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FammiScegliere.com

30 settembre 2006

Hamradio, ma che modi


Che rapporto c'è tra i DXer delle bande radiodiffusive e i radioamatori - "quelli che trasmettono"? Dipende dai reciproci interessi. Può capitare che le due categorie di hobbysti si parlino poco. Non mancano casi però di scambio più o meno intenso, con radiomatori che indulgono volentieri nell'ascolto a lunga distanza, ascoltatori puri che addirittura si focalizzano solo sulle bande radioamatoriali, molti che si fanno prendere dal virus della radio ascoltando e finiscono per conseguire la patente per l'esercizio di una stazione ricetrasmittente. Con Internet questo dialogo più o meno diretto si è intensificato e io, che non ho mai dedicato troppo tempo al monitoraggio delle attività dei cosiddetti OM (old man, come si definiscono tra loro i radioamatori), amo molto seguire le sperimentazioni dei miei colleghi nel dominio delle trasmissioni digitali, dei modi a bassa potenza e più in generale dello studio della propagazione.
Oggi un quota importante delle ricerche radioamatoriali si svolge in ambito SDR, Software Defined Radio o nelle modalità trasmissive digitali. Per esempio esiste una versione radioamatoriale del DRM e molti modi per la ricetrasmissione testuale/visuale sono stati sviluppati da e per i radioamatori (recentemente ho inserito un po' di link al proposito nella mia "left column"). I progetti SDR sono forse il caso più interessante, che testimonia una vitalità ancora forte di un hobby che per altri versi, come il radioascolto, attraversa una crisi vocazionale. Dal digitale, diversamente da quel che accade per chi ascolta e basta, i radioamatori stanno ricavando parecchi impulsi di rinnovamento, una piccola speranza per il futuro delle loro atività, colpite anch'esse dallo scarso ricambio generazionale.
Un progetto recentemente segnalato nel gruppo di lavoro HPSDR, ambiziosa piattaforma per un ricetrasmettitore digitale universale, è l'SDR preso dal punto di vista del "packet radio", una modalità trasmissiva che se non sbaglio si era ispirata al protocollo delle vecchie reti a pacchetto a standard X.25, antesignano delle reti IP. HamHUD rappresenta una evoluzione del packet radio nella mobilità, quindi interessa le bande radioamatoriali fuori dalle classiche onde corte, VHF, UHF e oltre. HUD, Heads-Up Modbile Digital è una sorta di hub per comunicazioni packet dedicato alla versione più attuale di questa modalità, l'APRS, Automatic Position Reporting System. Creato nel 1992 dal radioamatore Bob Bruninga, APRS è un complesso protocollo per la visualizzazione di informazioni di posizionamento. Semplificando molto, mi pare di capire che rispetto ai primi network di packet radio usati per lo scambio di messaggistica, posta elettronica e file, APRS, integrando informazioni di tipo geografico e visuale, ha una ambizione ancora più estesa: quella di visualizzare in qualsiasi momento, attraverso una interfaccia evoluta, la posizione dei radioamatori che partecipano al sistema e, ancora più importante, la mappa delle risorse radio (ripetitori e quant'altro), insieme a informazioni di tempo, emergenza, disaster management... Insomma, un discorso affascinante. HamHUD è un dispositivo mobile dedicato che integra APRS, GPS posta elettronica Winlink e altre tecnologie per visualizzare tutte queste informazioni attraverso una interfaccia integrata collegata alle ricetrasmittenti veicolari o portatili. Ora il gruppo di coordinamento del progetto starebbe lavorando alle generazioni successive alla attuale, HUD II e molte di queste novità si riferiscono all'approccio SDR. Staremo a vedere.
Visto che siamo nel contesto giusto, mi sembra giusto accennare a un altro risvolto, quello dell'integrazione delle comunicazioni radioamatoriali dirette o mediate da sistemi di uno o più ripetitori interconnessi con il mondo di Internet. I ponti radio amatoriali non sono una novità per le comunicazioni voce sulle frequenze "non ionosferiche". Per effettuare collegamenti a lunga distanza dalle VHF in su, gli OM si servono da tempo di ripetitori analogici. Una mappa interattiva dei ripetitori oggi in funzione in Italia, il progetto RepeatersMap, è stata realizzata con il sistema Google Maps da Andrea De Benedictis. Da qualche anno a questa parte, oltre alla voce viene però utilizzato anche il Voip, utilizzando il backbone di Internet per collegare tra loro ripetitori opportunamente interfacciati a stazioni radioamatoriali computerizzate.
Il Voip linking consente in pratica di mettersi in contatto con un ripetitore vocale con il proprio ricetrasmettitore e di collegare virtualmente questo ripetitore, passando attraverso Internet, con altri ripetitori anche molto distanti. Alcuni sistemi permettono addirittura di partecipare a tali infrastrutture miste Internet/radiofrequenza con un semplice pc, senza alcuna radio a disposizione.
Nel corso del tempo l'idea si è articolata in tre sistemi principali, EchoLink, ILRP, Internet Radio Linking Project e eQSO, ben descritti in questa pagina di Antony Langdon, inventore di iLink, il predecessore di EchoLink. Sono in corso persino diversi progetti di armonizzazione che cercano di integrare questi tre protocolli, non direttamente compatibili tra loro, con sistemi "ponte". Lo scopo dell'integrazione è quello di dar vita ad applicazioni come Voipwx, Voip Skywarn/Hurricane Net, un sistema di comunicazione digitale integrato che sfrutta i ripetitori e le postazioni radioamatoriali mobili per offrire canali di comunicazione d'emergenza in caso di disastro naturale. Voipwx si appoggia sui ripetitori e i protocolli Echolink e IRLP per trasmissioni voce e dati.
Un ultimo richiamo per gli esperimenti riguardanti l'uso radioamatoriale delle porzioni di spettro allocate al Wi-Fi, lo standard di rete Ethernet senza fili. I radioamatori cercano (là dove la normativa lo consente) di modificare i dispositivi Wi-Fi commerciali per utilizzare frequenze e potenze diverse, con obiettivi diversi, dallo sviluppo di reti packet radio a spettro diffuso (cioè con le modulazioni tipiche del Wi-Fi) alla realizzazione di hotspot capaci di garantire l'accesso a Internet in situazioni di emergenza. Diverso materiale al proposito si trova sul sito del gruppo Green Bay Professional Packet Radio ma la risorsa italiana di riferimento è quella del radioamatore sardo Roberto Abis.

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Libro di bordo per DXer "utilitari"

«Volevo segnalare - scrive Andrea Russo - che ho aggiornato il programma Radio Log Utility da me sviluppato per conto dell'AIR - Associazione Italiana Radioascolto. Ho aggiunto nella lista dei codici ITU i nuovi codici per la Repubblica di Serbia e per la Repubblica di Montenegro.» I programmi di Andrea sono disponibili sul sito personale dove troverete diverse informazioni sul DRM (in qualità di programmatore indipendente Andrea partecipa al gruppo open source che lavora su tale standard) , tra cui una piccola libreria di segnali registrati digitalmente. I file si possono "aprire" con il software DReaM, che li decodifica e li riproduce, consentendo così di farsi un'idea sulla qualità della radio digitale anche senza attrezzature per la ricezione. Infine, c'è una sezione che raccoglie gli archivi degli ascolti del Radiorama Report, l'elenco di tutti i gli ascolti riportati nell'arco delle recenti annate della rivista ufficiale dell'AIR, Radiorama, con un programma Windows e Linux (con Wine) che permette di visualizzarli e ordinarli.

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I quaderni degli spioni

Ci son voluti tre anni perché le richieste di Michael Ravnitzky fossero accolte e la National Security Agency aprisse i suoi schedari sugli indici di alcune pubblicazioni tecniche dedicate alla crittologia. Secondo il (vero) superesperto in sicurezza digitale Bruce Schneier, molte pagine della storia di questa affascinante branca della matematica adesso potranno essere completate o riscritte. L'argomento crittografia ha una certa importanza nel mondo della radio perché una discreta percentuale delle comunicazioni rradio, terrestri e satellitare, viene criptata. In senso ancora più generale, anche la televisione satellitare a pagamento viene criptata, ma nell'ambito di certe specializzazioni dell'hobby della radio codici e cifrari sono questioni molto discusse e analizzate. Forse l'esempio più eclatante di trasmissione criptata è quello delle number station, quelle con le misteriose sequele di numeri o lettere comunemente interpretate come il traffico da e verso gli agenti "sul campo" dei vari servizi di informazione e controspionaggio.
Personalmente trovo la disciplina della crittologia affascinante e cerco nel mio piccolo di documentarmi, leggendo testi di storia e, ove possibile, di teoria. La notizia degli indici NSA, apparsa sul blog di Schneier, è stata subito ripresa da Slashdot.org e dal gruppo di discussione utilitario (ricordo che con il termine utility Dx si tende a indicare tutte le comunicazioni non broadcast o radioamatoriali che si possono intercettare in particolare sulle HF) UDXF. Che cosa è successo esattamente? Ravnitzky ha presentato alla NSA una richiesta FOIA, Freedom of Information Act, per la declassificazione di informazioni un tempo secretate. Negli Stati Uniti la legge che sancisce la libertà di informazione prevede anche una normativa per cui ogni singolo cittadino può chiedere di accedere a documenti e informazioni riservate. Gli enti federali che ricevono tale richiesta, come la NSA adesso, sono obbligati a ottemperare, immagino in base a precisi criteri di declassificazione. Per gli storici tradizionali e gli storici della scienza è una opportunità preziosa per entrare in molti archivi chiusi al pubblico, che la dice lunga su una democrazia che pur ricorrendo spesso a volentieri a metodi discutibili, cerca se non altro di stabilire qualche contrappeso, dando alla pubblica opinione qualche chance di stabilire la verità se non proprio di correggere o rimediare agli errori di superiori e governanti.
Tra le curiosità che si segnalano nella lista dei documenti ex-classificati ci sono anche misteriosi titoli sulle comunicazioni con gli extraterrestri, che hanno scatenato la fantasia dei primi commentatori. In realtà si tratterebbe di teorie su "come", con quali codifiche e linguaggi, quali contenuti impostare tali ipotetiche comunicazioni. La NSA aveva già reso noto uno di questi articoli in passato.



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29 settembre 2006

Contenuto mio non ti conosco

Due riflessioni articolate ieri da Jonathan Marks nel suo provocatorio intervento al Prix Italia di Venezia mi hanno colpito molto. Devo averle covate questa notte ed ecco il frutto di questa inconscia rielaborazione. Uno dei punti deboli della radiofonia attuale, ha detto Marks, è il fatto di essere così diffusa tra le automobili senza riuscire a dare al guidatore una opportunità fondamentale: registrare i programmi. L'altra riguarda l'aspetto delle guide elettroniche, il modo più giusto per dare accesso a una produzione sterminata di contenuti che via radio o con la intermediazione di Internet sarebbe possibile consumare. Jonathan a un certo punto ha proclamato: «A me iPod non piace, mentre trovo bellissima l'idea e l'interfaccia di iTunes.»
Entrambe le questioni hanno un risvolto tecnologico che in teoria si può risolvere con relativa facilità. Molte radio DAB oggi vendute e anche i nuovi ricevitori DRM presentati all'IFA di Berlino dispongono di slot di memoria SD per registrare direttamente e riascoltare i flussi digitali. Il conseguente risvolto non piace alla comunità dei podcaster e degli internettari in generale ed è l'"altro" DRM, il digital rights management. Si sa per esempio che uno degli ostacoli alla piena disponibilità della programmazione di un broadcaster pubblico o privato nei formati podcast è proprio la questione dei diritti. Sacrosanta in un contesto in cui produrre contenuti di qualità, signori miei, costa e qualcuno tali costi dovrà pur sobbarcarseli, soprattutto a tutela di chi non potrà mai fare grossi numeri di audience. La "nuova" radio dovrà affrontare il problema e i suoi fruitori dovranno probabilmente accettare molti compromessi. Dovranno abituarsi a forme di pay radio anche terrestre, ad avere a che fare con il contenuto in modalità un po' meno immediate (ma il più possibili semplici e trasparenti, vi imploriamo!), più partecipative, ovviamente più critiche.
A un certo punto rischiamo tuttavia di andare incontro a situazioni alla iTunes, a contenuti pay che saranno disponibili attraverso una piattaforma crossmedia ma che non saranno immediatamente accessibili da piattaforme diverse, esattamente come oggi il negozio iTunes è solo in parte compatibile con altri basati su tecnologie di distribuzione e DRM (versione "rights") diverse. La questione dell'interoperabilità, nel digitale, si pone in modo assai più drammatico che nell'analogico e come ben osservava Sylvain Anichini nello stesso convegno veneziano gli ascoltatori della radio *sono* analogici, di certi blocchi e barriere non ne vorranno sapere. Bisognerà anche in quel caso arrivare a qualche accordo, a un sistema di scambio che tuteli gli interessi di tutti ma che faccia in qualche modo da ponte tra piattaforme commerciali concorrenti. Un po' come, non so se ricordate, il famoso decoder unico per la tv digitale satellitare (purtroppo risolto dall'avvento di un operatore unico).
In Italia c'è un gruppo no profit di esperti e tecnici che sta studiando da un anno la questione della interoperabilità dei sistemi di protezione dei diritti. Il gruppo, Digital Media in Italia, è frutto dell'iniziativa personale di Leonardo Chiariglione, grande personalità della cultura ingegneristica digitale in Italia e considerato in tutto il mondo come il papà di MPEG. Proprio in questi giorni Dmin.it pubblica la sua prima proposta per uno standard aperto di interoperabilità, teso a favorire lo sviluppo di una industria mediatica digitale italiana sana e aperta a operatori e content provider grandi e piccoli. Potete leggere il testo della proposta e molti commenti autorevoli sul blog di Stefano Quintarelli, Quinta's Weblog. Sull'argomento dei media digitali all'incrocio tra questioni tecniche, normative e legali è forse l'osservatorio più aggiornato del momento.

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Venezia, Programmi da Grand Prix

La convegnistica, al Prix Italia, è solo un gradito collaterale. Gran parte dei convenuti in questi giorni a Venezia sono delegati delle radio pubbliche di tutto il mondo che discutono del loro lavoro e selezionano i migliori programmi radiofonici e televisivi prodotti nell'anno trascorso. In ogni sede del premio - nel 2006 il Future Centre di Telecom Italia nei chiostri della chiesa di San Salvador (è un Future Centre di un operatore telefonico senza connettività Wi-Fi, buffo) - c'è una stanza con tanti scaffali di metallo. Su questi rack giurati, addetti e giornalisti accreditati trovano sempre la documentazione sui programmi presentati, con schede di presentazione e, per i programmi radiofonici (dramma, musica e documentari), tutte le trascrizioni e le traduzioni.
Pur trascorrendo una buona parte del tempo con i cuffia segnali al limite dell'intelligibilità, io sono un grande estimatore della programmazione radiofonica. In genere è questo tipo di interesse che spinge il radioascoltatore internazionale e lo indirizza, a volte, verso il DX di stazioni locali. Le stazioni più difficili possono arrivare anche per pochi secondi, il tempo di un annuncio o di qualche dettaglio utile per l'identificazione. Ma in parecchie situazioni, per quanto debole, evanescente, disturbata, la trasmissione arriva in modo decente. Il godimento è doppio quando la lingua utilizzata risulta comprensibile: insomma, visto che ci piace la radio, di solito partiamo proprio dall'amore per i suoi programmi.
Ieri pomeriggio a Venezia ho fatto una capatina nella solita transcript room e mi sono portato via quattro testi in concorso. Un paio dalla Polonia, uno strano radiodramma di stampo beckettiano che a mio padre farà piacere leggere (io purtroppo devo accontentarmi del testo a fronte in inglese) e un reportage in tre lingue di Polskie Radio Bialystok sull'opposizione politica in Bielorussia.
Gli altri due documenti sono un radiodramma olandese sulle imprese di Lee De Forest, inventore delle valvole e grande pioniere della radio e del film sonoro. Il testo inglese è molto bello, ma online ho trovato ovviamente solo la versione originale in olandese prodotta per la Netherlands Programme Service. La drammaturgia prende spunto da un episodio preciso: la prima trasmissione di un opera lirica alla radio (Enrico Caruso dal Met, ça va sans dire), nel 1910, a soli quattro anni dalla prima trasmissione in assoluto, quella di Fassenden.
Infine il quarto, ha molto marginalmente a che fare con i Paesi Bassi. Il radio documentario No Dogs or Jews Allowed, è un saggio radiofonico sull'antisemitismo in America che fa parte di un grande affresco di programmi della Corporation for Public Broadcasting e la Radio Foundation interamente dedicato agli ebrei che da 350 anni vivono negli Stati Uniti. I primi furono 23 ebrei della comunità di Recife (sì in Brasile!) che cercarono di rifugiarsi a Nuova Amsterdam (sì, New York) e sulle prime non furono ben accolti da Peter Stuyvesants, allora governatore per conto dei primi colonizzatori olandesi. Stuyvesants scrisse alla Compagnia delle Indie occidentali per essere autorizzato a espellerli ma loro si appellarono e il permesso fu rifiutato. E' l'inizio travagliato (ai 23 non fu neppure concesso di costruirsi un Tempio) di una storia che fortunatamente dura tutt'ora, a New York e non solo.

