La musica non è finita
Tutto il mondo della radiofonia: radioascolto • DXing • broadcasting internazionale • emittenti locali (pubbliche, commerciali, pirata, clandestine) • software defined radio • radio digitale • Internet e Web radio • ham radio • radiocomunicazioni civili e militari • regolamentazione. Tecnologia, storia, geopolitica e cultura attraverso la radio.



più flessibile dei circuiti elettrici e non bisogna ridimensionarlo ogni volta. Interessantissima per esempio è la possibilità di filtrare digitalmente i segnali a piacere, ottenendo bande molto strette che eliminano le interferenze e i disturbi e permettono di restituire quasi intatti i contenuti trasmessi. Con un filtro analogico la cosa non funzionerebbe altrettanto bene, soprattutto perché un filtro analogico andrebbe riprogettato ogni volta che si vuole ottenere una finestra un po' più stretta. In teoria si può fare grazie ai componenti analogici variabili, ma in pratica è un lavoro molto difficile e costoso.
«L'ultimo post sulla musica delle onde corte,» mi scrive Fabrizio Magrone, «mi ha fatto venire in mente Electric Enigma, il doppio Cd di Stephen McGreevy con i suoni naturali in VLF. Oltre a essere affascinante conoscendo i fenomeni che stanno dietro ai quei suoni, il Cd è estremamente rilassante, sembra musica elettronica rarefatta.»
Del tutto casualmente sono incappato in un breve articolo di Old Radio, la rubrica sulle radio vintage curata su Qst, importante rivista dei radioamatori americani, da John Dilks K2TQN. Si parla della missione Apollo 11, che 36 anni fa sbarcò per la prima volta sulla luna. In quella occasione Dilks riportava un altro articolo, pubblicato nell'agosto del 1969 su Electronics World, con una bella descrizione dei sistemi di comunicazione tra astronauti "allunati", modulo di allunaggio, modulo orbitale e stazioni a terra. L'analisi è concisa ma molto esauriente, con tanto di frequenze utilizzate in Vhf, Uhf e S-band (intorno ai 2,2 GHz). Sulla pagina qui citata c'è un ulteriore collegamento al Pdf dell'articolo del 1969 e le fotografie "prima" e "dopo" di Jack Yanosov, il progettista che in Rca aveva sviluppato uno dei moduli Vhf (in Am), con la tecnologia allo stato solido di allora. Per le descrizioni ufficiali e i materiali multimediali di tutte le missioni Apollo, vale su tutto il sito Apollo Lunar Surface Journal della Nasa.
Ci sono stazioni radio che come virtuali macchine del tempo ti trasportano verso situazioni e mondi che crediamo superati. Anche per colpa, bisogna dire, di una stampa nazionale e di una televisione irrimediabilmente avvitate intorno alle piccole beghe di casa nostra. Una di queste macchine del tempo è la Radio della Repubblica Araba Democratica Sarahawi che sia ascolta, in spagnolo e arabo, su frequenze non proprio regolari, come i 1550 kHz nelle onde medie (dove la ha ottimamente registrata due giorni fa Valter Comuzzi, esperto DXer della provincia di Udine) e i 7470 kHz in onde corte, almeno a quanto sembra annunciare il clip di Valter e il sito "ufficiale" della Radio Nacional del Sahara libre, o Rasd. Il territorio, tanto per intendersi è quello del Sahara Occidentale, un ex possedimento spagnolo sulla costa marocchina antistante le isole Canarie, aspramente conteso tra moderno Marocco, popolazioni sarahawi autoctone, interessi algerini, da sempre speranzosi nei riguardi di uno strategico accesso all'Atlantico e mauritani (sebbene la Mauritania avesse rinunciato fin dal 1979 alle sue rivendicazioni). Anche se in forme leggermente diverse, la radio trasmette fin dal 1975, quando la si poteva ascoltare dalle frequenze di Radio Algeri, per esempio sul trasmettitore in onde lunghe sui 252 kHz, come Voz del Sahara Libre. Allora, e per altri due anni, era possibile ascoltare, in un contesto del tutto diverso ma sempre riferito alla fine del franchismo, la clandestina Radio Euzkadi, che dagli anni cinquanta e fino al 1977 trasmise dalla Francia e probabilmente dal Venezuela.

Quando accendi o spegni un interruttore elettrico, ai suoi capi scocca una scintilla. Tra i due capi dell'interruttore, tra i quali è frapposto un dielettrico (l'aria), si crea un campo elettromagnetico, di breve durata, che si irradia a distanza.
