti per la logistica e il commercio come l'RFID. O magari l'interconnessione delle periferiche elettroniche attraverso nuovi standard come UWB Ultrawide Band o ZigBee. Il rischio è di perdersi nei meandri dei comitati. Mi fermo qui, segnalandovi il sito dello European Radiocommunications Office, alla pagina dell'Electronic Communications Committe (ECC) cui fa capo il gruppo SRD. Essendo coinvolto anche l'ETSI, ecco una pagina con ulteriori riferimenti. Meno ufficiale ma sicuramente più interessante è però il sito della Low Power Radio Association.

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22 novembre 2006

Radiotelex, la forma delle onde

Interessante e fortunata la scoperta di Andrea Borgnino:

Navigando in giro - mi scrive - ho scoperto oggi che a gennaio 2007 esce un nuovo libro dedicato all'ascolto utility dal titolo Technical Handbook for Radio Monitoring, dai sample PDF che si possono trovare qui. Il libro sembra ben scritto. Il prezzo e' di 49 euro compresa la spedizione.


Sì, in effetti sembra un testo interessante, nel filone della manualistica che descrive le forme d'onda degli standard per la trasmissione digitale di informazioni (perlopiù testuali) via radio. Il Technical Handbook, curato da Roland Prösch, sembra ispirarsi (speriamo senza copiare...) al Radio Data Code Manual di Klingenfuss, puntando però a raggiungere una maggiore specializzazione sugli specifici codici. Il sito segnalato da Andrea contiene diverse anteprime, in particolare il PDF di tutto l'indice, che è davvero impressionante per completezza dei sistemi citati. Stiamo naturalmente parlando di un volume molto specialistico, proposto da quello che sembra essere il rappresentante ufficiale dell'olandese Hoka (hardware e software per la decodifica di segnali radiotelex) in Germania. La mia impressione è che tutta questa documentazione sia in realtà legata alla manualistica Hoka Dallo stesso indirizzo è disponibile il software per logbook utilitari Frequency Manager, che prevede (almeno così si legge) anche tutta una serie di database di frequenze utility costantemente monitorate e aggiornate.

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ETSI verso uno standard per la satellite radio

I miei contatti in Worldspace Italia mi hanno inoltrato (grazie) l'ultimo comunicato della casa madre americana sull'appoggio da parte di Worldspace delle proposte di standardizzazione a livello europeo di uno standard per la radio digitale satellitare. L'iter di definizione di questo standard è attualmente in corso presso il Satellite Earth Stations and Systems, uno dei comitati tecnici attivi in seno all'ente normatore ETSI. Dentro a questo comitato, si legge sul portale dell'Etsi, è stato costituito il gruppo Satellite Digital Radio che vede la partecipazione di Viatis Satellite Radio Europe/Worldspace e altri operatori (Centre for Communications Systems Research University of Surrey; Europa-Max; SES Astra S.A.; Ondas Spain SL; Institut für Integrierte Schaltungen (FhG-IIS); Delphi Deutschland Electronics Europe GmbH ; Alcatel S.A). L'obiettivo, in questi casi, è definire le regole e requisiti per una maggiore interoperabilità di apparati e sistemi, ai fini di stimolare il più possibile la creazione di un mercato sostenibile. Per una visione di insieme delle attività svolte da ETSI attraverso SES potete prelevare questa brochure.
Intanto i piani per il lancio dei servizi di radio satellitare a pagamento dal satellite Afristar verso l'Italia proseguono. Worldspace sul proprio sito francese ha già annunciato che a far data dal primo dicembre 2007 cessaranno le vendite di abbonamenti commerciali basati sull'offerta trasmessa dal transponder Nord-Ovest (Afristar dispone di altri due transponder per l'Africa e il Medio Oriente). La data non è casuale, perché l'inaugurazione dei servizi per l'Italia dovrebbe aver luogo proprio in quel periodo, dopo il completamento della rete di ripetitori terrestri attivati per garantire la piena copertura del segnale, anche dove il satellite non arriva direttamente.

WORLDSPACE SUPPORTS ADOPTION OF SATELLITE DIGITAL RADIO (SDR) AS EUROPEAN STANDARD

Core Technology Validated for Satellite Radio Systems in Europe

Silver Spring, Md., November 16, 2006 – WORLDSPACE Satellite Radio, one of the world leaders in satellite-based digital radio services, today announced its support for the recent adoption of a satellite digital radio (SDR) standard in Europe. After a comprehensive review lasting nearly two years, the Satellite and Earth Stations and Systems (SES) technical Committee of the European Telecommunication Standards Institute (ETSI) approved the technical specifications of SDR. WORLDSPACE Europe contributed technological proposals to the SDR working group from the beginning of the ETSI process.

“With the SDR standardization, a significant step for satellite radio in Europe has been achieved,” said Noah Samara, CEO, WORLDSPACE. “As a leader in the global satellite market, we not only recognized the importance of SDR technology but also understood the positive impact it would have on the industry as a whole.”

ETSI’s approval is necessary for communication systems in the European Union. The SDR standard is the core of the technology that WORLDSPACE is implementing in its satellite radio communication networks in Europe, combining terrestrial repeater networks and satellites. The standard permits the most efficient use of the allocated spectrum, maximizing digital capacity while maintaining excellent service quality, even in difficult reception environments such as urban centers.

About WORLDSPACE® Satellite Radio
Based in the Washington, DC metropolitan area, Worldspace, Inc. (NASDAQ: WRSP) is the world’s only global media and entertainment company positioned to offer a satellite radio experience to consumers in more than 130 countries with five billion people, driving 300 million cars. WORLDSPACE delivers the latest tunes, trends and information from around the world and around the corner.
WORLDSPACE subscribers benefit from a unique combination of local programming, original WORLDSPACE content and content from leading brands around the globe including the BBC, CNN, Virgin Radio UK, NDTV and RFI. WORLDSPACE’s satellites cover two-thirds of the earth’s population with six beams. Each beam is capable of delivering up to 80 channels of high quality digital audio and multimedia programming directly to WORLDSPACE Satellite Radios anytime and virtually anywhere in its coverage areas. WORLDSPACE is a pioneer of satellite-based digital radio services (DARS) and was instrumental in the development of the technology infrastructure used today by XM Satellite Radio. For more information, visit www.WORLDSPACE.com.


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Signing off



Rai Tre sta trasmettendo Nashville ma ho preferito sintonizzarmi (via Internet, è meglio che niente) sullo show radiofonico che Robert Altman ha immortalato nel suo ultimo film, A home prairie companion, grande affresco di una cultura musicale, umoristica, umana che il cinema - e la radio - ci restituiscono con garbata, sapiente delicatezza. Per questo mi sembra opportuno citare qui la breve eulogia del regista americano che Garrison Keillor, animatore dello spettacolo, ha appena pubblicato sul sito Web della sua trasmissione. "Mi spiace," conclude Keillor, "che il nostro sia stato il suo ultimo film ma so che ha amato moltissimo farlo. E' stupendo avere 81 anni ed essere innamorati."
Ciao, Robert.


To go in full-flight, doing what you love

It is with great sadness that we learned of our dear friend Robert Altman's passing. Here, then, is a note from Garrison.


Mr. Altman loved making movies. He loved the chaos of shooting and the sociability of the crew and actors — he adored actors — and he loved the editing room and he especially loved sitting in a screening room and watching the thing over and over with other people. He didn't care for the money end of things, he didn't mind doing publicity, but when he was working he was in heaven.
He and I once talked about making a movie about a man coming back to Lake Wobegon to bury his father, and Mr. Altman said, "The death of an old man is not a tragedy." I used that line in the movie we wound up making — the Angel of Death says it to the Lunch Lady, comforting her on the death of her lover Chuck Akers in his dressing room, "The death of an old man is not a tragedy." Mr. Altman's death seems so honorable and righteous — to go in full-flight, doing what you love — like his comrades in the Army Air Force in WWII who got shot out of the sky and simply vanished into blue air — and all of us who worked with him had the great privilege of seeing an 81-year-old guy doing what he loved to do. I'm sorry that our movie turned out to be his last, but I do know that he loved making it. It's a great thing to be 81 and in love.

-Garrison Keillor


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20 novembre 2006

Antenne elettricamente direttive

A oltre 1.300 dollari di prezzo base (materiali inclusi) non è sicuramente una alternativa economica, ma il sistema di antenne attive di DX Engineering, piccola ma agguerritissima ditta americana specializzata in componentistica per radioamatori, SWL e DXer (molto apprezzati i suoi amplificatori per filari lunghe RPA-1), è davvero interessante. Receive 4-Square System è un cosiddetto "array", una matrice, di antenne verticali attive, basato anzi su quattro modelli DXE-ARAV-1P dello stesso costruttore (il prezzo singolo di queste verticali attive è di 229 dollari). Le quattro antenne devono essere disposte ai vertici di un quadrilatero di circa 40 metri di lato. Una volta installate e messe singolarmente a terra, le quattro antenne vengono collegate a uno switchboard controllato da un terzo elemento del sistema, una console separata. La funzione dello switchboard è quella di applicare a ciascuna antenna un brevissimo ritardo, in modo che i segnali raccolti e concentrati a livello di console (che dev'essere a sua volta collegata al ricevitore, previo eventuale preamplificatore opzionale) vengono in pratica messi in controfase l'uno con l'altro. Il risultato è un sistema di controllo di fase che determina elettricamente una forte direzionalità del sistema di antenna, che senza tutto questo sistema di linee di ritardo sarebbe omnidirezionale.
Il sistema 4-Square, discusso su un gruppo di discussione americano, è stato anche recensito, positivamente, su eHam (io non ho niente a che fare con DX Engineering, anzi mi sento un po' pirla a far loro pubblicità gratuita). Secondo il costruttore un sistema riduce nello spazio di un possibile giardino extraurbano la capacità di un array di filari molto più lunghe. La banda di frequenze coperta è una classica 0,1 - 30 MHz, ovverosia onde lunghe, medie e corte.
A suo tempo abbiamo affrontato l'argomento dei sistemi di phasing, utilizzati sia a livello di ricezione (per realizzare appunto sistemi di antenne elettricamente direzionali, come questo), sia nel campo della noise suppression, per escludere fonti di rumore ad ampio spettro. In genere i sistemi di phasing vengono realizzati con componenti passivi come i trasformatori (che fungono da invertitori di fase), ma qui abbiamo un ottimo esempio di come l'inversione di fase possa essere realizzata con le cosiddette delay-line. Per approfondire la questione e le caratteristiche di questo prodotto si può prelevare il libretto di istruzioni del 4-Square System.

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WoodBoxRadio, un front end per WinRad


Diventa sempre più difficile seguire le vicende dei vari progetti Software Defined Radio amatoriali o commerciali perché la situazione è in pieno fermento. Ecco per esempio l'anticipazione, da parte di Beppe Campana IK3VIG, della prossima novità in arrivo, a partire dall'inizio del 2007, da WoodBoxRadio. Si tratta di un nuovo prototipo di ricevitore basato su WinRad, avanzato software di demodulazione di Alberto di Bene. Beppe descrive le caratteristiche della nuova soluzione elaborata a partire del front end hardware di Giuliano I0CG, SDR-X. Dalla descrizione si evince che in questo caso, il ricevitore Winrad-RX prevede, per la parte software, una speciale DLL che estende le normali funzionalità di Winrad per consentire il controllo della preselezione e della sintonia. In più, viene proposto un modulo hardware opzionale con un oscillatore DDS esterno, per portare la copertura fino alla banda amatoriale dei 6 metri (i 50 MHz). Nel complesso il front end comprende il mixer QSD e tre diversi moduli (nella versione con copertura da 1.800 a 30.000 kHz + porzione dei 50 MHz), mentre il software è costituito da WinRad con l'estensione della nuova DLL. Nel suo comunicato, diffuso su un gruppo di discussione specializzato, Beppe parla anche della disponibilità di alcuni assemblati di pre-produzione prima del lancio ufficiale.


We are making the final tests on the WINRAD-RX, the HF+6m Receiver based on the SDR-X from I0CG Giuliano, before starting with the stock production next January 2007. The Winrad-RX is a SDR receiver devoted to I2PHD's software, using an exclusive software extension based on a DLL, that performs tuning, band change, preselector tune and antenna selector directly from Winrad. This extension is available from Alberto I2PHD (thank you, Alberto).

The Winrad-RX is composed by these four modules:

- Main receiver board
- HF Preselector board
- DDS AD9951 board (SFDR > 80 dBc and a phase noise > 130 dBc/Hz at 1kHz)
- 500Mhz external oscillator board (DDS up to 200Mhz)

Electrical characteristics:

Frequency range : 1.8 - 30 MHz + 50 Mhz (with the 500Mhz DDS version)
Preselector, with autotuning over all the HF band
Dedicated antenna connector for the 6m band, with its own dedicated filter
11dB preamplifier switch
10dB attenuator optionally insertable
QSD (Quadrature Sampling Detector) type mixer
Post mixer amplifier with 0.8 nV/sqrt(Hz) noise and > 40dB gain
I/Q outputs on a stereo 3.5mm connector for the PC sound card
Sensitivity : MDS better than 125 dBm (500 Hz bandwidth)
IP3: >= 20db.
Image frequency rejection > 60 dB (with a properly adjusted PC software)


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19 novembre 2006

Via con l'etere

Prendo in prestito una segnalazione degli amici di Newsline, per annunciare un altro titolo dell'ampio filone celebrativo di questo trentesimo anniversario della libertà radiofonica. Il volume, Via etere, Radio Libera, idea di libertà, è stato scritto da Paolo Lunghi e viene presentato domani, lunedì 20 presso la sede dell'editore, Ibiskos-Ulivieri in via Spartaco Lavagnini, 40 a Empoli, Firenze. "Un libro," si legge sul sito ufficiale, "sulla Radio Libera, a trent’anni dalla nascita, che analizza il settore radiofonico partendo proprio dalle piccole realtà di provincia, da quei progetti apparentemente inutili di piccoli ragazzi, di nomi ignoti che non “saranno famosi”, ma che grazie al loro intuito hanno modificato la storia d’Italia, dando vita negli anni 70 al fenomeno delle Radio libere."
Lunghi raccoglie in quest'opera le esperienze della prima radio libera del medio valdarno, Radio Empoli International, e di altre emittenti locali, ma immagino che il suo sia più uno sguardo comunitario che provinciale e spero che il suo racconto sia riuscito a catturare lo spirito originario di un fenomeno che in una certa misura - era inevitabile, la mia non è una critica idealistica né tanto meno ideologica - l'Italia dei grandi network radiofonici commerciali ha tradito, imboccando la strada di una professionalità indiscutibile, ma dal mio punto di vista di ascoltatore esigente, alquanto sterile.
Mi permetto di riportare qui un estratto della prefazione a Via etere, firmata da Tana de Zulueta:

... La libertà, dai padroni, dai poteri vari del mondo della politica e dell'impresa: era questo l'aspetto più coinvolgente dell'esplosione delle piccole radio locali. All'epoca della nascita di Radio Empoli International e delle sue consorelle sparse per l'Italia ero una giornalista alle prime armi, intenta a raccontare una società in fermento. Le radio libere erano uno tra i tanti lieviti che stavano scuotendo l'Italia. Per chi osservava dall'estero forse il segnale di cambiamento più forte fu il referendum sul divorzio. Quando vinse il 'si', i vecchi corrispondenti si resero conto che l'Italia sotto i loro occhi forse non era più quella, un po' folcloristica e fin troppo prevedibile, che avevano raccontato ai loro lettori. Ai giovani, come me, i capi redattori chiedevano qualcosa di diverso. Scrissi delle radio libere, di femminismo, di pretori d'assalto, di battaglie ambientaliste, e, purtroppo, di violenza politica: come ricorda Lunghi, era l'epoca delle BR, ed era attiva anche la destra eversiva. Movimenti ed eventi che hanno lacerato il paese. Nel racconto di Lunghi se ne sente una eco attutita: Empoli era, ed è, una città tranquilla. Ma lui stesso ritiene che l'esperienza delle radio libere rappresentò un percorso alternativo per chi, magari, era stato tentato da strade più perigliose, dalla droga alla lotta armata.
Le radio furono di tutti i tipi. In seguito alla musica, il primo vero, grande motore della moltiplicazione delle emittenti, c'era la politica, o, più semplicemente, una battaglia civile. La battaglia per la legalità di Peppino Impastato, costruita intorno ad una piccola radio libera, è stata racconta con molta efficacia nel film 'I cento passi'. Il film fa rivivere, per chi non ha vissuto quell'esperienza, il vento di libertà rappresentato dalla radio. Passavano le canzoni diventate bandiere per tanti giovani in tutto il mondo, arrivarono anche spensierati turisti nudisti, per la felicità dei maschi siciliani, ma la realtà, quella che conta, in Sicilia non cambia così facilmente, e Peppino finì morto ammazzato, con la struggente canzone Summertime di Janis Joplin che risuonava dalla radio accesa della sua macchina. Per fortuna la stragrande maggioranza delle radio libere non subirono uno stop così brutale.
Passata l'epoca dello spontaneismo, alcune radio si sono consolidate, altre, tante, sono scomparse, e con loro, forse, una parte del vento di libertà che avevano rappresentato. Alle radio libere Lunghi attribuisce il merito di essere state il primo mezzo mediatico interattivo. Una specie di anticipazione di quello che le nuove tecnologie di oggi possono fare, ma che solo in parte realizzano. Almeno per quanto riguarda la televisione.


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18 novembre 2006

Goodbye Abkhazia


Continuano più o meno regolarmente a segnalare la radio "ufficiale" dell'Abkhazia, provincia autonoma georgiana che dal 1992 lotta militarmente contro Tbilisi per staccarsi e diventare una nazione indipendente (o più probabilmente ricongiungersi con la Russia). Apsua Radio trasmette su 9495 kHz o qualcosina di meno ed è stata segnalata a ottobre dopo le 02 UTC, probabilmente adesso apre alle 3. La stazione dovrebbe arrivare, in russo, fino a dopo le 4 o 5 e in teoria ha anche una fascia intorno al mezzogiorno. Sarebbe da provare.
La situazione in Abkhazia è caucasica. Leggi: incasinata quasi peggio che in Iraq. Anche perché mentre nell'ex "resort" bolscevico sul Mar Nero, tanto amato da Stalin che volle annetterlo alla Georgia (quel pazzo furioso credeva di giocare a Risiko, lui), si accende la lotta per le gole di Kodori, unica striscia di territorio sotto controllo militare di Tbilisi (che insiste affinché il governo provinciale de jure, oggi esiliato in Georgia, si insedi da quelle parti, probabilmente in una bella tenda da campo)... Ebbene, mentre in Abkhazia si lotta, con l'aiuto dei fratelli ceceni (etnicamente vicini agli abkhazi i quali però sono vicinissimi ai russi, i quali naturalmente vorrebbero sterminare i ceceni...); insomma mentre a sud-ovest ne succedono delle belle, a nord-est, in Ossezia del Sud, altra provincia indipendentista georgiana, la tensione non diminuisce. Il 12 novembre la popolazione dell'Ossezia meridionale ha approvato al 90% l'autonomia con un referendum, mentre quelli che non cercano l'indipendenza già pensano a un controreferendum. Due giorni fa la Reuters dava una notizia che se non ci fossero di mezzo migliaia di morti e profughi, movimenti di guerriglieri, terroristi, traffici d'armi, povertà e distruzioni assortite sarebbe esilarante: Eduard Kokoity, leader ribelle dell'Ossezia e Sergei Bagapsh, leader ribelle dell'Abkhazia, si sono trovati con Igor Smirnov, leader ribelle della moldava Transdniestria e hanno dettato le loro condizioni a Mikheil Saakashvili, leader eletto della Georgia. I negoziati con le due regioni possono riprendere se la Georgia si impegna a non usare la forza con gli osseti e se ritirerà le sue truppe dall'abkhaza Kodori. Scusate l'analisi sommaria, ma queste sono le ultime notizie dalla periferia dell'impero dell'amico Putin.
Per seguire la situazione il sito di Radio Free Europe/Radio Liberty continua a funzionare egregiamente, i suoi periodici report sono pieni di spunti. Ma a proposito di Caucaso ho trovato un sito interessante in Conciliation Resources, una ONG che da quelle parti cerca di portare un messaggio di pacificazione. Con la collaborazione di alcune radio locali, CR ha lanciato il progetto South Caucasus Radio Diaries, che cerca di dar voce a chi non l'ha mai avuta, la popolazione locale. La prima vittima delle manovre dei vari capobanda. Una ventina di stazioni radio di tutta la regione collabora alla raccolta di documenti orali che vengono poi ritrasmessi. I Diaries sono già stati raccolti in un CD e in un libro in lingua russa prelevabili dal sito di Conciliation Resources. Da Sukhumi, "capitale" abkhaza, trasmette per esempio Radio Soma, che ha un bellissimo sito Web. Molto interessante anche il sito della missione ONU a Sukhumi, la UNOMIG.