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28 settembre 2006

The future of radio


Come un vero blogger. Finché dura la batteria, evidentemente. Inizio a scrivere queste righe in treno, mentre i flussi delle considerazioni assorbite nel corso dell'interessantissimo dibattito organizzato sul futuro della radio da Paolo Morawski (ufficio studi RAI) a Venezia, nell'ambito del Prix Italia (fantastico premio, tra l'altro, l'unico focalizzato sulla programmazione con una impressionante florilegio della produzione radiotelevisiva mondiale di qualità). Augusto Preta di ITmedia, Simon Nelson della BBC, il mitico Jontathan Marks del blog Critical Distance, Sylvain Anichini di Radio France, Francesco De Domenico della RAI, una breve nota finale di un altro consulente ItMedia, Albino Pedroia. Finalmente l'evoluzione della radio - che come ha osservato Anichini, diversamente da mamma tivvù la sua grande rivoluzione l'ha già avuta, diventando mobile con l'invenzione del transistor - analizzata con grande sintesi ma senza risparmiare spunti e soprattutto competente intelligenza.
Il problema della cascata di inchiostro fisico e digitale sprecata in questi ultimi due o tre anni a proposito dei nuovi "standard" digitali è che le danze sono state menate (è il caso di dirlo) dai soliti ingegneri. Ma è un po' come per il software e l'informatica. Le cose interessanti sono saltate fuori quando le sales people di IBM e Microsoft hanno ceduto la parola a chi il software lo fa e lo utilizza. Anche per la radio e il suo futuro, devono cominciare a parlare i programmatori, i producer e gli ascoltatori. Come ho già avuto modo di sottolineare in questo piccolo, marginale contesto, credere che per risolvere i problemi della radio - che ci sono, malgrado l'apparente ottimismo delle cifre - sia sufficiente applicare un bollino digital inside su una scatola è, bene che vada, da ingenui.
In un'ora e mezza, a Venezia, ho probabilmente ascoltato le cose in assoluto più sensate e utili che mi sono state dette in tutto questo tempo. Non ho sentito nessuno decantare le meraviglie del DRM, ma Simon Nelson è stato molto convincente sul ruolo del DAB nella strategia multiaccesso della BBC (tutti i contenuti prodotti accessibili attraverso qualunque piattaforma o dispositivo, incluso il soundtrack di BBC Radio 1 incastonato nell'ambiente virtuale del gioco-community onli di Second Life); Mason ha anche mostrato il nuovo telefonino, il Mobile Lobster, che Virgin Mobile con BT Movio presenteranno lunedì prossimo, il primo con ricevitore radio DAB e tv DAB-IP incorporato. Ho sentito Sylvain Anichini, vicedirettore generale di Radio France e co-promotore di un nuovo consorzio costituito per traghettare la radio verso l'era del digitale in Francia (su standard DAB plus), invitare la radio a riscoprire i suoi fondamentali, l'audio come killer application, la sua leggerezza e fluidità; e sottolineare che i primi risultati delle prove di televisione digitale sul telefonino sono false, che niente riuscirà mai a rendere la televisione mobile come l'ascolto della radio. Un parere espresso con tranquilla convinzione da Francesco De Domenico, secondo il quale il futuro della radio è outdoor, fuori dalle case, nel lentissimo traffico delle metropoli (è il pubblico in movimento che ha decretato il grande successo di Viva Radio 2, il movimento e la ricerca di nuovi talenti, perché innovazione, osserva giustamente Paolo Morawski, vuol dire anche quello).
Il tempo è stato tiranno con gli analisti di ITmedia, che con quindici minuti a disposizione hanno dovuto limitare il loro benchmark su scala europea a tre nazioni, relativamente omogenee tra loro: Italia, Francia e Spagna. Ne sono emerse alcune utili indicazioni, come la grande forza dell'informazione, il tramonto generalizzato del contenuto musicale generalista che dieci o quindici anni fa, e ancora di più agli albori dell'esperienza commerciale in Italia e Francia, era sembrata una panacea universale. Oggi uno dei problemi della radio è che i giovani la snobbano e il pubblico più fedele invecchia. «I miei figli non avranno la radio nel loro menu mediatico quotidiano se essa non saprà rinnovarsi radicalmente.»
Ancora più incisivo Jonathan Marks che si presenta come "radio insultant" affermando di credere più nei cross media che nella radio. «La radio ha cento anni di storia ma se non farà niente ha davanti a sé solo cento mesi di vita,» cannoneggia Jonathan nel suo impeccabile Dutch-English a mitraglia. Chi sopravvive alla sua prima raffica ha la fortuna di ascoltare una esposizione che svela i punti di forza e di debolezza della radio e trae le conclusioni con alcuni ficcanti suggerimenti. Non tutto quello che dice mi trova consenziente. Là dove Marks sbeffeggia la user interface della radio come qualcosa di "dumb", stupido, io la trovo mirabilmente semplice. Se per lui i siti Web delle stazioni sono inutili, io credo molto nell'interattività. Ma è assolutamente geniale nel suo appello a favore un Google della radio, nell'invocazione di una EPG (Electronic Program Guide) che sappia guidare milioni di ascoltatori verso una fruizione più immediata e consapevole di contenuti di cui quasi sempre ignoriamo l'esistenza. Marks manifesta un autentico entusiasmo per la sua esperienza di consulente per le comunicazioni di emergenza (andate a guardare il Wiki della sua associazione Broadcasters without Borders) delle emittenti comunitarie africane, ma secondo me non si rende troppo conto che il suo suona come un nostalgico omaggio alle prime esperienze radiofoniche di quello che era tutto il resto del mondo prima di diventare ricco e "occidentale". Alla fine, chi ha veramente parlato di radio del futuro, o almeno di una sua possibile, magari fallace articolazione, è Simon Nelson con una sintetica presentazione delle linee verso cui la BBC ha deciso di puntare per quella che anche Aichini chiama evoluzione della radio. Nelson esorta a fare propri i contenuti dei podcaster, a insegnare - prendendo a esempio il dialogo che la stampa scritta sta instaurando con i blogger - agli ascoltatori a interagire, a trasformare la radio in un medium bidirezionale. Una bella, appassionata lezione.
Un grande pomeriggio di parole dense, che Radio Rai avrebbe fatto bene a trasmettere in diretta. Io l'audio l'ho registrato con i mezzi del DXer e del podcaster, in Mp3, senza microfoni minimamente professionali. Al momento è un file molto corposo, che spero di riuscire a ridurre senza grossi sacrifici su una qualità già precaria. Ma intanto potete già trovarlo nella solita area file. Buon ascolto.

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27 settembre 2006

Radioamatori, parte la nuova banda MF


Si segnalano già le prime trasmissioni nella banda sperimentale radioamatoriale dei 600 metri (intorno ai 500 kHz). Le prime licenze sono state concesse negli Stati Uniti, dalla ARRL, le prime licenze. Sulla pagina ufficiale dei pionieri della nuova banda, http://www.500kc.com/ risultano già 23 stazioni attive. Dall'Oregon, N6LF segnala ai gruppi di discussione americani l'inizio di attività in modalità beacon (sui 500 kHz sono possibili solo CW e PSK31) su 506 kHz tra le 01 e le 04.30Z con identificativo continuo "VVV VVV VVV VVV VVV DE WD2XSH/20 WD2XSH/20 K". Non si sa se con velocità lenta stile QRSS o normale. Alcuni OM sono operativi anche sulla costa est. Le frequenze sono praticamente quelle dei radiofari, anzi, quelle delle onde medie basse, dove è possibilissimo sentire qualcosa di broadcast (penso al Canada su 590 kHz). Ma le potenze in gioco sono minime, solo 100 watt in antenna. Sicuramente è possibile esplorare la banda con strumenti visuali, tipo software di analisi spettrografica. Per lo studio della propagazione sono esperimenti molto interessanti, perché la zona dello spettro è libera da interferenze broadcast europee. Siamo in prossimità della freqeunza Navtex 518 e qui molte vecchie stazioni marittime hanno spento.

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Cent'anni di IRC

Per rispondere a un lettore di RP ho fatto su Internet una scoperta di carattere filatelico. L'Unione Postale Universale ha introdotto pochi mesi fa una nuova versione dei Buoni Risposta Internazionali, altrimenti noti come IRC, che nel 2007 compiono esattamente cent'anni (l'invenzione risale in realtà al 1906, durante il Congresso di Roma dell'UPU). Le poste italiane hanno cominciato a vendere i nuovi esemplari da settembre, spiega un bell'articolo del sito Philweb. I buoni risposta sono, anzi erano, visto che i nuovi sono grigi - foglietti giallini che i DXer conoscono bene. Inseriti in busta insieme ai rapporti di ascolto, questi foglietti possono essere scambiati, in quasi tutti gli uffici postali del mondo, per i francobolli necessari per l'invio all'estero dell'agognata "conferma di ricezione" o, come si dice in gergo radioamatoriale, lettera o cartolina QSL. In altre parole, con il coupon il DXer regala alla stazione che riceve il suo rapporto d'ascolto un piccolo rimborso a coperture delle spese di affrancatura da sostenere. Un gesto di cortesia che un tempo poteva significare molto. In passato le emittenti internazionali ricevevano moltissimi rapporti di ricezione. E quelle locali spesso si trovavano in oggettive difficoltà economiche, al punto che anche una semplice affrancatura per l'estero poteva pesare sui bilanci. Oggi non è che queste situazioni siano superate, anzi. Ma le lettere spedite sono diminuite, insieme agli ascoltatori. E i rapporti di ricezione che vengono inviati alle emittenti locali spesso e volentieri vengono accompagnati direttamente da qualche biglietto da un dollaro, ineleganti ma più graditi. Il resto della corrispondenza e dei contatti con le stazioni avviene ormai via posta elettronica.
Ma i buoni risposta si vendono ancora e alcuni continuano a utilizzarli per contribuire alle spese di spedizioni delle QSL richieste. La nuova versione introdotta quest'anno è stata disegnata da un giovane grafico di Kiev e mostra le famose dita dipinte da Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina. Il valore filatelico di questi rettangolini di carta è ancora discutibile, ma da quello che ho visto un po' di mercato c'è. Nella memoria storica di chi ascolta le emittenti lontane sono il simbolo di un hobby che riscuoteva un certo successo e che prima di Internet faceva leva esclusivamente sul sistema postale, sia per i contatti con le stazioni (nei primi tempi ricevevo chili di posta, quando le varie emittenti internazionali ti inondavano ancora di opuscoli e schede dei programmi), sia per lo scambio di informazioni. Con i buoni risposta, ricordo, si pagavano anche gli abbonamenti alle numerose fanzine ciclostilate di vari club e associazioni di ascoltatori. Preistoria, se penso a Paypal.

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26 settembre 2006

Death of radio? Not good

Per chi lo conosce dai tanti anni di militanza nella pubblicistica informatica e per i suoi manuali sul personal computer (sin dai tempi del DOS), John Dvorak non è uno che ama usare troppe metafore. Sull'ultimo PC Magazine, il giornalista e scrittore spende il suo nome così musicale (Antonín Dvořák sarà stato un parente?) per suonarle a una industria radiofonica che non si accorge di un fatto increscioso oltre che epocale: la radio sta morendo.
Da bravo informatico, John ha capito molte cose prima di altri. L'assassino non è la presunta cattiva qualità di modulazioni e frequenze "obsolete". Ma il classico maggiordomo inteso proprio come "server": Internet con annessi e connessi, podcast e compagnia cantando. In una parola, il broadcasting sta soccombendo di fronte al narrowcasting, alla miriade di stazioni ultrapersonalizzate che chiunque può mettere insieme con un player MP3 da quattro lire. Dvorak esordisce scrivendo paro paro ciò che un italiano di bocca buona ma efficace tradurrebbe con "il problema è che la radio fa cagare". Troppe, anzi troppo poche corporation che controllano la quasi totalità delle stazioni facendo una programmazione nazionale che "fa schifo". Battibecchi mattutini, tirate di estrema destra da Rush Limbaugh & C e noiosissimi dibattiti da bar sport. Ecco i tre soli ingredienti di una radiofonia che ha tradito la sua invenzione più efficace, i format tematici, e dalla quale stanno fuggendo un po' tutti, per andarsene sul satellite o sui contenuti autogestiti. Il discorso si applica solo agli Stati Uniti, direte voi. Balle. Accendete sulle varie Piattinette rauche e le Uanstescionuannescion dell'ultimo "grande successo" discografico che dobbiamo sorbirci dal circo radiofonico nostrano e avrete più o meno lo stesso brodo, solo su scala più ristretta (per il circo televisivo basta sostituire con "talk show" e "reality"). Credere che per invertire la rotta sia sufficiente appiccicare sulla baracca un bollino "digital inside" è da idioti. Del resto solo degli idioti potevano inventarsi una radio (e una televisione) di questo genere.
Leggetevi fino in fondo l'editoriale di Dvorak perché la verità sta nella coda ed è pazzesco che a proclamarla non sia un sociologo o un critico letterario, ma uno che ha cominciato scrivendo delle magagne di MS-DOS. La morte della radio fa paura perché andando verso la distribuzione su IP, è inevitabile che le possibilità di controllo da parte di maggiorenti e governi diventino più concrete e minacciose. Lasciate stare che il podcasting assomiglia tanto alla radio delle masse, dal portinaio al postdoc. La questione vera, che dovrebbe saltare così evidente agli occhi di chi assiste attonito alle conferenze stampa dei Tronchetti, Murdoch e Berlusconi è: ma chi controlla 'ste benedette infrastrutture di distribuzione, i cavi e o le onde di Wi-FI e generazioni successive? Guardate un po' come scodinzolano i "colossi" dei contenuti IP come Microsoft e Google, davanti alle "vaghe pressioni" della casa regnante cinese. Le radio americane hanno rappresentato il diritto a una informazione libera da condizionamenti governativi. Quando saranno spente chi raccoglierà il testimone? I blogger appesi, letteralmente, a un filo? Auguri vivissimi.

The Death of Radio

Over the weekend, a story appeared about various shortwave-radio towers along the Spanish Costa Brava being blown up. Obviously, they were no longer needed or wanted. Even YouTube has a clip showing the Voice of America towers near Munich, Germany being destroyed. The article, which ran in the International-Herald Tribune and elsewhere, reminisced about the short-lived shortwave radio era that begin with the first installation in Eindhoven, the Netherlands, by Philips in 1927. It was used so the folks working in the Dutch East Indies could get their daily dose of local news and feel connected.
Shortwave evolved into a clever technique to broadcast beyond borders, because the signal essentially bounces like a basketball between the Earth and the ionosphere for unimaginable distances. Apparently, this technology is no longer needed. I suspect that whatever is left of shortwave will be relegated to fringe use, mostly by missionaries and the underappreciated amateur/ham radio community.
What's overlooked in all this is that it's not just commercial shortwave that is over. Commercial radio itself is under the gun. It's no coincidence that the shortwave era is ending with the advent of podcasting. Podcasting is a much bigger threat to normal radio than it is to shortwave. In fact, radio is being assailed from every angle you can imagine. Why? Perhaps I should get to the point here: Commercial radio sucks. Seriously. It genuinely stinks. It has been deteriorating since the 1980s and now is just dreadful.
First of all, the models have changed. Too many large corporations own too many stations, and they do plain-vanilla national programming, hoping to maintain their investment. This has resulted in few music stations worth listening to, since the music is generally bad and not a reflection of current tastes. Because of this, various personality shows and talk shows have taken over the airwaves. There are various models, but the three that seem to dominate are the "morning zoo," "conservative talk radio," and "sports talk."
The morning zoo is the worst of the group. It's essentially a bunch of goofballs ripping on each other for 3 to 4 hours in the morning during drive time. Within this model, there is a lot of sophomoric news commentary. Conservative talk radio was invented by Rush Limbaugh when the federal Fairness Doctrine—which required radio stations to give people who disagreed with political opinions broadcast on the air a chance to respond—was repealed. Now there are dozens of cloned national and local personalities all bitching about "liberals" and how they've ruined the country. And finally, there are also dozens of national and local radio personalities who moan and groan about sports and the results of recent games.
I should probably also mention my biggest complaint about radio: incessant commercials. There are too many of them, and they continue for too long. I change the channel immediately during a break, but because so many shows are so similar, they all use a similar clock. The "clock" is a model based on an hour which carefully divides the show up into segments and positions the commercials at certain points. Too many are identical. So you hear 5 solid minutes of commercials, for example, beginning at 20 minutes after the hour. The hour probably has at least 20 total minutes of commercials.
Because of this narrow range of programming, commercials galore, and the miserable music stations, the door was wide open for an alternative to broadcast radio. Enter podcasting, with a worldwide audience of Internet users and a narrowcast model that works only in massive distributed markets. Thus a podcast such as the one I take part in, "This Week in Tech," can achieve an estimated 500,000-700,000 downloads and listeners. Having done local radio about computers myself, I can assure you that no such numbers are possible except through podcasting. Most specialty, narrowcasting radio is relegated to the weekends or college stations, where nobody cares about ratings.
Now the delivery mechanisms for podcasting, namely digital music players, are finding direct connections to the car radio. They thus bypass the radio itself for news, views, and information, all available from a huge palette of options. And many people who relish music programming have opted for satellite services such as XM Satellite or Sirius radio. Podcasting has not yet found a legal way to exploit music programming. When it does, the impact will hurt radio more than anything. Already people are listening to their own mixes rather than the radio.
Does anyone in radio see any of this as a problem? Maybe not, since many of the most popular radio shows are now available as podcasts. In many instances, there is no need for a radio version of these shows. The only sort of programming that radio can own is news reporting and traffic information. Years ago, I would have added interactive call-in shows, but these seem to be fading as the shows' hosts do most of the talking (incessantly, some would argue) nowadays.
Personally, I find these trends disturbing, since everything is gravitating toward Internet IP distribution, and as far as I'm concerned, this can eventually be more easily controlled by centralized governments than can broadcasting. Not good.



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25 settembre 2006

Your computer, our propagation

Girando - mi scrive Andrea Russo - alla ricerca di un sito dove si presente l'ultima versione di Dream ho trovato un programma molto complicato che permette di individuare l'area servita dai trasmettitori nel corso della giornata basandosi su un certo standard di calcolo chiamato REC533, e credo anche che faccia molto di piu'.
Il programma si chiama WPLOTF32 e lo si può trovare qui:

http://devel.der-schall.de/wplot.php

Non sono comunque andato in dettaglio sull'uso del programma. C'e' anche un manuale in pdf (non completo e di 278 pagine!).
La ricerca dell'ultima versione di Dream compilata e' dovuta al fatto che chi di solito metteva sempre l'ultima versione on line ha cambiato interessi e sono in pochi che vogliono correre il rischio di mettere a disposizione il compilato senza pagare i diritti mpeg e drm (sembra che chi ha i diritti per l'mpeg sia molto attento al pagamento della licenza e sia piuttosto aggressivo). Nel sito che ho indicato si trova anche l'ultima versione di Dream compilata.


Fantastico. Per spiegare meglio, WPLOTF32 riesce da quel che ho capito a tracciare i radiation pattern delle antenne dei broadcaster (i dati possono essere prelevati da ILG), in funzione dell'orario e delle condizioni di MUF. Molto, molto interessante. Il procedimento REC533 cui si riferisce Andrea e di cui si è servito Norbert Schall (data un'occhiata agli altri suoi programmi), fa parte di un pacchetto di procedure sviluppate in origine dall'NTIA/ITS per conto della VOA, per aiutare l'emittente a pianificare le sue trasmissioni. Esiste tutt'ora la possibilità di usare direttamente questo software VOACAP per effettuare previsioni propagative fatte in casa. Questa è una bella guida a VOACAP realizzata da un OM finnico.
Brutta notizia, per Dream precompilato, il software per la demodulazione del DRM ma anche di tutte le modulazioni analogiche con radio SDR. Sembra, mi scrive Andrea, che il link al sito brasiliano dove finora molti si approvvigionavano, non funzioni più o dia accesso a una versione non aggiornata. Quindi è molto utile il nuovo link al sito tedesco. Finché dura. Con Dream ci sono problemi di brevetti software (orrore!) e molti preferiscono non rischiare guai e multe.

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Onde corte (1927-20??) R.I.P.


Il risvolto curioso di questo ennesimo de profundis intonato sull'imminente fine delle onde corte è la totale assenza di ogni riferimento al DRM. Eppure Doreen Caravajal si è documentata benissimo, prendendo lo spunto dalla distruzione delle antenne di RFE/RL in Catalunya (siamo un po' fuori dalla cronaca, ma dev'essere perché nel frattempo il filmato dell'implosione delle antenne di Playa de Pals ha ha conquistato ampia notorietà su You Tube dove trovate un mucchio di filmati bellissimi su questa intestallazione). Ho trovato condivisibile, nell'articolo dell'International Herald Tribune, la dichiarazione di un funzionario dell'EBU, secondo il quale oggi è diventato difficile dire esattamente "che cosa" sia la radio: tra podcast, stream, multipli digitali terrestri e satellitari, da molte parti la radio arriva senza neanche passare per un apparecchio radio convenzionale. Dove Internet e satelliti sono una merce troppo preziosa, arrivano gli accordi stipulati tra i broadcaster internazionali e le locali in FM. Non il modello del grande broadcaster, a essere entrato in crisi (50 anni è la vita media dell'ascoltatore delle onde corte), ma il mezzo, che costa troppo ed è diventato molto meno capillare. L'autrice sembra quasi implicare che un eventuale passaggio al digitale non servirà a una beata fava. Su questo punto potrei essere d'accordo, ma sarà tutto così grigio l'orizzonte delle onde corte? Guardandomi un po' in giro ho trovato alcuni articoli interessanti su Unesco Courier del 1997, fortunatamente indicizzato e salvato in formato testo su Findarticles di Looksmart.com. Oltre a una timeline concisa ma molto completa sulla storia della radio e delle onde corte, è possibile trovarvi diverse considerazioni. Alcune po' ingenue a dieci anni di distanza, altre più lungimiranti. Io continuo a essere convinto che le onde corte sono un mezzo efficiente per raggiungere fasce di popolazione lontane dai grandi addensamenti di modernità e ricchezza, ma è evidente che altri strumenti stanno facendo continui passi avanti. Per i broadcaster di grandi dimensioni e ambizioni, è già arrivato il tempo di prendere le giuste decisioni sui rispettivi budget. Emittenti più regionali, non governative, religiose e private possono pensarla diversamente e andare avanti. Ma per quanto? Pensare che le onde corte si possano salvare con una progressiva digitalizzazione mi sembra azzardato, proprio alla luce delle considerazioni su una radio capace di travestirsi così bene. Fare concorrenza ad altri mezzi sul piano qualitativo è velleitario e al momento contraddice la funzione delle onde corte come strumento semplificato e "povero", almeno per gli ascoltatori. Forse bisogna cercare di rilanciare proprio su questa loro unicità, analogica o digitale che possa essere. Ma è una peculiarità comunque a rischio. Godiamocele finché possiamo.