In pratica l'interruttore è un semplicissimo trasmettitore e il campo elettromagnetico che si irradia è un segnale radio a tutti gli effetti. E' un segnale che occupa un ampio spettro di frequenze, tra cui quelle che noi conosciamo come onde medie e corte. Il tuo ricevitore non fa altro che il proprio lavoro, cioè ricevere una piccola fetta del segnale irradiato, che si manifesta come il "rumorino" che tu senti. A scintille più grandi corrispondono segnali più intensi: un fulmine è un altro esempio di scintilla che irradia radiofrequenza, a ben altra scala rispetto al tuo interruttore.
Proprio dall'osservazione della trasmissione per induzione di una scintilla tra due avvolgimenti tra loro non collegati elettricamente partirono gli studi di Hertz, che furono successivamente sviluppati da altri studiosi fino ad arrivare all'applicazione pratica da parte di
Marconi.
I primi collegamenti radio erano effettuati proprio con trasmettitori a scintilla, che sfruttavano un sistema di produzione delle onde radio, per noi adesso rudimentale, basato proprio sullo stesso fenomeno che tu hai osservato. Ogni volta che accendi un interruttore, è come se tu ripercorressi in un attimo i primordi della storia dello studio dei fenomeni elettromagnetici e dell'invenzione della radio.
Accendendo e spegnendo l'interruttore in modo non casuale potresti perfettamente trasmettere informazione, ad esempio con caratteri Morse; un sistema rudimentale e a breve copertura, ma comunque efficace.
Una etichetta discografica indipendente di Seattle, Sublime Frequencies, ha una concezione tutta particolare del concetto di world music. Presso questo eccentrico editore musicale sono disponibili delle compilation che in molti casi si basano su registrazioni di suoni e voci in diretta dalla radio, spesso sulle onde corte. Uno deti titoli più recenti è Radio Pyongyang: Commie Funk and Agit Pop from the Hermit Kingdom. Il titolo è stato curato da Christiaan Virant un artista americano che risiede da tempo a Pechino, dove organizza eventi musicali di transavanguardia. Per Radio Pyongyang, si legge in una recensione online del disco, Virant ha montato una serie di clip della radio nord-coreana, arrivando persino a registrare le misteriose trasmissioni in codice delle mitiche stazioni numeriche (i messaggi criptati letti con voce monotona per coordinare, a quanto si sa, attraverso le onde corte l'azione degli agenti in missione all'estero per conto di diversi organi spionistici). Virant ha aggiunto anche brani musicali nordcoreani e altri materiali sonori che insieme alle trasmissioni radio costituiscono un collage inedito, un intimo ritratto della realtà geopolitica più impenetrabile sulla faccia del pianeta.THE VOICE OF KOREA
PYONGYANG
DEMOCRATIC PEOPLE'S REPUBLIC OF KOREA
visitare questa nazione (prima che lei visiti voi, tanto per parafrasare un personaggio di Corrado Guzzanti), c'è la non meno misteriosa Koryo Tours, agenzia di viaggio specializzata (è il caso di dirlo) e basata anch'essa a Pechino. I tour sono strettamente regolamentati e scadenzati e alla fine di novembre chiudono i battenti per l'inverno. Uno dei primi viaggi previsti per il 2006 avrà luogo a febbraio in occasione del compleanno di Kim Il Jong (no, il gruppo non sarà invitato a tagliare la torta) e costa 1390 euro tutto compreso, ma con partenza in aereo o treno da Pechino. Per cento euro in più si può prenotare un compleanno più prestigioso, quello del Sole in persona, Kim Il Sung. Tutti sono benvenuti tranne i giornalisti, che devono procedere attraverso canali più ufficiali, ma Koryo promette di dar loro una mano.