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I nostri vent'anni compiono trent'anni

Ivan Berni, Ninì Briglia, Piero Scaramucci, Biagio Longo con intervento telefonico di Andrea Rivas. Giornalisti, alcuni dei quali divenuti molto famosi (come tantissimi che sono passati dietro a quei microfoni) che oggi non appartengono più a Radio Popolare ma che ne rappresentano l'intera storia direttoriale. Eccoli tutti schierati questo piovoso sabato mattina di novembre, sul piccolo palcoscenico dell'auditorium ricavato nel seminterrato della sede più recente della radio, una palazzina di via privata Ollearo, nel quartiere milanese che Testori ha immortalato nei grigi acquarelli della sua Gilda del Mac Mahon. Una Milano che non c'è più ma che da trenta anni Radio Popolare continua, nonostante i limiti che i suoi stessi vecchi direttori hanno evidenziato, a raccontare. A moderare la discussione, che è stata umana e politica senza cadere nel sentimentalismo un po' senile di queste occasioni, l'attuale direttore Massimo Rebotti, coadiuvato dai due curatori dei libri sul trentennale dell'emittente appena pubblicati - vedi le due schede del post precedente - da Garzanti e Kowalski. Il più ambizioso, quello di Sergio Ferrentino, è una vera e propria "garzantina" di Radiopop, una autobiografia collettiva enciclopedica strutturata per lemmi. Più impressionistico il lavoro di Danilo De Biasio per Kowalski, con un mosaico fatto di fotografie e di brevi spezzoni estratti dal poderoso archivio della stazione e riversati sul CD allegato.
De Biasio ha sottolineato sul palco e ha ribadito nella breve conversazione che dibattito chiuso ho avuto con lui, l'incredibile valore storico di quell'archivio sonoro accumulato, alla rinfusa, in mucchi di scatoloni. Qualcosa come 20, forse 30 mila audiocassette che secondo l'autore di "Ma libera veramente" richiederebbero un corposo investimento per essere tutte ascoltate e classificate, in base a criteri scientifici. E' un lavoro monumentale che De Biasio vorrebbe poter affrontare con la collaborazione di una università, perché per ripercorrere trenta anni ad altissima densità come questi non bastano due o tre studenti volonterosi: occorrono storici professionisti con una coscienza diretta o scientemente mediata dei fatti.
Li abbiamo ascoltati questa mattina, alcuni di quegli spezzoni. Il primo quello relativo a una delle primissime epocali notizie trasmesse da Radio Popolare: la morte di Mao. Al proposito Ninì Briglia, che dopo Panorama oggi dirige i periodici Mondadori, rivela come in quella circostanza avesse ricevuto, dal primo direttore Scaramucci (passato alla Rai nel 1978), "la peggiore lavata di capo professionale della mia vita". Briglia, giovane e inesperto, aveva pensato bene di dare la morte di Mao come seconda in scaletta del radiogiornale, dopo un'apertura del tutto insignificante e locale. Tante cose, tante considerazioni personali e politiche sono emerse nei 90 minuti di una discussione ad alto peso specifico, come tutta la storia di una radio nata in un momento fondamentale per la storia del nostro dopoguerra, in rappresentanza di una fettina minoritaria di una sinistra che a Milano, trenta anni fa, contava assai più di oggi, ma che ha saputo maturare in un progetto lontanissimo dall'aver voglia di smettere, un work in progress che solo Ivan Berni ha voluto in un certo senso richiamare all'ordine, invitando la Radiopop del 2006 a ritrovare, oggi, un obiettivo forte. Una radio che ha saputo far ridere di se stesso un coacervo di mentalità ideologizzate che non conoscevano l'autoironia (tra il pubblico, questa mattina, due silenziosi ma divertiti Gino e Michele). Una iniziativa viva e vitale, che come ha giustamente chiosato Briglia ha sempre portato con sè i germi di quella capacità di socializzazione, interazione, scambio oggi tanto strombazzata a proposito del cosiddetto Web 2.0, la rete delle mille comunità intrecciate.
Dei quattro illlustri presenti tutti o quasi hanno ammesso che allora, tanti anni fa, sull'idea di arrivare a celebrare un trentesimo compleanno non avrebbero scommesso una lira bucata. Forse, ha aggiunto Berni, si è capito che si stava facendo sul serio quando Sergio Ferrentino organizzò la mitica caccia al tesoro pilotata via radio del Bordetrophy (Borderline era la trasmissione satirica che fu antesignana di quel Caterpillar che Ferrentino andò a fare in Rai), trascinando mezza città in una folle ricerca di oggetti e situazioni teatrali.
Diversamente da loro gli ascoltatori ci hanno sempre creduto. Per migliaia di ex-giovani che a Milano erano nati o si erano ritrovati nei dintorni dei loro vent'anni, Radio Popolare è stata un sottofondo imprescindibile, spesso e volentieri anche quando le idee, le vocazioni politiche erano diverse. Gli spazi che forse suo malgrado, inizialmente, l'emittente ha sempre saputo dare alle voci discordi, la volontà di non farsi troppo trascinare da pregiudizi e luoghi comuni, sono stati una linfa preziosa per una città, una regione che ha subìto un traumatico stravolgimento sociale e culturale. Da sempre gli ascoltatori, forse anche quelli meno assidui, hanno fatto propria l'esortazione conclusiva di Piero Scaramucci: cercare sempre di essere una radio alternativa nel senso più profondo del termine. Una voce plurale e "altra" rispetto al velenoso piattume del conformismo, di qualunque colore esso sia. Una radiofonia fatta di cuore e di intelligenza. Due merci che si stanno facendo maledettamente rare in quest'epoca di affluente, stolida infelicità.
Grazie, trentamila volte grazie. E se potete, correte ad abbonarvi.

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17 novembre 2006

Tanti auguri, Radiopop

Con poche eccezioni, tra l'altro oggetto di dispute e gare a cronometro, il fenomeno delle radio commerciali private in Italia è scoppiato trent'anni fa, diciamo tra la fine del 1974 e il 1976. Un fenomeno sociale, culturale, giornalistico, legale, tecnico su cui è stato versato un fiume di inchiostro (magari non sempre all'altezza delle aspettative) in passato. Ora, giustamente, è arrivato il momento delle celebrazioni e Radiopassioni ha già dato spazio ad alcuni libri dedicati a questo importante compleanno della modulazione di frequenza. Io c'ero, avevo già preso il virus e sentivo il debole segnale di Radio Milano International su una radio-giradischi valvolare Blaupunkt che aveva una sezione FM ferma poco sopra i 102 MHz. A Milano c'è una radio molto speciale per i milanesi e, non lo nascondo, per il sottoscritto che è da sempre un fedele ascoltatore. E domani mattina, sabato 18 novembre, alle 11.30, questa stazione, Radio Popolare, apre l'auditorium della sua recente sede (di via Ollearo 5) per presentare due libri dedicati a questa formidabile esperienza radiofonica. Qui sotto trovate le schede dei due editori, Kowalski e Garnzanti. La mia è una visione di parte, di ascoltatore quasi sempre contento. Ma di radio, intesa come programmazione, me ne intendo un poco e quella di Radiopop è coi controfiocchi, non solo nell'asfittico contesto italiota (nel paesi dei ciechi ogni guercio...) bensì in quello internazionale, ben più ricco di casi di eccellenza. Prevedo che ci sarà una certa ressa, ma cercherò di esserci per raccontare come è andata. Fino ad allora, ecco qualche spunto per ricordare i bei tempi:

Radio Jurassico
Musica e Memoria
RadioStory

***
Sergio Ferrentino con Tiziano Bonini e Luca Gattuso
"Vedi alla voce Radio Popolare"
Garzanti, Saggi
€ 25,00

La fisica dimostra che il calabrone non potrebbe volare: è così pesante e goffo, con le ali troppo piccole. Nel panorama dell’informazione e della politica italiane, lo sviluppo di Radio Popolare equivale al volo del calabrone: perché è un’emittente libera e «contro », perché è finanziata in buona parte dagli ascoltatori, perché ha inventato diversi format di successo, perché nei suoi studi sono passate generazioni di giornalisti e uomini di spettacolo, da Gad Lerner alla Gialappa’s, da Michele Cucuzza a Ninì Briglia, da Gino e Michele a Biagio Longo, da Pino Corrias ad Alessandro Robecchi, solo per citarne alcuni.
Nel 2006 Radio Popolare compie trent’anni: provocati, inseguiti, stuzzicati da Sergio Ferrentino (con Luca Gattuso e Tiziano Bonini) gli artefici della storia dell’emittente milanese (dai direttori ai redattori, dai tecnici agli ascoltatori più o meno eccellenti) raccontano questa avventura in forma di enciclopedia. Non mancano gli scoop (l’intervista in diretta a Renato Vallanzasca latitante) e gli episodi drammatici (gli anni del terrorismo, l’omicidio di Fausto e Iaio), le curiosità e i retroscena.
Perché Radiopop è stata un modo diverso di fare informazione, cultura, politica, pubblicità, comunicazione. Così sono molti i fili da seguire, lungo questi trent’anni sempre in diretta sulla strada e sulla fabbrica, sulla scuola e sul carcere: le vicissitudini della sinistra (con i suoi vizi e le sue virtù) ma anche l’evoluzione dei gusti musicali, l’onda lunga degli anni Sessanta e Settanta (il rapporto con il sindacato, la voce delle donne, le prime trasmissioni gay…) e l’impatto dell’immigrazione. Vedi alla voce Radio Popolare sono decine e decine di percorsi individuali che si raccontano, con le loro individualità, passioni e ingenuità. Nel loro insieme narrano un grande sogno collettivo che per una volta è diventato realtà.
***
"Ma libera veramente. Trent'anni di Radio Popolare: voci, parole e immagini"
Kowalski
pp. 208 € 17,00

Un libro sui trent'anni di Radio Popolare, una raccolta di suoni evocativi e, visto che c'eravamo, anche un po' di foto. Provateci voi: come si possono selezionare pochi fotogrammi di un film corale iniziato nel 1976?

Il libro
La prima biografia collettiva e autorizzata di Radio Popolare. Trent'anni raccontati da premi Nobel, calciatori filosofi, presidi canterini, femministe libertarie, navigatori solitari, cantanti girovaghi...

Il cd audio
Dalla Cina che piange Mao alle manganellate di Genova, dai litigi dei microfoni aperti alle interviste più clamorose: oltre 60 minuti di brani direttamente dall'archivio di Radio Popolare.

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Lo sviluppo SDR parte da una piattaforma


Si chiude oggi a Orlando, Florida la technical conference dello SDR Forum, un importante evento dedicato al Software Defined Radio. In questa occasione Texas Instruments - insieme a partner come Xilink e Lyrtech - ha presentato una ambiziosa piattaforma di sviluppo, la Small Form Factor Software Defined Radio, destinata alla prototipizzazione di radio SDR multiprotocollo. Com'era da attendersi l'orientamento di questa piattaforma è militare, ma le applicazioni non sono esclusivamente quelle. Il lungo comunicato stampa TI cita espressamente gli ambiti della pubblica sicurezza e delle radio commerciali, confermando ancora una volta una tendenza probabilmente definitiva verso l'SDR, che in pratica significherà la progressiva, forse inesorabile scomparsa della modulazione/demodulazione affidata a componenti analogici discreti (indipendentemente dall'aver a che fare con modulazioni di tipo analogico o digitale!).
Non è il caso di postare qui tutto il materiale (mi limito ai paragrafi iniziali del comunicato TI), ma mi è parso opportuno pubblicare almeno lo schema a blocchi di questa piattaforma perché aiuta a capire le grandi ambizioni di un progetto che, come scrive il chipmaker di Houston, abbraccia per la prima volta in forma modulare «l'intera catena percorsa dal segnale di una software defined radio multiprotocollo, incluso il modulo del front-end RF, quello per la conversione A/D D/A e il modulo DSP.» Nella circostanza il modulo RF prevede una copertura da 360 a 960 MHz.
Lascio agli interessati la lettura del materiale completo e la consultazione del sito che TI ha dedicato alla problematica, www.ti.com/SDRpr. Non perdetevi però le informazioni fornite dal partner di TI Lyrtech perché le cose si fanno ancora più complicate e affascinanti. Lyrtech si occupa infatti della problematica SCA, Software Communications Architecture, un framework aperto che dice ai progettisti di una SDR come le varie componenti hardware e software devono comunicare tra loro. Il framework, descritto in questa voce di Wikipedia nasce ancora una volta in ambito militare, anzi è una componente fondamentale del Joint Tactical Radio Systems promosso dal Pentagono (questo il sito ufficiale). Il discorso può interessare anche gli sperimentatori amatoriali dell'SDR, in particolare quelli che lavorano al progetto HPSDR, dove hardware e interfacce hanno un ruolo importante. Se qualche rappresentante del mondo accademico sta leggendo queste notizie (d'accordo non è molto probabile, ma non si sa mai), ricordo anche che l'SDR Forum bandisce un interessante concorso internazionale, Lo Smart Rdio Challenge, che seleziona i migliori progetti SDR presentati da team di studenti e dottorandi. Ormai la selezione per l'attuale edizione del concorso è finita da un pezzo, ma è verosimile che la gara si ripeta per il 2007-2008: sarebbe bello se qualche università italiana ci facesse un pensierino.

TEXAS INSTRUMENTS' SOFTWARE DEFINED RADIO DEVELOPMENT PLATFORM MAKES RAPID DEVELOPMENT AND OPTIMIZATION OF MULTI-PROTOCOL RADIOS POSSIBLE


HOUSTON (November 13, 2006) — Continuing to deliver on its commitment to provide the most comprehensive and flexible development tools in the industry, Texas Instruments Incorporated (TI) (NYSE: TXN) announced today at the SDR Forum Technical Conference the availability of its Small Form Factor Software Defined Radio (SDR) Development Platform, the industry’s first and only development platform targeted at the portable military communications market. The platform, developed in collaboration with Xilinx Inc. and other third parties, provides the entire signal chain hardware from antenna to baseband as well as a software board support package that supports a complete suite of software development tools in a single integrated development platform. With the kit, developers can easily design waveforms as well as create and test single or multi-protocol radios for applications in military, public safety, commercial, Professional Mobile Radio (PMR) and land mobile radio (LMR) communication systems as well as RFID readers. Additionally, as the platform is integrated to work with Simulink model-based design tool, developers have the option to use C/HDL or MATLAB Simulink to quickly test proof-of-concept designs and then optimize the architecture for cost and power. For more information, please visit www.ti.com/SDRpr.


Complete Hardware and Software Flexibility to Create Multi-Protocol Radios

Next-generation radios require a software defined architecture that supports multiple protocols while providing standardized hardware that can implement a broad range of systems from simple baseband to complex wideband radios. For example, a radio for military applications, such as a soldier radio, may need to support multiple waveforms as it is supplied to different groups within the military. In public safety applications, multi-protocol radios need to be able to support various emergency bands including police and fire bands.
Unlike other SDR development offerings in the market, the SDR Development Platform is a hardware/software co-development environment that supplies the full signal chain for a multi-protocol software defined radio, including RF front-end module, A/D and D/A data conversion module and digital processing module. By separating out the baseband, IF, and RF as distinct modules rather than as a single fixed architecture, developers are able to extend their radio development capabilities, as well as optimize for cost and power consumption, by substituting their own or third party modules. This flexibility is vital, as it gives developers the ability to adjust their products around the industry’s constantly varying requirements.
The digital processing module capitalizes on the performance and architecture benefits of TI’s TMS320DM6446 system on chip (SoC) comprised of TI’s TMS320CC64x+™ digital signal processor (DSP) core and an ARM9™ general-purpose processor. The high-performance DSP core streamlines complex signal processing, while the GPP supports network and application processing. Because the DM6446 device is equipped with both a DSP and ARM on a single chip, developers benefit from reduced system space and cost. Additionally, TI’s DM6446 SoC comes complete with a full set of peripherals necessary for SDR, including serial ports, USB and Ethernet connections and DDR2 and NAND flash memory. The module also comes with a Xilinx Virtex™-4 FPGA for modem co-processing and acceleration functions. The use of the Xilinx Virtex-4 SX35 gives developers enough performance headroom with low enough power to implement custom IP and acceleration functions that have varying requirements from one protocol to another supported on the same hardware.
The Data Conversion module includes two ADS5500 analog to digital converters, offering 14-bits performance at 125 Mega samples per second (MSPS) and one DAC5687, a 16-bit dual channel digital to analog data converter with 500 MSPS performance from TI. The standard RF module included in the kit covers from 360 MHz to 960 MHz with a selectable 5 MHz or 20 MHz bandwidth, supporting a wide range of applications. The platform also utilizes TI’s MSP430 ultra low power MCU and power management technology.

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16 novembre 2006

Clear Channel, fine del sogno digitale?


Venduta. Clear Channel ha accettato l'offerta di 37,60 dollari per azione. Un bel gruzzoletto di 18,7 miliardi di dollari, cui si aggiungono gli 8 miliardi di debiti di cui gli acquirenti, una cordata di fondi di investimenti guidata da Thomas H. Lee Partners e Bain Capital. La prima è una società di investimenti nota per essere un acquirente "buono". Ricordate il film Pretty woman? Bene, un raider buono è come Richard Gere alla fine del film. Quelli cattivi rilevano le aziende in crisi, le fanno a pezzi, licenziano il licenziabile, vendono i mobili e non si fermano davanti a niente. Ricordiamo che Clear Channel rappresenta qualcosa come 1.150 stazioni radio e una divisione di cartellonistica pubblicitaria. Ma è già stato annunciato che per il 40% della scuderia, ovvero 448 stazioni "small market" (negli USA i centri urbani vengono classificati in base ai potenziali ricavi pubblicitari, se ti trovi a trasmettere in un posto sfigato la tua valutazione è inferiore) e per le stazioni televisive del gruppo, si cercheranno dei nuovi proprietari. Pubblico qui la storia raccontata dal Wall Street Journal, che non manca di osservare come Clear Channel sia uno dei promotori dello standard di radio digitale HD Radio. Difficile dire adesso se i nuovi padroni di casa spingeranno ancora sul pedale dell'acceleratore o decreteranno, magari gradualmente, la fine del sogno Ibiquity. Se nella casse io avessi un buco di 8 miliardi di dollari probabilmente mi focalizzerei su una migliore gestione di un medium che conosco, senza pensare che il possibile rilancio debba necessariamente dipendere da una tecnologia che semplicemente non è in grado di raggiungere più di qualche migliaio di persone. Non quando i miei concorrenti satellitari stanno conquistando milioni di abbonati paganti. Staremo comunque a vedere come si comporterà una Clear Channel così ridimensionata.