Shortwave-radio era looks short-lived
By Doreen Carvajal International Herald Tribune
Published: September 24, 2006

PARIS Perhaps it is fitting that a 50-second video clip of an ear-shattering explosion of 13 shortwave radio antenna towers on the Spanish Costa Brava is getting viewers on the Web site YouTube. It took 32 pounds, or 14.5 kilograms, of dynamite to fell the massive antennas, which long relayed news from the United States to the former Soviet Union. But the most powerful force behind the demolition was the rapidly shifting landscape of radio, where listeners are migrating toward MP3 players, Internet radio and podcasting. The felling of the towers was the latest noisy outburst of a cost-cutting trend that is silencing the familiar and crackly shortwave voices that leap across the globe through the clear night sky in times of crisis and Cold War, tsunami and Thai coup.
In January, the Finnish public broadcaster YLE will end all of its shortwave broadcasts with the goal of saving money and diverting resources to online news services. Next month, Germany's public broadcaster, Deutsche Welle, will end its German-language shortwave broadcasts aimed at Canada and the United States. The Japanese public broadcaster, NHK, and the Korean Broadcasting System are also reducing shortwave services. The leading international broadcaster, the BBC World Service, is pursuing a diversification strategy that regards the future in stark terms. "Audience needs are changing and technology is moving rapidly," reads the news service's explanation of its strategy through 2010. "Shortwave is also declining at a fast pace and if we don't change, we will die."
Critics of the retreat warn, however, that shortwave is the most reliable communications medium of last resort. They point out that it can allow determined broadcasters to reach across borders even when repressive national regimes halt FM broadcasts, block Internet sites and jam television programming. "Shortwave does not respect boundaries and reaches the rich and poor," said Graham Mytton, former head of the BBC's audience research unit and now a media consultant. "Most international broadcasters think things are driven by technology, but not entirely. They're driven by politics and local media circumstances. Their mistake is they downplay shortwave because they're living in developed societies. But they don't go to rural areas like Nigeria, where everyone has a shortwave radio. "Smaller international broadcasters with more limited resources are phasing out shortwave entirely. Slovak Radio silenced its shortwave programming in July, and Swiss Radio International ended shortwave broadcasts two years ago to transform into an online news service, www.swissinfo.org.
In the meantime, all of the world's largest international broadcasters, from the United States, France, Germany, England and the Netherlands, are cutting back or reviewing precious resources devoted to shortwave radio. "The future of shortwave radio is quite clear," said Guido Baumhauer, director of strategy and distribution for Deutsche Welle, or DW, in Germany. "It's all going down when it comes to the consumers." With the average age of its shortwave listeners hovering at about 50, DW expects to save more than €10 million, or $12.78 million, a year by reducing shortwave services, according to Baumhauer, who said the money would be invested in other services like Internet radio and podcasting. The state-subsidized broadcaster is phasing out shortwave programs for North America and the Balkans and reducing daily transmissions of shortwave programs to 160 hours from 200. "In the U.S., if people are really into German they have so many other ways to get consumer information," Baumhauer said. "Considering the costs related to the transmission, there's no point in continuing."
The history of shortwave radio dates to 1927, when Philips Laboratories of the Netherlands transmitted shortwave broadcasts from Eindhoven to the Dutch East Indies. The BBC trailed behind with the founding of the BBC Empire Service in 1932. Shortwave radio provided a vital alternative voice in wartime Europe. Radio Oranje, for example, was set up in London after the German occupation of the Netherlands to broadcast uncensored news. Through the Cold War years, international broadcasters used shortwave to shout over the Iron Curtain. While held in his luxury villa during an attempted coup d'état, the former Soviet leader Mikhail Gorbachev listened to shortwave transmissions of the BBC and Voice of America. But after the Berlin Wall fell and new media forms flourished, there was less need for shortwave transmissions in developed countries. International broadcasters like RFI of France and the BBC started striking hundreds of partnership agreements with local FM stations to rebroadcast their programs with clearer sound.
With the advance of technology, it has also become increasingly difficult to say what a radio is, since it can be distributed through digital television, mobile phones, computers or satellite radio, according to Michael Mullane of the European Broadcasting Union for public broadcasters in Geneva. The BBC eliminated its North American shortwave transmissions in 2001, when there were still an average of more than two million listeners. But with FM rebroadcast agreements with local stations, the BBC now has five million listeners in Canada and the United States, according to Michael Gardner, a spokesman for the BBC. The BBC is constantly reviewing its expenses in connection with shortwave radio, he said, but in the meantime, the news service still reaches two-thirds of its weekly 163 million radio listeners through shortwave. This year, the BBC actually posted an increase of about five million shortwave listeners in rural areas of Africa and Asia, but Gardner says the increase amounted to existing listeners who were surveyed for the first time in Myanmar.
David Hollyer, former managing director in Spain for the U.S. government's Radio Free Europe and Radio Liberty, is wistful about the long-term consequences of mothballing and destroying shortwave transmitters. The transmitters in Spain, he argued, could have been deployed to broadcast to Central Asia to reach a Muslim population. Instead, with the changing political climate, U.S. authorities closed the station in 2003, ended its lease, and turned over the towers to Spain. When Hollyer watches the amateur YouTube video of the familiar towers crumbling in clouds of smoke, it reminds him of an Edwin Markham poem. "To paraphrase," he said, "the towers went down with a great shout upon the hills and left a lonesome place against the sky."


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24 settembre 2006

Notizie da una repubblica inesistente

Glenn Hauser cita sull'ultimo DXLD un bel report stilato, insieme ad altri molto interessanti, da Radio Free Europe/Radio Liberty sulla Transdniestria, repubblica rinnegata che vuole staccarsi dalla Moldavia e ritornare alla grande madre russa (e nel frattempo ne approfitta per contrabbandare armi, sostanze pericolos e denaro sporco, bisogna pure arrangiarsi). E' un pezzo molto divertente dedicato alla campagna mediatica online che la regione ufficialmente inesistente - ma sotto il ferreo controllo di un dittatore locale che si chiama come una marca di vodka - sta conducendo sul Web a colpi di pagine graficamente accattivanti e articoli brillanti in perfetto inglese. Se non ci fossero in ballo mezzo milione di persone, che verosimilmente non sono entusiaste né di restare moldavi, né di essere governati da Smirnov, né di rientrare in Russia (nella capitale Tiraspol campeggiano le falci e i martelli, non si capisce bene l'amico Putin che cosa ne penserà), ci sarebbe da ridere leggendo di un sito "turistico" che invita il navigatore a scoprire "una nazione europea sconosciuta". O di un giornalista soi disant irlandese che dirige, a modo suo, il settimanale "indipendente" Tiraspol Times. O del sito Transdniestria.com, con un sondaggio che chiede al mondo - 1.200 i voti raccolti ma appena il 51% a favore - se la Transdniestria debba essere riconosciuta. Riconosciuta? Ma se non riusciamo nemmeno a pronunciarla. Insomma, sembra di leggere una delle storie di Topolino anni quaranta, quelle in cui il topo di Wal Disney si ritrovava re di qualche improbabile regno transbelgastrico. E invece è tutto vero, o tutto fasullo, come preferite.
Come il referendum sull'autonomia votato il 17 settembre. Come la stazione Radio PMR, Pridnestrovskaia Moldavskaia Respublica, che utilizza una volta al giorno gli impianti ex-sovietici ex-moldavi di Tiraspol, in inglese dalle 17.00 alle 17.40. A quanto riferiscono le varie fonti DXistiche la frequenza è di 5.965 kHz e prima ancora 5.960 (sul sito sono indicati i 5.910 alle 16.00, poi abbandonati); ma il mese prossimo PMR dovrebbe passare sui 6.205 kHz. In questi anni di distacco da Chishinau, Tiraspol è stata ascoltata e confermata diverse volte. Radiofonicamente parlando, uno potrebbe organizzare una gara sull'ascolto delle trasmissioni da o verso stati rinnegati, non riconosciuti, irridentisti e rivendicazioni regionalistiche assortite. Ne sentiamo parlare raramente ma sono luoghi in cui spesso si combatte aspramente, si sopravvive a stento sotto l'incubo terrorista e magari lo si fa anche, del terrorismo. Nella nostra relativa bambagia i giornali ci parlano di Palestina, Kosovo, Kurdistan, ma la lista è paurosamente lunga. Eccezionale quella, anzi quelle preparate da Wikipedia (ma come diavolo fanno?). Abbiamo la Lista delle nazioni non riconosciute, come appunto la Transdniestria, poi la Lista dei movimenti autonomisti e secessionisti. Da leggere assolutamente è anche la voce dedicata all'UNPO, l'ONU delle Nazioni e dei Popoli non rappresentati. L'UNPO ha anche un suo sito Web che mi pare di aver citato in passato ma che nel frattempo ha subito un restyling. Per i movimenti separatisti che riguardano l'Europa, si deve fare riferimento anche all'OSCE, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione, che gestisce missioni umanitarie, progetti di sviluppo e spesso e volentieri invia i suoi osservatori in zone in cui si spara o viceversa si cerca di rimediare con qualche elezione o referendum. Magari truccati. E' un mondo difficile.



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Progettare una rete di ponti radio, gratis

Ancora una volta una discussione su it.hobby.radioascolto offre lo spunto per parlare di qualcosa di nuovo. Nel thread che si è sviluppato intorno alle mappe di Google dopo che Andrea Borgnino ha presentato il suo breve manuale how to, Alex segnala un programma per pianificazione di sistemi radio, Radio Mobile, davvero interessante. Radio Mobile è un freeware sviluppato da un radioamatore canadese, Roger Coudé, una decina di anni fa. Lo scopo del software è simulare il rendimento di un collegamento radio (tra 20 MHz e 20 GHz) in funzione di diversi parametri, inclusa la morfologia e l'orografia del terreno. Viene utilizzato dai radioamatori per studiare la dislocazione di ponti radio e postazioni trasmittenti, ma il programma è freeware soprattutto perché pensato per funzionare nelle zone rurali e nel terzo mondo, per la progettazione di reti radio. Esistono strumenti di planning più sofisticati, ma non sono gratuiti. Una softwarehouse svedese It+46, ha sviluppato un piano di formazione basato su Radio Model per i suoi progetti in Africa, dove il freeware di Coudé serve per costruire piccole reti di telecomunicazioni comunitarie.
Il software si basa su un modello, l'Irregular Terrain Model, teorizzato da Anita Langley e Phil Rice nel 1968 e disponibile, in Fortran, sul sito dell'Institute for Telecommunications Sciences americano. Non è uno strumento di facile impiego, ma in rete si trovano dei tutorial. O anche un gruppo di supporto su Yahoo.

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23 settembre 2006

Ecosistema SDR

Sull'onda di un crescente interesse da parte dei radioamatori e dei DXer, aumenta anche l'offerta di sistemi e hardware per il Software Defined Radio. Dalla lista HPSDR leggo di un nuovo kit proposto dalla californiana Hendricks, produttore artigianele di soluzioni per il QRP, la ricetrasmissione (spesso in CW, in codice Morse) a potenze bassissime. Il kit della Hendricks, Firefly, è progettato da Dan Tayloe N7VE e consiste in una scheda ricevente SDR centrata su una frequenza dei 30 metri (intorno ai 10.112 kHz) e accompagnata da un trasmettitore VXO (oscillatore variabile a cristallo) convenzionale, di 2 watt di potenza. Secondo il progettista l'approccio adottato, quella del ricevitore non a larga banda ma tarato su una porzione molto ristretta di frequenze, è più adatto ad applicazioni così mirate.
Curiosi anche gli altri kit di questo piccolo costruttore, come il tuner per antenne filari racchiuso in una scatola di mentine (gli Altoids, naturalmente senza mentine). E' veramente un mondo curioso La scheda Firefly si potrà ordinare a partire da ottobre per una sessantina di dollari.

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Goodbye AM

Ho cominciato ad ascoltare con un certo impegno le onde medie quando Milano 1 (allora c'erano pure Milano 2 e 3) era ancora su 899 kHz. Era insomma la canalizzazione ereditata da un periodo decisamente "antico". Se non sbaglio l'ITU decretò la nuova canalizzazione, più moderna, nel 1979 e Milano 1 passò su 900 kHz. Una ventina di anni dopo, sulle onde medie cominciò a soffiare il vento della smobilitazione. L'epoca della guerra era davvero finita, la Germania riunificata, le stazioni FM ascoltate da tutti. Per i DXer delle onde medie si accese la speranza di una banda con tante belle frequenze libere, tante chance in più di sintonizzare le ambite prede d'oltre Atlantico e magari, chissà, l'estremo Oriente, che pareva tagliato fuori dopo che nel 1979 fu deciso anche di passare, da quelle parti, alla canalizzazione a passi di 9 kHz e le frequenze sfasate con i loro potenziali buchi, sparirono. La speranza durò poco, perché proprio mentre si svuotavano i canali partiva la sperimentazione del DRM. In fondo in fondo sappiamo tutti che tra cinque, dieci, quindici anni le onde medie ospiteranno solo stazioni digitali, in Europa come negli Usa. Forse per il mondo della radiodiffusione sarà meglio così e gli ascoltatori saranno serviti meglio, sono il primo a rendermi conto che l'evoluzione un'intera industria (e il piacere di chi ascolta un buon programma in ottima qualità audio) non sono un bene negoziabile sui tavoli di un centinaio di hobbysti attempati. Per allora sarò comunque troppo vecchio per stendere fili e lottare contro il sonno solo per qualche inutile segnale lontano.
I primi segni sono già piuttsto evidenti. Come scriveva il Media Guardian pochi giorni fa, l'Ofcom inglese sarebbe intenzionato entro il 2012 a togliere le frequenze in onde medie oggi assegnate ai due network commerciali TalkSport e Virgin, per riassegnarle ad altre stazioni operanti in DRM, ormai ritenuta (non del tutto a torto, devo ammetterlo) la tecnologia migliore per il cosiddetto "gap filling", la copertura dei buchi lasciati dal DAB o dalla stessa modulazione di frequenza.
Intervistato al proposito, il responsabile in seno all'authority britannica sottolinea però che per il momento sul DRM restano molte perplessità. Tra le quali il non trascurabile particolare della mancanza di ricevitori. Ma da qui al 2012...

Is it goodbye AM?

Julia Day
Thursday September 21, 2006
MediaGuardian.co.uk

Ofcom is considering taking away Virgin Radio and TalkSport's AM radio licences in six years' time to use the spectrum for new digital radio stations.

Peter Davies, the media regulator's director of radio and multimedia, said three new national stations and a whole range of local stations could be squeezed out of the spectrum used by the two national AM services. But his comments have provoked angry responses from both broadcasters. TalkSport said considering ditching AM broadcasts was "crazy" and "illogical" and Virgin said it would lobby for preferential treatment in the auction of the digital spectrum.
Both SMG's Virgin and UTV's TalkSport's licence are due for renewal in 2012 - after they were recently given a four-year extension. At that time, the licences will be auctioned by Ofcom. But Mr Davies said that instead of simply auctioning the existing AM licences, Ofcom is looking at ditching the AM licences and converting the spectrum to "Digital Radio Mondiale". DRM is an alternative digital radio standard to that already used by services such as BBC 6 Music, 1Xtra and Planet Rock in the UK, which is called Digital Audio Broadcasting, or DAB. "Both licences are due for renewal in 2012 - possibly earlier, if they handed back their licences. These AM national licences could be reused for DRM," Mr Davies told a digital radio conference organised by the broadcast and transmission company WRN. "You could get potentially two more national networks using a high-powered frequency and a range of local services [from TalkSport's licence]," he said. "With Virgin you could get a national frequency and a number of local services. "When those licences are up for re-advertisement in 2012 they have to be auctioned off. There is no mechanism to allow the incumbent to hang on to them ... whether we auction them on a technology-neutral basis or not is something we will look at nearer the time. "It is one of the possibilities that we are looking at, at the moment."

'Commercial suicide'

Scott Taunton, the managing director of UTV Radio, said the AM frequency was essential for his business and turning it off in 2012 would be "commercial suicide". "Surely Ofcom is not thinking about turning TalkSport off. We have increase listening hours by 30% since 2000 on AM. He said that until many more households and mass market cars have digital radios as standard, it is "pointless" to talk about turning AM off. Ofcom should set a analogue switch-off timetable first, said Mr Taunton, who thought 2020 was about the right time.
"I'll fight tooth and nail to have our licence extended even further, the public interest is best-served by an AM service being available until we have a date for switch-off. In 2012 more than half our audience will still be listening on AM, so to turn us off would be commercial suicide." Mr Taunton added that the AM frequency may be more valuable to his speech station than to Virgin's music station. Music sounds worse than speech on the crackly AM signal and a much larger percentage of Virgin's listeners than TalkSport's have already have migrated to digital. He floated the idea that TalkSport be allowed to keep its AM service past 2012, even if Virgin were happy to have its AM licence turned into DRM. A spokesman for Virgin Radio said: "We believe, that having persevered with the AM signal, we should be given preferential treatment on the allocation of any DRM spectrum."
The media regulator believes DRM could be used to "fill in the gaps" in digital radio coverage reaching parts DAB of the UK that DAB radio does not reach, or that are not commercially attractive. "DAB might not be enough by itself," said Mr Davies. "Some remote areas are not accessible by DAB, and for smaller stations DRM could complement [DAB]. "It might be that there isn't any commercial interest beyond the areas we advertise [for DAB licences] in the next year or so. It might be that DRM could fill in the gaps," he said. But he recognised the crucial element in the plan could be missing: that people may not have radio sets that can receive DRM by 2012. Only 15.3% of adults have a DAB set at home compared with over 70% of UK households which already have digital TV.
"But there is no point in auctioning DRM if there are no DRM sets available. It is a chicken-and-egg situation. By indicating now that there is a long-term plan to put services on those frequencies using DRM should encourage manufacturers [to produce DRM sets]. But we are only starting to talk about it now. It's early stages." And he added that Ofcom is not in a position to announce a date for the switch-off of the analogue radio signal, mirroring the move that has been made in the television industry. "We are not anywhere near analogue switch-off yet," he said. He added that Ofcom will put out a consultation early next year that will "start to ask the question about if [analogue switch off] is a good idea".


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22 settembre 2006

Mappe radioamatoriali (e baci in fronte)

«Mentre stavo realizzando per il mio sito una mappa dove sono visualizzate le cime Sota che ho attivato mi sono reso conto dell'incredibile semplicità nell'utilizzare Google Maps per visualizzare contenuti geo-referenziati e soprattutto quante sono le applicazioni possibili nel campo radioamatoriale e del radioascolto.
Usando Google Maps si possono infatti realizzare mappe "navigabili" di ripetitori, ponti radio, beacon, emittenti radio e qualsiasi cosa che vogliamo visualizzare in modo grafico usando sia la mappa sia la modalità "satellite" che ci permette di conoscere l'orografia dei luoghi.
Per questo ho realizzato una piccola, e spero semplice, guida per l'uso "radioamatoriale" di Google Maps. La guida si può consultare qui:

http://www.mediasuk.org/iw0hk/google_map.htm

Saluti e 73 Andrea IW0HK»

Aggiungo qualcosa di mio a questa meraviglia (di mio si fa per dire, è tutta farina di sacchi altrui). Con l'aiuto di un paio di tool software è possibile realizzare, con Google Earth mappe come questa generata da Aldo Moroni sulla sua lista di radiofari ascoltati. Il punto di partenza è il software per logbook NDB Weblog, con il quale è possibile registrare i dettagli sui fari ascoltati. I dati esportati dal Weblog grazie a una procedura (script) condensata in questo bat.file di Kari Syrjanen di NDBlist vengono trattati con un convertitore freeware, Geoconv, che produce un file in formato (waypoint) compatibile con software di mappatura GPS come OZIExplorer. A sua volta OZI esporta nel formato .klm compatibile con Google Earth. Non so se le istruzioni che ho fornito sono corrette, forse si può fare a meno di OZIExplorer e utilizzare solo GeoConv, magari chiederò ad Aldo stesso come ha fatto a generare la sua mappa. In ogni caso grazie a tutti.