Quello delle stazioni pirata del Nord Europa (ma non solo) è uno dei risvolti più anacronistici delle onde corte. Sono stazioni hobbystiche, approntate in fretta e furia con trasmettitori surplus spesso gestiti in condominio da decine di "insegne" diverse (il trasmettitore è lo stesso, lingue e programmi cambiano), che diffondono principalmente nella banda dei 48 metri la domenica mattina. Una banda probita perché ufficialmente assegnata ai servizi marittimi, fuori dai normali confini dei 49 metri internazionali. Sono anche figli di una tradizione gloriosa, quella delle Radio London, o delle Radio Luxy, le prime a infrangere, da acque o territori extranazionali, i monopoli statali radiofonici dell'immediato dopoguerra. Monopoli che erano soprattutto culturali, connotati da una programmazione paludata e mortalmente noiosa. Prima che il '68 travolgesse tutto e prima che gli anni 70 dessero il via al fenomeno delle radio private, le radio pirate erano una valvola di sfogo musicale per i giovani britannici, tedeschi o scandinavi. Che oggi, invecchiati di 30 o 40 anni, non perdono lo spirito di un tempo e tornano a rivevere, sui 48 metri lo stesso clima di allora. Il fenomeno delle stazioni pirata riguarda anche altre frequenze delle onde corte, come i 3900 o i 7400-500 kHz e, in Europa e negli Usa, anche le onde medie. In particolare da Olanda e Grecia si possono ascoltare ancora diversi pirati ultrahobbystici su frequenze comprese tra i 1600 e i 1700 kHz, un'altra porzione di spettro condivisa tra emittenti broadcast e di ausilio/informazione alla navigazione (e infatti molti pirati usano vecchi apparati strappati alle navi in demolizione). E c'è persino qualche emittente dichiaratamente o ufficiosamente italiana, come Radio Mystery (intorno ai 6220 è spesso possibile trovare, la domenica, una delle frequenze utilizzate)
Collegato all'attività coronale, l'atmosfera ad altissima temperatura del Sole, c'è il cosiddetto fenomeno del vento solare. La temperatura della corona è talmente elevata che la gravità del sole non può trattenere emissioni di gas che si irradiano in tutte le direzioni. Un "vento" per nulla regolare - fatto di flussi più lenti e impennate velocissime, nuvole di interazione magnetica e altre caratteristiche - che investe la terra e interagendo con il suo campo magnetico provoca improvvise variazioni e tempeste. In corrispondenza di un fenomeno come i "buchi coronali" il vento del sole, che in genere procede a 400 km/sec, raggiunge velocità anche doppie. E questo ovviamente non fa bene al nostro campo magnetico e alla ionosfera, che reagisce producendo aurore (fenomeni luminescenti notturni spettacolari quanto nemici della propagazione delle onde radio) e periodi di assorbimento dei segnali. Per le propagazione delle onde medie bastano perturbazioni minime per influire sui tracciati dei segnali. In genere lungo gli assi più settentrionali c'è bisogno di campi magnetici molto tranquilli. Maggiore è la perturbazione, minori sono le probabilità che i segnali passino. In determinate condizioni di confine vengono privilegiati i percorsi propagativi transequatoriali, rivolti verso il nostro sud. Durante le tempeste vere e proprie, il campo magnetico può infine bloccare tutto, anche a frequenze molto elevate.
"cruscotto" in tempo reale che visualizza i dati del satellite Ace in modo molto interessante per valutare l'impatto del vento sulla ionosfera. Il grafico, dell'istituto geofisico australiano Isp, mappa in ascissa la velocità del vento e in ordinata la variabilità del campo magnetico terrestre e traccia una lancetta che permette di osservare a colpo d'occhio lo stato delle cose. In pratica la situazione ionosferica è molto tranquilla se il vento solare non supera una certa velocità e la deviazione misurata sull'asse nord-sud del campo magnetico non è negativa. Se la deviazione è negativa, con il vento solare basso la situazione può essere accettabile (ma non favorevole). Se oltre alla deviazione negativa abbiamo un aumento della velocità del vento, si entra in "zona rossa" e potrebbe essere consigliabile andare a dormire invece di trascorrere la nottata alla caccia di emittenti lontane. Detta a grandissime linee, perché non si devono mai trascurare le situazioni di "soglia", che precedono di poco i forti mutamenti. Queste situazioni possono essere foriere di ascolti eccezionali, come è stato più volte osservato in passato.
Una foto del VOR-DME di Saronno ottenuta grazie all'inesauribile curiosità radiantistica di Aldo Moroni, offre l'insolito spunto di parlare di navigazione (aerea) assistita da diversi apparati di radiostrumentazione. La definizione di VOR è Very high frequency Omnidirectional Radio Range, un sistema in grado di indicare ai piloti degli aerei la rotta da seguire. Un VOR opera nelle frequenze della banda VHF ma utilizza identificativi in Morse simili ai Non Directional Beacon delle onde lunghe. Questi ultimi a loro volta fanno parte di un altro sistema di radionavigazione conosciuto come ADF, Automatic Direction Finding, operativo su onde lunghe e medie. Come funziona un VOR? Ce lo spiega un bell'articolo di Wikipedia, secondo il quale questo particolare radiofaro emette, su canali spaziati di 50 kHz e compresi tra 108 e 117,95 MHz, due segnali diversi. Uno di riferimento, modulato in AM con l'identificativo in Morse, l'altro di sfasatura, immesso in un sistema circolare di antenne (vedere foto) che aggiunge al secondo segnale una sfasatura variabile nel tempo. Nella foto si possono contare intorno all'antenna centrale ben 36 antenne più piccole. Sono queste a generare un segnale, emesso su ona sottoportante in FM,
che compie trentasei scatti di fase, come su un ipotetico schermo radar. Il segnale combinato ricevuto a bordo viene analizzato e l'informazione di sfasatura estratta fino a determinare con precisione la direzione da cui proviene il segnale relativamente alla posizione dell'aereo
(che può così stabilire quale rotta sta seguendo e avvicinarsi corretamente al suo tracciato o alle piste di atterraggio). La parte DME, Distance Measuring Equipment, di molti VOR, incluso questo di Saronno (identificativo SRN su 113,7 MHz), serve come si può intuire a stabilire la distanza VOR-aereo e consta di un sistema UHF che l'aereo interroga remotamente, In risposta otterrà altri impulsi radio il cui ritardo viene convertito in distanza. Il VOR-DME di Saronno è dislocato nella stessa posizione occupata dall'omonimo NDB, attivo su 330 kHz. Anche questo è stato fotografato da Aldo Moroni.