Clear Channel Unveils Deal to Be Acquired

By DENNIS K. BERMAN and SARAH MCBRIDE (Wall Street Journal)

November 16, 2006 1:49 p.m. NEW YORK -- Radio giant Clear Channel Communications Inc. struck a deal for one of the biggest leveraged buyouts ever, accepting a bid from a group of private-equity firms of $37.60 a share, or about $18.7 billion, plus the assumption of about $8 billion in debt. The winning bid comes from a consortium led by Thomas H. Lee Partners and Bain Capital, which beat out a second group comprising Providence Equity Partners, Kohlberg Kravis Roberts & Co. and the Blackstone Group. Clear Channel owns more than 1,150 radio stations and a large outdoor advertising business. In a separate announcement, the San Antonio-based company said it intends to seek buyers for 448 small-market radio stations and its TV station division. But the sale to the private-equity investors is not conditioned on those moves. The first offers that came to the board were for around $36 for each share of Clear Channel, according to people familiar with the matter, and they were rejected. The investor groups came back with bids around $36.25, and then late Wednesday, the winning bidders came back with their higher offer. Clear Channel shares traded up 4.6% at $35.70 on the New York Stock Exchange early Thursday. The stock, which briefly traded above $90 in late 1999 and early 2000, traded as low as $27.17 in August. Clear Channel was a rumoured takover target for months, given its declining stock price and lack of dual-class voting shares that would have given more voting muscle to the family of Chairman Lowry Mays. He founded the company and now runs it with sons Mark Mays, who is Clear Channel's chief exectuive, and Randall Mays, its president and chief financial officer. Providence Equity Partners, whose managing director, Paul Salem, was a Harvard Business School classmate of Randall Mays, approached the company in the spring, say people familiar with the matter. Blackstone and Providence partnered in late August. Shortly afterwards, KKR, which had had its own independent approach to Clear Channel, teamed up with the other two groups. Other bidders emerged, such as the Carlyle Group and Apollo, and Cerberus Capital Management and Oak Hill Capital Partners. But they dropped out before final bids were due on Monday. The Mays family members, all of whom serve on Clear Channel's board, recused themselves from voting on the deal, according to people familiar with the matter. They did, however, participate in discussions. Clear Channel board member B.J. "Red" McCombs, a longtime associate of Lowry Mays, also recused himself from voting, but also participated in discussions. The company has long maintained that the stock market doesn't value the company properly, given its steady cash flow and profitable underlying businesses. Last year, it earned $936 million on revenue of $6.61 billion; its outdoor-advertising division grew 9%. Along with other radio companies, Clear Channel has thrown its backing behind HD radio, a new technology that provides better sound and squeezes more stations onto the dial. But stock investors, cautious on all old-media stocks, have focused on the fact that listeners spend less time with radio than they did a few years ago. All traditional media outlets are facing more competition from newer media, including mobile phones, video games, and the Internet. The radio broadcaster is the latest media company to draw buyout attention from cash-rich private equity. This year, a group of private equity investors agreed to acquire Spanish-language broadcaster Univision Communications Inc. and reportedly firms are interested in newspaper publisher Tribune Co. Private equity has also scooped up individual radio stations and has swirled around many other media properties. The three-week auction puts an end to public history of Clear Channel, which the Mays family founded more than 30 years ago. Helped by relaxed rules on media ownership, Clear Channel knit together a chain that includes stations in nearly all of the 100 largest U.S. radio cities and in hundreds of small towns.





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Broadcasting, diplomazia, propaganda

Si tiene oggi presso la George Washington University di Washington un forum sul broadcasting internazionale organizzato dal Public Diplomacy Council, una organizzazione no profit federata con l'ateneo americano e dedicato allo studio del ruolo della public diplomacy nella politica estera di una nazione. Potremmo definire la public diplomacy come una forma nobile di propaganda, una azione di diplomazia non rivolta alle stanze chiuse del potere e delle specifiche autorità politiche ma all'opinione pubblica generale delle nazioni con le quali si vuole instaurare una relazione, un dialogo. In questo senso le trasmissioni radiotelevisive dirette all'estero fanno parte della public diplomacy. O no? Nel senso: fare informazione è public diplomacy, o se vogliamo metterla in un altro modo: l'informazione rivolta all'estero deve essere in linea (addirittura condizionata) da una politica estera decisa da un governo? Per il programma del forum si può consultare il sito del PD Council ma vi suggerisco anche la lettura di un bel saggio di Kim Andrew Elliot, autore di un blog che analizza la funzione del broadcasting internazionale nella diplomazia "aperta". In un articolo appena pubblicato sul sito dello USC Center for Public Diplomacy, "Put the news here and the propaganda there", Elliott sostiene che le trasmissioni di una fonte giornalistica come Voice of America non dovrebbero essere utilizzate a scopi puramente "propagandistici" ma mantenere la corretta distanza e l'obiettività proprie, appunto, di una testata giornalistica. Il saggio è troppo lungo per essere riportato qui, ma vale davvero la pena darci un'occhiata.

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In volo, non spegnete il cellulare

Un'altra notizia dall'industria della telefonia mobile permette di affrontare l'affascinante problematica delle comunicazioni terra-aria nell'aviazione civile. La linea aerea Emirates sarà la prima a offrire ai suoi passeggeri l'opportunità di comunicare attraverso il proprio cellulare con gli abbonati alle reti terrestri. La tecnologia viene commercializzata da Aeromobile, una joint venture tra Arinc, la società specializzata in servizi e tecnologie di supporto alle comunicazioni e alla radionavigazione, e Telenor, l'operatore norvegese. Il provider tecnologico di Aeromobile è l'irlandese Altobridge, una piccola ma agguerrita start-up. Come funziona il suo AM Gateway, la piattaforma utilizzata da Aeromobile? In sostanza AM Gateway è una combinazione tra un bridge con le reti satellitari esistenti e una base station, una cellula radiomobile accesa all'interno dell'aereo in volo. Il sistema consente quindi di utilizzare il proprio telefonino in una situazione del tutto equivalente al roaming internazionale. L'aeromobile (o una nave in navigazione) diventa così una microrete GSM. In realtà la tecnologia supporta anche connessioni Bluetooth o Wi-Fi e può persino essere integrata con i sistemi di entertainment di bordo: per telefonare il passeggero non deve far altro che inserire la propria SIM. Altobridge sostiene di aver risolto due grosse problematiche: la banda occupata sul satellite, che viene ridotta al minimo in modo da poter garantire tariffe telefoniche paragonabili a quelle terrestri internazionali. E dall'altro lato dice di aver implementato un sistema anti-interferenze che impedisce alle microreti nei cieli di interferire con le infrastrutture terrestri.
Dopo Emirates, altre linee aeree dovrebbero adottare la tecnologia, che consente anche di modulare la tipologia dei servizi rendendo di volta in volta disponibile (per esempio nelle ore notturne, per non disturbare) solo la modalità testuale SMS. In futuro verrà implementata anche la possibilità di navigare su Internet via GPRS, una opportunità che Boeing ha appena giudicato non conveniente, decidendo addirittura di chiudere i battenti dell'iniziativa Connexion, un sistema che permetteva di accedere a Internet durante il volo attraverso un segnale Wi-Fi inoltrato attraverso i satelliti. Altobridge osserva che i precedenti sistemi avevano lo svantaggio di essere poco naturali per il cliente, costretto a effettuare pagamenti con carta di credito a tariffe maggiorate. Il bello della tecnologia AM Gateway sta nella possibilità di continuare a utilizzare il proprio cellulare e di essere raggiungibili.
Le autorità dell'aviazione civile USA stanno ancora valutando l'eventuale approvazione del sistema.

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Quanto costa il lancio di HD Radio?


Mark Ramsey, autore del blog Hear 2.0 torna sulla questione dei Subscriber Acquisition Costs, il parametro di cui avevamo parlato commentando i risultati finanziari dei due operatori satellitari americani XM e Sirius. Questa volta però questa variabile viene calcolata per approssimazione nel contesto del sistema terrestre HD Radio di Ibiquity, che ha recentemente dichiarato un investimento di 200 milioni di dollari per il marketing dello standard tra gli ascoltatori. Ora, si chiede Ramsey, se ipotizziamo alla fine di questa campagna una vendita di 200 mila apparecchi (volume tra l'altro molto poco realistico), otteniamo un costo per "abbonato" di mille dollari. In pratica circa dieci volte tanto rispetto al costo dichiarato da XM o Sirius. Sono interessanti anche i commenti al post di Mark, che appunto propongono il confronto tra digitale satellitare e terrestre. Lo svantaggio per quest'ultimo è preoccupante, è la conclusione di Ramsey: tanto valeva regalare le radio e dare ai non acquirenti un bell'assegno, scrive il consulente radiofonico.
Ci ho riflettuto anch'io e posso aggiungere che forse le sue valutazioni sono meno indicative di quanto non possa sembrare. I dati che arrivano dall'industria della radio satellitare riguardano aziende quotate in borsa che hanno precisi obblighi di trasparenza. Voglio dire che nessuno sa come sono fatti veramente quei 200 milioni investiti per HD, nessuno sa se sono stati spesi veramente (o se i famosi spot pubblicitari concordati con le stazioni digitalizzate siano, come è verosimile, dei semplici cambi merce, cioè delle partite di giro). Ibiquity ha semplicemente fatto come fan tutti: quando si lancia una nuova tecnologia si parla sempre di faraoniche campagne di marketing per tenere vivo l'interesse. In questo caso però forse l'operazione si è trasformata in un boomerang, perché consente agli analisti finanziari di estrapolare un costo per cliente che non solo è davvero spropositato ma maschera la reale questione di fondo. Che riguarda i volumi di apparecchi effettivamente venduti. È questa massa critica il fattore fondamentale per innescare quel ciclo virtuoso di interesse reciproco (le stazioni radio che si attrezzano per HD Radio e gli ascoltatori che si attrezzano per ascoltarle), che può fare la fortuna della tecnologia. Finora Ibiquity ha probabilmente regalato o "prestato" in comodato d'uso molti degli impianti installati presso le stazioni (visto che HD Radio possono ascoltarla in pochissimi non si capisce come altrimenti avrebbero convinto i loro gestori). Se il numero di ascoltatori non cresce in modo significativo, o se lo standard dovesse lasciar trasparire troppe magagne (per esempio le interferenze alle stazioni analogiche vicine), la pragmatica industria americana potrebbe decretare il fallimento commerciale di questo sistema, che dopotutto è uno standard proprietario che non ha la stessa dignità di obiettivo nazionale che hanno da noi il digitale televisivo terrestre o negli Stati Uniti l'omologo sistema televisivo Advanced Television. Insomma, i percorsi di digitalizzazione della radio a partire da un sistema analogico maturo e tutto sommato efficace come la modulazione di frequenza, sono decisamente più complessi.

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Radio commerciali UK, la guida ufficiale 2006


Il modello legislativo britannico non si limita a fare da sfondo a uno dei migliori enti radiotelevisivi pubblici esistenti. Anche nel settore delle radio commerciali, Britannia rules the waves. Per capire meglio il suo funzionamento, con utili approfondimenti su una pubblicità radiofonica efficace, correte a prelevare dal sito di Radiocentre.org, l'organizzazione ombrello delle stazioni commerciali britanniche, l'edizione 2006 del Commercial Radio Pocket Book. Nel marzo di quest'anno avevo pubblicato il link all'edizione 2005, ma nel frattempo ci sono stati alcuni cambiamenti di URL. Come lo scorso anno, la pubblicazione contiene un dettagliato elenco di network e singole stazioni locali, con tanto di logotipi e marchietti. Ed è anche gratis, come altre pubblicazioni di Radiocentre reperibili su questa pagina.







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15 novembre 2006

Chi ce l'ha più debole?

Sta per partire la maratona delle potenze infime dei radiotelegrafisti lentissimi. Come spiega Andrea Borgnino in questa notizia, l'associazione radioamatoriale belga UBA organizza anche quest'anno una gara a chi riceve i segnali più bassi in alcune bande amatoriali, ovviamente in modalità "visual" (telegrafia QRSS e modulazioni similari). Tutti i dettagli si trovano sul link riportato da Andrea.

Domenica 19 inizia il Quarto UBA CANDLELIGHT TEST (07-22 UTC)
Lo scopo di questa sfida è quello di promuovere le tecniche di comunicazione a bassa potenza e a banda stretta in onde corte. Sono previste tre sessioni di trasmissione nel periodo novembre 2006 – gennaio 2007 durante le quali molteplici stazioni trasmetteranno simultaneamente su più bande HF con livelli di potenza molto bassi. La sfida per i radioamatori e radioascoltatori partecipanti consiste nel ricevere le parole chiave nascoste nei messaggi trasmessi.
Per ricevere basta utilizzare un ricevitore HF e un programma per la ricezione QRSS come Argo o Spectran.
Sul sito http://www.candlelightchallenge.tk/ troverete tutte le istruzioni e la lista delle stazioni attive, consiglio anche di leggere la guida http://www.uba.be/actual/candlelight/ubacandlelight4_italiano.pdf tradotta in italiano da Paolo IK1ZYW.

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Cospirazionismo alla radio

Un pezzo del quotidiano di San Francisco, il Gate, ci riporta al tema delle teorie cospirazioniste. L'articolo è dedicato a Coast to Coast AM, un programma di curiosità paranormali diffuso a livello nazionale su un gran numero di stazioni a onde medie americane (a San Francisco la talk radio conservatrice, molto conservatrice 560 KSFO). Non c'è bisogno di dire che sotto le attuali lune C2C è balzata nella top 10 dei programmi più ascoltati, tradendo una propensione alquanto diffusa da quelle parti. Quella nei confronti delle ipotesi più strampalate e antiscientifiche. Il sito di Coast to Coast AM contiene un mucchio di notizie all'apparenza solo curiose, non posso nascondere che lo stile del conduttore, George Noory (intervistato dal Gate), sia accattivante, a suo modo rigoroso. Ma alla fine sempre nel cospirazionismo si finisce.
Volevo raccontarvi questa divertente e istruttiva storiella anche per parlare di un sito italiano non-cospirazionista - finalmente! - che mi è sembrato molto bello e assolutamente correlato ai miei campi di interesse (nello specifico, quelli sulle radiocomunicazioni a supporto del traffico aereo). Il portale comunitario MD80.it è frequentato da appassionati di volo non virtuale e piloti, che si scambiano le loro impressioni su tematiche generali inerenti al settore dell'aviazione. Non mancano spazi di notevole approfondimento, come l'intera sezione dedicata al "problema" delle scie chimiche. Md80.it pubblica una lunga inchiesta che si può prelevare anche in formato PDF, presentando una visione scettica che a mio modesto parere aiuta a mettere il fenomeno delle presunte scie velenose in un contesto più rigoroso. Non solo: Md80.it è anche partner del sito Crono911.org, eccellente risorsa italiana focalizzata sul debunking delle teorie cospirazioniste sorte intorno all'attacco del 9 settembre 2001. Una risorsa davvero meritoria che sono lieto di riportare qui.

Conspiracy theories propel AM radio show into Top 10
- Delfin Vigil, Chronicle Staff Writer
Sunday, November 12, 2006

There was a time when "Coast to Coast AM," the late-night syndicated talk radio show dedicated to paranormal activities and political conspiracies, didn't get much respect. "At one point it was, 'Oh, that strange show about weird paranormal things?' " said George Noory, who has hosted the program on weeknights from 10 p.m. to 2 a.m. PST full time since 2003. That all changed when millions from the mainstream met up with the after-midnight fringe folks to make "Coast to Coast AM" a top-rated radio show.
The show that gives self-described vampires a place to vent on its Friday night Wild Card line is the same one that was taking calls about Sept. 11 conspiracy theories just two weeks after the terrorist attacks. And "Coast to Coast AM," which airs in the Bay Area on KSFO 650 AM, is the same show that can now reach upward of 3 million listeners through 500 stations each week, according to Premiere Radio Networks, the company that syndicates the show. "There's absolutely a growing conspiracy climate," said Noory, explaining the phenomenon of numbers typically unheard of for that time slot. "People are tired of being misled and confused from taking information directly from a government official. After a while, it becomes almost like a pressure cooker that needs to let off steam."
That conspiracy theories have joined the mainstream an extraordinary phenomenon in itself, according to Michael Barkun, a political science professor at Syracuse University and author of "A Culture of Conspiracy: Apocalyptic Visions in Contemporary America." "These kinds of ideas that used to be really out on the fringe and tucked away in a subterranean subculture are now a part of pop culture," said Barkun, who also sees a link between the growing political conspiracy climate and the end of the Cold War. "As long as the Cold War was going on, the world seemed to make sense to the degree that we could think of (it) as clearly divided between forces of good and forces of evil. With the collapse of the Soviet Union, we were deprived of a defined enemy. The world became more difficult to understand."
Barkun also credits the Internet, which eliminates a gatekeeper, as an ideal medium to grow a culture of conspiracy. "Whether that trivializes the subject matter as simple entertainment or turns it into something more powerful because it reaches a mass audience remains to be seen." Noory, 56, took over "Coast to Coast AM" when the show's founder, Art Bell, retired. During the mid-1980s, Bell broadcast the same spooky subject matter under the name "West Coast AM" from Las Vegas. In the early 1990s, the show was syndicated and its name changed to "Coast to Coast AM." Bell, who has come in and out of retirement several times over the years, now hosts the program on weekends from his new home in the Philippines.
Through the years, Bell was known for his sometimes wacky but fiercely loyal following. When Noory took the weekday helm, he managed to do two things that previous fill-in guests couldn't -- be accepted by Bell's believers and help "Coast to Coast AM" reach more listeners. The even-keeled Detroit native splits his time broadcasting the show from a nondescript Sherman Oaks (Los Angeles County) studio and a damp, dark cave "somewhere out there" near St. Louis, where Noory was known for several years as the Nighthawk, sharing scary stories on the air. Noory believes he had a paranormal experience -- his first and only, he said -- when he was about 11 years old in Detroit. Home sick from school, Noory remembers the sensation of floating to the top of his ceiling, looking down and seeing his body in the bed below. "Suddenly I felt myself being lassoed around the ceiling as if with a rope," said Noory, who, unlike typical radio disc jockeys, sounds the same on the air at 1 a.m. as he does at 1 p.m. when he clocks in to prepare for the show. Noory remembers waking up in his body. A couple of days later, feeling better, he headed straight to the library to read the first of many books on the paranormal. He was hooked.
Judging by the 300-plus phone calls and 1,000 e-mails the show receives on an average night, according to Noory's producer, Tom Danheiser, listeners include liberals, conservatives, senior citizens in San Francisco, college students in South Carolina and even soldiers in Iraq. "It's not necessarily just the typical insomniacs who are listening," said Ken Berry, program director for KSFO, the mostly conservative talk radio station that has been broadcasting "Coast to Coast" in the Bay Area since its inception. "There are lots of night-shift folks who tune in, but there are also many who simply like to spend an evening hearing fascinating tales when the room is quiet and dark. I think it dates back to when people remember listening to ghost stories around the campfire."
Through the spring of 2006, 7 percent of people listening to the radio in the Bay Area tuned in to "Coast to Coast," according to Berry. During the same rating period, 4.6 percent in the Bay Area tuned in to Rush Limbaugh. While the Bay Area doesn't exactly give Limbaugh a home-field advantage, it's still a surprise to those in the broadcast industry how Noory and Bell hold their own against a morning talk show. Talkers magazine, the trade publication that tracks radio ratings, has Noory in the top 10 of its "Top Talk Radio Audiences," alongside Rush Limbaugh, Bill O'Reilly, Sean Hannity and Dr. Laura Schlessinger -- who all generally broadcast during the day.
"What makes George Noory's numbers impressive," said Talkers founder Michael Harrison, "is that the universe of listeners is much smaller at night. And it flies in the face of the belief that talk radio is only about politics and relationships." The numbers are based on a study by Arbitron, a radio audience research company similar to television's Nielsen ratings. Recent guests on "Coast to Coast," like author Philip Carlo, have a much simpler way of gauging the show's listenership. "I average about 2,500 hits a week on my Web site," said Carlo, best known for his biography on "Night Stalker" serial killer Richard Ramirez. "After I did the show with George, I got 29,000 hits in one day." Carlo also got an unprecedented three-hour on-air time slot to talk about his latest book, "The Iceman." "Before I went on the show, I checked out 'Coast to Coast's' Web site and saw some pictures of funny-looking Martians and nutty things, but it takes all kinds of things to make the world go round," said Carlo. "In this day and age, it's impossible to get that much time on the air. All the people in the book business think (the show is) the cat's meow. "
What makes the show popular across so many demographic groups, according to producer Danheiser, is that Noory uses a format that most broadcast journalists would call crazy. "We just put the subject out there and let people make up their own mind," said Danheiser, a big-time "Twilight Zone" guy. On any given night, "Coast to Coast" guests might include a NASA scientist, an "earthquake expert" or a Bigfoot biographer. Because of the respectful approach accorded most subject matter -- and the fact that no one actually has to prove that anything they assert is true -- "Coast to Coast" has on occasion scooped major media outlets like the New York Times and CNN, according to Noory. "We broke the story on the Dubai ports," said Noory, who has been collecting sources since the 1970s, when he started his career in television news back in Detroit. "We broke the story on SARS and we were the first to report on the bird flu pandemic."
"Coast to Coast" also broke stories on the "praying mantis playing the piano," a "ghost haunting a gentlemen's club," and "the guy who says he is the son of Satan." In his quest to understand, Noory doesn't believe everything he hears on the show. For example, the fellows who called a couple of years ago claiming to have captured an alien that loves hamburger meat sounded a little too scripted. Noory told them to e-mail pictures, but they never did. Noory works in the same Sherman Oaks building as radio hosts Jim Rome and Casey Kasem. On the other side of the glass broadcast booth, he looks no different from a typical disc jockey dealing with Top 40 songs or sports talk. Just before airtime, he adjusts a set of reading glasses tucked between his earphones and slanted down his nose. Noory spends the entire broadcast standing, occasionally moving the microphone around during commercial breaks. He divides his attention between the notes in front of him and the digital clock across the booth, above a big-screen television set to the Fox News Channel. Noory communicates with his producer on the other side of the glass via instant message. He never seems to roll his eyes, even when callers go off topic asking questions about ghosts instead of Noory's guests. Recently, when a caller claimed to have discovered a time-travel device and offered to prove how it works, Noory decided to give it a test drive. Strapping a "weird device" onto his head, Noory felt his eyes flutter and his mind sink into a sort of hypnotic state. The first stop was the Dark Ages, where Noory wanted to see if an asteroid had hit. Alas, he didn't see anything. Naturally, it was "too dark."
But Noory did see something when he set the time machine for 1947 in Roswell, N.M., when many believe a UFO crashed. "I saw two nuns," he said. "I can't say it proves anything, but I later found out that nuns reported having seen a UFO." Noory purposely avoids taking vacations during holiday weekends. He knows that's when the truck drivers in the middle of nowhere and the lonely little old lady with a transistor radio count on him most. But Noory does have his limits.
"There are three things I won't do or allow," he said. "I won't let any bad language or vulgarity on the air. I won't take injections of any kind. And I won't eat any food delivered to me at the studio." The last time food arrived, it was, fittingly, a half-eaten fruitcake.
(Page A - 1 URL: http://sfgate.com/cgi-bin/article.cgi?file=/c/a/2006/11/12/COAST.TMP)