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Dai satelliti, nuove teorie sull'aurora boreale

Anche per un sine doctrina e uno scienziato mancato come me uno degli aspetti più affascinanti della passione dell'ascolto di segnali radio distanti e la natura così sperimentale (in senso scientifico, prove, verifiche, pubblicazione dei risultati, ripetibilità) di una attività sempre intrecciata con diverse discipline. E il bello è che si può ascoltare anche senza accumulare nozioni in campo elettronico, elettromagnetico, geomagnetico, astrofisico: se certe cose le sai e le capisci anche, meglio per te; altrimenti ti diverti lo stesso.
In questo senso lo studio della propagazione dei segnali attraverso la ionosfera e le interazioni di quest'ultima con la complicata fisica del sole è una inesauribile sorgente di nuove scoperte e letture, considerando anche che dell'argomento si deve tuttora scoprire tantissimo. Prendete per esempio un fenomeno anche spettacolare come le aurore boreali. Ho avuto la fortuna di vederne una sola nella vita, in Finlandia, purtroppo breve e neanche troppo intensa. Come descriverla? Immaginate di alzare lo sguardo verso il cielo di notte e di vedere un diffuso bagliore verdastro, una sorta di velo trasparente e fosforescente che qualcuno sta cercando di avvolgere intorno all'orizzonte (in Alaska c'è una webcam che produce immagini in tempo reale). L'aurora boreale, che sotto certe latitudini è rarissimo vedere ma che sono all'ordine del giorno nei pressi del circolo polare e oltre, è un sintomo dell'interazione tra diverse forze esterne, le particelle della ionosfera e il campo magnetico terrestre. Per quanto suggestivo possa essere, è un sintomo negativo per noi DXer perché equivale a dire che i segnali radio vengono assorbiti nei loro percorsi più settentrionali e che non ci sarà verso di ascoltare stazioni, soprattutto alle frequenze più basse, nelle onde medie, e soprattutto dal Nord America.
Tecnicamente l'aurora viene prodotta da elettroni energetici che, come dei surfisti, si avvitano velocissimi lungo le linee del campo magnetico terrestre che convergono verso i poli, come l'avvolgimeno intorno a un toroide. Quando collidono con gli atomi della ionosfera, gli elettroni fanno letteralmente scintille e decadono nei fotoni delle aurore boreali. Ma da dove vengono questi elettroni? Dalla magnetotail, il lungo strascico di linee di campo magnetico della magnetosfera prodotto dal forte vento solare. Un bellissimo articolo pubblicato sul sito dell'Esa racconta con dovizia di fotografie, grafici e riferimenti, di come basandosi sui dati raccolti dalla missione satellitare Cluster, alcuni scienziati cinesi hanno sfatato alcune recenti teorie sui meccanismi che porterebbero gli elettroni ad accelerare in questo modo, riconducendo questo vorticoso movimento a un fenomeno chiamato bursty bulk flow (BBF). Che si riscontra a sua volta all'interno del plasma sheet, la regione centrale, densa e turbolenta della magnetotail. A che serve capire tutti questi meccanismi, vi chiederete voi, soprattutto per chi ascolta la radio solo per hobby? Beh, rientra tutto in un discorso di tecniche predittive che sulla base dei dati geofisici e solari raccolti da più fonti potrebbe un giorno consentire di anticipare l'andamento delle nostre sessioni DX.
In ogni caso, è una lettura interessante, alla quale si aggiunge un altro studio anticipato l'altro giorno dalla NASA e basato sulle osservazioni che Voyager 1, la sonda lanciata nel 1977, continua a inviare a terra. Le recenti osservazioni si riferiscono a una regione diametralmente opposta al plasmasheet, cioè a quello che succede nella heliosheath, la regione prossima al confine della bolla in cui il vento solare avvolge il sistema planetario, là dove i bordi della bolla (l'eliopausa) finiscono per diluirsi nello spazio profondo (l'articolo della NASA fa il paragone con la sottile ciambella d'acqua che si produce sul piano del lavabo quando apriamo il rubinetto). Qui la propagazione non c'entra ma parliamo di cose comunque vitali. L'heliosheath è un anello più denso dell'eliopausa e serve a proteggere l'intero sistema solare da radiazioni dannose come i raggi cosmici. Voyager 1 avrebbe scoperto che dentro all'heliosheath si producono temporanei "vuoti di campo magnetico" che interagiscono con i raggi cosmici e viene anche generata una forma di radiazione cosmica "interna" a energia più bassa. Con le osservazioni gli scienziati confidano di riuscire a modellare meglio questa regione lontanissima (15 miliardi di kilometri) da noi ma così fondamentale.

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Impercettibilmente superiore

La breve che segue, estratta dal magazine online FMQB, focalizzato sull'industria radiofonica americana, è davvero mitica. Ve la traduco perché c'è da farsi quattro risate (per non piangere):

Ancora confusione nel pubblico in merito a Hd Radio

Una nuova indagine condotta da Mark Kassof & C. rivela che il 5% degli adulti nella fascia da 18 a 64 anni è convinto di ricevere i segnali del sistema Hd Radio [per gli amici IBOC] da almeno una delle stazioni FM ascoltate, senza però aver mai effettivamente acquistato un ricevitore Hd Radio. Tra coloro che dichiarano di ricevere la radio digitale ma non hanno mai acquistato un ricevitore compatibile, il 46% afferma che la qualità del segnale "è all'incirca uguale" a quella di una normale stazione FM, mentre il 12% sostiene che "è molto superiore" rispetto all'FM analogica.
La spiegazione, secondo Mark Kassof è che "le stesse stazioni contribuiscono a confondere le idee della gente quando annunciano di 'trasmettere in HD' senza mai spiegare che cosa questa tecnologia può offrire e che cosa serve per riceverla correttamente. Di conseguenza, alcuni si convincono di ricevere una trasmissione digitale."
Allo stesso tempo, l'uno percento dei partecipanti all'indagine di mercato dice di aver già acquistato una radio HD e in due casi su tre la qualità viene definita "di gran lunga superiore" all'FM. I risultati si basano su 752 interviste telefoniche effettuate tra il 13 e il 17 settembre negli Usa.


Diffusa sulla lista di discussione ABDX, la notiziola ha suscitato ilarità e frustrazione. Una percentuale piccola ma consistente di persone è perfettamente convinta che visto che la loro stazione radio preferita trasmette in HD, il suono è molto migliorato. Anche sulla solita radio della cucina. Fantastico. Uno degli iscritti alla lista commenta: benissimo, facciamo in modo che TUTTE le stazioni annuncino di trasmettere in digitale, decretiamo il completo successo della tecnologia e chiudiamo il caso. E' un'idea, Ibiquity ci sta pensando. Altri fanno notare che se davvero l'un percento del campione dichiara di aver acquistato una radio digitale IBOC, in questo momento negli USA sarebbero in funzione circa due milioni di apparecchi. La discrepanza, spiegano altri, si spiega con tutta probabilità con una più elastica interpretazione del termine "Hd Radio". Visto che pochissimi, del grande pubblico, sanno di che si tratta, è possibile che chi si è dichiarato acquirente di una radio digitale si riferisca in realtà a uno dei due sistemi di radio digitale satellitare.
Comunque sia, non ci siamo. Proprio non ci siamo.

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21 settembre 2006

Radio 1, resto dei media 0?

Ho trovato stimolante questa affermazione di Marco Montemagno sul suo blog di SkyTg24:

Il copione dell'informazione online UG (user generated) ormai è sempre lo stesso, non trovate?
Succede qualcosa in qualunque parte del mondo e subito su YouTube vai a vedere se ci sono video, su Flickr le foto e sui blog la copertura in diretta dei blogger locali. E in genere trovi tutto quanto.


Non ci sono dubbi. La gestione del fenomeno dello user generated content è quella che terrà occupati i giornalisti nei prossimi anni. Ci vorrà un po' di tempo perché l'inerzia dei media tradizionali cartaceo/radiotelevisivi è notevole a fronte di una popolazione piuttosto vecchia e non tutta culturalmente affine ai media online. Ma con le informazioni che arrivano spontanee da quelli che sono i luoghi dei fatti, senza che un giornalista debba materialmente spostarsi per andarle a verificare e senza che queste informazioni debbano per forza transitare dai canali ufficiali (portavoce, amministrazioni, agenzie...), dovremo prima o poi scendere ai patti.
Montemagno fornisce alcuni link alle fonti prossime al golpe militare in atto in Thailandia, tipo quelle su Global Voices ottimo esempio di quel citizen's journalism teorizzato dell'amico Lasica e a me viene in mente quello che mi è successo ieri sera, verso le 22.30 (italiane), mentre stavo guardando, proprio su Sky, Viva Zapatero della Guzzanti. Alle 22.30 mi sono ricordato che a quell'ora andavano in onda i notiziari di Radio Thailand in inglese e Radio Budapest in italiano. Così senza spegnere il televisore ho acceso una delle mie radio a onde corte, la cinese Degen 1103. Beh, l'ipotesi per cui le onde corte internazionali sarebbero un medium in piena crisi, ieri sera non sembrava molto attendibile. Ecco entrambi i segnali, pulitissimi, perfettamente comprensibili nelle parole degli speaker.Per l'Ungheria non è un fatto straordinario, è dietro l'angolo. La Thailandia è un po' più lontano ma che vi devo dire, la crisi dei broadcaster internazionali e lo spegnimento di parecchi impianti deve aver fatto bene alle onde corte: niente interferenze, poca evanescenza del segnale, rumori elettrici ininfluenti. Un audio all'altezza di uno stream digitale e un contenuto giornalisticamente molto valido. Certo, un notiziario supercontrollato, con le solite affermazioni roboanti e tranquillizzanti del comitato di salute nazionale di turno. Ma l'analisi dei golpe è anche questa, la lettura di un giornale autorevole o il sito Internet della BBC magari non comunicano lo stesso feeling di uno speaker in diretta da otto o novemila chilometri da casa tua.
Ma non è tanto questo, il fascino delle onde corte rimane intatto nonostante tutti i guai vocazionali che la radiofonia internazionale sta incontrando (e ieri sera non sembrava proprio che ci fosse bisogno del DRM per risolverli). No, piuttosto mi sono soffermato, dentro di me, su un altro aspetto. Eccomi qui, seduto davanti a un televisore, collegato a un decoder satellitare, collegato alla presa di corrente e a una parabola con due LNB, puntata su un satellite che mi costa 35 euro al mese o giù di lì. Costi tutto sommato accettabili, soprattutto per guardare la storia di una donna di teatro (satirico) vergognosamente, ripeto, vergognosamente censurata da un apparato governativo che ha fatto proprio tutto il possibile - e forse non ha smesso - per assomigliare a un regime alquanto schifosetto. Tipo quello thailandese, tanto per intendersi. In una mano ho il telecomando della mia megapostazione televisivo-digitale, che mi garantisce l'accesso a un bel po' di fonti informative. Nell'altra mano ho un ricevitore cinese poco più grande di un telefonino, che mi è costato cinquanta euro spedizione compresa, che funziona con quattro pile doppia A ricaricabili. Per guardare Viva Zapatero ho dovuto premere tre tasti sul telecomando (senza contare l'installazione della parabola e la configurazione del decoder). Per ascoltare il notiziario di Radio Thailand ne ho premuti quattro: 9, 6, 8, 0, corrispondenti alla frequenza di 9680 kHz. Avrei potuto altrettanto facilmente passare alla BBC o alla VOA, o a Voice of Russia e dal punto di vista giornalistico, documentari e filmati a parte, avrei potuto accedere a un menu altrettanto, forse anche più attendibile e completo di quello televisivo. Con una radicale, a vantaggio della radiolina cinese, differenza in termini di costi di avviamento e di conduzione. E questo senza neppure sfiorare le presunte meraviglie della radio digitale, ma senza nemmeno dimenticare le grandi opportunità sinergiche che comunque radio e Internet consentono di sfruttare (a parte che il computer e l'abbonamento Adsl costano anch'essi molto di più della radiolina).
Magari è una visione un po' di parte. Magari la facilità con cui riesco a gestire l'accesso e la fruizioni ai contenuti della radio è solo una mia prerogativa (ma perché per esempio non pensare a un canale radiofonico all news su FM che via Radiotext mi trasmetta in tempo reale orari e frequenze dei notiziari sulle onde corte? E' uno scenario così folle, così di nicchia?). Fatto sta che l'esperienza mi ha fatto pensare.

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20 settembre 2006

Diamo la linea al putsch


Un ascoltatore delle onde corte poteva ritenersi fortunato (un genere di fortuna un po' macabro, bisogna ammetterlo) quando curiosando sulle frequenze locali, spesso in banda tropicale, delle stazioni africane riusciva a incappare nell'annuncio di un golpe militare. In passato poteva accadere con relativa facilità. Nell'immediato periodo post-colonialistico le giovani nazioni indipendenti erano quanto mai fragili. Oggi i putsch militari sono più rari, le democrazie parlamentari, faticosamente consolidate, sono decisamente più stabili e le dittature meno numerose. Ma l'altra sera le forze armate thailandesi guidate dal generale Sonthi Boonyaratglin hanno preso il potere a Bangkok, approfittando anche dell'assenza per un viaggio ufficiale del colorito ormai ex-primo ministro Thaksin Shinawatra, il poliziotto (con la p, come palazzinaro) che era riuscito a creare un impero mediatico e a essere eletto primo ministro (dove diavolo l'avrò già sentita?). Da quello che leggo sul sito della BBC la popolazione è molto contenta che qualcuno si sia preso la briga di cacciare un personaggio rapidamente passato dalle stelle alle stalle della popolarità. Esilaranti le foto dei turisti stranieri che si fanno fotografare nelle strade percorse dai carri armati, felici di aver preso parte a un evento storico. Ah, averci pensato prima: stati come la Costa d'Avorio o il Benin avrebbero potuto diventare ricchi con il "turismo golpista" (indimenticabili paesaggi, emozionanti raffiche di mitra...).
Visto che un biglietto per la Thailandia costa, perché non provare a vivere questa sciacallesca emozione sulle più tranquille onde della radio? L'approccio è anche più istruttivo e intellettuale. Radio Thailand, forse lo ricorderete, arriva molto bene in Europa. Il database di EiBi ci dice che le frequenze attive al momento sono 7155 kHz dalle 19 alle 20 in inglese, più tre slot di un quarto d'ora ciascuno su 9680 kHz in tedesco francese e inglese a partire dalle 20.15. Mesi fa la frequenza di 9680 consentiva un'ottima ricezione, oggi Salvatore Zaccone, di Rapportoradio.org, conferma che il segnale è ancora buono.
Già che ci siamo forse vale la pena soffermarsi sui programmi in italiano di Radio Budapest, che trasmette alle 16.30 UTC su 3975 e 6025 kHz e sulle stesse frequenze in replica alle 20.30. Dopo lo scandalo legato alla fuga di dichiarazioni a briglia sciolte da parte del governo progressista, le piazze di destra sono in subbuglio e non si sa come finirà. Non è un golpe, ma una situazione democratica traballante che la radio aiuta a seguire in diretta e per una volta nella nostra lingua.

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Hezbollah 1, Israele 1?

Dopo aver pubblicato la notizia tratta da Newsday a proposito dell'intercettazione delle comunicazioni israeliane da parte di Hezbollah, mi sono accorto che UDXF aveva ripreso la notizia un po' prima di Andrea, citando come fonte secondaria il blog collettivo Slashdot. Andatevi a leggere i numerosi commenti su questo fatto, sono di estremo interesse. Oltre a rilevare come il fatto stesso che sui giornali si parli di queste cose va preso con cautela (in genere chi riesce a crakkare un codice nemico fa di tutto per non farlo sapere) i lettori di Slashdot ipotizzano che la fuga di notizie non sia stata pilotata proprio da Hezbollah. La guerra è fatta anche di propagande incrociate. Un commentatore su Slashdot cita al proposito la "vera" fonte di questa storia, un articolo su Asia Times apparso almeno dieci giorni prima. Un'altra fonte interessante dal Medio Oriente sono i Debka File, uno strano sito che sembra sempre molto bene informato sui fatti, anche se i contenuti sfiorano sempre il confine tra giornalismo, propaganda e conspiracy theory.

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Guerra dei codici: Hezbollah 1, Israele 0

Quella che mi ha appena segnalato Andrea Borgnino è una bellissima storia di guerra vera e guerra (virtuale, ma non meno efficace) tra codificatori e spaccacodici. Secondo il quotidiano Newsday, le azioni delle forze israeliane in Libano sarebbero state compromesse dalla violazione dei codici che proteggevano le loro comunicazioni. Hezbollah, forse impiegando tecnologie e metodi forniti dall'Iran, sarebbero stati in grado di ascoltare i canali del Single Channel Ground and Airborne Radio System (SINCGARS) americano, guarda caso basato sul freqeuncy hopping (ben descritto anche qui), impiegato dall'IDF. E' una notizia del tutto plausibile. La storia ci insegna che i decifratori di Bletchley Park, in Inghilterra, hanno dato un contributo determinante alla sconfitta dei tedeschi nella Seconda Guerra mondiale.

Hezbollah cracked the code
Technology likely supplied by Iran allowed guerrillas to stop Israeli tank assaults

BY MOHAMAD BAZZI
Newsday Middle East Correspondent

September 18, 2006

AITA SHAAB, Lebanon -- Hezbollah guerrillas were able to hack into Israeli radio communications during last month's battles in south Lebanon, an intelligence breakthrough that helped them thwart Israeli tank assaults, according to Hezbollah and Lebanese officials.
Using technology most likely supplied by Iran, special Hezbollah teams monitored the constantly changing radio frequencies of Israeli troops on the ground. That gave guerrillas a picture of Israeli movements, casualty reports and supply routes. It also allowed Hezbollah anti-tank units to more effectively target advancing Israeli armor, according to the officials. "We were able to monitor Israeli communications, and we used this information to adjust our planning," said a Hezbollah commander involved in the battles, speaking on the condition of anonymity. The official refused to detail how Hezbollah was able to intercept and decipher Israeli transmissions. He acknowledged that guerrillas were not able to hack into Israeli communications around the clock.
The Israeli military refused to comment on whether its radio communications were compromised, citing security concerns. But a former Israeli general, who spoke on the condition of anonymity, said Hezbollah's ability to secretly hack into military transmissions had "disastrous" consequences for the Israeli offensive. "Israel's military leaders clearly underestimated the enemy and this is just one example," he said.

Dodging the efforts

Like most modern militaries, Israeli forces use a practice known as "frequency-hopping" - rapidly switching among dozens of frequencies per second - to prevent radio messages from being jammed or intercepted. It also uses encryption devices to make it difficult for enemy forces to decipher transmissions even if they are intercepted. The Israelis mostly rely on a U.S.-designed communication system called the Single Channel Ground and Airborne Radio System. Hezbollah's ability to intercept and decode Israeli transmissions underscores how the Shia group had higher military capabilities than many Israeli and U.S. officials thought.
Much of Hezbollah's capability is believed to have come from its two main backers, Iran and Syria. During 34 days of fighting, which ended Aug. 14 under a cease-fire brokered by the United Nations, Hezbollah repeatedly surprised Israel by deploying new types of missiles and battlefield tactics. "The Israelis did not realize that they were facing a guerrilla force with the capabilities of a regular army," said a senior Lebanese security official who asked not to be identified. "Hezbollah invested a lot of resources into eavesdropping and signals interception."
Besides radio transmissions, the official said Hezbollah also monitored cell phone calls among Israeli troops. But cell phones are usually easier to intercept than military radio, and officials said Israeli forces were under strict orders not to divulge sensitive information over the phone.
Hezbollah eavesdropping teams had trained Hebrew speakers who could quickly translate intercepted Israeli transmissions and relay the information to local commanders, the Hezbollah official said. Even before the war, the group had dozens of translators working in its southern Beirut offices to monitor Israeli media and phone intercepts.