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In generale il personale delle stazioni radiofoniche ignora le regole più elementari della propagazione a lunga distanza. La possibilità di ricevere i segnali a distanze assai superiori a quelle previste dal loro tradizionale bacino d'utenza è quasi sempre una sorpresa per gli animatori delle radio locali, come testimoniano nel corso degli anni le reazioni - tra scetticismo e legittimo orgoglio - degli annunciatori che ricevono un cosiddetto "rapporto d'ascolto" da qualche appassionato DXer (così, richiamandosi all'acronimo radioamatoriale DX, Distance Unknown, si definiscono gli appassionati di ricezioni estreme che a volta scrivono alle loro prede illustrando i dettagli dei programmi e chiedendo una "verifica" scritta dei loro ascolti).
Proprio perché i meccanismi propagativi sono così poco noti, persino agli addetti ai lavori, a volte il DX riesce a fare notizia sui media radiofonici di taglio più giornalistico. Recentemente è capitato ai ragazzi (si fa per dire, l'età media è tristemente elevata) di Kongsfjord, microscopica località dell'estremo nord norvegese dove da qualche anno un gruppetto di DXer locali effettua periodiche spedizioni, con radio e antenne filari lunghissime, per "pescare" nell'etere i segnali più impensabili. A Kongsfjord, Bjarne Mjelde e soci riescono con estrema nonchalance ad ascoltare le stazioni in onde medie del Sud del Pacifico. Le loro imprese hanno suscitato la curiosità degli autori di una trasmissione della radio nazionale norvegese Nrk, che ha dedicato al fenomeno delle DXpedition una recente puntata della rubrica Kurer, spazio che la radio dedica alla radio. La pagina è in norvegese ma le foto e le registrazioni audio riportate nel programma, ascoltabile seguendo questo link, sono molto esplicite.

Questa notte stavo curiosando sulle frequenze basse delle onde corte - con una radiolina a batteria, per attenuare i rumori elettrici che nella zona di Milano in cui abito infestano lo spettro - quando mi sono imbattutto in un bollettino meteo marittimo in inglese. A trasmissione conclusa è risultato essere emesso dalla Guardia Costiera olandese, sulla frequenza di 3673 kHz, ovviamente in banda laterale superiore (USB), con il meteo delle 23.33 UTC (il bollettino viene diffuso ogni quattro ore) dal porto di Scheveningen. Quello delle comunicazioni marittime mercantili è un mondo di grande fascino, anche se una significativa porzione del traffico in questi ultimi quindici anni si è spostato sui satelliti marittimi come Inmarsat e non solo. Prima di proseguire è doveroso avvertire che stiamo parlando di un traffico radiofonico non broadcast, il cui ascolto è regolato da precise norme di comportamento. Formalmente l’ascolto delle frequenze non broadcast o amatoriali è vietato, ma la legge contempla l’eventualità di intercettazioni casuali legate all’uso di ricevitori a copertura continua (che sono ammessi). In ogni caso, i contenuti delle trasmissioni non vanno mai divulgati o utilizzati a proprio vantaggio. Detto questo, basta un piccolo ricevitore HF con SSB come l’ormai celebre Degen 1103 - uno scatolotto cinese acquistabile su eBay, dal fantastico rapporto qualità prezzo - per esplorare dopo il tramonto del sole la porzione di frequenze compresa tra i 1.650 kHz e la banda radioamatoriale degli 80 metri, fino a 3.700 kHz, ascoltando le rare comunicazioni voce terra-nave ma soprattutto per i warning meteorologici e di vario genere trasmessi a intervalli regolari dalle stazioni costiere, che invece abbondano in tutte le lingue.