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Radio digitale: standard du jour


Ehi, calma, e questi qui da dove vengono fuori? Mi trovavo su Radio World Online per cercare tutt'altro e in prima ecco l'articolo di Tom H. Jones su un nuovo standard di radiofonia digitale IBOC, In Band On Channel. FMeXtra è l'invenzione di una società della Silicon Valley Digital Radio Express che si dice in grado di trasmettere una, o due trasmissioni stereo digitali in codifica AAC/AAC+ o cinque o sei programmi monofonici sfruttando le sottoportanti di un normale canale FM. E senza dare fastidio all'analogico o perfino a eventuali portanti dati HD Radio.
Le meraviglie non finiscono qui, perché sembra che il sistema, testato da due stazioni americane sia anche stato proposto, secondo Radionytt, per dei test in Norvegia. Ma è un pesce di novembre? Secondo il sito Web di Digital Radio Express no. Il principio - concettualmente molto semplice - consisterebbe nel digitalizzare una modalità già prevista dalla FCC americana per l'FM analogico, la SCA o Subsidiary Communication Authority o anche SCS, Subcarrier Communications Service. Con le sottoportanti SCA, una sorta di filodiffusione senza fili, alcune stazioni americane trasmettono programmi alternativi o amenità da sottoportante come la musica degli ascensori. Sul mercato USA esistono anche dei kit per la decodifica e dei rivenditori di radio modificate (come il grande Bruce Elving di FM Atlas) e schede adattatrici che estraggono i contenuti da sottoportanti che non disturbano la ricezione del programma pricipale.
Secondo Radio World e le notizie circolate in Norvegia, esisterebbe anche un prototipo di ricevitore, FMeXtra Aruba, che potrebbe essere commercialmente rilasciato l'anno prossimo. Tutto vero? Mah. Intanto Jones fa chiaramente capire che il sistema è più vantaggioso di HD Radio per le stazioni che vogliono attrezzarsi: aggiungere una SCA digitale allo spettro emesso non sarebbe così oneroso. Se la cosa funzioni o meno, non posso dirlo, anche se tutto sembra talmente semplice da risultare sospetto. Se il sistema possa essere sperimentato nel nostro mare di interferenze e trasmissioni sovrapposte, è ancora più arduo da stabilire. Osservo semplicemente che se il mercato della radio digitale dipendesse soltanto dal numero degli standard proposti, oggi le radio analogiche le avremmo già buttate da un pezzo. Ma mi pare che siano sempre lì, per fortuna.

Road-Testing the FMeXtra
Author Tries System in Minnesota , Says It Has ‘Much Potential’
by Tom H. Jones, 11.08.2006

The author is founder and general manager of KNXR(FM) and general manager of KRPR(FM), both in Rochester, Minn. The Digital Radio Express Web site is http://www.dreinc.com.

ROCHESTER, Minn. As a pioneer FM broadcaster from the mid-1960s, I found myself in a quandary concerning digital radio broadcasting. The excitement I had experienced with the onset of stereo FM radio, the introduction of compact discs and that of digital editing and mastering simply was not there with the IBOC broadcasting system.
The audio quality, to my ears, was lacking and unimpressive, much like listening to MP3 audio.
Then, at NAB2005, I started to regain some excitement with digital radio after I heard FMeXtra.
This is a system for in-band, on-channel digital broadcasting using the existing SCA subcarrier portion of a standard FM broadcast channel. In simple terms, it could be called Digital SCA. California-based Digital Radio Express, a former partner of USA Digital Radio, developed the system. Radio World had reported on it when the system was first shown a year earlier in Las Vegas. The system, which caught the attention of many attendees, requires the purchase of an $8,900 encoder that can be installed in less than an hour’s time, on average. There are no licensing fees to use the FMeXtra system.
My interest was piqued upon hearing the audio quality of the transmitted signal, which uses the MPEG-4 accPlus version 2 codec. The system provides full 15 kHz audio bandwidth with minimal artifacts and an excellent signal-to-noise ratio that does not deteriorate with distance from the station.

The concept
The FMeXtra system uses that portion of an FM station’s channel where an analog SCA service would normally operate, from 55 kHz to 99 kHz. If a station is transmitting an RDS data signal, FMeXtra occupies from 61 kHz to 98 kHz.
A digital data stream of 56 kilobits per second can be transmitted when using the 55–99 kHz space or 48 kbps if using the 61–98 kHz region. It is possible to transmit one stereo channel at 48 kbps or two different stereo channels, each at a 24 kbps rate. Alternately, it would be possible simultaneously to transmit four or five mono channels at 10 kbps per channel.

The encoder
The FMeXtra F1 encoder is packaged in a compact rack-mount case 3-1/2 inches high. The heart of the encoder is a personal computer running Windows XP. The unit accepts digital audio input signals in either AES or S/PDIF format.
A keyboard, monitor and mouse connect to the rear of the unit. The output of the encoder connects via a cable with BNC connectors to the SCA input of the station’s FM exciter.__The encoder contains an internal hard drive and a CD-ROM drive so that software updates may be installed. Setup of the encoder is straightforward with operating parameters selected from the on-screen setup window. The company advises having a modulation monitor connected to the transmitter’s monitor sample port so that the injection level may be adjusted accurately. In our case, we used the Belar FM FMMA-1 Wizard monitor to make the adjustment.

Testing, goals and setup
With the cooperation of Digital Radio Express, we tested FMeXtra on two stations.
KNXR(FM) is a Class C, 100 kW ERP facility with the antenna at 1,056 feet HAAT; KRPR(FM) is a Class C3 with 3.2 kW ERP at 600 feet HAAT. Both stations are collocated on the same tower. We prepared nine hours of uncompressed music/talk programming on a computer using our BSI Simian automation software. We connected the computer to the input of the FMeXtra encoder. The encoder fed both stations simultaneously with a single 48 kbps digital stereo signal. An attenuator was placed in the feed to one exciter so that the injection level on both stations could be adjusted to be identical.
FCC SCA rules allow a 20 percent SCA injection level when combined with the main stereo channel. The main and SCA modulation combined may not exceed +/- 82.5 kHz peak deviation or 110 percent total modulation.
The FCC rules provide for 30 percent injection when transmitting without a stereo subchannel and pilot (mono) or when the main channel is not being modulated, such as overnight. We tested FMeXtra coverage at both 20 percent and 30 percent injection levels.
A 30 percent injection level with no main channel modulation provided an excellent opportunity to listen for crosstalk in the unmodulated main channel. We could not detect any crosstalk or birdies during any of our testing.
The next step was to drive around to hear how the system in a mobile environment.
We selected seven highways extending out from the tower at various azimuths. A magnetic mount 30-inch whip antenna was placed on top of our car with a prototype FMeXtra receiver on the front seat powered from the cigarette lighter socket. Audio from the receiver was fed into the car’s stereo system.

Coverage methodology
Our coverage criterion was the reception of a solid, dropout-free signal. An occasional dropout or two was disregarded as we traveled away from the transmitter tower. Once we began to experience many dropouts of the signal and it was obvious we had exceeded the useful coverage range, we turned around and drove back toward the tower until reception became solid and dropout-free again. We noted the geographic coordinates from the car’s GPS system where the signal became solid again. We re-drove some radials on a different date to make certain our data was repeatable. Once all of the data was collected, we noted each cutoff point and charted its distance and azimuth from the tower and then determined the HAAT to the termination point of solid reception. Using the tools on the FCC’s Web site, we calculated the signal strength at the termination point for each traveled radial and for each station.

Coverage results
The coverage achieved with the system was impressive. With 20 percent injection, on most radials, solid dropout-free reception was experienced to each station’s 51 to 53 dBu contour. With 30 percent injection, dropout-free reception was received to the station’s 46 to 50 dBu contours. In the case of the 100 kW station, 20 percent injection provided solid coverage to distances of 57 to 59 miles. With 30 percent injection those distances increased to 61 to 66 miles. Five of the radials extended out over generally flat but somewhat rolling countryside. Two of the radials extended in an eastward direction crossing the Mississippi River valley 35 to 40 miles away. On those two radials, dropout-free reception ceased once the 600-foot descent into the very wide Mississippi River valley was begun.
Conservatively, from these field tests, it would be safe to say that strong, dropout-free FMeXtra reception can be expected out to a station’s 55 to 60 dBu contour with 20 percent injection.

Radios The FMeXtra digital system, however, is of little value unless there are radios to receive the signal. DRE says it would have a tabletop radio with a satellite speaker available called the Aruba priced at $150 in November ( www.dreinc.com). In my opinion, two additional radios will be required if broadcasters are to make the most of the FMeXtra system. A compact tabletop radio in a molded plastic case with built-in stereo speakers in the $79 to $89 price range would be ideal. An FMeXtra car radio converter is essential to gain automobile listenership. Two DAB car converters are sold in England (Revo and Acoustic Solutions) that could be used as models for an FMeXtra car radio converter.

Potential uses
A radio station could use FMeXtra to multicast one or two additional program channels. The station would have to promote and sell radios and car radio converters to its existing listeners. Alternately, there are groups, such as religious and ethnic organizations, that would like to have a radio station to program to their specific audience on a full-time basis. An FMeXtra channel could be leased to such interests. An AM radio station could simulcast its programming on an FMeXtra channel with better audio fidelity and, in some cases, better coverage both night and day. In summary, FMeXtra is an economical and quick way for an FM station to add additional programming channels and to begin digital broadcasting. Digital Radio Express claims that FMeXtra can be transmitted simultaneously with an IBOC radio signal without any cross interference. Note, however, that a receiver capable of receiving an IBOC signal will not receive the FMeXtra signal. Coverage to and beyond a station’s 60 dBu contour is attainable easily and the received audio fidelity is noteworthy. Again, the key to FMeXtra’s success and mass acceptance will be the availability of a variety of reasonably priced radios. Additionally, the FCC rules would need to be updated to accommodate digital SCA and its potential uses. Maximum digital SCA injection levels need examination for possible change from their analog counterparts.
All in all, FMeXtra has much potential.




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Qui Radio Google?


Si fanno piuttosto insistenti le voci di una possibile acquisizione da parte del motore di ricerca Google nel mercato radiofonico americano. Dove in queste settimane ha fatto notizia la decisione di Clear Channel di uscire dalla borsa e cercare un possibile acquirente. In molti stanno facendo due più due: l'altro due è rappresentato da dMarc, la tecnologia che Google ha rilevato mesi fa e che si appresterebbe ora a lanciare con il solito vezzo delle perenni versioni beta. Di dMarc abbiamo parlato nel gennaio scorso, mica siamo dei dilettanti qualsiasi: detta in soldoni, è un ponte audio in grado di portare la pubblicità testuale delle AdWords di Google nel mondo degli spot radiofonici. Molto pepato e ricco di spunti il post di Donna Bogatin su ZDNet:

Google: Radio star or bit player? by ZDNet's Donna Bogatin -- I got the inside scoop from Google last week on its official launch of radio ads. Google’s Q3 earning conference did not mention radio or dMarc Broadcasting, so I asked Google “What’s up” with radio.

La Bogatin cita Eric Schmidt, Ceo di Google, che prevede un lancio entro l'anno di Google Adsense for Audio (il probabile nome dell'iniziativa). Sue Zeidler, della Reuters, è stata tra le prime a mettere nero su bianco certe illazioni (e l'interesse che Google potrebbe avere non solo per gli spazi pubblicitari Clear Channel ma addirittura per una quota del pacchetto azionario:

Google positioning for move into U.S. radio
Tue Nov 7, 2006 5:49 PM ET By Sue Zeidler

LOS ANGELES (Reuters) - Web search leader Google Inc. is hiring scores of radio sales people and is spending heavily in a bid to expand its position in the $20 billion radio industry. Google spokesman Michael Mayzel said this week that the company will begin a public test of Google Audio Ads by the end of the year. Advertisers will be able to go online and sign up for targeted radio ads using the same AdWords system they use to buy Web search ads. Google is generally testing its ability to move into offline media, this week saying it would help customers buy advertisements in 50 U.S. newspapers. It made a clear move into radio in January when it agreed to pay more than $1 billion, depending on performance, for dMarc Broadcasting Inc., which connects advertisers to radio stations through an automated advertising system.
It's all part of what Google Chief Executive Eric Schmidt has said is an investment in radio advertising that could grow over time to include up to 1,000 Google employees -- not just in ad sales, but also in engineering and operations. The fast-growing Silicon Valley Internet company had 9,378 employees in September. "Google is hiring salespeople in most major markets and they're hiring sales people to sell radio. They're paying about 50 percent more than a typical radio sales person might make," said Bill Figenshu, chief operating officer of Softwave Media Exchange Inc, a unit of SWMX Inc. Figenshu said three people he had spoken with believed Google was in talks to buy about $1 billion in radio advertising inventory from Clear Channel Communications Inc. Softwave Media Exchange sells radio ads online and competes with Google's dMarc.
Google declined to elaborate on its plans. Google's move into radio comes at a time when Clear Channel, the biggest radio station operator, is weighing a possible sale of the company. Clear Channel, which controls an estimated 20 percent of local radio industry revenues, declined to comment on recent reports that Google could take a stake in the radio company, perhaps as part of a buyout led by private equity firms.
Clear Channel's stock closed up 9 cents to $34.54 a share on the New York Stock Exchange on Tuesday, while Google's stock fell 0.92 percent, or $4.38, to $472.57 a share on Nasdaq. In a recent research report, RBC Capital Markets analyst David Bank said he was perplexed by Google's hirings, since they are being made before it has significant radio advertising inventory to sell. "While there are other possibilities, we believe there's a reasonable chance Google Audio is establishing critical mass in anticipation of a major acquisition of prime inventory. Our sense from recent discussions with industry players has been most radio operators are reluctant to offer prime inventory to Google Audio," he said. Bank said Clear Channel's size and potential sale make it a likely source of inventory for Google, either through Google taking a modest investment in a leveraged buyout or by taking a stake in the company's current incarnation.
Two private equity consortia are looking into making bids for Clear Channel, sources familiar with the matter said late last month. Analysts estimated an offer could approach $40 per share, valuing the company at just under $20 billion. Other industry sources said Google had been approaching all the radio operators in recent weeks. "They've been going around to all the radio groups, trying to do deals. It seems like a good time to be doing this because business is so slow, There's a lot of inventory," said one industry executive.
(Additional reporting by Eric Auchard in San Francisco)

Del resto era almeno da luglio che i rumori correvano tra i blog che pedinano Google in ogni suo spostamento. I blogger sono estremamente interessati alle evoluzioni audio delle inserzioni Google perché il modello si presta molto bene anche a trasferire AdSense e AdWords sui podcast amatoriali.

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L'Asia discute di radio digitale

Lo scorso agosto a Kuala Lumpur l'Asia Broadcaster Union ha organizzato un convegno per discutere dei principali standard di digital radio. Ecco un bel reportage appena pubblicato da Radio World Online.


Asia-Pacific Radio Eyes Digital

ABU Digital Radio Convention Explores Eureka-147, DRM, HD Radio, T-DMB & WorldSpace
by Mike Starling, 10.11.2006

(The author is vice president, chief technical officer and executive director, NPR Labs. He presented at the recent ABU Digital Radio Convention in Malaysia. Radio World asked Starling to provide perspectives on the week-long, intensive event and the global digital radio developments it explored.)


KUALA LUMPUR, Malaysia Implementing IBOC will take many years, judging by the experiences the rest of the world is having implementing various forms of digital radio - experiences U.S. engineers can learn from. That was one of the lessons gleaned from a recent Digital Radio Convention hosted by the Asia Pacific Broadcasting Union. The ABU said it drew more than 200 high-level broadcasters and governmental regulators from more than 30 countries to its intensive, week-long, digital radio-only convention in August; it was reportedly the first show demonstrating all of the ITU-recognized digital radio systems. The Asia-Pacific Broadcasting Union is a non-profit, non-government, professional association of broadcasting organizations. It was formed in 1964 to facilitate development of broadcasting in the region and to organize co-operative activities. It claims more than 160 members in 55 countries and regions. The show theme, "Completing the Transition," underscored a global commitment to digital radio among attendees, the majority of whom have completed the digitization of studio operations and many of whom are in the early stages of digital radio deployment. On-the-air demonstrations were shown of Eureka-DAB, Terrestrial-Digital Multimedia Broadcasting, Digital Radio Mondiale and HD Radio, as well as the satellite-based WorldSpace system.
Detailed sessions focused on standards, transmission planning, applications and services, receiver developments, convergence and analog switch off. For North American presenters, the 20-hour flight, date line jump and 12-hour time zone differential made for humorous adjustments. Stunning scenery nearby included the world's tallest buildings, the Petronas Towers; the KL Tower, said to be the world's fourth-highest communications tower; and a modern urban setting rising at a frenetic pace from the Malaysian jungle. Ironically, the ABU Digital Radio Convention even had a Korean On-Air, No Gravity system (KONG) presentation to emphasize that we "weren't in Kansas anymore." But while most American presenters are accustomed to self-swapping laptops, loading flash-drive presentations and craning their necks to follow co-presenters, the host ABU organization ran an impeccably smooth operation that kept the focus on content rather than erratic body clocks. Dedicated panelist monitors, plenty of audience wireless mics and handlers, monstrous projection screens and a bevy of helpful support staff were behind the scenes synchronizing every session. Each attendee received a 300-page workbook packed with detailed convention presentations consolidating the best of current global digital radio information. With many attendees clearly evaluating the applicability of Eureka, DRM or HD Radio systems to their needs, the sessions chronicling regulatory, funding and operating experiences were especially participatory and well attended.

Digital Listeners Listen More, More Often, And Are Buying Multiple Sets

The United Kingdom was a repeated highlight during the conference, with the most successful digital radio conversion to date. Some 3.2 million DAB sets have been sold there, representing a 42 percent increase since May of 2005, according to the Digital Radio Development Bureau, which promotes the technology in the U.K. Moreover, the group reported that digital radio owners are frequently buying multiple digital radio sets shortly after their first purchase. Especially heartening for nations experiencing flat to modest radio listening declines, digital radio owners in the United Kingdom listen 16 percent more than analog listeners, 27.6 hours vs. 23.8 hours weekly, according to the promotional group. Digital radio owners also report listening to more stations - typically tuning to three stations each week vs. only 2.4 among analog listeners. Plentiful DAB sets in the U.K., aggressive promotion and a supportive regulatory environment were cited as important factors in the ramp-up in digital radio listening. Throughout Asia, as well as Europe, research also points to increasing use of automobiles, attendant increases in mobile listening and the increasing availability of digital radios as standard new car options.