Mistakes happen

With frequency-hopping and encryption, most radio communications become very difficult to hack. But troops in the battlefield sometimes make mistakes in following secure radio procedures and can give an enemy a way to break into the frequency-hopping patterns. That might have happened during some battles between Israel and Hezbollah, according to the Lebanese official. Hezbollah teams likely also had sophisticated reconnaissance devices that could intercept radio signals even while they were frequency-hopping.
During one raid in southern Lebanon, Israeli special forces said they found a Hezbollah office equipped with jamming and eavesdropping devices. Israeli officials said the base also had detailed maps of northern Israel, lists of Israeli patrols along the border and cell phone numbers for Israeli commanders.
That raid highlighted the ongoing spy war between Hezbollah and Israel. Since Israeli troops withdrew from southern Lebanon in May 2000 - after an 18-year occupation and guerrilla war with Hezbollah - the militia has stepped up its espionage efforts against Israel. According to Israeli military officials, a special Hezbollah unit recruits Israeli Arabs and others to spy for it. The agents are assigned to obtain maps, monitor Israeli patrols, gather cell phone numbers and photograph military facilities. This information is used to draw up detailed maps and files that could be used to direct Hezbollah's rocket and missile attacks.
"After the Israeli withdrawal in 2000, each side competed to spy on the other," said Nizar Qader, a retired Lebanese army general who is now an independent military analyst. "This intelligence-gathering was essential to fighting a war ... Hezbollah appears to have collected better information than the Israelis."
After Hezbollah abducted two Israeli soldiers in a cross-border raid on July 12, Israel launched its most intense attack since it invaded Lebanon in 1982. The offensive crippled the country's infrastructure, displaced 1 million people, cut off Lebanon from the world and killed more than 1,200 Lebanese - the majority of them civilians. Hezbollah fired nearly 4,000 rockets at Israel, killing 43 civilians. Of the 119 Israeli soldiers killed, the majority were killed by anti-tank missiles.
Hezbollah's ability to hack into Israeli communications made its arsenal of anti-tank missiles even more deadly by improving the targeting. Throughout the ground war, Hezbollah deployed well-trained anti-tank teams to transport these missiles and fire them in ways that would inflict heavy casualties on Israeli forces. The units were made up of four to six fighters who moved around mostly on foot.
The militia used four kinds of sophisticated missiles that enabled it to disable - and, in some cases, destroy - Israel's most powerful armor: Merkava tanks. The Merkava is reinforced with several tons of armor, a virtual fortress on tracks intended to ensure its crew's survival on the battlefield.
All the missiles used by Hezbollah are relatively easy to transport and can be fired by a single guerrilla or a two-person team. They all rely on armor-piercing warheads. The most prevalent of Hezbollah's anti-tank weapons is the Russian made RPG-29, a powerful variation on a standard rocket-propelled grenade. The RPG-29 has a range of 500 yards.

Using all their capabilities

Hezbollah also used three other potent anti-tank missiles, according to Israeli and Lebanese officials: the Russian-made Metis, which has a range of 1 mile and can carry high-explosive warheads; the Russian-built Kornet, which has a range of 3 miles and thermal sights for tracking the heat signatures of tanks, and the European-built MILAN (a French acronym for Anti-Tank Light Infantry Missile), which has a range of 1.2 miles, a guidance system and the ability to be fired at night.
Israeli officials say the Kornet and RPG-29 were provided to Hezbollah by Syria, which bought them from Russia in the late 1990s. Russian officials are investigating whether Syria violated an agreement that these weapons would not be transferred to a third party.
Analysts say Hezbollah used all its capabilities - eavesdropping, anti-tank missiles and guerrilla fighting skills - to maximum effect. "The information collected by signals intercepts was being used to help direct fighters on the battlefield," Qader said. "These are tactics of a modern army."

Sonia Verma contributed to this story from Jerusalem.


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Scusa, ti disturbo la frequenza?

Mi piace imparare nuove cose sul modo in cui le nazioni veramente civilizzate regolamentano una risorsa condivisa preziosa come lo spettro delle radiofrequenze attraverso la applicazione pragmatica ma flessibile di regolamenti equilibrati (e rispettati da tutti! mica come accade qui, nella provincia dell'allegra alegalità), sperimentazione, approfondita discussione tra le parti e delibere trasparenti, subito convertite in nuove regole equilibrate.
Quando le imparo, l'Italia dello spettro radio mi appare sempre più come il paese delle occasioni mancate, delle opportunità bruciate sul nascere da questa nostra perversa tendenza a dare spazio (e magari voti elettorali) a cento inutili e parassitari furbetti dei quartierini piuttosto che a milioni di cittadini meritevoli. Ehi, c'è un nuovo sistema di radio digitale, lo proviamo? E come si fa? Non c'è spazio visto che Radio Insuccessi Italiani occupa una frequenza (non sua) troppo vicina Radio Rumore International a sua volta costretta a usare otto megawatt perché troppo vicina a Radio Maddalena.
L'11 settembre l'FCC americana ha pubblicato una sorta di request for comment avviando la procedura che definirà il funzionamento di dispositivi non licenziati - cioè di uso libero una volta ricevuta l'omologazione (tipo il Wi-Fi, quello che ci abbiamo messo 42 anni ad approvare) - nella banda di frequenze televisive liberate dai broadcaster che nel 2009 passeranno al digitale. Leggetevi le due paginette riportate qui di seguito insieme a un breve commento-notizia del Washington Post. Sembra di assistere a un dibattito tra extraterrestri. La FCC aveva avuto la stessa idea nel 2004, ma non se n'era fatto niente perché la mancata chiarezza su alcune tecnicalità aveva portato a discussioni non risolvibili e al temporaneo accantonamento della proposta. In sostanza la FCC dice: realizziamo degli apparati in grado di posizionarsi o di essere in qualche modo indirizzati su un canale che in quel momento, nell'area geografica occupata, non viene utilizzato da nessuno. Nel 2004 si pensava per esempio che l'apparecchio in questione potesse essere dotato di un sistema di geolocalizzazione GPS e che potesse interrogare a distanza un database di frequenze libere. Database costituito a sua volta dagli altri apparecchi interessati a quella stessa porzione di frequenze, che avrebbero dovuto segnalare il fatto di essere, in un dato momento, spenti. Un principio di "best effort" neanche troppo innovativo, sperimentato con successo da Bob Metcalfe per l'invenzione dello standard di rete Ethernet (sapete che la rete Ethernet è nata perché Bob aveva copiato un sistema di ponti radio a pacchetto creato da radioamatori per collegare le diverse sedi dell'Università delle Hawaii? La rete, ovviamente, si chiamava Aloha). Ripreso in tante applicazioni come i sistemi a frequency hopping o nei moderni apparati di comunicazione militare ALE (automatic link establishment) e sviluppato ultimamente nella cosiddetta cognitive radio di cui anche Radiopassioni ha parlato. Ora la FCC rilancia questo argomento con l'obiettivo di stabilire una nuova normativa per l'uso non licenziato delle ex frequenze televisive entro il 2007 e avere prodotti finali entro il 2009
La fonte da cui ho ricavato il documento della FCC, la newsletter The CGC Communicator, di Robert Gonsett chiude la notizia affermando: "la nostra previsione è che entro pochi anni l'uso delle frequenze radio sarà, generalmente, condiviso". In altre parole non ci saranno più bande rigidamente allocate, ma ampi porzioni di spettro in cui diversi servizi e dispositivi potranno convivere senza interferirsi a vicenda sulla base di un galateo digitale/telematico che consentirà loro di usare la o le frequenze che in quel momento nessun altro componente di questa "società di dispositivi" sta occupando. "Scusi, posso trasmettere su 853 MHz?", "No guardi, si sposti su 854, ma fino alle 15, perché dopo dovrà scendere a 852". "Ah, grazie, aspetti che lo dico ai miei televisori". Bello, eh? Secondo il Washington Post (sì, quello che con i suoi articoli faceva cadere i presidenti americani; da noi sono i presidenti che fanno cadere gli articoli, i giornalisti e magari, se gli garba, l'intero giornale), aziende come Intel starebbero facendo una lobby sfrenata per uno scenario di questo tipo. Anche perché evidentemente apparecchi così sofisticati ed elastici dovranno avere a bordo un bel po' di intelligenza di silicio. Ma non vi preoccupate, prima di vedere cose del genere dalle nostre parti passeranno ancora due o tre secoli.

Office of Engineering and Technology Announces Projected Schedule for Proceeding on Unlicensed Operation in the TV Broadcast Bands

ET Docket No. 04-186

On May 13, 2004, the Commission adopted a Notice of Proposed Rule Making (“Notice”) proposing to allow the operation of unlicensed devices on TV channels that are unused at any given location. This public notice establishes a schedule for resolving outstanding issues in that proceeding so that unlicensed devices designed to operate on unused TV frequencies may be placed on the market with the completion of the DTV transition.
The Notice proposed to require that fixed unlicensed devices incorporate a geo-location method such as GPS or be professionally installed, and that they access a database to identify vacant channels at their location. It proposed to require that portable unlicensed devices operate only when they receive a control signal from a source such as an FM or TV station that identifies the vacant TV channels in that particular area. The Commission also sought comment on the use of spectrum sensing to identify vacant TV channels, but did not propose any specific technical requirements for devices that use spectrum sensing.
Comments were filed both in favor of and in opposition to the proposals in the Notice. Broadcasters and other TV spectrum users expressed concern about potential interference from unlicensed devices to the various services that operate in the TV bands. These services include full service TV, low power TV, TV translators, TV boosters, broadcast auxiliary services such as wireless microphones, and the commercial and private land mobile radio services. Manufacturers and users of unlicensed devices largely support the use of spectrum sensing and other measures as a means to prevent interference.
The record before the Commission does not contain sufficient information to adopt final technical rules for operation of unlicensed devices in the TV bands. For example, because the Notice did not make any specific proposals regarding spectrum sensing, there is no information in the record as to key criteria that would need to be specified to allow the use of that technique, such as the required levels for sensing, spectrum to be scanned, and durations for the sensing. Accordingly, the Office of Engineering and Technology is developing a First Report and Order and Further Notice of Proposed Rule Making that would make initial decisions and specific technical proposals necessary to adopt complete and final rules, taking into the account the comments received in response to the May 2004 Notice.

In addition, a number of parties participating in this proceeding have stressed the importance of conducting field tests to ensure that whatever standards are ultimately adopted will protect other radio services against harmful interference. We encourage interested parties to conduct tests and submit them into the record for this proceeding. In the meantime, the FCC Laboratory plans to conduct its own testing program to quantify the interference rejection capabilities of DTV receivers and to assess potential interference from unlicensed devices operating in the TV bands. The FCC Laboratory also plans to test DTV converter boxes once they become available. Details regarding FCC testing will be announced at a later time.

Taking these factors into account, the Commission staff has developed the following schedule of actions in this proceeding.

Date

Milestone

October 2006

Commission adopts a First Report and Order and Further Notice of Proposed Rule Making

March 2007

FCC Laboratory reports the results of measurements of the interference rejection capabilities of DTV receivers

July 2007

FCC Laboratory reports the results of tests evaluating potential interference from unlicensed devices to TV and other radio services

October 2007

Commission adopts a Second Report and Order specifying final technical requirements for unlicensed devices that operate in the TV bands

December 2007

FCC Laboratory begins accepting applications for certification of unlicensed devices operating in the TV bands; certification will be granted at such time as the application has been reviewed and found to comply with the rules; certification will permit manufacture and shipment of products to distribution points

February 2009

Products will be available for sale at retail



This proposed schedule provides sufficient time to develop appropriate technical standards to prevent interference to TV broadcasting and other services, as well as sufficient lead time for industry to design and produce new unlicensed products that would be available for sale to the public at the completion of the DTV transition on February 17, 2009.
___

FCC sets roadmap for using vacant TV airwaves

By Jeremy Pelofsky
Washington Post (Reuters)
Tuesday, September 12, 2006; 8:34 PM

WASHINGTON (Reuters) - The U.S. Federal Communications Commission on Tuesday set a road map for making vacant television airwaves available for other services by early 2009, when broadcasters are due to switch to digital signals. Companies such as computer chipmaker Intel Corp. (INTC.O) have been pressing the FCC to make those airwaves available to be used without a license, while broadcasters have expressed concerns about potential interference with their signals. Intel, Microsoft Corp. (MSFT.O) and others hope the unlicensed airwaves could be used for a variety of wireless services, including high-speed Internet access, particularly in rural areas where such offerings can be scarce.
"Intel believes that the TV white spaces are a prime opportunity for the deployment of valuable new wireless broadband services in rural and other underserved areas, as well as innovative wireless networking solutions in the home and office," said Intel spokeswoman Jennifer Greeson.
The FCC said it expects to have from its laboratory test results for interference by July 2007 and would set final technical requirements for devices to use those airwaves without an FCC license by October 2007. The agency said in a notice it would accept applications for the equipment in December 2007 with the goal of having them on retail store shelves by February 2009, when broadcasters are scheduled to turn off their analog airwaves and broadcast in digital. The airwaves at issue, frequencies below 900 megahertz, are a desirable slice because the signals can easily penetrate walls, trees and other obstructions unlike the higher frequencies.
The National Association of Broadcasters praised the FCC road map. "We are pleased the FCC has taken the sensible position of ensuring that these devices will be tested rigorously and that no marketplace introduction will occur until after broadcasters complete a successful transition to digital television," said NAB President and Chief Executive Officer David Rehr.
In 2004, the agency proposed creating two categories of users for the airwaves: one for low-power, personal, portable devices like Wi-Fi and a second group for fixed commercial operations. The FCC also proposed requiring that the devices include technology to identify unused spectrum and avoid interference. The agency said it would issue an order next month with initial decisions and technical proposals needed to complete the final rules.
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Su Vanity Fair i nastri NORAD dell'11 settembre


Michael Bronner, produttore associato del film United 93, è riuscito a ottenere dal NORAD le registrazioni dei dialoghi sulle frequenze areonautiche militari nelle ore cruciali del l'11 settembre. E ha pubblicato un lungo articolo sull'edizione online di Vanity Fair. Una lettura a tratti agghiacciante, come il punto in cui un ufficiale suggerisce il possibile armamento - e il bersaglio, il muso del velivolo - da usare sui caccia per un eventuale ("if need be...") abbattimento di uno degli aerei dirottati. E' veramente troppo lungo per metterlo qui, ho salvato una versione PDF che eventualmente metterò online successivamente. Temo che il link all'articolo possa saltare e quindi precipitatevi sul sito per il testo e soprattutto per ascoltare le registrazioni.

19 settembre 2006

Un audio editor tutto Mac e DX

Ancora non l'ho provato a fondo ma lo sviluppatore di Fission, Rogue Amoeba, mi ispira piena fiducia (Audio HiJak Pro, il suo registratore digitale per Macintosh, è perfetto). Il nuovissimo Fission, appena rilasciato, è un editor MP3 ultrasemplificato che mi sembra proprio perfetto per ridurre gli spezzoni sonori registrati, direttamente in MP3, con il mio fedele iRiver. Lanciando il programma si deve semplicemente aprire il file MP3 e intervenire, limando, tagliando, cucendo e cancellando, sulla sua lunghezza. Una feature molto utile per chi come me ogni tanto pubblica qui o altrove i suoi clip radiofonici, è la possibilità di effettuare semplici dissolvenze per ingentilire il sonoro. Oltre a MP3 il software Rogue Amoeba supporta formati AAC, Apple Lossness e AIFF (il Wav del Macintosh). Fission può essere prelevato in demo gratuita, ma i file generati vengono appositamente degradati. Il costo per la definitiva registrazione è di 32 dollari, tutto sommato mi sembra che possa valerne la pena.
Io finora mi servivo molto di Audion 3, della Panic, un software di audio editing (sempre per Macintosh) che offre un maggior numero di funzioni ma non è altrettanto intuitivo. Il vantaggio è che Audion 3, non essendo più supportato, è stato trasformato in freeware. Fission costa qualcosina ma è quello che ci vuole per una superficiale manipolazione degli annunci DX faticosamente registrati dalla radio.

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18 settembre 2006

Digitalradio, un position paper personale




Ringrazio di cuore gli amici di NewsLine, una newsletter telematica molto aggiornata sui temi mediatico-elettronici (non a caso è inserita da parecchio tempo tra i miei link), per aver ripreso recentemente alcuni interventi di Radiopassioni sulla radio digitale. Da quello che posso capire, NL è molto interessata all'evoluzione del nostro caro medium e mostra di avere una certa preferenza per standard di recente introduzione come il DRM+ o Hd Radio IBOC giudicando invece negativamente l'esperienza finora accumulata dal DAB e le future prospettive dell'Eureka 147.

Ascoltatore, hobbysta, osservatore tecnologico

Vado ripetendo da tempo che le mie tre anime, quelle di comune ascoltatore della radio, di hobbysta interessato alla ricezione di programmi dall'estero e emittenti locali lontane e di giornalista tecnico-scientifico, sono tutte piuttosto combattute. L'ascoltatore è sicuramente interessato alle opportunità del digitale, pur non condividendo il generale entusiasmo nei confronti della presunta qualità dell'audio digitale (quando arriva bene, l'analogico è meglio). L'hobbysta vive questa fase di generalizzato declino della sua passione sullo sfondo di un timore ragionevolmente fondato. L'avvento del digitale e delle sue interferenze su frequenze occupate dalle tradizionali analogiche fa sì che il segnale di queste ultime venga progressivamente coperto o che gli editori decidano per lo spegnimento o per una definitiva migrazione: entrambe le conseguenze implicherebbero la fine dell'hobby e della passione. La terza anima, quella del curioso, è - lo devo confessare - affascinata dalle tecnologie che stanno dietro ai sistemi digitali e alle loro conseguenze sulla sociologia e il mercato della radiofonia. Il che mi spinge a cercare di tenermi il più possibile aggiornato.
Detto questo, proprio la lettura su NL delle chiose ai miei interventi mi ha anche fatto venir voglia di precisare meglio i miei stratificati punti di vista. Mi rendo conto che non sempre su Radiopassioni mi sono mai espresso in modo articolato e che forse ho dato luogo a un quadro confuso, fatto di tessere di mosaico appiccicate qua e là. Cercando di mediare una posizione non schizofrenica fra le mie tre anime: non mi sento di essere contrario o favorevole alla radio digitale. Mi sembra però inevitabile che un mezzo di comunicazione vecchio di cento anni sia quasi obbligato a imboccare strade nuove, non foss'altro perché messo sempre più pressantemente a confronto con altri mezzi di distribuzione e modalità di fruizione. Non è una semplice coincidenza vedere che i broadcaster radiofonici americani si sentono accerchiati più dall'iPod che dai broadcaster televisivi. Un osservatore neutrale dovrebbe quindi porsi due interrogativi. La radio digitale è davvero la strada giusta? Se sì, quale sistema è più giusto adottare?

Che cosa cerchiamo nella radio?

Vediamo di partire dal punto di vista opposto a quello del broadcaster. Quali sono gli obiettivi di un potenziale ascoltatore della nuova radio? Probabilmente non sono molto diversi da quelli degli attuali ascoltatori.

  • Disporre di una programmazione variegata e di qualità.
  • Corollario di questo è la garanzia della piena tutela delle voci minoritarie e comunitarie, le istanze del locale oltre che del globale.
  • Poter contare su una qualità audio più che decente e competitiva con la qualità digitale accessibile su altri mezzi, in funzione di un ambiente di ascolto (il territorio che ci circonda) non sempre del tutto compatibile con i sistemi radiodiffusivi tradizionali.
  • Vivere una user experience non frustrante. La metafora della radio attuale, con la sua manopola di sintonia, deve essere rispettata: si accende, si gira, si ascolta. Meglio ancora se l'intuitività è accompagnata da bonus come le informazioni tipo RDS, che aiutano ulteriormente la sintonia e la selezione dei programmi, o magari dalla possibilità di registrare e riascoltare un programma.
  • Poter accedere a un mercato di apparecchiature non radicalmente diverso da quello attuale. Specie dal punto di vista dei costi. Forse la radio digitale può dare di più in termini di servizio, ma non si capisce perché l'ascoltatore deve per forza pagare un differenziale di prezzo, anche se da questo punto di vista l'esempio dei decoder per la televisione terrestre lascia aperti parecchi inquietanti interrogativi. In ogni caso, i ricevitori compatibili devono essere agevolmente disponibili, diversificati per fasce di prodotto e funzionalità.
  • Una tecnologia nuova dev'essere una opportunità in più, non servire solo per mandare al macero miliardi di radio analogiche perfettamente funzionanti, neanche il digitale terrestre televisivo impone questo clamoroso, colossale spreco ai consumatori. La "nuova" radio non deve danneggiare la vecchia, vuoi rendendo impossibile o disturbata la ricezione dei programmi analogici, vuoi costringendo gli ascoltatori a optare per questa o quella modalità. E solo per quella.

DABbene o infiltrato?

Tenendo presente tutto questo, a che punto siamo con i nuovi standard? Il DAB, magari nelle sue forme più evolute, DAB+, o nelle sue varianti ed estensioni (DMB-T, DAB-IP per la trasmissione mobile di immagini video), offre una programmazione variegata, può contare su silicio e ricevitori di prezzo medio-basso e spesso compatibili con la radio analogica, copre territori orograficamente complicati e occupa frequenze assegnate ad hoc, senza interferire con i precedenti servizi. Ma è una tecnologia basata su ensemble di programmi preconfenzionati, nello stile dei multiplex satellitari DVB e le possibilità di dare spazio alle stazioni comunitarie e locali appaiono francamente molto limitate. Un altro elemento di preoccupazione è dato dalla vetustà di una norma approvata molti, forse troppi anni fa. Il DAB sta per aggiornarsi con nuovi codec audio AAC+ (DAB v2 o DAB+) e offre promettenti evoluzioni come il T-DMB, ma a quel punto si deve ripartire da capo con nuovi ricevitori. E gli ensemble restano, come restano nel DVB-H.
Abbiamo poi la proposta di standard In Band On Channel, come DRM, DRM+ e il proprietario HD Radio. Che funzionano come la radio analogica (nel senso che possono essere utilizzati da una stazione anche molto piccola) e danno addirittura la possibilità di emettere più programmi su uno stesso canale. Gli aspetti problematici sono costituiti dalla quasi totale assenza di ricevitori commerciali a prezzi abbordabili per DRM/DRM+, dalla scarsità di apparecchi HD Radio - che però ha una forma d'onda ibrida digitale/analogica che consente a una stazione digitale di continuare a trasmettere ed essere ascoltato con le vecchie radio - e dalla non facile convivenza di questi sistemi con le trasmissioni analogiche. HD Radio richiede canalizzazioni a maglie larghissime, con spazi di almeno 400 kHz tra una stazione e l'altra in banda FM. DRM+ è più efficiente, almeno negli impieghi non ibridi, puramente digitali, ma prima del 2009 non sono previsti ricevitori. C'è poi una situazione da Catch 22, da circolo vizioso: DRM e Hd Radio potrebbero teoricamente servire per mettere in onda programmi locali/comunitari, ma a fronte di larghezze di banda pur sempre importanti lo spettro disponibile si ridurrà. E solo i più ricchi potranno permettersi di trasmettere in digitale, mentre l'analogico potrebbe gradualmente trasformarsi in un ghetto di interferenze e rumore bianco.

L'avversario scende dal cielo...

Un possibile percorso alternativo verso la radio digitale passa ovviamente per il satellite, con sistemi come S-DAB o i proprietari Sirius, Xm Radio e alcuni standard asiatici. La disponibilità di apparecchiature è incoraggiante, le interferenze verso l'analogico sono nulle e la qualità sembra essere soddisfacente. Ancora una volta, tuttavia, il gradino di accesso si innalza a dismisura, il satellite offre sicuramente molto spazio sui propri ensemble e transponder, ma forse questo spazio non è proprio per tutti. Senza contare che quello proposto dal satellite è un modello di radio digitale a pagamento che può risultare sgradito a un mercato molto più assuefatto (e tollerante) nei confronti dei contenuti finanziati dalla pubblicità.

... O scorre sul cavo (ormai invisibile)?

Mentre esperti e fornitori tecnologici discutono e sperimentano, sempre molto timidi a lanciare veri e propri servizi commerciali, la radio che conosciamo tutti comincia a soffrire la concorrenza dei contenuti basati su IP. Internet veicola enormi volumi di contenuti digitali, informativi e podcasting, spesso gratuiti e apertissimi a una pluralità di voci e opinioni (spesso incontrollabili, ma tant'è) che i media tradizionali non hanno mai conosciuto. Convergenza digitale e wireless fanno il resto, trasformando l'offerta IP-based da qualche cosa di sostanzialmente fisso a una mole di contenuti veicolati... via radio. E anche quando tali contenuti non vengono radiotrasmessi, via Wi-Fi e presto WiMax ed evoluzioni future, i dispositivi tascabili a batteri, le memorie digitali supercapienti e miniaturizzate, permettono a milioni di persone di portare sempre con sé la musica o il programma radiofonico preferito.
L'ascolto è in differita, d'accordo, ma la mobile Internet ci sta insegnando che i contenuti in diretta possono arrivare a destinazione, al cliente finale, in altro modo. Un piccolo esempio? Il car navigator Gps TomTom One guida i suoi clienti a destinazione e grazie a un abbonamento mensile può visualizzare sullo schermo i percorsi bloccati dagli incidenti o dal traffico, con informazioni digitali che arrivano sul singolo TomTom attraverso una connessione Internet con un cellulare Bluetooth (che dialoga con il TomTom). Pensare che il sistema RDS-TMC esiste da anni e che da noi non è mai riuscito a decollare non è bello per un appassionato di radio come me.

E se restassimo analogici (ma migliori)?

In conclusione. Se la radio deve cambiare, deve trovare il modo giusto per farlo e trovarlo abbastanza in fretta. Altrimenti, cari miei, forse è più ragionevole rimanere fedeli all'analogico e cercare di migliorarlo. Tecnologie come l'AM Stereo garantiscono miglioramenti qualitativi notevoli. L'RDS (e per la modulazione di ampiezza l'AMSS) permettono di concepire molti servizi informativi utili. E soprattutto una ferrea regolamentazione dello spettro può essere decisiva. E' inutile nascondersi dietro al paravento del pluralismo (presunto): lo spettro italiano è popolato da network radiofonici dalla programmazione tutta uguale. Per loro ci sarebbero comunque tutti gli spazi, senza inutili duplicazioni di frequenze in uno stesso ambito geografico, se solo venisse a cessare l'assurdo mercato delle vacche-frequenze e il gioco al massacro della lotta all'ultimo kilowatt, per cui se il mio vicino spara 100 kW a 200 kHz di distanza da me io ne sparo 150 e lo frego. Impariamo da normative come quelle inglesi, francesi o svizzere ad assegnare ai player importanti lo spettro necessario senza penalizzare nessun altro, grandi o piccoli che possano essere. Apriamo anche in Italia le stimolanti opportunità dell'emittenza locale e comunitaria, quelle alle quali avevamo dato la stura trent'anni fa. Se poi dovessero rimanere chiazze di territorio difficile da coprire con l'analogico, o player danarosi tagliati fuori dalla spartizione (seria) delle frequenze, esploriamo con altrettanta serietà opzioni come il DAB. Oppure proviamo anche gestire una tecnologia In Band come il DRM assegnando però porzioni di spettro riservate, tenendo quelle analogiche ben al riparo, e se possibile proviamo a utilizzare tecnologie ibride come HD Radio.
In un modo o nell'altro abbiamo bisogno di sperimentazione, pianificazione, regolamentazione e rigoroso rispetto di normative intelligenti, non vessatorie, ben implementate e protette da veri meccanismi sanzionatori.

Further reading

Come sempre, per approfondire le caratteristiche dei vari standard di radio digitale Wikipedia è una fonte di eccellente materiali. Cercherò quanto prima di mettere insieme dei link più specialistici.


Andamenti lenti, QRSS in grafica realtime

I QRSS Knights, gli appassionati sperimentatori dei radiofari a bassissima potenza nella banda dei 30 metri (10.140 kHz) si stanno attrezzando in modo alquanto professionale. Su it.hobby.radioascolto Andrea Borgnino pubblica il riferimento a una stazione di monitoraggio realtime che pubblica su Internet, con tempi di refresh di 30 secondi, lo spettrogramma lento centrato sui 10.140 kHz, visualizzando così i fari attivi al momento. Il servizio viene messo a disposizione dall'olandese Peter Knol il cui sito fornisce anche il link a un'altra pagina del tutto analoga, quella del radioamatore inglese Andy Smith, G7IZU, che Radiopassioni conosce bene.
Inoltre, precisa Andrea, il radioamatore belga Johan Smet, pubblica una bacheca elettronica con la lista di tutti i fari attivi, che i QRSS Knights aggiornato costantemente. Attraverso il monitoraggio remoto è possibile identificare con maggior precisione le tracce ricevute dalle vostre postazioni.

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17 settembre 2006

Venezia, il futuro della radio


Paolo Morawski, dell'Ufficio Studi RAI, mi ha inviato il programma di convegni e manifestazioni previsti per il Prix Italia, Edizione 2006. Quest'anno il premio verrà discusso e assegnato a Venezia e per il 28 settembre è in calendario un panel sul futuro della radio e della televisione che non intendo mancare. Ecco i dettagli prelevati dal sito ufficiale del concorso internazionale per i più bei programmi radiotelevisivi, il più "antico" del genere (la prima edizione si svolse a Capri nel 1948). Ho partecipato in passato ad altre edizioni del Prix Italia e lo ricordo come uno straordinario incrocio di proposte culturali di altissimo livello, oltre che una platea eccezionale per discutere delle technicalities dei media elettronici. Ecco di seguito il programma per il pomeriggio del 28 settembre, ricordando che la seconda parte, con inizio alle 16.15 è dedicata al futuro della Tv. Guest star tra gli esperti chiamati a trattare la questione radio ci sarà Jonathan Marks, celebre consulente di Radio Netherland. La Sala Riunioni A cui si riferisce il programma è quella del Telecom Italia Future Center (sperando che il 28 Telecom Italia ci sia ancora...) in Campo San Salvador, nel convento dell'omonima chiesa.

Giovedì 28 settembre 2006
Sala Riunioni A
Innovare o soccombere? Il Futuro della Radio e della TV

Secondo gli esperti alcune forme tradizionali di televisione, di radio e persino di Internet in futuro spariranno. Gli utenti saranno presto confrontati a un mondo di (nuove) scelte attive in cui contenuti digitali, distribuzione a banda larga, pubblicità e retailing riusciranno ad amalgamarsi in maniera efficace. Già ora ricerca e funzionalità stanno convergendo: vediamo i contenuti di tv, radio, musica e internet affiancarsi a contenuti fatti da comunità e prodotti da singoli utenti (via videotelefono, pc o registratore digitale). La sfida allora non sarebbe quella di fornire nuovi servizi competitivi, bensì di rendere i contenti già esistenti disponibili e funzionali agli utenti (per esempio alla nuova generazione di consumatori video che già operano su Internet alla ricerca di commedie, sport, moda, notizie). Altri credono che sia più economico distribuire contenuti digitali via cavo e via satellite. Intanto gli operatori della telefonia mobile investono sul futuro della distribuzione audio e video e sui servizi mobili. In questa prospettiva ogni cosa, dal notiziario alla serie più popolare, potrà essere visto e a richiesta su diverse piattaforme attraverso il pc o tramite la telefonia mobile.
Il seminario è diviso in due parti complementari: la prima sulla radio, la seconda sulla televisione.

14:30-16:00 Prima parte : What next for radio?
Schematizzando all’estremo chi cerca di immaginare il futuro della radio appartiene a una delle seguenti categorie:
- i visionari tecnologici per i quali tutto ruota intorno a pochi concetti chiave: innovazione delle fonti di diffusione e di ascolto e delle funzioni del mezzo, passaggio al tutto digitale, interattivitá col pubblico (meglio se giovane), servizi aggiuntivi, interazione con altri media nel moltiplicarsi delle piattaforme. In breve: I broadcaster radiofonici per rimanere aggiornati e attrarre gli ascoltatori-consumatori dovrebbero trarre ispirazione e idee da altri media, utilizzando motori di ricerca, registrazioni digitali via TiVo, iPods e trasmissioni mobili;
- i manager pragmatici attenti a come cambiano i comportamenti dei diversi pubblici di ascoltatori. Per loro la domanda strategica, che vale anche per i servizi pubblici radiofonici, è sempre e comunque: “rendere la radio più vivace per attrarre pubblicità, quindi fa
re soldi”;
- i creativi appassionati per i quali il futuro della radio sta paradossalmente nella capacità di recupero dei suoi punti di forza del passato, quando la radio era veramente “cieca”. Essi danno priorità al patrimonio di conoscenze e alla professionalità degli addetti; alla qualità del getto di cultura, informazione e intrattenimento fornito (anche in forme leggere); alla sperimentazione di nuovi linguaggi anche attraverso il recupero della memoria storica (contro ogni paura del rischio); alla partecipazione ai programmi di gente vera, che testimonia di storie vere, di esperienze profonde e di realtà non solo finte.
- Alcuni giungono perfino ad auspicare che la radio resti la “sorella minore” degli altri media. Nella “marginalità” si nasconderebbe infatti la sua migliore risorsa espressiva, nell'essere "piccoli" il più potente detonatore capace a innescare una stagione di nuova creatività.
Il panel esplorerà queste diverse opzioni anche attraverso la presentazione di esempi concreti.

Partecipano (in ordine alfabetico):

  • Sylvain Anichini, Vice Direttore Generale, Radio France, Francia
  • Francesco De Domenico, Vice Direttore Radio RAI, Italia
  • Jonathan Marks, Media consultant, Paesi Bassi
  • Simon Nelson, Controller Radio and Music Interactive BBC, Regno Unito
  • Augusto Preta, General Manager ITMedia, Italia
  • Paolo Morawski, Vice Presidente URTI (moderatore)

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16 settembre 2006

DX news, the Finnish (and Web) way

Il link a Radiopassioni è apparso inaspettatamente nel blogroll di Pentti Lintujärvi (thanks for the inclusion of Radiopassioni in your much finer blog, Pentti and kudos for making the latter into an English one). Grazie.
Lo scorso agosto Pentti ha creato un blog, DXing the Finnish way, che svolge una funzione semplice, ma estremamente azzeccata: attraverso post molto sintetici vengono selezionati log e notizie di interesse DXistico dalle principali fonti internazionali e dai loro contributori. Ne risulta una rassegna stampa particolarmente utile per chi ama sorvegliare le onde corte (e medie, FM...) alla ricerca di stazioni, broadcast e clandestine, nuove. Si tratta mediamente di stazioni di non facile ascolto, è vero. Del resto, Internet ha avuto uno straordinario impatto proprio sul modo di diffondere le notizie e le "teorie" sugli ascolti meno banali. In questo ramo specializzato il Web sta faccendo quasi letteralmente piazza pulita dei vecchi bollettini, newsletter e fanzine cartacei, anche se ce ne sono ancora diversi, molto validi.
La pubblicistica di livello più generale e formativo, quella che per esempio tratta i programmi delle emittenti internazionali, è forse rimasta più fedele al tradizionale mezzo cartaceo, o non ha ancora trovato il tempo di confezionare prodotti elettronici adeguati (è il solito problema di fondo: questo è un hobby vecchio, con poco ricambio, ed è inevitabile che l'interesse si concentri più sulle stazioni difficili che su come arrivare ad ascoltarle). Ma non mancano fonti elettroniche meritorie, come il DX listening digest di Glenn Hauser che dedica una equilibrata dose di spazi tanto agli ascolti difficili quanto alle broadcast internazionali.
Tornando a Pentti, vi suggerisco di esplorare anche gli altri link riportati nel blogroll perché ci sono parecchie chicche.

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L'etere malandrino di Londra, sul vostro pc

Nell'arco di una decina di giorni sono stato a Londra per tre volte, due senza neanche la possibilità di fare dieci metri fuori da questa o quella "event venue". La terza è andata meglio: oltre a una splendida microescursione dall'albergo prospiciente il Tower Bridge all'altra torre della Londra contemporanea, la Foster Tower, che ospita il quartier generale delle assicurazioni Swiss Re, sono riuscito ad accendere la radio per ascoltare qualche stazione pirata in FM.
Come potete immaginare Londra è una città estremamente variegata, stratificata e etnicamente complessa. La cosa si applica anche alle frequenze FM occupate, senza autorizzazione ufficiale, da diverse decine di emittenti fortemente connotate musicalmente o, appunto, etnicamente. Sono stazioni che spesso trasmettono solo nel finesettimana, o solo la sera, e che a volte si spostano di scantinato in scantinato per evitare fastidi con la polizia e la locale, severissima, Authority delle telecomunicazioni, il mitico Ofcom. L'ascolto dei loro programmi è divertentissimo e molto piacevole, anche per chi come me non è per niente assuefatto agli stili musicali delle scene mondiali più trendy.
L'altra sera, tanto per cambiare dalla mia stanza d'albergo, mi sono concentrato su alcune voci marcatamente africane, da stazioni che sembrano privilegiare il format del phone-in, le telefonate degli ascoltatori. Adesso scopro che sul Web c'è un ricevitore a controllo remoto posto evidentemente non lontano dalla nuova ruota panoramica che svetta, inconfondibile, sulla riva meridionale del Tamigi poco a est del Parlamento (dalla foto non si riesce a capire bene, ma giurerei che la vista è da sud, cioè dalla stessa riva della ruota). Con questo ricevitore è possibile sintonizzarsi sulle frequenze riportate in una lista piuttosto aggiornata di stazioni FM pirate. La lista si apre a questo indirizzo (per ascoltare le stazioni impostando di volta in volta la frequenza desiderata cliccare, in alto, su "Listen"). In qualche modo, l'elenco - molto dettagliato, con tanto di numeri di telefono delle stazioni e loro riferimenti Web - sembra essere collegato a un'altra lista "pir8radio", aggiornata mensilmente, che avevo già linkato in passato, quando avevo proposto (gennaio di quest'anno) il mio personale bandscan londinese.
Da questo stesso sito non perdetevi la sezione tecnica che illustra i sistemi hardware e software utilizzati per mettere online il ricevitore controllabile via Web. Mentre dalla lista pir8radio potrete accedere a un forum di discussione sul fenomeno delle stazioni pirata in Gran Bretagna.

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15 settembre 2006

Radio e Internet, amiche o nemiche?


Diversi post fa mi sono occupato del problema della "svalutazione" commerciale e pubblicitaria della radio, un fenomeno ormai vistoso in un mercato come quello statunitense, dove le stazioni tradizionali soffrono alquanto per il combinato disposto della concorrenza interna della radio satellitare e per quella esterna di Internet e podcasting. In agosto della questione si era occupata, da Los Angeles, Daniela Roveda per il Sole 24 Ore, con un articolo che Gigi Nadali mi aveva puntualmente riportato da Dagospia

IPOD KILLED THE RADIO STAR - LE STAZIONI LOCALI U.S.A. IN VENDITA PER QUATTRO SOLDI – LE SATELLITARI SIRIUS E XM HANNO PERDITE OLTRE IL MILIARDO E MEZZO DI DOLLARI…

Daniela Roveda per “Il Sole 24 Ore”

La diffusione degli iPod sta mietendo un'altra vittima, il settore radiofonico americano. Ieri la CBS Corp ha deciso di vendere alla Entercom quattro stazioni radiofoniche in aree urbane dove gli indici d'ascolto sono in calo, mentre la Abc potrebbe essere costretta a rinegoziare il prezzo delle 22 stazioni vendute alla Citadel Broadcasting il febbraio scorso, sempre per lo stesso motivo: il numero di ascoltatori continua a scendere.
La crisi del settore radiofonico tradizionale si somma a quella della neonata radio via satellite, un servizio a pagamento che consente a chiunque di sintonizzarsi su stazioni radio operanti in qualsiasi area del globo. Nessuna delle due società di un settore considerato molto promettente fino a un anno fa ha generato un profitto, anzi l'anno scorso le perdite complessive della Sirius Satellite Radio e della XM Satellite Radio Holdings hanno superato il miliardo e mezzo di dollari.
La crisi delle radio tradizionali era stata attribuita in parte alla diffusione della radio via satellite, e in parte alla diffusione degli iPod.Ormai sugli iPod e sugli analoghi apparecchi MP3 è possibile scaricare non solo musica ma anche programmi radiofonici distribuiti via Internet. Prima di salire in macchina, ad esempio, l'utente può scaricare dal computer all'iPod quello che desidera sentire e ascoltarlo durante un viaggio senza interruzioni pubblicitarie.
Non è chiaro cosa abbia causato l'ulteriore calo degli indici di ascolto negli ultimi sei mesi, ma di fronte al peggiorare della situazione alcune societa' hanno preso le dovute iniziative. La CBS quindi ha venduto per 262 milioni di dollari le stazioni radio di Austin in Texas, di Rochester nello stato di New York, di Memphis in Tennessee e di Cincinnati in Ohio alla Enterprise Communications; quest'ultima ampliera' il suo raggio d'azione a 22 aree geografiche degli Stati Uniti. Il segmento radio era diventato un onere nei bilanci della CBS, e infatti il fatturato dell'ultimo trimestre era sceso dell'1% proprio per il calo della raccolta pubblicitaria presso le sue 179 stazioni radio. In luglio la CBS aveva gia' eliminato 115 posti di lavoro nel segmento radiofonico.
La ABC invece aveva preso gia' lo scorso settembre la decisione di vendere 22 stazioni radio alla Citadel Broadcasting per 2,7 miliardi di dollari, metà in contanti e metà in azioni Citadel. Una clausola contrattuale prevedeva tuttavia che la porzione in contanti salisse di 250 milioni di dollari (da 1,4 a 1,65 miliardi) nel caso in cui il valore delle azioni Citadel fosse sceso nel frattempo al di sotto di un certo livello. Le quotazioni della Citadel sono infatti calate del 27% tra febbraio e oggi, in gran parte per le difficoltà finanziarie del gruppo radiofonico della Disney, dove il cash flow quest'anno dovrebbe diminuire secondo le ultime previsioni del 15%.
Se la crisi delle radio AM e FM sta lentamente peggiorando, quella della radio via satellite pare ancor più preoccupante. Wall Street ha dimostrato la sua sfiducia nel futuro delle due societa' del settore spingendo le quotazioni della Sirius al ribasso del 44% e quelle della XM al ribasso del 60% quest'anno. Molti temono che la situazione si deteriorera' ulteriormente a fine anno, quando molte offerte promozionali per abbonamenti gratis arriveranno a scadenza.
(ripreso da Dagospia 23 Agosto 2006)