Receivers and Content: Majority of U.K. Now DAB Households

A constant theme among presenters was the overmastering importance of the combination of new content offerings and affordable receivers. Where the digital conversion is working well, it's invariably the confluence of new content and low-priced receivers that is driving success.
The United Kingdom bright spot now touts a total of over 3.2 million receivers having been sold, with DAB content reaching 55 percent of all households in many markets, thanks to television audio and Internet distribution simulcasts. That it has taken 10 years of concerted effort to reach this milestone is a sobering reminder to all undertaking digital radio conversion. One presenter summed up a unifying theme that "One does not undertake digital conversion for the fun of it. It's hard work." Transitioning any industry to an entirely new technology is an inherently daunting task. Yet when it involves inducing consumers to replace multiple ubiquitous household appliances that still work well, it will necessarily require a lengthy transition.
Nonetheless, the WorldDAB Forum reported that U.K. retailer Dixon's would soon discontinue sales of analog radios due to the growth of digital radio sales. Additionally, U.K. major retailer John Lewis' latest catalog only features DAB sets. With more than 5,000 articles having been written on DAB, it's no surprise that Curry's is promoting both digital television and digital radio by offering a free DAB receiver to Flat Panel TV purchasers. Just over three years ago the 99œ Pure Digital "Evoke-1" model debuted; the figure is equivalent to about $185 U.S. DAB proponents generally credit the radio as being a primary spark in the growth of Eureka-147.

Side-by-Side Comparisons: Receivers, Spectrum Efficiency, Regulatory Peril

The system contrasts between DAB, DMB, DRM and HD Radio were highlighted at numerous sessions. For Eureka, the theme of a global standard in operation on multiple continents repeatedly was emphasized, as well as the availability of more than 200 receiver models in the marketplace. At the same time, the reduced costs, spectrum efficiency and regulatory simplicity of the more recently deployed HD Radio system gained significant interest, with the Harris and Broadcast Electronics booths receiving high traffic. The BE demo featured three audio channels running in the extended-hybrid mode, complete with PAD on all streams, feeding a Boston Acoustics HD-R receiver. The demo was a big hit and afterwards a similar BE demonstration was headed to Hong Kong where local operator Metro Radio will broadcast during the Sourcing China conference in mid-October. That show will nudge the number of HD Radio on-air demonstrations up to a dozen countries on three four continents: North America (U.S., Mexico, Canada); Europe (France and Switzerland); Asia (Philippines, Thailand, Indonesia, Australia, New Zealand, and Hong Kong); and South America (Brazil). For attendees contemplating their system options, the North American Broadcasters Association provided 200 of its recently updated 50-page "Guide to Digital Radio Systems in North America" - a handout chronicling the deployment and demonstrations of DAB, HD Radio and DRM in this continent.

HD Radio Themes Receive Boost From DAB Proponents?

Despite committing to the Eureka DAB system, Commercial Radio
Australia highlighted the potential perils of requiring access to new spectrum, acknowledging its disappointment with less than full success in seeking a 10-year moratorium on the deployment of new radio stations in new DAB spectrum. Surprisingly, among the 250 models of DAB receivers on the market, CRA representatives indicated that they were less than satisfied with the design quality of available DAB units and had commissioned a prototype radio built to their specifications in Malaysia featuring rugged construction, elegant design and a large, bright display screen for feature-rich program associated data. While not altering the allegiance to the DAB election by commercial radio broadcasters in Australia, these cautionary reports highlighted the perils of being subject to unpredictable regulatory oversight in gaining access to new spectrum, and the current shortcomings in acquiring high-quality digital radios at modest costs, even for the most successfully deployed digital radio system.

Emergency Alert Capabilities a Common Developmental Feature

Convention attendees, many representing regions affected by the Asian Tsunami of December 2004, were keenly interested in the advanced alerting capabilities inherent in digital radio systems. While standards and power consumption have limited the initial deployment of alerting capabilities, all proponents highlighted efforts underway to capitalize on radio's traditional role as a communications lifeline during emergencies. The advanced alerting and messaging capabilities of digital transmission were discussed at length, with many approaches being investigated in different countries and with active discussions ongoing with governmental authorities on best alerting and messaging system configurations. The ABU showcased an efficiently designed "radio station in a box" by its technical staff, one that could be transported easily to disaster areas and activated immediately to provide emergency coverage. Housed in a rugged transportable case, the unit consists of a Chinese-produced 30W FM transmitter, a sliding tray that carries the laptop used for editing and as the playout server, 12 channel mixer, CD/Cassette player and a patch panel that also has a USB port for access to the laptop to download digital audio files from a portable digital audio recorder. A dipole antenna is also supplied.

Accessible Radio Services: A Well-Received Service Concept
For NPR, I presented on the topic of accessible radio services, noting that NAB2006 was the venue for the first four-channel HD Radio demo featuring a radio reading service for the visually impaired as a fourth channel (along with three music-based channels), as well as the first demonstration of captioned radio for the deaf and hard of hearing. Specialized approaches to the alerting and emergency services needs of these constituencies were explored, with significant interest in the concept of bed-shaker alerting support for the hearing impaired. The additional potential to offer near-real-time described video via digital radio reading services for the print handicapped was detailed, in addition to conditional access encryption for maintaining copyright exemptions for daily printed material readings. This topic was well received among Asia-Pacific attendees, many of whom report having higher national percentages of hearing and visually disabled than the reported 32 million Americans so affected (11 percent).

Convergence Competitiveness: KONG, Taxi-Smart & Visual Radio

The multimedia capabilities of digital radio were an additional theme, as service extensions of traditional radio services. In Singapore, for example, a Taxi-Smart system is being tested as a component of a Smart Radio system by MediaCorp radio. The service is not dissimilar to hard-disk systems found in many New York taxis with backseat screens detailing restaurant, show and event listings. The DAB-based Taxi-Smart system emphasizes real-time interactivity with the latest news, weather and financial data at the customer's fingertips. The Korean On-Air, No Gravity system features audio services, visual radio, messaging and fun "skins." A skin is a graphical interface giving the user control over the look of the interactive DMB radio experience. The KONG uses the DMB protocol that is compatible with DAB transmission architecture. Visual Radio Service was also highlighted, which like the KONG and Smart Radio systems can be deployed over DAB or DMB transmitters, in addition to Web streaming, to build radio brand loyalty.
The Korean Broadcasting Service launched Visual Radio in March of 2005. KBS says Visual Radio increases audience participation, offering a constant stream of studio pictures, messaging, station-based slide shows and additional information on multiple sub-channels. Harris Corp., which says it's the only manufacturer to sell DAB, DRM and HD Radio transmitters, was the convention's principal sponsor, with Ibiquity Digital's HD Radio and some dozen other organizations providing additional sponsorship support. It was an invigorating convention, sobering in the reality of the daunting task of converting billions of radio listeners worldwide to digital radio, but stimulating in the early successes, creativity and valuable feature sets being undertaken worldwide in the heady world of tomorrow's radio.


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14 novembre 2006

A Bologna, radio vecchie e seminuove


Il Domani di Bologna si occupa della collezione di radio antiche di Giovanni Pelagalli, "Mille voci... Mille Suoni". Superata la soglia dei 1.500 pezzi, la raccolta, che come scrive Alessandra Testa sul quotidiano locale è stata visitata da settemila studenti, sta straripando dai capannoni di via Col di Lana che oggi la ospitano. Nei mesi scorsi era saltata fuori la proposta del sindaco di Casalecchio, che si era detto disposto a trovare una nuova collocazione. Ora però c'è anche un'altra candidatura, quel del centro civico Baraccano, che attraverso il presidente del Quartiere di Santo Stefano, Andrea Forlani, si è anche lui offerto di mettere a disposizione due sale. Secondo il Domani si pone a questo punto una questione di opportunità politica, anche perché Pelagalli aveva già detto di sì a Casalecchio.
Ho trovato la notizia per caso sul Domani di oggi, ma in realtà mi trovavo sul sito del quotidiano per un'altra ragione, anch'essa radio-celebrativa. Da sabato scorso e per tutto il mese di Novembre insieme al giornale le edicole bolognesi offrono, a 5,00 €, un bel volume dell'editore Yema dedicato ai trent'anni di emittenza commerciale bolognese. "Con una certa frequenza" (qui la pubblicità del sito di Radio Città del Capo) è stato curato da Lorenzo Berardi, Silvestro Ramunno e Paolo Soglia, che raccontano attraverso ricordi personali e interviste le vicende di Radio Bologna, vera antesignana dell'etere privato, Radio Alice, Punto Radio e tante altre ancora oggi attive o da tempo scomparse.

«Il Pelagalli al Baraccano»
Alessandra Testa, Il Domani

Il presidente del Quartiere Santo Stefano, Andrea Forlani, offre gli spazi del Baraccano per ospitare il museo della comunicazione di Giovanni Pelagalli, che nel 2005 ha accolto oltre 7.000 studenti. «Le due sale inutilizzate del Baraccano - ha spiegato Forlani ieri mattina in commissione Cultura - sarebbero l’ideale per il museo, che resterebbe così in città. Lì, se si troveranno le risorse, si potrebbe creare anche un centro studi sulla comunicazione». Lo spazio privato “Mille voci...mille suoni” aveva lanciato nei mesi scorsi il maydayperché i due capannoni in via Col Di Lana non erano più sufficienti a contenere l’enorme raccolta del proprietario, 1.500 pezzi a testimonianza di 250 anni di comunicazione, dalla radio alla televisione. A fine settembre, su indicazione del sindaco Sergio Cofferati che aveva incontrato Pelagalli, il primo cittadino di Casalecchio Simone Gamberini aveva però proposto di ospitare questo piccolo gioiello, a cui si era interessato niente meno che Bill Gates, nel comune della provincia. Diversi i contenitori presi in considerazione dall’amministrazione casalecchiese, tra cui l’enorme Villa Volpe. Soluzioni comunque non concretizzabili prima di tre o quattro anni. La proposta di Forlani, analizzata ieri in commissione, pur ottenendo i favori di buona parte dei consiglieri, ha provocato qualche perplessità nella direttrice del settore Cultura del Comune, Cristiana Morigi Govi. «Prendo atto della nuova proposta che valuteremo - ha sottolineato la dirigente, molto preoccupata di non fare uno “sgarbo” istituzionale a Casalecchio che per primo si era reso disponibile - Ma la scelta del luogo in cui ospitare la raccolta di Pelagalli deve essere definitiva. Per prima cosa bisogna capire se i luoghi proposti sono adeguati, poi servono un progetto museologico e una convenzione per la gestione patrimoniale ed economica di uno spazio che, non lo dimentichiamo, è privato». Quanto a Pelagalli, che da zero sostegno ora si trova sul piatto ben due offerte, ci tiene a precisare: «Fino a quando non avrò proposte certe dal Comune di Bologna proseguirò il percorso intrapreso con Casalecchio», un percorso che lo stesso Gamberini definisce «precostituito ». «A questo straordinario patrimonio serve un museo vero, non uno spazio a cui doversi adattare - è l’opinione di Gamberini - Sarà poi Pelagalli a decidere». In attesa (i tempi sono lunghi), la questione, contenuta in un odg bibartisan proposto da Giuseppe Pinelli (Ds), arriverà in consiglio comunale.



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SDR, una scheda-ricevitore molto versatile


RFSpace, la ditta che costruisce il ricevitore DSP SDR-14 ha annunciato una nuova, interessantissima (e più economica) versione del suo hardware. Dovrebbe essere disponibile nel gennaio prossimo a circa 450 dollari la nuova SDR-IQ, una scheda compatta e di ridotte dimensioni capace di digitalizzare lo spettro tra 0.5 kHz a 30 MHz e immettere le informazioni I e Q direttamente in forma digitale (16 bit di informazione) attraverso la porta USB, senza quindi aver bisogno di una digitalizzazione a livello di scheda audio del computer.
Anche in questo caso la filosofia scelta da RFSpace sembra (salvo smentita) essere quella della conversione diretta: un DAC ad alte prestazioni di Analog Devices campiona l'intero spettro a 67 MHz e a una risoluzione di 23 bit. L'algoritmo FFT ha una risoluzione variabile tra i 2.048 e i 262.144 passi per una risoluzione in frequenza pari a 0,032 Hz. Anche in questo caso il software implementa una funzione panoramica di 190 kHz e la possibilità di salvare sul disco fisso lo spettro campionato, per un successivo ascolto/analisi. La funzione panoramica può essere applicata anche con ricevitori tradizionali per qualsiasi tipo di IF che ricada nella copertura spettrale del dispositivo.
Un particolare molto interessante: RFSPace metterà a disposizione degli sviluppatori indipendenti i driver per sistemi Windows, Linux e Mac OS X.

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12 novembre 2006

Sans-Filistes Gastronomes


Un paesino della sponda piemontese del Ticino, una abitazione storica, ma elegante, in una tranquilla piazzetta di chiara origine agricola. Nelle stanze, diverse librerie con circa cento anni di libri che la gentile padrona di casa invita cortesemente a scegliere, come souvenir di una piacevole giornata fuoriporta nell'estate di San Martino. L'abitazione sta per essere messa in vendita, i libri rischierebbero di essere dispersi ed è meglio saperli in mani amiche, dice. Da uno scaffale di vecchi volumetti francesi, in brossura, spunta un ricettario di specialità regionali dal curioso occhiello: Les Sans-filistes Gastronomes, i gastronomi radiofonici, Flammarion, ottobre del 1929. Forse una rubrica culinaria diffusa in Francia quasi ottanta anni fa? Meglio ancora. I curatori raccontano di aver concepito l'idea di un ricettario basato sui suggerimenti, sui segreti di famiglia delle massaie francesi, autentiche custodi della cucina tradizionale. Bisognava dunque fare appello a queste massaie sparse per tutta la nazione, in modo che potessero inviare le loro ricette per posta. «Et nous avon fait appel à la T.S.F. qui mieux que tout autre moyen, pouvait, parce qu'elle pénètre jusque dans les moindres bourgades où l'on ne lit guère les journaux de Paris, nous amener les réponses qui nous étaient nécessaires. C'est ainsi que la dernière née des inventions modernes vint apporter son appui à cette œuvre de tradition. Pendant plusieurs semaines, le poste Radio-Paris pria ses auditrices d'envoyer leurs meilleures recettes, telles qu'elles les exécutent, en choisissant de préférence celles qui présentent un carctère local. Son appel fut entendu: des milliers de recettes nous parvinrent...» Per essere selezionati da una giuria che comprende l'immenso Escoffier e, come segretario della giuria, Philéas Gilbert, due cuochi leggendari.
Che storia incredibile. Radio-Paris nel 1929 ha cinque anni di vita. Era nata nel 1923 - e successivamente ribattezzata - come Radiola, una delle prime emittenti commerciali della capitale francese, la prima a diffondere il radiogiornale. Trasmetteva su 1780 metri, 168 kHz. Nel 1940, occupata dalle truppe naziste, inizia una campagna propagandista che spinge i francesi ad aggrapparsi a Radio Londra. Una canzoncina dell'epoca recitava, sulle note della Cucaracha, Radio Paris ment, Radio Paris ment, Radio Paris est allemande (Radio Paris mente, Radio Paris è tedesca). Ma nel '29 Radio Paris mon mentiva ancora e la genuinità delle ricette dei "senzafilisti" gastronomi neppure. Bon appetit.

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11 novembre 2006

Federico, dottore in stazioni pirata


La tesi di laurea che Federico Lusi, neodottore della Sapienza di Roma, ha scritto sulle radio pirata britanniche si può prelevare (temporaneamente) da questo indirizzo. L'autore non mi ha inviato una esplicita autorizzazione, ma attraverso Andrea Borgnino mi ha fatto sapere di essere contento di mettere il proprio materiale a disposizione di un pubblico più esteso. Continuo a sperare che la sua storia possa e debba essere ampliata e pubblicata come merita. Intanto, i lettori di Radiopassioni possono godersi una piccola, ma ghiotta esclusiva. Grazie, Federico.

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Chi l'ha sentito?


Ma insomma, questo DAB? Fuori dai confini della Gran Bretagna e di alcune altre nazioni che hanno portato avanti il discorso Eureka 147 (per esempio la Svizzera), sulla radio digitale a standard DAB non è ancora stato pronunciato un verdetto definitivo. In Italia la situazione langue da tempo immemorabile, con un assetto normativo che in linea di principio ha regolamentato la concessione di licenze (in banda L per il T-DAB) ma che di fatto si trova a far da vigile a un incrocio che non è attraversato da nessuno. In questo clima di stallo, c'è stata in questi giorni la notizia dell'approvazione del codec AAC+ da parte del consorzio WorldDAB Forum. Il quale consorzio ha anche deciso di cambiare denominazione, puntando adesso sulla sigla WorldDMB e rifacendosi più direttamente alle evoluzioni più recenti di Eureka 147. Sul sito del "nuovo" vecchio consorzio si trova anche un dettagliato comunicato in lingua italiana a proposito delle nuove codifiche audio. Anche le associazioni nazionali hanno rinnovato i loro siti Web. Si veda il caso del Club Dab e di Romadab, nato da una costola di EuroDAB (qui l'area DAB sul sito di RTL 102,5 emittente che almeno sta facendo del buon marketing su questo sistema). Volete un parere spassionato? Almeno dalle nostre parti: too little, too late. Sperando sempre di essere smentiti, beninteso.

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A Roma con il NAB


Traggo spunto dal commento di Andrea Russo alla notizia della conferenza sulla radio digitale di Lucerna, prevista per settembre, per segnalare l'iniziativa della National Association of Broadcasters americana che avrà inizio domani sera, domenica 12, a Roma, con un party sponsorizzato dal motore di ricerca Google. La European Radio Conference di Roma fa parte di una serie di eventi che il NAB organizza fuori dagli Stati Uniti, attraverso le maggiori città europei. Sono, come sottolinea Andrea, eventi a pagamento che chiamano alla partecipazione delle stazioni radio commerciali, offrendo loro un programma fatto di seminari e incontri di svago-lavoro. Il costo di pre-registrazione della Conference romana era di 800 euro o giù di lì, ma ci si può iscrivere all'Hotel dove si tiene la convention, il Cavalieri Hilton. Sono previste spese a parte per la partecipazione ai pranzi di lavoro. La brochure con il programma si può scaricare a questo indirizzo mentre la lista dei partecipanti è disponibile qui. Il focus della riunione non sarà proprio tutto sulla radio digitale, anche se un certo spazio sarà riservato alla discussione sul DAB e presumibilmente sulle varie alternative tecnologiche (sarà presente Ibiquity nella sezione dedicata agli espositori). Gli organizzatori ringraziano Aeranti Corallo, RNA e FRT per l'assistenza ricevuta. Gli sponsor mediatici sono Radio World e l'italiana Broadcast and Production.

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09 novembre 2006

A Lucerna, per discutere di radio digitale

Fateci un pensierino. Lucerna è una città piccola ma molto interessante (con un monumento davvero unico in Europa). La sede del convegno, il Museo dei Trasporti merita da sola il viaggio. L'argomento "Parigi, Berlino, Amsterdam, Monaco di Baviera. La radio digitale in Svizzera e in Europa" è in questo momento al centro di molti dibattiti, non solo in Europa. Markus Ruoss, il consulente che ha organizzato il seminario - previsto per il 9 dicembre prossimo, a partire dalle 10.30 - ha anche avuto il merito di sperimentare per primo il sistema HD Radio sul continente europeo.
La giornata sulla radio digitale promette insomma di essere un evento stimolante. L'unico scoglio, lo ammetto è la lingua ufficiale, verosimilmente il tedesco (e lo svizzero-tedesco) e il biglietto di ingresso di 140 franchi (90 per i soci dell'Unione delle radio private elvetiche). Per la lingua non c'è da preoccuparsi troppo, molti parlano italiano in Svizzera tedesca, tutti parlano francese o inglese. Per ulteriori informazioni e prenotazioni ci si può rivolgere all'indirizzo di posta o al numero di cellulare menzionato in fondo al comunicato che segue.

Das digitale Zeitalter geht auch für die Medienwelt los. Der neue DAB-Standard, DMB-Projekte, DVB-H /DRM+ /HD-Radio-Versuche im In- und Ausland: sie alle betreffen auch die Radiostationen. Die Diskussion um die künftige Position der Radios in einer fragmentierten, digitalen Welt, wird in ganz Europa mit grossem Engagement geführt. Die Schweiz ist voll einbezogen in diesen Prozess der Meinungsbildung und alle Teilnehmer der Wertschöpfungskette suchen heute ihre künftige Position.

Mit diesem Thema wird sich eine Tagung befassen,

die am Freitag, 8. Dezember 2006, von 10.30 bis 16.30 Uhr
im Hans Erni-Museum in Luzern (Verkehrshaus)

stattfindet.

Unter dem Titel

„Paris, Berlin, Amsterdam, München: Digitalradios in der Schweiz und Europa“

werden sich kompetente Referenten den aktuellen Wissensstand darlegen und Wege aufzeichnen. Dabei wird das Thema von verschiedenen Seiten angegangen:

· Die Haltung des Regulators.
· Technologien: mit welchen ist wann zu rechnen.
· Die Geräteindustrie – eine wichtige Partnerin.
· Die Werbung soll alles finanzieren
· Blick nach Deutschland, Österreich, Frankreich, Italien

Das detaillierte Programm senden wir Ihnen ebenfalls per Mail in den nächsten Tagen.

Reservieren Sie sich das Datum schon heute. Anmelden können Sie sich unter info at digitalradiodr dot ch. Weitere Informationen erhalten Sie bei Maria Luisa Bernini, + 41 79 441 49 83. Die Teilnahme kostet CHF 90 für Mitglieder des Verbands Schweizer Privatradios, Telesuisse, SWA und 140 CHF für Nicht-Mitglieder.

Wir freuen uns auf einen spannenden Tag mit Ihnen.

Schöne Grüsse

Forum Digitalradio Switzerland


Jürg Bachmann,
Markus Ruoss


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Fonti balcaniche

Poco prima dell'entrata in vigore dell'orario stagionale B06, l'autunno-inverno delle emittenti internazionali, era circolato un orario dei programmi in lingua straniera di Radio Serbia Internazionale. Con l'indicazione della ripresa del programma in italiano dalle 18.30 alle 18.45 utc (le sette e mezza di sera da noi), sulla consueta frequenza di 6100 kHz. L'altro giorno, con le notizie che arrivavano sull'approvazione della nuova carta costituzionale ho cercato di ascoltare qualcosa, per la curiosità di sentire una voce ufficiale accanto alle interessantissime corrispondenze via Internet dell'Osservatorio Balcani.
A casa sono arrivato tardi. Dopo le 19 su 6100 c'era un programma in russo, come da schedule (la trovate come molte altre su Bclnews), ma dopo un ascolto più attento era facile stabilire che si trattava di Cina Internazionale, ormai presente in lungo e in largo con decine di lingue straniere e forse centinaia di frequenze. Leggendo le notizie da DX Listening Digest ho visto che molti si stanno chiedendo dove sia finita la Serbia. Sono andato a cercare sul sito Web e in effetti ecco la pagina della redazione italiana con tanto di link al programma in Real Audio. Clicco e il programma di quella sera è già online, anche se l'annunciatrice precisa che l'orario della programmazione è tra le 18.45 e le 19.00 utc (la griglia ufficiale sul sito non è ancora stata aggiornata dopo la stagione A06, ormai scaduta). La frequenza di 6100 kHz viene regolarmente menzionata, ma non ce n'è traccia nell'etere. Che stava succedendo?
Leggendo ancora su DXLD fioccano le prime ipotesi: ci sono stati dei problemi di collegamento tra lo studio di produzione e l'impianto di trasmissione. Qualcuno segnala di aver sentito l'interval signal dela stazione, seguito da una portante non modulata. La bassa frequenza, che a quanto sembra non viaggia più su ponti radio (distrutti dai bombardamenti NATO) ma su linee telefoniche, non c'era. Adesso sembra che il disguido sia stato eliminato, perché ieri qualche segnalazione su 6100 c'è stata. In ogni caso il notiziario via Internet è piuttosto interessante e decisamente di prima mano. E già che ci siamo, visto il clima agitato che sta circndando in questo momento le relazioni tra UE e Turchia, un'altra fonte da sorvegliare è proprio la mezz'ora in lingua italiana trasmessa da TRT/Voice of Turkey. Secondo la schedule pubblicata sul sito il programma viene diffuso tra le 17.30 e le 18.00 utc.

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Statistiche radiofoniche


Sono andato a leggermi sul sito dell'Istat il capitolo dell'Annuario statistico italiano 2006 (pubblicato oggi) riguardante le Attività culturali e sociali varie. C'è una interessante tabella sui consumi mediatici per fascia d'età e regione, con un dato in particolare sulla percentuale di chi dichiara di ascoltare la radio (e un dettaglio sul sottoinsieme di quelli che la ascoltano più volte la settimana). Nello spaccato per età emerge un pubblico sostanzialmente molto giovane: le tre fasce dai 18 ai 19, 20-24 e 25-34 anni sono radioascoltatori generici almeno all'80% e oltre il 65% degli ascoltatori sono piuttosto assidui, cioè ascoltano più volte alla settimana. Drammatica invece è la contrazione subita nelle fasce estreme. Dopo i 65 anni meno del 43% degli italiani dice di ascoltare la radio, sopra i 75 diventano meno del 35%. E non è perché a quell'età si diventa duri di d'orecchio: tra i 65 e i 74 si trovano infatti i campioni assoluti di ascolto televisivo (96,7%), oltre i 75 anni "solo" il 93,4% guarda la tv. Chi ascolta molto la radio, la fascia dei 25-34, non legge i quotidiani (un dato congruo, visto che buona parte dell'ascolto avviene in automobile).
In un'ottica geografica, l'area più affamata di programmazione radiofonica è la provincia di Bolzano, con l'81,7% di ascoltatori generici. I liguri invece se ne fregano (non sanno quanti segnali lontani si perdono!) e accendono la radio solo nel 54,5% dei casi. Complessivamente, su 56,8 milioni di italiani sopra i 3 anni, il 63% ascolta ogni tanto la radio. Di questi, il 61% circa la ascolta tutti i giorni. Il volume, consultabile gratuitamente in PDF, contiene anche una sommaria analisi qualitativa del tipo di programmazione diffuso dai tre canali radiofonici nazionali, classificandolo per generi.

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Come cambia il telefonino. Con l'SDR

Lo scopo di questo blog non è mai stato quello di trattare di tecnologie in ambiti "esterni" alla radio. Tuttavia, certe volte le linee di demarcazione si fanno confuse. A me questa intervista (la segnalazione mi arriva da Marco Annaratone, lo ringrazio) di Technology Review al capo di Nokia Research, Bob Iannucci, è piaciuta molto perché incentrata su come i telefonini possono beneficiare dal Software Defined Radio (e sulle nanotecnologie in grado di rendere possibili antenne fatte con materiali "configurabili" via software!). L'industria del telefono cellulare è ancora più ricca di certe applicazioni militari, stiamo quindi parlando di un settore in cui l'SDR può fare una bella differenza economica. Ma anche se qui le radiofrequenze partono dai 2 GHz, il fatto che ci sia tanto silicio e tanta componentistica in giro è solo positivo. Buona lettura.

The Future of Cell Phones
Nokia's head of R&D discusses technology that could shape the look, feel, and function of mobile devices in the next few years.
By Kate Greene

The face of the phone is going to change, according to Bob Iannucci, head of the Nokia Research Center (NRC), in Helsinki, Finland. The NRC is hard at work, along with other branches of Nokia, on software and hardware for future cell phones.

While your current model might seem like the digital version of a Swiss Army knife, Iannucci sees lots of room for improvement. Novel displays and myriad coordinated radios could make your cell phone a lot more entertaining and useful. Last week, Nokia announced a new research lab and collaboration with Stanford University. Technology Review caught up with Iannucci in Palo Alto, CA, to ask him how Nokia's research is pushing mobile devices forward. Technology Review: Your job, as the head of Nokia's research center, is to imagine the mobile devices of the future and to use existing and future technology to make it happen. From this standpoint, what new technology do you predict could be in phones five years from now?

Bob Iannucci: One of the things that we're intrigued with is the potential for what nanoscience and nanotechnology can bring to phones. Here's an example: right now, we're very close to having 8 radios and 11 antennas in a cell phone. In a couple of years that'll be commonplace. Now the question is, as a manufacturer of phones, how do we simplify 8 radios and 11 antennas? Well, the holy grail of simplifying radios is software-defined radio, where a radio, controlled by software, uses a broadband antenna to access a wide range of frequencies, instead of a single band. We're looking at material-science solutions on the antenna side to make software-defined radio happen.

TR: Like what?

BI: At Chalmers University, in Sweden, researchers have demonstrated, using carbon-nanotube technology, a tunable radio-frequency cavity that, in just the first version, can tune in between two and three gigahertz, picking up multiple bands. So now the idea of taking the antenna and running it through a tunable carbon-nanotube filter into an analog/digital converter might be a key enabler to actually making software-defined radio work. That's breakthrough thinking. That could be an enabler to making that 8 radio, 11 antenna thing a whole lot simpler.

TR: How would this affect the average mobile-phone user?

BI: It boils down to simplicity in cost. If we can drive down the cost by simplifying the guts inside the phone without compromising the functionality, then that's big. And software-defined radio could also enable cognitive-radio capabilities, where two devices dynamically create the best wireless channel for transferring data. This would make it possible to transfer a movie from your PC to your phone in two seconds. The idea is that the radios in my PC and phone realize when they're close to each other because the signal strength is high. So we can use very weak signals because we're only covering a short distance. We can reduce power, increase the bandwidth, but not create a tremendous amount of interference because we're only transmitting at low power. And the radio's smart enough to figure all that out.


TR: Nokia recently announced a new short-range wireless technology called Wibree. It's like Bluetooth, which is used for headsets, but Wibree uses less power. How else is it different from Bluetooth?

BI: It's the same radio-frequency hardware, the same antenna, and the same baseband processing as Bluetooth. The only difference is, there are a few changes in the digital logic. So the cost of adding Wibree to a Bluetooth chip set is a few cents, and a person has both capabilities in their phone.

TR: Why would someone want Wibree on his or her phone?

BI: Wibree is designed for short-range communication, and it could enable a phone to act like a node in wireless-sensor networks. The phone would have more power and processing capabilities than the other sensors, so as well as collecting information about the environment, like pictures or location information, it could also aggregate data from nearby sensors, process it, and send information to other sensors and phones via Wibree and cellular or Wi-Fi networks.

TR: When do you think we'll start to see the fruits of this sensor-network research?

BI: There are a couple of companies that have come out of the early work, and there are other companies that are starting to spring up, so I think there are going to be real commercial applications very soon--within the next year.

TR: What do you see as something new in user designs in the next couple of years?

BI: Making the shapes that we're familiar with more adaptable. For instance, the buttons could go away and get replaced with other things so that the device adapts more to the application, instead of trying to funnel every function through a zero-through-nine keypad. It's really pretty intriguing. What a user sees when he or she looks at the face of a phone is going to change in two years. It won't look like it looks right now.

TR: What about the display? At TR, we've covered research on projection technology for phones (see "High-Definition TV from Your Cell Phone"). That could really change how people share information from phones.

BI: It hasn't escaped our notice. There are a couple technologies that exist today that could be used in large-format displays that you can carry around. Why is that important? Because most of the world's information is authored for a 1,024-by-768 screen, and we've got to deliver an equivalent experience if we want to make the claim that we've really brought the mobile Internet to life.

TR: How soon do you think projectors could be available in mobile devices?

BI: The technology is close; we're looking at it. Believe me, I'm number one in the queue to get mine. Just imagine, as a business traveler, being able to open up your phone in a hotel room and have real-time video conferencing with the image projected on the wall and stereo sound. We're not far.


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08 novembre 2006

Sirius riduce le perdite, in crescita gli abbonati


Per completezza di informazione (ma anche per fornire un quadro più utile ai potenziali emulatori della digital satellite radio in Europa), torniamo a dare i numeri sulla radio satellitare americana dopo la pubblicazione, questa mattina, della trimestrale Sirius. Il fatturato del terzo quarto sale a 167,1 milioni di dollari, con una crescita anno su anno di ben il 150%. Un aumento, precisa SIrius, dovuto essenzialmente ai quasi tre milioni di abbonamenti in più rispetto al 2005. Un dettaglio interessante nel confronto con la trimestrale del concorrente XM emerge a proposito di SAC, il costo per ogni abbonato in più. Che nel caso di XM sale, ma per Sirius scende in modo cospicuo, del 23%: oggi Sirius spende 114 dollari lordi per ogni nuovo abbonato, contro i 149 del terzo quarto 2005 (per XM, malgrado l'aumento, la cifra resta più bassa in termini assoluti). Il trimestre si chiude per Sirius con 5.119.308 sottoscrittori (+135% anno su anno), con un numero di nuovi abbonamenti netti pari a 441.101: negli ultimi tre mesi sei abbonati alla radio satellitare su dieci hanno scelto Sirius. Le nuove leve arrivano in egual misura dai canali di distribuzione retail e dal canale degli acquirenti di automobili con autoradio satellitare. Notizie buonine anche per l'ARPU, il fatturato medio per singolo abbonato, che avanza lentissimamente da 11,15 a 11,17 dollari, ma a questo conto contribuisce la quota di pubblicità netta aggiuntiva ricavata dall'operatore e spalmata sul numero degli abbonati, 49 centesimi contro 26. E' un dato comunque interessante, perché dimostra che il canale satellitare comincia a essere ambito anche da sponsor e inserzionisti. Sul piatto negativo della bilancia, cresce leggermente il churn rate, mentre le perdite sono in calo. Se il terzo trimestre 2005 si era chiuso con una perdita di 180,4 milioni, questo vede le perdite "ridotte" (si fa per dire) a 162,9 milioni di dollari. Secondo TheStreet.com Sirius punta a chiudere l'anno a quota 6,3 milioni di abbonati per un fatturato previsto di 615 milioni. Tra le scommesse future c'è la speranza di ottenere un aumento della percentuale di apparecchi riceventi pre-installati in fabbrica sui modelli delle major automobilistiche.
Non è il caso di pubblicare qui l'intero comunicato, piuttosto lungo per l'infinita sfilze di "guidance" (indicazioni sull'andamento futuro). Il testo si trova facilmente sul sito. Ma vale la pena riportare alcune delle nuove iniziative citate, tra cui l'apertura di un canale distributivo su Internet che mette a disposizione 75 canali Sirius a 12,95 dollari al mese, e il lancio del primo ricevitore satellitare con capacità Wi-Fi, Stiletto 100. L'apparecchio portatile consente di memorizzare 100 ore di programmazione dal satellite e permette di accedere all'offerta Sirius da Internet nei punti di presenza di una rete Wi-FI, oltre che contrassegnare e acquistare le canzoni preferite attraverso lo Yahoo! Music Engine. Come annotazione del tutto personale applaudo alla creazione, in collaborazione con The Metropolitan Opera, del canale Metropolitan Opera Radio, il "definitive radio channel for opera lovers". Proprio come in Italia, la patria del belcanto, no?

-- The worldwide launch of SIRIUS Internet Radio (SIR), a CD-quality, internet version of the SIRIUS satellite radio service. SIR delivers more than 75 channels of SIRIUS programming, without the use of a radio, for a $12.95 monthly subscription fee. To mark the launch of SIR, on October 25 and 26 SIRIUS allowed free listening on SIRIUS.com to The Howard Stern Show and Stern's two 24/7 channels, as well as to SIRIUS' music, talk, entertainment, and sports channels.

-- The industry's first portable satellite radio with WiFi capabilities. The Stiletto 100 allows users to listen for the first time to live and recorded SIRIUS content almost anywhere. The Stiletto stores up to 100 hours of live SIRIUS Satellite Radio programming (2 GB) and automatically records users' favorite music. Subscribers can use the Stiletto 100 to access SIRIUS' internet radio services over an accessible WiFi network, as well as to bookmark and easily purchase favorite songs through Yahoo! Music Engine, which can be updated to Yahoo! Music Jukebox, or another compatible download service.

-- An entire channel devoted to rock legendary superstars The Who (channel 10). SIRIUS pioneered the concept of dedicating entire 24-hour, commercial-free music channels to some of the world's greatest artists. Such channels include The Who, Rolling Stones (channel 98) and Elvis Presley (channel 13), and previously dedicated channels to the music of Bruce Springsteen, the E Street Band, country music star George Strait and David Gilmour / Pink Floyd.

-- A multi-year agreement with The Metropolitan Opera and launching Metropolitan Opera Radio, the definitive radio channel for opera lovers.

-- An agreement with Chelsea Football Club, the two-time defending champions of Barclays English Premier League, to make SIRIUS the exclusive satellite radio provider of Chelsea soccer matches.


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Pirati radiofonici in accademia

Ho ricevuto qualche giorno fa la tesi di Federico Lusi, neo dottore in Scienze e tecnologie della comunicazione alla Sapienza di Roma. Federico ha scelto di discutere dei Pirati che solcarono l'etere, ovvero della "Storia delle radio offshore che dai mari del nord sfidarono la BBC e l'influenza che queste ebbero sulla musica del periodo." Per documentarsi ha chiesto aiuto ad Andrea Borgnino, autore, nel 1997, di un bella storia delle radio pirata presso Castelvecchi (il volume è esaurito, ma Andrea ha pubblicato buona parte dei contenuti online). Non credo sia solo per merito di Andrea, ma il lavoro svolto dal dottor Lusi mi sembra eccezionalmente valido, soprattutto per la capacità di contestualizzare la nascita e l'evoluzione delle radio offshore nel quadro della cultura (non solo musicale) pop e "mods" della Gran Bretagna dei primi anni Sessanta. Un testo piacevolissimo, da cui traspare anche la qualità del relatore, Michele Sorice. Docente di Sociologia dei processi culturarli e comunicativi presso la Sapienza, Sorice è responsabile delle cattedre di Media research, Storia della radio e della televisione e Teoria e tecniche del linguaggio radiotelevisivo. Insegna anche all'Università della Svizzera Italiana di Lugano
Andrea mi ha inviato il saggio di Federico Lusi prima della discussione della tesi, autorizzandomi a parlarne qui su Radiopassioni. Complimentandomi con l'autore mi permetto di pubblicare qui un breve stralcio, l'Introduzione e il primo capitolo. Spero di ottenere il permesso per la pubblicazione della tesi nella sua interezza. Sempre che la cosa non interferisca con altri eventuali piani editoriali, che a mio modesto parere sarebbero doverosi.

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07 novembre 2006

Radio satellitare USA, lanci e risultati


Xm Satellite Radio ha lanciato XM-4, il suo quarto satellite. Con una vita operativa di 15 anni il satellite è destinato a prendere il posto dei due attualmente co-localizzati in orbita geostazionaria a 115 gradi ovest. L'apparecchio ha una potenza complessiva di 18 kW ed è stato fornito da Aerospace Alenia.

WASHINGTON, Oct. 30 /PRNewswire-FirstCall/ -- XM Satellite Radio (NASDAQ: XMSR) today announced the successful launch of its XM-4 satellite. Liftoff occurred this evening at 6:49 pm ET from the Sea Launch Odyssey Launch Platform in open waters of the Pacific Ocean on the equator. The XM-4 satellite was inserted directly into a geosynchronous transfer orbit, on its way to an orbital location for in-orbit testing prior to placement in its final orbital position at 115 degrees West Longitude. A ground station in South Africa acquired the first signal from the satellite in orbit as planned.
Built by the Boeing Satellite Development Center, the XM-4 spacecraft carries a high-power S-band Digital Audio Radio Service (DARS) payload provided by Alcatel Alenia Space. Replacing two co-located XM satellites currently at 115 degrees, XM-4 will transmit XM Radio's direct broadcast of digital radio programming to cars, homes, and portable radios throughout the continental United States and Canada. The XM-4 satellite will have 18 kilowatts of total power at the beginning of life on orbit. Specified for a 15-year lifespan, Sea Launch's accurate insertion into transfer orbit should provide additional years of service life. This is Sea Launch's fourth successful launch for XM Satellite Radio, completing previous missions in March 2001, May 2001, and February 2005. "The launch of the XM-4 satellite is the latest infrastructure milestone for the nation's leading satellite radio service," said John Dealy, Senior Advisor, XM Satellite Radio. "The XM satellites deliver the richest complement of entertainment content to the most subscribers in satellite radio. We commend the team of people at Sea Launch, Boeing Satellite, and XM for the dedicated work and expertise that have made this launch phase an unqualified success. XM is now looking forward to similar results from the Boeing Satellite team during in-orbit test and commissioning of XM-4 for full service to the XM Nation of more than 7 million subscribers."