Della questione si è occupato oggi anche il New York Times, con un pezzo che parla delle intenzioni, da parte della potente Clear Channel, di cedere diverse stazioni radio nei mercati pubblicitariamente poco redditizi.
Changing Its Tune

By RICHARD SIKLOS

The radio industry keeps losing people like Danny C. Costa, a senior at Boston University who grew up listening to radio in New York and New Jersey.
For the last few years, Mr. Costa has tuned out radio in favor of Web sites where he can get access to downloads or videos he heard about from friends. He prefers these to the drumbeat of the Top 40. He burns his favorite songs onto CD’s or copies them onto his iPod.
“I just sort of stopped listening to radio, because I had access to all this music online,” Mr. Costa said.
While more than 9 out of 10 Americans still listen to traditional radio each week, they are listening less. And the industry is having to confront many challenges like those that have enticed Mr. Costa, including streaming audio, podcasting, iPods and Howard Stern on satellite radio.
As a result, the prospects of radio companies have dimmed significantly since the late 1990’s, when broadcast barons were tripping over themselves to buy more stations. Radio revenue growth has stagnated and the number of listeners is dropping. The amount of time people tune into radio over the course of a week has fallen by 14 percent over the last decade, according to Arbitron ratings.
Over the last three years, the stocks of the five largest publicly traded radio companies are down between 30 percent and 60 percent as investors wonder when the industry will bottom out.
Now, radio’s woes have spurred a new wave of deal making.
Clear Channel Communications, the nation’s largest radio operator, is now considering selling some of its 1,200 stations in smaller markets after years of acquiring everything in sight, according to industry analysts. The Corporation">CBS Corporation did the same thing recently and now says it is looking at further station sales. The Walt Disney Company struck a deal this summer to get out of the radio business altogether, and in May, Susquehanna Broadcasting, the nation’s largest privately held radio group, was sold to another broadcaster.
But rewriting the ownership map is just part of radio’s scramble to find a new groove. In the last year, the industry has moved into overdrive by increasing experimentation with new formats and starting digital initiatives like HD Radio — a nascent format that will allow listeners with special tuners to hear more specialized channels. Radio companies are moving fast into Web businesses that incorporate video and other features that could not have been imagined when commercial radio first appeared nearly nine decades ago.
“It’s not a debate any more that radio is a structurally declining sector,” said Michael Nathanson, media analyst at Sanford C. Bernstein & Company. “What you’re starting to see are strategic changes in operating models to address the sluggishness of growth.”
What has set radio apart from other challenged media businesses — like video rentals, magazines, television stations and newspapers — was the swiftness of its fall from grace on Wall Street.
A possible reason is that unlike other media businesses, radio appears to have come late to the game of focusing on viable online business models. Although digital revenues are growing fast, they accounted for only $87 million of the industry’s $20 billion in 2005 revenues, according to Veronis Suhler Stevenson Communications.
It is not just students in their dorms who are spending their listening time elsewhere.
Larry R. Glassman, a surgeon who does lung transplants and commutes between Cold Spring Harbor and Manhasset, N.Y., each day, used to tune into radio for his 40-minute drive, particularly to hear his classic rock favorites.
But now he subscribes to XM Radio, and recently had an XM receiver installed in a new boat. “Some of the programming I just flip over,” he said, adding that he would listen to XM in surgery if he could. Instead, “I use the iPod in the operating room.”
Mr. Glassman, who is 51, said he turned a deaf ear to radio primarily because of the advertising and because he finds the playlists of his favorite stations too mainstream and limited.
Broadcast radio advertising over all was up 0.3 percent in 2005, lagging in growth in comparison with the gross domestic product for the third consecutive year. It will continue to lag economic growth for the next five years, according to Veronis Suhler. (Only the newspaper industry gets a slower top-line growth prognosis.)
Radio’s digital efforts come as the nation’s two satellite radio companies — XM and Sirius — have amassed more than 11 million subscribers drawn to the services’ marquee names, led by Mr. Stern and various sports leagues, niche programming, sound quality and fewer or no advertisements. Still, some broadcasters argue that satellite has grabbed an unfair share of buzz given that its audience subscribers pale beside the roughly 230 million Americans who listen to old-fashioned free radio.
“As an industry, we’ve lost the hipness battle,” said Jeffrey H. Smulyan, the chief executive of Emmis Broadcasting. “Like a lot in life, it may be more perception than reality.” (Mr. Smulyan tried to take his company private earlier this summer in the face of its sagging stock price, down more than 40 percent since 2003.)
But the radio companies are looking to fight back with innovations of their own.
Clear Channel, for instance, signed a deal with BMW earlier this month to provide real-time free traffic updates to navigation systems in the automaker’s new models. The company announced another deal to beam its radio signals to Cingular wireless phone users, offering them streaming and on-demand content as well.
“We’re going to go to all sorts of different distribution platforms and have an additional five, six or seven revenue streams that we didn’t have even 24 months ago,” Mark P. Mays, Clear Channel’s chief executive, said in a recent interview.
Clear Channel has already tried other things — including stock buybacks, spinning off its outdoor advertising division and hiring a senior executive from AOL to oversee its online music efforts. It also adopted a much-watched plan to reduce on-air clutter by reducing the amount of advertising it broadcasts and running shorter spots.
Clear Channel managed to outperform the industry in its latest quarter, increasing revenue by 6 percent.
In aggressively moving online, radio companies are starting to offer new services with the sort of personalization that appeals to Web-savvy listeners. And they have put a greater emphasis on unique local programming — news, sports, traffic, weather and talk — that is tough for Web competitors to emulate.
Clear Channel already has one of the most visited music sites on the Web, and CBS Radio, formerly known as Infinity Broadcasting, has aggressively stepped up an Internet presence that was nearly nonexistent since last year. The company now streams more than 70 of its stations live, and it has started KYOURadio.com, a kind of a YouTube.com for listener-generated Podcasts.
The company has flipped formats at 27 of its stations since last year, pursuing growing areas like Spanish-language radio and using the popular Jack format, which has no on-air host and evokes the randomness of surfing for popular music.
In the first six months of the year, the operating income of CBS’s radio business fell 17 percent. Joel Hollander, chief executive of CBS Radio, said in an interview that although the business was not growing as it once did, it generated a lot of cash for the CBS Corporation and required relatively little capital investment.
“This is still a fabulous business,” he said.
Mr. Smulyan said he hoped that HD Radio and radio stations’ budding presence on the Web could help restore the luster of the business.
Peter L. Supino, an equity analyst at Wallace R. Weitz in Omaha, said the radio industry had awakened to the need to revamp the way it sold advertising and focus on improving its product, both online and off.
“It seems like an industry that had a nice run in the 1990’s that didn’t have to worry — it was just ‘step on the gas and take more in sales every year,’ ” said Mr. Supino, whose firm holds shares in Cumulus Media, the radio company.
While radio companies are pinning their hopes on HD Radio, it is still at least three years from becoming a big enough business to have an impact on industry revenues. And John S. Rose, a partner in the media practice at the Boston Consulting Group, says the industry has not yet figured out ways to use the pristine sound quality of HD Radio to offer paid downloads of songs.
Amid so much uncertainty, it is little wonder that sessions at next week’s National Association of Broadcasters radio convention in Dallas advertise things like: “Learn to steal money from your local newspaper” and “Harnessing the power of blogging.” It is also a sign of the times that the convention’s opening reception does not have a broadcaster as a host. Instead, Google will be buying the drinks.
(September 15, 2006)
La radio americana è in forte crisi di inserzionisti e ascolti e il New York Times avanza con i suoi intervistati la teoria secondo cui se tanti danni vengono dal mondo online, allora la radio deve rivedere le proprie attività sinergiche con Internet. Non a caso, conclude il quotidiano, il Radioshow, la mitica convention di Dallas che la NAB, National Association of Broadcasters, dedicherà alla radio, sarà sponsorizzata, tra gli altri, da Google e inciterà l'industria ad appropriarsi dei nuovi linguaggi, come i blog. Sarà. Molti DXer americani, commentando questo e lo stuolo di altri giornali che hanno preceduto il NYT su questo argomento, continuano a sostenere, in modo secondo me sensato, che se la gente smette di ascoltare la radio la colpa è dei programmi ripetitivi e noiosi. Un crollo qualitativo legato alla scarsa attenzione che gli editori radiofonici prestano ai veri talenti. In radio trionfano le programmazioni automatiche e i deejay sottopagati. E contro la cattiva programmazione non c'è sinergia (o standard trasmissivo) digitale che tenga.

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14 settembre 2006

Onde corte dalla nuova Africa

Non capita tutti i giorni di parlare di stazioni nuove dall'Africa ma proprio in questi giorni due DXer finlandesi, Mauno Ritola e Jari Savolainen hanno segnalato l'ascolto e la ricezione di Radio Kahuzi, dal Congo Democratico (ex-Belga). Costruita dalla organizzazione missionaria HCJB - a sua volta proprietaria di un network di stazioni religiose in onde corte cresciuto intorno all'originale emittente ecuadoriana - Radio Kahuzi trasmette su 6210 (6209,66 per l'esattezza) kHz, secondo questa possibile schedule in orario locale (identico all'orario legale italiano):
0900-1300
1400-1600
1800-1900 (lunedì e venerdì)
La stazione dovrebbe essere operativa da qualche tempo dalla regione della città congolese di Bukavu, al confine col Rwanda (uno dei confini più sanguinosi del continente) e ha anche un sito Web piuttosto scarno ma con qualche dettaglio utile. Radio Kahuzi si può ascoltare in teoria anche in Italia, anzi, in questo momento potrebbe essere un buon periodo tentare nel tardo pomeriggio. La frequenza risulta piuttosto libera (non la domenica, quando impazzano le pirate europee dei 48 metri) perché nel frattempo Radio Fana, dall'Etiopia, si è spostata da 6210 un centinaio di kilohertz più in basso.
Stato quanto mai travagliato fin dagli anni novanta, il Congo Democratico ha da poco celebrato il primo turno delle elezioni presidenziali, le prime multipartiche dal 1965, anno in cui il dittatore Mobutu Sese Seko prese il potere (per perderlo per mano del ribelle Laurent-Desirè Kabila, a sua volta ucciso e seguito sulla sedia di presidente dal figlio John). Il primo turno si è tenuto il 30 luglio e i risultati definitivi non ci sono ancora, ma a quanto sembra Kabila figlio conduce su Jean-Pierre Bemba e i due si apprestano a un ballottaggio in ottobre. Molto influente, sulla organizzazione stessa delle elezioni, è stata un'altra stazione radio, Okapi, finanziata da una ONG elvetica, la Fondation Hirondelle, i cui impianti sono in Sudafrica, non in Congo (qui trovate una schedule). Sulle onde corte si può anche provare la vecchia Radio Candip, segnalata ogni tanto su 5066 kHz (vedi anche Africa on Shortwave del British Dx Club).
C'è anche un altro Congo, semplice Repubblica, l'ex colonia francese di Brazzaville, che in questi ultimi tempi sembra molto meno regolare sulla frequenza di 5985 kHz di Radio Congo. Il paese è più tranquillo del suo (ex)ricco vicino appartenuto a Bruxelles, ma non se la passa molto bene con la sua industria petrolifera in lenta ripresa e la continua penuria di carburante. Chi ci pensa alle onde corte , quando lo stomaco vuoto e le casse non si riempiono?
Per fortuna una buona occasione per sentire l'Africa con segnali cospicui c'è, anche se non altrettanto al cuore del continente. La Voix du Sahel dal Niger deve aver fatto qualche ritocco al suo trasmettitore sulla frequenza un po' ballerina di 9705 kHz, che si ascolta molto bene alle sette del mattino o in prima serata.

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13 settembre 2006

Un museo online delle QSL storiche

Mesi fa ho parlato di QSL - conferme ai rapporti di ricezione - storiche, spesso ricevute da stazioni che non esistono più. Ecco ora un supplemento di notizia che arriva da Martin Schoech, noto archivista di QSL a beneficio della Web community radiantistica. In collaborazione con l'emittente di stato austriaca, ORF, è online la QSL Collection del Dokumentationsarchiv Funk, un fondo che raccoglie cartoline e lettere di conferma e altri memorabilia radiofonici. Il club dei DXer di lingua tedesca, ADDX, ha realizzato per conto di questo archivio una classificazione online di migliaia di QSL, tutte visibili su Web. La raccolta è ordinata per nazione e visualizza per ciascuna di essa una o più pagine di miniature JPEG di buona qualità. Prendendo contatto con l'ADDX si possono anche richiedere delle versioni ad alta risoluzione in dimensioni reali. Anche in formato francobollo in ogni caso, le immagini sono quanto mai suggestive e molto importanti dal punto di vista storico e geografico. Attraverso le immagini vengono infatti rappresentate nazioni e territori nel frattempo modificati o cancellati dagli atlanti. Davvero un lavoro splendido e di certosina pazienza. Ma da dove vengono tutte queste conferme di ricezione? Da chi ha ascoltato originariamente le trasmissioni, ovviamente. L'archivio invita tutti i DXer e i collezionisti "anziani" a prendere in considerazione l'idea di una donazione dei loro album personali. La QSL ha un grande valore affettivo per chi ha la passione di richiederle, per tutti gli altri sono pezzi di carta colorata da nascondere in solaio o buttar via, quando viene il triste momento. E' bello poterle invece mettere a disposizione di chi subisce ancora il misterioso fascino delle onde radio lontane.

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SDR da un protagonista autorevole



Kneisner und Doering ha finalmente avviato la commercializzazione della scheda SDR KDG SR100, la prima basata sul già classico approccio del mixer complesso. La radiofrequenza da 12 kHz a 50 MHz viene, previo passaggio attraverso un filtro passabanda, immesso in un mixer complesso e campionato in modo da portare il segnale analogico all'ingresso della scheda audio del Pc. Il sistema può funzionare direttamente con un computer equipaggiato con il software public domain Flex-Radio. Costo Iva inclusa 585,80 euro (mi raccomando gli 80 centesimi, K&D è tedesca; per un case metallico alimentato bisogna sborsare altri cento euro e più). Siamo di fronte a un hardware SDR molto interessante, pensato per fungere da ricetrasmettitore amatoriale e ricevitore a copertura continua. Devo dire che nel frattempo l'infaticabile Aldo Moroni non si è detto molto soddisfatto dei primi risultati ottenuti con il suo nuovo kit SoftRock 40, recentemente ordinato e assemblato. Da un apparato Kneisner è lecito aspettarsi qualcosa in più, ma molto, a quando inferisce Aldo, dipende dal rumore generato dal computer. Insomma, il campo SDR è tutto da sperimentare.
Una visitina al sito K&D è d'obbligo per sbirciare l'evoluzione del progetto KWZ30. Il primo modello di questo ricevitore DSP, pioniere assoluto di questo campo, era uscito diversi anni fa, in pochissimi esemplari, uno dei quali fortunosamente e fortunatamente finito nelle mani di Fabrizio Magrone. Il nuovo modello KWZ30/2 è rimasto a lungo un progetto, ma da quanto è dato da leggere su Internet sembra vicino alla commercializzazione. O no? Non resta che andare a questo indirizzo e cliccare su Amateur Radio per il KDG SR100 o su DSP Receiver per il KWZ.

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11 settembre 2006

HD Radio, convivenza possibile?

Il marchio Sangean si sta affermando come uno dei più attenti nei confronti della radio digitale (DAB e DRM) per il mercato se non di massa perlomeno per il consumatore avanzato. Dopo il modello DRM-40 visto anche a Berlino (con marchio Roberts), dagli Stati Uniti arriva i dettagli di due modelli Sangean per IBOC/HD Radio, l'HDR-1 e il tuner hi-fi HDT-1. Non ci sono ancora dettagli precisi di disponibilità dei due apparecchi annunciati per l'ultimo trimestre, ma si può già dire, da informazioni riportate sul sito americano di Sangean, che HDR-1 sarà competitiva rispetto all'unica radio IBOC da tavolo oggi abbastanza diffusa, la Boston Recepter. 250 dollari contro 300.
A questo proposito, non ho mai scritto in modo dettagliato sulla mia escursione svizzera di fine giugno, a Lucerna, per il field test che il consulente Markus Ruoss ha organizzato, col benestare dell'authority elvetica, l'Ufcom, e gli impianti di Radio Sunshine, una delle più ascoltate radio private della Svizzera tedesca. Un singolo impianto su una collina, il Rooterberg, nei dintorni della città sull'omonimo lago per una copertura IBOC FM con un flusso digitale equivalente a tre diversi programmi (Sunshine, NRJ Zuerich e uno mono a bassa qualità e solo parlato). Un test molto ben organizzato, preceduto da una conferenza stampa ricca di partecipanti nello splendido Museo dei trasporti di Lucerna. E alla fine tutti a bordo di un pullman attrezzato, lungo un percorso ad anello intorno al trasmettitore, in città e nei dintorni. Come funziona? Molto bene, devo ammettere. La qualità dell'audio è eccellente e il confronto con le evanescenze e le distorsioni del segnale analogico piuttosto umiliante per la cara vecchia radio in FM. Dal nostro punto di vista, le notizie sono buone e cattive. Sulle frequenze adiacenti lo spettro ibrido di IBOC non provoca eccessivi guai, anche se lo standard resiste meglio alle interferenze dai segnali analogici. Però il discorso vale in uno spettro tranquillo come quello svizzero. Dove la stazione più vicina agli 88,0 utilizzati per la prova era ad almeno mezzo megahertz. Ho discusso a lungo con gli americani di Ibiquity e soprattutto di BE Broadcast Electronics, i fornitori degli impianti, facendo loro presente la situazione del nostro spettro. Gli amici di BE hanno riconosciuto che in una situazione simile l'impatto di HD Radio potrebbe essere problematico. La grande sorpesa è stata quella della azienda italiana RVR, leader mondiale dell'impiantistica FM, che ha partecipato alla prova con alcuni pezzi della catena trasmissiva (gli stadi di eccitazione). E il cui rappresentante si è detto invece ottimista sulle possibilità di organizzare una prova anche in Italia.
Che dire? Lo standard funziona, come del resto funzionano DAB e DRM. E forse HD Radio ha buone probabilità di scavarsi una nicchia abbastanza stabile negli USA e, chissà, altrove (in Svizzera si è parlato insistentemente di Polonia e est Europa e tra gli invitati a Lucerna c'era una rappresentante dell'authority romena). Ma continuo a pensare che fuori dai territori come quello elvetico, orograficamente delicati, la radio analogica non è poi così malaccio e che forse ci si dovrebbe sforzare tutti per tracciare, a favore della radio digitale, un percorso evolutivo che non vada a scontrarsi a testa bassa contro la radio del passato. Certo, il caso un po' triste del DAB ci insegna che i segmenti di frequenza separati non sono dei buoni fertilizzanti, ma anche il DAB potrebbe prendersi una rivincita ora che il silicio ha fatto così tanti passi avanti, rendendo possibili apparecchi riceventi ibridi di ottima qualità a prezzi abbordabili. E' curioso pensare che proprio la Svizzera ha annunciato un forte impegno su Eureka 147 e successori, ma dopo aver visto i prototipi di apparecchi compatibili con DAB, DRM e analogico, comincio a pensare che i percorsi ibridi non sono del tutto improponibili. Forse, affrontando meglio il problema della convivenza... Una cosa mi sembra ormai abbastanza chiara. E forse non lo è ancora abbastanza per le varie Ibiquity. Il vero nemico da battere, per tutti i sistemi radiodigitali terrestri non è una radio analogica in obsolescenza (non lo è per niente), ma il satellite digitale da un lato, il DVB-H dall'altro e soprattutto le future generazioni della infrastrutture Internet senza fili. Peccato che al nostro hobby tocchi il ruolo del vaso di coccio.