Pochi giorni dopo XM ha annunciato i risultati del terzo quarto 2006. Profittabilità ancora lontana ma cresce il numero degli abbonati, anche se contemporaneamente aumenta il cosiddetto (SAC) subscriber acquisition cost, cioè il costo che l'azienda deve sostenere per aggiungere un nuovo abbonato ai suoi registri. Oggi ogni abbonato costa 60 dollari contro i 53 dello stesso periodo 2005. Il costo lordo per ogni nuova iscrizione (CPGA) è di 93 dollari contro 89. Insomma, rispetto a un anno fa XM fa un po' più di fatica per accaparrarsi gli abbonati e allontana il punto di pareggio (anche se evidentemente incassa di più). Ma vediamo gli utili, anzi le perdite. Con un record di 7.185.873 abbonati (+868.007 abbonati lordi nel trimestre appena concluso, che si riducono a 286.002 contando le disdette), XM registra una crescita sostanziosa rispetto al novembre scorso, quando all'appello rispondevano 5.034.642 persone. In termini lordi, non considerando quindi quelli che non hanno rinnovato l'abbonamento, XM in un anno ha raccolto 2,8 milioni di sottoscrizioni nuove. E infatti il fatturato nel periodo cresce anno su anno del 57% a 240 milioni di dollari, con una perdita netta pari a 84 milioni (con una contrazione del 36% rispetto alle perdite registrate nello stesso periodo di un anno fa). Più positivo l'EBITDA, che però è un parametro delicato da considerare. La perdita sull'EBITDA per il trimestre risulta di 2 milioni di dollari, contro i 70 milioni dell terzo quarto 2005. L'EBITDA è una sigla che indica i guadagni (fatturato meno spese) escludendo completamente tasse, deprezzamenti e ammortamenti vari, cioè gli aspetti fiscali e finanziari della contabilità di impresa. E' un modo di esprimere l'utile di una azienda in modo molto, molto indicativo e serve soprattutto per valutare i potenziali di guadagno in caso di cessione della stessa. L'EBITDA è molto in voga per le imprese di telecomunicazioni come XM, dove incidono molto i costi di acquisizione infrastrutturali, di solito piuttosto pesanti e ammortati in periodi piuttosto lunghi (proprio il caso di XM, visti i fenomenali costi di acquisto, assicurazione e lancio di un satellite). Io non sono un grosso esperto di lettura dei bilanci ma il Nasdaq ha premiato la trimestrale XM con un piccolo incremento del titolo. Il fatturato è stato infatti superiore alle aspettative degli analisti finanziari e XM si è detta fiduciosa di poter colmare il suo rosso nel quarto trimestre. Ma i problemi restano: il churn rate, gli abbonamenti non rinnovati, è prossimo al 1,9 percento, contro l'1,4 di un anno fa e gli obiettivi per il numero di abbonati entro fine anno si attestano tra 7,7 e 7,9 milioni, sull'estremo inferiore delle stime precedenti. Insomma, gli abbonati non aumentano a dismisura, il loro singolo costo aumenta, i satelliti sono cari...
Una possibile strategia è la diversificazione dei canali di distribuzione. XM ha appena stretto un alleanza con l'operatore mobile USA Cingular, che dal 6 novembre per circa 9 dollari al mese permette di ascoltare 25 canali radiofonici satellitari sul proprio telefonino (Cingular consiglia di accoppiare l'abbonamento con dei piani tariffari dati ottimizzati per gli alti volumi di download). Il concorrente di XM, Sirius Satellite http://www.sirius.com, aveva stipulato un accordo analogo con l'operatore Sprint Nextel. Vi accludo questo interessante articolo di Forbes che parla di queste interessanti opportunità. XM si era già accordata in tal senso con l'operatore Alltel e adesso può contare su un oltre 65 milioni di abbonati telefonici che potrebbero assicurare loro un revenue stream indiretto. Ora la comunità finanziaria attende i risultati trimestrali di Sirius, previsti per domani, 8 novembre.

Sirius Should Be Listening to XM

Forbes, Matthew Kirdahy, 11.06.06, 8:01 PM ET

It's time for Sirius to get on the horn with Verizon Wireless and make a pitch.

Last week, XM Satellite Radio struck a deal with Cingular Wireless to bring 25 of its commercial-free music stations to the cell service provider's handsets. It's the second such move by XM in just two months as it makes its smaller rival seem even smaller. XM already has a deal with Alltel, while Sirius Satellite Radio has had a similar deal in place with Sprint Nextel for more than a year. Granted, XM was late to react, but now they're up. Cingular, which opened the satellite radio service to its 58 million customers on Nov. 6, is charging $8.99 for 25 channels. Alltel has been charging customers $7.99 per month for 20 satellite channels while Sprint taps its customers for $6.95 for 20 Sirius channels. Cingular is a joint venture between AT&T and BellSouth. It's not that XM and Sirius want to pollute your cell phone with their predominately home and auto-based service, in fact, they don't even care if you own a cell phone. But if you do, they're going to try and hook your business.
Ross Rubin, a tech analyst at NPD Group, a consumer and retail market research firm, said that although the carriers are the ones collecting the additional fees for the tunes, the satellite radio companies will benefit the most. "Neither XM or Sirius care very much about the particular device on which you listen," Rubin said. "They want to reach the customer in the context in which they enjoy programming, much like TV broadcasters are experimenting on the Web right now." Rubin says the obvious thing for Sirius to do is consider forming an alliance with Verizon Wireless, which has about 56 million subscribers to third-place Sprint's 51 million. Alltel has 11 million subscribers. "They want their content to be available to, again, as many listeners as possible to get as many future subscribers as they can garner," Rubin said. "Verizon would be a prime target as the second largest carrier in the U.S." But while a Sirius-Verizon deal seems like a great idea, it would be rather difficult to pull off, according to RBC Capital Markets analyst David Bank. "It's really hard getting an exclusive deal," Bank said. "The more money you try and extract for your service, the harder it's going to be to make a deal. You have to convince a company like Verizon that at the end of the day your programming is worth it. That's easier said than done." XM already dominates in the subscription department, topping Sirius' 4.7 million subscribers, with about 7 million. XM offers 170 channels, including talk and music, while Sirius has about 130 channels. Both companies have thrown big industry names at each other in an attempt to collar more listeners. Among the biggest windfall for Sirius, or course, was landing infamous disc jockey Howard Stern.
Rubin said the customer demands one thing, a simple device that works when it’s supposed to work. Keep the bells and whistles. They want a phone to talk to 50 of their closest friends and a portable music device to listen to 50 of their favorite songs. Sure, each could be bought separately, but why not own a gadget that has both? “Consumers want functionality and convenience. That's the spectrum that both of these products have to fall in," Rubin said. "Someone can create a great mp3 player or a great music phone that competes well against what are increasingly tiny and inexpensive music players from Apple and others. If that happens, then consumers will start using them."


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06 novembre 2006

HD Radio accelera sul marketing

Senza fare troppo rumore - ma senza neanche raggiungere risultati davvero sensibili, almeno in termini di ricevitori venduti - il sistema di radio digitale Ibiquity HD Radio sta portando avanti una strategia di accerchiamento dell'analogico. Fautori importanti come Clear Channel, la grossa conglomerata di stazioni USA, attraversano un momento di seria crisi finanziari, ma il consorzio HD Digital Radio Alliance annuncia per l'11 novembre l'inizio della seconda fase di una campagna di marketing da 200 milioni di dollari complessivi. Tra le altre iniziative sono previsti 150 spot pubblicitari a settimana sulle stazioni appartenenti al consorzio e una significativa ondata di nuove uscite, tra nuovi ricevitori o moduli di adattamento HD Radio per autoradio (molti dei quali sono stati presentati al salone specializzato SEMA di Las Vegas) e sconti applicati alle poche radio finora uscite, come la solita Boston Acoustics Recepter, che a furia di ribassi e tagliandi sconto scende a 149 dollari. Sono attesi nuovi modelli Sangean e Cambridge SoundWorks (azienda del marchio Creative) e il coinvolgimento di retailer come Circuity City e RadioShack (anche lui non in buona forma finanziaria però). Il comunicato stampa qui incluso è interessante perché testimonia comunque un certo fervore e una capacità di coinvolgimento che il "concorrente" di HD Radio, il DRM, non ha mai dimostrato. Non crediate che non sappia che cosa sia un comunicato stampa: 50 parti di balle e 49 parti di aria fritta intorno a una mezza verità. Resta il fatto che il confronto HD Radio DRM non può non far apparire il secondo come un puro esercizio ingegneristico, almeno finora. Se avesse ragione il mio amico svizzero Markus Ruoss, quello dei test di Radio Sunshine di Lucerna, e HD Radio potesse davvero giocarsi le sue chances anche qui in Europa?

HD Digital Radio Alliance Touts First “Big Box” Retailer, RadioShack Expansion, Substantial Rebate on Receivers in Latest Round of $200 Million Marketing Campaign
Alliance Holiday ad campaign launches, promoting Circuit City rollout in top 10 markets; RadioShack’s expansion to 2500 stores

JVC lowers price on automotive, in-dash unit to the ‘magic’ $199 price point; up to $50 in rebates now available on select receiver models

ORLANDO, Florida – November 6, 2006 – The HD Digital Radio Alliance, a joint initiative of leading radio broadcasters to accelerate consumer adoption of HD digital radio, today announced that the next phase of its $200 million marketing campaign will launch on November 13, touting Circuit City as the initiative’s first “big box” retailer; the expansion of RadioShack’s national rollout to new markets; and the reduction of JVC’s in-dash, automotive receiver price to $199. Additionally, up to $100 in rebates are now available for select receiver models.
“This has been an incredible ten months and we believe these announcements punctuate HD digital radio as the fastest rollout of a digital consumer entertainment technology to date,” said Peter Ferrara, president and CEO of the HD Digital Radio Alliance. “As the pace of this rollout continues to pick up, we look forward to strong momentum and consumer excitement this holiday season.”

From Coast to Coast
Having just wrapped its successful fall campaign, the Alliance will launch its Holiday campaign on November 13 with 150 commercials per Alliance-member station per week. Ads will promote HD digital radio products in Circuit City stores in 10 markets and online at www.circuitcity.com. The Alliance will be advertising Web-site availability in 58 additional markets.
Alliance ads will also be promoting RadioShack’s expansion of its HD radio rollout to include some 2,500 stores nationwide. The retailer is now offering HD radios in stores located in 56 of the 68 markets where HD digital radio broadcasts have launched as well as online. Other Alliance partners to be promoted in the campaign include Amazon, Cambridge SoundWorks (which recently launched two new HD radio models), Crutchfield, Tweeter and JVC.
To get maximum impact from the ads, participating retailers and manufacturers will also be collaborating with the Alliance on additional marketing efforts that include print advertising, catalogue inclusion and online and in-store campaigns around the nation. The new ads can be heard at www.hdradioalliance.com.

Rebates up to $50 now available
The Alliance also noted that rebates of up to $50 are now available on select receiver models. Information is available at www.hdradio.com. Separately, JVC has lowered the price of its in-dash automotive receiver to $199 – with rebate, this enormously popular unit is just $149. Information on the receiver is available at www.mobile.jvc.com.
“As volumes have increased, we’ve been able to lower prices on this highly popular model,” said Chad Vogelsong, general manager of marketing for JVC Mobile Entertainment. “Sales are exceeding our expectations at this price point and with the rebate, we now have the most price-aggressive automotive model on the market.”

Growing Excitement
As retailers and device manufacturers jump on board with HD radio, there are more and more reasons for consumers to tune in. The nation’s 1000th HD radio station just went on the air, and more new HD2 multicast channels are going live every week, giving consumers a breathtaking variety of new entertainment and information options.
Holiday music will be crystal clear – and for AM and sports radio fans, events like the SuperBowl never sounded so close to live. Station promotions are helping even more consumers discover HD digital radio.

New Products and Where to Buy
New HD radio receiver products will be hitting retailers’ shelves just in time for holiday gift-giving. In addition to Cambridge SoundWorks’ new tabletop and component models, new units include: Sangean HDR-1 and HDT-1 HD; Radiosophy Multistream; Onyko and Denon units and Kenwood’s automotive HD radio converter.
New automotive converters were also recently showcased at SEMA. These plug-in and dockable units can turn any automotive radio – including satellite radio – into HD digital radio. Converters will be in retailers, car dealerships and dealer groups by Q1 2007. These devices are manufactured by Directed, Dice, Metra, AAMP/Peripheral and Visteon.
HD digital radio receivers are currently available from hundreds of retailers, including ABC Warehouse, Amazon.com, Circuit City, Crutchfield, Great Indoors (a unit of Sears Roebuck & Co.), J & R Music, RadioShack, and Tweeter. Links to online retailers selling HD digital radios are at www.hdradio.com.
HD digital radio receivers are currently manufactured by more than 18 companies, including Accurian (a RadioShack brand), Alpine, Audio Design Associates, Boston Acoustics, Cambridge SoundWorks, Day Sequerra, Delphi, DICE, Eclipse (Fujitsu), JVC, Kenwood, Niles, Panasonic, Polk, Radiosophy, Rotel, Sangean, Sanyo, Yamaha and Visteon.

About the HD Digital Radio Alliance
The HD Digital Radio Alliance is a joint initiative of leading radio broadcasters to accelerate the successful rollout of HD digital radio. Current members include major radio groups and independent station owners: ABC Radio (in Los Angeles and Minneapolis), Beasley Broadcast Group, Bonneville International, CBS Radio, Citadel Broadcasting, Clear Channel Radio, Cumulus, Emmis Communications, Entercom, Greater Media and independent owner Jerry Lee with WBEB Philadelphia. For more information on HD digital radio, visit www.hdradio.com.


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Nuovo codec audio per il DAB


Sul gruppo di discussione del British Dx Club Mike Barraclough è intervenuto l'altro giorno per diffondere un comunicato stampa di Coding Tecnologies. Secondo questo comunicato il consorzio WorldDAB avrebbe adottato un nuovo codec audio per lo standard Digital Audio Broadcasting/Eureka 147, che al posto della vecchia codifica Mpeg1 passerà al codec AAC+, l'Advanced Audio Coding di Mpeg4 potenziato con la Spectral Band Replication brevettata dalla stessa Coding Technologies. In questo modo, WorldDAB cerca di porre rimedio a uno dei problemi più seri del DAB, tecnologicamente parlando (sull'adozione del DAB, questione cioè più politica che tecnica, non mi pronuncio), la cattiva qualità audio in caso di bit rate non elevati.
E' una notizia positiva, ma è anche una potenziale bomba. AAC+, evidentemente, non è compatibile con i ricevitori DAB attualmente in commercio. In Gran Bretagna, dove il DAB è relativamente diffuso, significherà lo "scrapping" la rottamazione forzata di più di un milione di apparecchi. Mike cita al proposito un intervento apparso su Digital Radio Tech, a proposito del caso danese. In Danimarca il DAB ha riscosso un discreto successo, facendo vendere 700 mila radio compatibili con la variante Mpeg2 del DAB adottato da quelle parti. Secondo un quotidiano locale, l'ente di stato, Denmarks Radio, dà però per scontato che le radio attualmente in funzione verranno comunque sostituite dopo cinque anni, un ciclo di vita evidentemente giudicato ragionevole (la gente è abituato a sostituire il telefonino dopo molto meno tempo, è l'argomento utilizzato).
E in Italia? Considerando che di ricevitori DAB ne saranno stati venduti quindici (uno ce l'ho io, funziona bene ma non mi ha cambiato la vita), l'eventuale adozione di un nuovo codec non dovrebbe cambiare molto i termini dell'equazione. Il vero problema sta nel farlo partire davvero, il DAB, allargando la copertura in modo significativo a tutte le aree urbane importanti e all'intero sistema autostradale. Un bel investimento, non c'è che dire. Ma è un investimento collettivo, strutturale. Che nessuno evidentemente vuole fare. I grossi networks preferiscono di gran lunga spendere mucchi di denaro per accaparrarsi le frequenze FM migliori, possibilmente strappandole ai loro diretti concorrenti. Come dar loro torto? Sarebbe da folli (o da altruisti, il che è anche peggio) buttar via soldi in una infrastruttura basata su multiplex, cioè su bouquet fatti di tanti programmi, magari locali. Non c'è Parigi che valga uno straccio di messa, per il povero DAB, a meno di non voler prendere in considerazione la sua evolusione terrestre DMB.
Ecco comunque il comunicato Coding Technologies. Per approfondire, l'articolo sulla situazione danese si può reperire qui.

Coding Technologies' aacPlus Adopted by WorldDAB as the New Audio Codec in DAB

Broadcasters now empowered to provide the best possible listening experience at the lowest possible bit rates

Seoul, Korea October 31, 2006 — Coding Technologies, the leading provider of audio compression for digital broadcasting, mobile media, and the Internet, today announced at the 12th WorldDAB General Assembly held in Seoul, Korea, that the company's flagship product, aacPlus™, was adopted by WorldDAB as the new audio codec in Digital Audio Broadcast (DAB) according to the Eureka 147 standard. The highly-efficient aacPlus audio codec provides broadcasters with an opportunity to deploy a state-of-the-art audio technology.
The WorldDAB technical specifications also support MPEG Surround, the brand-new fully backward compatible multichannel option that paves the way to simulcast multichannel without spending additional spectrum.
aacPlus is the combination of MPEG-4 AAC (Advanced Audio Coding) with Coding Technologies' Spectral Band Replication (SBR®) and Parametric Stereo (PS) technologies, which are methods to enhance the efficiency of any audio codec. aacPlus is an integral part of the open MPEG standard and is widely deployed in digital broadcasting, mobile music services, and Internet streaming to deliver near-CD audio quality at only one third of the bit rate used by MPEG-1/2 Layer 2, the existing audio technology in DAB. With aacPlus as the new audio codec in DAB, broadcasters can benefit from much higher bandwidth efficiency which results in significant cost savings per channel and the possibility to transmit more channels in a multiplex than before.
"The adoption of aacPlus as the new audio codec in DAB offers an opportunity for broadcasters to choose the best-of-breed technology for the best possible listening experience at the lowest possible bit rates," said Martin Dietz, chief executive officer and president of Coding Technologies.
DAB with MPEG-4 aacPlus is the first choice in evolving markets such as China and Australia for digital broadcasting. In Europe, markets with a slow adoption of the DAB standard can easily switch to aacPlus, immediately offering new opportunities to broadcasters. In established markets such as the UK, the use of both the new audio codec alongside the existing Layer-2 allows broadcasters to add new services in the available spectrum.
"The bandwidth savings achieved by the usage of aacPlus in DAB makes it possible that all australian broadcasters - both commercial and governmental - will be able to broadcast digitally. This is a major step forward for DAB in making this technology more attractive to spectrum regulators," commented Joan Warner, CEO Commercial Radio Australia.
MPEG-4 aacPlus is already standardised in all digital mobile TV technologies, including DVB-H, MediaFlo, ISDB 1-seg and T-DMB, the worldwide standard based on DAB. In addition, aacPlus is a standard feature in a growing list of more than 200 media/entertainment products from companies such as Nokia, Motorola, Sony Ericsson, Alcatel, Casio, Hitachi, Kyocera, LG, Siemens and Toshiba. Coding Technologies estimates there will be more than 100 million mobile devices supporting aacPlus by the end of 2006.


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Tv, settant'anni e non vederli

Ricordate Edwin Armstrong, inventore della modulazione di frequenza? Non c'entra nulla. E di Alan Dower Blumlein, inventore dello stereo? Lo avevo citato qualche giorno fa insieme ad Armstrong, dilungandomi poi solo su quest'ultimo. Rimedio adesso sulle omissioni riguardo a Blumlein, che fu "strumentale" anche per l'invenzione della televisione. Sono incappato nel suo nome casualmente dopo aver letto un bel pezzo su This is local London sul settantesimo anniversario della prima trasmissione televisiva del mondo, avvenuta il 2 novembre 1936 dal londinese Alexandra Palace, prima sede televisiva della BBC. La paternità di quella trasmissione è universalmente assegnata a John Logie Baird, ma Blumlein fu il suo coordinatore e secondo Wikipedia a lui spetterebbero molti meriti tecnologici. Una biografia molto più ampia di Blumlein si trova sul sito ufficiale del volume di Robert Charles Alexander (edizioni Focal Press), dedicato a questo straordinario pioniere della radio(tele)fonia. Blumlein scomparve prematuramente nello schianto del bombardiere a bordo del quale stava effettuando le prove di un radar segreto. Su questo stesso sito si trova una dettagliata storia di quella famosa prima teletrasmissione.
Da non perdere c'è l'iniziativa The British Heritage Television project, che vuole restaurare l'ala dell'Alexandra Palace, oggi abbandonata, per ospitarvi un museo della storia della televisione. Uno dei clou dell'iniziativa doveva essere una trasmissione celebrativa a 405 linee, con lo stesso sistema di settanta anni fa.