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A fari estremi...

Se le ipotesi formulate dalla IATA sono attendibili, è verosimile che l'hobby del radiofarista abbia più di altri gli anni contati. Come si è detto in un precedente post, l'organismo mondiale del volo civile ritiene che molti degli attuali 6.600 radiofari per la navigazione aeronautica oggi in funzione in tutto il mondo non saranno più attivi nel 2010, quando gli aerei di linea saranno equipaggiati con strumenti di radionavigazione satellitare. Probabilmente questo non vuol dire che i fari verranno scientemente smantellati. Piuttosto, è ragionevole immaginare che le varie autorità nazionali non provvedano più a fare manutenzione degli impianti esistenti, che verranno gradualmente rottamati (nella foto il faro di Novara su 292 fotografato da Aldo Moroni, finora in ottimo stato). Certo è che dopo la scomparsa di quasi tutti i radiofari marittimi, quelli aeronautici non sono destinati ad aumentare. Gli appassionati di NDB hunting, la caccia (radiofonica) al radiofaro omnidirezionale, hanno capito che questi autentici simboli della distanza pura, legati a regole propagative ancora inesplorate, sono una risorsa scarsa e si danno da fare per migliorare i propri record personali. Il DXer norvegese Bjarne Mjelde, che ha la fortuna di vivere e ascoltare oltre il circolo polare artico, ha stupito i pur scafatissimi esperti della NDBlist con la ricezione di tre radiofari di Papua Nuova Guinea. Roba da undicimila chilometri e oltre di distanza (il mio record personale in LF è di oltre settemila). A margine va detto che i fari sono quelli della banda marittima MF, tra 1630 e 1750 kHz, dove le condizioni di propagazione sono molto diverse. Anche qui in Italia, per esempio, su 1700 kHz è piuttosto regolare il brasiliano CRJ-Carajas. Bjarne ha sentito tre fari papuasiani, OKT Ok Tedi su 1632, GA Goroka su 1725 e KUT Kutubu su 1737 kHz mentre era alla caccia delle stazioni australiane nella X-Band, intorno alle 19 UTC. Ascoltare certe cose nella situazione di Bjarne è difficile ma possibile. Dalle nostre parti sarebbe parecchio dura, anche se astronomicamente in pieno inverno forse si può fare un tentativo davvero estremo. Più abbordabile appare Kandahar (Afghanistan) OKN, su 1720 kHz, segnalato in questi giorni.
Il vero problema dell'ascolto sulle frequenze tra i 250 e i 450 kHz sono le condizioni ambientali. Nei centri urbani i rumori elettrici sommergono i deboli beep-beep di questi minitrasmettitori (spesso da un centinaio di watt). E naturalmente è anche questione di ottime antenne e di filtri audio. Oltre a una media frequenza non superiore ai 500, meglio 250 Hz, certi segnalini inconsistenti richiedono spesso l'uso supplementare di filtri audio. Io uso un filtro DSP della Timewave con un ricevitore, l'R75 equipaggiato con un filtro CW da 250 Hz. Aldo, oggi il più attivo e proficuo radiofarista italiano, si è costruito un filtro analogico ultrastretto (roba da meno di 10 Hz) e in questi giorni si è permesso il lusso di affondare il suo secondo faro iraniano, HAM 317, dopo l'ormai scontato (per lui) ARB 355. Nel centro-nord Europa in questo periodo arrivano anche altri fari della stessa regione. Ho sentito ARB l'altro giorno in Liguria, ma non c'è stato niente da fare con HAM (molto vicino a GEN Genova 319, che per fortuna ogni tanto spegne) sentito da Aldo. Qui potete confrontare il mio ARB Ardabil (25 Hz DSP, ma con parecchie scariche che fanno risuonare in modo fastidioso il sottofondo) e il nettissimo HAM di Aldo, visualizzato nello spettrogramma. Oltre all'Iran arriva anche la Georgia, OZ Gori su 462, da me registrato con il suo duplice identificativo e un lunghissimo "gap" di silenzio. Anche se non disponete di una lista di radiofari commerciale, come il definitivo elenco compilato da Michael Oexner, potete trovare online un catalogo continuamente aggiornato con gli ascolti dei "pro" del radiofarismo mondiale qui su Classaxe/REU. Un catalogo consultabile, ma non sempre attendibile, è Worldaerodata (sezione Navaids).
Che cosa si deve fare per ascoltare al meglio i radiofari? Di equipaggiamento abbiamo parlato, di location tranquille anche. Ma i primi cento o duecento fari è sicuramente possibili ascoltarli senza radio particolari, o meglio senza spingere troppo sulla selettività della media frequenza. Anzi, con l'ausilio di un software di analisi spettrale diventa piuttosto facile identificare il codice morse delle identificazioni, anche senza medie frequenze stratosferiche. Il software registra tutte le tracce e la leggera differenza tra le frequenze audio dei radiofari aiuta a separare i fari ascoltati per esempio con una semplice radio con bande passanti da 3 kHz. Occorre in ogni caso una buona dose di pazienza perché sui fari lontani che arrivano da noi via onda di cielo, l'evanescenza è notevole e un segnale può andare e venire seguendo cicli molto lunghi. Non è raro dover attendere un'ora per sentire quelli molto distanti. Ho già detto in passato che due testi fondamentali per prepararsi adeguatamente a questa particolare branca del DX è The Art of NDB DXing e il Beacons' Hunter Handbook, entrambi si possono reperire (il secondo, direttamente) dal sito di Alan Gale, Beaconworld.
Se non vi sentite troppo sicuri con l'inglese, ecco una descrizione del mio metodo, valido in particolare se avete a disposizione almeno un filtro audio stretto o una larghezza di media frequenza inferiore ai 500 Hz. Bisogna considerare che pochi fari trasmettono in CW, con una portante non modulata. Nella maggior parte dei casi la trasmissione avviene con una portante modulata ed eventualmente soppressa nel momento della stringa identificativa in Morse. Insomma, a rigor di logica i radiofari si possono ascoltare in AM. Nella realtà, la sintonia avviene in modalità CW, con il BFO del ricevitore inserito e impostato per produrre un battimento a una frequenza audio comoda per il vostro orecchio. Quando sintonizza la radio in questo modo, il cacciatore di fari centra la sintonia sulla porzione di segnale audio di suo interesse, quindi o sulla banda laterale superiore o su quella inferiore. La posizione esatta di queste due bande laterali dipende dall'offset, cioè dalla distanza tra portante e portante modulata. Un offset molto comune nei radiofari è pari a 1.020 Hz, il che significa che spettralmente il segnale del radiofaro è composto da una portante a X kHz e da due bande laterali che nel momento della identificazioni sono rispettivamente pari a X-1.020 e X+1.020. Sintonizzando precisamente su X+1.020 al suo centro banda, il ricevitore produrrà un tono audio pari allo shift impostato sul BFO. Su questo tono va eventualmente tarato il centro banda di un filtro audio, in modo da eliminare le frequenze vicine. Tenete conto che difficilmente i radiofari trasmettono con un offset così preciso e simmetrico, anche perché è raro che la frequenza della portante sia precisamente quella nominalmente assegnata. Sulla carta il radiofaro iraniano ARB ha un offset di 1.020 ma in effetti l'identificativo viene trasmesso, in banda laterale a -1.150 kHz (non conosco l'esatto ammontare di quella superiore, perché non so se la portante è precisamente a 355 kHz), Il che facilita non poco la ricezione, libera da interferenze di altri fari (a patto di avere un filtro molto stretto!).

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07 settembre 2006

Uso (coordinato) delle frequenze

Qualcosa di importante si muove a proposito di convivenza (per ora difficile) tra radio analogica e sistemi sperimentali digitali. Devo sempre ad Andrea Russo un testo interessante che trovate sul sito della HFCC, l'organismo che riunisce quasi tutti i grandi broadcaster internazionali che periodicamente si riuniscono e discutono di come ripartirsi la scarsa risorsa spettrale disponibile tra 0 e 30 MHz. Della HFCC abbiamo parlato piuttosto spesso, anche perché con il suo database di frequenze "coordinate" è una valida fonte di informazioni aggiornate sulla programmazione nelle onde corte. Alcuni dei membri di questa associazione, che opera in modo formale ma volontario, sono anche protagonisti della attuale sperimentazione dello standard digitale Digital Radio Mondiale. Nel documento Pdf riportato a questo link che Andrea ha reperito nella sezione "Link e progetti", c'è la discussione di un possibile ulteriore tavolo di lavoro comune: quello per l'accantonamento di sottoporzioni di spettro da dedicare esclusivamente alle trasmissioni digitali, in modo da assicurare una adeguata zona di protezione dalle interferenze alle attuali trasmissioni analogiche. Che verosimilmente proseguiranno ancora per molti anni.
Del documento si accenna a questa non facile problematica anche alla luce del lavoro preparatorio alla prossima World Radio Conference, che si terrà a Ginevra nel 2007. In agenda di questa importante edizione delle conferenze ITU, eventi periodici (ogni tre o quattro anni) normalmente dedicate all'assegnazione delle frequenze ai diversi servizi che usufruiscono dello spettro RF, ci sarà il prossimo anno la questione relativa alla revisione e possibile allargamento delle bande delle onde corte internazionali tra 4 e 10 MHz. La HFCC ha preparato una presentazione Power Point molto chiara e concisa . L'agenda ufficiale dell'evento si trova su questo altro Power Point allestito direttamente dall'ITU. La conferenza si terrà solo nel novembre del 2007 ma gli enti regolatori e i ministeri di molte nazioni stanno già lavorando per preparare le loro delegazioni alla discussione dei rispettivi interessi. Anche l'Italia manderà i rappresentanti del ministero delle Comunicazioni. Sarà come sempre un evento fondamentale per la gestione globale delle frequenze radio, non solo per le emittenti broadcast. In discussione, nei segmenti HF citati, ci sono anche le esigenze del controllo del traffico aereo. A questo proposito, mi sembra opportuno andarsi a leggere il documento ufficiale della IATA sulla WRC/07. Il testo si trova nella pagina sulle iniziative infrastrutturali del sito IATA e la stessa pagina contiene un secondo documento in più parti che vi consiglio caldamente. E' intitolato One Sky, Global ATM e illustra, in tre brochure, la Strategic vision for the future Air Traffic Management. Interessante lettura. Il terzo volume del ponderoso opus rivela che entra il 2010 la maggior parte dei 6.600 radiofari usati per la navigazione aerea, saranno decommissioned. Leggi spenti. Al loro posto domineranno le reti GNSS, Global Navigation Satellites Systems. Sul GNSS trovate parecchie informazioni sul sito del progetto NAVSTAR, sull'International GNSS Service (ex Int. GPS Service). Da un punto di vista infrastrutturale GNSS si basa sull'impiego delle tre principali costellazioni di satelliti per il radioposizionamento, la classica costellazione americana, la GLONASS russa e la nuova europea Galileo. Su un sito italiano si trovano anche i dettagli su dispositivi compatibili con GPS/GLONASS.

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Supplementi berlinesi

Le notizie e i prototipi annunciati durante il salone berlinese IFA stanno evidentemente facendo il giro della comunità dei radioascoltatori delle onde corte e dei DXer. Per quanto sperimentali e ancora in divenire, i ricevitori DRM che anch'io ho avuto modo di toccare con mano hanno dato una maggiore concretezza all'intera problematica della radio digitale in HF (e non solo). Andrea Russo mi ha subito segnalato un sito tedesco molto ricco di fotografie e annotazioni, ahimé in lingua tedesca. A proposito dei ricevitori Himalaya e Morphy Richards visti a Berlino Andrea mi ha anche fatto notare che una funzionalità banale da realizzare ma importante come la presa per le antenne (filari o coassiali) esterne non sempre sembra disponibile. In effetti i ricevitori cinesi Himalaya erano dotati di una presa posteriore, ma il problema è capire se si tratta di una feature raffazzonata all'ultimo secondo, più per esigenze fieristiche che progettuali. Andrea aggiunge che questa questione viene affrontata anche nel forum di discussione del sito dedicato al software per DRM.
Certo, per quanto ridotte possano essere le dimensioni di un ricevitore a onde corte, la possibilità di collegare una semplice antenna esterna è molto importante, anche se con i segnali analogici l'ascolto è molto spesso agevole anche con una piccola antenna telescopica incorporata. La ricezione dei segnali più deboli e lontani può risultare facilitata anche da una antenna esterna elemetare e per questo è sempre opportuno che il costruttore preveda un ingresso per il suo collegamento. Il fatto che tre prototipi di Berlino avessero al massimo delle prese temporanee è indicativo: c'è ancora parecchio lavoro da fare sul lato della commercializzazione di questi prodotti.
Tra le foto del summenzionato sito tedesco compare anche quella del poster dedicato a un altro prototipo che personalmente mi era sfuggito allo stand Digital Radio ma che ho ritrovato, grazie ad Andrea, tra il materiale stampa che ho portato a casa. Si tratta di un modello di autoradio che Kenwood e l'Istituto Fraunhofer (quello dell'Mp3) hanno realizzato sulla base di componentistica STMIcroelectronics. Il Fraunhofer ha presentato a Berlino un monitoring receiver professionale, il DT 700, destinato alle misurazioni del DRM. Mentre sul sito di STM si trovano i comunicati relativi alla car radio prototipale Kenwood e ad altri comunicati e datasheet riguardanti chipset e componentistica utilizzata al suo interno. Guardate in particolare quello relativo al set di due componenti per sistemi audio e radiofonici (digitali e analogici) In-Car, in particolare il front end TDA7528 (presente nel prototipo di Berlino) e il chip DSP STA3005. Nel comunicato trovate i link diretti ai rispettivi datasheet.







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02 settembre 2006

Ich bin ein Berliner (hunting for DRM)




Sono appena tornato dall'IFA di Berlino, dove ho scoperto con una certa sorpresa che la prima vera radio DRM ufficialmente in vendita - o quasi - a un prezzo tutto sommato accettabile (199 euro), è stata messa insieme da un noto fabbricante di tostapani.
E' tutto vero, forse un pochino esagerato ma vero. La radio si chiama molto semplicemente DRM Radio e il brand è quello di Morphy Richards, che in Inghilterra vende per davvero tostapani anche se da qualche tempo ha lanciato anche una linea di radio DAB. Si chiama DAB Radio ma riceve anche in DAB, in AM e in FM, dalle onde lunghe alle corte. Sembra anche funzionare, nonostante la fattura in plasticaccia nera che fa immediatamente capire che Apple Computer non è la progettista segreta di questa radio. E l'esagerazione? Beh, la Morphy - da non confondere con la birreria irlandese Murphy - viene venduta per davvero, ma solo via Web, sul sito di shopping dell'operatore tedesco T-Online. Purtroppo con l'indicazione: disponibile tra due settimane. Hmmm...
Sono andato a Berlino molto speranzoso, con l'idea di scrivere di radio digitale sul Corriere. La fiera, immensa, non l'avevo mai visitata e devo ammettere che l'allestimento è di un certo effetto. Il piccolo stand DRM invece è un semplice banco di mezzo metro con dietro qualche vecchietto (giuro), un cinese giovane, uno vecchio (il padre del primo, ci giurerei) e un indiano. La postazione si inserisce però nel contesto di una fiera nella fiera, con intorno tante radio DAB che dovrebbero interessare molto il mercato italiano. L'unico giornalista italiano sono io e i vicini di stand del padiglione Digital Radio, dei campani che producono schermi piatti LCD (Keymat). L'unico altro giornalista che ho visto era un inglese di 75 anni che intervistando brevemente l'addetta dello stand DRM (una vecchietta che aveva tutta l'aria di una serba immigrata a Berlino ai tempi di Weimar dopo aver complottato contro gli Asburgo), accusava il consorzio DRM di dire solo bugie: alla scorsa edizione avevate detto che le radio ci sarebbero state da un pezzo, pure menzogne... E' la serba che con fare compunto si libera del perfido inviato di Chamberlain e mi spiega che la DRM Radio della Morphy Richards si poteva trovare, online, su T-Online Shop. Mi aveva anche detto che insieme alla Morphy Richards avrei trovato la famosa Sangean/Roberts (col marchio Sangean) ma questo purtroppo non era vero. La radio in questione (marchiata Roberts) era però regolarmente presente sull'ampio bancone e devo dire che ha un suono non male.
La vera sorpresa viene tuttavia dall'Himalaya. Questa è davvero una storia buffa. Accanto alle due radio DRM Roberts e Morphy (entrambe dovrebbero essere basate sul modulo tri-mode della Radioscape), ecco due ricevitori di plastica di fattura tipicamente cinese. Ed ecco anche i cinesi, Dik Kin Wong e il possibile padre Wong Hong. Di Honk Kong. Nel ricevere i biglietti da visita secondo il complesso cerimoniale orientale (il biglietto viene consegnato a due mani, come se fosse il Graal, e il cerimoniale prevede che uno, nel riceverlo, sempre con due mani, debba osservarlo con cortese concentrazione) non avendo un mio biglietto da visita da re in cambio ho stupito il dinamico duo sfoggiando un impeccabile grazie in cinese. Non è bastato a ricevere una radio in regalo.
Dik Kin invece è perfettamente occidentalizzato. Vive a Mountain View, del cerimoniale non gliene frega niente, ma dice di essere radioamatore. E' elegante e brillante, ma una delle stanghette metalliche dei suoi occhiali senza montatura si deve essere rotta e quel bravo ragazzo di Dik l'ha sostituita con una striscetta di nastro adesivo invisibile. Invisibile sulla carta: sulla tempia sinistra di Dik è visibilissimo, ma che volete, gli imperi economici si costruiscono con i piccoli risparmi.
Con Dik parliamo a lungo dei due modelli Himalaya, il 2008 e il 2009, che dovrebbero uscire nei prossimi mesi. Quando? Non nel 2008 o nel 2009. Nel discorso si inserisce "Subbu" Subrahmanyam, della Analog Devices di Gurgaon, India. Sarà pronta tra sei mesi, chiedo? Perderei il posto se lo dicessi ai miei capi, risponde Subbu, uscirà molto prima. Nel frattempo facciamo un bel tandoori di pollo.
Davvero interessanti queste due radioline Himalaya. Intanto sono veramente due radioline, grandi circa quanto due Degen (ehi, Dik conosce benissimo la Degen, dice che in Cina va fortissimo, non solo in Lombardia, ma che non deve essere troppo interessata al DRM), si alimentano a pile e un modello, basato sul modulo Radioscape, riceve in DRM, DAB e AM/FM, mentre l'altro usa un chipset Analog Device e per ora riceve solo in DRM e AM/FM. In entrambi i casi viene integrato un piccolo slot per schedine di memoria SD. A Berlino i Wong hanno portato diversi esemplari, ma solo uno su tre funziona per colpa di "qualche" instabilità. Quelli che funzionano sembrano davvero discreti e il prezzo dovrebbe essere inferiore ai 200 euro. Meno chiaro con quale brand saranno vendute... Sai, abbiamo fatto un sacco di OEM, dice Dik, un sacco di lavoro per conto terzi insomma.
Vai sul nostro sito, trovi tutto, aggiunge Dik. Va bene, vado sul sito. E scopro che Himalaya è il vero costruttore dello scatolotto World Traveller, della tedesca Coding Technologies, non presente a Berlino, forse a causa di fallimento, e di quella mezza ciofeca del ricevitore Mayah, quello che costava 700 euri. Già, la Mayah... Nessuna traccia neppure di loro, qui a Berlino. Evidentemente la famiglia Wong deve aver deciso di uscire allo scoperto. Con Dik abbiamo parlato del non facile problema dell'uovo e della gallina, del DRM che non decolla per mancanza di ricevitori che non escono per mancanza di interesse. Da bravo cinese, Wong junior ha il classico atteggiamento di chi siede sulla riva del fiume in attesa del cadavere del nemico. Adesso gli scrivo una bella mail per dirgli di ricordarsi di me. Spero di ricevere una Himalaya in omaggio quando il cadavere si deciderà a passare.



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