Seventy years ago today the first ever television broadcast was made from Alexandra Palace.

NEETA DUTTA explores the history of the studios and why its future is far from guaranteed

"This is direct television from Alexandra Palace," were the immortal words uttered by presenter Elizabeth Cowell on November 2, 1936, as the first official television broadcast beamed across a 30-mile radius and into approximately 40 homes. For the next 50 years, the BBC used two studios in the east of the palace to broadcast to the nation, including historic events such as the 1937 coronation of King George VI and the 1953 coronation of Elizabeth II. Transmission was halted briefly during the Second World War, but the palace's transmitter was modified and used to jam the German aircraft navigation system, causing bombers destined for London to drop their payload on the empty fields of Kent. Today, the studios are not in use since the departure of the BBC in 1981. With the proposed sale of the palace to Firoka (Heythrop Park) Ltd in its latter stages, there has been no guarantee that the original studios will be kept.
John Trenouth was the senior curator at the National Museum of Photography, Film and Television for 20 years and is currently working with the BBC on a show about the studio's anniversary. He said: "It is the birthplace of TV, it is where it all began. It is where what was once science fiction became science fact. It is part of our heritage." While Scottish pioneer John Logie-Baird had been transmitting images since January 1926, for half an hour at a time in the evenings, his 30-line images were crude. By the mid-1930s, more than 50 different inventors and companies in 11 different countries had already tried to overcome the problems posed by a practical television system.
The British government was keen to develop a high-definition system, a minimum of 240 lines and 25 frames, and so in 1934 set up the Selsdon Inquiry (also known as the Television Advisory Committee). Its eventual decision, that there would be a high-definition television service run by the British Broadcasting Corporation, was the first attempt at television regulation. Alexandra Palace was chosen as the best location, because transmission needed to take place at 600 feet above sea level and the palace, at 300 feet above sea level, only required the building of a 300-ft tall tower to be suitable. In 1936 the BBC hosted trials between the EMI-Marconi and Baird television systems to decide which would carry the television standard for the future. Studio A was equipped with the Marconi-EMI Emitron system, while Baird installed his mechanical system in Studio B.
It was decided that the two systems would run side by side, alternating weekly, under evaluation for six months, after which a permanent system would be chosen. "In true British style a coin was tossed to decide who would go on first that night," Mr Trenouth said. "The Baird system won, did its transmission, and then there was tea and scones and then the second transmission went out." Marconi-EMI won the competition and became widely regarded as the first high-definition television service in the world. Mr Trenouth said: "There were teething problems and mistakes were made, as you would expect, but those early engineers were true pioneers of television. One of the big things was that the transmitter should never have been in the same building as the studios because of the sensitivity of the equipment. Apparently in the BBC canteen, if you let your knife and fork touch, little blue sparks would fly."
The service consisted of mainly live programmes for two hours a day, from 3pm to 4pm, and from 9pm to 10pm, except for Sundays. Output grew through the Fifties and Sixties before the news service moved in the Seventies. The BBC continued to produce television programmes at Alexandra Palace for the Open University until 1981, when the university moved to Milton Keynes. It was at this point that the equipment was stripped from the rooms. The Alexandra Palace and Park Charitable Trust took on ownership of the palace in 1988 with Haringey Council in charge of administration.
Mr Trenouth said: "In a way, the studios have survived through a quirk of fate so far, but I don't think future generations will forgive us if they are lost forever. I visited them for the first time 19 years ago and it was a real moment with the hairs of my neck going up. It is like they are frozen in time and to stand there, where it happened, I think it is something that should be available to the public." Firoz Kassam, the managing director of Firoka, is keen to point out that a television museum will be somewhere within the palace, but the maintenance of the original studios cannot be promised. He also added that no definite plans can be made until contracts are exchanged. Liberal Democrat councillor Bob Hare, one of seven on the board of trustees, said: "I understand that they are in an unusable state, so they need work, but could be converted into a restaurant or cafe but with the actual structure intact."
An Alexandra Palace spokesman said: "Before any building work can be done to the palace, there will need to be a planning process including a public consultation and, at the consent of English Heritage, in concern of the building's listed status. Neither of these processes can start until contracts have been exchanged between the trust and Firoka. "It is therefore not possible to say beyond what was in Firoka's early plan and whether and how public access to the broadcasting studio's is guaranteed."
There are to be no official celebrations today for the 70th anniversary but a small group of enthusiasts, including Mr Trenouth, plan to gather beneath the transmission tower to mark the day. He added: "I understand the financial needs of a developer but I would hope that the historical value would be appreciated and some vestige of the original studio is kept."


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05 novembre 2006

Internet, scuola di radio


Per Nic, come per molti di noi lettori/autori di queste pagine, la radio è qualcosa che si può collocare a metà strada tra un virus contagioso e una vocazione monastica. Non un fanatico, intendiamoci. Piuttosto uno che nella radio ci crede. Probabilmente gli piace sentirla, conoscerla, ma questo vale un po' per tutti. A Nic la radio piace soprattutto farla ed è da anni che, ancora giovanissimo, se ne va in giro con il registratore in tasca per catturare le impressioni della gente, magari in occasione di eventi musicali importanti. Registrare, però non basta, quel che conta è mandare in onda. Ed è qui che cominciano i problemi, anche per un giovane molto promettente come lui. Gli spazi dove fare pratica, dove studiare come esprimersi (facendo proprio questo: esprimersi), non sono poi così numerosi in una situazione di tale predominio di linguaggi e occasioni solo, unicamente, ineluttabilmente televisivi. No, la vita per un aspirante radiomaker non è facile.
Per fortuna c'è Internet. Che grazie all'accessibilissimo strumento dei podcast consente di produrre e diffondere contenuti radiofonici anche senza streaming in tempo reale. Qualche rinuncia la si deve fare, ovvio. Niente telefonate in diretta, niente interventi sulla cronaca. In compenso il podcast offre tutto l'agio possibile di sperimentare il linguaggio giusto e grazie ai feedback degli ascoltatori c'è quel minimo di interattività necessaria per correggere, modificare, affinare.
Da bravo rappresentante della bit generation Nic ha studiato i rudimenti del podcasting in breve tempo, ha attrezzato come studio di produzione un angolo della sua stanza, ha affittato un po' di spazio Web, ha affidato a qualcuno un progetto grafico di aspetto molto professionale e con un gruppo di amici ha messo su KF Radio, Music and Words, una Internet radio basata - per il momento, dice lui - sul podcasting al posto dello streaming. Il sito di questa nuova stazione contiene una puntata pilota e tutte le istruzioni per orientarsi verso il software più indicato per la "ricezione". Niente di fantascientifico, si intende, ma un bell'esempio delle opportunità che si aprono oggi ai radiofonici in erba - e talentuosi - come Nick al quale, in attesa della puntata numero 1, vanno tutti gli auguri di RP.

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La radio che ci ha fatto sentire tutti Napoleone

E' stato e continua a essere per qualche ora un grande successo il St. Helena Revival Day, la trasmissione amatoriale effettuata dalla remota isola atlantica che fu luogo dell'esilio di Napoleone. Iniziato alle 18 utc di ieri, sabato 4 novembre, sulla frequenza di 11092.5 kHz/USB, quella utilizzata tanti anni fa per i collegamenti di tipo radiotelefonico da Cable&Wireless, il programma è andato avanti con un alternarsi di canzoni nostalgiche (i Beatles, Every step you take, Frank Sinatra, Moon shadow) alternate con annunci, brevi commenti e soprattutto i saluti delle decine di e-mail che sono arrivate all'indirizzo della stazione locale (attiva sulle onde medie). Le prime trasmissioni erano indirizzate verso la Nuova Zelanda, da dove però sembra che non siano arrivate mail di conferma. Alle 22 UTC è iniziata la fascia per l'Europa, ma francamente non ho notato miglioramenti particolari.
La ricezione non è mai stata fortissima, ma quel che conta è che questa temporanea Radio St. Helena (con l'accento sulla seconda e) di una sera è riuscita miracolosamente a bucare la cappa del mio rumore locale, come pochi segnali così deboli riescono a fare. Buona la modulazione musicale, un po' meno quella degli interventi parlati. Ma mi sono preso la piccola soddisfazione di scrivere via mail un rapporto d'ascolto istantaneo e di ricevere dopo pochi minuti la conferma, ancora prima di sentire il mio nome in onda.
A giudicare dalle prime reazioni sui gruppi di discussione su Internet anche altrove hanno molto apprezzato questa iniziativa, vista un po' da tutti come un piccolo tributo agli aspetti positivi di un hobby internazionale: la celebrazione di una attività che riesce a volte a dar voce a entità apparentemente trascurabili ma in realtà, grazie alla radio, vicine alla sensibilità, alla cultura di tanti.
Per una volta sembro più retorico di un editoriale del bollettino degli amici di Radio Pyongyang, ma perché non dovrei? Sono poche le occasioni di festeggiare in un mondo al crepuscolo come il nostro, affollato di relitti di stazioni che trasmettono solo nella memoria dei più anziani. L'altro giorno pensavo malignamente all'eventualità che le trasmissioni di St. Helena fossero una bufala. La mail che ho ricevuto da Derek, ZD7CTO, l'old man incaricato di rispondere agli ascoltatori ha un header che conferma la provenienza da St. Helena. Derek mi ha anche confermato che l'evento di ieri sera è stato molto apprezzato e che la speranza è di poterlo trasformare in una trasmissione regolare... Una volta all'anno. Ecco uno dei tanti spezzoni audio che ho registrato su 11092.5 kHz, riferito all'annuncio delle 23, con l'indirizzo postale. Ma l'ascolto è stato davvero collettivo. Gli amici Fabrizio, Salvo, Enrico, Walter erano in contatto con me via mail, mentre attraverso i gruppi di discussione arrivano altre segnalazioni dall'Italia.
Grazie a Robert Kipp, ideatore del revival, grazie Radio St. Helena.

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04 novembre 2006

Scusate il disturbo

Milano, capitale morale del rumore. Ho cominciato ad ascoltare le stazioni lontane verso la metà degli anni settanta, a Milano, non in pieno centro ma neanche troppo in periferia. Allora molti amici di radio vivevano in città medio grandi e anche se già in quegli anni le cose migliori si ascoltavano in campagna (chissà perché ci abbiamo messo un poco a capire che lungo le coste gli ascolti sono i migliori in assoluto, per gli effetti di enhancement delle superfici marine), la stessa Milano non era malaccio. E' qui, da un quarto piano di una strada trafficatissima e dove transitava perfino un filobus, che ho mosso i primi passi nell'ascolto delle onde medie, beccando diverse stazioni sotto gli 800 kHz che oggi sarebbero difficili da sentire anche nell'Europa del nord.
Poi nelle case dei miei vicini sono arrivati i segni del benessere della Milano da bere. Videoregistratori, regolatori elettronici di lampade alogene, ogni sorta di apparecchio elettricamente rumoroso. Fino al definitivo trionfo dei telefonini e degli altri apparecchi ricaricabili. Milioni di dispositivi alimentati da miliardi di alimentatori switched, coi loro maledettissimi DC-DC converter. Per gli utenti è più facile, un solo alimentatore può funzionare con tensioni diverse, 220 o 110 volt. Al massimo ti forniscono due o tre spine diverse. Ma intanto, l'etere delle grandi e piccole città è stato indondato da una marea di rumore, la temibile EMI, che non è una casa discografica ma la sigla di Electro Magnetic Interference.
Ci sono due tipi di EMI, in funzione di come essa si propaga. Quella irradiata, sottoforma di onde elettromagnetiche ad ampio spettro (dai 30 ai 1.000 MHz) dai circuiti e dai conduttori metallici di un apparecchio. Un tipo di interferenza che in genere può essere schermata. E la EMI condotta, quella che dal circuito di un apparecchio fluisce verso le linee dell'alimentazione o dei segnali (linee che possono raccogliere, come antenne, anche l'interferenza irradiata dall'esterno). Quest'ultima è la più subdola, perché per essere soppressa richiede dei filtri, cioè dei circuiti LC (induttanze e trasformatori) posti opportunamente tra un apparecchio da proteggere e le linee di alimentazione o di ingresso. Proteggere un apparecchio dalle EMI significa garantirne la Electro Magnetic Compatibility, cioè la capacità di funzionare senza problemi anche in presenza di EMI e senza generane esso stesso.
Quando si prende in considerazione la EMI condotta bisogna tener presente che anche lei può essere di due sottotipi: differenziale e a modo comune. Nella differenziale dobbiamo immmaginare che l'interferenza sia come una tensione variabile che entra nell'apparecchio disturbato come una seconda tensione di alimentazione. La corrente fluisce solo tra le due linee di alimentazione e non torna a terra. Nella EMI condotta di modo comune, ci sono due correnti che fluiscono da ciascuna linea verso terra e da questa ritornano verso la sorgente del rumore. Se la prima delle due EMI richiede dei filtri soppressori, la seconda richiede le cosiddette common mode chockes, dei trasformatori che "strozzano" le correnti di modo comune e non permettono loro di entrare e disturabare un apparecchio.
Questo delicato argomento è stato affrontato l'altro giorno sulla lista dei radiofaristi, NDBlist, da cui ho ricavato due link a un documento prezioso e a una pagina di teoria molto chiara e compatta. Il documento è stato scritto da un radioamatore americano che racconta del suo capillare intervento di sopressione dei disturbi nella sua abitazione attraverso l'installazione di chokes su ciascuna sorgente e apparecchio "vittima". L'articolo, scritto da Chuck Counselman si trova sul sito dell'associazione Yankee Clipper Contest Club. Con esso fa il paio il sito di un costruttore di induttanze e trasformatori, la Butler Winding, che al capitolo presenta due ottimi sottocapitoli sulle Inductors-Chokes and ReactorsCommon Mode Chokes e la Common Mode Theory.
Di mio aggiungo una application note della Astec che inquadra ancora meglio gli aspetti teorici della EMI. Non perdetevi l'articolo di Chuck, sembra un autentico giallo alla ricerca del rumore colpevole. Temo che per installare tutte le choke descritte, ci saranno voluti i capitali sufficienti a trasferirsi su una piccola isola EMI-free.

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03 novembre 2006

The Gods themselves

"Neanche gli dei" recitava il titolo di uno dei più convincenti romanzi di Isaac Asimov. In questo strambo hobby della ricezione a lunghissima distanza, le differenze geografiche si sentono eccome. E' un po' come chi pratica assiduamente lo sci di fondo: abitare in Arabia Saudita probabilmente non aiuta. Con la radio, ci sono cose che si possono fare solo ed esclusivamente in determinate condizioni. Tipicamente, quello che succede alle estreme latitudini settentrionali dell'Europa è quasi impossibile da replicare altrove. Questo porta il resto del mondo radiopasionario a venerare certe personalità nordiche come gli dei del Walhalla e anche più.
Ma neanche gli dei nordici hanno il dono dell'ubiquità acustica. Pochi sanno che l'ascolto della radio nelle premium location del DX oltre il circolo polare si svolge perlopiù in differita. Immaginatevi la scena: avete una postazione con una decina di antenne lunghe da 800 a 1000 metri. E uno shack riscaldatissimo (fuori fa meno 25) con tre, quattro persone e quattro radio a testa. Un complicato sistema di splitter divide le antenne tra tutti questi apparati e il singolo DXer manovra almeno due o tre radio per volta. Si piazza su un canale, accende il minidisc e registra. Lo stesso fa con gli altri ricevitori e ogni tanto cambia le varie frequenze, verificando in cuffia il momento di picco del segnale. Aberrante, per i nostri standard... Ma su al nord, quando ti attacchi all'antenna beverage, tutti i canali da 530 a 1700 kHz sono aperti e su ciascun canale non c'e' una, ma cinque stazioni, a seconda della direzione della filare collegata. Il risultato di queste sessioni di ascolto simultaneo è un mucchio, centinaia di minidisc che il DXer nordico riascolta con pazienza per tutta l'estate successiva, ricavando spesso identificazioni ghiottissime a settimane, mesi di distanza dalla data di ascolto effettivo.
In questa scenetta da veri intenditori fa il suo ingresso la Software Defined Radio. Uno degli apparecchi più gettonati in Finlandia e Svezia è l'SDR-14 di RFSpace, un ricevitore SDR che a differenza di altri approcci (basati su mixer complessi) preferisce attaccare un convertitore analogico digitale direttamente all'antenna, campionando a 14 bit uno spettro di 190 kHz. Cosa che torna particolarmente utile agli amici come Tuomo Ahonen. Con l'SDR-14 Tuomo può osservare una ventina di canali delle onde medie e cliccando sulla linea spettrale più invitante, saltare da un canale all'altro in pochi secondi. Non solo: L'SDR-14 gli consente di riversare sul disco del computer la porzione di spettro RF digitalizzato. Un po' come registrare venti frequenze simultaneamente. Poi il software provvederà a demodulare il canale che ci interessa. Neanche gli dei nordici potevano sperare in una cosa del genere, con nessuna apparecchiatura analogica.
L'opportunità è piaciuta talmente tanto a Tuomo, che all'ultima sessione di Parkalompolo, DX location della Lapponia svedese (sul sito accettano prenotazioni per una inedita vacanza passata ad ascoltare i 50 Stati americani, l'intero continente latinoamericano, il Giappone e tutto il Pacifico per 20 ore al giorno, pardon notte), di SDR-14 se n'è portati addirittura tre. Così, con tre computer, può esplorare 60 canali.
Peccato non avere a disposizione almeno tre mani e un tra paia di SDE, Software Defined Ears.

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L'alba di nuove osservazioni solari

Davvero fenomenali le prime immagini che la sonda giapponese Hinode (significa "alba") sta ottenendo a 93 milioni di miglia dal sole con i suoi strumenti ottici e a raggi X e il suo spettrometro eUV. Una selezione di queste immagini mi è arrivata dal servizio di informazione Science@Nasa, che a sua volta cita una comunicazione dell'ente spaziale nipponico JAXA. Il sito ufficiale della missione Hinode si articola invece tra queste pagine , dove JAXA illustra con dovizia di particolari gli obiettivi della missione, denominata anche Solar-B. Questa è la terza missione derivante da una collaborazione anglo-nippo-americana e si basa su un satelllite in orbita polare eliosincrona. Il satellite si trova cioè costantemente esposto alla luce dell'astro. Ancora una volta, lo scopo delle osservazioni e delle misure è direttamente correlato al nostro campo di interesse: la radio ascoltata a lunga distanza. Hinode si interessa in modo specifico alla formazione del campo magnetico solare, la generazione di radiazione X e UV e le eruzioni e espansioni della corona, l'atmosfera del sole, con i loro potenti effetti sul vento solare e l'eiezione di materiali particellari che investono direttamente il campo geomagnetico terrestre. Go, Hinode, go!

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02 novembre 2006

Facciamo l'appello all'SDR

Ho trovato una pagina Web con una utilissima lista di progetti, hardware e software, di Software Defined Radio. L'idea dell'autore di questo elenco, Christophe Buorguignat F4DAN, mi sembra particolarmente efficace perché si basa su uno sforzo classificatorio delle varie tipologie di apparati. E' uno sforzo che nel mio piccolo sto cercando di praticare anch'io in questi giorni, coinvolgendo gli sperimentatori italiani dell'SDR. Non tutti i ricevitori SDR sono uguali, non tutti partono dagli stessi presupposti o arrivano alla digitalizzazione della radiofrequenza nello stesso modo. Attraverso la lista preparata da Christophe lo si capisce molto bene e spero di poter tornare a elaborare su questa problematica molto presto, magari compilando una guida abbastanza ampia. Guide e pubblicazioni sull'SDR ce ne sono, ma come sempre quando si parla di una attività di nicchia come il monitoraggio o la ricetrasmissione in HF, l'interesse si concentra sulle applicazioni militari, sui cui nessuno ama discutere troppo. E invece in giro ci sono molti progetti e una prima generazione di dispositivi commerciali (anche se non proprio di massa), che merita attenzione perché le notizie e gli scambi si accavallano senza dare tempo a chi segue di farsi un'idea chiara. Vedremo.
Da uno scambio di impressioni e informazioni (dalla lista mancano alcuni riferimenti che stanno per essere inseriti) con Christophe posso anticipare che la sua intenzione è di rivedere i criteri tassonomici finora utilizzati per una prossima versione della sua lista. Restate sintonizzati.

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